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Tale è il testo di ^Arib nel compendio di 'At T a- barì. (1) Dal testo intitolato : Histoire de VAfrique et de V Espagne, ecc., par R. P. A. Dozy, Leida, 1848, tomo I. Nelle citazioni chiamerò A il codice del Bayàn e B quello di Gotha ; porrò tra parentesi le date che non si trovano nel testo. (2) Lacuna di una parola nel testo. (3) Idem. Questo paragrafo si legge nel testo del Dozy a pag. 9. La data, dubbia negli autori musulmani, toma secondo i cristiani al 652. Cf. 3t dei Mu8., I, 84 segg. II. 2 Capitolo XLIV — 'Al Bay a n. Anno 49 (9 febb. 669-28 genn. 670) (1). Scrìve 'Al Balàduri nella rubrica dell'anno qua- rantasei dell'egira (13 marzo 666 - 3 marzo 667): il primo che fece scorreria in Sicilia fuMu^àwìah 'ibn Hudayg; il quale mandovvi^Ab d'Allah 'ibnQays, e vi prese degli idoli d'oro e d'argento, coronati di gemme. Recati questi a Mu^àwìah 'ibn 'abi Sufiàn, ei li spedi in India [per venderli] e prenderne il prezzo. I [principali] Musulmani disapprovarono fortemente que- st'atto. L'^àmil dell'Affrica [propria], a nome di Mu- ^àwìah'ibn 'abì Sufiàn, era in questo tempo Mu- *àwìah 'ibn Hudayg, 'al Kindì (della tribù ara- bica di Kindah), del quale si è già fatta menzione. Ciò è raccontato da 'At T ab a ri, che il Sommo Iddio l'abbia nella sua misericordia. Anno 78 (30 marzo 697 - 19 marzo 698) (2). Dal racconto di Cartagine in Affrica. Quando arrivò in questo paese Hassàn ('ibn 'an Nu^màn), il quale fé' strage dei cavalieri e de' fanti di quella città, i rimagnenti deliberarono ad unani- mità di fuggire. Avean essi di molte navi. Alcuni se n'andaron in Sicilia, altri in Spagna, ecc. (Anno 86 = 2 genn. - 22 die. 705) (3). Dal racconto del conquisto dell'estremo Magrib per mano di Musa 'ibn Nusayr. (1) Testo p. 11. Come sopra per la data eh 'è dal 669. Cf. St dei Mm.y I, 98, 99. (2) Testo p. 19. (3) Testo p. 27. Capitolo XLIV — 'Al Bay àn. 3 Dice 'Ibn 'al Qattàn: Indi Musa die ad ^Ay-354 yàé 'ibn 'A|)iyal il comando delle navi dell'Af- frica [propria]. Fatto vela per la Sicilia, egli assali una città detta Siracusa ; la quale ei depredò ; rac- colse quanto v'era e ritornò sano e salvo con la preda. Anno 102 (12 lug. 720-30 giug. 721) (1). (Muhammad 'ibn 'Aws 'al 'Ansàrì, ossia oriundo di Medina) fece una scorreria in Sicilia, e in breve tempo ritornò con la preda che aveva acqui- stata; onde [i Musulmani] gli affidarono il governo dall'Affrica [propria], ecc. (Anno 109 = 28 apr. 727 - 15 apr. 728) (2). Indi Bisr 'ibn Safwàn fece in persona una scor- reria in Sicilia, dove egli prese molti prigioni e ri- tomossene ad 'Al Qayrawàn, ecc. (Anno 122 = 7 die. 739-25 nov. 740) (3). Dal capitolo sul governo di ^Ubayd 'Allah 'ibn 'al Habhab nell'Affrica [propria]. ... E quest'anno Habìb 'ibn 'abi ^Abdah (4) 'ibn ^Uqbah 'ibn Nàfi^ (.'al Fihri) fece su la Sicilia una scorreria, dalla quale riportò [tanta preda] quanta non s'era mai vista. (1) Testo p. 35. (2) Testo pag. 35. La data che manca nel testo si supplisce con 'Ibn al *Attr, pag. 218 del nostro testo, e 359 di questo volume. (3) Testo p. 38. La data è determinata da 'Ibn 'al 'Atìr, pag. 218 del nostro testo e 361 di questo volume. (4) Questo nome è scritto ^Ubaydah in 'Ibn 'al 'Atìr, 1. e. 4 Capitolo XLIV — 'Al Bay&n. Anno 135 (18 lug. 752-6 lug. 753). Dal capitolo della sollevazione contro ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn Habib, 'al Fihrì, nelllAffrica [pro- pria] (1). Nell'anno centrentacinque ^Àbd 'a r Rahmàn 'ibn Habìb, sahib (2) dell' Affrica [propria] fece una scorreria in Sicilia; dove prese prigioni e preda. Egli assali di nuovo la Sardegna; poi si accordò con costoro che gli pagassero la gizìah. Lo stosso anno osteggiò i Berberi nelle parti di T a- lams&n (Telenigen) (3). Anno 206 (6 giugno 821 - 26 maggio 822) (4). Quest'anno i Musulmani fecero una scorreria nel- l'isola di Sardegna, condotti da Muhammad 'ibn 'Abd 'Allah, 'at Tamìmi (della tribù araba di Ta- mìm). Ne dettero e ne toccarono, e poi tornarono addietro. (1) Testo p. 53. Si confronti con 'Ibn 'al *Atir, 1. e, che dà infatti i nomi più correttamente. Avvertasi che il Bayàn, poco innanzi e pur nello stesso capitolo, a pag. 49 del testo di Leida ,^ayea fatta menzione di queste due imprese, aggiungendo dopo quella di Sardegna: « e in questuisela fece molta strage. Indi [i Sardì ] fermarono con lui l'accordo , ed egli mandò [altra gente] nelle parti dei Franchi, donde gli fdrono riportati dei prigioni » . (2) Questo noto vocabolo, che ricorda, sì pel significato e sì per Tu* fìzio, il Comes del medio evo, è adoperato nel presente capitolo col va- lore di prefetto, vicariOf governatore. In altre opere talvolta ha lo stessso valore e talvolta quello di principe. (3) AggiungOi secondo il testo di Leida, il principio di quest'altro periodo, perchè si vegga che l'autore prende a dire delle cose d'Affrica. (4) Testo p. 89. Capitolo XLIV — 'Al Bayàn. 5 Anno 212 (2 apr. 827 -21 marzo 828) (1). Quest'anno Ziàdat 'Allah mandò una spedizione in Sicilia. Erano settanta navi ; su le quali montarono settecento cavalli. Il cadi 'Asad profferse a Ziàdat 355 'Allah di andare in persona a questa impresa. Ztà- dat 'Allah diegli il comando dell'esercito e confer- moUo nell'ufizio di cadi [ch'ei lo tenesse] insieme col comando militare. Andaron seco lui gli uomini più nobili deir Affrica [ propria ] , siano Arabi, sìa del ^und (milizia), sia Berberi, sia Spagnuoli (2), e con essi degli uomini dotti e di consiglio. Il numero fu grande e belli i preparamenti. Partiti nel mese di rabi^ primo (31 maggio - 29 giugno 827) [ed arri- vati in Sicilia], marciarono contro le fortezze e le città dei Rum ; presero molti prigioni, molto bestiame e dei cavalli, e grande fu la preda ch'e' raccolsero. Il cadi 'Asad co' suoi pose il campo alla città di Siracusa; la strinse per terra e per mare; arse le navi di quella e ne uccise molti cittadini. Indi gli arrivarono aiuti d'Affrica, di Spagna e d'altri paesi. Anno 213 (22 marzo 828 - 10 marzo 829) (3). Quest'anno del mese di rag ab (15 sett. - 14 ott. 828) mori 'Asad 'ibn 'al Furàt all'assedio di Si- racusa. Alla sua morte fuggirono gli statichi dei Rum (1) Testo p. 95. (2) n gand, ossia milizia, era composto anche di nomini della Persia e d*altri paesi orientali, di schiatte non arahiche. Gli Spa- nnoli, ossia Musulmani stanziati in Spagna, dei quali parla Fau- tore, erano probabilmente di quelli che le guerre cìtìIì del paese avean &tti passare in Affrica. (3) Testo p. 96. 6 Capitolo XLIV — 'Al Bayàn. ch*erano presso di lui. Fu grande mortalità nel campo dei Musulmani; i quali, mentr'erano oppressi da tal flagello, elessero a capitano 'Ibn 'al Óawàri (1)» Anno 214 (11 marzo 829 - 27 febb. 830) (2). Quest'anno arrivarono di Spagna in Sicilia trecento navi airincirca, con 'Asbàg 'ibn Wakil, sopran- nominato Fargalùs. Erano assediati i Musulmani quando pervenne loro l'avviso dello arrivo di queste forze; onde, chiesto aiuto [ai seguaci] di Fargalùs, eglino lo premessero. E Fargalùs cominciò a guer- reggiare in Sicilia l'anno dugentoquindici (28 febb. 830-17 febb. 831) insieme con gli altri qàyd (con- dottieri) che eran venuti con essolui sopra le navi. Essi presero [varie] ròcche, e fecero prigioni e preda nei paesi dei Rum. Richiesti quindi di aiuto dai Mu- sulmani, che già si trovavano in Sicilia [a combattere]» assentirono , a condizione che il governo fosse nelle mani diFargalùé. Cosi fermato l'accordo, marciarono, prendendo lungo il loro cammino delle ròcche [dei Rum] e facendo scorrerie, finché arrivarono a Mineo, con grande esultanza dei Musulmani , che v'eran 356 [chiusi]. Questi allora, bruciata la città e abbattute [le mura] la abbandonarono ; marciarono verso G . 1- wàlìah (3), alla quale posero l'assedio e l'occupa- rono. Ma quivi ammalatisi molti Musulmani e nata tra (1) Testo p. 96. (2) Ho corretto, secondo le altre autorità, questo nome che nel testo ha la lezione di 'Al Haràwi. Cf. St de' Mus,, I, 276. (3) Si confronti questo nome col Galyànah del Bai ad uri, qui sopra. Gap. XXTV, pag. 268. Del resto potrebbe essere la CaUoma- ni8 dell'Itinerario d'Antonino. Cf. St deiMns.y I, 289, 290. Capitolo XLIV — 'Al Bay a n. 7 loro una pestilenza (w a bà), mori F ar gal ùs, e con lui parecchi condottieri. I Musulmani andaron via, inseguiti dal nemico, che ne uccise un grande numero ; onde, dopo lunghe vicende, essi presero a risarcire le loro navi per ritornarsene in Spagna. Anno 216 (18 febb. 831 - 6 febb. 832) (1). 'Abfi Fihr fu fatto wàlì di Sicilia. Anno 217 (7 febb. 832 - 26 genn. 833) (2). Quest'anno 'Abù Fihr Muhammad 'ibn *^Abd 'Allah, 'at Tamimì (della tribù di Tamìm) andò dall'Affrica in Sicilia e ne scacciò ^Utmàn 'ibn Qurhub. Anno 220 (5 genn. - 25 die. 835) (3). Quest'anno Muhammad 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn 'al 'Agi ab, sahib (principe) di Sicilia, uscito ad una scorreria, scontrossi coi politeisti,* i quali gli fuggiron dinanzi ; ed egli tornossene a Palermo con la preda. n medesimo anno i Musulmani fecero parecchie [altre] scorrerie in Sicilia e in Spagna, per mare e per terra. Quest'anno stesso arrivò, 4^1 mese di ramadàn (29 agosto - 27 settembre), in Palermo, capitale della Sicilia, con ufizio di wàli, 'Ibn 'al 'Aglab. Egli avea patita nel viaggio una fiera tempesta , nella quale gli si erano affondate alcune navi ; altre gli (1) Testo p. 97. (2) Testo p. 97. (3) Testo p. 99. 8 Capitolo XLIV — 'Al Bayàn. erano state prese (1). I Cristiani avean presa nna h arra q ah della sua armata. Airincontro Muham- mad 'ibn 'as Sindi mosse a combatterli con le sue harràqah e li insegui finchò si frappose la notte [tra lui e il nemico]. Anno 221 (26 die. 835 - 13 die. 836) (2). Quest'anno mori il cadi di Sicilia, il quale avea rac- comandato al proprio fratello ^Imràn di nascondere la sua morte finché il cadavere non fosse chiuso nel feretro e recitata su quello la preghiera: e ciò per timore che Ziàdat 'Allah lo volesse seppellire egli medesimo e recitargli la preghiera. Compiuta da ^Im- ràn questa [ultima volontà del fratello], mentre si portava il feretro fuor della casa, ecco il paggio Ha- laf, che recava di parte di Ziàdat 'Allah una gran copia di muschio e delle coltrici: e dettogli da *^Im- ràn « Già noi l'abbiamo chiuso nel feretro >, ]3a- laf sparse sopra quello il muschio ch'egli avea seco. Recato poi il feretro al musallah (3) Ziàdat 'Al- lah si trovò presente alla sepoltura e fece le con- 357 doglianze al fratello. «0 popolo di Qayrawàn, dis- s'egli [poi, rivolto agli astanti], se aveste goduta la grazia di Dio, 'Ibn 'abì Muhriz sarebbe ancora in mezzo a voi ! > (1) Leggo wagusibat in vece di wa^utiat, che fu corretto giustamente dal prof. Fleischer, jedi wa'u*tìat, ch'egli ha pro- posto non senza dubbio. (2) Testo p. 98. (3) Luogo destinato aUa preghiera pubblica. Capitolo XLIV — 'Al Bay a n. 9 Anno 222 (14 die. 836 - 2 die. 837) (1). Quest'anno i Musulmani di Sicilia fecero scorreria nella regione del óabal 'an nàr (Etna) : dov'essi vinsero [in parecchi scontri] , fecero preda » e con questa se ne tornarono sani e salvi. Quest'anno medesimo i Musulmani espugnarono il castello di M.d.nàr (2) e molti fortalizii , in una spedizione che fu capitanata da 'Al F a d 1 ' i b n Y a ^- qùb, per commissione di 'Abù 'al 'Aglab. Un'altra fazione, capitanata, per commissione del medesimo 'Abù 'al 'Aglab, da ^Abd 'as Salàm 'ibn ^Abd 'al Wahhàb, fu assalita dal nemico. I Musulmani anda- rono in rotta ; molti ne furono uccisi , e fatto pri- gione ^Abd 'as Salàm, il quale, qualche tempo ap- presso, fu riscattato. Anno 236 (15 luglio 850 - 4 luglio 851) (3). Governo di 'Al ^Abbàs 'ibn 'al Fadl, che Iddio abbia misericordia di lui, nell'isola di Sicilia. Venuto a morte il sàhib di Sicilia 'Abù 'al 'Ag- lab'Ibrahìm 'ibn '^Abd 'Allah 'ibn 'al 'Aglab, la gente [musulmana] dell'isola prepose al governo questo 'Al ^Abbàs 'ibn 'al Fadl, e scrissene a Muhammad 'ibn 'al 'Aglab (emiro d'AflPrica); il quale confermò in ufizio 'Al ^Abbàs e mandbgli il diploma di wàli della Sicilia. 'Al ^Abbàs com- battè spesso la guerra sacra; fece lunghe scorrerie e soggiogò i Rum in parecchi scontri. (1) Testo p. 99. (2) Tindaro? Così mi parrebbe pei motivi che ho spiegati neUa St de'Mus., I, 305, nota 2. (3) Testo p. 104. 10 Capitolo XLIV — 'Al Bayàn. Anno 237 (5 luglio 851 - 22 giugno 852) (1). Quest'anno* 'Al ^Abbàs assali i territorii dei Rù m in Sicilia; fecevi molta preda e molti prigioni , e sottomesse i paesi dei Rum. E nell'anno 238 (23 giugno 852-11 giugno 853) 'Al ^Abbàs 'ibn 'al Fadl, sàhib di Sicilia, osteggiò i Rum. Iddio uccise i politeisti: 'Abù 'al ^Abbàs mandò le teste loro in Palermo» rimanendo egli stesso a guastare le messi de' nemici , a caval- care i loro contadi e a far prigioni quanti gliene capitavano dinanzi. Ritornò quindi in Sicilia. L'anno 239 (12 giug. 853 - 1^ giug. 854) fu com- battuta in Sicilia la guerra sacra da 'Al ^Abbàs 'ibn 'al Fadl; il quale in una scorreria estiva guastò le messi dei Cristiani ; sparse le gualdane per ogni luogo e depredò [i contadi di] Gastrogiovanni, di Catania, di Siracusa e d'altre città. Egli assediò per sei mesi la città 358 di Butera (2) ; con la quale poi fece l'accordo che gli consegnassero sei mila capi [di schiavi]; i quali egli prese e se ne tornò a Palermo, sua capitale. Espugnò ancora la città di S.m.rinah(3). Anno 240 (2 giug. 854-21 mag. 855) (4). Quest'anno fu combattuta in Sicilia la guerra sacra da 'Al ^Abbàs 'ibn 'al Fadl, principe dell'isola; il (1) Testo p. 104. (2) Nel codice Birah. Va corretto il nome con certezza, come ho notato nella St de* Mu8., I, 323, nota 2. (3) Camerina? V. St de^Mus,, 1. e. (4) Testo, p. 104. Capitolo XLIV — 'A 1 Ba y à n. 11 quale osteggiando i [paesi che rimanevano ai] Rum, fece prigioni, guastò, disertò, abbattè e sparse [in- torno] le gualdane, che riportarono gran preda. L'anno 241 (22 mag, 855 - 9 mag. 856) 'Al ^Ab- bàs 'ibn 'al Fadl rinnovò le ostilità control Rum in Sicilia ; guastò le messi e fece correre i contadi da gualdane che riportarono gran preda. Egli stette per tre mesi in una elerata (1) montagna, dalla quale fa- ceva ogni giorno battere il territorio intomo Castrogio- vanni (2) [e quivi i Musulmani] uccidevano e pren- deano [gente e roba]. Le sue gualdane scorrazzavano e depredavano d'ogni banda. Egli poi mandò per mare il suo fratello ^Alì 'ibn 'al Fadl; il quale combattè con buon successo, predò e riportò molti capi [di schiavi?] (3). Anno 242 (10 mag. 856 - 29 apr. 857) (4). Quest'anno fu combattuta in Sicilia la guerra sacra dal principe dell'isola, 'Al ^Abbàs 'ibn 'al Fadl; il quale, in una spedizione estiva contro i Rum predò, fece prigioni, e portatosi al castello di (5), espu- (1) n testo ha: monte màni^^ cioè « di accesso difficile, erto, di- fendevole, ecc. » (2) n testo ha Tànih, cioè il nome Enha, tolto Tappellativo qasr. (8) Questo è qui di certo il significato di « teste » o capi ». Si yegga qui sopra Tanno 289. (4) Testo, p. 105. (5) Manca il nome del castello, e fors'anco quel della regione dove era posto, alla quale par si debba riferire, e non già alla Sicilia in- tera, il pronome femminile al singolare, che segue qui immediata- mente. Si confrontino: 'Ibn 'al 'A tir, Sibly testo, p. 231, linea penultima, e ''Ibn ^aldùn, Btbl.j testo, p. 471, linea 8^, i quali dicono di e molte castella » espugnate quelFanno. 12 Capitolo XLIV — 'Al Bayàn. gnò la più parte di essa; ma alcune popolazioni fecero con lui raccordo. L'anno 243 (30 apr. 857 - 18 apr. 858) fu combat- tuta la guerra sacra in Sicilia da 'Ài ^Àbbàs 'ibn 'al F a d 1 ; il quale, in una spedizione estiva, fece pri- gioni e preda. I [Cristiani] di Qasr 'al hadid (1), dopo un assedio di due mesi, s'accordarono di pagargli una taglia di quindici mila dinar. Quei della fortezza di Cefalù (2) si arresero a patto di uscire [immuni] e che egli distruggesse la fortezza: il che fu fatto. L'anno 244 (19 apr. 858 -7 apr. 859) 'Al ^Abbàs principe della Sicilia, in una scorreria sulla terra dei Rum, fece di molta preda. Il suo fratello, uscito con le navi, assali l'isola di Creta; dove egli fece prigioni, preda e strage. Poi la fortuna si volse contro i Mu- sulmani, dei quali molti caddero uccisi e loro furon prese venti navi. Anno 247 (17 marzo 861 - 6 marzo 862) (1). Mori quest'anno 'Al ^Abbàs 'ibn 'al Fadl, prin- 359cipe di Sicilia, il tre gumàdì primo (15 luglio 861) e il suo zio 'Ahmad fu fatto wàlì di Sicilia dal (1) Si confronti con 'Ibn 'al 'Atìr, Bibl, testo, p. 232, che dà il nome di 'Al Qasr 'al Gadid «U Castello nuovo », e differisce anco nelle condizioni, e si vegga Storia dei Mus.^ I, p. 327, nota 1. Aggiungasi che U nome di Jadedi^ o Ghadedi, rimane ad antiche rovine presso il fiume Abbisso, Tantioo Eloro, presso Noto. (2) Nel testo S.l/udah, ma il riscontro con gli altri annalisti non lascia dubbio sul nome. (3) Testo, p. 106. Capitolo XLIV — 'ÀI Bay àn. 13 popolo [musulmano] dell'isola; il quale ne scrisse al principe dell'Affrica [propria] 'Abù 'Ibrahlm 'Àhmad 'ibn Muhammad 'ibn 'al 'Aglab; e questi mandò [poi] lettere che confermarono l'elezione. Anno 248 (7 marzo 862 - 23 febb. 863). Quest'anno Rabàh ('ibn Ya^qùb 'ibn Fazà- r ah) (I) fece una spedizione, nella quale ei vinse e predò; ma voltata contro di lui [la fortuna d'] una battaglia, gli fiiron prese le taballe e le bandiere e fatti prigioni alcuni dei suoi. Tornato [ciò non ostante] a combat- tere, espugnò la città di Gabal 'abì Màlik (Erice); fece prigioni quanti v'erano; arse il paese e mandò intomo molte gualdane, che vinsero e fecer preda. Anno 251 (2 feb. 865 - 21 gen. 866) (2). Segui quest'anno l'impresa di quella che si chiamò la gualdana dei mille cavalli. Hafàgah, principe di Sicilia, osteggiò [il territorio di] Gastrogiovanni ; gua- stowi le messi e passò a Siracusa, ai cui cittadini die battaglia. Ritornato di li, mandovvi con una gualdana il proprio figliuolo Muhammad; al quale teso dai Cristiani un agguato, furono uccisi mille de' suoi ca- valieri: indi il nome di gualdana dei mille cavalli. Anno 252 (22 gen. 866 - 10 gen. 867) (3). Hafàgah, principe della Sicilia, osteggiando la terra (1) Il resto del nome che aggiungo in parentesi leggesi in 'Ibn ^al 'Atir e in 'Ibn ^aldùn. (2) Testo, p. 107. (3) Testo, p, 108. 14 Capitolo XLIV — 'Al Bayàn, dei Rum espugnovvi molte fortezze; poi, coito da grave infermità, ritornò a Palermo in lettiga. L'anno 254 (1<» gen. - 19 die. 868), Hafàgah, principe di Sicilia, combatto contro un patrizio arrivato di Costantinopoli con grandi forze di, terra e di mare. Dopo fiera battaglia, il patrizio fu rotto ; furono uccise molte migliaia de' suoi ; preso loro armi e cavalli. Irruppe ^afàgah nel [contado di] Siracusa e d'altre città ; ne' quali, fatta gran preda, ritornò a Palermo, sua capitale, il di primo di r a g a b (26 giugno 868). 360 L'anno 255 (20 die. 868 - 8 die. 869), Hafà^ah, principe di Sicilia, usci a far guerra. Incontrato da grandi forze nemiche, ne segui una fiera battaglia; nella quale essendo caduto un dei più va- lorosi Musulmani, l'esercito sbaragliossi a quel caso. Passò I^afàgah a Siracusa, e fattagli resistenza, ri- mase [nel contado ove] guastò le messi. Il medesimo anno mancò Hafàgah; il quale, compiuta la scor- reria di che si ò fatta parola, ritornava da Siracusa a Palermo, quando, in una marcia di notte, un del- l'esercito improvvisamente l'assalì e d'un colpo di punta l'uccise il di primo di ragab (15 giugno 869). L'uc- cisore si rifuggi in Siracusa. Il cadavere di Hafàgah fu portato in Palermo e quivi sepolto: ed i [Musul- mani] di Sicilia, rifatto wàli il figliuolo di lui per nome Muhammad, ne scrissero all'emiro [dell'Af- frica propria] Muhammad 'ibn 'Ahmad 'ibn 'al 'Aglab [soprannominato] 'Abù 'al garànìq (quel dalle gru), il quale gli mandò il diploma [d'investitura] dell'ufizio e le vestimenta [di gala]. Capitolo XLIV — 'Al Bayàn. 15 Anno 257 (29 nov. 870 - 17 noT. 871) (1). Quest'anno mori il principe di Sicilia Muhamm ad 'ibn ^afàgahy ucciso di giorno da* suoi eunuchi , il tre di ragab (27 maggio 871). Gli uccisori occultarono il misfatto, il quale non si riseppe che il giorno se- guente [e fu scoperto] dalla fuga degli eunuchi. Presi costoro ne furon messi alcuni a morte. Resse poi la Sicilia 'Àhmad 'ibn Ya^qùb, mandatovi da 'Ibn 'al 'Aglab; il quale prepose alla Terra grande [la Terraferma d'Italia] ^Abd 'Allah 'ibn Ya^qùb. En- trambi combatterono in quest'anno delle fazioni, nelle quali trionfarono dei Politeisti. Anno 258 (18 nov. 871 - 6 nov. 872). Quest'anno venne a morte 'Ahmad 'ibn Ya^qùb, principe di Sicilia, e fu rifatto in suo luogo il figliuolo 'Al Hnsayn, il quale ebbe la conferma dell'ufizio dal principe dell'Afifrica [propria]. Anno 259 (7 nov. 872 - 26 ott. 873). Quest'anno il principe di Sicilia andò ad osteggiare Siracusa, i cui cittadini fecero seco lui l'accordo a patto di rendergli i Musulmani che tenean prigioni, in numero di trecensessanta. Anno 264 (13 sett. 877 - 2 sett. 878) (2). Quest'anno il mercoledì quattordici di ramadàn (20 maggio 878) fu espugnata Siracusa; uccisovi più di quattromila barbari, e presovi tanto bottino quanto (1) Testo, p. 109. (2) Testo, p. 110. 16 Capitolo XLIV — 'Al Bayàn. 361 non se n'era mai trovato in altra città del politeismo. Nessuno degli uomini [da portar arme] scampò. I Mu- sulmani di Sicilia ayeano assediata questa città per nove mesi e vi rimasero altri due mesi dopo averla espugnata. Indi la smantellarono. Quest'anno medesimo fu morto il principe di Sicilia Ga^far 'ibn Muhammad, permane dei suoi paggi, [congiurati] con 'Al 'Aglab 'ibn Muhammad 'ibn 'al ' A g 1 a b, al quale [era stato dato] il soprannome di Hurg 'ar ru^ùnah (Pezzo di bestia) e con 'Abù ^Iqàl 'ibn 'Ahmad, ch'entrambi eran tenuti in pri- gione presso ua^far. Questo l[Iurg 'ar ru^ùnah prese il governo di Palermo e tennelo fortemente; ma il popolo sollevato contro di lui, d' 'Abù ^Iqàl e de* loro seguaci, li cacciò dalla Sicilia in Affrica ; e il governo dell'isola fu preso da 'Al Husayn 'ibn Rabàh (1). Nell'anno 265 (3 sett. 878 - 22 ag. 879), il principe di Sicilia 'Al Husayn 'ibn Rabàh (2) fece una spe- dizione estiva contro Taormina. Ne' primi combatti- menti contro i Politeisti di Sicilia i Musulmani ebber la peggio; indi toccò loro l'avvantaggio sopra i Poli- teisti: e rupperli, fecerne strage e [tra gli altri] uc- cisero il loro patrizio. Anno 266 (23 ag. 879-11 ag. 880) (3). Quest'anno il principe di Sicilia fece una spedizione contro i Rum. Imbattutosi nell'armata loro, ch'era (1) n testo, aggiugnendo un punto diacritico, ha Ri ah. (2) D testo ha 'Al Hasan 'ihn Riàh. (3) Testo, p. 111. ' Capitolo XLTV — 'Al Bayàn 17 a un di presso dì cenquaranta navi, seguinne fiera battaglia, nella quale i Musulmani furono costretti a render le navi. I Rum le presero e 1 Musulmani che le montavano ritornarono in Palermo. I Rù m poi [di Costantinopoli ?] rimasero per alquanti mesi nell'isola, mandando delle gualdane a depredare le terre dei R ii m che s'eran messe sotto la protezione de' Musulmani (1). Anno 267 (12 ag. 880 - 31 luglio 881). Quest'anno resse l'isola di Sicilia 'Ài Hasan 'ibn 'al ^Abbàs. Anno 268 (!<> ag. 881 - 20 luglio 882) (2). Quest'anno fu deposto 'Al Hasan (3) 'ibn 'al ^Abbàs, principe di Sicilia, e n'ebbe il governo Mu- hammad 'ibn 'al Fadl. Anno 271 (29 giug. 884 - 17 giug. 885). Quest'anno venne a morte 'Al Husayn 'ibn 'A fa- ma d, principe di Sicilia, e ne fu dato il governo a Sawàdah 'ibn Muhammad 'ibn Hafàgah, 'at Tamimì (della tribù arabica di Tamìm). L'anno 272 (18 giug. 885 - 7 giug. 886) Sawàdah, principe di Sicilia, mandò le gualdane nei paesi dei 362 Rum; le quali ritornarono con preda. (1) H testo ha « di essi > ; ma non si può intendere altrimenti. Confrontisi 'Ibn 'al Àtìr, anno 267, apag. 397 del primo volume. (2) Testo, p. 113. (3) n testo ha 'Al Husayn. II. "2 18 Capitolo XLIV — 'Al Bayàn. Lo stesso anno seguirono parecchi scontri tra i Mu- sulmani ed un patrizio per nome Niceforo (1). Venuto di Costantinopoli con un grande esercito, questi entrò nella città di (Santa) Severina (2); dalla quale il pre- sidio musulmano usci per accordo e [ritornò] in Sicilia. L'anno 273 (8 giug. 886 - 27 magg. 887) i Palermi- tani, dato addosso a Sawàdah 'ibn Muhammad, principe di Sicilia, ad un suo fratello ed ai suoi par- tigiani, li presero, li mandarono incatenati in Affrica, e unanimemente fecero wàlì del paese 'Abù 'al ^Ab- bàs 'ibn ^Alì. Anno 275 (16 magg. 888 - 5 magg. 889) (3). Quest'anno il popolo [musulmano] di Sicilia vinse sopra i Politeisti una grande battaglia, nella quale cad- dero più di sette mila nemici e ne annegò cinque mila a un di presso; talché i Rum sgombrarono molte città e fortezze, di quelle che [una volta] avean latto l'ac- cordo coi Musulmani. Le gualdane dei Musulmani cor- sero fino alla Gran terra [italiana] dove fecero dei prigioni e ritornarono addietro. Anno 276 (6 magg. 889 - 24 apr. 890) (4). Quest'anno fu combattuta in Sicilia la guerra sacra, sotto il comando di Sawàdah 'ibn Muhammad; il quale pose l'assedio a Taormina. (i) n testo ha M.hfùr. (2) n testo ha S.brbah. (3) Testo, p. 114. (4) Testo, p. 115. Capitolo XLIV — 'A 1 B a y a n. 19 Anno 278 (15 apr. 891 - 2 apr. 892) (1). In questo medesimo anno governò la Sicilia Muhammad 'ibn 'al Fadl. Anno 279 (3 apr. 892 - 22 marzo 893). Quest'anno governò la Sicilia Muhammad 'ibn 'al Fadl; il quale entrò in Palermo, metropoli del- Tisola, il due del mese di safar (4 maggio 892). Anno 282 (2 marzo 895 - 18 febbr. 896) (2). Quest'anno fu fermata tra il popolo [musulmano] di Sicilia e i Rum una tregua per quaranta mesi, a patto che [i Cristiani] liberassero mille prigioni Mu- sulmani, e che lor fossero dati degli statichi musul- mani [scambiandoli alternativamente] ogni tre mesi, una volta Arabi e una volta Berberi. Anno 285 (28 genn. 898 - 16 genn. 899) (3). Quest'anno arse in Sicilia la guerra civile tra gli Arabi e i Berberi; durante la quale vennero nell'isola lettere d' 'Ibn (4) 'al 'A g lab [emiro dell' Aflfrica pro- pria] il quale li chiamava a tornare all'ubbidienza, concedendo un'amnistia a tutti fuorché 'Abù 'al Ba- san 'ibn Yazid, i due suoi figliuoli e 'Al Ha- 363 dramì (5). Costoro furon presi e mandati ad 'Ibn (1) Testo, p. 116. (2) Testo, p. 123. (3) Testo, p. 124. (4) 'Ibn 'al 'Agi ab qui vuol dir soltanto V Aglabita. Re- gnava aUora il tiranno 'Ibrahim 'ibn'Ahmad, nominato più innanzi. (5) Cioè oriundo dell' Hadr ama wt in Arabia. 20 Capitolo XLIV — 'A 1 B a y à n. 'al 'Aglab. 'Abù 'al Hasan prese un veleno onde mori immediatamente; ma il suo cadavere fu sospeso al palo, e messi a morte i suoi due figliuoli. (L'emiro) 'Ibrahìm ('ibn 'Ahmad) dopo aver mandato ad 'Al H ad rami un [suo cagnotto] per celiare con esso e in- trattenerlo, [vedendolo già sperare] gli disse: « Questa non è ora di scherzi», e lo fece flagellare a morte, al suo cospetto. Anno 287 (7 genn. - 25 die. 900) (1). Quest'anno segui in Sicilia una sanguinosa guerra. 'Ibrahim 'ibn 'Ahmad (emiro dell'Affrica propria) avea mandato con un'armata il suo figliuolo 'Abù 'al *^Abbàs ^Abd 'Allah a ristorare l'ordine pùbblico in Sicilia. Affrettatosi questo ^Abd 'Allah ad andare in Palermo con intenzione di dare l'amàn a quel po- polo, gli si appresentò il cadi della città con una mano di cittadini; i quali ei ritenne prigioni, e rimandò il cadi. Inviò poscia a Palermo otto say|ii musulmani d'Affrica; i quali furono imprigionati dai cittadini per rappresaglia di ciò ch'egli avea fatto ai loro sayh. Quindi i Palermitani lo assalirono; guerreggiarono [un pezzo] contro di lui; ma furon rotti; uccisone grande numero: e [una parte] delle loro navi fece naufragio. Li sbaragliati dello esercito si ricolsero in Palermo, [inseguiti da 'Abù 'al ^Abbàs]; il quale li combattè sotto le porte della città e ne uccise un gran numero. Il popolo [alfine] domandò l'amàn: ed 'Abù 'al ^Abbàs lo concesse ed entrò in città il 20 del ramadàn di quest'anno (18 sett.). (1) Testo, p. 125. Capitolo XLIV — 'A 1 B a y a n. 21 Anno 288 (26 die. 900 - 15 die. 901). Quest'anno 'Abù 'al ^Abbàs, prineipe di Sieilia, [uscito a far guerra], entrò di viva forza nella città di Reggio (1) nella quale fece gran preda. Alcune ca- stella [dei dintorni] domandarongli Tamàn e gli pa- garono la giziàh. Anno 289 (16 die. 901 - 4 die. 902) (2) E venne di Sicilia (appo 'Ibrahim 'ibn 'Ahmad emiro dell'Affrica propria) il suo figliuolo 'Abù 'al ^Abbàs, chiamato da lui; al quale 'Ibrahim 'ibn 'Ahmad consegnò lo Stato. Quegli, allora, prepose [ai governi delle provinole] persone a lui benviste. Notizie compendiate dei fatti di 'Ibrahim 'ibn 'Ahmad e .della sua morte. Egli nacque il giorno dell' 'ad ha (festa dei sa- grifizii) dell'anno dugentotrenta ( 18 ^agosto 845), e mori in terra dei Rum* il lunedi diciassette di dù 'al qa^dah dell'anno notato di sopra (23 ottobre 902) : il 364 suo cadavere fu trasportato nell'isola di Sicilia e quivi sepolto, quarantatre giorni dopo la morte. Egli avea compiuti i quarantadue anni e regnato ventotto anni, sei mesi e dodici giorni, ecc. Anno 290 (5 die. 902 - 23 nov. 903). Dal capitolo sul governo di 'Abù 'al ^Abbàs 'ibn 'Ibrahim 'ibn 'Ahmad (nell'Affrica propria). (1) n testo ha Z.llah, il che porterebbe a leggere SciUa, Ma sapendosi da altri testi che il fatto accadde in Reggio, ho mutati dei punti diacritici e corretta una lettera, onde si arriva senza sforzo alla ^usta lezione. (2) Testo, p. 126. 22 Capitolo XLIV — 'Al Bayàn. (1). Ed egli comandò al suo figliuolo Ziàdat 'Allah di venire sollecitamente appo di lui dalla Si- cilia; essendogli stato riferito che il giovane pensava di ribellarglisi contro. Venne [di fatto] appo il padre il diciannove di gumàd! secondo (20 maggio 903); ed 'A b ù 'al ^A b b à s fece prendere tutto il danaro e gli arnesi ch*egli avea seco, e gli die stanza in una palazzina dentro il proprio castello (2); ma alcuni dei suoi seguaci furono messi in prigione. Anno 293 (2 nov. 905 - 21 ott. 906) (3). Quest'anno mori nell'isola di Sicilia 'Abù Ga^far Muhammad 'ibn 'al Husayn, 'al Marwazi, giu- reconsulto, il quale fu accusato di riferire false [tra- dizioni] (4). A. 5 Anno 297 (20 sett. 909 - 8 sett. 910) (5). E quest'anno mori Di^àmàh 'ibn Muhammad^ il giureconsulto, che fu dei discepoli di Sahnùn, e tenne il magistrato di cadi in Sicilia al tempo degli Aglabiti. 3^4 Anno 300 (18 ag. 912-6 ag. 913) (6). Quest'anno si ribellò l'isola di Sicilia. Il popola (1) Testo, p. 128. (2) n testo ha bayt, ed aggiagne ch'era dentro una dar; onde il primo vocabolo del testo vuol dir < casa » , e Taltro il rìcinto nel qnale era compresa insieme con altre fabbriche. (3) Testo, p. 138. (4) Questo mi sembra qui il significato del vocabolo kadb « men- zogna, errore, » usato nel testo. (5) Bibl., Appendice, p. 5, dalla pag. 259 del testo di Leida. (6) Testo, p. 160. Capitolo XLIV — 'A 1 B a y a n. 23 [musulmano] sollevossi contro 'Al Hasan ed ^Ali, figliuoli di 'Àhmad 'ibn 'abi ISinzìr, che erano i due ^àmil preposti al paese. Il popolo li scacciò ; saccheggiò le case loro; e volle preporre al governo. 'Ahmad 'ibn Zìàdat 'Allah 'ibn Quhrub ; il quale ricusò ; se ne fuggi ; andò a nascondersi in una grotta. Ma gli ottimati del paese unanimi lo prega- rono di assumere il comando sopra di loro; e ingag- giaronsi ad ubbidirgli , promettendo che non sareb- bero [mai] per abbandonarlo. Egli allora prese lo Stato e scrisse in Bagdad al [califo abbàsida] 'Al Muqtadir, profferendogli di [tenere il paese] in suo nome e di reggere l'isola di Sicilia sotto il suo co- mando. 'Al Muqtadir glielo assenti e mandbgli le bandiere negre, le vestimenta negre (1) e una collana d'oro; avuti i quali [segni d'investitura], 'Ahmad 'ibn Ziàdat 'Allah continuò alacremente e forte- mente l'impresa. Anno 301 (7 ag. 913 - 26 lug. 914) (2). Quest'anno Mu ha mm ad 'ibn 'Ahmad 'ibn Zià- dat 'Allah 'ibn Quhrub bruciò l'armata di ^U- bayd 'Allah lo éi^ì, nel porto di Lamtah (3), ed uccise il capitano, 'Al Hasan 'ibn 'Ahmad 'ibn365 'abì Hinzir: [diciamo che] Muhammad 'ibn (1) Come ognun sa, era questo il colore usato dalla dinastia Ab- bàsida. (2) Testo, p. 172, in A, B, (3) Nel golfo di Cabes, di faccia alle isolette che s'addimandano le Conigliere. V. la carta parziale del Sàhil, del sig. Enrico DeGu- bematis, nel BolktHno della Società geografica italiana, Anno I, fase. 1 (1868). 24 Capitolo XLIV — 'A 1 B a y à n. Quhrub lo scannò di propria mano (1); che gli ta- gliò le mani e i pie, e che fece prigioni circa a sei- cento dei suoi. L'armata fu bruciata tutta quanta. Risaputo il caso, ^Ubayd 'Allah mandava im eser- cito per difendere Tarmata , sperando che non fosse arsa. Uscita [di Lamtah] contro costoro la gente di 'Ibn Quhrub, segui una battaglia, nella quale fu- rono sconfitti i seguaci di ^Ubayd 'Allah (2) e sac- cheggiato il campo loro. Anno 303 (17 lug. 915 - 4 lug. 916) (3). Quest'anno nell'isola di Sicilia si turbaron le cose a danno d' 'Ibn Quhrub (4). Una fazione deliberò di deporlo e scrisse a questo proposito ad ^Ubayd 'Allah. 'Ibn Quhrub, cercò di persuaderli, ricor- dando il giuramento che gli avean fatto; ma non valse a riconciliarseli, e [le cose arrivarono al segno] che per sua cagione si accese in Sicilia una guerra civile, tra la parte che tenea per lui e quella che gli era av- versa. 'Ibn Quhrub pensò allora d'imbarcarsi per la Spagna ; comperò dei legni e caricovvi molta roba : ma i Siciliani gli attraversarono il disegno; rapiron tutta la roba ch'egli avea posta su le navi ; imprigiona- (1) Af in vece di 'Al Hasan 'ibn 'Ahmad ha: il capitano dello Sì *i, scannandolo di propria mano. (2) A, ^Ubayd 'Allah mandava un esercito; ma [i Siciliani] lo sconfìssero. (3) Testo, p. 175, A,B. (4) In J. si legge: Seguì in Sicilia una guerra civile e i Sici- liani deposero il loro w&li 'Ibn Quhrub. Capitolo XLIV — 'Al Bay àn. 2o reno ^Ibn Quhrub col suo figliuolo (1) e col suo cadi soprannominato 'Ibn 'al j^àmi; lor mossero i ceppi ai piedi: e [cosi] li mandarono ad ^Ubayd 'Allah. ÀI quale i Siciliani domandavano per lettere che loro inviasse soltanto un ^àmil e un cadi; poiché essi non avean bisogno d'uomini , né di altri aiuti. Ed altri patti proposer essi in lor lettere^ che mossero a sdegno ^Dbayd 'Allah e l'irritarono fortemente contro co- storo; si che prese il partito di farli assediare (2) [ entro Palermo ] , nel modo che si racconterà , se piaccia al Sommo Iddio. Anno 304 (5 lugUo 916 - 23 giugno 917) (3). 366 Quest'anno nel mese di muharram (luglio) arrivò in Susa 'Ibn Quhrub, coi suoi compagni, tutti ai ferri. ^Dbayd 'Allah, che si trovava in quella città, fé* venire alla sua presenza 'Ibn Quhrub, e gli disse: « Qual [pensiero] ti ha spinto a ribellarti da < noi, ed a sconoscere il nostro diritto? ». Replicò: € I Siciliani mi preposero, ripugnante, al governo, e € ripugnante me ne deposero* . ^Ub à i d 'Allah mandò allora lui e i suoi compagni a Raqqàdah (4), dove, per suo comando, furono vergheggiati e tagliate loro le mani e i pie sopra la tomba di 'Al Hasan 'ibn (1) In yece di « 'Ibn Qnhrnb pensò allora, ecc. », A ha: B le cose d''Ibn Quhrub Tennero a tale che andarono a ruba le sue sostanze, ed egli fu preso insienie col figliuolo. (2) A, aggiugne: e strìngere. (3) Testo, p. 176, A, B, (4) Città edificata Tanno 877 dell'era volgare, a quattro miglia dal Qayraw&n. 26 Capitolo XLIV — 'Al Bayàn. ^abi gin z Ir, fuor di Bàb silm [Porta della pace]: e quivi furono sospesi [i lor cadaveri] ai pali (1). Quest'anno medesimo ^Ubayd 'Allah spedi in Si- cilia eserciti ed armate, e prepose al governo 'Abù Sa^ìd, soprannominato 'Ad Dayf (rospite). Costui assediò [i ribelli in Palermo] per alquanti mesi, e molti ne uccise. [Nelle quali fazioni la tribù di] Kutàmah fé' quel che volle delle donne e de' bambini che trovò nei sobborghi della città, e [perfin] violò le donzelle. (Dal suo canto) 'Abù Sa^id 'ad Dayf scrisse ad ^Ubayd 'Allah degli avvantaggi riportati; e n'ebbe potenti aiuti di navi e d'uomini. Vedendo ciò, i Si- ciliani gli chiesero 1' 'a man, a condizione di conse- gnare gli istigatori delle novità ch'essi avean fatte : ed egli perdonò loro ; diroccò le mura della città ; prese le armi, i cavalli e le cose di maggior pregio (2), e fé' loro pagare una taglia. Fece , poi , imbarcare in [alcune] navi i catturati, [fingendo di] mandarli ad ^Ubayd 'Allah; ma, invece, li fé' buttare in mare. Dopo ciò 'Abù Sa^id 'ad Dayf nominò Wall dell'isola di Sicilia Sàlim 'ibn''abì Ràéid; gli lasciò una mano [di soldati della tribù] di Ku- tàmah, ed egli tomossene ad 'Al Qayrawàn. Anno 310 (1'^ mag. 922 - 20 apr. 923) (3). (1) A ha soltanto: tagliate le mani e i pie, e sospesi [i loro ca- daveri] a' pali. (2) n testo ha rafiS che significa « alto, elevato '^, e si dice di persone ed anco di cose. Qui mi par che abbia questo secondo signifi- cato ; poiché l'autore, e con lui gli altri cronisti, narrano che furon presi i soli capi del movimento. (8) Testo, p. 192, nel solo B. Capitolo XLIV — 'Al Bay àn. 27 Qaesrt'anno Mas^ùd, il paggio, fece una scorreria nel paese dei Hùm, con venti galee, ed espugnò la città di (Santa) Àgata (di Calabria); nella quale fece 367 prigioni e tornossene ad 'ÀI Mahdiah. Anno 312 (9 apr. 924 - 28 marzo 925) (1). Quest'anno Ga^far, figliuolo di ^Ubayd il ciam- bellano , andò (d*Àflfrica in Sicilia) con grande ar- mata, proponendosi di osteggiare i Rum; ma svernò Tanno stesso nelTisola, senza muover contro il nemico. Anno 313 (29 marzo 925 - 18 marzo 926) (2). Quest'anno 'Àbù 'Àhmad Ga^far, figliuolo di ^Ubayd il ciambellano, osteggiò i Rum in Sicilia, ed espugnò molti luoghi , e tra gli altri la città di Wàrì (Oria), nella quale uccise seimila combattenti e ne trasse fuori diecimila prigioni (3). Presevi [anco] un patrizio, il quale riscattò sé stesso e la città con cinquemila mi tq ài (4). [Preso il danaro, l'emiro] ri- tornò in Sicilia ed arrivò [in Palermo] il ventidue del mese di rabi*^ secondo (20 luglio 925). Egli scrisse di questa vittoria ad ^Ubayd 'Allah, lo éi^i: poscia andò egli in persona ad 'Ài Mahdiah, per presen- tare la preda ad ^Ubayd 'Allah. Or uno dei costui cortigiani raccontava esser entrato [nella sala dove] il principe stava [a guardar quella preda]: una gran copia di gioie, drappi preziosi e monete (5) ; onde esclamò: (1) Testo, p. 194, nel solo B. (2) Testo, p. 195, in A, B. (3) Sabìyah, che s'intende delle donne e de' bambini. (4) Equivalente a dinar. (5) Il testo ha il plurale di mài « avere » in generale e special- mente « capitale » . Qui non mi pare dubbio il senso di « moneta » . 28 Capitolo XLIV — 'Al Bayàn. « 0 padrone, io non vidi mai magnificenza come questa qui!». ^Ubayd 'Allah rispose: < È parte della preda fatta ad Oria >. E il cortigiano a lui : < Oh sì ch'è fedel [servitore] chi riporta tanti [tesori]», volendo far lode a Ga^far (figliuolo del) ciambellano. Ma ^Ubayd 'Allah di botto gli replicò : «Per Dio! del camelo non me n'ha recati che gli orecchi ». Anno 315 (8 marzo 927 - 24 febb. 928) (1). Quest'anno Sàbir (2) il paggio andò (d'Affrica in Sicilia) per osteggiare il paese dei Rum con quaran- taquattro navi. La quale scorreria riusci bene, poiché Sàbir fece prigioni ed uccise [dei nemici]. Anno 316 (25 febb. 928 - 13 febb. 929) (3). 368 Quest'anno Sàbir passò dalla Sicilia nei paesi dei Rum, dove espugnò un luogo che s'addimanda 'Al Gìràn (Le Grotte), e la QaTat 'al Ilaéab (La ròcca di legname), e raccolse quanta [roba] trovò in questi due luoghi. Passò quindi a Salerno (4), i cui cittadini fecero l'accordo per danaro e dibàg (stoffe di seta). Indi si rivolse a Napoli (5), i cui cittadini similmente fecero l'accordo con danaro e tele (6); indi egli ritornò in Sicilia. (1) Testo, p. 198, nel solo B, (2) Il codice dà indistinte le ultime due lettere. Cf. Biblf Ca- pitoU XX Vn e XXX , pag. 170 , 197 del testo e 283, 326 della versione, voi. I, e St de* Mus., Il, 179, nota 1, dove Sàin, si cor- regga Sàbir. (3) Testo, p. 199, nel solo B. (4) ntestohaS.lìr. (5) n testo trasponendo i punti diacritici, ha B ab il. (6) Ti ab. Su questi pregiatissind tessuti si vegga IbnHawqal, nella Bibì,, testo, Cap. IV, p. 10 del testo e 25 della versione, voi. I. Capitolo XLIV — 'Al Bay àn. 29 Anno 317 (14 febb. 929 - 2 febb. 930) (1). Quest'anno il paggio Sàbir, uscito ad una terza scorreria, trovandosi con quattro navi sole, incontrò lo stratego che n'avea sette. Lo stratego fu rotto e Sàbir prese la città di Termoli (2), nella quale fé' prigioni molte donne e bambini, e ritornò ad 'Al Mahdìah. Anno 323 (11 die. 934-29nov. 935) (3). Al tempo di esso ('Abù 'al Qàsim 'ibn ^Ubayd 'Allah, secondo califo fatemita) furono prese molte città dei Rum, ecc.. . . Ed 'Abù 'al Qàsim mandò nei paesi dei Rum, con Tarmata, Ya^qùb 'ibn 'Ishàq; il quale prese Genova. « Anno 325 (19 nov. 936-7 nov. 937) (4). Quest'anno 'Abu 'al Qàsim, figlio di ^Ubayd 'Al- lah, lo Sì% prepose alla Sicilia ]H a 111 'ibn 'Ishàq; il quale trascorse quivi ad atti che nessun Musul- mano avea commessi prima, né commesse dopo di lui: distrusse la popolazione con la spada e con la fame, si che [i sopravvissuti] fuggirono nei paesi de' Rum, e la più parte si fecero cristiani. Costui rimase quattro anni in Sicilia. Ritornato [nell'Affrica propria] l'anno ventinove (6 ott. 940 - 25 sett. 941), trovandosi un giorno in una brigata d'ottimati, e caduto il discorso (1) Testo, p. 201, nel solo B. (2) Il testo ha T.rìùlah. Si confronti il nome nel testo della Chr. di Cambridge, Bibh, Gap. XXVII, pag. 284 della versione, 1* volume. (3) Testo, p. 216. (4) Testo, p. 223. :]0 Capitolo XLIV — ' A 1 B a y a n. sopra varii argomenti e alfine sopra la sua guerra di Sicilia, disse, vantandosi della propria scelleraggine in questa spedizione : \i Io ho fatto morire un milione < [di persone], dico un milione al più, al meno seicento- «mila» (1); e ripigliossi: « No, per Dio, furon più » . Allora 'Abù ^Abd 'Allah 'al Muaddib (il pre- cettore) gli disse: «O'Abù 'al ^Abbàs, un omicidio solo ti basta [per andare alFinferno] »! 369 Questo Halli avea per nomignolo ,/Abù 'al ^Ab- bàs. Avealo adoperato ^Ubayd 'Allah, lo Sì^i, nel- r [amministrazione di] varii distretti (2), nella riscos- sione delle entrate pubbliche e nel riscontro de' conti (3) dei diwàn e degli ^àmil. Poi si dissero varie cose di costui; ond'egli cadde in disfavore, anzi in odio, di ^Ubayd 'Allah; il quale, se non fosse stato per V [in- tercessione del] proprio figliuolo 'Abù 'al Qàsim, lo avrebbe fatto morire. (Anno 372, 26 giugno 982-14 giugno 983) (4). Quest*anno Temir di Sicilia 'Abù 'al Qàsim ^Ali 'ibn Hasan, 'al Husayni (ossia del casatodei Banù 'al Husayn) fu ucciso in una battaglia, com- battuta contro i Franchi. Egli avea tenuto il governo dell'isola per undici anni ; e gli successe il suo figliuolo Gàbir [il quale governò] per un solo anno. (1) Così correggo il testo che ha centomila. Si confronti 'Ibn 'al 'Ab bar, Biblj Gap. XLI, testo, pag. 330, e 530 della versione, lo voi. (2) Al singolare *aml; cioè il territorio assegnato all' *àmil. (3) Mnhàsibah evidentemente qui non significa compilare un conto, ma sì bene « rivederlo , riscontrarlo » , come per altro porta la forma alla qnale è il verbo. (4) Testo, p. 247. Capitolo XLIV — 'Al Bay àn. 31 Anno 379 (11 apr- 989 - 30 marzo 990) (1). ... E quest'anno mori lo ^àmil di Sicilia ^Abd 'Allah 'ibn Muhammad 'ibn 'abi 'al Hasan: al quale successe il figliuolo Yùsuf. Prosperò nel tempo* di costui il paese quanto più bramar si potesse, e fu felice il suo governo. Egli soggiogò i paesi dei Rum e fece risplendere quella nobiltà d'animo» liberalità e giu- stizia che manca [pur troppo ne' reggitori] di molti paesi. Anno 392 (20 nov. 1001 - 2 nov. 1002) (2). Quest'anno mosse d'Egitto con l'esercito Yahyà 'ibn ^Ali 'ibn 'al 'Andalusi, il quale arrivò il venerdì, nove di rabi^ primo, in Tripoli [di Barberia], il governo della quale era stato delegato a Zaydàn il siciliano. Ma l'esercito andò a male sotto il comando di Yahyà, cervello strambo e inetto a reggere il paese: onde arrivato Fui fui, questi lo tenne in poco conto, [anzi] lo dispregiò (3). Anno 409 (20 magg. 1018-8 magg. 1019) (4). (1) Testo, p. 254. (2) Testo, p. 266. (3) Questo Fui fui (in arabo vuol dir pepe), figliuolo di un Sa* id, caporione della tribù berbera di Zanàtah, aveva usurpata la città di Tubnah ed altri paesi neirAffirica propria, e vi si roantenea ribelle agli Ziritì di 'ÀlMahdiah;i quali a lor volta s'erano spiccati dall'obbedienza dei caliti fatimiti di Egitto. Fui fui, scon- fìtto dagli Ziriti il 390, riuscì a impadronirsi di Tripoli, mentre vi s'eran chiuse le reliquie d'un esercito egiziano rotto da quelli. Yahyà fu mandato dal Cairo in soccorso di Tripoli. Si ritraggono cot«ti Éitti da 'Ibn 'al 'Atìr, edizione del Tomberg, IX, 48, 108 ^gg,, e dallo stesso Bayàn, I, 260 segg. (4) Testo, p. 280. 32 Capitolo XLIV — 'A 1 B a y à n. Quest'anno circa dugento cavalieri éi^i, con le loro famiglie e i loro figliuoli si messere in viaggio alla volta di 'Ài Mah dia h, a fine di imbarcarsi quivi per la Sicilia. Fu mandata della cavalleria a scortarli nel viaggio. Posati nel paesello di Eàmil per passarvi la notte , gli abitanti de' casali [circostanti] lor diedero addosso ; uccisero gli uomini; sforzarono alcune giovani ed anche le donne [mature] che lor parvero belle, e quindi le uccisero. In quest'anno fu l'Affrica [propria travagliata] da grande carestia e da varie guerre. A, 6 Anno 480 (8 aprile 1087 - 26 marzo 1088) (1). Quest'anno fu vista una ecclissi totale di sole, e avvenne la notissima calamità, che i Rum sbarcarono ad 'Al Mahdìah con trecento navi da guerra, le quali recavano trenta mila combattenti. 370 Racconto dell'entrata dei Cristiani nella città di 'Al Mahdìah (2). La cagione di questa [calamità], dopo il decreto del Sommo Iddio, fu che l'esercito del sultano di questa città si trovava fuori ; che i Rum piombarono improv- visi, prima che il sultano potesse richiamare l'eser- cito e fare gli appresti necessarii alla difesa; che i cittadini mancavan tutti d'armi e di munizioni; che le mura eran rotte e cadenti; che Tamim (il prin- cipe zirita) non volle prestar fede alle nuove [perve- nutegli circa] i nemici; e che ^Abd 'Allah 'ibn (1) Testo, p. 309. (2) Testo, p. 310. Capitolo XLIV — 'A 1 B a y a n. 33 Mankùt (1), arbitro del governo dello Stato, assai male si comportò, opponendosi al capitano dell'armata che intendeva uscire ad aflfrontar in mare i nemici prima che sbarcassero. Tutte queste cagioni dettero adito al nemico ad occupare le due città [contigue], 'Al Mahdlah e Zawilah; saccheggiarle; farvi ucci- sioni ed arsioni, siccome è noto a tutti in 'Al Mah- diah infine a questi nostri giorni. A questo accenna 'Abù 'al Hasan 'al Haddàd nella qasidah che principia con questi versi (2). Anno 498 (23 sett. 1104 - 12 sett. 1105) (3). Quest'anno arrivarono in 'Al Mahdiah i Ro- mani (4) con molti legni da guerra di quei che s'ap- pellano as sawàni (5) e di più ventitré navi. Costoro cercavano di cogliere un'occasione come quella usata dai Rum dei quali sopra si è detto. Avanzatisi verso la bocca dell'arsenale per impedir l'uscita dell'armata di 'Al Mahdiah, il loro disegno falli: Tarmata venne fuori e li ruppe con molta uccisione. Anno 507 (18 giug. 1113 - 6 giug. 1114) (6). Quest'anno arrivò l'armata di 'Al Mahdiah dai paesi dei Rum nel mese di rabi^ secondo (15 sett. - (1) n testo ha Mankùr; ma sì corregge con 'Ibn 'al Atir, Biblj Gap. XXXV, p. 272, versione pag. 441. (2) Si vegga qui appresso questo componimento meno mutilato, nel Gap. XLV. Bibl, testo, p. 391. (3) Testo, p. 311. (4) n testo ha R. mani un,' non Kùm. (5) Singolare sì ni, galea. (6) Testo, p. 314. II. 3 34 Capitolo XLIV — 'Al B a y à n. 13 ott.), riportando gran numero di cattivi, con grande allegrezza del [principe zirita] Yahya 'ibn Tamim e di tutti i Musulmani. Anno 512 (24 aprile 1118 - 13 aprile 1119) (1). Quest'anno giunse appo l'emiro ^Alì 'ibn Yahyà un ambasciatore di Ruggiero, principe della Sicilia, a chiedergli la rinnovazione del trattato e la conferma- zione dei patti [ch'erano tra i due monarchi] e a ri- domandare i capitali di Ruggiero ch'erano staggiti in 'Al Mahdiah: e ciò con alterigia ed aspre parole. 371 ^A li rimandò l'ambasciatore senza risposta e pur con aspre parole. Cosi crebbe il malumore tra lui e Rug* giero ; divenne inimistà, ed alfine portò a [reciproche] macchinazioni. Anno 516 (12 marzo 1122 - 28 febbraio 1123) (2). Quest'anno 'Abù ^Abd 'Allah 'ibn Maymùn, condottiero del [principe almoravide] *^Ali 'ibn Yùsuf, re delle due terre (Spagna e Marocco), assalita l'isola di Sicilia, espugnò in quella la città di Nicotera (3) appartenente a Ruggiero principe di Sicilia; nella quale città 'Ibn Maymùn prese le donne e i bam- bini; uccise i vecchi e rapi quanta [roba] ei trovò. Il principe della Sicilia non dubitò allora che il mo- tore e istigatore di questa impresa non fosse stato l'emiro dell'Affrica [propria] 'Al Hasan 'ibn ^Alì, per cagione del grave dissidio surto tra i due mo- (1) Testo, p. 316. (2) Testo, p. 317. (3) n codice ha S^qtraL Capitolo XLIV — 'Al Bay àn. 35 narchi, siccome si è detto. Pertanto [Ruggiero] chiamò alle armi i popoli d'ogni paese de* Rum e raccolse tanto numero di uomini che mai non s'era visto. 'Al Hasan 'ibn ^Ali risaputolo, fece risarcir le mura e preparare le armi; bandi la guerra tra le qabflah (1) e chiamò gli Arabi ; onde vennero a lui caterve d'ar- mati d'ogni canto e d'ogni luogo, si che il popolo [di 'Al Mah di ah] era preparato a respingere i nemici. E cosi negli ultimi di gumàd! primo dell'anno di- ciassette (27 giugno a 26 luglio 1123) arrivò l'ar- mata dei Franchi all'isola di 'Al 'A ha si; dalla quale passati in gran numero su la terraferma, si avanza- rono parecchie miglia lungi dal mare. Il secondo giorno si appresentarono ad 'Al Mahdiah ventitré galee : dalle quali i Cristiani videro [schierati a terra] gli eserciti e le caterve [de' volontarii]. Ritornati quindi all'isola (di 'Al 'A ha si) trovarono che già gli Arabi avean fatti sgombrare tutti i Rum dai posti occupati e avean messe in pezzi le loro tende. Questa [vittoria] incoraggiò i Musulmani. Ruggiero avea comandato alla sua armata di occupare quell'isola ; prender U castello di 'Ad Dimàs, e che di là i cavalli e i fanti, in or- dine di combattimento, si avanzassero per terra sopra 'Al Mahdiah. Infatti essi occuparono il castello (1) Qabilah in arabico significa tribù; in oggi poi, come ognun Bay nell'Algeria si chiamano E a bili i Berberi. Si può dunque argo- mentare che nel Xn secolo, al tempo di 'Abù 'as Salt, al quale par che sia da riferire il racconto qui compendiato, si desse già in quei paesi il nome di qabilah alle frazioni di tribù berbere; poi- ché munediatamente appresso si ùl menzione di Arabi, qnelli, già 8lntende, che dall'Egitto eran passati nell'Affrica propria verso a 1051. 86 Capitolo XLIV — 'A 1 B a y a n. (di 'Ad Di mas) il penultimo giorno di gumàdi primo (25 luglio); ma la notte dell'ultimo del mese (dal 25 al 26) i Musulmani irruppero nell'isola di 'Al 372'Ahàsì, mettendo il grido di 'Akbar 'Allah: e i Rum si rifuggirono alle lor navi, dopo avere in gran parte uccisi di propria mano i loro cavalli. I Musul- mani, tra le altre cose che lor eran mestieri, presero circa quattrocento cavalli e gran copia di arnesi e d'armi. Gli eserciti [allora] circondarono ed assalirono il castello di 'Ad Di mas, in presenza dell'armata dei Cristiani. Al finei Rum [del castello] chiesero 1' amàn al sultano 'Al Hasan 'ibn ^Alì 'ibn Yahya 'ibn Tamìm; ma agli Arabi non piacque; onde [fu respinta la domanda; e i Cristiani del presidio] uscirono il quin- dici di gumàdi secondo (30 agosto) e le spade [musul- mane] li levarono [in pezzi]: che furono uccisi dal primo fino all'ultimo. Eran venuti [di Sicilia] circa trecento legni e circa mille cavalli. 'Abù 'as Salt racconta [l'e- pisodio seguente]: « ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn ^Abd < 'al ^Aziz, dice egli, mi ha detto: io vidi a corte di « Ruggiero in Sicilia un Franco molto barbuto, che si « strizzava con la mano la punta della barba, giurando « per gli evangeli di non tagliarne un sol pelo prima € di pigliare vendetta sopra il popolo di'AlMahdiah. < Domandate notizie di costui, mi fu narrato che nella «rotta [di 'Al Ahàsi] egli s'era strappata la barba < in tal guisa da sanguinargli [il mento] ». Qui termi- nano le parole di 'Abù as Salt su gli avvenimenti di 'Al Mahdiah e del suo emiro 'Al Hasan 'ibn ^Ali 'ibn Yahyà 'ibn Tamim, seguiti infine al- l'anno cinquecento diciassette. 'Al Hasan 'ibn ^Ali tenne questa città e i paesi della provincia fino all'anno cinquecento quarantatre (22 maggio 1148-10 maggio Capitolo XLI V — 'A 1 B a y & n. 37 1149), quando egli andò via, essendosi impadronito del paese il principe della Sicilia. .\nno 530 (11 ott. 1135-28 sett. 1136) (1). Quest'anno Ruggiero principe della Sicilia allestì un^armata, la quale salpò verso l'isola delle Gerbe; se ne impadroni e ridusse in cattività gli abitatori. Anno 536 (6 agosto 1141 - 26 luglio 1142). Quest'anno mori 'Abù ^Abd 'Allah 'al Màzari ed 'Abù 'as Sai t Questo medesimo anno Giorgio (d'Antiochia) salpò di Sicilia con ventìcinque guràb (corvette) ed entrato nel porto di 'Al Ma h diah, prese tutte le navi che v'erano. Tra le altre una nuova 373 che 'Al Hasan avea fatta costruire col legname di una nave del principe di Egitto, naufragata [in quelle spiagge]. Anno 537 (27 luglio 1142-15 luglio 1143). Quest'anno l'armata del principe di Sicilia assali la città di Tripoli [di Barbarla], ma Iddio fece andare a vuoto l'impresa. Anno 538 (16 luglio 1143-3 luglio 1144). [La detta armata] occupò la città di Sfax ; la quale indi passò sotto la dominazione di Ruggiero principe di Sicilia. Anno 543 (22 maggio 1148 - 10 maggio 1149). I Rum occuparono la città di 'Al Mahdiah, dalla ' 1) Testo, p. 322. 38 Capitolo XLIV — 'Al Bayàn. quale andò vìa il suo principe 'ÀI Hasan/ibn ^Àli 'ibn Yahyà 'ibn Tamim 'ibn 'al Mu4zz 'ibn Bàdìs 'ibn 'al Mansùr 'ibn Buluggin 'ibn Ziri 'ibn Manàd 'ibn Manqué, della tribù di Sinhà^ah» con tutta la sua gente e i suoi attenenti; il quale fu seguito dai cittadini che fuggivano con le loro famiglie. li capitano di Ruggiero, principe della Sicilia, era Giorgio, figliuol di Michele, l'Antiocheno. Cotesto padre di Giorgio fu uno dei barbari che [tenea seco] Tamim, padre (dell'avolo) di 'Al Hasan. Questo maledetto [Giorgio] conoscea bene i lati deboli di 'Al Mahdiah e di altre città musulmane: egli e Rug- giero, suo signore, tramarono assiduamente tante ma- gagne contro 'Al Mahdiah, che alfine se ne insigno- rirono in quest'anno ; il qual miserando caso fu chia- mato il caso del lunedi. 'Al Mahdiah rimase in mano dei Rum fino a che non l'espugnarono gli AI- m oh adi, siccome io dirò nel racconto della loro do- minazione. Quando il principe della Sicilia impadro- nissi di questa città, si pativa in Affrica una grande carestia. Il popolo di Tunisi temette allora [qualche assalto] dei Cristiani che occupavano le costiere; pe- rocché il principe di Sicilia avea espugnata Sfax, oc- cupata Bona e menati in cattività gli abitatori di quella. I Tunisini dunque dettero opera ad apparecchiarsi e munirsi e ordinarono drappelli che s'avvicendavano alla custodia della porta del mare, sotto gli occhi del w ali della città, Ma^ad 'ibn 'al Mansùr, che stava nel di^àn dinanzi la detta porta. Or avvenne un giorno che uscendo [da quella porta i cittadini della scolta] trovarono una barca che caricava delle granaglie. Spiacque forte all'universale che tra tanta carestia si levasse quella derrata da Tunis [per portarla] in alcun Capitolo XLIV — 'Al Bayàn. 39 dei luoghi soggetti ai Rum. Trasse la moltitudine per impedire l'imbarco ; tumultuò ; levò le grida : oppostisi 374 a lei i fanti di Ma^ad 'ibn 'al Mansùr, i cittadini volsero le armi contro costoro e contro gli schiavi negri di Ma^ad ; ne fecero grande strage e poser fuoco sotto la torre del diwàn. Ma^ad, sceso dalla torre, si die in balìa della moltitudine ; la quale non o£fese lui medesimo, ma prendeva i fanti e gli schiavi negri della sua famiglia e si li scannava. Cosi Ma^ad, ri- masto in Tunisi in balia del popolo, scrisse a Bugia per far venire un guràb (corvetta); sulla quale egli montò col suo figliuolo e parti per Bugia. Il reggi- mento della città fu dato per poco ad uno dei qàyd (condottieri) della tribù diSinhàgah; il quale poi fu messo da parte, onde la città rimase in poter della moltitudine, e segui la guerra civile sì nota nel paese e il combattimento tra gli abitatori di Bàb 'as su- wayqah (porta del mercatino) e quei di Bàb 'al gaz ir ah (porta dell'isola): nel qual tempo governava il cadi della città, 'Àbù Muhammad ^Àbd 'alMun- ^im, figliuolo dell' 'imam 'Àbù 'al Hasan, che Dio l'abbia nella sua misericordia. Cresciuto intanto il timore che aveano i Tunisini, si del principe di Sicilia e si del principe di Bugia, del quale correa la voce che adirato [contro di loro] si apparecchiasse a portar guerra nel paese, pensarono di eleggere a re l'arabo Muhammad 'ibn Ziàd, consigliati a questo dal loro cadi, ecc. Anno 551 (25 febb. 1156-12 febb. 1157) (1). (1) Testo, p. 326. 40 Capitolo XLIV — 'Al Bayàu. Quest'anno, nel mese di sawàl (17 nov. - 15 die.) segui in 'Al Mah dì ah la sollevazione contro i Cri- stiani; che furono ìndi assediati in quella città. L'anno 552 (13 febb. 1157 - 1« febb. 1158). I Rum s'impadronirono di Zawilah. L'anno 554 (23 genn. 1159-11 genn. 1160). ^Abd 'al Mùmin , entrato per la seconda volta nel- l'Aflfrìca [propria], pose il campo a Tunisi ; donde poi partito, andò ad assediare ì Cristiani in 'Al Mah dì ah. Nell'anno 555 (12 genn. - 30 die. 1160). 'Abù Muhammad ^Abd 'al Mùmin entrò per accordo nella città di 'Al Mahdìah. Gli Almohadi se ne insignorirono il dieci del mese di muharram (21 gennaio). L'anno 558 (10 die. 1162-29 nov. 1163) avvenne il caso del sabato , [cioè] lo sbarco dei Rum contro 'Al Mahdìah. Essi presero la città di Susa e poi lasciaronla. L'anno 573 (30 giugno 1177-18 giugno 1178) av- venne il caso del venerdì, [cioè] lo sbarco dei Cristiani in 'Al Mahdìah. Questa città fu quindi tradita da 375'Ibn ^Abd (1) 'al Karìm, nel mese di rabì^ secondo di quell'anno (27 sett. - 25 ott.) ond'entrovvi Yahyà 'ibn Ganìah, 'al Mayùrqì [di Majorca], ecc. (1) Nel testo della Bibl fu stampato per errore 'Abì. CAPITOLO XLV. Dalla Rahlah (Viaggio) dello ka.y]i 'Abù ^Abd 'Allah Muhammad 'ibn 'Ibrahim, 'at Tigànì (1). § 1 (2). In questa [pen] isola di éarik si raguna- rono i Rum quando ^Abd 'Allah 'ibn Sa^d 'ibn 'Abi Sarh entrò nel Magrib. Passaron quindi alla città di 'Iqlibìah (Clypea), donde s'imbarcarono per l'isola di Pantellaria. Si dice che rimaser quivi fino al caUfatodi^Abd 'alMalik'ibn Marwàn (685-705), quando questi mandò ^Abd 'al Malik 'ibn Qatan ad una spedizione marittima, nella quale costui occupò tutte le isole [adiacenti alla] Affrica [propria]. (1) Af codice del fu M. Alphonse Rousseau; B, codice della Bibl. di Parigi, Suppl ar. 9 ll^is, donato dallo stesso M. Rousseau. Si con- fronti la versione francese che ne die questo compianto orientalista nel Journal Asiatique del 1853. 'At Tigànì (cod. B,fol. 2 verso) avverte: « Io mossi di Tunisi l'ultimo di gumàdà primo dell'anno setteoentosei (7 dicembre 1306) con la carovana dell'eccelso si- gnore, ecc. (2) B, fog. 6 recto. Si confronti con 'Al Bakri, J5*6Z., Gap. VI, testo, p. 13, e pag. 30 della versione, 1° volume. 42 Capitolo XLV — 'A t T Ì g a n i. § 2 (1). In questa giornata si arrivò al paesello che s'addimanda 'Ihriqliah (2), grosso villaggio su la costa di un monte che sta a cavalier del mare. Gli abitanti 376 suppongono di essere di origine araba. Sul posto dove noi smontammo segui la battaglia combattuta da 'Ayyùb 'ibn Hayràn, 'az Zawìlì, 'an Nakkàrì (del paese di Za wilah e della setta dei n akkàriti) uno dei condottieri di 'Àbù Yazid, contro Busrà il siciliano, servo di 'Àbù 'al Qàsim (il secondo califo fatimita intitolato) 'Ài Qàym (biamrillàh). Questi, saputi i progressi di 'Abù Yazid e ch'egli era giunto presso Bàgah (3), il che avvenne ne' principii dell'arrivo del [ribelle] in que' paesi, mandò il suo servo (4) Buérà, nominato or ora, a fin di prevenire 'Abù Yazid; entrar prima di lui in Bàgah; afibrzarla e stanziarvi coU'esercito. Marciò Buérà alla volta di quella città; accampovvisi : ed arrivato 'Abù Yazid, questi ve- dendo che Buérà gli avea guadagnato il tratto, gli die una battaglia^ nella quale i seguaci di'AbùYazid furono vergognosamente sconfitti. 'Abù Yazid smontò allor di cavallo, si fece recare il suo asinelio leardo, e inforcatolo, disse ai suoi seguaci: « Non fa questo « chi vuol fuggire, bensì chi cerca la morte ! )> . Indi mosse per andare ad occupare i vuoti alloggiamenti (1) B, fol. 10 verso. (2) In oggi Herlcla, ad 8 leghe da Hamamah; Tantica Horrea CoéUa, notata nella carta francese del 1842. Bousseau, op. cit., p. 44 dello estratto dal Jowrn, Asiat (3) Nelle carte francesi Bedja o Badja, paese a 15 leghe da Tunìs su la strada di Bona. (4) ^àdim, che si dice particolarmente degli schiavi negri, ha qui nn significato generale. Capitolo XLV — 'A t T i g a n Ì. 43 di Buàrà; e com'ei li ebbe passati, Busrà, accorgen- dosene, temette [che il nemico gli troncasse le comu- nicazioni?] onde voltò le spalle in disordine, e la gente di 'Àbù Yazid lo insegui, facendo prigioni ed ucci- dendo. Giunse Buérà sconfitto in Tunis, ed 'Abù Yazid entrò in Bàgah con la spada alla mano. Quando poi Buérà mosse alla volta di Susa^ il popolo di Tunisi scrisse ad'ÀbùYazid [per chiedergli 1* 'a m à n]: ed ei lo concesse e mandò un vr&lì a reggere la città in suo nome. 'ÀI Qàym, dall'altro canto, risaputala sconfitta di Busrà e il suo arrivo a Susa, gli mandò aiuti d'uomini e di danari, e gli ordinò di apparec- chiarsi a nuovo scontro con 'Abù Yazid. Marciò dunque Busrà da Susa per cercar di nuovo 'Abù Yazid; e giunse al posto di guardia che è [divenuto in oggi] il grosso villaggio d''Ihrìqliah. 'Abù Ya- zid, risapendo questo [movimento del nemico], mandò contr'esso 'Ayyùb 'ibn IJayràn, ricordato di sopra. AUora Busrà si ritrasse in 'Ihriqliah ; si afforzò nelle mura di quella rocca; e avanzatosi 'Ayyùb, combatte- rono in questo luogo. 'Ayyùb fu rotto; Buérà uccise le migliaia dei suoi, ne fece prigioni delle centinaia ; e si mandoUi ad 'Al Mahdiah, dove il popolo li am- 377 mazzo a bastonate ed a sassate. Ayyùb ritiratosi [col rimanente dell'esercito] appo 'Abù Yazid, gli raccontò l'esito della giornata; del quale il capitano accorossi molto e marciò in persona contro Busrà, ma s'accorse ch'egli era già ritornato ad 'Al Mahdiah. Sostato dunque sul campo della battaglia, pianse i suoi morti e li fé' seppellire. § 3 (1). Da questa [città di] Susa imbarcossi 'Asad (1) A, pag. 22; B, fog. 11 verso. 44 Capitolo XLV — 'A t T ì g à n i. 'ibn'alFuràt per l'impresa di Sicilia, Tanno dugento dodici (827-8). Egli espugnò molti fortalizii dell'isola; occuponne molte città e mori l'anno seguente, mentre assediava [Siracusa in] quel paese. § 4 (1). I cittadini di Susa tornarono a ribellarsi l'anno quattrocenquarantacinque (23 aprile 1053 - 11 apr. 1054) contro 'A 1 Mu4zz 'ibn Bàdis, principe dell'Affrica [propria] e ricusarongli il tributo che gli solean recare, allegando di aver su quel danaro mag- gior dritto che il principe, perocché [servia loro] a di- fendere il paese [dai nemici. Inoltre] venuta a morte in quella città la sorella di 'Al Mu 4zz, presero tutto l'avere di lei e ricusarono d'in\iarlo [al principe]. Il quale avendo mandati [degli uficiali a domandar conto] di ciò, risposero: « Come mai gli consegneremmo del danaro che ci può servire a rinforzarci nella resistenza e nella guerra [che siamo disposti a far] contro di lui ? > Allora 'Al Mu4zz fece uscire da 'A 1 Mahdìahuna grossa armata, la quale, appresentatasi al porto di Susa, arse tutte le navi che v'erano surte, le quali passavano il numero di sessanta e la più parte eran di cittadini stessi di Susa. Il popolo allora si rivolse contro la gente di 'Al Qayrawàn che dimorava in Susa: ai quali prese tutto l'avere e molto li maltrattò. [Invano] 'Al Mu4zz mandò un esercito, nel quale si noveravan cento [soli] cavalli, e lor comandò di cooperare con l'armata all'assedio di Susa e di mettersi a distrug- gerla dalla terra e dal mare ; che, per arcano decreto di Dio, il giorno che marciò quell'esercito coincise col 378 passaggio di un'armata del sa hi b (principe) di Sicilia (1) B, fog. 12 verso. Capitolo XLV — 'A t T ì g à n ì. 45 [nelle acque] di Susa (1). L'armata di 'Al Mu4zz, per timore di quell'altra, si ritrasse in 'Al Mahdìah, senza saputa di 'Al Mu^izz. Ondechè l'esercito, ar- rivato presso Susa e domandate nuove dell'armata, forte scoraggiossi quando seppe ch'essa era partita: e uscendo a combatterlo quei di Susa insieme con gli Arabi beduini loro confederati, [i soldati di 'Al Mu 4 zz furono sopraffatti] e menati in città, dove que' di Susa li messer tutti al taglio della spada e piantarono le teste loro sulle mura. 'Ibn Saraf dice: « Io so « da un testimonio oculare che furono cinquantadue € le teste, e che que' che camparono dello esercito « di 'Al Mu^izz, [dovettero la vita alla] fiacchezza « delle cavalcature, la quale aveali impedti di raggiun- gi: gere i loro compagni ; onde accertatisi del fatto [della < sconfitta] tornarono addietro e cosi furon salvi ». Dopo questo avvenimento mori 'Al Mu4zz, l'anno cinquantaquattro (15 genn. 1062 - 3 genn. 1063), per- sistendo sempre Susa nella ribellione. Ma esaltato il suo figliuolo Tamim, quei di Susa gli mandarono oratori ed egli perdonò loro e li assolvette di lor colpe, l'anno cinquantasei (25 die. 1063 - 12 die. 1064). Susa ebbe poi, l'un dopo l'altro, degli emiri Arabi, i quali se ne impadronirono quando [la lor gente] occupò i paesi [dell'Affrica propria] e li strappò dalle mani [dei principi della tribù] di Sin ha g ah. Alla fine Susa posò sotto la signoria di Gabàrah 'ibn Kàmil 'ibn Sarhàn 'ibn 'abì 'al ^Unayn 'al (1) La data deiravvenimento e ratteggiamento ostile deirarmata siciliana ci conduce a supporre che questa fosse stata mandata da 'Ibn 'at Timnah. V. St de* Mus,, U, 550. 46 Capitolo XLV — 'A t T Ì g à n i. Fàdigi, quel famoso e lodatissimo per liberalità, dalle mani del quale presero questa città i Cristiani, quando tolsero 'Al Mahdiah ad 'Al Hasan e s'impadroni- rono di tutte le città della costiera. Quando poi ^Abd 'al Mùmin, giunto in Affrica, tolse 'Al Mahdiah ai Cristiani ed ogni paese levossi contro que' che vi aveano stanza , Susa volle seguire l'esempio : mandò i suoi éay^ ad ^Abd 'al Mùmin nel tempo stesso che giugnea appo di lui il sopradetto 6abàrah'ibn Kàmil. Ma ^Abd 'al Mùmin mandò a Susa un ha- fiz (1) degli Almohadi, per nome ^Abd 'al Haqq 379'ibn ^Iltàs, della tribù di Ku mi ah. Un'armata diCri- stiani assali per la seconda volta la città di Susa improv- visamente, s'impadronì del paese, dove uccise molti, molti fé' cattivi, e non potendo tenere il paese, gli die il guasto orribilmente. Fece prigione il suddetto hàfiz con la sua famiglia e coi figliuoli e recolli in Sicilia ; dove rimasero per qualche tempo, finché non furono riscattati. D'allora in qua la desolazione ha signoreg- giata la città di Susa e la signoreggia ancora. § 5. Tra cotesti [poeti di Susa (2) è da annoverare] Muhammad 'ibn ^Abdùn 'as Susi. Dice 'Ibn Ra- siq che questa famiglia, oriunda di 'Al Qayrawàn, era li annoverata tra le primarie; e fu il padre di Muhammad quel che la trasferi in Susa. Muham- mad, facile poeta, segnalossi per l'eleganza della pa- (1) Letteralmente « conservatore ». Ha il significato ordinario di dotto in tradizione del Profeta, quasi conservatore di essa. Ma qui evidentemente è titolo di nfizio inventato dagli Almohadi in vece di *à m i 1. Se ne trova altri esempi raccolti dal Dozy, Sujppl, I, 304. (2) B, fog. 16 recto. Capitolo XLV — 'A t T Ì g à n i. 47 rola e seppe arrivare a nobile espressione di senti- mento, con tale dolcezza e tranquillità d'animo che senza il verso non ti saresti accorto ch'egli poetasse. Fece un viaggio per andar a trovare, in Sicilia s'in- tende, Yùsuf 'ibn ^Abd 'Allah [intitolato] Ti qat 'ad dawlah (Fiducia dell'impero). Ei cantò le lodi dì Yùsuf, e questi lo introdusse appo il suo figliuolo Ga^far (1); il quale [alla sua volta] se l'attirò [con benigna accoglienza] e l'onorò tanto ch'ei divenne un de' primi favoriti a corte. [Ciò non ostante M u- hammad] gli chiese di potersene ritornare in patria; ed a questo effetto gli presentò una qasidah con la quale caldamente rimpiangea l'assenza del suo paese. Eccone uno squarcio. < Per l'amor di Dio, o monte di 'Al Mu^askar (2), lascia passare il vento del mezzogiorno, lieve o steso [ch'e' soffi] », (1) Ga*far, figliuolo di Yùsuf, succedette nello emirato, tì- vente il padre, quando questi fu colto di paralisi (anno 997). Y. St. de" Mu8., n, 831, 348. (2) 'Al Mu^askar, ossia «le stanze de* soldati >, chiamavasi un quartiere 4i Palermo, che occupava a un dipresso il posto del- Todiemo palazzo reale e del contiguo quartiere di San Giacomo, come si vede da ^IbnHawqal, qui sopra, Cap. lY, pag. 6 del testo e 16 del 1« volume. Quantunque quel sito sia il più alto della città, non credo che il poeta n'abbia &tta una montagna: in ogni modo, supposta la resi- denza dell*emir neUa KcUsa , oppure nel Qasr Ga^far, oggi Maredoloe, Taltura detta 'Al Mu^askar non avrebbe intercet- tati mai i venti meridionali. Tornerebbe ciò in ambo i casi nel sup- posto che fosse detto ^Al Mu^askar il Monte Grifone, che veramente sorge a mezzogiorno di que* siti. 48 Capitolo XLV — 'A t T i g à n ì. . Soggiugne 'Ibn Rasiq che Ga^far, sentendo questa poesia, ammiroUa di molto e ne crebbe l'amor suo pel poeta; si che gli vietò assolutamente di par- tire. Allora Muhammad scrisse a Tiqat 'ad dawlah [l'epistola seguente], rinnovando la preghiera che avea fatta al figliuolo, ringraziandolo anco della liberalità usatagli e facendo pur sempre ricordo della sua patria. 380 « 0 castello di Tàriq, gli affetti miei tutti in te si ristringono. Le mie brame son libere, ma i miei passi trattenuti [non arrivano] a te ». « Se costi si dorme, oh io son desto sempre a pisui- gore per te, e chi piange la vita [passata] è degno di scusa ». « Tanto dolore è in me che, se traboccasse dal mio fegato e si spandesse sopra di te », « Oh allora prenderebbero fuoco le case che ti cir- condano »! Nel [seguito di] questa poesia egli lodava Tiqat 'ad dawlah; ma non ottenne dal padre né dal fi- ghuolo ciò ch'egli desiderava. De' più arguti versi suoi ch'io conosca, son quelli che indirizzò a 6a^f ar, dopo avergli chiesto il permesso di ritornare in patria, al che [l'emir] s'era adirato e però non si era fatto più veder da lui. « Al veder la luna piena sursi a salutarla e me le mostrai umilissimo servitore ». (1) Letteralmente: i vicini nel castello. Con questo ultimo nome si vuol dire al certo diQasr Tàriq, nominato in principio dei Tersi che seguono. Capitolo XLV — ' A t T i g a n Ì. 49 € Poi le dissi : Temiro 'Ibn Yùsuf somiglia a te ed è [altrettanto] difficil cosa d^arrivare dov'egli alberga ». 4c Deh! intercedi per me presso di lui, e fagli ri- cordo di me, quando vai in casa sua a salutarlo >. Scritti cotesti versi, Muhammad li fé' recapitare mentre [l'emiro soUazzavasi] in una sua loggia. Il quale ne fu commosso e molto ammirò la poesia: onde gli largì una gran somma di danaro. Le [idee di co* testi] versi son tolte da quel passo di 'Ar Rumi ecc. § 6 (1). L'anno cinquecentonove (27 mag. 1115-15 mag. 1116) mori Yahyà ('ibn Tamim 'ibn 'al Mu^izz 'ibn Bàdis, emiro dell' Affrica propria), mentre ^Ali [suo. figliuolo] si trovava in Sfax. Arri- vato [in 'Al Mah di ah] e preso il regno, egli [inco- minciò a] mandare a Sfax i suoi wàli; e cosi fece finché visse. Ma venuto a morte e succedutogli il fi- gliuolo 'Al Hasan, questi inimicossi con Ruggiero (2); il quale fece assediare 'Al Mahdiah dalle sue ar- mate, onde segui l'occupazione di questa città e la 381 fuga di 'Al Hasan, come si dirà largamente nel se- guito [di questo libro], se a Dio piaccia. Insignoritosi [Ruggiero] di 'Al Mahdiah e postovi il suo ^àmil, il che avvenne l'anno quarantatre (22 maggio 1148 - 10 maggio 1149), mandò alla città di Sfax un'ar- mata che se ne insignori. E diede [il re] 1' 'amàn ai cittadini , [intendasi] agli infimi (3) ; vi fece stan- (1) A, pag. 61; B, fog. 30 verso. (2) 11 ms. ha qui e appresso L . g a r. (3) Si veggano le dae diverse lezioni de' codici e la preferenza che ha data il profl Fleischer a quella che porterebbe a tradurre < ai cit- 11. 50 Capitolo XLV .— 'A t T i g a n i. ziare una mano di que* Cristiani medesimi che l'a- veano espugnata, e ne portò via degli statichi; tra i quali lo éay^» [specchio] di virtù del paese, 'Abù 'al Hasan 'al Furriàni; il cui figliuolo ^Umar 'ibn 'al Husàyn rimase a governare Sfàx e le pro- vince dipendenti da quella. Era ^Umar uomo audace e intraprendente. Il padre, nell'accomiatarsi da lui [per andare in Sicilia], gli disse : < 0 figliuol mio, io son vecchio e mi sovrasta la morte. Io fo lascito della mia vita ai Musulmani. Se ti si presenta Toccasione [di sol- levarti] contro questi Cristiani che rimangono qui, usala tu e lasciami uccider pure! ». L'anno cinquantuno (25 febb. 1156 - 12febb. 1157) 'Abù ^Alì (^Umar) mandò ad effetto i voleri del padre: sorse contro i Cristiani stanziati in Sfax; i quali furon tutti trucidati senza perdita di tempo. Giuntane la notizia al tiranno di Sicilia, Guglielmo figliuol di Ruggiero, ei fé* mettere ai ceppi lo say^ 'Abù 'al Hasan; gittollo in una prigione , e mandò [un ambasciatore] al figliuolo ^Umar, mi- nacciando di mettere a morte il padre, s'egli non tor- nasse alla ubbidienza. Il messaggiero [ritornando appo il re] diceagli : . « Arrivato a S&x, non mi fu concesso « di sbarcare. La dimane sentii nella città un grande € schiamazzo; indi schiusa la porta di mare, usci la gente « salmeggiando: Massimo è Dio; non v'ha Dio se non tadini per compassione » . Credo migliore Taltra che ho seguita. Fa sempre uso dei signori, massime se nnoTÌ, il tagliare i papaveri più alti e risparmiare i piccini. E ne abbiamo mi esempio in qnesto me- desimo capitolo, § 8, nel quale si narra la condotta della corte di Pa- lermo verso gli abitatori deUe Gerbe, che s'erano sollevati il 1154. Capitolo XLV — 'A t T i g à n Ì. 51 < che il Dio: e portavano un feretro sulle teste. Lo < deposero a terra; quindi avanzossi ^Umar; fecola < preghiera su quello ; lo seppellì ; ricevette le con- < doglianze degli astanti : e alfine tutti andaron via. € [Insistendo] allora per aver la risposta, mi fu detto: « lo éayh è impedito dal duolo del padre che rimase < in Sicilia » e il feretro che tu hai visto è quello del « padre, il quale era deliberato a morire e comandò « che i suoi se ne racconsolassero. Altra risposta non « avrai che ciò che hai visto » . Il tiranno di Sicilia, saputa cosi fatta [risposta], fece prendere lo sa7^382 'Abù 'al Hasan e trarlo alla forca in riva del Wàdi ^Abbàs (L'Oreto). Quivi fu impiccato: re- citava il libro del Sommo Iddio, finchò spirò, che Dio abbia misericordia di lui ! Questa rivolta di Sfax contro i Cristiani portò seco quella di tutti i paesi della costiera ; si che si liberarono dalle mani del nemico. Stette ^mar a reggere Sfax finché non venne nell'AfiTrica [propria] il califo ^Abd'alMùmin, per assediare 'Al Mahdiah. ^Umar pertossi allora in quella città con una comitiva degli éay^ di Sfax e prestarono ubbidienza ad ^Abd 'al Mùmin; il quale destinò nel paese un hàfiz (1) almohade e comandò ad ^Umar di ritornare al paese e di amministrarvi le faccende dell'erario. Quest'ufizio tenne ^Umar fino alla morte e gli succedette in quello il figliuolo ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn ^Umar ecc. § 7 (2). Venuto a morte Yahyà 'ibn Tamìm ('ibn 'al Mu^izz 'ibn Bàdìs) regnò dopo di lui il (1) Si Tegga il significato di questo titolo qni sopra, pag. 46, notai. (2) A, pag. 82; J5, fog. 40 recto. 52 Capitolo XLV — ' A t T Ì g à n Ì. SUO figliuolo ^À 1 ! , il quale non volle lasciare in pace Ràfi^ 'ibn Makan 'ibn Kàmil, wàli di Cabes, del quale Yahyà avea tollerati parecchi abusi. Tra questi [è da annoverare] che Ràfi^ avea fatta co- struire nella marina di Cabes una nave per usarla in qualunque servizio marittimo che gli potesse occorrere. Non gliel'aveva impedito Yahyà, al contrario, avealo aiutato a quella costruzione e aveagli fornita ogni cosa bisognevole: ma salito che fu al trono ^Àli, non sofferse [il fatto di Ràfi^], pretendendo che nell'Af- frica [propria] nessuno rivaleggiasse col principe nelle intraprese marittime. Mandò pertanto un'armata alla costiera di Cabes, per impedire la partenza di quella nave e prenderla se mai salpasse: di che informato RàfiS scrisse a Ruggiero, principe dì Sicilia, chie- dendogli aiuti contro ^Ali e pretestando di avere co- struita quella nave al solo scopo di mandare alcuni 383 presenti che ei bramava di offrirgli. Ruggiero spedi a Cabes una grossa armata in soccorso di Ràfi^; ed ^Alì, risapendolo, adunò i principali del suo governo per consultarli sul [grave] caso. Tutti consigliavano che si richiamasse Tarmata e che si chiudessero gli occhi su [la condotta tenuta da] Ràfi^ in questo af- fare, [convenendo meglio] mantener la pace fermata tra ^Ali e Ruggiero. Ma ^Alì sdegnò il consiglio: comandò che il rimanente dell'armata salpasse imman- tinente alla volta di Sfax. E cosi fecero, e trovarono i Rum già sbarcati, seduti a un banchetto che Ràfi^ lor aveva imbandito. All'improvviso comparir dell'ar- mata , corsero [i Siciliani ] alle navi ; ma i Musul- mani arrivarono prima di loro alla più parte di quelle, ed uccisero grande numero dei Rum. Dice 'Abù 'as Salt: « Si salvò chi potè; si difesero con la Capitolo XLV — ' A t T 1 g a n i. 53 fuga; volarono per timore (1) dello scontro non per alacrità d'animo : e fu questa una delle precipue ca- gioni di quella nimistà che s'accese tra Ruggiero ed *^Alì; [che continuò] dopo la morte di costui contro il suo figliuolo Hasan, e che fini con la occupazione di 'Al Mahdiah pei Rum e con la soppressione del do- minio dei Banù Manàd sopra quella città. Muham- mad 'ibn ^Abd 'Allah, il segretario, lodando ^Ali 'ibn Yahyà in una qasidah mal verseggiata, al- lude a questa vittoria nel seguente passo: « Buon prò alle virtudi, poiché ^Ali 'ibn Yahyà ha preso possesso delle pagine di quelle, con la sua sa^ gacia e magnanimità 1 » « Egli ha cominciato [appena a governare, ed ecco che] ha compiute azioni [degne] de* [grandi] monarchi e [conseguiti] i loro trofei con si alta lode che non fia superata >. < D'un fiero colpo, come di brando che cali, ei provvide, ratto, a spegnere tal fuoco che minacciava un incendio >. « [O valoroso] tu [ordinasti di] assalire i Barbari nel mar di Cabes; e [l'armata] piombò sopra di essi, recando esercito innumerevole ». « Onde a dirittura voltarono le spalle e spulezza- rono con la zanna mancante (2) e l'ugnone tagliato ». (1) Nelle Annot, pag. 59, il prof. Fleischer propose di correggere hiffah «leggerezza» il vocabolo hifah del testo. Panni che questo si possa lasciare, col significato proprio di «timore», dando ad 'al h a w f^ che segue, quello di « strage > o di « battaglia » . (2) Queste due parole significherebbero ancora < un capo spode- stato ». 64 Capitolo XLV — 'At Tìgànl. 384 Poiché ^Ali ebbe riportata questa vittoria senza [aiuto] delle tribù degli Arabi, egli apprestò le armate all*assedio di Gabes» nell'anno cinquecento undici (5 maggio 1117-23 aprile 1118). RàfiS risapendolo, mandava ad ^Ai! una deputazione degli ottimati di sua gente a chiedergli l'accordo ; ma quegli non l'as- senti; onde Ràfi^ non avendo forze da combattere quelle di ^Ali, andossene ad 'Al Qayrawàn, che era sotto la potestà degli Arabi: e però i suoi con- giunti, di comune accordo, gli concessero quella città. Su la venuta di lui ad 'Al Qayrawàn abbiamo i se- guenti versi di Muhammad 'ibn Baéir (1). Posciachè Ràfi^ fu entrato in 'Al Qayrawàn, s'impadroni di Cabes un Muhammad 'ibn Raéid [anch'egli arabo], dei Banù Gàmi^ Ma il governo [realmente] cascò nelle mani del suo liberto Yùsuf. Or egli avvenne che essendo [una volta] Muhammad uscito di Cabes per combattere un suo nemico, e avendo lasciato in sua vece il proprio figliuolo, questi fu cacciato da Yùsuf; il quale insignorissi della città e si sottomesse alla dominazione di Ruggiero. Ma il popolo di Cabes, sollevato contr'esso, [lo prese] e lo consegnò agli Arabi; i quali l'afflissero di fieri tor- menti e tagliarongli i genitali, apponendogli che egli avesse abusato delle donne del suo signore. Un fratello di Yùsuf per nome ^Isà, rifuggitosi in Sicilia, andò a chieder aiuto a quel tiranno, pretestando che il suo fratello avesse fatto quel ch'avea fatto, al fine di mettersi sotto la sua dominazione. Ruggiero mandò a (1) Tralasciamo i sei versi inseriti dall'autore, che sono alieni al nostro argomento. Capitolo XLV — 'A t T i g à n ì. 55 Gabes l'armata ; la quale assedioUa un pezzo, ma poi tornò addietro. § 8 (1). Indi i Cristiani s*impadronirono di questa isola (delle Gerbe) Tanno cinquecentoventinove (22 ott. 1134 -10 ott. 1135); uccisero grande numero degli abitatori : e que' che scamparono rimasero sotto il do- minio di costoro. L'anno cinquecenquarantotto (29 mar. 1153 - 17 mar. 1154) gli abitanti si sollevarono contro i Cristiani, e ne uccisero grande numero; onde i Cristiani l'anno medesimo li assalirono ; occuparono l'isola per la se- conda volta, e menaron cattivi nei loro paesi la più parte degli isolani; non lasciando nelle Gerbe se non che la gente da nulla. Qualche tempo appresso i Mu-385 sulmani ripigliarono l'isola ; la quale è stata sempre, dal primo conquisto dei Musulmani infine ai giorni nostri, in questa condizione che a volta a volta l'hanno signoreggiata i Musulmani e l'hanno occupata i Cri- stiani. L'ultimo conquisto dei quali avvenne l'anno seicentrentotto (23 luglio 1240 - 11 luglio 1241), quando il re di Tunis mosse guerra ad alcuni che si erano ribellati da lui, ecc. (2). Indi la dimane noi ri- pigliammo il viaggio, cavalcando sempre tra belle palme e fitti alberi da frutta, finché arrivammo al luogo dello 'Al Qaétil (il castello), che Iddio lo riduca in rovina, e vedemmo allora tal fortalizio da spaventare i risguardanti : tanto saldo e bello esso è, quadrato, (1) B, fog. 51 verso. (2) Va letto nel testo 688- 1289-90; poiché il copista evidente- mente scambiò la parola ottanta con trenta^ il che non è difficile nella Bcrìttara arabica. La vera data è del 1284, come qui appresso, Gap. L, § 16. 56 Capitolo XLV — 'A t T i g a n i. munito d'una torre a ciascun angolo, due circolari e due ottagono, e tra Tuna e Taltra, nel mezzo d'ogni cortina, ò una torre quadrata. Gira tutt'intorno al castello un parapetto basso (1), fuor del quale è condotta una larga fossa. Noi smontammo alla distanza di un miglio dal castello; dove ci si presentò lo àayh dei Nakkàriti, il quale, al par che lo sayhi dei Waha- biti, era fuggito dall'isola al primo momento del no- stro arrivo, temendo l'uno e l'altro per la propria vita. Posati che noi fummo nell'isola, l'uno al par che l'altro ci scrisse chiedendo l'amàn, che fii concesso; e però venne [tosto] il nakkàrita, e alcuni giorni appresso il wahabita. Riuniti ch'essi furono , si obbligarono en- trambi a soddisfare la contribuzione posta sopra la gente loro, e poi andaron via il giorno istesso^ a fin d'attendere a ciò che occorrea [per compiere la pro- messa]. Durò due mesi interi la oppugnazione del ca- stello ; nel quale noi trovammo un presidio molto ben preparato a sostenere l'assedio e [pronto] a difendersi a tutta possa con la mano e con Tingegno. Il gran numero di gente che avevamo nell'esercito fu dei pre- cipui motivi che ci obbligarono a partire da quest'i- sola: perocchò non v'era li da nutrir [tanta gente], 386 e non si potea aver di fuori se non che piccola quan- tità di vittuaglie , insufficiente al bisogno. Compren- demmo allora ch'era molto ardua la espugnazione, e che il castello si potea prender soltanto con lungo blocco ; onde ci parve meglio di allontanarci dall'isola e di compiere la parte principale [della nostra spe- dizione], cioè di rassettare il Bilàd 'al garid, e (1) Fasil. Capitolo XLV — 'A t T i g a n Ì. 57 riscuoterne i tributi; il che fatto, e ritornato l'eser- cito alla capitale , si sarebbe mandata una torma di cavalli leggieri per tener l'isola in soggezione, ed aiu- tare gli abitanti alla continuazione dell'assedio. E cosi fu fatto. Noi partimmo dall'isola delle Gerbe il gio- vedì yentisei di sabàn (2 marzo 1307), dopo esservi rimasi per sessantacinque giorni, dal momento dello sbarco a quello della partenza. § 9 (1). In questo villaggio di 'A gas soprastette Ga'far 'ibn Habib, quando Bàdìs 'ibn'alMan- sùr mandoUo di 'Al Mahdiah per combattere il siciliano Yanis, venuto d'Egitto a pretendere l'au- torità di wàli in Tripoli [di Barbarla]. Questo Ga- ^far 'ibn Habib stanziò dunque per tre mesi al- l'incirca nel villaggio di 'A gas, aspettando il ne- mico, finché fu combattuta tra loro la battaglia fuori Zanzùr, che è villaggio presso Tripoli, della quale parleremo più innanzi. Seguirono cosi fatte vicende l'anno trecentonovanta (13 die. 999-30 nov. 1000). Il fatto fu questo: che Bàdis 'ibn 'al Man§ùr, wàlì dell'AflFrica [propria], non avea giurisdizione sopra Tripoli , né [alcun dei suoi maggiori] l'avea avuta prima di lui, e i wàli di Tripoli erano stati sempre nominati [a corte] d'E- gitto. Ma il w&li di quella città nel tempo al quale si é accennato, volendo portarsi nella capitale dell'E- gitto alla presenza di 'Al Hàkim (biamr 'lUàh) gliene chiese il permesso e [insieme lo pregò] d'inviar alcuno al quale ei potesse consegnare il paese. Cosi 'Al Hakim mandogli il suddetto Yanis, eh' era 387 (1) B, fog. 74 recto. 58 Capitolo XLV — '^t Tìg&nì. w&li di Barca; arrìvato il quale a Trìpoli, il wàli sopradetto lo mise in possesso del paese e parti per l'Egitto. Bàdis, informato di questo, mandò a Yanis [un messaggio] a interrogarlo per qual cagione fosse venuto, e farsi mostrare il diploma di nomina all'u- fizio, s'egli ne avesse. Yanis gli rispose: < Io sono « stato inviato come vicario del Comandator dei Cre- « denti : e chi tiene ufizio cosi fatto non ha bisogno € del diploma di w à 1 i ». Allora B à d i s fece mar- ciare contro di lui il suddetto Ga^far 'ibn Habib; il quale stanziò, come si è detto, nel villaggio di 'Àgàs, aspettando [roccasione di assalire]; e in questo mezzo gli mandò a dire che scegliesse uno di questi tre [par- titi] : mandare il diploma, s'egli lo avesse ; o venire in persona innanzi Bàdis per esporgli la cagione della sua venuta [a Trìpoli]; oppure apparecchiarsi alla guerra. Yanis gli fece questa risposta : «Di ve- nire costi non se ne parli. Diploma di wàli non ne ho, poiché come halifah (sostituito) del Comandator dei Credenti in [una provincia] che è maggiore di Trìpoli, sono superiore al wàli. Circa il terzo par- tito, sappi che io ti risparmio [il disagio] di muovere alla volta mia, e vengo al laogo dove tu sei, e quivi combatteremo ». Ma Ga^far 'ibn Habib marciò verso di lui e pose il campo a ponente di Zanzùr, mentre Yanis s'attendò a levante di questo villaggio, e i due campi eran divisi dagli uliveti. Venuti alle mani, Yanis fu rotto; uccisa la più parte delle sue milizie e fatto prìgione egli stesso. Chiese di esser condotto innanzi a Ga^far, ma gli fu ricusato: gli tagliaron la testa e la recarono a óa^far. Le reli- quie dell'esercito si rifuggirono nella città di Tripoli. r * Capitolo XLV — 'At Tìgàni. 59 § 10 (1). Questo villaggio di Zawàgah era anti- camente il capoluogo e la fortezza principale di tutta la regione. Fu conquistato da ^Àmr 'ibn 'al ^Asi, che il Sommo Iddio Tabbìa nella sua misericordia, nei primi [giorni] ch'egU entrò nell'Affrica [pro- pria] dopo la espugnazione di Tripoli [di Barbarla]. Egli avea spediti verso questo villaggio alcuni ca-388 valli , mentre gli abitanti vivean sicuri» non avendo notizia della presa di Tripoli. I cavalli [musulmani] comparsi dinanzi il villaggio la mattina» quando coloro ne aveano [appena] aperte le porte per menare le gre^ al pascolo» entrarono [immediatamente] capi- tanati da ^Abd 'Allah 'ibn 'az Zub&yr; talché non 8i salvò che pochissima gente ; la quale parti per la Sicilia su le navi che avea [pronte]. § 11 (2). Le mura di Tripoli dalla parte del mare non furono edificate che sotto il governo di H u r t u- mah 'ibn 'A^yan, wàli dell'Affrica [propria] per (Harùn) 'ar Rasid» l'anno centottanta (16 mar. 796-4 marzo 797). Questi fece edificare quel muro sotto la direzione di (3) Zakarìyà 'ibn Q à d i m. Indi fu rafforzato e condotto a maggiore al- tezza», si dalla parte di terra che da quella di mare» per 'Abù 'al Fath Zfàn» il siciliano (4)» che reggea Tripoli l'anno trecentoquarantacinque (15 aprile 956- (1) B, fog. 86 recto. (2) B, fog. 97 verso. (3) È qui nn vocabolo che non ha significato e mi sembra affatto superfluo. Di &tti M. Rousseau non ne tenne conto nella sua versione. (4) Così il testo. Nella versione di M. Bousseau si legge « escla- von » . La differenza nella scrittura arabica è lievissima. 60 Capitolo XL V — 'A t T ì g à n ì. 3 aprile 957), ecc. (1). Tramutatisi in Egitto i Fati- miti, i quali lasciarono l'Affrica [propria] ai Sin ha- giti (2), s'impadroniron di Tripoli i Banù Hazrùn della tribù (berbera) di Zanàtah, tra i quali e i Sin- hàgiti erano state combattute di molte battaglie, e ad alcune di esse accenna ('Ibn 'ar) Raqiq nella sua cronica. Rimase Tripoli in mano di quei della tribù di Zanàtah fino all'anno cinquecenquaranta (24 giugno 1145- 12 giugno 1146) quando accadde una grande carestia, sì che periva di fame [moltissima] gente ed [altri molti] emigrarono dalla patria. Rug- giero , principe di Sicilia , dopo essersi insignorito di 'Ài Mahdiah e di Sfax, e aver costituiti i suoi wàli in queste due città, mandò un'armata ad asse- diare Tripoli, nel popolo della quale era seguita una discordia che condusse alla occupazione della città per Tarmata di Ruggiero. Giorgio, figliuol di Michele, ca- pitano dell'armata [siciliana], usò benignamente verso 389 il popolo di Tripoli, con l'intendimento d'insignorirsi di altri luoghi della costiera. Ei lasciovvi il suo é u n d (milizia) di Musulmani e di Siciliani ; focene w à 1 i lo éayhi del paese, 'Abù Yahyà 'ibn Matrùh, 'at T amimi (della tribù araba di Tamim), e posevi cadi un uom del paese, per nome 'Abù 'al Haggàg Yùsuf 'ibn Ziri, autore dell'opera che ha per titolo 'Al Kàfì fi 'al watàyq (Manuale pe' con- tratti (3). (1) Kipiglia a fog.98 recto, dopo il racconto di avvenimenti che non appartengono alla Sicilia. (2) S'intende la dinastia zi ri t a, che apparteneva alla tribù ber- bera diSinh&gàh. (3) Manca in Qaggi l[jalifah. Capitolo XLV — 'A t T ì g a n i. 61 Tutti i gindizi dei Musulmani erano resi dal cadi e dal wàli, senza che il [comandante] cristiano vi prendesse alcuna parte. Rimase Tripoli sotto la do- minazione dei Cristiani per dodici anni , poco più o poco meno» fino a che gli Almohadi non conquista- rono la più parte dell'Affrica [propria]. Allora i Cri- stiani, temendo che i cittadini di Tripoli non appic- cassero pratiche con gli Almohadi y vollero suscitare nimistà tra gli uni è gli altri, e comandarono ai Tri- polini che, predicando dal pulpito [delle moschee], di- cessero male degli Almohadi. Rincrebbe questo ai Tri- polini; i quali ebbero ricorso al loro cadi, 'Abù 'al Haggàg; e questi, fattosi mediatore tra loro e i Cristiani^ notificò di parte del popolo al governatore cristiano, che non era possibile di ottener ciò [ch*egli pretendeva], perocché l'accordo stìpolato era stato che i Cristiani non obbligassero i Musulmani ad alcun atto ripugnante alla loro religione : e di certo ripugnava aUa religione il dir male dei proprii correligionari. [Conchiudeva il cadi] che, se non fossero contenti [i Cristiani a questo modo di osservare i patti], i Musul- mani lor consegnerebbero il paese e andrebber via. n [governatore] cristiano acquetossi ; e Dio , ch'egli sia iodato, ispirò al popolo di Tripoli il fermo propo- nimento di sollevarsi contro i Cristiani e liberarsi dalle mani loro. Tenner segreta la cospirazione ; e in una notte designata dianzi, asserragliarono le vie della città con travi e funi, per impedire la carica dei ca- valli. Si levò il rumore nella terra ; onde affrettaronsi i Cristiani a montare in sella e spronarono ; ma i cavalli non trovaron campo da stendersi al corso, onde i cavalieri furon presi con le mani [senza poter combat- tere], e il paese tornò alla dominazione dei Musulmani. 62 Capitolo XLV — 'A t T i g à n Ì. Tanto avvenne Tanno cinquecencinquantatrò (2 febb. 1158- 22 genn. 1159). Assunse allora il governo della città 'Abù Yahyà 'ibn Matruh, che n'era 390 lo éayh, uom sagace e savio. Egli si fece ubbi- dire dagli Arabi dei dintorni, e assodossi nel reggi- mento, ecc. (1). Il nostro collega, il giureconsulto 'Ah- mad 'ibn ^Abd 'as Salàra, 'al ^Umawì (della schiatta Omeiade) mi ha detto: « Io copiai un passo scritto di propria mano del cadi 'Abù Musa 'ibn ^Imràn Marmar, nel quale si dice che Sakr, chiamato il siciliano, fu quegli che scavò la cisterna nel lato meridionale della moschea ^ à m i ^ di Tri- poli, e costruì la cupola che la ricopre, e ciò l'anno sessantanove (2), e che il minaretto di quella moschea fu edificato da Hai il 'ibn 'Ishàq, siccome abbiam detto. § 12(3). Venuto l'anno quattrocent'ottanta (8 apr. 1087- 26 marzo 1088) accadde in 'Al Mah dì ah, come si sa pur troppo, lo sbarco dei Cristiani di Pisa e di Genova, i quali insignorironsi di quella città e di Zawilah; fecero cattivi nell'una e nell'altra, e in entrambe uc- cisero quanti ne vollero e appiccarono incendi. Eran ve- nuti costoro con trecento legni che recavano trenta mila combattenti. Dice ^Abù 'as Salt: «Quest'anno il sole si eclissò di eclisse totale, nel segno del lione, che fu l'oroscopo della fondazione (4) di 'Al Mah- (1) Dopo altri avvenimenti ripiglia B a fog. 104 recto. (2) La versione francese ha 269, onde credo che M. RonjBseau abbia avuti dati da aggingnere le centinaia. Toma il 269 all'882-3 del- l'era volgare. (3) B, fog. 135 verso. (4) Letteralmente: « della delineazione » . S'intende il tirar sul ter- reno le lìnee sn le quali si doveva edificare. Capitolo XLV — 'A t T i g à n ì. 63 d i a h : e in seguito di .ciò successe quella calamità. Oltre il decreto del Sommo Iddio, al quale non si re- siste, e la sua volontà, alla quale non si può contra- stare, le precipue cagioni di quella [sventura] furono che l'esercito del sultano si trovava lungi di 'Al M a h d ! a h ; che i R ù m piombarono airimprovviso, quando non s'era fatto alcun preparamento contro di loro, né presa alcuna disposizione per resister loro; che l'universale dei cittadini mancava d'armi e di mu- nizioni ; che le mura erano basse e rovinate ; che Tamim non prestò fede alle notizie che gli veni- 391 vano intorno i Cristiani ; e che il [vero] reggitore e governatore della città, 'Ibn Mankùt (1), con grave errore, vietò [all'armata] di uscir ad affrontare il nemico in mare; onde [i Musulmani] gli lasciarono metter piede all'asciutto ». L'occupazione delle due 'Al Mah di ah (2) e lo strazio che ne menarono i nemici son fatti divulgati e notissimi. Ripiglia ('Abù 'as Salt) : Allora Tamim riparò nel suo castello chiamato Qasr 'al Mahd! (ca- stello del M a h d i, primo califo fatemita) che era for- tissimo ; e vi rimase flnch'egli stipolò la pace coi Cri- stiani, riscattandosi per mille dinar, che si doveano pagar loro, ed essi quindi dovean partire con tutto ciò che avean preso ai Musulmani. Incassato il danaro, sal- (1) H nome, sbagliato nel codice, si corregge con 'Ibn 'al ^Atir, e col Bai&n, Bibl^ testo, p. 272, 370, nel secondo de* quali si legge Man k ùr. Si vegga il nostro 1^ voi., pag. 441, e questo II, pag. 32, 33. (2) CoBÌ alcuni cbiamarono le due città contigue, Tuna però for- tissima e Taltra aperta, separate da un piano largo un trar d'arco. 64 Capitolo XLV — 'A t Ti g an i. parono [portando via] le ricchezze, le donne e i figliuoli dei Musulmani. E continua 'Àbù as Salt con dire che la compiuta descrizione di questo avvenimento fu dettata da 'Àbù 'al Haaan 'ibn Muhammad 'al Haddàd (il fabbro), in una lunga qasidah, la quale incomincia con questi versi: « Che [la bella] ci comparisca in sogno o che la si asconda [non ci cale]: è intento a ben altro l'animo nostro » (1). « Hanno assalita la nostra patria i nemici, in tal numero, che [pareano nuvoli di] locuste o [brulicame di] vermicciuoli >. « Ventimila e la metà [per arrota] si raccolsero d'ogni banda; ahi trista accolta >! « Piombarono improvvisi sopra un pugno d'uomini, inesperti di guerra, ignari », « Usi a vita molle e spensierata: ma il Destino, no, non ha gli occhi languidi! » (2). a Destandosi dal sonno mattutino, si videro [di faccia] occhi torvi ed affilati brandi » (3). (1) Letteralmente: « dinanzi le nostre palpebre è uno scopo che ci incalza». (2) n professore Fleischer, che ha letto no, ma indovinato e com- posto da capo questo verso e il seguente co' bricioli di lettere lasciati per caso dai copisti e da me, ha proposto di correggere l'ultimo voca- bolo, come si legge nelle Nuove Annot , pag. 33, ed ha soggiunto : « Un occhio quasi velato da lunghe e folte ciglia dà al viso un'im- « pronta di dolcezza o di languore, e però i poeti ordinariamente « danno occhi di questa fatta alle bellezze orientali. H nostro poeta « vuol dire : Ma il destino non ha di quegli occhi soavi e languidi < che rivelano un'indole tenera e cedevole > . (3) Per manco male accenno così ad un gioco di parole che non si può tradurre. Il vocabolo ^ a y n e occhio » tra i suoi quarantasett e Capitolo XLV — 'A t T Ì g a n Ì. 65 € [Eran venuti] su galee che parean montagne, se non che le vette erano irte di lance e di spade ». < Soavemente le portava un'aura a seconda di lor brame: lasso, che per noi fu tempesta! >. < E calato il vento, le spingean remi che venianci addosso qua! serpenti si lai >. Dopo questo avvenimento Tamìm rimase in 'ÀI 392 Mahdiah fino all'anno cinquecento uno (22 agosto 1107 - 10 agosto 1108), quand'ei venne a morte. Tra i casi che nacquero sotto il suo regno e che condus- sero alla seconda occupazione di 'Ài Mahdiah per mano dei Cristiani ed alla caduta della dinastia [zirita, della tribù] di Sinhàgah, fu che un cristiano per nome Girgìr (Giorgio), figliuolo di un tale (1) d'An- tiochia, era venuto dal levante appoTamim. Questo Gir gir sapea l'arabo; era perfetto ragioniere, edu- cato in Siria, in Antiochia ed in altre città. Tamtm gli die potere sopra le sue entrate e le sue spese; lo fece soprintendere ai pagamenti dell'erario, di modo che il danaro dei Musulmani rimase tutto nelle sue mani e dei suoi congiunti: pure le entrate pubbliche crebbero per opera sua. Alla morte di Tamim questo cristiano temette [del 0, secondo altri, oento significati, ha quelli di « spia > e di « jetta- tore». n sostantivo gafn vuoi dire «palpebra» e «fodero di spada > . L'aggettivo r a h i f « acnto » o < affilato » si dice ^ù pro- priamente della spada. E però con nn grande sbalzo di metafora si hanno le due versioni : « Occhi con palpebre [che lanciavano sguardi] fieri > e « Bibaldi che dngeano sciabole affilate > . (1) L'autore dimentica di aver detto (qui sopra a pag. 60) che il padre di Giorgio ebbe nome Michele. 11. 66 Capitolo XLV — 'A t T i gàn ì. SUO successore] Yahyà; ond*egli si carteggiò (1) con Ruggiero, prìncipe di Sicilia, e gli fé* sapere che vo- lentierì sarebbe andato appo di lui, in un legno ch*ei gli manderebbe col pretesto d*una ambasciata [appo il principe zirita. Cosi fu fatto] e un venerdì, mentre tutta la gente era adunata alla preghiera pubblica, questo cristiano coi suoi congiunti, travestiti da ma- rinai, uscirono dalla città ; montarono su quella [nave siciliana] e mandarono ad effetto il loro disegno; si che i Musulmani non se n'accorsero se non quando la nave avea fatto vela. Arrivati in Sicilia, ^Abd 'Al- lah (2) 'an Nasràni (il cristiano), preposto alla pub- blica amministrazione (3) di quell'isola, li impiegò nella riscossione del pubblico danaro; il quale ufizio eserci- tarono fedelmente e cosi acquistarono riputazione. Es- sendo poi occorso che Ruggiero dovesse mandar un ambasciatore in Egitto, ^Abd 'ar Rahmàn gli pro- pose questo Giorgio; il re diegli la commiasione, ed egli la esegui benissimo e riportò tesori da re: onde entrò in grazia di Ruggiero. Venuto a morte Yahyà 'ibn Tamim, Tanno cinquecento nove (27 magg. 1115 - 15 magg. 1116), e succedutogli il figliuolo 'Abù 'al Hasan ^Ali, nacque nimistà tra questi e Ruggiero, per cagion della nave costruita in Gabes da Ràfi^ (1) Manca il verbo nel testo. Lo supplisco secondo la conghiettura del Fleìscher. (2) Sembra sbaglio dell'autore o del copista. Farmi che il perso- naggio sia lo stesso di quello chiamato pochi righi appresso 'Abd 'ar Bahmàn. Gf. St deìMus,, m, 862, nota 3. (3) S a h i b 'al 'A s g a 1. Su la natura di quest'ufizio in Africa, y. 'Ibn ^aldùn, FróUgoméneSy versione del baron De Siane, parte II, pag. 23. Capitolo XLV — 'A t T ì g a n Ì. 67 'ibn Makau 'ibn Kàmil; il quale, impedito da ^Àli di far salpare quella nave, avea chiesto aiuto a Ruggiero : e n'era seguito un combattimento tra Tar- mata di ^Àli e quella di Ruggiero, siccome si è nar- rato largamente di sopra, nel capitolo risguardante 303 Cabes. Dopo il quale scontro Ruggiero mandava ad ^Àli un messaggio a ridomandare i suoi capitali staggiti in 'Al Mahdiah [per comando di ^Ali], il quale, quando scoppiò la nimistà [tra lui e Ruggiero ] avea fatti anche arrestare i procuratori [che teneva in quella città] il re [di Sicilia]. ^Alì messe costoro in libertà e mandò i danari a Ruggiero. Ma questi avuto il suo [ non ne fu contento ] : inviò un se- condo ambasciatore, con lettere piene d'aspre parole e di minacce, contro ogni usanza e contro ogni gentil costume. ^Ali indignato, rimandò l'ambasciatore senza risposta. Risaputo poi che il cristiano lo insultasse e minacciasse, comandò di mettere in mare le navi e fece i preparamenti opportuni ad una guerra contro Ruggiero. Allestì dunque di tutto punto l'armata; al veder la quale crebbe l'animo nei Musulmani, e i poeti ne lodarono il principe. Muhammad 'ibn Basir compose per lui una qasìdah, nella quale si legge : « Allestivi tu contro i nemici le poderose, che an- dranno difilate sovr'essi, [come] tempesta struggitrice » ; < Inaccesse quai rupi [immani] ; se non che a versar sangue si avanzano e dan dentro ». e Le lance e le saette onde son irte d'ambo le parti, raasembrano i cardi e i pruni su' fianchi del poggio >. < Un bruno (1) da' in prestito la luce del cielo a (1) 'A q t a m, color bnmo rossiccio. Letteralmente sarebbe « mia 68 Capitolo XLV — 'At Tigàni. un negro qua! pece: [al] fumo dell'inferno» nel cui fuoco quel [bruno] s'accende ». < Quando la fiamma vibra da' tubi lingue di fuoco vivo, che [or] salgono ed [or] s'incurvano > (1), € E' par di vedere i éilàl (2) mandati dalla Gè- henna ad ardere il fegato de' nemici [di Dio], anzi, proprio a cuocerlo ». La discordia tra i due principi andò sempre cre- scendo fino alla morte di ^À 1 i ed alla esaltazione del suo figliuolo 'Al Ha san. Questi fé' pratiche con "^A lì 'ibn Yùsuf 'ibn Tàsufìn, emiro de' Mulattamùn (< i velati » altrimenti detti « almor avidi ») nel Ma- grib. Avvenne a un tempo con queste pratiche il fatto che l'armata di ^Ali 'ibn Yùsuf, capitanata da ^Ali 'ìbn Maymùn, assali i paesi di Ruggiero; vi prese alcune castella, e ne riportò gran copia di cattivi. Allora il [re] cristiano non ebbe più alcun dubbio che istigatore di cosi fatta ostilità di ^A 1 i ' i b n 394 Yùsuf non fosse stato 'Al Hasan. Ond'egli si dio a raccogliere eserciti per ogni dove; chiamò alle armi le sue milizie e i suoi guerrieri ; e cercò di tener se- greta l'impresa, vietando la partenza d'ogni nave [dai suoi dominii] per le costiere [tenute] dai Musulmani. Pure non rimase occulto il disegno ad 'Al Hasan; il quale, temendo che il nemico assalisse il suo paese [sostanza] color ferrigno ... ed nna [sostanza] nera [come corvo]. La prima sembra la materia incendiaria; la seconda è spiegata nel mede- simo verso, cioè il fiimo. (1) Ritengo la lezione del testo. La variante proposta dal Flei- scher porterebbe a tradarre « s'innalzano * . (2) Usato qui come plorale di Sili, ch'è specie di serpenti vele- nosi, già citata da un altro poeta nella pag. 65 del presente volume. Capitolo XLV — 'At Tigàni. 69 spreparato, comandò di apparecchiare le armi, raffor- zare e risarcire le mura e chiamare alla guerra sacra le tribù degli Arabi e d'ogni altra gente. E per vero giogneano d'ogni parte delle caterve di armati, e gli Arabi vennero ad attendarsi fuor le mura di 'Al Mah- diah. Il sabato venticinque di gùmàdà, primo del- l'anno cinquecendiciassette (21 luglio 1123), l'armata di Ruggiero gittò l'ancora nella Gazirat 'al 'Ahàsi (L'isola sabbiosa) che giace a dieci miglia da 'Al Mah- diah; e i capitani (1) dell'armata, ^Abd 'ar Rahmàn e Giorgio, sbarcarono in quell'isola, dove furon rizzate delle tende per lor due e per i condottieri Franchi. Era arrivata l'armata verso il tramonto. A notte i Cristiani passarono in gran numero [da quell'isoletta in terraferma] e corsero il paese, allontanandosi parec- chie miglia dal mare: ma poi fecero ritorno alla iso- letta. Il secondo giorno i due capitani si avanzarono in un lor legno infino ad'AlMahdiah; girarono intorno la città ed arrivarono infino alla spiaggia di Zawi- lah, atterriti dal numero della gente che avean vista su le mura e per la costiera. Ma tornando indietro all'isoletta, trovarono che già una torma d'Arabi e di milizie vi eran passati, avean cacciati i Cristiani dal campo; n'aveano uccisi parecchi e predato un po' d'armi. Al terzo giorno i Cristiani s'impadronirono del castello che s'addimanda Qasr 'ad Di mas; nel quale entrò una schiera di circa cento Cristiani, col favore di alcuni Arabi beduini, corrotti con doni ad ^Abd 'ar Rahmàn e dal suo compagno [nel comando]. Ruggiero (1) Onesto vocabolo è al singolare nel testo. L'ho corretto al duale, come vi si legge pochi righi più sotto. 70 Capitolo XLV — 'A t T ì g a n Ì. avea lor prescritto di sbarcare nell'isola di 'ÀI 'Àhàsi ; fare un colpo di mano sul castello di 'Ad Dimàs, conni- 395 Tenti gli Arabi e poi muovere co' fanti e' cavalli contro 'Al Mah di ah. Venuto il quarto giorno, i Musulmani s'adunarono e usciron dalla città [di 'AdDimàs] mettendo un tal grido di < 'Akbar 'Allah > che atterri i [Cristiani attendati] nell'isola ; a' quali parve che i Musulmani piombassero sopra di loro. Si danno dunque a fuggire verso le navi ; scannano di propria mano grande numero dei cavalli : e i Musulmani, pas- sati nell'isola, non trovano altro che de' cavalli, degli arnesi e delle armi, che il nemico, per la subita foga, non avea potuto portar via. Circondarono, allora, il ca- stello di 'Ad Dimàs: e gli davan l'assalto, stando a guardarli dal mare l'armata siciliana, senza poter soccor- rere il castello; si grande era il numero delle bande mu- sulmane [che lo stringeano]. Persuasi che fosse vano ogni sforzo a liberare il presidio, fecero vela per tor- nare in Sicilia. I Musulmani continuarono a combattere il castello di 'Ad Dimàs, tanto che i Siciliani del pre- sidio, stretti assai duramente e mancando loro l'acqua e il vitto, sortirono [come disperati] il mercoledì quat- tordici del mese di gumàdà (secondo °9 agosto); e le spade dei Beduini li fecero in pezzi, che di tanti non campò un sol uomo. Per questa vittoria furon presentate congratulazioni ad 'Al Hasan (1); né si tacque in quelle la sollecitudine ch'egli innanzi tutti avea sentita nell'animo suo, la quale si era estesa al- l'universale de' Musulmani. Al qual proposito furono (1) Questo nome proprio che manca nel testo è stato molto oppor- tunamente supplito dal Fleischer, Annotaz. pag. 61. Capitolo XLV — 'A t T Ì g a n i. 71 scrìtte in suo nome, [e spedite] per ogni luogo, delle lettere , una delle quali ha tra gli altri capitoli il se- guente. < Il prìncipe di Sicilia, traviando in immenso errore e trapassando [ogni esempio] di scelleratezza e d'iniquità ; portato da un falso giudizio delle cose e da malsana riflessione, ad offendere la maestà dell'isiàm, si figurò che questa fosse agevole impresa e scopo da arrivarci di corto. Ond'egli adunò eserciti; levò gente; fece gazzurra (1); accattò ausiliari: quando gli parve nel suo cervello d'avere fornita ogni cosa, e d'aver compiuto l'assetto [della spedizione] che fu la sua ro- vina, fece partire alla volta di 'Al Mahdiah, che Iddio la guardi, l'armata sua, di trecento navi o a un dì presso; sul dorso delle quali ei caricò trentamila 396 naTigantì e un bel nodo (2) di mille cavalli. Salpò l'ar- mata sotto un oroscopo che s'accoppiava a [tutte] le sventure^ e sentenziava [infallibilmente] perdita di roba e morte d'uomini. Il prìmo evento nel quale Iddio mo- strò l'opera sua benigna e fece comparìre quella prov- videnza, alla quale non si può pagare il debito se non che con gratitudine immensa, fii ch'Egli mandò lor addosso tale un vento che li trasse tutti alla perdizione; fece cooperare col freddo dell'acqua l'arsura del fuoco [dell'inferno, al quale essi andavano a dirittura]; e nel- Tammazzarli compi le veci delle azzurre punte [delle lance] e de' bianchi tagli [delle sciabole]. Àvea pensato Ruggiero di coprìre l'insidia e l'inganno con un di- (1) Ubo questo Yocabolo antiquato, perchè mi pare tolto di peso dal verbo istagazara che abbiamo nel testo, e si dice particolarmente del brio strepitoso di nn esercito: e Con grande gazzurra e trionfo > scrigse 6io. Villani. (2) Questo nostro modo di dire si avvicina al testo che ha zuh& '. 72 Capitolo XLV — 'At Tigani. vieto ed una assoluta proibizione di navigare [da* suoi dominii] verso i lidi musulmani; ma ecco arenata su la costiera una delle navi che componeano Tarmata sua ; onde noi intendemmo da que* naviganti per filo e per segno le sue disposizioni e il favore com- partitoci da Dio, ch'ei sia lodato, quando scompigliò ed affrappò la [forza] adunata. Del resto, pria di ciò, noi non avevamo negletto i preparamenti e gli appresti che il caso richiedea, né l'aggiugnere eserciti ed eser- citi: ci eravamo rinforzati chiamando le tribù degli Arabi che ci prestano ubbidienza ; le quali vennero a turbe a turbe, a mo' della piena che cala incalzando e sparge d'ogni dove le onde. Essi intendeano a com- battere la guerra sacra con animo puro e con fermo proponimento di [cercare] i campi della morte, senza [accasciarsi per] mollezza, nò [evitarli per] codardia. Arrivate le malaugurate navi con la gente cui forza di destino consegnava al taglio de' brandi e trascinava ad annegare^ eicco che campò da morte, per [cor- rere] a morte. Sbarcarono a dieci miglia da 'Al Mah- dfah in un'isola che ò lì, tutta di sabbia immollata, tra la quale e la terraferma (1) è un passo dove si avvicinano le due rive e breve distanza corre tra le due spiagge: il qual passo è facile a trovare, ed agevolmente posson cavalieri e fanti passarlo a guado ed [anche] buttarvisi risoluti. Corse sopra i Cristiani una banda delle nostre milizie e degli Arabi nostri ausiliari uni- tisi a quelle, e dispensò largamente ai nemici di Dio 397 colpi di punta e di taglio: riempi gli animi loro di ter- rore e di spavento. Vista la mala parata, fecero venire (1) n ms. ha , che non sarebbe stato sopporta- bile in italiano. (3) Corano XXXITT, 9, nel qual verso si allude a' casi deU'esercito dei Coreisdti che assediò Maometto in Medina. (4) Così parmi da correggere il testo che fa: M a y m ù n M uham- mad 'ibn Maymùn. Gf. 8t. dei Mus., IH, 878, nota. * Capitolo XLV — ' A t T i g à n Ì. 75 sopra, il quale die il guasto [ ad alcuni paesi ] nei dominii di Ruggiero; fecevi uccisioni e ne riportò al suo paese delle donne in cattività. Ogni volta che un'ar- mata di ponente infestava i paesi di Ruggiero, questi attribuiva [l'insulto] ad 'Al Hasan : ond'or fece fermo proponimento di portare [nuovamente] la guerra in 'Al Mahdìah. E mentre in apparenza componeva una pace con 'Al Hasan, covava nell'animo i modi di metterlo nel sacco ed arrivare al proprio scopo. Or [ardendo] la discordia tra 'Al Hasan e il suo con- giunto (1) Yahyà 'ibn 'al'^Aziz 'ibn Bàdis 'ibn 'al Mansùr 'ibn 'Alannàs 'ibn Hammàd, principe di Bugia, ed essendo le cose venute a tale che Yahyà in questo tempo mandò all'assedio di 'Al Mahdìah, per mare un'armata e per terra un esercito, sotto il comando di Mutarrif 'ibn ^Ali 'ibn Ham- dùn, il giureconsulto, questi incominciò l'assedio per mare e per terra, e pose il campo fuor le mura di Zawilah. 'Al Hasan allora chiese aiuti a Ruggiero, il quale gli mandò un'armata; onde Mutarrif levò in firetta l'assedio. Ruggiero teneva in 'Al Mahdiah delle spie, le quali gli scrissero essere in quel porto delle navi che aveano compiuti i carichi loro; per- tanto il re comandava a 6irg!r (Giorgio d'Antiochia), capitano dell'armata ausiliare inviata ad 'Al Mahdiah, di assalire improvvisamente quelle navi e prenderle. Gioito se ne impadroni a tradimento e recolle in Si- (1) n testo dice zio, saltando il vocabolo ^ibn che avrebbe portato al significato di « cugino » , ossia in generale « congiunto » . In&tti eiiDO entrambi alla settima generazione dal ceppo comune Buluggin 'ibn Ziri. 76 Capitolo XLV — 'A t T i g a n i. cilia. Poscia, fatto inaspettato insulto nel porto di 'Al 399Mahdiah, vi predò una nave che 'Al Hasan aveva allestita e caricatovi preziosi doni da re, per mandarla ad 'Al Hàfiz, il principe fatemita dell'Egitto; la qual nave si appellava Nusf'ad dunià (Mezzo mondo). D'allora in poi il maledetto [Ruggiero] non ristette dal mandare [su le costiere dell'Affrica propria] le sue armate, capitanate sempre dal detto Giorgio; il quale conosceva 'Al Mahdiah dentro e fuori. E cosi [Rug- giero] indeboliva continuamente 'Al Hasan, finché entrato l'anno cinquecenquarantatrè, quand'egli men se l'aspettava, all'alba del lunedi due del mese di safar (22 giugno 1148) si vide comparire Giorgio con trecento legni dei Franchi. Gittò l'ancora lungi d' 'Al Mahdiah, perchè il vento gli impediva di en- trar nel porto, e mandò ad 'Al Hasan un messag- gio, per tenerlo a bada, dicendo che veniva a chie- dere un esercito ausiliare per menarlo seco a Gabes e dare il governo di questa città ad 'Ibn Raéid. Noi abbiam fatta menzione di costui nei precedenti [fogli] di questa nostra compilazione ed abbiamo spiegata la cagione per la quale egli era andato via da Ga- bes (1). 'Al Hasan si accorse dell'inganno, e che Giorgio volea guadagnar tempo , finché il vento lo fa- vorisse ad entrare nel porto. [Comprese inoltre] che costui non era venuto senza avere notizia certa che 'Al Mahdiah fosse sprovveduta di soldati, percagion della carestia che regnava allora nell'Affrica [propria]; (1) Sì vegga il § 7 del presente capitolo, e il Gap. XXXV Del nostro Tol. I, 471, dove è dato il nome proprio di questo pretendente oltre il casato. Capitolo XLV — 'At Tigànì. 77 ond'erano diradate le milìzie di 'Al Hasan e n'eran morti tutti i cavalli; oltreché quel pò* che rimaneva delle genti eira andato a far guerra ad 'Ibn ^uràsàn (oocupatore di Tunis), per aiutare Muhriz 'ibn Zi&d 'al Fàdi^i, principe di 'Al Mu^allaqah (ro- vine di Cartagine). Deliberossi dunque 'Al Hasan a consegnare 'Al Mahdiah ai Cristiani. Comandò im- mediatamente di montare a cavallo per andar via: egli stesso usci dal castello con quanti della famiglia pote- rono accompagnarlo, coi suoi figliuoli e col suo seguito: e gli tenner dietro i principali cittadini, fuggendo e portando seco, come poteano, le famiglie e i figliuoli. Accadde a costoro nella precipitosa fuga ciò che non avean potuto mai figurarsi. 'Ibn Saddàd riferisce queste parole dette da 'Al Hasan mentr'ei partiva da 'Al Mahdiah. « Più che il mio regno [diss'egli] < e che la mia reggia ho a cuor di salvare i Musul- < mani dalle uccisioni e dalla prigionia » . L'armata, 400 per cagion del vento che le togliea di approdare ai paese, restò fuori per sette ore dal momento ch'era arrivata. Poscia, cascato il vento, entrò e, trovata sgombra 'Al Mahdiah, se ne impadroni, senza che alcuno le resistesse. Giorgio trovò il castello di 'Al Hasan tal quale questi l'avea lasciato; che non avea portato via se non che le cose più leggere. Sbalordi al vedére i tesori principeschi serbati in quel castello; de' quali s'impossessò e comandò poscia di bandire r'amàn^ nelle due 'Al Mahdiah ('Al Mahdiah e Zawilah). Fé' cessare il saccheggio delle due città; ne fece uscire tutti ì Cristiani e li fece accampare nello spazio che dividea l'una dall'altra, in lor tende e padiglioni. Chi rimase in 'Al Mahdiah si trovò molto meglio di chi n'era uscito ; perocché i fuggenti f * 78 Capitolo XLV — 'A t T i g a n i. avean durati tanti travagli e tal penuria d'acqua, che la più parte peri. Giorgio intanto mandava gente a rintracciarli e lor iacea significare 1* 'amàn da cava- lieri spediti a posta. Ritornati allora in città» Giorgio lor fece distribuire in credito del danaro e delle vit- tuagUe. Cosi vennero in miglior condizione e si ras- sicurarono a rimanere in 'Al Mahdiah, vedendo la giustizia dei Cristiani ; e cosi la città fu egregiamente ristorata. In questo mezzo 'Al Hasan 'ibn ^Ali andò a trovare l'esercito ch'egli avea spedito, siccome ab- biam già detto, in soccorso di Muhriz 'ibn Ziàd. Muhriz l'accolse cordialmente; gli fece onore e gli die' stanza presso dì lui: ed 'Al Hasan stettevi al- cuni mesi; mal volentieri però, perch'ei vedeva il tedio negli occhi di Muhriz; onde amò meglio di por- tarsi in Egitto, dove regnava in quel tempo (U califo fatimita) 'Al Hàfiz ^Abd 'alMa^ìd 'ibn Muham- mad 'ibn 'al Mustansir 'ibn 'az Zàhir 'ibn 'al Hàkim 'ibn 'al ^Aziz 'ibn 'al Mu^izz 'ibn 'al Mansùr 'ibn 'al Qàjm 'ibn 'al Mahdi, a nome del quale 'Al Hàfiz facessi allora la pubblica pre- ghiera nei dominii di 'Al Hasan. Comperò dunque una nave in Tunis ed apparecchioUa al viaggio; ma Giorgio, risaputolo, ordinò che venti legni [dell'armata] aspettasser la nave e quand'olia salpava le desser la caccia. Di che informato 'Al Hasan desistè dal viaggio in Egitto e pensò ad andar [piuttosto] a trovare nel M a- grib il califo [almohade] ^Abd 'al Mùmin 'ibn ^Ali. 401 ^Al Hasan rimase in Marocco fino al ritorno di ^Abd 'al Mùmin, sollecitandolo continuamente a muovere contro l'Affrica [propria] e spronandolo a riscattare 'Al Mahdìah dalle mani dei Cristiani; sì che alla fine ^Abd 'al Mùmin marciò a quella volta, Capitolo XLV — 'A t T Ì g a n Ì. 79 l'anno cinquecento cinquantaquattro (23 genn. 1159 - 11 genn. 1160); conquistò Tunis, e messe termine alla dinastia dei Banù Huràsàn. Àrrìvando a Bu^a egli avea fatta la mostra dell'esercito, nel quale si erano noverati più di centomila cavalli e dei fanti tale mol- titudine che passa ogni computo, ecc. (1). § 13 (2). Dice 'Ibn éaddàd: indi ^Abd 'al Mù- min cavalcò alla volta di 'Al Mahdiah, dov'egli arrivò a sole alzato del mercoledì dodici del mese di rag ab (30 luglio 1159). Vi stavano a presidio dei fi- gliuoli di re Franchi, coi loro più prodi guerrieri ; ed aveano già sgombrata Zawilah. Pose dunque ^Abd 'al Mùmin in questa gli alloggiamenti, e [subito] fu piena della gente di corte e de* venditori di derrate, si che divenne lo stesso giorno popolosa città. L'eser- cito si messe ad oppugnare 'Al Mahdiah sotto il co- mando dell' 'Im&m (pontefice, ossia ^Abd 'al Mùmin) ma senza alcun prò': tanto forte era la città, e si stretto il terreno sul quale si potea combattere; poiché il mare circonda la città d'ogni intorno. I Franchi con [frequenti sortite] assalivano improvvisamente le estremità del campo musulmano; onde ^Abd 'al Mù- min fece alzare un muro tra il campo e la città, per impedire le sortite. Egli, montato in un de' suoi legni insieme con 'Al Hasan 'ibn ^Alì, quel desso ch'era stato scacciato da 'Al Mahdiah, ne fece tutto il giro dalla parte di mare: e rimase attonito, e si convinse che la non si potesse espugnare per battaglia, né avere (1) Contìnaa a descrirere le Ticende di 'Al Hasan e del prìncipe dì Bugia, e ripiglia col paragrafo seguente. (2) J5, fog. 141 recto. '80 Capitolo XLV — 'A t T i g & n i. altrimenti che per lungo assedio e spossamento [del presidio]. Continuò l'assedio per sei mesi; [nel qual tempo] ^Abd 'al Mùmin disse ad 'Al Ha san: « qual « [forza dunque] ti strappò dalle mani un fortalizio « come questo? » Egli rispose : « Mi fu tolto perchè 402 < l'ora era suonata e perch'io non poteami fidar di « nessuno >. Tu dici il vero, replicò ^Abd 'al Mu- min e lodò molto quelle parole di 'Al Hasan, ch'era ben noto per arguto parlare. Il tiranno di Sicilia mandò ad 'Al Mahdiah un'armata di cencinquanta navi 9 senza contar le tende. [ La quale come fu in vista] y il capitano dell'armata di ^Abd 'al Mù- min si appresentò al principe, dicendo: 4c Ecco l'ar- ac mata che arriva sparpagliata per la forza del tem- < porale ! Permetti che le usciamo all' incontro ! » Tacque ^Abd 'al Mùmin. Approfittando del suo si- lenzio, [i marinai] corsero ai legni, li riempirono delle munizioni ch'eran d'uopo e salparono : gli eserciti mu- sulmani si schierarono sul lido. Dice il narratore: «Io « era presente; *^Abd 'al Mùmin piangeva: prostrato < a terra diceva, o Sommo Iddio, non fiaccar tu i « sostegni dell' 'isiàm! > Quando l'armata nemica fu vicina all'arsenale, usci da 'Al Mahdiah un legno per incontrarla. In questo 'Ibn Maymùn (ammiraglio di ^Abd 'al Mùmin) gli corse addosso per prenderlo; che già alcune navi dei Franchi avean calate le vele per entrare nel porto (1). Ma l'armata musulmana pre- corse a quella dei Cristiani ; le impedi l'entrata e le prese otto legni: il rimanente si volse in fuga. ^Abd (1) Va cancellato nel testo, come sbaglio del copista, il vocabolo fa'ahragahu che segae qui immediatamente. Capitolo XLV — 'At Tìgànì. 81 'al Mùmin, prostrato a terra, rese grazie al Sommo Iddio; distribuì dodici mila dinar mùmini (1) a quei che aveano combattuto nell'armata. [Dopo questa vit- toria] il presidio di 'Al Mahdiah non isperò altri aiuti. Negli ultimi di (}ù 'al higgah (prima decade di genn. 1160), dieci cavalieri scesero dalla fortezza; ap- presentatisi ad ^A b d 'a 1 M ù m i n gli chiesero per tutto il presidio sicurtà della vita e dell'avere e che lor fosse lecito di uscire dalla fortezza, perchè avean consu- mati i viveri. [Il califo] lor propose di farsi musul- mani; al che risposero non siam venuti per questo; ma per chiederti un atto magnanimo. Tornarono più volte nei giorni seguenti, dicendogli: «Che è 'Al Mah- diah e il suo presidio Franco in confronto del tuo vasto impero e della tua grande possanza ! Se tu usi con noi benignamente, saremo schiavi tuoi nei nostri paesi !> ^Abd 'al Mùmin mosso dal loro nobile aspetto ed onesto parlare, lor concesse quanto chiedeano e li rimandò, con navi a posta, al loro paese. Ma correa l'inverno: arrivati presso la Sicilia, si levò una tem-403 pesta che ne fece perire la più parte. ^Abd 'al Mù- min, avuta 'Al Mahdiah vi ristorò [i riti] dell'isla- mismo il di della festa di ^àsùrà' l'anno cinquanta cinque (21 gennaio 1160). (1) Ossia del conio di *Abd 'al Mùmin, in daaoun de' quali il metallo vale circa 17 lire del nostro conto. Il CAPITOLO XLVI. Dair 'Ài 'Ànis 'al mutarrib ecc. (L'amico che canta nei cartacei giardini le geste dei re del Magrib e la cronica della città di Fez), detto comunemente il Qartàs, opera di 'Ibn 'ahi Zur^ 'al Fasi (da Fez), o, come altri vuole, di Sàlih 'ibn ^Abd 'al Halim 'al Garnàti (da Granata) (1). § 1. Anno cinquecencinquantatrè (2 febbraio 1158 -22 gennaio 1159). Segui quest'anno la spedizione di 'Al Mahdiah e il conquisto e liberazione di questa città, dalle mani dei Rum che se n'erano impadroniti. Il medesimo anno fu conquistata tutta l'Affrica [propria]. 'Al Mah- diah, prima che l'occupassero i Rum, apparteneva ad 'Al Hasan 'ibn ^Alì 'ibn Yahyà 'ibn Tamìm 'ibn 'AÌ Mu4zz 'ibn Bàdis, Ugnale 'Al Hasan aveala ereditata dal suo padre e dai suoi maggiori. Il nemico Rumi, principe di Sicilia, assediò questa città, e tanto la strinse che se ne impadroni con la spada (1) Dal testo che pubblicò il prof. Tornberg sotto il titolo di An- nales Begum Mauritaniae etc. Upsal, 1843, in-4, pag. 128. Si vegga il proemio del traduttore pag. ni, su la variante del titolo e le di- verse, interpretazioni che se n'è fatte. Capitolo XLVI — 'Al 'Ani s. 83 aita mano, dopo l'anno cinquecenquaranta (24 giugno 1145 - 12 giugno 1146). Donde il suddetto 'Al Hasan 'ibn ^Alì rifuggissi in Algeri, e vi fece stanza, finché, venuto in quella città ^Abd 'al Mùmin con gli eser- citi degli Almohadi, 'Al Hasan 'ibn ^Ali gli andò allo incontro ; gli prestò giuramento di fedeltà, e ^Abd 'al Mùmin imparentossi con lui e lo condusse a Ma- rocco; dov'ei rimase appo ^Abd 'al Mùmin inflno al detto anno cinquantatrè. Allora ^Abd 'al Mùmin mosse verso levante per portar guerra ad 'Al Ma fa- di ah. Arrivato a questa città, assedioUa per terra e per mare e stette a combatterla, finch*ei la tolse dalle mani dei Rum, Tanno cinquecento cinquantacinque (12 genn. -30 die. 1160). Dice 'Al Burnùsi: dice 404 'IbnGanùn che il Comandator dei Credenti mosse da Marocco, sua capitale, all'impresa di 'AlMahdiah nella prima decade del mese di sawàl dell'anno cin- quantatrè (26 ott. -5 nov. 1158) ecc. (1). 'Abd 'al Mùmin, rimontato a cavallo ed arrivato ad 'Al Ma fa- di ah, assediò per mare e per terra i Rum che la te- neano; drizzò contro la città i mangani e le r a ^ à d ah (2) à dalla pstrte di terra che da quella del mare ; non cessò di farla combattere né notte né dì, ordinando che s'avvicendassero a guerreggiare le varie tribù degli Almohadi ; ed alfine espugnoUa ed uccisevi (1) Segue il conquisto di varii paesi d'Affrica; indi il cronista ripi- glia a pag. 129. (2) Ba^àdah (la tonante), metatesi di 'arràdah, è nome di macchina da guerra, diversa senza dubbio dal mangano, e forse più piccola, ma usata allo stesso effetto di scagliare sassi o materie incen- diarie. 84 Capitolo XLVI — 'A 1 'A n ì s. grande numero di Cristiani , ecc. (1). Dicesi che ^Abd 'al Mùmin abbia espugnata 'Al Mahdiah e se ne sia insignorito il giorno della festa di ^àsùrà dell'anno cinquecento cinquantacinque (21 genn. 1160). A. 6 § 2 (2). Il Comandator dei Credenti Ya^qùb 'ibn Yusuf 'ibn ^Abd 'al Mùmin, entrato in Siviglia il primo giorno di safar dell'anno cinquecentonovan- tatrè (24 die. 1196), prese ad ultimare l'ediflzio della moschea gàmi^ ed a fabbricarne il minaretto. Per co- mando di lui furono lavorati i pomi [da infilzare l'uno sopra l'altro in cima del minaretto], i quali [riuscirono] di mole maravigliosa, che mai se n'era visti sì grandi. Se non che, quel che dovea andare nel centro non potè pas- sare per la porta del muwaddin (3), talché convenne tagliare il marmo [degli stipiti] nella parte inferiore. La sbarra di ferro che reggea quei pomi pesò quaranta rub*^ (4). L'artefice che fabbricò questi pomi e li sol- levò sino alla cima del minaretto fuilmu^allim (pro- fessore) 'Abù 'al Layt il siciliano. Alla doratura dei pomi furono adoperati cento mila dinar di metallo. (1) Pag. 130 del testo. (2) Pag. 151 del testo. Y. Bìbl Appendice, pag. 6. (3) La porticina per la quale il muezzin, come scrivono comune- mente gli Europei, esce su la loggia ad annunziar le preghiere. (4) Significa e una quarta parte » . Il rubbio è stato nome di pesi e di misure anche presso di noi. Quello di cui qui si tratta par che tomi a 400 grammi. CAPITOLO XLVII. Dal Kitàb 'al muhtàsir ecc. (Compendio degli av-404 venimenti del genere umano) dello 'Al Malik 'al Muwayad ^Imàd 'ad din (il re aiutato da Dio, colonna della fede) 'Isma^il 'ibn *^Alì, principe di Hamàh, conosciuto sotto il nome di 'Abu 'al Fadà' (1). Anno 224 (23 nov. 838 — 11 nov. 839). Quest'anno i Musulmani conquistarono molti luoghi dell'isola di Sicilia, essendone emiro Muhammad 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn 'al 'Aglab; il quale sedea nella città di Palermo ,• e senza muover da quella , spediva gli eserciti e le gualdane , che pren deano i paesi e facean preda. Egli governò la Sicilia per di- ciannove anni e mori nel rag ab del dugento trenta- sette (29 die. 851 - 27 genn. 852), come noi racconte- remo, a Dio piacendo. Anno 237 (5 luglio 851 - 22 giugno 852). 405 Mori quest'anno Muhaminad 'ibn ^Abd 'Allah (1) Aj Ahulphedae Annaìes Mxtsìemici, edizione di Adler; B, cod. di Parìgi, Supph ar,, 748; C, cod. di Parigi, Suppl ar., 750, la più parte autografo ; D, edizione di Costantinopoli, 1286 (1870). 86 Capitolo XLVII — Abulfeda. principe (1) di Sicilia e in sua vece prese il governo dell'isola 'Al ^Abbàs 'ibn 'al Fadl 'ibn Ya^qùb 'ibn Fazàrah (2). Questi riportò splendide vittorie ed espugnò Castrogiovanni, ch'era la sede del re in Si- cilia. Prima di quella città il re soggiornava in Siracusa; ma quando i Musulmani occuparono parte dell'isola, la sede fu tramutata in Castrogiovanni, come in città [assai] forte. 'Al ^Abbàs espugnò questa città l'anno suddetto, il giovedì quindici di éawàl (10 aprile 852) ed acconciovvi immediatamente una moschea ; rizzowi un pulpito ; e fecevi il sermone e la preghiera pubblica del venerdì. Anno 247 (17 marzo 861 - 6 marzo 862). Quest'anno, venuto a morte 'Al ^Abbàs, prìncipe della Sicilia, i Musulmani [dell'isola] rifecero wàliii suo figliuolo ^Abd 'Allah. Venne poscia dall'Affrica con ufizio di emiro di Sicilia Ha fa g ah 'ibn Sufiàn; il quale guerreggiò e fece conquisti nell'isola, ma un uomo del suo esercito , assa^tolo improvvisamente , l'uccise e si rifuggì presso i Politeisti. Morto Ha- fàgah i Musulmani [dell'isola] preposero al governo il suo figliuolo Muhammad; il quale fu confermato nell'ufizio di wàli da Muhammad 'ibn 'Ahmad 'ibn 'al 'Aglab, principe dì 'Al Qayrawàn. Il quale Muhammad 'ibn Hafàgah rimase emir di Sicilia fino all'anno dugento cinquantasette (29 nov. 870 - 17 nov. 871), quando lo uccisero alcuni eunuchi suoi schiavi e dettersi alla fuga; ma furon presi e messi a morte, come noi racconteremo, a Dio piacendo. (1) C ha, € emiro > . (2) A, Nizàrah. Capitolo XLVH — Abulfeda. 87 Anno 255 (20 die. 868 - 8 die. 869). Quest'anno morì Ha fa g ah 'ibn Sufiàn emir di Sicilia; al quale suecedette il suo figliuolo Mu h ani- ma d. Anno 257 (29 nov. 870 - 17 nov. 871). 406 Quest'anno Mubammad 'ibn IBafàgah, emir di Sicilia, fu ucciso dai suoi servi, siccome si è detto di sopra nella rubrìca dell'anno dugento quarantasette, e Mubammad 'ibn 'Ahmad l'aglabita, principe del- l'Affirica [propria] prepose alla Sicilia 'Ahmad 'ibn Ya^qùb. Anno 261 (16 ott. 874 - 5 ott. 875). Quest'anno del mese di gumàdà prìmo (11 febb. - 12 marzo 875) venne a morte Mubammad 'ibn 'Abmad 'ibn Mubammad 'ibn 'Ibrabim 'ibn 'al 'Agi ab, prìncipe deirAflfrica [propria], dopo un regno di dieci anni, cinque mesi e mezzo. Gli successe il fratello 'Ibrabim 'ibn 'Ahmad 'ibn Mubam- mad; il quale, passato, [gran] tempo appresso, in Si- cilia, vi riportò splendide vìttorìe e fortemente combatto per la causa di Dio. 'Ibrabim mori di dissenterìa il sabato diciannove di d ù 'al q a ^d ab dell'anno dugento ottantanove (25 ott. 902) in Sicilia, cbe Dio abbia mi- sericordia di lui: e cbiuso in un fèretro il suo cadavere fu portato in Affrìca e seppellito in 'Al Qayrawàn. Egli avea governato venticinque anni: fu uomo di grande ingegno e spese tutto il suo avere in limosino. Anno 267 (12 agosto 880 - 31 luglio 881). Quest'anno resse la Sicilia 'Al Hasan 'ibn 'al ^Abbàs, il quale spedi le gualdane per ogni luogo. 88 Capitolo XLVII — Abulfeda. Anno 296 (30 sett. 908 - 19 seti. 909). Ed egli (^Ubayd 'Allah 'al Mahdi) giunse in Raqqàdah nel mese di rabì^ secondo dell'anno dugento novantasette (18 die. 909 - 15 genn. 910) ed istituì i diwani ; riscosse le pubbliche entrate ; e mandò degli ^àmil in tutti i paesi del Magrib. Egli pre- pose all'isola di Sicilia 'Al Hasan 'ibn 'Ahmad 'ibn 'abi Hinzìr. 407 Anno 323 (11 die. 934 - 29 nov. 935). Conquisto di Genova e d'altre città. Quest'anno il [califo] fatimita 'Al Qàym, principe del Magrib, mandò dall'Affrica [propria] un esercito su le navi. I Musulmani conquistarono la città di Genova; combatterono coi Sardi; e ritornarono sani e salvi. Anno 325 (19 nov. 936 - 7 nov. 937). Il detto anno 1' ^àmil di Sicilia si comportò malamente e commesse de' soprusi. Quest' ^àmil [che reggea l'i- sola] a nome di 'Al Qàym, il [califo] fatimita, si chia- mava Sali m 'ibn Ràsid. SoUevossi contro di lui Gir- genti, città di Sicilia; di che avvertito 'Al Qàym per lettere, mandò a Sàlim un esercito, che assediò Gir- genti. I cui cittadini chiesero aiuto al re di Costanti- nopoli, che li soccorse; e cosi l'assedio durò fino al- l'anno ventinove (6 ott. 940 - 25 sett. 941). Allora alcuni cittadini andaron via ; gli altri si arresero con r 'a m à n : e poi i principali furono catturati ; messi in una nave per menarli in Affrica ad 'Al Qàym; ma quando si trovarono in alto mare, il capitano del- l'esercito di 'Al Qàym fece bucar la nave loro, si che tutti annegarono. Capitolo XLVn — Abulfeda. 89 Anno 336 (1) (23 luglio 947 - 10 luglio 948). Quest'anno il [califo] fatimita 'Al Man sur investi dell'ufizio di wàli nell'isola di Sicilia 'Al Hasan 'ibn ^Ali 'ibn 'abi 'al Husayn, 'al Kalbi. Estratto dalla cronica dell'isola di Sicilia pel medesimo autore della cronica di 'Al Qayrawàn. 'Al Hasan guerreggiò, continuamente vittorioso, nell'isola di Si- cilia infino alla morte di 'Al Mansùr. Succeduto a questi 'Al Mu^izz, il detto 'Al Hasan sostituì nel governo di Sicilia il proprio figliuolo 'Abù 'al Hu- sayn 'Ahmad 'ibn 'al Hasan. Aveva 'Al Ha- san 'ibn ^Ali governata la Sicilia per cinque anni e due mesi all'ìncirca. Egli parti di Sicilia per l'Af- frica l'anno trecenquarantadue (18 maggio 953 - 6 maggio 954): ed appena arrivato, 'Al Mu4zz mandò 408 il diploma di wàli della Sicilia al detto figliuolo di lui 'Ahmad 'ibn 'al Hasan, confermandolo nel- l'ufizio. L'anno trecenquarantasette (25 marzo 958 - 13 marzo 959) 'Ahmad 'ibn 'al Hasan pertossi in Af- frica appo 'Al M u ^ i z z , accompagnato da trenta degli ottimati dell'isola; i quali prestarono giuramento di fedeltà ad 'Al Mu4zz, ed eglilor dispensò le cappe di (1) Qaesto paragrafo è aggiunto di propria mano dell'autore nel cod. parigino fog. 154 recto. Ma alcune parole sono tagliate fuori con Testremità della carta. L'autore dello squarcio che Abulfeda inserì in questo luogo dopo il primo dettato dei suoi Annali, è *Abd 'al *Aziz 'ibn Saddàd. V. la Tavola dei Capitoli nel nostro voi. I, pag. LTi. A fin di mostrare più distinto lo squarcio che Abulfeda qui dà, non sappiam se trascritto o compendiato, scriveremo gli anni in let- tere e li porremo senza spazii. Bicomincerà la solita scrittura in cifre col 344, quando Abulfeda, finita l'aggiunta che rìsguarda la Si- cilia, ripiglia la serie degli annali generali. 90 Capitolo XLVII — Abulfeda. gala e rimandò 'Àhmad alla sua sede in Sicilia. L'anno trecencinquantuno (9 febb* 962 - 29 genn. 963) l'emiro di Sicilia 'Ahmad ebbe lettere di 'Al Mu4zz, per le quali gli si ingiugnea di far il censi- mento dei bambini dell'isola, di farli circoncidere e di regalarli di vestimenta» lo stesso giorno in cui 'Al Mu^izz avrebbe solennizzata la circoncisione del pro- prio figliuolo. L'emiro 'Ahmad messe in lista quindici mila bambini e fé' compiere il rito, incominciando dal suo proprio figliuolo e dai suoi fratelli, alla nuova luna di rabì^ primo di quest'anno (9 aprile 962). Dopo [i congiunti dell'emiro] furono circoncisi quei dei nota- bili e della plebe e dispensate loro le cappe di gala, e inoltre centomila di rh a m e cinquanta some di [varii] regali che 'Al Mu^izz avea mandati per dispensarli a que' giovanetti. L'anno trecencinquantadue (30 genn. 963 - 18 genn. 964) l'emiro 'Ahmad mandò ad 'Al Mu4zz, dopo la espugnazione di Taormina, i cattivi presi in quella città, i quali sommavano a più di settemila settecensettanta. L'anno trecencinquantatrè (19 genn. 964 - 6 genn. 965) 'Al MuSzz allestì una possente armata, della quale fé' capitano 'Al Hasan 'ibn ^Alì 'ibn 'abì 'al Husayn, padre dell'emiro 'Ahmad. Arrivato questi in Sicilia, dove s'erano adunate le forze dei Rum, fu combattuta una fiera battaglia; nella quale Iddio die la vittoria ai Musulmani, e caddervi più di dieci mila Infedeli. I Musulmani fecero preda delle loro ricchezze e delle armi; tra le quali una spada che portava, incisa (1), la seguente iscrizione : < Questa (1) M a n q ù s. Può significare anche e dipinta » , ossia scritta in oro 0 in qualunque altro modo. Capitolo XLVII — Abulfeda. 91 € è spada indiana; pesa censettanta mitqàl e molto < essa ha ferito dinanzi il profeta di Dio ». 'Ài Ba- san 'ibn ^Ali mandò ad 'Ài Ma 4zz questa spada con gran numero di prigioni e d*armi. Riportata la 409 vittoria, 'ÀI Hasan andò al suo castello (1) nella [ca- pitale] di Sicilia ; dove ammalossi e poi mori nel mese di dù 'al qa^dah del trecento cinquantatrò (9 nov. ad 8 die. 964), allieta di (2) cinquantatrò anni. Negli ultimi giorni dell'anno trecencinquantotto (25 nov. 968 . 13 nov. 969) 'Ài Mu4zz richiamò di Si- cilia Temiro 'Àbmad; il quale partì dall'isola con la famiglia, la roba ed i figliuoli, dopo un governo di sedici anni e nove mesi. Lasciando l'isola, egli com- messe le sue veci a Ya^ié, liberto del suo padre 'ÀI Hasan 'ibn ^Àli. Ma arrivato 'Àhmad in Affrica, 'Ài Mu4zz mandò in Sicilia 'Àbù 'al Qàsim ^Àli 'ibn 'al Hasan 'ibn ^Àlì, fratello del suddetto emiro 'Àhmad, commettendogli l'uflzio di wàli del- l'isola in sostituzione al fratello. Arrivò questo 'Àbù 'al Q&sim in Sicilia il quindici di éa^bàn dell'anno cinquantanove (23 giugno 970). Nello [stesso] anno trecencinquantanove (14 nov. 969- 3 nov. 970) 'Ài Mu4zz die all'emiro 'Àhmad il comando dell'armata che andava in Egitto; ma arri- vato ch'ei fu a Tripoli [di Barbarla] 'Àhmad 'ibn 'al Hasan ammalossi e mori in quella città. L'anno trecensessanta (4 nov. 970 - 23 ott. 971) 'ÀI MuMzz mandava ad 'Àbù 'al Qàsim il diploma di (1) Dì qui alla nota segaente manca lo scrìtto nel codice parìgino. (2) Ripiglia il detto codice. 92 Capitolo XLVII — Abulfeda. investitura dell'ufizio di wàli in Sicilia e le condo- glianze per la morte del suo fratello 'Ahrnad. L'anno trecensessantasei (30 agosto 976 - 18 agosto 977) remiro 'Abù 'al Qàsim ^Ali, movendo alla guerra, passò nella Terra grande (la terraferma dl- talia) e posto il campo in un luogo che si chiamava 'Al 'Ab rag ah (1), accortosi che l'esercito avesse rac- colto troppo numero di bestiame bovino e pecorino, biasimò fortemente i suoi d'essersi aggravati d'impe- dimenti , in guisa da non poter più guerreggiare. Ond'egli fece scannar tutti quegli animali e spargerli qua e là: e ne rimase a quel posto il nome di M a n à h 'a 1 baqar (la posata delle vacche) e cosila chiamano fin oggi (2). Le sue genti fecero correrie da tutte le parti in Terraferma ; dettero il guasto ad alcune città e indi 410 'Abù 'al Qasim fece ritorno in Sicilia, vittorioso e trionfante. 'Abù 'al Qàsim continuò a guerreggiare fino all'anno trecensettantadue (26 giugno 982 - 14 giugno 983), quando combattè contro i Franchi la bat- taglia, nella quale egli incontrò il martirio: e però lo si ricorda col nome di martire. Egli fu ucciso nel mese di muharram dell'anno suddetto (26 giugno a 25 luglio 982), dopo avere governata la Sicilia da wàli per dodici anni, cinque mesi ed alcuni giorni. Dopo il martirio di 'Abù 'al Qàsim, il suo figliuolo Gàbir prese il governo senza investitura del califo. Questo Gàbir si comportò male. (1) V. 'Ibn 'al 'Athir ad ann. nel nostro Gap. XXXV, pag. 432 del 1* voi. dove si accenna aUe regioni nelle quaU seguirono le scor- rerie, ma non si danno i nomi qui citati. (2) Id. Il « fin oggi > si riferisce alla età dell' autore citato da Abulfeda e così tornerebbe al XII secolo. Capitolo XLVII — Abulfeda. 93 L'anno trecensettantatrè (15 giugno 983 - 3 giugno 984) giunse in Sicilia con ufizio di emiro del paese a nome di 'Al ^Azìz califo d'Egitto, Ga^far 'ibn Mu- hammaft 'ibn 'al Hasan 'ibn ^Alì 'ibn 'abi 'al Husayn; il che forte rincrebbe a Gàbir. Questo Ga^far era molto intimo col califo 'Al ^Aziz; onde il vizir del califo per nome 'Ibn Killis (1), forte in- gelosito di lui, consigliò al califo, quando si seppe il martirio di 'Abù 'al Qàsim, di farlo wàli in Si- cilia. 'Al ^Aziz dunque mandovvelo con quell'ufizio, ed egli andò mal volentieri e rimase in Sicilia infino alla sua morte, che segui Tanno trecensettantacinque (24 maggio 985 - 12 maggio 986). Successegli il fratello *Abd 'Allah 'ibn Muhammad 'ibn 'al Hasan 'ibn ^Alì 'ibn 'abi 'al Husayn; il quale rimase in ufizio fino all'anno trecensettantanove (11 aprile 989 - 30 marzo 990), nel quale ei mori e fu surrogato dal suo figliuolo 'Abù 'al Futùh Yùsuf 'ibn ^Abd 'Allah. Tenne questi egregia condotta nell'ufizio di wàli fino alla morte di 'Al ^Aziz califo dell'Egitto. Esaltato [al califato] 'Al Hàkim, questi commise l'u- fizio di vizir al cugino di Yùsuf per nome Hasan 'ibn ^Ammàr 'ibn ^Ali 'ibn 'abì 'al Husayn; talché fu allo stesso tempo questi visir in Egitto e il j^uo cugino Yùsuf emiro in Sicilia. L'anno trecento ottantotto (3 genn. - 22 die. 998), 411 'Abù 'al Futùh Yùsuf 'ibn ^Abd 'Allah fu colto di emiplegia ; ond'ei rimase paralitico del lato sinistro, e, vivendo egli ancora, l'ufizio di wàli fu preso dal fi- (1) Si vegga su questo personaggio la Hehraische Bibliographie^ N. 47, 48 (anno 1865, pag. 118 e segg. e 140 e segg.). 94 Capitolo XLVII — Abulfeda. gliuolo óa^far 'ibn Yùsuf; al quale [il califo] 'Al Hàk i m mandò il diploma di \và 1 i col titolo onorifico di T à g 'ad d a w 1 ah (Corona dell'impero). A capo di qualche tempo, avendo Ga^far fatte novità a danno dei Sici- liani, questi gli disdissero l'ubbidienza e l'assediarono nel castello. Allora uscinne in lettiga il suo padre Yù- suf paralitico [per parlare] ai sollevati e si li rattenne ; lor promesse di dar lo scambio a Ga^f ar: e difatti lo depose e gli sostituì il fratello 'Ahmad 'ibn Yùsuf [soprannominato] 'Al 'A k hai, [e intitolato] Tàyìd 'ad dawlah (Sostegno dell'impero). La deposizione di Ga^far e lo scambio in persona di 'Al 'Akhal seguirono nel mese di 'al m u h a r r a m , del quat- trocentodieci (9 maggio a 7 giugno 1019). 'Al 'Akhal rimase al governo finché, sollevatisi contro di lui i Si- ciliani, l'uccisero l'anno quattrocentoventisette (5 no- vembre 1035 - 24 ottobre 1036). Dopo questo avve- nimento i Siciliani rifecero wàli un fratello di 'Al 'Akhal per nome 'Al Hasan [intitolato] Simsàm 'ad dawlah (Brando dell'impero) (1). Al tempo di costui seguiron discordie tra i Siciliani, e [varii] ri- belli occuparono l'isola, finch'essa non venne in potere dei Franchi, come per noi si racconterà, se piaccia al Sommo Iddio. Anno 344 (27 aprile 955-14 aprile 956). Racconto di ciò che seguì in quest'anno tra [il ca- lifo] fatimita 'Al MuMzz e [il califo] omeiade ^Abd 'ar Rahmàn, principe della Spagna. (1) Qui finisce lo squarcio della cronica di Sicilia. L'annalista ritornando indietro, comincia a seguir molto da presso 'Ibn 'al 'Atir. Capitolo XLVII — Abulfeda. 95 Quest'anno ^Abd 'ar Rahmàn, l'omeiade, [intito- lato] 'Àn Nàsir fece costruire una nave si grande che simile non n*era stata mai fatta; con la quale ei mandò varie merci , per venderle nei paesi di levante e ri- portarne delle altre. La quale avendo incontrata una nave che recava un ambasciatore spedito di Sicilia con lettere al [califo] fatimita 'Al Mu^izz, gli Spa- gnuoli piratescamente assaliron questa nave e preseme gli uomini ed ogni cosa. Risapendo ciò 'Al M u 4 z z , mandava in Spagna un'armata , della quale dava il comando ad 'Al Hasap 'ibn ^Ali, suo ^àmil in Sicilia: e questi arrivato in Almeria, arse quanti legni ei trovò nel porto e prese quella medesima nave 412 grande ch'era ritornata già da Alessandria con ra- gazze cantatrici e con merci per ^Abd 'ar Rahmàn. I [soldati dell'] armata di 'Al MuMzz, sbarcati in Almeria, uccisero, depredarono e ritornarono sani e salvi in 'Al Mahdiah, Ed allora ^Abd 'ar Rah- man spedi un'armata nell'Affrica [propria]: dove arri- vati gli Spagnuoli, si trovarono di faccia gli eserciti di 'Al Mu^izz; e dopo un combattimento, se ne tor- narono in Spagna (1). Anno 351 (9 febbraio 962 - 29 gennaio 963). Quest'anno, nel mese di dù 'al qa^dah (P a 30 die. 962), gli eserciti musulmani, andati in Sicilia, pre- sero Taormina, ch'era delle più valide fortezze dell'i- sola e delle più moleste ai Musulmani. [La qual vit- toria fu riportata] dopo sette mesi e mezzo di assedio. (1) Si confronti con 'Ibn 'al 'A tir, Cap. XXXV a pag. 423 aeg. dei !• voi. 96 Capitolo XLVII — Abnlfeda. Dal nome poi del [califo] fatimita 'Al Mu 4 zz, Taor- mina fu allor chiamata 'ÀI M u ^ i z z i a h. Anno 361 (24 ott. 971-11 ott. 972). Dal racconto del viaggio del [califo] fatimita 'Al Mu^izz lidin '111 ah [quand'egli passò] in Egitto... Ed egli pose sopra la Sicilia 'Abù 'al Qàsim ^Ali 'ibn 'al Husay n 'ibn ^Alì 'ibn 'abi 'al Husayn. Anno 365 (10 sett. 975 - 29 agosto 976). Negli ultimi di quest'anno e nei primi del seguente 'Abù 'al Qàsim 'ibn 'al Hasan 'ibn ^Ali 'ibn 'abi 'al Husayn, emir di Sicilia, partendo [di Pa- lermo] per far guerra, prese la città di Messina; donde passò a Cosenza (1) e la espugnò, al par che la ròcca di Galwà (2) e sparse le gualdane nelle parti di Ca- labria. Egli fece prede e cattivi e prese altre ròcche in quella provincia. 413 Anno 484 (23 febb. 1091 - 11 febb. 1092). Come i Franchi s'impadronirono dell'isola di Sicilia. Si è già raccontato il conquisto [musulmano] della Sicilia e la successione dei wàli, che la ressero a nome de' Banù 'al 'Aglab (Aglabiti), e poi dei califi fatimiti. Or l'anno trecentottantotto (3 genn. - 22 die. 998), essendo emir di Sicilia, a nome di 'Al ^Aziz, califo d'Egitto, 'Abù 'al Futùh Yùsuf 'ibn 'Abd 'Allah 'ibnMuhammad 'ibn ('abi) 'al Husayn, (1) E.s.ntah. H codice C ha E.n.tah. (2) -4 e JB, H.lwa. È da leggere Celiar a. Si confronti, per questo nome, 'Ibn 'al 'A tir, nel nostro Cap. XXXV, pag. 431 del l'vol. Capitolo XLVII — Abulfeda. 97 questo Yùsuf fu colto di emiplegia, che lo rese inabile del lato sinistro; ond'egli commise le sue veci al proprio figliuolo Ga^far 'ibn Yùsuf. Continuò questi a reg- ger la Sicilia fino all'anno quattrocentodieci (9 magg. 1019-26 aprile 1020), quando i Siciliani, sollevatisi contro di lui, l'assediarono nel suo castello, per cagione del suo mal governo. Il suo padre, che vivea [ancorché paralitico], usci [portato] in lettiga [per parlare] ai Siciliani; i quali piansero al vederlo, lagnaronsi con esso lui del suo figliuolo óa^far, e gli chiesero di preporre al governo l'altro figliuolo 'Ahmad, so- prannominato 'Al 'Akhal. Yùsuf fé' quant'ei vol- lero. Indi inviò in Egitto il figliuolo Ga^far, e ap- presso parti egli medesimo; portando seco l'uno e l'altro molte ricchezze, poiché negli armenti di Yù- suf [novera vansi] quattordicimila giumente, oltre i muli ed altri animali. Per lungo tempo 'Al 'Akhal go- vernò bene la Sicilia, mandò delle gualdane nei paesi degli Infedeli: e gli ubbidirono tutte le ròcche ed i paesi della Sicilia tenuti dai Musulmani. Nata poscia una discordia tra 'Al 'Akhal e i Siciliani, alcuni di loro andarono in Afi'rica appo 'Al Mu4zz 'ibn Bàdis. E questi, l'anno quattrocentovenzette (5 nov. 1035-24 ottobre 1036), mandò in Sicilia un esercito capitanato dal suo figliuolo ^Abd 'Allah 'ibn 'al Mu^izz 'ibn Bàdis: il quale assediò 'Al 'Akhal nella 'Al Hàlisah (/a Kalsa). 'Al 'Akhal fu ucciso durante l'assedio. Ma venuto a noia ai Siciliani l'eser- cito di 'Al Mu4zz, lo combatterono; lo mossero in fuga insieme col [capitano] ^Abd 'Allah, figliuolo di 'Al Mu'^izz, e ne uccisero ottocento (1) uomini. (1) A, ha 300. II. 98 CAriTOLO XLVn — Abulfeda. Gli altri ritornarono su le navi in Afifrica. I Siciliani 414 [intanto] aveano preposto al governo un fratello di 'Al 'Akhal, per nome 'As Simsàm (1) 'ibn Yùsuf; onde nacquero gravi turbamenti nell'isola, e gli uomini più abbietti salirono al potere. Infine fu cacciato 'As Simsàm: qua e là ognuno si chiari independente in un paese. Ilqàyd ^Abd 'Allah 'ibn Mankùd si chiari independente in Mazara, Trapani ed altre città; il qàyd ^Ali 'ibn Ni^raah, soprannominato 'Ibn 'al Hawwàs (2) in Castrogiovanni, Girgenti ed altri paesi, ed 'Ibn 'at Timnah nelle città di Siracusa e di Catania. Venuti a contesa tra loro, 'Ibn 'atTimnah chiese aiuto ai Franchi che dimoravano nella città di Mileto; il re dei quali si chiamava Ruggiero. A costui 'Ibn 'at Timnah die in preda le sorti dei Musulmani. I Franchi, insieme con 'Ibn 'at Tininah, mossero Tanno quattrocenquarantaquattro (3 maggio 1052- 22 aprile 1053) contro i paesi tenuti dai Musulmani, e s'impadronirono di parecchi luoghi. Allora abban- donarono risola molti Siciliani dotti e virtuosi ; una parte dei quali andò in Afifrica appo 'Al Mu^izz 'ibn Bàdìs. Poscia i Franchi s'insignorirono della più parte dei paesi e castella della Sicilia ; che nes- suno lor facea contrasto. Rimasero soltanto in man dei Musulmani Castrogiovanni e Girgenti : alle quali i Franchi posero l'assedio, e durò sì lungamente che i cittadini dell'una come dell'altra ebbero a cibarsi di (1) Era questo il titolo onorifico, non già il nome. V. qui sopra pag. 94. (2) V. 'Ibn 'arAtir, Gap. XXXV, pai?. 445 dell « voi., nota 1. Capitolo XLVII — Abulfeda. 99 carogne. Si arrese prima Girgenti; Castrogio vanni tenne fermo per altri tre anni e poi si sottomise : e cosi Ruggiero fu padrone di tutta l'isola quest'anno quattrocentottantaquattro (23 febb. 1091 - 11 febb. 1092). Venuto a morte Ruggiero innanzi l'anno no- vanta (19 die. 1096 - 8 die. 1097), successegli il suo figliuolo Ruggiero; il quale segui le usanze dei re musulmani [con istituire nella sua corte] dei gànib (aiutanti di campo), degli hàgib (ciambellani), dei gàndàr (1) e simili ; fece stanziare nell'isola i Fran- chi insieme coi Musulmani, i quali egli onorò, vietò 415 che altri lor facesse torto, ed [anzi] avvicinosseli. Anno 515 (22 marzo 1121-11 marzo 1122). Quest'anno mori in Egitto ^Ali 'ibn Ga^far 'ibn ^Ali 'ibn Muhammad, soprannominato 'Ibn 'al Qattà*^ (il figlio del tagliapietre), grammatico e scrit- tore di versificazione. Ei fu dei sommi nella scienza dell'erudizione e della lessicografia, e compose parec- chie opere. Era nato l'anno quattrocentrentatrè (31 agosto 1041 - 20 agosto 1042). Anno 529 (22 ott. 1134 - 10 ott. 1135). Quest'anno i Franchi s'impadroniroiio dell'isola delle Gerbe, che appartiene all'AfFrica [propria]. Degli abi- tatori Musulmani qual fuggi e qual fu fatto prigione. Anno 537 (27 lug. 1142 - 15 lug. 1143). Quest'anno i Franchi andarono con l'armata dalla (1) Si vegga 'Ibn 'al 'Atir, Gap. XXXV, a pag. 450 del 1» volume. 100 Capitolo XLVII — Abulfeda. Sicilia a Tripoli [di Barbaria], ed assediarono questa città, ma poi se ne tornarono. « Anno 539 (4 lug. 1144 -23 giù. 1145). Quest'anno un'armata dei Franchi di Sicilia, andata su la costiera dell'Affrica [propria], s'impadronì della città di Barask (Bresk); uccise gli abitanti e fece cattive le donne e i bambini (1). Anno 541 (13 giù. 1146-1° giù. 1147). Come i Franchi s'impadronirono di Tripoli [di Bar- barla], Il fatto fu che essi sbarcarono e posero l'assedio a quella città. Ma al terzo giorno dallo sbarco i Fran- chi sentirono un grande schiamazzo dentro la città, e [videro a un tratto] le mura sgombre di combattenti: il che era avvenuto per la seguente cagione. Era 416 sorta in Tripoli una [grave] discordia: una fazione volea chiamare al governo uno dei Mulattamìn (Al- raoravidi) e farlo emiro del paese, mentre un'altra fa- zione intendea di preporre alla città i Banù Ma- truh: le due parti vennero alle mani, e cosi furono abbandonate le mura. I Franchi, colto il momento, salirono con le scale; s'impadronirono della città con la spada alla mano, del mese di muharram di que- st'anno (13 giugno - 12 luglio 1146), e [sulle prime] non risparmiarono il sangue dei Tripolini. Rassodatisi poi nel possesso di Tripoli, concedettero T'amàn ai cittadini sopravvissuti; i quali a poco a poco ritorna- rono alla città, e questa prosperò (2). (1) Cf. abn 'al 'Atìr, Cap. XXXV, a {vàs;. 463 del 1« voi. (•2) Cf. Cap. cit. a pag. 465 del V voi. Capitolo XLVn — Abnlfeda. 101 Anno 543 (22 magg. 1148-lOmagg. 1149). Come i Franchi s'insignorirono della città di 'Al Mahdìah nell'Affrica [propria], e come fini il regno dei Banù Bàdis (1). Era nell'Affrica [propria] una carestia si fiera, che gli uomini si mangiavano l'un l'altro, la quale durava fin dall'anno cinquecentrentasette (27 lug. 1142 - 15 lug. 1143); onde gli uomini di conto abbandonarono i villaggi e passarono, la più parte, nell'isola di Si- cilia, Ruggiero il Franco, principe di Sicilia, avvan- taggiandosi di questo [flagello], apprestò un'armata di dugencinquanta galee, a un dipresso, ben provvedute d'uomini e d'armi; la quale fu comandata da Gurg (Giorgio d'Antiochia). Passati dalla Sicilia all'isola di Pantellarìa, che giace tra 'Al Mahdiah e la Sicilia, ripartiron da quella e si trovarono il due safar di quest'anno (22 giugno 1148), presso 'Al Mahdìah, sede di 'Al Hasan 'ibn ^Ali 'ibn Yahyà 'ibn Tamim 'ibn 'al MuMzz 'ibn Bàdis,' 'as Sin- hàgi , principe dell'Affrica [propria]. 11 quale, con- vocati i grandi del paese, lor chiese consiglio: ed essi compresero la trista condizione [in cui si trovava il paese] e la scarsezza delle vittuaglie; onde accor- dossi [agevolmente] l'avviso loro con quello dell'emiro 'Al Hasan 'ibn ^Alì, ch'era di sgombrar la città. Egli parti [immediatamente] recando seco [la roba] men grave: e i cittadini d' 'Al Mahdiah [anch'essi] tiraron diritto [fuor dalla città] con le loro famiglie e coi figliuoli. L'armata rimaneva ancora [un po' lungi] in mare, impedita dai venti ad entrare nel (1) Cf. Gap. cit. a pag. 469 segg. del V voi. 102 Capitolo XLVII — Abulfeda. 417 [porto di] 'Al Mahdiah. Sbarcarono alfine in città quand'erano scorsi due terzi di quella giornata, senza che alcuno li respingesse, ne lor facesse resistenza, e quando già eran fuori tutti quei Musulmani di 'Ài Mahdiah che vollero partire. Giorgio, capitano dei Franchi, entrato nel castello dell'erniro 'Al Ha san, lo trovò tal quale, non mancandovi altro che la roba più leggiera. Il capitano trovò anche nel castello pa- recchie concubine di 'Al Hasan, e vide le stanze dei tesori, piene di eleganti gioielli e di ogni cosa pere- grina e rara. L'emiro 'Al Hasan parti, ecc. Anno 548 (29 marzo 1153-17 marzo 1154). Quest'anno Ruggiero, re di Sicilia, morì di un'an- gina: ch'era presso agli ottant'anni di età ed a' venti incirca di regno. Alla sua morte fu esaltato al trono il suo figliuolo Guglielmo. Questo medesimo anno ar- rivarono in Egitto delle navi di Sicilia, le quali sac- cheggiarono la città di Tinnis in quelle province. Anno 551 (25 febb. 1156-12 febb. 1157). Quest'anno soUevossi il popolo dell'Affrica [propria] contro i Franchi che vi stanziavano ; dei quali fu fatta strage. Venuto l'esercito di ^Abd 'al Mùmin, s'im- padronì di Bona ; e tutta l'Affrica [propria] si sottrasse alla dominazione dei Franchi, eccetto 'Al Mahdiah e Susa. Anno 554 (23 genn. 1159-11 genn. 1160). Racconto della presa di 'Al Mahdiah. Negli ultimi di quest'anno ^Abd 'al Mùmin pose l'assedio alla città di 'Al Mahdiah e la prese ai Franchi, il giorno dell' ^àsùrà dell'anno cinquecento Capitolo XLVII — Abulfeda. 103 cinquantacinque (21 gennaio 1160): poi s'impadroni di tutta rAffrìca [propria]. Era stata tolta 'Ài Mah di ah 418 dai Franchi al suo principe 'Al Hasan 'ibn ^A li 'ibn Yahyà 'ibn Tamim, 'as Sinhàgì l'anno cinque- cenquarantatrà ( 1148-9), ed era rimasa nelle lor mani infino al presente anno, nel quale la espugnò 'Abd 'al Mumìn; talché i Franchi la tennero a un di presso dodici anni. Anno 565 (25sett. 1169 - 13 sett. 1170). Quest*anno mori Muhammad 'ibn Muhammad 'ibn Zafir, autore del Sulwàn 'al mutà^; il quale avea composto questo libro per uno dei qàyd di Si- cilia , l'anno cinquecencinquantaquattro (23 gennaio 1159-11 gennaio 1160). Gli si deve ancora il Nu- gabà 'al 'Abnà (I fanciulli egregi) e il cemento delle Maqàmàt di 'Al Hariri. Egli era nato in Si- cilia ; d'onde s'era tramutato in vani paesi ; avea fatto soggiorno alla Mecca, che la onori il Sommo Iddio, e in ultimo abitò la città di Ha mah, dov'ei mori. La povertà l'afflisse continuamente infino alla morte : che il Sommo Iddio abbia misericordia di lui ! Anno 624 (22 die. 1226-11 die. 1227). Accertatosi 'Al Màlik 'al Kàmìl delle [pra- tiche che avea fatte] il suo fratello 'Al Màlik 'al Mn^azzam per avere aiuto da Galàl 'ad din (principe dei |9arizmii), ne fu sbigottito: onde praticò per lettere con l'imperatore re dei Franchi, affinchè questi venisse ad Acri e ne fossero guastate le fila della trama che ordiva il suo fratello 'Al Mu^azzam. Al quale scopo egli promesse di dare Gerusalemme all'im- peratore, e questi arrivò in Acri; ma 'Al Mu^azzam, 104 Capitolo XLVII — Abulfeda. informato di ciò, scrisse al suo fratello 'Asràf per trarlo a sé. Anno 625 (12 die. 1227 - 29 nov. 1228). Questo medesimo anno Timperatore venne con le sue forze in Acri. Gii avea già 'Al Màlik 'al Kàmil mandato ambasciatore Fa^r 'ad din, figliuolo dello sayhi, a richiederlo che passasse in Siria; e ciò per cagione del suo fratello 'Al Mu^azzam. Arrivato l'imperatore, quando 'Al Mu^azzam era già morto, 419 'Al Màlik 'al Kàmil si trovò impacciato per cagion di questo [ausiliare]. Perocché l'imperatore , sbarcato ch'ei fu, impadronissi di Sidone, città che giacea di mezzo tra i Musulmani e i Franchi e le sue mura andavano in rovina ; ma i Franchi le ristorarono e s'impadronirono della città. La voce imperatore nel linguaggio dei Franchi significa re degli emiri ; ma il nome [proprio] del detto imperatore era F a r d a r i k (Federigo), ed egli era principe dell'isola di Sicilia e di 'Al Barr 'at tawìl (la Terra lunga), cioè i paesi di 'Anbùliah e di 'Al 'Anbardìah (Puglia e Lombardia). Dice il cadi Gamàl 'ad din 'ibn Wà- sil: € lo vidi questi paesi allorché v'andai ambascia- tore di 'Al Màlik 'az Zàhir Bibars 'as Sàlihi, all'imperatore, re di cotesti paesi. L'imperatore era uno dei re Franchi, generoso, vago [degli studi] di filosofia, logica e medicina, e amava i Musulmani, es- sendo stato educato nell'isola di Sicilia, dove la più parte della popolazione è musulmana. Continuarono frequenti ambascerie tra 'Al Màlik 'al Kàmil e l'imperatore, sino allo scorcio di quest'anno ». Anno 626 (30 nov. 1228 - 19 nov. 1229}. Capitolo XLVII — Abulfeda. 105 * Quando il sultano 'Al Màlik 'al Kàmil si ac- cordò col suo fratello 'Al Màlik 'al 'Asraf a fin di togliere Damasco ad ['Al Màlik] 'an Nàsir D-àwùd, questi n* ebbe sentore mentre soggiornava in Nàbulus (Naplusa). Ei cavalcò allora alla volta di Damasco; e incontrato in 'A 1 G a w r (valle del Giordano) il suo zio 'Al 'Asraf, questi ragguaglioUo di ciò che bramava l'altro zio 'Al Màlik 'al Kàmil [avver- tendo] ch'egli non potea dipartirsi da' voleri di esso. 'AnNàsir Dawùd, non facendo caso di questo, tirò dritto verso Damasco; ma 'Al 'Asraf gli tenne dietro ed assediollo in quella città; mentre 'Al M'ali k 'al Kàmil attendeva ai suoi negoziati con l'imperatore. Dopo lunghe pratiche 'Al Màlik 'al Kàmil, non vedendo alcuna via di sciogliersi dal trattato, assenti all'imperatore di consegnargli Gerusalemme, a condi- zione che fossero lasciate le mura in rovina com'esse420 erano, e che i Franchi non le potessero ristorare; ch'eglino non pretendessero [di occupare] la Qubbat 'as Sahrah (La cupola del sasso) (1), né la 'Al Gami ^ 'al 'a q sa (La moschea di Omar); che i rustùq (villaggi) dipendessero dal wàli dei Musulmani; e che essi [Franchi] non tenessero altri villaggi che quelli posti su la via da Acri a Gerusalemme. Fermato in questi termini l'accordo, i due principi lo giurarono; e Ge- salemme fu consegnata all'imperatore in rabi^ se- condo di questo anno (27 febb. a 27 marzo 1229), ecc. Anno 697 (19 ott. 1297 - 8 ott. 1298). A di ventotto di sawàl di quest'anno (8 agosto 1237) mori 6 a m à 1 'ad din Muhammad'ibn (1) V. il voi. I, Gap. XXXIX, pag. 521. 106 Capitolo XLVII ~ Abulfeda. Sàlim 'ibn Wàsil, cadi dei cadi safi^ti in Ha- mah, che Iddio la guardi. Egli era nato Tanno seicento quattro (28 lug. 1207 - 15 lug. 1208) : uomo egregio, anzi sommo in molte scienze, come logica, geometria, teologia dommatica, giurisprudenza, astronomia e storia; autore di belle opere, tra le quali il Mufrig 'al Ku- r ù b (Il consolator degli affanni che narra le gesto degli Ayyùbiti), e similmente la 'Al 'Anbarùriah fi 'al mantaq (Trattato imperiale su la logica), scritta dal suddetto cadi Gamàl 'ad din per l'imperatore re dei Franchi e principe di Sicilia, quand'egli fu am- basciatore alla costui corte sotto il regno di 'Az Zà- hir Bibars 'as Salihi' (sultano mamluco d'Egitto). Egli fece anco un bel compendio del Kitàb 'al 'agàn i (1), e compilò altre opere. Molte volte io l'andai a trovare in Hamàh, e sentii da lui la spiegazione della geometria di Euclide, e da lui l'appresi. Simil- mente egli mi spiegò il suo cemento del poema di 'Ibn 'al Hàgib su Ja versificazione; che in vero Gamàl 'ad din avea dettato un bello e lungo ce- mento di questo [poema didattico]. Ed io l'appresi da lui. Egli ancora mi dia esatta cognizione dei nomi [dei poeti], de' quali v'ha le biografie nel Kitàb 'al 'agàni; ond' [io pregò] il Sommo Iddio che abbia misericordia di lui e lo tenga nella sua grazia. Gamàl 'ad din andò appo l'imperatore come ambasciator di 'Al Màlik 'az Zàhir Bibars, principe d'Egitto e di Siria , l'anno seicencinquantanove ( 6 die. 1260 - 42125nov. 1261). Il vocabolo franco 'al 'inbiràtùr significa < re degli emiri », e il reame di questo im- peratore era l'isola di Sicilia e i paesi di Puglia e di (1)11 gran Canzoniere degli Arabi. Capitolo XLVH — Abulfeda. 107 Lombardia nella Terra Lunga (Terraferma d'Italia). Dice Gara ài 'ad din: il padre dell'imperatore che io vidi, chiamavasi Federigo, ed era stato stretto amico di 'Al Màlik 'al Kàmil. Morto Federigo l'anno sei- cenquarantotto (5 aprile 1250 - 25 marzo 1251 ), prese il regno di Sicilia e degli altri paesi in Terraferma d'Italia il suo figliuolo Qurà'ibn Fardarìk (Corrado secondo). E venuto questi a morte, gli successe nel regno il suo fratello SJanfrìd 'ibn Fardarik (Manfredi). Tutti i principi di questa [dinastia] che salgono al trono prendono il titolo d'imperatore. L'imperatore [che io conobbi] era tra tutti i re Fran- chi il migliore amico dei Musulmani ed amava i dotti. Qnand'io arrivai presso il detto imperatore Manfredi, egli mi fece onore, ed io soggiornai insieme con lui in una delle città della Terraferma d'Italia, che si con- giunge alla Spagna; la quale città [appartiene alla provincia] di Puglia. Conversai più volte con Man- Credi e lo trovai uomo di molto discernimento, amante delle scienze speculative : e teneva a mente dieci pro- posizioni del libro di Euclide. Soggiunge Gamàl 'ad din: Presso il paese nel quale io soggiornava è una città chiamata Lùgàrah (Lucerà), gli abitatori della quale son tutti Musulmani di Sicilia; e quivi si fa la pubblica preghiera del venerdì, e si compiono pubbli- camente i riti dell'islamismo. Ei soggiunge : ed io vidi che i principali (1) della corte di Manfredi erano mu- sulmani, e che nel suo campo si facea pubblicamente r 'idàn (apiJello del m u w a d d i n ) e la preghiera [giornaliera]. Tra Roma e la città nella quale io vivea corrono cinque giorni di cammino. Quand'io partii fi) Reiske legge 'aktar e perciò traànce plurimos. 108 Capitolo XLVII — Abulfeda. dalla corte deirimperatore, il papa, califo dei Franchi, e il Raydàfrans (re di Francia) si erano collegati per far guerra all'imperatore e combatterlo; e il papa Tavea già prima scomunicato ; e tutto ciò perchè il suddetto imperatore era inclinato a favore dei Mu- sulmani. Similmente il suo fratello Corrado e il suo padre Federigo erano stati scomunicati dal papa di Roma per la loro inclinazione ali* 'isiàm. Soggiunge Gamàl 'ad din: Mentr'io era presso il detto principe, mi fu raccontato, che prima di Fede- rigo la dignità d'imperatore apparteneva al suo padre (1), 422 e che quando questi venne a morte (2) , Federigo era giovinetto di primo pelo. Ambiron dunque la dignità im- periale parecchi re Franchi, ciascun dei quali sperava che il papa la conferisse a lui : ma Federigo, giovi- netto furbo di schiatta alemanna, andò a trovare da solo a solo i re che aspiravano all'impero , e disse a ciascuno [in segreto]: < Io non son adatto a questa « dignità, né vi aspiro : quando noi saremo ragunati « presso il papa fa che tu dica : Convien che noi « in questa faccenda diamo il potere [elettorale] al fì- « gliuolo del morto imperatore : io sarò contento di con- < ferire la dignità imperiale alla persona che a lui < piaccia. Se [questo compromesso sarà accettato e] il < papa chiamerà me alla scelta, io la farò cadere 'in « persona tua e non d'altri : il mio scopo è di innal- < zar te [al trono imperiale] >. Avendo egli tenuto se- (1) Lezione delcod. C, e della edizione di Costantinopoli. La edizione di Reiske ha che * la dignità d'imperatore apparteneva al suo padre Federigo » . (2) D, ossia la edizione di Costantinopoli ha « e che quando il suo padre Federigo venne a morte, Federigo era eco. » Capitolo XLVII — Abulfeda. 109 gretamente questo discorso a ciascuno dei re sopra nominati, ciascuno gli credette e Sdossi in lui, non dubitando punto dèlia sua sincerità. Adunati che essi farono presso il papa nella città di Roma insieme col detto Federigo, il papa disse a quei re: « Qual è il < vostro avviso sul [conferimento di] questa dignità, < e chi vi pare che v'abbia maggiore diritto? », e con ciò pose dinanzi a loro la corona reale. Ognuno gli rispose : « Per me io dò potestà a Federigo in questa < [scelta], perocché egli è figliuolo d'imperatore, e nessun < di noi ha maggior dritto che lui a far sentire la propria < voce in una faccenda come questa » . Federico allor sorse <ì disse : « Io son figliuolo dell'imperatore ; io ho più '^ dritto [di ogni altro] alla sua corona ed alla sua di- ( gnità ; e tutti voi mi avete accettato » . [Ciò detto] si pose in capo la corona, e lasciandoli tutti attoniti, usci in fretta con la corona in capo. Egli avea già appostata una mano dei suoi compagni alamanni, uo- miai valorosi , montati a cavallo e apparecchiati [ad ogni evento. E subito] montò egli ancora : i suoi ala- manni corsero a lui e insieme con loro si messe in- 423 contanente in viaggio alla volta de' suoi paesi. Sog- ijiunge il cadi Gamàl 'ad din: Regnava l'imperatore Manfredi , figliuolo di Federigo suddetto , quando il papa e il re di Francia l'assalirono coi loro eserciti; gli dettero battaglia; lo ruppero; lo presero; e il papa ordinò di scannarlo. E cosi fu ucciso il detto Manfredi; 0 dopo lui regnò sui suoi dominii il fratello del re di Francia. Seguirono cotesti eventi, per quanto io sup- pongo (1) r^nno seicentosessantatrè (24 ottobre 1264- 12 ottobre 1265). (1) Queste parole si leggono n*-*! coelico C, e nella edizione D. CAPITOLO XLVIII. Dal Nihàyat 'al 'arib ecc. (Il sommo sforzo di chi conosce le varie parti dell'erudizione), opera dello sayhi Sihàb 'ad din 'abù ^Abd 'Allah 'Ah- mad 'ibn ^Abd 'al Wahhàb 'ibn ^Abd 'ad Dàym, 'al Bakri, 'an Nuwày ri (della tribù di Bakr e del villaggio di 'an Nuwayrah). § 1 (1). L'isola di Sicilia, che giace rimpetto all'Af- frica, rassomiglia alla [penjisola di Spagna : ha figura triangolare; gira cinquecento miglia; abbonda di mon- 424tagne, di castella, di grandi città, di fiumi e d'alberi. Tra le più famose città della sua costiera è Palermo, [odierna] sede del regno, che fu capitale dell'isola dopo il conquisto musulmano ; ma poi gli abitatori passaron da quella alla 'Al Hàlisah (la Kalsa), città nuova, edificata sotto il regno di 'Al Qàym, figliuolo di 'Al Mahdi il fatimita, Tanno trecenventicinque (19 nov. 936 - 7 nov. 937). Infine Palermo divenne [la città principale] (2) e la Kalsa rimase come borgo di quella. (1) Dal codice di Leida, N. 273, pag. 57. Debbo questo estratto al prof. Dozy. (2) Queste o simili parole mancano nel testo. Capitolo XLVIII — 'An Nuwayri. IH Catania (1) era gran città : l'arse il vulcano che è in quest'isola; onde l'imperatore fabbricò invece di quella una città, alla quale pose nome di G.stàrah (Augusta). Messina che è sopra uno degli angoli dell'isola. Siracusa giace sull'altro angolo. La circonda il mare da tre lati. Trapani (2) giace sopra il terzo angolo ed è circon- data dal mare, con un istmo [che la congiunge all'isola]. Tra le città dentro terra [son da noverare] Sciacca, Mazara, Girgenti, Noto, Castrogio vanni , 'an Nùr (forse ' A t T a w r , Calta vutu ro) , Ragusa , ^ a y t a h (Gaeta?) (3), ed altre. In quest'isola, e, secondo alcuni, in un'isola adiacente ad essa, è il vulcano, ossia il cra- tere dal quale escono dei corpi simili a quello del- l'uomo, ma senza testa umana ; i quali di notte s'alzano in aria, indi ricascano in mare e galleggiano su l'ac- qua: si forma di questi corpi la pietra 'al marw (4), con la quale [è uso di] fregare i piedi [nel bagno]. § 2. Narrazione degli avvenimenti dell'isola di Si- 425 cilia ; dei Musulmani che vi fecero guerra ; della parte che ne fu conquistata e come se ne impadronirono i Franchi, che il Sommo Iddio li confonda (5). (1) n codice ha erroneamente Watanìah. (2) Il codice ha Taràbulus. Sono similmente storpiati parecchi altri nomi eh 'e' non mette conto di notare singolarmente. (3) V. Cap. XVni nel nostro lo voi., pag. 244, nota 5. (4) Mi sembra errore di copia. Marw significa selce ! (5) Dai due codici parigini Anc. Fmids, 702 e 702 a, dei quali il primo segnerò J. ed il secondo B. H testo fu pubblicato dal Gregorio, Rerum arabicarum, pag. 1 e segg., sopra una copia che ne avea fatta J. Caussin; il quale poi ne die alla luce una versione francese in ap- pendice all'opera del barone De Bkdesely ìntìtoìSLtsiVoyages en Siciìe. 112 Capitolo XLVIH — 'A n N u w a y r Ì. Àbbìam già data la descrizione delfisola di Sicilia, dei suoi fiumi, fonti, frutti, alberi, piante e pascoli e delle sue città più celebri; di che abbiamo larga- mente trattato nel primo volume di questa nostra opera, descrivendo le isole. Or prendiamo qui a rac- contare, in continuazione di ciò che premettemmo, gli avvenimenti di quest'isola e diciamo: (Anno 33 = 2 agosto 653 - 21 luglio 654). Ricordo di chi primo osteggiò l'isola di Sicilia per [la causa dell'] islamismo. Egli fu ^Abd 'Allah 'ibn 426Qays 'al Fazàrì, [venuto] per comando di Mu^à- wiah 'ibn Hudayg , il quale lo fece partire dall'Af- frica [propria], sotto il califato di Mu^àwiah 'ibn 'abi Sufìàn. Questo ^Abd 'Allah vinse e riportò prigioni e preda; nella quale si noverarono degli idoli d'oro e d'argento, coronati di gemme. Recati questi a Mu^àwìah 'ibn 'abi Sufìàn, ei li mandava in India, per cavarne maggior prezzo: il qual [merci- monio] fu biasimato dai Musulmani. (Anno 102 - 12 luglio 720 - 30 giugno 721). In appresso vi portò guerra Muhammad 'ibn 'abi 'Idris (1), 'al A usa ri (oriundo di Medina), al tempo del (califo) Yazid*'ibn ^Abd 'al Màlik. Ri- tornò Muhammad con preda e cattivi. (Anno 109 =. 28 aprile 727 - lo aprile 728). Indi vi portò guerra Bisr 'ibn Safwà n, 'al Kalbi (1) Forse dee dire 'Aws. Si confronti il Cap. XLIV in questo Il voi., pac]^. 3. Capitolo XLVm — 'A n N u w a y r ì. 113 (della tribù arabica di Kalb), al tempo del (califo) Hisàm 'ibn ^Abd 'al Màlik; e ritornò con preda e cattivi. Anno 122 (7 die. 739 - 25 noy. 740). Indi vi portò guerra, Tanno centoventidue, Habib 'ibn 'abì ^Ubaydah, insieme col suo figliuolo ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn Habib. Mandato dal padre coi ca- valli, ^Abd 'ar Rahmàn ruppe quanti nemici gli vennero incontro. Giunto a Siracusa, ch'era la capi- tale del reame, [i cittadini] gli dettero battaglia; ed ei li sconfisse, e con la sua spada percosse la porta della città si [forte] da lasciarvi una tacca. Atterriti i Cri- stiani assentirono a pagargli la giziah; ed ei la ri- scosse , e poi andò a trovare il padre , il quale fece ritomo in Affrica. Anno 130 (11 sett. 747 - 30 agosto 748). Indi portò guerra in Sicilia [il suddetto] ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn Habib, l'anno centotrenta: e fu vit- torioso ; ma poscia, impigliati i prefetti dell'Affrica [propria] nella guerra interna, della quale noi abbiam fatto il racconto tra le notizie di quei governatori, il popolo di Sicilia visse sicuro [dalle loro scorrerie]. Il paese fu ristorato d'ogni parte dai Rum, i quali vi edificarono fortalizi e castella, né lasciaron monte che non v'ergessero una rócca. (Anno 212 - 2 aprile 827 - 21 marzo 828). m L'anno dugento uno (30 lug. 816 - 19 lug. 817) (1) (1) È da correggere 211. Cf. 'Ibn 'al 'A tir. Gap. XXXV nel nostro voi. I, 364. Il 8 114 Capitolo XLVIII — 'A n N u w a y r i. il re di Costantinopoli prepose alla Sicilia il patrizio Costantino (1), soprannominato Sudàh; il quale, alle- stita un* armata , la spedi nelle costiere deirÀfifrica [propria], sotto il comando di Fimi (Eufemie) il Rumi, ch*era il più valoroso de'jsuoi patrizii. Questi portò via da alcuna di quelle marine dei mercatanti [con le loro merci]. Passato qualche tempo, Costantino ebbe lettere del principe di Costantinopoli, per le quali gli s'ingiugnea di deporre Eufemie [ dal comando ] e di castigarlo d*un misfatto del quale era stato accusato [a corte]. Eufemie, risaputo ciò, tirò diritto alla città di Siracusa; se ne impadroni e disdisse l'ubbidienza [all'impero]. Perlocchè mosso contro di lui Costantino e raggiuntolo, vennero alle mani : Costantino fu rotto ed ucciso, ed Eufemie si fece gridare re. Tra [i con- dottieri] che parteggiarono per lui era un barbaro degli 'Al 'Am.nìyn (2) per nome Balatah, che Eu- femie prepose al governo d'una parte dell'isola. Costui si spiccò [poscia] da Eufemie e [apertamente] gli si ri- bellò e gli die una battaglia, nella quale Eufemie fu rotto; furon morti mille dei suoi soldati e Balatah entrò nella città di Siracusa. Eufemie allora coi suoi partigiani rifuggivasi in AfiFrica appo Ziàdat 'Allah 'ibn 'Ibrahim'ibn 'al 'Aglab; al quale chiese aiuti. Ziàdat 'Allah adunava gli ottimati e i giuristi di 'Al Qayrawàn, per consultarli s'ei dovesse mandare l'ar- (1) In A si legge talvolta f.s.ntin e talvolta le stesse tre ultime lettere, con le prime diverse o dubbie. B ha sempre q.s.ntìn. Si po- trebbe forse leggere Futin, ossia Fotino. Si vegga la St de' Mus,, voi. I, pag. 249 segg. (2) Forse 'Al 'Armanìyn « Armeni ». V. la St. de* Mus., 1. e. Capitolo XLVIII — 'A ii N u w a y r i. 115 mata nell'isola di Sicilia. Tra i quali fu chi disse: <. «,E quanto v*ha < tra la Sicilia e il paese dei Rum? » domandava Sahnùn 'ibn Qàdim, che Dio Tabbia nella sua mise- ricordia. Gli fu risposto: < Si può in un giorno andare « e ritornare due volte ed anche tre >. « E quanto dalla «costiera d'Affrica? » ripigliò Sahnùn. « Un giorno ed una notte >: gli risposero. Ed egli: « Se pur fossi 428 «uccello (1) non volerei sopra la Sicilia ». Gli altri consigliarono di far la guerra: e di gran volontà la intrapresero, ed affrettarono i preparamenti. Zìàdat 'ÀUàh comandava allora ad Eufemie di andare al porto di Susa ed aspettarvi l'arrivo dell'armata [mu- sulmana]; provvedeva a ragunare navi e combattenti; dava il comando dell'oste al cadi 'Asad 'ibn 'al Furàt. Salpò l'armata dalla città di Susa, il sabato quin- dici del mese di rabi^ primo dell'anno dugentododici (1) Scherzava, com'è pare, sul soprannome che gli aveau dato. Sahnùn, o sunhùn, al dir di Dami ri, è uccello del Ma ò^rib (Af- frica settentrionale), singolare per la sua sagacità e scaltrezza. Il naturalista arabo (ediz. di Castelli, al Cairo, 1286 « 1869, voi. Il, pag. 20) non dicendo altro che questo, lascia un difficile indovinello ai nostri ornitologi. Ci dà invece il vero nome di quel famoso giure- consulto malekita, ch'era 'Abd 'a^ Salàm 'ibn Sa *id, della tribù arabica di Tunùh: ci dice che nacque il 160 e morì il 240; che h discepolo del celebre dottore 'Ibn 'al Qàsim; che scrisse V 'Al Mudawwanah (Digesto); e che quest'opera fece metter da parte la compilazione del diritto malekita di 'Asad 'ibn 'al Furàt, il quale non avendo voluto comunicarla a Sahnùn, il detto 'Ibn al Qàsim scongiurava 'Allah contro il libro e il suo autore. Secondo Bistàni, il sahnùn vivrebbe in Egitto. 116 Capitolo XLVIII — 'An Nuwayri. (14 giugno 827) sotto il califato di 'Ài Mamùn. Erano cento navi a un di presso , senza contarvi quelle di Eufemie. Arrivato a Mazara il martedì (17), 'Asad fece sbarcar dalle navi i cavalli che erano settecento e i fanti che sommavano a dieci mila. Ri- mase [in Mazara] tre di; nel qual tempo venne a lui una sola gualdana, la quale egli fé' prendere; ma appurato che fossero partigiani di Eufemio, lasciolli in libertà. Indi 'Asad marciava da Mazara in ordi- nanza contro Balatah, il quale avea [schierato Te- sercito] in una pianura, che da lui prese il nome (1). Il cadi messe in battaglia i Musulmani ; ma fece trarre in disparte Eufemie coi suoi seguaci ricusando Taiuto loro. Incontratisi i due eserciti e venuti alle mani, Balatah fu rotto; fatta grande strage delle sue genti» e preso dai Musulmani quanto avea seco l'esercito ne- mico. Balatah riparò in Gastrogiovanni ; ma, te- mendo [ancora], passò in terra di Calabria; dov'egli fu ucciso. Il cadi 'Asad intanto, lasciatoli comando di Mazara ad 'Abù Zaki, 'al Kinàni (della tribù ara- bica di Einànah), marciò verso una chiesa che giacea su la costiera e s'addimandava di [Santa] Eufemia (2); mosse poi verso la chiesa 'Al Masi aq in (3). Allora gli si appresentò una brigata di patrizii Siracusani, i quali per frode ed inganno gli domandarono 1' 'a man, [mentre] la gente dell'isola si adunava nella rócca di (1) Su questo luogo si vegga la St. de* Mus.f I, 266, nota 2. Si aggiunga che alcuni diplomi del XII secolo danno lo stesso nome di luogo in altre parti del Val di Mazara. (2) Le mie conghietture su la via presa da 'Àsad si veggano nella St dei Mttó.y I, 269 segg. (3) In B, as à.l.qin. Capitolo XLVIII — 'A n N u w a y r t. 117 'Al K.ràt (1), Della quale si raccoglieano [altresì] tutte le ricchezze del paese. I Siracusani [al dir di que' patrìzii ] sottometteansi e si davano per vinti. Al sentir ciò destossi nell'animo d*Eufemio la carità 429 di [patria che lo portava a favorire] gli Infedeli ; per- locchè mandò a dir loro che tenessero fermo; com- battessero fortemente e preparassersi [a prossimi eventi. Dair altro canto] il cadi 'Àsad, sostato parecchi giorni, si accorse che costoro lo raggiravano e menavanlo per le lunghe a fin di rafforzare il castello e di racchiu- dervi tutto Toro, l'argento e le vittuaglie che erano sparsi nel borgo e nelle chiese. Àvanzossi dunque; denunziò le ostilità, e sparse per ogni luogo le gual- dane, le quali gli riportarono in gran copia, preda e cattivi. Gli arrivarono ancora dei navigli d'Affrica e di Spagna; ond'egli rincalzò l'assedio di Siracusa. Chiestogli dai cittadini 1' 'amàn, ei pendeva a conce- derlo ; ma i Musulmani non gliel assentirono e vollero ripigliar la guerra. Tra questi eventi, ammalatosi il cadi 'Àsad, mori nel mese di sa^bàn dell'anno du- gentotredici (15 ott. a 12 nov. 828). (Anno 213 - 22 marzo 828 - 10 marzo 829). Governo di Muhammad 'ibn 'abi 'al Gawàri. Trapassato il cadi 'Asad 'ibn 'al Furàt, i Mu- sulmani rifecero w&li Muhammad 'ibn 'ab! 'al Gawàri, il quale strìnse fieramente i Siracusani. Ma sopravvenuta da Costantinopoli una grossa armata con eserciti da combattere in terra, i Musulmani si deli- beravano a ritornare in Affrica. Levatisi dall'assedio, (1) Si vegga la St de* Miis.^ 1. e. 118 Capitolo XLVIII — 'A n N u w a y r ì. riattano le navi e montanvi: ma le navi dei Rum, messesi alla [bocca del] porto grande, impediron Tu- scita. I Musulmani ardeano allora i lor proprii legni e marciavano verso il castello di Mìneo, ' accompagnati da Eufemio. S'impadronirono di Mineo e vi messere presidio; presero ancora il castello di Girgenti, nel quale stanzb una schiera di Musulmani. Avvenne poi che andato Eufemio a Gastrogiovanni, i cittadini gli uscirono incontro, profferendo, per inganno, di pre- stargli ubbidienza e dicendogli: « Noi saremo piena- « mente di accordo con te e coi Musulmani [e siara 430 « pronti a] disdire l'ubbidienza al re». Domandarongli che andasse via quel giorno per dar loro [agio] a deli- berare su le [condizioni dell'] accordo. Gosi Eufemio si ritrasse quel di ; ma ritornò la dimane con pochi seguaci : e i cittadini, presentatisi, baciaron la terra dinanzi a lui. Àvean sepolte delle armi in quel posto. Avvicinatosi Eufemio, dan di piglio alle armi ; gli sal- tano addosso e l'uccidono. Arrivato poi di Gostantino- poli il patrizio T ù d . t (Teodoto) con grandi eserciti di 'ATam.n (Armeni?) e d'altre genti, andò a Castro- giovanni, e [poi] uscinne con tutte le sue forze per combattere i Musulmani. Scontratisi, fu rotto Teodoto ; uccisagli gran gente, e fatti prigioni novanta patrizi i. All'entrar dell'anno dugentoquattordici (11 mar. 829 - 27 febbraio 830), morto Muhammad 'ibn 'abì 'al Gawàrì, i Musulmani rifecero wàlì Zuhr 'ibn Bar- gut; tra il quale e Teodoto seguirono molti scontri e il [greco] alfine assediò i Musulmani nel loro castello; dove ebber tanta penuria di vittuaglie, che [si ridus- rero] a mangiar le proprie bestie da soma. Durarono in questa stretta finché non arrivò di Spagna, con molte Capitolo XLVIII — 'An Nuwayrì. 119 navi, 'Asbag 'ibn Wakìl, 'al Huwàrì (della tribù berbera di Huwàrah); il quale era uscito in corso. Venne altresì con [altre] navi Sulaymàn 'ibn ^Afiah 'at Jurtùsi (da Tortosa). I Musulmani [as- sediati] mandarono appo costoro a chiedere aiuto e lor fecero capitare dei cavalli. Movendo allora [gli Spa- gnuoli] contro Teodoto che stava sotto Mineo, egli si ritirò a Castrogiovanni, levando l'assedio nel mese di gumàdà secondo dell'anno dugentoquindici (26 lug. - 23 agosto 830). (Anno 215 v 28 febbr. 830 - 17 febbr. 831). Come fu presa la città di Palermo. L'assedio di questa città, incominciato nel mese di gumàdà secondo dell'anno dugento quindici (agosto 830) durò sino al mese di rag ab dell'anno dugento- venti (luglio 835); e la città fu presa per accordo, es- sendo wàlì [di Sicilia] Muhammad 'ibn ^Abd431 'Allah 'ibn 'al 'Aglab. L'anno dugentoventicinque (12 nov. 839 - 30 ott. 840) fecero l'accordo molte ròc- che dell'isola di Sicilia, tra le quali H.rhah (1), Qal^at 'al ballùt (Caltabellotta), 'Iblàtanù (Pla- tani), la ròcca di Corleone (2), M.r.à (Galatamauro o Marineo?) (3) ed altre. Anno 236 (15 luglio 850 - 4 luglio 851). Della morte di Muhammad 'ibn ^Abd 'Allah (1) Nel cod. Ay IS.r.sah. Forse va Ietto Garagah, Ceraci di SidUa. (2) A .àrùb, B Tàrùb. Cf. 'Ibn 'al 'A tir, nel nostro Gap. XXXV, pag. 373 del !• voi. (3) B, mr.ft. Cf. 'Ibn 'al 'Atìr, L e. 120 Capitolo XLVIII — 'AnNuwayri. 'ibn 'al 'Aglab e del goyemo di 'Al 'Abbàs 'ibn 'al Fadl 'ibn Ya^qùb. L'anno dugentrentasei, il dieci del mese di ragab (17 gennaio 851) venne a morte Muhammad 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn 'al 'Aglab, dopo un governo di diciannove anni. Tutto questo tempo egli non usci mai dalla città di Palermo , ma spedi delle gualdane capitanate dai suoi luogotenenti. Alla sua morte, i Musulmani deliberarono unanimemente (1) di rifare wàlì 'Al ^Abbàs 'ibn 'al Fadl; e conferitogli questo ufiziOy scrisserne all'emiro Muhammad 'ibn 'al 'Aglab, emiro di 'Al Qayrawàn, il quale nominò wàlì dell'isola il detto 'Al ^Abbàs. Questi uscia talvolta in persona a guerreggiare ; talvolta man- dava le gualdane; le quali osteggiavano (2) i paesi ne- mici e davano il guasto. Egli fé' tanto strazio degli uo- mini e delle cose, che [i Cristiani altro scampo non trovarono che di ] fermare con essolui la tregua , a prezzo di danaro e di schiavi [che davano in poter suo] (3). 432 Anno 244 (19 aprile 858 - 7 aprile 859). Della espugnazione di Gastrogiovanni, capitale dei Rum nell'isola di Sicilia. Dice il cronista: Siracusa fu sede dei re dell'isola (1) NotM che nel codice A comincia qai nna lacuna, supplita nel XVni secolo d*altra mano, che par abbia copiato dal codice B, (2) Seguo la lezione di B, unico testo nel presente luogo, pia tosto che quella del Gregorio che va tradotta « guastava >. (8) Sulla lezione del vocabolo che io rendo così è da vedere la nota nella pagina corrispondente del testo e da confrontare 'Ibn 'al 'A tir, Cap. XXXV, pag. 378-379 del !• voi. Capitolo XLVIII — 'A n N u w a )' r ì. 121 di Sicilia fino a che i Musulmani non espugnaron Pa- lermo. Allora i Rum si tramutarono in Castrogiovanni, come in fortissima città, e la fecero capitale. Or Tanno dngenqaarantaquattro 'Al ^Abbàs 'ibn 'al Fadl marciò infino a Gastrogìovanni e Siracusa e mandò con le navi da guerra il suo fratello ^A 1 i ; il quale fu in- contrato dal Cretese con quaranta salandre ; e, data a costui fiera battaglia, lo ruppe ; gli prese dieci salandre con gli uomini che le montavano, e ritornò. Indi 'Al ^Abbàs mandava a Castrogiovanni una gualdana, la quale fece preda, e [riportò] prigione un barbaro, che 'Al ^Abbàs comandò di mettere a morte. Ed ei gli disse : « Risparmiami la vita che io ho un buon consiglio per te » . Presolo da solo a solo, gli domandò qual fosse il buon consiglio; e quei gli rispose: « Ti farò en- trare in Castrogiovanni». Allora, mosse 'Al ^Abbàs, ch*era del mese di kànùn (1), con una gualdana di mille cavalli e settecento fanti dei più valorosi tra i suoi, recando seco il barbaro. 'Al ^Abbàs pose un con- dottiero sopra ogni dieci uomini, e partito nottetempo, sostò ad una giornata di cammino da óabal 'al gadìr (2). Quivi fermatosi e nascosto, ei mandò innanzi, con una eletta di soldati, il suo zio Rabàh; il quale cam- minando con grandissima cautela [per non farsi scorgere], arrivò al monte sul quale sorge la città. Il barbaro ch*e* menavan seco, lor mostrò un luogo al quale con- veniva appoggiare le scale; e cosi senza strepito sa- lirono sul monte: ch'era presso all'alba, e le guardie (1) Meee siriaco che torna al nostro gennaio. (2) e La montagna del gorgo » cioè del Lago Pergnsa. 122 Capitolo XLVm — 'A n N u w a y r ì. dormivano. Arrivati sotto il muro, s'introdussero per un'apertura praticatavi per fare entrar l'acqua; co- minciarono a menar le mani, e schiusero le porte ; mentre 'Al 'A b b à s , affrettando il passo, arrivava alla 433 porta della città. Entrovvi all'ora della preghiera mat- tutina del giovedì quindici di Sawàl (24 genn. 859): uccise quanti combattenti ei trovò e [prese] le figliuole dei patrizii e i figliuoli dei re dei Rum. Trovaron anco i Musulmani in Castrogiovanni tante ricchezze da non potersi noverare. Lo stesso giorno 'Al ^Ab- bàs acconciò (1) in Castrogiovanni una moschea e rizzò in quella un pulpito, dal quale il predicatore pronunziò la preghiera solenne del venerdì. 'Al 'Ab- bàs non cessò di guerreggiare in persona fino alla sua morte, che segui, il Sommo Dio abbia misericordia di lui, il venerdì tre di gumàdà secondo dell'anno du- genquarantasette (14 agosto 861), dopo undici anni di governo. Anno 247 (17 marzo 861 - 6 marzo 862). Alla morte di 'Al ^Abbàs i Musulmani [di Sicilia] rifecero wàlì 'Ahraad 'ibn Ya^qùb e poscia ^Abd 'Allah 'ibn 'al^Abbàs; [della quale elezione] scris- sero all'emiro di 'Al Qayrawàn. Governava [^Abd 'Allah 'ibn 'al ^Abbàs] da cinque mesi, quando ar- rivò [dall'Affrica per surrogarlo] Hafàgah 'ibn Su- fìàn, l'anno dugenquarantotto (7 marzo 862 - 23 febbraio 863). Costui guerreggiò senza smettere, finché, (1) Il testo ha bàna, che si dice del costruire un grande edifizio come del rizzare una tenda. Ho dato il solo signifìcato ch'ò plausibile nel caso. Capitolo XLVIH — 'A n N u w a y r i. 123 ritornando da una spedizione, un delle sue milizie as- salitolo improvvisamente Tuccise, il martedì primo del mese di rag ab dell'anno dugencinquantacinque (15 giugno 869). Si dice che Tuccisore sia stato Halfùn 'ibn 'abì Ziàd 'al Huwàrì (della tribù berbera di Huwàrah) (1). Anno 255 (20 die. 868 - 8 die. 869). Ucciso Hafàgah i Musulmani rifecero wàli il suo figliuolo Muhammad 'ibn JE^afàgah; il quale indi ebbe il diploma di elezione dall'emiro di 'AI Qay- rawàn. Questo Muhammad fu ucciso poi dagli eu- nuchi suoi servi il tre di rag ab, anno dugencin- quantasette (27 maggio 871). Gli assassini fuggirono; furono presi e messi a morte. I Musulmani [di Sicilia] rifecero in suo luogo Muhammad 'ibn 'abi 'al Husajn, e ne scrissero in Affrica; ma quell'emiro mandò il diploma di wàli di Sicilia a Rabàh 'ibn Ya^qùb e quello di wàli della Gran Terra (il con- tinente d'Italia) al [costui fratello] ^Abd 'Allah 'ibn Ya^qùb. Rabàh venne a morte nel mese di mu- harram dell'anno dugencinquantotto (18 nov. - 17 die. 871) e [poco] appresso, nel mese di safar del434 medesimo anno (18 die. 871 - 15 genn. 872), il detto suo fratello. I Musulmani [di Sicilia] rifecero wàli 'Abù 'al ^Abbàs 'ibn Ya^qùb 'ibn ^Abd 'Allah, il quale mori a capo d'un mese ; onde gli fu sostituito dagli stessi il suo fratello. Indi governò 'Al Husayn 'ibn Rabàh, nominato dall'emiro dell'Affrica [pro- pria] ; il quale poi lo depose e gli sostituì ^A b d 'A 1- làh 'ibn Muhammad 'ibn 'Ibrahim 'ibn 'al (1) Il God. ha erroneamente 'al Hnwàzi. 124 Capitolo XLVHI — 'A u' N u w a y r i. 'Aglab, nel mese di éawàl del dugencinquanta- nove (31 luglio - 28 agosto 872). Deposto ancor costui, [l'emir d'Aflfrica] Tanno [stesso] dugencinquantanove(l) die il governo [della Sicilia] ad'AbùMàlik'Ahmad 'ibn Ya^qùb 'ibn ^Umar 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn 'Ibrahim 'ibn 'al 'Aglab, soprannominato Habbàsi ( Abbissinio ), il quale governò l'isola da wàli per ventisei anni. La resse indi 'Abù 'al ^Abbàs 'ibn Ibrahim 'ibn Ahmad, Tanno du- gento ottantasette (7 genn. - 25 die. 900); il quale ri- mase in Sicilia fino a che il suo padre 'Ibrahim 'ibn 'Ahmad noi richiamò in Affrica per cedergli il trono. [Allora] 'Ibrahim parti per la Sicilia; vi fece la guerra in persona, siccome" abbiam detto di sopra (2), e mori in questa impresa. La Sicilia poscia fu gover- nata da Muhammad 'ibn 'as Sarqùsi (figliuolo del Siracusano). Poi fu wàli [delTisola] ^Alì 'ibn Muhammad 'ibn 'abì 'al Fawàris, Tanno du- gento novanta (5 die. 902-23 nov. 903). Zìàdat 'Allah (emiro d'Affrica, figliuolo di 'Abù 'al ^Ab- bàs) lo depose e gli die lo scambio in persona di 'Ahmad 'ibn 'abl 'al Husayn 'ibn Rabàh. (1) Si vede dalla costrazione del periodo nel testo che la nota del- Tanno era postilla margiiiale. E forse fa messa qui per errore, o per riempir qualche lacuna nelVorigmale. Erronea aggiunta è da tenere poi : « La resse indi ecc. » . Cf. il Bayan nolla Bibl, , Capitolo XLIV, in questo voi. II, pag. 15, anni 258-259, e la St dei Mus,, I, 390 a 392. (2) NeUa storia dell'Affrica settentrionale della quale diamo al- cuni estratti nel § 3 del presente capitolo. Questa, nell'opera di 'An Nuwayrì, precede alla storia di Sicilia. Capitolo XLTIII — 'A n N u w a y r ì. 125 Anno 296 (30 sett. 908 - 19 sett. 909). Pervenuta ai Siciliani la nuova che 'Abù ^Abd 'Allah 'as Si^i avesse occupata rAflfrica [propria], sol- levaronsi contro 'Ahmad; lo depredarono di quanto egli avea; lo messere in prigione e chiamarono wàli dell'isola *^Ali 'ibn 'abi 'al Fawàris, il dieci di ragab dell'anno dugentonovantasei (4 apr. 909). Man- daron essi 'Ibn 'abi 'al Husayn ad 'Abù ^Abd 'Allah 'as Sì 4 e gli indirizzarono una lettera, chie- dendogli la confermazione di ^Ali. Quegli assenti vaia; e comandava ad ^Ali di recar guerra [ai Cristiani] per terra e per mare. Ahraad 'ibn 'abi 'alHusayn fu l'ultimo wàli degli Aglabiti in Sicilia. Ciascun di qaelh ricordati dianzi fece incursioni, mandò gualdane43& e combattè la guerra sacra contro il nemico. Anno 297 (20 sett. 909 - 8 sett. 910). Dice [il cronista] : Esaltato 'Al Mahdì (^Ubayd 'Allah, primo califo fatimita) in luogo degli Agla- biti, gli scrisse [di Sicilia] 'Ibn 'abi 'al Fawà- ris, chiedendogli licenza di andare in Affrica; e 'Al Mahdi l'assenti; ma arrivato che fu, lo messe in pri- gione a Raqqàdah (1) Eletto dal Mahdì- questo ('Al Hasan 'ibn 'Ah- mad 'ibn 'abi Hinzìr) a wàli, arrivò in Sicilia di dù 'al higgàh dell'anno dugentonovantasette (11 agosto - 8 sett. 910). I Palermitani soUevaronsi contro di lui e sì il presero, perchè gli ^àmil suoi aggra- (1) Lacrnia nel ms. Si confronti 'Ibn 'al 'A tir, nel nostro Ca- pitolo XXXV, pag. 408 del 1* voi. 126 Capitolo XLVIH — 'A n N u w a y r i. varano il popolo. [Egli era avvenuto che] convitati da 'Al Hasan ad un banchetto gli ottimati della città, entrati ch'ei furono in palagio, parve ad alcun di loro di veder che gli schiavi negri si porgessero Tun Taltro delle spade ignudo. Presi di timore apron le finestre della sala e si mettono a gridare « all'armi, all'armi ! » . Levossi il popolo ad aiutarli ; s'afi'oUò in- torno il palagio ; appiccò fuoco alle porte. E [invano] uscirono gli ottimati dal palagio a protestar che l'e- miro non avea mai cercato di far loro alcun male : i sollevati, non persuasi di questo, fecer impeto contro l'emiro; ei si gittò dalla propria casa in quella d'un suo vicino ; ma cascò, si ruppe una gamba, e fu preso e messo in prigione. Scrissero [i Palermitani] di questo caso ad 'Al Mahdi ; il quale depose 'Al Hasan; perdonò il fatto ai Palermitani: e intanto la capitale fu governata da Halli, preposto della Quinta (1). Indi 'Al Mah di affidò il governo della Sicilia ad ^Alì 'ibn ^Umar, 'al Balawi (2); il quale arrivò in Palermo il ventotto di dù 'al higgàh dell'anno dugentonovantanove (15 agosto 912). Il costui governo non piacque ai Siciliani, perch'egli era debil vecchio, affabile coi sudditi. 'Ahmad 'ibn Qurhub sollevò i cittadini contro di lui ed esortoUi a prestare obbedienza al (califo abbasida) 'Al Muqta- dir billàh. Molti assentirono; nominarono wàli del paese 'Ahmad: e cosi l'anno trecento (18 ag. 912 - 6 ag. 913) vennero in Palermo ambasciatori di 'Al (1) S'intenda la quinta delle prede. (2) Discendente da Bai tv 'ibn *Amr, della tribù arabica di QudàSih. Capitolo XLVIII — 'A n N u w a y r i. 127 Muqtadir billàh, Tabbasida, recando ad 'Ahmad436 il diploma di wàli, le cappe, le bandiere, la col- lana d'oro e i braccialetti. Poscia i Siciliani , disdi- cendo l'ubbidienza ad 'Ibn Qurhub, scrissero ad 'Al Mahdi; fecero capo di parte 'Abù 'al Gufar; eseguendo costui, dettero addosso a 'Ibn Qurhub. € Via di qui, gli dissero, e va dove tu vuoi >. Ma 'Ibn Qurhub rispinse questa [intimazione]; dia bat- taglia a chi l'avea fatta; indi si afforzò [per difen- dersi] da costoro: ed alla fine fu uccìso, allo scorcio dell'anno trecento, dopo un governo di undici mesi. (Anno 304, 5 lug. 916 - 23 giugno 917). Dice il cronista: Ucciso 'Ibn Qurhub il (califo Éatimita) 'Al Mahdi mandò wàli (in Sicilia) Musa 'ibn 'Ahmad, con forze [militari bastanti] a sostenerlo contro i Siciliani, caso mai volesserlo offenderlo. Giunto che fa questo Musa, vennero a trovarlo i principali della città di Girgenti , ai quali egli fece onore e re- galoUi dì vestimenta. Ma poi prese 'Abù 'al Gufar e messogli i ceppi lo mandò in prigione. Il costui fra- tello 'Ahmad si fuggi tosto in Girgenti; sollevò il popolo contro Musa 'ibn 'Ahmad, e fu seguito nella ribellione: onde una fiera guerra si travagliò tra Musa e i Girgentini. Costoro alfine chiesero V 'a- màn; Musa lo concesse e ne scrisse ad 'Al Mahdi; il quale fece wàli, in luogo di lui, Sàlim 'ibn 'Asad 'al Kanài (1), l'anno trecentocinque (24 giugno 917- 13 giugno 918). (1) Credo che s'abbia a leggere 'Al K ut a mi, cioè della tribù di Kutàmah. Su la parte principale ch'ebbe questa tribù al tempo de* Fatimiti, in Affrica e in Sicilia, si vegga la St dei Mi48.j ììh. 3, Cap. I, Tol. II, pag. 130 segg., 159, ecc. - 128 Capitolo XLVm — 'An Nuwayri. Anno 316 (25 febb. 928 - 13 febb. 929). Dice il cronista : L*anno trecento sedici venne dal- l'(1) Afifrica [propria] Sàrib (correggasi Sàbir) (2) lo Schiavone, con trecento navi da guerra. Sàlim andò insieme con esso in terra di Calabria ; dove pre- sero con la spada alla mano la città di Taranto (3), ed arrivati alla città di Otranto (4) le posero l'assedio e dettero il guasto ai casali dei dintorni. Ma s'appiccò all'esercito una moria [che lo costrinse a] ritornare alla capitale. Poscia, ripigliata l'impresa, assoggetta- rono le popolazioni di Calabria alla giziah; la quale esse [continuarono a] pagare durante la vita di 'Al Mahdì. 437 (Anno 323 = 11 die. 934 - 29 nov. 935) (5), 'Al Qàyra (biamr 'Illàh, secondo califo fatimita) figliuolo di 'Al Mahdi, inviò (quest'anno) Ya*^qùb 'ibn 'Ishàq con un'armata su le costiere dei Franchi. Ya^qùb presevi la città di Genova. Passati [i Musul- mani] in Sardegna, combatterono con gli abitatori, ed arsero molte navi. Quest'anno medesimo successe niella capitale di Si- cilia l'inondazione che distrusse [molte] case. (Anno 325 o 19 nov. 936 - 7 nov. 937). I Girgentini sollevati contro Sàlim cacciarono il (1) Nel codice si legge « in >, con manifesto errore. (2) Come nel Bay a n, qui sopra Cap.XLIV, pag. 28 del II volume. (3) Il cod. ha tarib. (4) H cod. ha aw.r.n.t. (5) Manca la data in B, Il cod. A, che in questi fogli è copia moderna, premette al capitolo le parole « Indi dopo ciò ». Capitolo XLVIII — 'A n N u w a y r Ì. 129 SUO '&mil ^Ibn 'abi Hamràn. Sàlim mandò allora coDtro di essi un esercito che ritornò sconfitto. Poscia Sàlim, andato a combatterli [in persona], lordiàuna rotta; ma non andò guari che il popolo della capi- tale, sorto contro lui, gli fece guerra, condotto da 'Ishàq 'al Bustàni (il giardiniere) e da Muham- inad 'ibn Hamù. Dopo parecchi combattimenti Sà- lim ruppe i Palermitani e assediolli nella capitale. 'Al Qàym, risaputo ciò, mandava a combattere i Si- ciliani Halil 'ibn 'Ishàq, con un esercito e con molti qàyd (condottieri). Perocché arrivate ad 'Al Qàym lettere dei cittadini che [protestavano] ubbi- dienza ed [affermavano essersi ribellati perchè] non poteano sopportare gli atti di Sàlim, [il califo fatimita], anziché fidarsi di costui, prepose a' Siciliani Qalil 'ibn 'Ishàq; il quale arrivò in Palermo allo scorcio dell'anno trecenventicinque. Ubbidito dai Siciliani, usò verso di loro con riguardo ; depose gli ^àmil di Sà- lim; e dopo quattro anni cb*era rimasto in Sicilia, ritornò in Affrica. L'anno trentaquattro (13 ag. 945 - P ag. 946) fu wàli Muhammad 'ibn 'al 'Aé^at e resse gli af- fari ['Ibn] ^Attàf (1) sino all'anno trentasei (23 lug. 947 - 10 lug. 948). Allor costui scrisse al [terzo califo fatimita] 'Al Mansùr, ragguagliandolo della traco- tanza degli abitatori, e che nel paese volgea a male ogni cosa. Allora 'Al Mansùr 'ibn 'al Qàym 'ibu 'al Mahdi prepose alla Sicilia 'Al Hasan 'ibn 'Xn 'ibn 'ahi 'al Husayn, 'al Kalbì' (della tribù (1) Sa Tambignità di questo passo del testo, V. St de^ Mus,, II, 204, nota 4. 11. 130 Capitolo XLVIII — 'A n N u w a y r t. arabica di Ealb); il quale teneva alto stato appo 'Al Man sur» come devoto e leale consigliere, ed anco pei servigi che i suoi maggiori aveano resi agli ante- nati di 'Al Mansùr. Arrivato 'Al Hasan in Sicilia, 438 vi dimorò per due anni ed alcuni mesi, e ritornò in Affrica, sotto il regno di 'Al Mu^zz lidin 'Illàh, j9gliuolo di 'Al Mansùr. Avendo egli chiesto ad 'Al Mu^zz la promozione del proprio figliuolo 'Abù 'al Husayn alla dignità di wàlt [della SicUia], 'Al MuHzz lo nominò, l'anno trecenquarantatrò (7 magg. 954 - 26 aprile 955). Anno 351 (9 febb. 962 - 29 genn, 963). Dice il cronista: Al tempo di 'Abù 'al Husayn i Musulmani presero Taormina, che allor era la più forte ròcca dei Rum [in Sicilia]. Fu presa il di 25 di dù 'al qa^dah dell'anno trecencinquantuno (25 dicembre 962) dopo sette mesi e mezzo d'assedio. I cittadini uscirono salva [soltanto] la vita, a condizione [di darsi] schiavi ; ed 'Al Mu^izz comandò di porre a quella città il nome di 'Al Mu4zziah. L'emiro 'Ahmad gliene mandò i cattivi [donne e fanciulli], in numero di millecinquecensettanta. Anno 352 (30 genn. 963- 18 genn. 964). Dice [ il cronista ] : Quando i Musulmani , presa Taormina, vi fecero stanza e la ristorarono e fortifi- carono, il popolo di Rametta, disdetta loro l'ubbidienza, chiese aiuto al Domestico, re di Costantinopoli (Nice- foro Foca). Arrivò allora ad 'Ahmad (emir di Sicilia) un dispaccio di 'Al Mu4zz che gli ingiugnea di mandare 'Al Hasan 'ibn ^Ammàr a Rametta, per porvi l'assedio, combattere gli abitatori e cacciarli dal Capitolo XLVm — 'A n N u w a y r ì. 131 paese. 'Ibn ^Ammàr messe il campo a Rametta il gioyedi ultimo del mese di ra^ab dell'anno trecento cinquantadue (24 agosto 963); drizzò i mangani e le ^rràdàt; die battaglia ogni giorno e si fece fabbri- care un qasr (castello), nel quale egli stanziò, mentre gli altri combattenti si acconciavano in baracche (1). Risaputo ciò, il Domestico comandò di levar gente; apparecchiò gli eserciti sotto il comando di Manuele ; e die ordine che fossero traghettati in Sicilia. Comincia- rono il passaggio il mercoledì tre di éawàl dell'anno trecencinquantatrè (13 ottobre 964), e vi durarono nove ^ornì, si grande era il numero. Scavarono un fosso intomo la città di Messina, e ne ristoraron le 439 mura. Di ciò 'Al Hasan 'ibn ^Amm&r dio avviso all'emiro 'Ahmad, il quale usci [subito di Palermo] con l'esercito. Gli Infedeli cavalcarono da Messina per andare a trovare 'Al Hasan 'ibn ^Ammàr [sotto] la ròcca di Rametta. Anno 353 (19 genn. 964 - 6 genn. 965) (2). À mezzo del mese di sawàl di quest'anno (25ott. 964) Manuele marciò con tutto il suo esercito, com- posto di Mugùs (3), di Armeni e di Russi, e si nume- roso che uno simile non era mai sbarcato in Sicilia. 'Al Hasan 'ibn^Ammàr, avvisato della mossa di costoro, si preparò a fronteggiarli : pose una schiera nella (1) n testo ha il plurale di bay t < tenda o casa > ed anche « baracca >. (2) Ricomincia qui l'antica scrittura del codice A. (3) Magi. Gli scrittori arabi soglion chiamare cosi i Normanni. Mi par che qui si tratti dei Pauliciani. Si vegga la St. de* Miis., II, 261. nota 2. 132 Capitolo XLVIU — 'An Nuwayri. gola di Miqus (1) e un*altra nella gola di Dimnas(2). E Manuele, dal suo canto, risaputa cosi fatta [dispo- sizione del nemico] , mandò due schiere a far fronte a quelle, e ne fece avanzare una terza su la via che mena alla città [Palermo] , per tagliare il passo alle forze ausiliari che venissero da quella banda. 'ÀI Hasan, ordinata anco una schiera di faccia alla ròcca, si avanzò contro gli Infedeli col [grosso dello] esercito, nel quale ognuno era preparato a morire. Gli Infedeli assaltarono con sei squadroni, che circon- darono i Musulmani d*ogni banda, mentre i cittadini di Rametta scesero contro gli assedianti che li fron- teggiavano : e si venne alle mani. Ogni schiera com- battea la schiera [nemica] più vicina; finchò i Mu- sulmani si ritrassero alle proprie tende, e il nemico tenne certa la vittoria. Ma ecco i Musulmani git- tansi risoluti incontro alla morte, che parve loro la miglior via di salvezza e la più feconda di felicità. Riarde il combattimento; 'Al Hasan 'ibn ^Ammàr grida a tutta possa : « Oh ! gran Dio ! se i figliuoli di € Adamo mi abbandonano non mi abbandonar tu ! » : e fu seguito dai suoi ; caricarono come se fossero stati un sol uomo. Manuele dal suo canto gridava agli Infedeli : « Dove son iti i vanti che menavate « al cospetto del re ? dove le [prodezze] che v'ingag- (1) Nel cod. Ay .q.s preceduti da due lettere, che secondo i punti diacritici potrebbero essere Tuna e Taltra b, t, n, y. In J3, b.n.f.s. Si confronti 'Ibn 'al 'Atìr, nel nostro Cap. XXXV, a pag. 394 del !• voi. ; Edrisi, nel Cap. VII, pag. 118 dello stesso voi., nota 1, e la St dei Mus., II, 265, nota 1. (2) ^ D.mis. Si tratta senza dubbio del castello di Demona sul quale si vegga la St. dei Mus,, I, 468, et passim. Capitolo XLVm — 'A n N u w a y r i. 1S3 «giaste a fare contro questo pugno d'uomini? >. À cosi fatti incitamenti dirampava tanto più Tincendio. 440 Manuele spinse il cavallo [nella schiera nemica]; uc- cise un musulmano ; ebbe vari colpi di punta che non lo ferirono, si salda armadura (1) avera egli addosso. Ma un musulmano, avventatoglisi , die d'una punta al cavallo si che il fé' cadere , ed [allora Manuele] fd ucciso. Scoppiava intanto un nembo oscurissimo, con lampi e tuoni, e Iddio aiutava i Musulmani ; si che gli Infedeli andarono in rotta ; e i Musulmani a inseguirli ed a farne strage. Piegando i fuggenti verso un luogo che parca piano, trovarono aspri sentieri e arrivarono al ciglio di un gran burrone, si profondo che parca un fosso; nel quale caddero e si uccisero l'un l'altro, onde ne fu pieno quant'era lungo, largo e profondo, e i cavalli [dei fuggenti e dei Musulmani] galopparono sopra i cadaveri. Le reliquie [dell'esercito bizantino] ripararono in alpestri sentieri e burroni spa- ventevoli. Si era combattuto dalla punta del giorno fin dopo la preghiera meridiana; mala rotta durò fino a notte: tutta la notte i Musulmani uccisero i fuggenti per ogni lato. Molti ottimati furon fatti prigioni; i Musulmani predarono cavalli, ricchezze ed armi in tal copia da non potersi noverare. Il numero degli uccisi passò i dieci mila. Si trovò nella preda una spada, su la quale era inciso [lo scritto] : < Questa è spada indiana; pesa < censettanta mitqàl (2), e molto essa ha ferito di- < nanzi il Profeta di Dio, sul quale sia la sua bene- (1) Liba s. V. il luogo analogo di 'Ibn 'al 'Atir, nel nostro Gap. XXXV, voi. I, 427, nota 2. (2) V. U voi. I, pag. 428, nota 1. 134 Capitolo XLVIII — 'An Nuwayrì. « dizione e la pace >. 'Ài Hasan mandò cotesta spada ad 'Ài Mu^izz, insieme con dugento dei prin- cipali tra que* barbari, e con corazze, maglie (1) ed altre armi in gran copia. Un picciol numero d'Infe- deli, campato alla strage, riparò suUe navi. L'emiro 'Àhmad ebbe avviso della vittoria prima di arrivare presso 'Ibn ^Àmmàr. Poco stante moriva 'ÀI Ba- san 'ibn ^Àli 'ibn 'abi 'al Husayn, padre del- Temiro 'Àhmad. (Anno 354 « 7 genn. - 27 die. 965). n Domestico (Niceforo Foca), risaputa questa batta- glia e la rotta dei suoi mentr'egli stringea d'assedio 144 'ÀI Masisah (Mopsuesta), ritornò subito a Costanti- nopoli. Durò parecchi altri mesi l'assedio di Rametta; dalla quale usciron mille persone per la grande stretta della fame; ed 'Ài Hasan 'ibn ^Àmmàr le mandò alla capitale. Gli uomini atti alle armi rimasero nella ròcca fino a che non fu espugnata. Dopo questo avveni- mento seguirono molti altri scontri tra i Musulmani e gl'Infedeli : massime la battaglia navale nello Stretto [di Messina], dove tanti Infedeli furon morti nell'acqua che lo Stretto ne rosseggiò. Alfine l'anno trecen- cinquantasei (17 die. 966 - 6 die. 967 ) fu stipulata la pace tra 'ÀI Mu 4zz e il Domestico; il quale mandò dei presenti [al califo fatimita]. 'Ài Mu^izz, dando avviso della pace all'emiro 'Àhmad, gli co- mandò di rifabbricar le mura della capitale e di ben a£forzarla, avvertendolo che fosse meglio far il lavoro oggi che domani. Gli comandava ancora di edificare in (1) Gawéan, che vuol dir anco pettorale d'acciaro. Capitolo XLVIII — 'An Nuwayri. 135 dascuno 'iqlim (provincia, o distretto) una città fortifi- cata, con una moschea gàmi^ ed un minbar (1), e di obbligar la popolazione di ogni Mqlim a soggior- nare nella città [capoluogo], non permettendo che yi- veasero sparpagliati per le campagne. L'emiro 'Ahmad si affrettò ad eseguire cosi fatte disposizioni ; messe mano alla edificazione delle mura della capitale, e mandò per tatta l'isola degli éay^ che vegliassero a far popolare e munire [le città di provincia]. Anno 358 (23 nov. 968 - 13 nov. 969). Dello sgombero [dei Musulmani] da Taormina e Ra- metta. Quest'anno, arrivati ad' 'Al Mu^izz lidin 'Illàh dei presenti del re di Costantinopoli, egli comandava di sgombrare Taormina e Rametta; il che spiacque forte ai Musulmani. L'emiro 'Ahmad mandò allora in quei luoghi il suo fratello 'Abù 'al Qàsim e il suo zio Ga^f ar ; i quali, messo il campo tra quelle due fortezze, le fecero diroccare e bruciare. n medesimo anno 'Al Mu4zz lidin 'Illàh co- mandava all'emiro 'Ahmad di venire in Affrica, la- sciando la Sicilia: e si lascioUa 'Ahmad con la sua gente, le sue ricchezze, i suoi figliuoli e i fratelli; che ad imbarcar tutto [ci vollero] trenta navi, e nessuno della famiglia rimase in Sicilia. 'Ahmad avea gover-442 nata l'isola ben sedici anni, e lasciovvi a far le sue veci Yà^^is, liberto del suo padre. Anno 359 (14 nov. 969 - 3 nov. 970). (1) Pulpito dal quale si & la preghiera solenne e il sermone nella moschea cattedrale. 136 Capitolo XLVIII — 'A n N u w a y r i. Del governo di 'Abù 'al Qàsim, luogotenente del fratello Ahmad e della sua promozione ad emiro. Il quindici di àa^bàn di quest*anno (23 giugno 970) venne in Sicilia l'emiro 'Abù 'al Qàsim da luogo- tenente del suo fratello l'emiro 'Àhmad; il quale es< sendo morto nel corso del medesimo anno, 'Abù 'al Q&sim ebbe il diploma di 'Al Mu^izz» pel quale ei fu [promosso ad emiro]. Egli fece molte imprese contro il nemico; la prima delle quali l'anno trecensessanta- cinque (10 sett. 975 - 29 ag. 976). Quell'anno ei fece ristorare la rócca di Rametta, alla quale prepose uno de' suoi schiavi negri. Non intermesse 'Abù 'al Qàsim le correrie [sopra i nemici] finch'egli non consegui il martirio, nella sua quinta impresa: e fu nel muharram dell'anno trecensettantadue. (26 giugno e 25 luglio 982). Gli successe l'emiro óàbir 'ibn 'abi 'al Qàsim; il quale ebbe dall'Egitto il diploma di 'Al ^Azìz Billàh, figliuolo di 'Al Mu- ^izz lidin 'Illàh. Rimase óàbir in ufizio per un anno, finché 'Al ^Aziz noi depose e non gli die lo scambio in persona di Ga^far 'ibn Muhammad 'ibn 'al Husayn. Questi, arrivato in Sicilia l'anno trecensettantatrò (15 giugno 983 - 3 giugno 984), vi rimase fino alla sua morte, che segui il settantacinque (24 maggio 985- 12 maggio 986). Al quale successe il fratello ^Abd 'Allah 'ibn Muhammad, che mori nel mese di ramadàn trecensettantanove (3 die. 989- I^ genn. 990) e gli successe il suo figliuolo Yùsuf. Anno 379 (11 aprile 989 - 30 marzo 990) (1). (1) Di qui alla fine del § 2 la narrazione del nostro compilatore, di parallela eh 'è stata a quella di 'Ibn 'al 'A tir, divien quasi iden- Capitolo XLVIII — 'An Nuwayri. 137 Del governo di 'Abù 'al Fath (corr. 'al Futùh) Yusuf, intitolato Tiqat 'ad dawlah (Fiducia del- l'impero). Egli assunse la dignità di wàli alla morte del padre, per decreto di Ini» ed ebbe poi dall'Egitto il diploma di 'Al ^Aziz Billàh che gli conferiva quell'ufizio. Resse fortemente la Sicilia ; beneficò a' sudditi ; e con- tinuò in questo modo, finchò non fu colto di emiplegia, l'anno trecento ottantotto (3 gennaio a 22 die. 998): ond'ei divenne paralitico del lato sinistro e gli si in- deboli il destro. Allora sostituì nel governo il suo fi- gliuolo Ga^far; il quale avea avuto da 'Al Hàkim (biamr 'Illàh, califo fatimita) un diploma che gli [concedea l'aspettativa] dell'uflzio dopo la morte deH43 padre. Quindi 'Al Hàkim gli mandò [le usate] deco- razioni, alle quali aggiunse una bandiera e il titolo di Tàg 'ad dawlah, Sajf 'al millah (Ciorona dell'im- pero, e Spada della fede). Costui governò saviamente il paese fino allo scorcio del mese di r a ^ a b dell'anno quattrocentocinque (26 die. 1014-24gen. 1015), quando gli si chiari ribelle il suo fratello, l'emiro ^Ali 'ibn 'abi 'al Fath (corr. 'al Futùh); il quale radunò in luogo vicino alla capitale i Berberi e gli schiavi Negri ch'egli avea indettati a sollevarsi in favor suo. L'emiro Ga^far gli mandò all'incontro un esercito; il quale venne a battaglia coi sollevati, il mercoledì sette di é a- ^bàn (31gen.l015): fiera battaglia nella quale rimasero tica, non solo ne' £Ekt4;i, ma anco nelle parole, e la dìiferenza sì ri- duce a qualche particolare or aggiunto, or mancante. Si confrontino pertanto queste pagine con quelle d'^Ibn 'al 'Atir, Cap. XXXV, pa|i;. 4i2 a 449 del l^' volume. 138 Càwtolo XLVm — 'An Nuwayri. uccisi molti Berberi e Negri partigiani di ^Ali. Fug- girono gli altri; ^Ali fu menato prigione dinanzi al fra- tello l'emiro Ga^far, e questi lo messe a morte. Otto giorni appena passarono tra là ribellione e la morte di ^Àli; della quale rimase addoloratissimo il padre. Co- mandava poi Ga^far di bandire dall'isola i Berberi con le loro famiglie e furon cacciati, che non tie ri- mase un solo. Comandava ancora di mettere a morte gli schiavi Negri» e furono trucidati dal primo infino all'ultimo. E dfa^far compose il suo gund (milizia) tutto di Siciliani: onde si assottigliò l'esercito [stan- ziale] (1) e seguinne la sollevazione dei Siciliani e la cacciata di lui stesso. Anno 410 (9 maggio 1019 - 26 aprile 1020). Della sollevazione dei Siciliani contro l'emiro Ga^far. Dice il cronista : La cagione fu ch'egli aveva affidato il governo al suo segretario Hasan 'ibn Muham- mad, 'al Bagà! (da Bagàyah in Affrica); il quale aggravava e maltrattava la gente ed avea consigliato a Ga^far di levar in Sicilia le decime sopra i grani e i frutti della terra, secondo la consuetudine degli . [altri] paesi ; la quale non era mai stata introdotta in Sicilia y dov'era costume di prendere sopra ogni [ mi- sura di terreno da. potersi lavorare con una] coppia di buoi» un tanto [di valuta, invariabile] comunque cadesse [l'annata] (2). Ga^far inoltre incominciò a dispregiare i (1) n testo ha « Fesercito presso di lui » . Si Yegg& la nota die ho fatta nel passo analogo d' Ibn 'al 'Atir, Gap. XXXV, 1« voL, pag. 443, nota 1. (2) Letteralmente: e Che si prendesse sullo zawg (giogo) di bovi una cosa determinata, accadesse pur ciò che accadesse ». Ho reso « un tanto » l'espressione « cosa determinata > (ma W ùm) Capitolo XLVm — 'An Nuwayrì. 189 cittadini [della capitale] e gli say^ degli [altri] paesi, ed a trattarli superbamente. Il popolo di Palermo si levò quindi contro di lui, grandi e plebe al paro ; lo assediò 444 nel sao castello ; distrusse alcuni dei suoi borghi (1) e rimase in piedi per combatterlo, la notte del lunedi sei di 'al muharram dell'anno quattrocentodieci (14 maggio 1019). Stavano già per prenderlo, quando usci in lettiga il suo padre Yùsuf, uomo riverito dal po- polo; il quale cercò di rabbonirli e profferì di ordinar quanto essi avrebbero voluto. Al quale raccontarono le novità jEatte dal figliuolo, ed egli rispose : « Or bene € ve ne darò soddisfazione io, lo metterò in prigione e € preporrò a voi chi più vi piaccia » . Scelsero r[altro] figliuolo di lui 'Ahmad (soprannominato) 'Al 'A k hai (n losco). ed Ilo evitata a disegno la frase e somma fissa » , poiché impliche- rebbe ridea di pagamento in danaro. Giogo o coppia di bovi qui è misura agraria, significando la esten- sione di terreno da potersi lavorare in una stagione con una coppia di bovi: e però Tetimologia toma a quella dìjugeriNn, ancorché la misura sia ben diversa. • Veggasi su questa misura di aratataf com'io la chiamai, la Si, de^ Mus. , 1 , 153 , nota 1 , e si aggiunga la verdone autentica di zawg in paricla Ixnm, col significato di mi- sura di superficie, nel diploma arabo-latino del 1182, presso Cusa, DtjpZoifi», pag. 188 e 218. Y. anche De Slane, nella Hist. dea Ber- bèrespar Ibn KhaMoun, I, 404, e Dozy, Suppl voce zawg. (1) 'Arb&dih secondo B, Il codice J., molto migliore delValtro, ha 'aryàdih e darebbe il significato di «giardini di esso» (Ga^far) se quella forma di plurale si potesse ammettere nel vocabolo rawd € giardino >, ovvero si supponesse premessa T 'alif per lapsus co- hmL È da notar poi che il pronome relativo aggiunto a borghi sta molto male; perchè i borghi casomai non erano di Ga^far. Al OQQtrario, con la lezione « giardini » la frase tornerebbe a « una sua villa di diletto », e si adatterebbe al Qasr Ga^far, del quale nd nostro Gap. X, a pag. 155 del V volume. 1 I 140 Capitolo XLVin — 'An Nuwayri. Anno 410 (9 maggio 1019 - 26 aprile 1020). Del governo dell'emiro Tàyid'ad dawlah (So- stegno dell'impero) 'Ahmad, 'Al 'Akhal. Prese costui l'uflzio di wàli il lunedi sei di 'al milharram dell'anno quattrocentodieci (14 maggio 1019), e consegnato ai Siciliani il segretario Hasan 'al Bagà!, essi l'uccisero; portaron la testa in giro per la città, ed arsero il suo cadavere. Yùsuf te- mondo per [la vita del] figliuolo Ga^far, lo imbarcò sopra una nave che partiva per l'Egitto, e v'andò poi egli stesso: tra l'uno e l'altro portaron via seicento settanta mila dinar. Y ù s u f [inoltre] possedea tredici mila giumente, senza contare i muli nò gli altri ani- mali: pur quand'egli venne a morte in Egitto non possedea che una sola cavalcatura. Esordi 'Al 'A k hai nel governo con virtù e con zelo per la guerra sacra ; onde posarono i Siciliani e le cose loro andarono per lo meglio. Giunser poi lettere (del califo fatimita d'E- gitto) 'Al Hàkim, per le quali era conferito ad 'Al 'AkhalU titolo di Tàyìd 'ad dawlah. Il quale chiamava all'arme i guerrieri; mandava le gualdane in terra degli Infedeli , dove i Musulmani ardeano, depre- davano e davano il guasto : e cosi tutte le ròcche pre- starono ubbidienza ad 'Al 'Akhal. Avea questi un fi- gliuolo per nome Ga^far, ch'egli solea lasciar luogo- tenente quando gli occorrea di partire per la guerra. Costui si comportò diversamente dal padre [che avea date tante prove] di giustizia e di bontà. Egli adunò una volta i (Musulmani) Siciliani e lor disse : « Vorrei « cacciar via di qui gli Affricani, i quali partecipano del < vostro paese e delle vostre entrate » . Ed essi gli ri- sposero : « Come mai ? quando siam legati di parentele 445 « con loro e mescolati, si che siam divenuti come una Capitolo XLVHI — 'A n N a w a y r ì. 141 < gente sola? » Egli accomiatolli : mandato a chiamare gli Àffricani, lor fece la stessa profferta che ai Siciliani : ed essi accettarono ; donde l'emiro se li messe intomo; rese immuni i loro possedimenti e levò il ^ a r à g su quelli (1) dei (Musulmani) Siciliani. Allora una mano di Siciliani si portò presso 'Al Mu 4zz 'ibn Bàdis (emiro zirita dell' Affrica propria) ^ gli fece conoscere la condizione in che eran venuti i Siciliani e gli disse: € Noi Togliamo farci tuoi sudditi. Se non [accetti] con- segneremo l'isola ai Rum ». Segui questa [pratica] Tanno quattrocentovenzette (5 nov. 1035 - 24 ott. 1036). [Assenti ai Siciliani] 'Al Mu^zz; mandò in Sicilia il proprio figliuolo ^Abd 'Allah, con un esercito di tre mila cavalli ed altrettanti pedoni ; il quale sbarcò nella [capitale della] Sicilia : e seguirono varii combattimenti tra lui ed 'Al 'Ak hai ; tanto che questi fu assediato da ^Abd 'Allah entro il suo castello, nella 'Al Hàlisah (la Ealsa). Nacque discordia poi tra i Siciliani ; volendo alcuni venire in aiuto d' 'Al 'Akhal. Questi [allora] fu accise a tradimento da' Siciliani, quelli [s'intenda] che avean chiamato ^Abd 'Allah 'ibn 'al MuHzz e fu portata la sua testa ad ^Abd 'Allah. A tal [misfatto più che mai] imperversarono le parti : i Siciliani pentironsi di aver fatto entrare nell'isola ^Abd 'Allah; si uni- rono per osteggiarlo; gli dettero una battaglia, nella quale l'esercito suo fu sconfitto, ed uccisigli circa tre- cento uomini. Essi pertanto, montati su le navi , ri- tornarono in Affrica. I Siciliani preposero al governo 'As Simsàm, fratello di 'Al 'Akhal : e andò sossopra (1) n cod. A inyece di 'amlàk * possedimenti » ha qui 'am- wàl « capitali ». 142 Capitolo XLVm — 'AnNuwayrf. Ogni cosa nell'isola; ogni fazione si chiari indipendente nella regione (1) [che abitava] ; il governo della ca- pitale tornò agli saj^ di essa, i quali scacciarono 'As Simsàm. [Da un'altra parte] il Qàyd ^Abd 'All&h 'ibn Mankùt (2) si chiari independente in Mazara, Trapani, Sciacca, Marsala e nelle campagne de' dintorni; il qàyd ^Ali 'ibn Ni'mah, sopranno- minato 'Ibn 'al Hawwàs (3), nella rócca di Castro- giovanni, nella città di Girgenti, in Castronuovo (4) e nei paesi vicini. L'isola fu tutta in disordine. Indi surse un uomo per nome 'Ibn 'at Timnah, il quale, im- 446 padronitosi della città di Siracusa e dei dintorni, andò con un'esercito ad assalire la città di Catania; nella quale entrato, uccise 'Ibn 'al Kalàbi (5) e impa- dronissi della città. Questo 'Ibn 'al Kalàbi ('al Maklàti) s'era imparentato col qayd ^Ali 'ibn Ni^mah, detto 'Ibn 'al Hawwàs, avendo [sposata] la sua sorella Maymùnah. Dopo il termine legale [della vedovanza] 'Ibn 'at Timnah domandò costei in isposa al suo fratello; il quale gliela diede. Era donna di vivace ingegno : un giorno liticando col ma- rito, egli le disse aspre parole e la donna gliene rendè altrettante. 'Ibn 'at Timnah ch'era [in quel mo- (1) Il testo ha, molto vagamente, gihat « parte, luogo». (2) In A si legge Matkùt. (3) In A si legge 'Al Gawwas. (4) In A mancano i punti diacritici sul vocabolo uùbii, ma vi è aggiunta una w finale. (5) Leggasi 'Al Maklàti. Il codice A poco appresso replica questo nome con la variante 'AlMaklàbi, a corregger la quale basta togliere un punto sotto la penultima lettera e metterne due sopra. Capitolo XLVin — A n N u w a y r i. 143 mento] preso dal vino, s'adirò tanto, che comandò di segarle le vene delle braccia e lasciarla morire. Ma il suo figlinolo 'Ibrahim, sentito il caso, accorse, chiamò i medici e la fé' curare ; si che ella rinvenne. La dimane 'Ibn 'at Ti^nah si penti; le chiese per- dono, scusandosi con l'ubbriachezza : ed ella fé' le viste di accettar le discolpe. Dopo alcun tempo gli domandò licenza di andar a visitare il fratello: ed 'Ibn 'at Timnah lo permesse e mandò con essolei doni e presenti [al cognato]. Ma arrivata ch'ella fa, raccontò al fratello l'attentato del marito; onde 'Ibn 'al Hawwàs giurò di non rendergliela. Invano mandava 'Ibn 'at Timnah a richiederla: que' non volle mai farla ritornare. L'altro ragunò gli eserciti [ch'erano numerosi], poich'egli ormai signoreggiava la più parte dell'isola e nella capitale stessa si facea la preghiera pubblica in suo nome. Andò 'Ibn'at Timnah a combattere ' I b n 'al Hawwàs in Gastrogiovanni; ma sceso questi [dalla fortezza] e venuti alle mani, 'Ibn 'al Hawwàs lo ruppe; lo insegui e menò strage tra le sue genti. Quando 'Ibn 'at Timnah vide l'eser- cito suo fatto a brani, pensò di chiedere aiuto agli In- fedeli. Anno 444 (3 maggio 1052 - 22 aprile 1053). 447 C!ome i Franchi, che il Sommo Iddio li abbandoni, s*impadronirono dell'isola di Sicilia. La causa fu questa. Accesala guerra tra 'Ibn 'at Timnah ed'Ibn 'al Hawwàs, e sconfitto 'Ibn 'at Timnah, questi si portò alla città di Mileto, posse- duta dai re Franchi [fin] dall'anno trecensettantadue (982-3). Regnava [in Mileto] Ruggiero il Franco; al quale appresentatosi 'Ibn 'at Timnah, gli disse : 144 Capitolo XLVIII — 'A n N u w a y r i. « Io ti farò insignorire deirisola )^. Mosse Ruggiero seco lai nel mese di rag ab deli*anno quattrocenqua- rantaquattro (27 ott. - 25 nov. 1052), e non incontrando chi lor facesse resistenza, insignorironsi di tutti i luoghi su' quali passavano, infino a Gastrogiovanni ; dove 'Ibn 'al Ha wwàs lor die battaglia, e sconfitto, ebbe a tornarsene entro il castello. Cavalcando di li [verso altre parti dell'isola] i Franchi occuparono molti paesi. Non picciol numero di dotti e virtuosi [Musul- mani] abbandonò l'isola allora ed una mano di Sici- liani rifuggissi appo 'Al Mu^zz 'ibn Bàdis. Gli narravan costoro le condizioni in cui viveano i Mu- sulmani dell'isola : la discordia loro ; la irruzione dei Franchi in gran parte della Sicilia. Allestì 'Al Mu^i zz allora una forte armata; riempi [le navi] d'uomini e (li munizioni ; ma, navigando alla volta di Pantellaria, ch'era d'inverno, scoppiò loro addosso una tempesta, onde la più parte delle genti annegò : pochissimi scamparono alla morte. La perdita di questa armata fu una delle cause che menomarono le forze di 'Al Mu^i zz 'ibn Bàdis e fecer imbaldanzire contro di lui gli Arabi [beduini venuti dall'Egitto], si che gli presero [quasi tutti i paesi del suo] dominio. I Franchi intanto s'impadronirono a lor bell'agio della più parte dell'isola ; che nessuno [quivi pò tea] loro far testa, ed 'Al Mu4zz travagliavasi contro gli Arabi che gli erano piombati addosso. Venuto a morte 'Al Mu^zz, l'anno quattrocencinquantatrà (26 gen. 1061 - 14 gen. 1062) e succedutogli il figliuolo Tamim, questi mandò nuovamente in Sicilia un'armata ed un esercito, sotto il comando dei suoi figliuoli 'Ayyùb ed ^Ali (1). Ar- (1) In tutto questo capitolo , e più particolarmente di qui sino Capitolo XLVIII — 'An Nuwayri. 145 rivati ch'e' furono neirisola, 'Ayjùb con Tesercito sbarcò nella capitale ed ^Ali in Girgenti. Passò quindi 'Àj j u b in Girgenti stessa, dove il popolo gli pose amore. 448 Di che mosso ad invidia 'Ibn 'alHawwàs, comandò per lettere ai cittadini di cacciarlo via; ma come quei non vollero, cosi Tenne egli stesso coll'esercito : gli dettero battaglia e fuvvi morto 'Ibn 'al Hawwàs da una freccia tirata a caso, onde 'Ayyùb 'ibn Tamim fu [gridato principe]. Ma poscia nacque tra Tesercito di 'Àyjub e il popolo della capitale una discordia che fini in battaglia; e infieri la guerra civile tanto che 'Ay y ùb e il fratello se ne tornarono in Affrica con Tarmata, l'anno quattrocento sessantuno (31 ott. 1068 - 19 ott. 1069). Accompagnaronli non pochi ottimati Siciliani ; né rimase alcun che respingesse i Franchi o lor facesse ostacolo. Ond'essi ìmpadronironsi di tutta la Sicilia; non restando in man de' Musulmani che Gastrogiovanni e Girgenti. Assediaronle entrambe i Franchi, e strinsero i Musulmani al segno, che si cibaron di carogne, e [poi] mancò loro ogni sorta d'alimento. Alfine i Girgentini consegnavan la città ai Franchi l'anno quattrocentot- tantuno (27 marzo 1088-15 marzo 1089). Tennero fermo quei di Gastrogiovanni per altri tre anni; ma condotti agli estremi, si calarono anch'essi alla resa : onde i Franchi, che il Sommo Iddio li abbandoni, ebbero questa città l'anno quattrocentottantaquattro (23 febb. 1091 - 1 1 febb. 1092). Ruggiero regnò sopra tutta l'isola; nella quale fece stanziare i Rum e i Franchi insieme coi alla fine, il compilatore copia 'Ibn 'al 'A tir, senz'altro divario che di qualche parola. Si confronti dunque col nostro Gap. XXXV, viA !• volume, pag. 448 segg. 11. 10 146 Capitolo XLVm — 'An Nuwayri. Musulmani, non lasciando ad alcuno degli abitatori bagno, né bottega, né molino, nò forno. Mori Rug- giero dopo quell'anno e prima del quattrocennovanta (19 dicembre 1096 - 8 dicembre 1097). Succedutogli il suo figliuolo Ruggiero, questi segui le usanze dei re musulmani [con istituire nella sua corte] dei gànib (aiutanti di campo), dei silàhì (scudieri) e dei gàndàr (guardie del corpo) e simili ; ond'egli si allontanò dalle costumanze dei Franchi. Fu istituito ancora appo Rug- giero un diwàn 'almazàlim (tribunale dei soprusi) al quale gli offesi portavano lor querele e [il re] rendea giustizia, foss'anco contro il proprio figliuolo. Ruggiero tenne in onore i Musulmani e li difese dai Franchi; ond'essi gli posero amore. Allestita una grossa armata, ei s'insignorì delle isole che giacciono tra 'Al Mah- diah e la Sicilia, come sarebbero Malta, Pantellaria 449 ed altre. Poscia [i Franchi] estesero il dominio fino alla costiera d'Affrica, dove s'impadronirono di 'Al Mahdiahe d'altre città. Infine cotesti paesi furono ri- vendicati [all'islamismo], siccome noi racconteremo tra le gesto di ^Abd 'al Mùmin 'ibn ^Ali. § 3. Dal capitolo su l'Affrica [propria] e sui paesi del Magrib (1). (Anno 212 - 2 aprile 827 - 21 marzo 828). Dal racconto del governo di 'Abù Muhammad Zìàdat 'Allah 'ibn 'Ibrahìm 'ibn 'al 'Aglab, ecc. Al tempo di Ziàdat 'Allah fu conquistata la (1) Questo nel cod. A è designato col titolo « Capo sesto della sezione quinta della parte qninta ». 11 quale è stato tradotto e pubblicato dal baron De Slane, in appendice alla Histoire des Ber- bèrea par Ibn KhaJdoun, I, pag. 314 segg., Il, p. 483 segg. Capitolo XLVIII — 'An Nuwayri. 147 Sicilia, perocch'egli vi mandò, con dieci mila uomini, il cadi 'Asad 'ibn 'al Furàt. Il re dell'isola lo assali con cencinqnanta mila uomini. 'Àsad lo ruppe, e conquistò l'isola; alla qualeZiàdat 'Allah prepose Muhammad 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn 'al 'Aglab. (Anni 250 a 261 o 864 a 875). Dal racconto del governo di 'Abù ^Abd 'Allah Muhammad 'ibn 'Ahmad 'ibn Muhammad 'ibn . . . 'al 'Aglab, soprannominato 'Abù 'algar&nìq (Quel delle gru). Al suo tempo fu conquistata l'isola di Malta, per mano di 'Ahmad 'ibn ^Umar 'ibn ^Ubayd 'Allah 'ibn 'al' 'Aglab. (Anni 264 a 289 = 877 - 902). Dal racconto del governo di 'Abù 'Ishàq 'Ibra- him 'ibn 'Ahmad 'ibn 'al 'Aglab, ecc. Al suo tempo fu conquistata Siracusa, città di Sicilia, per mano di 'Ahmad 'ibn 'al 'Aglab nel mese di ramadàn dell'anno dugensessantaquattro (7 maggio a 5 giugno 878). Furono uccisi più di quattro mila barbari e fuvvi fatta tanta preda, quanta non se ne trovò mai in altra città del politeismo. Nes-450 sun uomo ne campò. I Musulmani erano stati all'as- sedio per nove mesi; e rimasero due altri mesi dopo la espugnazione, poi distrussero la città e se ne tor- narono. Il [medesimo] anno sessantaquattro (13 sett. 877 - 2 sett. 878) i liberti si sollevarono contro 'Ibra- him. Chiarita la rivolta in 'Al Qasr 'al qàdim (il Castel vecchio) (1) , impedirono il passaggio da 'Al (1) V. il Gap. XLI nel voi. 1©, pag. 5?,9, nota 1. 148 Capitolo XLVIH — 'A n N u w a y r i. Qayrawàn a Raqq&dah. La cagione del qual [mo- vimento] fu che 'Ibrahim avea comandato di mettere a morte un di loro, per nome Matrùh 'ibn 'Umm Bàdir: e per questo ammutinaronsi. Ma uscita lor in- contro una turba innumerevole di gente di 'Al Qay- rawàn, i liberti sbigottirono; chiesero T 'a man e l'ot- tennero. Venuto poi il giorno di pagare lo stipendio, ^Ibrahim si pose nel castello di 'Àbù 'al Fath, dove fé* chiamare tutti gli schiavi Negri per riscuo- tere: e ad ogni uomo ch'entrava facea togliere la spada, si che tutti furon presi. Ei ne fece morire la più parte a staffilate e fece appiccare [i cadaveri ai pali]. Altri ei ne chiuse nella prigione di 'Al Qayra- wàn, nella quale morirono ; altri infine bandì in Si- cilia. (Anno 278 - 15 aprile 891 - 2 aprile 892). ('Ibrahim 'ibn 'Ahmad) messe a morte il suo hàgib (ciambellano) 'Ibn 'as Simsàmah insieme coi fratelli e i congiunti; e die' l'ufizio di hàgib ad 'Al Hasan 'ibnNàqid, aggiungendo a quest'ufizio parecchi altri, tra i quali quello di emir di Sicilia ecc. Anno 284 (8 febbraio 897 - 27 gennaio 898). Quest'anno 'Ibrahim inviò in Sicilia il proprio fi- gliuolo 'Abù 'al ^Abbàs, per combattere i Siciliani [che s'erano sollevati]. 'Abù 'al ^Abbàs parti per l'isola in gumàdà secondo (6 luglio -3 agosto 897). I Siciliani gli diedero aspra battaglia; poscia furono sconfitti; 'Abù 'al ^Abbàs entrò nella capitale con la spada alla mano e fecevi grande strage. Poscia per- donò ai cittadini e die loro T'amàn. Mosse quindi [da Palermo per Messina] ; passò lo Stretto ; venne alle Capitolo XLVm — 'An Nuwayri. 149 mani coi Rum [in Calabria], dove uccise i combat- 451 tenti, fece cattivi i bambini e ritornò in Sicilia, dopo aver menata grande strage dei Rum. Anno 289 (16 die- 901 - 4 die. 902). Come ' I b r a h i m , abdicato il trono, si die alla de- vozione ; combattè [la guerra sacra] e venne a morte. [ L'abdicazione d*'Ibrahim] avvenne in questo modo : che Tanno dugentottantanove il califo abbasida 'Ài Mn^tadad billàh mandò da Bagdad a Tunis un ambasciatore, al quale 'Ibrahimsi fece incontro presso la sabhah (stagno salso) di Tunis vestito di nero (1). Rimasto da solo a solo con l'ambasciatore il quale non gli recava lettere [del califo, ma soltanto un messaggio verbale], segui tra loro un colloquio. 'AlMuHadad avea spedito l'ambasciatore mosso all'ira e all'indigna- zione dalle querele e da' richiami del popolo di Tunis e dal racconto delle azioni [scellerate] d''Ibrahim a lor danno. [ Tra le altre cose i Tunisini ] aveano detto [al califo] : ^ Costui ti ha mandate in dono [come € schiave] le nostre mogli e le nostre figliuole > . Onde sdegnato 'AlMuHadad, comandava ad 'Ibrahim di recarsi alla sua presenza ; deporre il governo del- l'Affrica [propria]; e lasciarvi come wàlì il suo fi- gliuolo ' A b ù 'al ^A b b à s. Ma ripugnando ad ' I b r a- him l'andare a [corte di] 'Al MuHadad, simulò pe- nitenza; lasciò il regno ; indossò rozze vestimenta ; fece mettere in libertà quanti ei teneva in prigione ; abolì (1) Segno la lezione del Fleischer, Nuove ann,j p. 36. Essendo il negro il colore di casa abbasida, 'Ibrahim faceva atto di ubbi- dienza, presentandosi, come noi diremmo^ < in divisa » . 150 Capitolo XLVIII — 'A n N u w a y r i. le gabelle (1) [illegali], e richiamò dalla Sicilia il sao figliuolo 'Àbu 'al ^Abbàs a fin di dargli il regno e lasciargli il comando. Venne 'Àbù 'al ^Àbbàs appo il padre, nel mese di rabi^ primo (ISfebb. - 14 marzo 902), e quei gli consegnò lo Stato, e usci di Tunis, dando voce di andare in pellegrinaggio. Arrivato a Susa, spedi messaggi a Bagdad per annunziar questo [proponimento] ; ma poco appresso mandò a dire ch'egli si rimanea dal pellegrinaggio e [invece] movea alla guerra sacra; temendo che [nel passare per l'Egitto non seguisse scandalo tra lui e] i Banù Tulù n e spar- gimento di sangue [musulmano]. Si messe dunque ad esortare la gente e chiamarla alla guerra sacra ; lar- gheggiò verso coloro che correano all'appello; e parti di Susa a di sedici del mese di r a b i ^ secondo (30 marzo 902). Sostato a N ù b a h (2), distribuì alla gente cavalli ed 452 armi e dispensò i caposoldi (3): venti dinar a ciascun cavaliere e dieci a ciascun fante. Di Nùbah passò a Trapani (4), dove rimase diciassette giorni per pagare gli stipendi (5) a quanti lo seguivano. Montato indi a cavallo, entrò nella città di Palermo il ventotto di rag ab (8 luglio 902) e ordinò di rendere ragione [nel (1) Qabàlàt piar, di q ab al ah, proprio il vocabolo che i nostri maggiori tolsero in prestito dagU Arabi. (2) Castello a breve distanza dal Capo Bon, dalla parte di Po- nente, di faccia alle isolette 'Al Gàmùr (Aegimuruà). V. Edrisi, Descript de VAfrique, ecc., par Dozy et De Goeje, versione, pag. 147, nota 1. (3) ^ItàS somma pagata annualmente, o, come qui sembra, al principio della guerra, oltre lo stipendio mensuale (rizq). (4) Il testo ha Tripoli: ch'è errore senza dubbio. Cf. 'Ibn ^al- dùn, Biblf Gap. L, testo, p. 475. (5) y. qui sopra la nota 3. Capitolo XLVni — 'A n N a w a y r i. 151 Tribunale] dei soprusi. Si fermò per altri quattordici giorni nella [capitale della] Sicilia» pagando gli stipendi ai cittadini ed a quanti si trovavano di passaggio [disposti a seguirlo alla guerra] e mosse [con l'eser- cito] a di sette di àa^bàn (17 luglio 902). Pose il campo a Taormina ; assedioUa e appiccò fiera battaglia contro i cittadini ; nella quale ambo gli eserciti furono affranti dalle ferite e i Musulmani pensavan già alla ri- tirata, quando vi fu chi si mise a recitare [il versetto del Corano]: « Questi due avversari litigano circa il loro Signore, ecc. » (1). [Alle quali parole] i più valorosi e savii [guerrieri] dell'esercito caricarono il nemico risolutamente, e gli Infedeli si volsero in fuga. I Mu- sulmani ne menarono orribile strage; li inseguirono sino in fondo alle valli e in vetta dei monti; e 'Ibra- him co' suoi entrò in Taormina: uccise [gli uomini] e fé' cattive [le donne e i bambini]. Ei mandò alla rócca di Miqué (2) Zi&dat 'Allah, figliuolo del suo figliuolo 'Abù 'al ^Abbàs, e a Demona, con un esercito, il proprio figliuolo 'Al 'Agi ab; il quale trovò che gli abitatori eran fuggiti, ond'ei prese tutta la roba che v'era. Mandò 'Ibrahim inoltre il suo figliuolo 'Abù Hugr a Rametta, i cui cittadini clìiesero T'amàn e consentirono a pagarla giziah. Spedi poi S a ^d ù n 'al G a 1 ù w i con una banda a Liàg (Aci) (3). Fatta l'intimazione a tutti gli abita- (1) Soia XXII, verso 20. (2) Si vegga Edrisi nel nostro Capitolo VII , a pag. 118 del l'' volume, nota 1. (3) n nostro articolo mascolino plnrale premesso al classico nome di Ad, mi suggerì la conghiettnra {St d^ Mm,, II, 85, nota 4, e 152 Capitolo XLVm — 'A n N u w a y r i. tori , essi consentivano a pagar la ^ i z ! a h ; ma ['Ibrahim] non l'accettò» nò contentossi di manco che lo sgombero delle fortezze. Usciron dunque [i Cri- stiani] da tutte le ròcche, ed egli fecole demolire e but- 453 tar in mare le pietre di che erano fabbricate. Quindi avanzossi con gli eserciti a Messina; dove rimase due giorni, comandò il passaggio in Calabria a di ventisei del mese di ramadàn (3 sett. 902) e tirò dritto finche fu arrivato presso la città di Cosenza. Quivi gli s'ap- presentarono i legati [di varie città] chiedendogh r 'amàn. Noi concesse : marciò sopra Cosenza man- dando innanzi le genti» ma egli stesso rimase alla retroguardia, per cagione di una infermità sopravve- nutagli. Oli eserciti si attendarono sul fiume: 'Ibra- him comandò l'assalto a di ventiquattro di sawàl (1^ ottobre 902) e mandò i suoi figliuoli e i suoi più fidati contro le porte della città; i quali d'ogni banda assalirono e piantarono i mangani. Rincrudita intanto la malattia viscerale che travagliava 'Ibra- him e venutigli i singhiozzi, i suoi^ disperando della sua vita, dettero occultamente il comando a Ziàdat 'Allah, figliuol del suo figliuolo 'Abu 'al ^Abbàs. 'Ibrahìm spirò la notte del sabato (1) diciotto di dù 'al qa^dah dell'anno dugento ottantanove (24 ottobre 902). Allora i capitani si appresentavano ad 'Abù 86, nota 1), che nell'epoca musulmana, e forse prima, parecchi centri di popolazione alle falde dell'Etna portassero il nome di Aci, sì come in o^gi. Gonferman ora il mio supposto le parole del nostro compila- tore, cioè l'intimazione fatta a «: tutti gli abitatori » per lo sgom- bero « de' castelli -> e la demolizione di « tutte le ròcche > . (1) Si dee correggere domenica, o diminuire il giorno del mese a 17 dù 'al qa^dah, e 28 ottobre. Capitolo XLVm — 'A n N u w a 7 r i. 153 Mudar Zi&dat 'Allah, primogenito di 'Àbù 'al ^Abbàs 'ibn 'Ibrahim egli chiedean che pigliasse il comaDdo, tanto da arrivare appo il suo padre. Zià- dat 'Allah, rivolto al suo zio 'Abù 'al 'Aglab, gli disse : < Tu hai maggior diritto [al comando] come fra- teUo [di 'Abù 'al ^Abbàs]. Ma ['Abù 'al 'Aglab], amando di viver qneto, non volle la preferenza sopra Ziàdat 'Allah. Intanto i Cosentini che igne- ravan la morte dell'emiro, chiesero V 'amàn ; ed eb- berlo. I Musulmani, rimasi sul posto fino al ritomo delle [gualdane] mandate già d'ogni parte [a far preda], raarciaron poi tutti insieme e fecero ritomo alla città di Palermo, portando seco [il cadavere di] 'Ibrahim. Quivi lo seppellirono e fu fabbricato un castello sopra la sua tomba. Si portò poi in Aflfrica tutto l'esercito. 'Ibrahim era nato il giorno dell' 'adhà dell'anno dugentrentacinque (25 giugno 850) ; ond'ei visse cin- quantatrè anni, undici mesi ed alcuni giorni e tenne il governo, fino al di della sua morte, per ventotto anni, sei mesi e dodici giorni. Anno 481 (27 marzo 1088 - 15 marzo 1089). 454 Come i Rum s'impadroniron della città di Zawi- lab e poi si ritiraron da quella. Quest'anno i Rum messere insieme quattrocento legni, ed aiutati dai Franchi, andaron tutti all'isola dì Pantellaria, la quale depredarono, guastarono ed arsero. S'impadronirono [poscia] della città di Z a w i- lah ch'ò presso 'Al Mahdiah. Gli eserciti di Tamim (principe zirita dell'Affrica propria) erano usciti [dalla capitale] per combattere i sudditi ribellatisi contro di lui. Egli pertanto fé' la pace coi Rum, pagando loro ottantamila dinar, a condizione che gli rendessero 154 Capitolo XLVIII — 'An Nuwayrl. tutti i cattivi [donne e fanciulli] che avean presi. E cosi fecero e tutti insieme se ne tornarono. Anno 511 (5 maggio 1117 - 23 aprile 1118). Del governo di ^Ali 'ibn Yahyà 'ibn Tamim 'ibn 'al Mu4zz 'ibn Bàdis (nell'Affrica propria). L'emiro ^A li, l'anno cinquecentoundici, assediò dalla parte di mare la città di Gabes. La cagione fu che Ràfi^ 'ibn Makan 'ad Dahmàni (della tribù ber- bera di Dahmàn, appartenente alla nazione di Hu wà- rah) fece costruire in quella marina una nave con in- tendimento di adoperarla a viaggi [di commercio] ; e ciò sul fine del regno di Yahyà, il quale, non solamente non avea disapprovata l'impresa, ma l'avea anco aiutata con [fornir] legname e ferro. Venuto a morte Yahyà pria che la nave fosse allestita, ^A 1 i che gli successe, mal sofirendo [l'impresa], armò sei harbiah(l) e quattro galee. Ràfi^ dal suo canto chiese aiuto a Ruggiero, principe di Sicilia; il quale gli mandò un'armata di ven- tiquattro galee, per prender seco la nave e scortarla sino in Sicilia, affinchè le navi di ^Ali non la intercettassero. Ma come [fu avvistata] da 'Al Mahdiah l'armata di Ruggiero che trapassava [alla volta di Cabes], ^Ali fece uscir subito le suddette harbiah e galee per tener dietro a quella infine a Cabes. Arrivate che furon esse a Cabes, l'armata di Ruggiero se ne tornò in Sicilia, e quella di ^Ali rimase ad assediare la città ; strinse fortemente gli abitatori e die il guasto 455ai dintorni; poi ritornossi ad 'Al Mahdiah. Ràfi^ [dal suo canto] perdurò nella ribellione [contro ^Alf] e sempre più si strinse col principe della Sicilia. (1) Letteralmente « guerriera », ossia nave da guerra. ^ Capitolo XLVHI — 'An Nuwayrì. 155 Aano512 (24 apr. 1118.13apr. 1119). Come Ràfi^ assediò 'Al Mah di ah e fuvvi scon- fitto. Riyoltosi Ràfi^ 'ibn Makan 'ad Dahmàni a tutte le tribù degli Arabi (d'oltre Nilo» che occupa- vano TAfirica propria), si confederò con quelle, e tutti insieme andarono a porre il campo sotto 'Al Mah- diah. ^Ali comandava all'esercito di uscire a com- batterli; onde verso sera le milizie di 'Al Mahdiah caricarono la gente di Ràfi^ e dei suoi ausiliari : li cacciarono dal campo di battaglia ed arrivarono alle tende degli Arabi. Quiyi le donne levarono il grido : < Cosi dunque sarem fatte cattive ! cosi resteremo a libito del nemico! » E gli Arabi ritornarono al com- battimento che fervette nuovamente e durò fino al tramonto; quando, separatisi i combattenti, [si vide che] n'eran caduti molti nell'esercito di Ràfi^, ed un solo in quello di ^Ali. Poscia le milizie di 'Al Mahdiah uscirono una seconda volta, ed appiccata la zuffa, rimase [nuovamente] la vittoria alla gente di ^Ali, e Ràf i^ prese la fuga di notte tempo alla volta di 'Al Qayrawàn; dove egli entrò non senza com- battere. ^Aii allora mandava un esercito ad asse- diarlo entro 'Al Qayrawàn, e, venuti alle mani, fu ucciso d'una saetta 'Ahmad 'ìbn 'Ibrahim, capi- tano dell'esercito (zirita); ma ciò nondimeno rimase la vittoria alle genti di ^Ali. Ràfi^ dopo questa [scon- fitta] tomossene a Gabes. Messosi poi di mezzo May- mùn 'ibn Ziàd, che propose a Ràfi^ di far pace con ^Ali, quel [di Gabes], ricusato per un pezzo, poi cedette ; si che la pace fu conchiusa e fermata , e cessò ogni inimicizia [tra Ràfi^ ed ^Alì]. Arrivò quindi in 'Al Mahdiah un ambasciator di Ruggiero, 156 Capitolo XLVIII — 'A n N u w a y r i. con lettere, per le quali si chiedea la confermazione dei patti e il rinnovamento dei trattati: a che ^Ali assentiva. Ma poscia, sorta di nuovo discordia tra i due principi, ^Ali fece riattare Tarmata; allestì dieci navi barbi ah e trenta guràb (corvette), e li riempi 456 d'uomini, di munizioni^ di nafta, e di quant*aItro oc- corresse: cbò uomo egli era di forte tempra, savio, risoluto, sagace, fermo, e tal si mostrò Ano alla sua morte, seguita il martedì ventidue del mese di rabi^ secondo dell'anno cinquecentoquindici (10 luglio 1121). Era egli nato in 'ÀI Mah di ab la mattina della do- menica quindici di safar dell'anno quattrocensettan- tanove (P giugno 1086), ed avea regnato cinque anni, quattro mesi e tredici giorni. Lasciò quattro figliuoli : 'ÀI Hasan, Bàdis, 'Àhmad e ^Àziz; dei quali gli successe nel trono 'Ài Hasan. Anno 515 (22 marzo 1121-11 marzo 1122). Del go- verno di 'ÀI Hasan 'ibn ^Àlì 'ibn Yahyà, ecc. Dichiarato già dal padre erede presuntivo della co- rona, 'ÀI Hasan fu esaltato dopo la morte di lui, all'età di dodici anni ed alcuni mesi. Prese per lui il governo San dal l'eunuco e resselo fortemente, ma di corto morì ; onde gli ottimati della dinastia e i qàyd si divisero, pretendendo ciascuno di comandare a tutti gli altri e di arrogarsi il potere sovrano. Continuò questa discordia finché 'Ài Hasan non com- mise del tutto gli afiari dello Stato ad uno dei qàyd del suo padre per nome 'Àbù ^Àziz Muwaffaq, nelle cui mani il governo si rassettò. Anno 529 (22 ott. 1134-10 ott. 1135). Come i Franchi s'impadronirono dell'isola delle Gerbe. Capitolo XLVIII — 'A n N n w a y r i. 157 Quest'anno i Franchi s'impadronirono delle Gerbe, in Affrica ; gli abitatori della quale isola non presta- vano obbedienza ad alcun sultano. Un esercito di Si- ciliani, andato in quell'isola, circondoUa da ogni lato con le navi. [Sbarcati ch'essi furono], i Gerbini li com- batterono valorosamente, e pur patirono grande strage: [alfine] andarono in rotta : e i Franchi insignorironsi dell'isola ; depredarono ogni cosa, cattivarono le donne 4Si7 e i bambini. La più parte degli uomini peri : i super- stiti [ch'eran fuggiti] ritornarono; presero T'amàn dal principe di Sicilia, e riscattarono i loro [compa- triotti] prigioni, e [ le donne e i bambini menati ] in cattività. Anno 541 (13 giugno 1146 - 1° giugno 1147). Come i Franchi s'impadronirono della città di Tri- poli [di Barbarla] (1). Sotto il regno di questo ['Al Hasan 'ibn ^Ali] i Franchi s'impadronirono della città di Tripoli di Bar- barla, l'anno cinquecenquarantuno. Il caso [avvenne in] questo [modo]. Ruggiero, principe di Sicilia, al- lestì una grossa armata e mandoUa a Tripoli, la quale fu circondata per terra e per mare da' Siciliani il tre di 'al muharram di quest'anno (15 giugno 1146). I cittadini combatterono il nemico : e durava la guerra da tre giorni, quando al terzo di i Franchi sentirono un grande schiamazzo dentro la città, e [videro a un tratto] le mura sgombre di combattenti. La cagione era che pochi giorni prima dell'arrivo dei Franchi, ' 1) Il compilatore qui trascrive cjiuasi per tenore 'Ibn 'al 'A t ir Cap. XXXV, a pag. 465 del 1° volume. 158 Capitolo XLVIII — 'A n N u w a y r ì. surta nella città [grave] discordia, una fazione avea cacciati i Banù Matrùh, e avea chiamato al go- verno uno dei Mulattamin (Almoravidi), testé capi- tato [in Tripoli] con una sua brigata che andava in pellegrinaggio. Messo costui al governo della città e sbarcati i Franchi , la parte [ch'era stata scacciata] riassaltò (1) i Banù Matrùh, e le due fazioni ven- nero alle mani, onde furon abbandonate le mura. C!o- gliendo l'occasione, 1 Franchi drizzaron le scale, e sa- liti su le mura s'impadronirono della città ; non ri- sparmiarono il sangue dei cittadini ; cattivarono le donne e depredarono ogni cosa. Fuggi chi potè e ri- parò presso i Berberi e gli Arabi [dei dintorni]. Po- scia fu bandito T a m à n per l'universale : onde tutti i fuggitivi ritornarono alla città. I Franchi rimaservi per sei mesi tanto che afforzarono le mura e scava- 458rono i fossi; poi, nell'andar via, presero statichi dai cittadini, compresovi [il detto] almoravide e i Banù Matrùh. In fine resero gli statichi e la città in bre- vissimo tempo prosperò. Anno 543 (22 maggio 1148 - 10 maggio 1149). Come i Franchi s'impadronirono delle città di 'Al Mahdiah, Sfax e Susa (2). (1) Correggasi « richiamò >, come nel racconto d'Ibn 'al 'A tir. Evidentemente il copista lesse 'a g a r a t invece di 'a ^ à d a t ^Ibn j^aldùn, Bibl.j testo, Cap. L, § xx, p. 499, ha < fece en- trare » invece di « richiamò » . (2) È superfluo replicar questo paragrafo, nel quale si trascrivon quelli di 'Ibn 'al 'Atlr, che abbiamo già dati nel Cap. XXXV, voi. I, pag. 469-476. Non v'ha altro divario che la mancanza di qualche passo e poche varianti. Le due sole che importino son Capitolo XLVni — 'A n N u w a y r ì. 159 Anno 548 (29 marzo 1153 - 17 marzo 1154). Narrazione della guerra che segui tra ^Abd 'al Mùmin e gli Arabi, e della vittoria che riportò Te- esercito di ^Abd 'al Mùmin (1). Anno 554 (23 genn. 1159-11 genn. 1160). Come ^Abd 'al Mùmin tolse ai Franchi la città dì 'Al Mahdiah e impadronissi di quella e di tutta TAfiFrica [propria] (2). queste: V che 'Ibn 'al 'A tir, pag. 475, mette la data di e ven- titré di saf ar » (12 luglio), mentre ^An Nnwayrì (J., fog. 46 recto e B, 73 verso) ha « tredici t (2 luglio); 2» 'Ibn 'al Atìr, pag. 476, Un. 1% ha « e dal Magrib fino a, ecc. », mentre nel codice A di 'An Nuwayrì si legge ce da' deserti del Magrib a' deserti del Qayrawàn»; ma la lezione di B è conforme a quella di 'I b n 'a 1 'Atìr. Si vegga la nota 1 alla citata pag. 476. (1) Salvo una leggiera variante nel titolo, questo paragrafo risponde aqueUo d' 'Ibn 'al 'Atìr, Gap. XXXV, pag. 478 del !<» vo- lume. È da notare soltanto che là dove il testo d' 'Ibn 'al 'Atìr nomina le tribù di Hilàl, 'Al 'Atbàg, ecc., il Nu- wayrì, j4, fog. 58 recto, e B, fog. 5 verso, ha < Hilfil, 'Al «Asag, 'Adì, Bìàh (B, Eabàh) Za'ayf ed altre deUo stesso « partito [sparse] dal territorio di Tripoli fino all'estremo Magrib». Quindi si vede che mancano nel Nuwayrì le parole di 'I b n 'al Atìr e tenner consiglio, quando ' A b d 'al Mùmin si fu impa- dronito dello Stato deiBanù Hammàd»:echeal contrario U Nnwayrì aggiunge la dedgnazione generica di altre tribù dello stesso partito. (2) H testo di 'A n N u w a y r ì, J., fog. 59 recto, e B, fog. 6 ▼erso , risponde a quello d' ' I b n 'al 'Atìr, Gap. XXXV , pag. 484 segg. del 1^ volume; se non che il principio del paragrafo, nella compilazione del Nuwayrì è parafrasi dell'altro, ma senza diversità nei fatti. Alle parole (p. 484, Un. 18) ->. Ed 'Abù Muhammad 'ibn Hamdis ^li rispose: « T'è piombata addosso la sventura, ecc. » (3). (1) Codice Ay fog. 62 verso. Si confrontino 'Ibn 'al Atir e 'A 1 M a r r a k i s ì, Gap. XXXV, pag. 499, e Gap. XXXVII, p. 514 del !• volume. (2) Dall'opera del Dozy: Scriptorum arabum loci de Abhadidis, II, 138. (3) Si veggano i versi nell'op. cit., I, 62, 63, e II, 44, e nel diwano d''Ibn Hamdis, codice di Pietroburgo, fog. 59 recto e verso. Si confronti qui appresso il Gap. LIX, § 10. CAPITOLO XLIX. Dal Tàri^ 'al 'Isiàm (Cronica dell'islam) di éams 'ad din 'Abù 'Abd 'Allah 'ad Dahabi (1). Anno 323 (11 die. 934 - 29 nov. 935). E in questo medesimo anno il [califo] fatimita 'Ài Mansùr 'Isma^il mandò da 'Al Mahdiah Ya^qùb 'i b n 'I s ha q con un'armata di trenta harb! (legni da guerra) alle parti dei Franchi. Quest'armata prese la città di Genova, e, passata dalla città di Sardegna (Cagliari?), combattè gli abitanti, fece cattivi [donne e fanciulli], arse molte navi ed uc- cise coloro che le montavano. Si affrettò poi [l'armata affrìcana] ad andare contro Genova. Bruciò le navi della Corsica ; ruppe le mura di Genova ; impadronissi di questa città, e, fatte prigioni mille donne, ritornò in ^Àl Mahdiah con tutta la preda. Anno 598 (P ott. 1201 - 19 sett. 1202) (2). a. 6 [Quest'anno mori] 'ÀI Hasan 'ibn ^Abd 'al Bàqì 'ibn 'abì 'al Qàsim' 'abù ^Ali, 'as Siqilli (il Siciliano) , 'al M ad a ni (oriundo di Medina), 'al (1) Codice di Parigi, Anc, Fonda 646, fog. 105 verso. (2) Codice di Parigi, Atic. Fonds 753, fog. 110 verso, II 11 162 Cintolo XLIX — 'Ad D a h a b i. Màlik! (giarista della scuola di Màlik) , 'al ^At- tàr (il droghiere), soprannominato una volta 'Ibn 'al Bàgi (il iSgliuolo del Bàgese), tradizionista e giu- reconsulto interprete (1). Anno 608 (15 giù. 1211 -2 giù. 1212) (2). [Quest'anno mori] 'Abù Zakariyà' Yahyà 'ibn ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn 'Abd 'al Mun^im, 'as A. 7 Siqillì (il Siciliano) 'al Fasi 'al 'ab (oriundo di Fez) 'aé éàfi^i (deUa scuola di éàfi^i), 'ad Dimisqi (domiciliato? in Damasco) 'al Qaysi (della tribù ara- bica di Qays), soprannominato 'Al 'Isbahàn! (abita- tore di Ispahàn). (1) Mugtahid, letteialmente « sforzantesi > . Dioesi de' giu- risti che danno opinione ne' casi ai quali non si può applicare la let- tera del Corano, né della Sunnah (Tradizione) ; ond'essi sforzansi a interpretare il diritto, supplendo con l'analogia e con la ragione al silenzio di qae' sacri testi. (2) Stesso codice, fog. 171 recto. Sì confronti Haggi ^alffah, neUa Btbl, testo, Gap. LXXXV, pag. 702, n. 6,683. r CAPITOLO L. Dal Kit ab 'al ^ibr, ecc. (Libro dei concetti storici e 460 raccolta delle orìgini e vicende degli Àrabi, degli stranieri, dei Berberi e dei maggiori potentati loro contemporanei), per 'Abù Zayd ^Abd 'ar Rah- màn 'ibn Muhammad 'ibn Haldùn. § 1. Dal primo libro che tratta deirincivilimento ; capitolo del comando delle armate (1). n califo ^Abd 'al Malik, per grandissimo zelo di compiere il precetto della gnerra sacra, comandò ad Hassàn 'ibn 'an Nu^màn, ch'era ^àmil dell'Af- frica [propria] , di impiantare in Tunis un arsenale per la costruzione degli attrezzi navali. Mercè [questo arsenale] fu conquistata la Sicilia, al tempo di Zi&dat 'Allah primo, figliuolo d'Ibrahfm, figliuolo di 'Al (1) Dai Codici di Parigi e del British Museum, che noteremo A e B, oonfirontati adesso con la edizione di Parigi 1858, e con quella di Bfilàq, 1274 (1857) in fogUo. Notiara la prima 8 (Parile E», pag. 34), e la seconda M (pag. 123). Si vegga anche la versione francese del Baron de Slane: t Lea Prolégomènes d'Ibn Khaìr doun t , Parte 11% Parigi, 1865, in-4«, pag. 40. Chi studia la storia marittima del nostro paese dal VH al XIV se- colo, &rà hene di legger tutto questo Capitolo nella elegante tradu- zione dello Siane. 164 Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 'Aglab, per mano di 'Àsad 'ibn 'al Furàt, l'e- minente mufti (1). Segui anche al tempo di lui (2) il conquisto di Pan- tellaria. Àvea già Mu^àwiah 'ibn Hudayg fatta una spedizione in Sicilia, al tempo di Mu^àwiah 'ibn 'abi Sufiàn (califo di Damasco). Ma l'isola non era stata conquistata da lui: lo fu per man di (Ziàdat 'Allah) 'Ibn 'al 'Aglab e del suo capitano 'Asad 'ibn 'al Furàt. ... (3). I Musulmani, nel periodò [in cui fiori] la dominazione islamitica, aveano occupato questo mare (Mediterraneo) da tutti i lati, e grande v'era stata la loro potenza e il loro predominio ; nò poteano affatto i 461 popoli cristiani resister loro in alcuna delle costiere. Per tutto il tempo [che durò la potenza de' Musulmani] na- vigaron essi nel Mediterraneo vittoriosi ; vi riportarono splendidi trionfi ; vi fecero immensa preda, e insigno- rironai di tutte le isole staccate dalla Terraferma (4), (1) Il testo ha sayh 'al fatyà. Quest'ultimo vocabolo è scritto più comunemente fatwà, ed ormai noto a tutti nella forma di fetwa : la soluzione del caso giuridico pronunziata dalFassessore, che indi si chiama mufti. Credo che il Baron de Slane non abbia reso esattamente il testo con le parole grand muftì. Non v'era questa dignità, né si può intendere altrimenti che « gran giureconsulto > . Noi sappiamo d'altronde che 'Asad fu cadì del Qayrawàn, doò giudice supremo. (2) Nel testo il pronome « lui » si riferisce a Ziàdat 'Allah. Non sappiam se sia equivoco d'^Ibn ^aldùn, ovvero fatto ignoto agli altri compilatori .V. i Gap. VI, XI e XLV a pag. 30, 214 del V voi. e 41 del IL L'equivoco potrebbe esser nato da un cenno di 'Ibn 'al 'A t i r, nel nostro 1» volume, Gap. XXXV, pag. 370. (3) S, II, pag. 35, e nella versione II, 41; M, loc. cit. (4) Si tenga a mente che la voce gazirah in arabo significa isola e penisola. L'autore ha voluto prevenire l'equivoco. Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 165 come Maiorca, Mìnorca, Ivìsa, la Sardegna, la Sicilia, Pantellaria, Malta, Greta, Cipro e tutti i reami dei Rum (1). (llcalifo fatimita) 'Abù 'al Qàsim 'as éi^i e i suoi discendenti mandarono parecchie volte in corso le armate da 'Al Mahdiah contro l'isola ($ie) di Genova^ donde [i Musulmani] ritornarono con trionfo e preda. (Poscia) Mugàhid 'al ^Amiri, principe di Denia, uno dei regoli (della Spagna) con- quistò col suo navilio l'isola di Sardegna, Tanno quat- trocentocinque (2 luglio 1014 - 20 giù. 1015); ma i Cri- stiani la ripigliarono immediatamente. In tutto il tempo che corse di mezzo, i Musulmani aveano signoreggiata nel Mediterraneo la più parte dell'alto mare; le ar- mate loro vi andavano e venivano; gli eserciti musul- mani passavano su i loro navigli dalla Sicilia nella Gran Terra che le sta di faccia su la costiera settentrio- nale : si scontravano coi re Franchi e davano il guasto ai loro reami; siccome avvenne al tempo dei Banù 'Ab! 'al Husajn (di casa Kalbita) i quali furono re di Sicilia sotto la dinastia fatimita. Allora i popoli cri- stiani e le loro armate si limitavano [a navigar] nelle partì settentrionali ed orientali del Mediterraneo, [vo- glio dir] le costiere dei Franchi e degli Slavi e le isole di Romania, nò [osavano] trapassare [que' paraggi oltre i quali] awenia [sempre] che le armate dei Musul- mani li sbranassero come il lione la sua preda ecc. . . . (2) Quando prevalse, nel sesto secolo [dell'egira], la 462 potenza degli Almohadi e insignorissi delle due costiere (1) Par che così Tautore alluda alle isole dell'Arcipelago. M ag- giagne « e de' Franchi » . (2) S, II, pag. 37, e nella versione II, p. 43; M, pag. 124. 166 Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. (della Spagna meridionale e del tratto deirAffrica set- tentrionale che le sta di faccia), quella dinastia portò l'istituzione del ^uttat 'al 'ustùl (ammiragliato) al massimo grado di perfezione e di dignità. Capitanò le ar- mate degli Àlmohadi 'Ah m ad il siciliano, oriundo della [tribù] dei Sadgiàn, abitatori dell'isola delle Gerbe e [appartenenti alla nazione berbera] dei Sadwikis. Questo 'Àhmad, preso dai Cristiani su la costiera della detta isola, fu educato appo di loro e il principe di Si- cilia (re Ruggiero) lo avea trascelto e adoperato [in ser- vizio dello Stato]. Ma venuto a morte quel principe e succedutogli il iSgliuolo, il detto 'Ahmad cadde in disfavore di lui per non so qual eriga [di corte]; e però, temendo per la pelle, se ne andò a Tunis appo il governatore di essa città, il Sajid (1), della di- nastia di ^Àbd 'al Mùmin. Di Tunis passò a Marocco; dove il califo Yùsuf 'ibn ^Abd 'al Mùmin 'ai ^Aéari (2) l'accolse umanamente ed onorevolmente; lo colmò di doni e gli conferi il reggi^iento (3) delle armate. Egli illustrossi combattendo la guerra sacra, contro i popoli cristiani; e [lasciò negli annali] della (1) Vnol dir « Signore ^ . Sotto la dinastia almohade si die questo titolo a' principi reali. (2) Quest'ultimo vocabolo si legge in B, Vuol dire € il decem- viro », ed è cosi chiamato 'A b d 'al Mùmin, percli'egli fu un dei dieci principali discepoli del M a h d i dell' Affirica propria, fondatore della dinastia almohade , vissuto due secoli appresso il M a h d ! fatimi ta. (3) Non ho tradotto < comando » , perchè qui il significato del testo è più generale, e parmi si riferisca aU'autorità permanente su Tarmata e sugli uomini e le cose appartenenti a quella : Tistituzione, che or diremmo Fammiragliato. Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 167 dinastìa almohade bei ricordi e fama di gloriose geste. Al sao tempo le armate musulmane arrivarono a tal segno di forza numerica e di valore che non era stato^ raggiunto prima, nò lo fu poi, per quanto noi ritrag- giamOy ecc. § 2. Dal libro secondo su i fatti degli Arabi della terza categoria; nel capitolo della dinastia degli ^Ubaydi (Fatimitì). (1) Indi 'Àbù 'al Qàsim (figliuolo del primo califo fatimita ^Ubajd 'Allah) allestì una possente armata per far guerra su la costiera dei Franchi (2), e dìenne il comando a Ya^qùb 'ibn 'Ish&q; il quale percosse duramente i paesi Franchi ; vi cattivò [donne e bambini] e sbarcato nel paese di Genova la espugnò; che grande fu il favore di Dio in cotesta impresa. Sbaixatì (i Musulmani) in Sardegna, isola dei Fran- chi, l'afflissero del pari. Passati indi in Qarqaysà delle costiere di Siria, bruciarono le navi che v'eran sorte ecc. (3). (4) Indi ('Al Mansùr 'ibn 'al Qàym biamr463 (1) Dal codice parigino, Sup. or,, 742quater^ voi. rV, fog. 18 verso ^ segg., confrontato con la edizione dell'opera intera di Bulàq, 1284 (1867), in-8, voi. IV, pag. 40. Noteremo qnesta edizione con la lettera D. Si confronti la versione francese di questo capitolo che ha data il baron De Slane, in appendice alla Histoire dea Berbères par Hm Kkaldoun, tomo n, pag. 529 segg. (2) n codice ha erroneamente Affrica. Si vegga la nota 4 deUa pag. 462 del nostro testo. In D si legge correttamente e de* Franchi > . (3) Correggasi « Corsica > come nella nota 5 della citata pagina del nostro testo. Le costiere di Siria le aggiunse di capo suo ' I b n H a 1 d ù n a fine di spiegar m^lLo la fiklsa lezione in cui s*era im- battuto. (4) D, IV, 40, Vers. fr., H, 540. 168 Capitolo L -- 'Ibn igaldùn. 'Illàh 'ibn ^Ubayd 'Allah, terzo califo fatìmita) l'anno trecentrentanove (20 giugno 950 - 8 giugno 951) die ad 'Al Hasan(l) 'ibn ^Ali 'ibn 'abi 'al Husajn, 'al Kalbi (della tribù arabica di Kalb) il comando militare (2) della Sicilia e delle sue dipen- denze; il qual [comando] era ^tato [prima affidato a] 9alil 'ibn 'fshàq. Venuto in suo luogo 'Al Ba- san e preso a dirittura Tufizio di wàli dell'isola, egli e i suoi figliuoli ne tennero il regno (3), sic- come noi racconteremo. Risaputo da 'Al Mansùr che il re dei Franchi si proponesse di far guerra ai Mu- sulmani, egli fé' uscire l'armata e imbarcoyyi gli eser- citi, a cura (4) del suo liberto Faràg lo Schiavone e comandò ad 'Al Basan 'ibn ^Ali, ^àmil (5) di Si- cilia, che andasse insieme con quello. Passato il mare dello Stretto (6), sbarcarono in Calabria, dorè si tro- varono a fronte Ruggiero re dei Franchi (7) e lo rup- pero, che fu vittoria senza uguale. Seguiva ciò l'anno trecenquaranta (9 giugno 951 - 28 maggio 952). Faràg (1) 2>, qui e appresso, ha erroneamente Husayn. Non noterò altrimenti questo e molti altri sbagli della edizione egiziana. (2) Questa espressione non porta a differenza negli ordini del di- ritto pubblico; poiché il comando militare era parte principale dell^u- fizio di w<. (8) L'autore usa qui il vocabolo mulk < regno ». (4) Kazar, propriamente « ispezione ». Il comando fu preso poi dall'emir di Sicilia. Cf. il nostro Gap. XXXV, voi. l**, pag. 421 segg. (5) Ci è occorso più volte questo nome d'ufìzio nel V voi., pag. 359, nota 2 e altrove. 'Ibn ]^aldùn Fusa qui in luogo di wàlL (6) Letteralmente « il luogo di passaggio [nella terra] de* Franchi». (7) Così correttamente in D, Tutti gli autori arabi, con grande anacronismo oltre lo sbaglio del nome, qui chiaman Ruggiero Timpe ratore Ottone II, del quale evidentemente si tratta. Capitolo L — 'I b n :g a 1 d ù n. 169 ritornò con la preda ad 'Ài Mahdiah, Tanno quaran- tadue (18 maggio 953 - 6 maggio 954). (1) ('Al Mu4zz 'ibn 'al Mansùr 'ibn 'al Qàym biamr 'Illàh, quarto califo fatimita), Tanno (trecento) quarantaquattro (27 aprile 955 - 14 aprile 956) coman- dava ad 'Ài Hasan 'ibn ^Àli, ^àmil di Sicilia, che andasse con Tarmata su la costiera di Àlmeria in Spagna. Il quale assali il paese, lo depredò, vi fece cattivi [donne e bambini] e ritornò ecc.... (2) D principe della Sicilia Tanno trecencinquantuno (9 febbr- 962 - 29 genn. 963) prese la ròcca di Taor- mina> ch'è una delle - fortezze di Sicilia, dopo un lungo assedio che fieramente travagliò i cittadini e ch*era durato nove mesi e mezzo. I cittadini si arresero a discrezione al principe della Sicilia, il quale, fece stan- ziare i Musulmani nella ròcca e le pose il nome di 464 'Ài Mu^izziah, riferendolo ad 'Ài Mu^izz, principe d'Affrica. Da questa città il principe di Sicilia, che allora era'Àhmad 'ibn 'al Hasan 'ibn ^Àlì 'ibn 'abi 'al Husayn (3), passò all'assedio di Rametta, ròcca in Sicilia. Avendo quei cittadini chiesto aiuto al re loro, il principe di Costantinopoli, egli lor mandò forze di terra e di mare; onde il principe di Sicilia [dal suo canto] si rivolse ad 'ÀI Mu4zz, che aiutollo di gente, capitanata da 'Ài Hasan padre di lui (4). Giunti gli ausiliari [bizantini] (5) alla città di (1) 2>, IV, 46. Vera, fr., H, 542. '(2) B, IV, 47. Vere, fr., H, 544. (3) Nel codice: 'Al Hasan; corretto in 2>. (4) Nel codice e in 2> si legge erroneamente « figlinolo ». Il baron De Slane fu indotto da questo errore a quello più grosso di fine 'Al Hasan figlinolo di 'Al MuMzz. (5) Per altro errore della copia gli ausiliari si riferiscono a un lui 170 Capitolo L — 'Ibn Haldùn. Messina, mossero con tutte le loro turbe alla volta di Rametta, all'assedio della quale stava 'Al Ha san 'ibn ^Ammàr. Questi manda una schiera (1) contro Rametta e assalta [con le altre forze] l'esercito dei Rum, risoluto a [vincere o] morire. Appiccata la zuffa, 'Ibn ^Ammàr uccise (2) il capitano dei Rum e molti suoi patrizi e [i Cristiani] furono vergognosamente scon- fitti. Parandosi loro dinanzi [nella precipitosa fuga] un burrone, cascaronvi dentro e i Musulmani ne fecero strage e presero le [bagaglio dell'] esercito. Stretti intanto più fieramente quei di Rametta, mancate loro le vittuaglie, i Musulmani [alfine] entrarono nella città con la spada alla mano. I Rum fuggiti dalla [prima] battaglia, cercarono scampo sul mare; ma l'e- miro 'Ahmad'ibn'alHasan inseguilli con l'armata; li raggiunse e [nel combattimento] alcuni Musulmani, gittatisi a nuoto, bucarono (3) le navi nemiche. I Rum furono 'sconfitti. 'Ahmad mandò le gualdane a correre le loro città ; e quelle vi fecer preda e afflissero tanto gli abitatori ch'essi fermarono l'accordo, pagando la giziah. La detta battaglia segui l'anno cinquanta quattro (7 genn. a 27 die. 965) e addimandossi la bat- taglia dello Stretto. § 3. Dal secondo libro, terza categoria, che tratta che sarebbe 'Àhmad. Si confronti 'Ibn 'al 'Atir, nel nostro Gap. XXXV, a pag. 426 del 1° volume. (1) Il testo ha « esercito ». Si confronti 1 bn 'al 'Atir, Le. (2) Segno in questo periodo l'ottima lezione di C. (3) Il codice e la mìa edizione hanno « bruciarono » , che differisce per un sol punto diacritico daUa lezione che io adesso ho seguita, a consiglio del Fleischer. Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 171 ancora degli Aglabiti , wàlì dell'Afifrica [propria] (1). Dal capìtolo^ sul governo di Hassàn 'ibn 'an Nu^màn 'al Gassànì, in Affrica (2) Questi espugnò Cartagine e distrussela. Gli abitatori 465 della quale, di nazione Rum e Franchi, si rifuggirono in Sicilia e in Spagna. Dal capitolo sul governo di B i s r 'ibn Safwàn, 'al Kalbì (3) Egli osteggiò in persona la Sicilia, l'anno (cento) nove (28 aprile 727 - 15 aprile 728) e peri al ritorno [in Affrica]. Dal capitolo del governo di ^Ubayd 'Allah 'ibn 'al Habhàb (4) Indi questo ^Ubayd 'Allah spedi (5) in Sicilia Habib 'ibn 'abi 'Ubaydah 'ibn ^Uqbah 'ibn Nàfi^ l'anno (cento) ventidue (7 die. 739 - 25 nov. 740) in compagnia del suo figliuolo ^Abd 'ar Rah- màn 'ibnHabib. Il quale osteggiò Siracusa [ch'era] la maggiore città dell'^isola; levò la taglia sopra gli abi-^ tatori e afflisse l'isola tutta. In quel tempo ^Umar figliuolo di ^Ubayd 'Allah, governatore di Tanger, si era mal comportato nell'ufizio, volendo levar la quinta sui [beni de'] Berberi fattisi musulmani, poi- (1) C, codice di Parigi, Supph ar,, 742**«', volume quarto ; T, estratti di un codice di Tunis; F, testo di M. Dea Vergere, Paris, 1841, in-8*; confrontato adesso con D, voi. IV. (2) F, testo, pag. 5; vereione pag. 24; JD, pag. 187. (3) F, testo, pag. 9; versione pag. 32; JD, pag. 188. (4) F, testo, pag. 10; versione pag. 34; Z>, pag. 189. (5) D aggiugne « di nuovo » , perchè H a b ì b avea fatta una prima scorrerìa neU' Affrica Occidentale. 172 Capitolo L — 'Ibn §aldùn. ch'egli pretendea che fossero [beni di] f ay' (1). Tutti allora [i Berberi di quelle province] disdissero l'obbe- dienza [all'impero musulmano] ; e, sapendo che gli eser- citi [musulmani] fossero partiti per la SìcUia con Habib 'ibn 'abi ^Ubaydah, soUevossi [tra loro] un Maysà- rah 'al Matgari (della tribù berbera di Matgarah) seguace di setta sifrita, [ch'è] ramo di hàragi (ribelli). Il quale, assalita Tanger, uccise ^Umar 'ibn ^Ubayd 'Allah e insignorissi della città. Ebbe molti seguaci tra i Berberi, i quali gli prestarono giu- ramento di fedeltà, come a califo, e intitolaronlo 'Amìr'al Mùminin (Comandator dei Credenti). L'au- torità sua si estese sopra tutte leqabilah (tribù) [dei Berberi] in Affrica (2). 'Ibn 'al Habhàb mandava incontro a costui Hàlid 'ibn Habib, 'al Fihrì (Coreiscita), con le milizie che gli rimanevano [in Af- frica], e richiamato dalla Sicilia Habib 'ibn 'abi ^Dbaydah e l'esercito [capitanato da lui], lo fece mar- ciare dopo Ilàlid. Dal capitolo sul governo di ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn Habib (3) Indi egli spedi per mare due eserciti l'un contro la Sicilia e l'altro contro la Sardegna; i quali afflisser tanto le nazioni Franche [di quelle isole] che si libe- raron da lui [pagando] la giziah. (1) Ossia « entrata legittima dello Stato » . Cf. St d^ Mtts., U, 27 segg. (2) Ricordisi che questa denominazione appo gU Arabi del medio- evo si limita aU' « Affiica propria » de' Romani, e più precisamente alla parte compresa tra Bugìa e i limiti orientali di Barca. (3) F, testo, pag. 15; vers. p. 44; D, IV, 190. Capitolo L — Ibn ^aldtìn. 173 § 4. Conquisto della Sicilia per 'Àsad 'ibn 'a 1466 Furàt (1). La Sicilia, provincia dei Rum, ubbidiva al principe di Costantinopoli, il quale Fanno dugento undici (13 aprile 826 - 1** aprile 827) prepose a quella un pa- trizio per nome Costantino e die il comando dell'ar- mata ad un qàyd (condottiero) di nazione Rum, uomo savio e valoroso. Questi fece una correria su la co- stiera d'Affrica e depredò quei paesi ; ma dopo un pezzo il re dei Rum scriveva a Costantino, comandandogli di prendere e mettere a morte quel capitano dei- Tarmata. Il quale, avutone sentore, disdisse l'obbe- dienza; i suoi seguaci parteggiarono per lui e fatto vela alla volta di Siracusa in Sicilia, egli insignorissi di quella città. Costantino gli dia battaglia; fu rotto, e rifuggitosi nella città di Catania, il condottiero [ribelle] gli mandò dietro un esercito che lo prese ed ammazzò: onde il condottiero, occupata [tutta] la Sicilia, se ne fece signore e fuvvi gridato re. Allora ei die il governo di una regione dell'isola ad un uomo per nome Ba- iatali; il cui cugino Michele governava la città di Palermo. Questi due cugini disdissero [poi] l'autorità del condottiero: e Balàtah impadronissi della città di Siracusa. Allora il [ribelle] salpò con l'armata per l'Affrica [propria] per chiedere aiuto aZìàdat 'Allah; il quale mandò con esso lui l'esercito, fattone capitano 'Asad 'ibn 'al Furàt, cadi del Qayrawàn. Par- titi nel mese di rabi^ (primo) dell'anno (dugento) do- dici (31 maggio - 29 giugno 827), sbarcarono nella città di Mazara e marciarono alla volta di Balàtah; il • (1) 7, testo, paff. 41; vers. p. 108; JD, IV, 198. 174 Capitolo L — 'Ibn galdùn. quale venne loro all'incontro. [I Musulmani] fatto al- lontanare da loro il condottiero [ribelle] e i costui par- tigiani Rum, che li avean chiamati in soccorso, rup- pero Balàtah e i Rum suoi seguaci e fecer preda d'ogni loro ricchezza. Balàtah, fuggissi in Calabria, dove fu ucciso. I Musulmani impadronitisi di parecchi 467 castelli dell'isola, arrivarono alla Qal^at 'al Eurràt(l), nella quale s'era adunato un grande numero di Rum. Costoro cercarono d'ingannare il cadi 'Asad 'ibn 'al Furàt, mostrandosi disposti a far pace ed a pagar la giziah; ma preparatisi in questo mezzo a sostenere l'assedio [non andò guari che] ruppero ogni pratica. [Allora] 'Asad li assediò e mandò d'ogni parte le gualdane, si che n'ebbe grandissima preda. [I Musul- mani intanto] assediavano Siracusa per terra e per mare ; ed ebbero aiuti dall'Affrica : [quindi] assediarono Palermo (2); e mentre erano a campo sotto Siracusa, furono assaliti dai Rum e li respinsero. Ma in quello che Siracusa era stretta più fieramente, il campo mu- sulmano fu percosso da una moria,- che cagionò grande mortalità. Mancò tra gli altri 'Asad 'ibn 'al Furàt, capitano dell'esercito; il quale fu sepolto nella città di Palermo (3) e successegli nel comando Muhammad 'ibn 'abi 'al Gawàrì (4). Venuta intanto di Costan- tinopoli l'armata dei R;um, i Musulmani erano deli- (1) Ce F'Al K.ràd; 2>, 'Al K.ràt. (2) C, V, hanno B . 1 . z . m ; 2), ha B . 1 i r m. Senza dubbio è da leggere Palermo; ma 'Ibn ^aldfìn commette con ciò mi ana- croniamo. (3) Anche questo è uno sbaglio dell'autore o de' codici C, F. Ma D non l'ha perchè vi mancano parecchi linei. (4) (7, 'Al HawArì; T, 'Al Garùn. Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 175 berati a salpare per l'Affrica, quando ne li impedi Tarmata nemica: ond'essi tornarono addietro; arsero le proprie nari e si teneano perduti : [pure] assediata per tre giorni la città di Mineo (1) se ne insignorirono. Presero poi il castello di Girgenti (2); indi marciarono verso la città di Castrogiovanni (3), accompagnandoli quel medesimo condottiero [ribelle] che li aveva chia- mati in aiuto. Ma i cittadini di Castrogiovanni tesero a costai un'insidia si che l'uccisero. Venuti poscia rinforzi di Costantinopoli, questi dettero un'ordinata battaglia ai Musulmani; i quali rupperli con grandissima strage. I fuggitivi riparavano in Castrogiovanni, Morto Mu- hammad 4bn ^Ali ^al óawàri, emir dei Musulmani, gli successe Zuhayr 'ibn Gawt (4); e Iddio afflisse i Musulmani: furono essi sbaragliati parecchie volte dai Rum; assediati nei propri alloggiamenti e stretti du- ramente. Allora i Musulmani stanziati in Girgenti abbandonarono questa città, dopo averla distrutta, e marciarono verso Mazara, non potendo andare a tro-468 vare i loro fratelli [che eran assediati come si è detto. In queste distrette] rimasero fino all'anno (dugento) quattordici (11 marzo 829 - 27 febb. 830) e stavano già per perire, quando venner loro in aiuto delle navi man- (1) I codici erroneamente hanno Mazara; fuorché D, nel quale manca lo squarcio. (2)Ce2>, K.brkyb; T, K.r.kit; F, Kirk.nt. (3) Dopo Qasr, (7 ha b'ab'ah, e T, n'an'ah. (4) Così leggo secondo 'Ibn 'al 'A tir, nel nostro Gap. XXXV, a pag. 368 del vol.l®. Ma un codice di quegli annali ha 'Ibn N.rgùt, che risponde, salvo i punti diacrìtici , air 'Ibn B.rgùt' del N u w a y r i , qui sopra, p. 1 18. I codici d'Ibn ^aldùn hanno nel presente luogo 'Ibn *A w n, 'Ibn *A w f, ed Ibn *A w . m. 176 Capitolo L — 'Ibn galdùn. date dairAffrìca ed un'armata spagnuola ch'era uscita a far la guerra sacra. Raccolte per tal modo trecento navi, quei Musulmani sbarcarono nell'isola; fecer le- vare i Rum dall'assedio [di che stringevano i loro cor- religionari] ed ebbero per accordo la città di Palermo, l'anno (dugento) diciassette (7 febb. 832 - 26 genn. 833). L'anno diciannove (16 genn. 834 - 4 genn. 835) mos- sero contro la città di Castrogiovanni e ruppero i Rum sotto le mura di quella. Cosi anche l'anno venti (5 genn. - 25 die. 835). Indi spedirono contro Taormina un esercito che fece della preda; poi Ziàdat 'Allah (emiro d'Aifrica) mandò 'Al Fadl 'ibn Ya^qùb contro Siracusa, con una gualdana che depredò il paese. Un'altra gualdana, soprappresa dal patrizio di Sicilia, si afforzò in terreno alpestre e boschivo, tanto che i nemici, disperando di poter venire a capo dei Mu- sulmani, si ritrassero senza [serbare gli] ordini ; e quei della gualdana allor li assalirono, li ruppero e, cascato di cavallo il patrizio, fu ferito : rimasero in preda dei Mu- sulmani tutte le armi, i giumenti e le bagaglio [dell'eser- cito nemico]. Ziàdat 'Allah mandava poscia in Sicilia 'Abù 'al 'Aglab 'Ibrahim 'ibn ^Abd 'Allah, con truppe, e fecelo emir dell'isola. Parti questi il quin- dici di ramadàn (12 sett, 835) e mandò [in corso] un'armata; la quale, incontrata un'armata di Rum, la prese, ed uccise quanti uomini vi trovò. ['Abù 'al 'Aglab] mandò a Pantellaria un'altra armata, la quale incontrò similmente un'armata [bizantina e la vinse]. Una gualdana [dei Musulmani] corse fino all'Etna ed alle castella che giacciono in quelle regioni, nelle quali i Musulmani presero di molti cattivi. L'anno ventuno (26 die. 835- 13 die. 836) 'Abù 'al 'Aglab mandò un'armata nelle isole; la quale ritornò con Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 177 preda. Spedi poi una gualdana a Qatalbayàh (1) ed a Castrogiovanni un'altra, la quale ebbe la peggio : ma in un novello scontro [seguito sul mare] la vittoria 469 rimase ai Masnlmani, i quali predarono nove legni del- l'armata nemica. Accadde poscia che un musulmano, accortosi di un luogo accessibile [nelle fortificazioni] di Castrogiovanni, lo mostrò ai compagni; talché i Musulmani entrarono nel paese e i Politeisti si rifug- girono nel castello di esso e poi domandarono T 'amàn; onde Iddio die quella fortezza in potere dei Musul- mani e questi se ne tornarono in Palermo con molta preda. Arrivata poi la nuova della morte di Ziàdat 'Allah, i Musulmani sbigottirono dapprima; poi fecer cuore, e ripigliarono la guerra sacra. Era morto Ziàdat 'Allah a mezzo ragab (2) dell'anno dugento ventitré (12 giugno 838), dopo ventun anno e sei mesi dì governo. § 5. Dal capitolo sul governo di 'Abù ^Iqàl 'al 'Aglab 'ibn 'Ibrahim 'ibn 'al 'Aglab(3). Questi Tanno (dugento) ventiquattro (23 nov. 838 - 11 nov. 839) mandò in Sicilia una gualdana che ri- tornò vittoriosa e con preda. L'anno venticinque (12 nov. 839 - 30 ott. 840) parecchie castella di Sicilia chie- sero r amàn ai Musulmani; i quali concesserlo ed eb- bero per accordo quei luoghi. Un'armata musulmana (1) Così a In r, Q . t . 1 y à n a h ; D, Q . 1 1 b à n a h; F, erro- neamente Catania. Forse va letto Qastalyàsah, come ha 'Ibn 'al 'A tir, nel nostro Cap. XXXV, pag. 371 del 1« volume. (2) Manca nei codici il nome del mese. Lo supplisco secondo 'Ibn 'al 'A t i r, anno 224, Cap. citato, pag. 373 del 1* volume. (3) F, testo, pag. 46; versione pag. Ili; D, IV, p. 200. Fu dimen- ticato nel nostro testo U numero del presente paragrafo. ■1 \t 178 Capitolo L — ' I b n galdùn. andata in Calabria prese quella provincia ; incontrò [poscia] un'armata di Costantinopoli e la sconfisse. L'anno ventisei (31 ott. 840 - 20 ott. 841) delle gual- dane de' Musulmani di Sicilia mossero contro Castro- giovanni e poscia contro Hisn 'al giràn (1) (La for- tezza delle grotte) ; e dettero il guasto ai dintorni, sic- come sarà per noi raccontato. Poscia nel mese di rabi^ (primo) dell'anno dugentoventisei (29 dicembre 840 - 27 genn. 841) mori 'Al'Aglab 'ibn 'Ibrahim, dopo due anni e sette mesi di governo. Dal capitolo sul governo di 'Abù 'Ibrahim 'Ah- mad 'ibn 'abi 'al ^Abbàs Muhammad (2). Al suo tempo, e [per l'appunto] nel mese di éawàl dell'anno dugenquarantaquattro (10 gennaio - 7 feb- braio 859), fu espugnata Gastrogiovanni, città di Sicilia. 470 'A hm ad mandò avviso di questa vittoria ad 'Al Mu- tawàkkil (califo abbasida) e gli fece presente di alcuni cattivi presi in quella città. Indi questo ('Abù) 'Ibrahim mori allo scorcio dell'anno quarantanove (febbraio 864), dopo otto anni di governo. Dal capitolo sul governo di 'Abù 'al Garàniq Muhammad 'ibn 'abi 'Ibrahim 'Ahmad(3). Seguirono al suo tempo guerre e sedizioni ; fu presa l'anno dugencinquantacinque (20 dicembre 868 - 8 di- cembre 869) l'isola di Malta; e i Rum occuparono parecchi luoghi dell'isola di Sicilia, ecc. (1) C7, 'Al Ganirùn (?) ; Z), 'Al Firàn (de' topi); J, 'Al Qayrawàn; F, 'Al Qayrùn. Seguo la lezione d"Ibn 'al 'A t ì r, Gap. citato, voi. 1*, pag. 374. (2) D, IV, 201; t, testo, p. 48; versione, pag. 116. (3) Bj 1. e; F, testo, pag. 49; vers., -p. 117. Capitolo L — ' I b n ^aldùn. 179 § 6. Sèguito degli avvenimenti di Sicilia (1). L'anno dugentoventotto (10 ott. 842 - 29 sett. 843) 'Al Fadl 'ibn Óa^far, 'alHamdànì (2), entrato nel porto di Messina con forze navali, pose l'assedio alla città ; la quale resistendo, egli sparse le gualdane nei dintorni a far preda. Mandava poscia una schiera, la quale [spuntò] dietro il paese dalla [costa del] monte che gli sta addosso; e cosi, i cittadini assaliti men- tr*erano intenti a combattere contro 'Al Fadl, furono, rotti, si arresero, e la città fu presa. L'anno trentadue {28. agosto 846 - 16 agosto 847) 'Al Fadl assediava la città di Lentini. Avendo i cittadini scritto al patrizio di Sicilia per chiedergli aiuto, questi lo promesse, e lor die per segnale [del suo arrivo alla città] che avrebbe fatto accendere un fuoco su la mon- tagna. 'Al Fadl, risaputo ciò, fece accendere egli il fuoco in quel posto e messe un agguato contro i cit- tadini, in luogo [opportuno]. Usciti [ quei di Lentini ] ei li attirò [ con finta fuga ] finch'ebbero trapassato l'agguato ; ed allora, assaliti dai Musulmani, sol pochi scamparono dalla strage ; [gli altri] resero la città sotto [la fede dell'] 'a man. L'anno trentatrè (17 agosto 847 - 4 agosto 848) i Musulmani assalirono la terra di Longobardia che ap- partiene al Gran Continente. Quivi presero una città e fiecervi stanza. L'anno trentaquattro (5 agosto 848 - 25 luglio 849) quei di Ragusa consegnavano per accordo la città ai Musulmani; i quali la distrussero, dopo aver portato via quanto v'era [di buono]. (1) D, 1. e; F, testo, pag. 50; vers., p. 118. (2) T, 'Al Huwàni. 180 Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 471 L'anno trentasei (15 luglio 850 - 4 luglio 851) (1) mori Temir di Sicilia Muhamm ad 'ibn ^Abd 'Allah • 'ibn 'al 'A gì ab nella città di Palermo, [correndo] il diciannoresimo anno del suo governo. I Musulmani s'accordaroQO a sostituirgli nell'ufizio di wàli il loro emir (2) 'Al ^Abbàs 'ibn 'al Fadl 'ibn Ya^qùb 'ibn Fa zar ah, il quale ebbe [poi], per diploma di Muham- mad 'ibn 'al 'Aglab (emiro dell' Aflfrica propria), il mandato di [reggere la] Sicilia, e prima di ciò avea fatte scorrerie e mandate gualdane che gli rìportavan le prede. Ma ricapitato il diploma di wàli, egli usci in persona a far la guerra [con un esercito], l'avanguardia del quale era capitanata dal suo zio Rabàh(3). Questo Rabàh corse varie regioni dell'isola e replicatamente mandò delle truppe (4) e delle gualdane nei [territorii di] Catania, Siracusa, Noto (5) e Ragusa; nei quali i Mu- sulmani depredarono, dettero il guasto e arsero. Egli espugnò di molte castella, e parecchie volte ruppe la gente di Castrogiovanni, e prese e distrusse 'AI (1) D e r hanno 33. (2) L^amìr, comandante militare, non era investito neoessarìar mente di tntte le funzioni del wàli ossia prefetto. Ma qui sembra sinonimo, come in altri luoghi d"Ibn ^aldùn. V. la mia St dei Mu8,, n, pag. 2-3, e nota 1 di quest'ultima. (3) Nei codici e nella edizione D si legge Ri ah. Conf. 'Ibn 'al 'A tir, nel nostro Gap. XXXV, pag. 377 del !• volume. (4) Traduco vagamente così : il vocabolo bu*ùt, plurale di ba*t, ohe occorre questa sola volta ne' nostri testi; ancorché si trovi nei dizionari col significato di e esercito, armati » , ecc. Parrebbe che indicasse quel che oggi diremmo e divisione o corpo di truppe, com- posto di cavalli e di &nti», diverso però dalla sari ah, o « gnal- dana » di soli cavalli. Y. il Supplement del Dozy. (5) Così va corretto. In -4, Butus; F, Butur; D, Buti£ Capitolo L — 'Ibn galdùn. 181 Qasr 'al Gadid (il castello nuovo) un de' paesi di essa (1). Corse ancora le regioni di Siracusa e Taor- mina : indi espugnò Castrogiovanni, sede del re in Si- cilia. Un tempo il re soggiornava in Siracusa ; ma espu- gnata questa (2) dai Musulmani, siccome abbiam detto, si tramutò la sede in Castrogiovanni. Questa città poi fa presa nel modo seguente. Soleva 'ÀI ^Àbbàs far continue scorrerie nelle regioni di Siracusa e Castro- giovanni l'inverno e la state [sempre felicemente], onde ne riportava preda e prigioni. Or avvenne che in una spedizione invernale ei fece alcuni prigioni, e avea comandato di metterli a morte, quando un di loro, uomo potente e di molto seguito, gli disse : « Rispar- miami la vita, ed io ti renderò padrone di Castro- giovanni; e mostrerò ai Musulmani il punto accessi- bile del paese > . Quivi i Musulmani venner di notte ; e [il traditore] li fé' sostare dinanzi una porticina, dalla quale s'introdussero. Come prima furono nel bel mezzo del paese, menaron le mani e schiuser le porte ; dalle 472 quali entrò 'Al ^Abbàs con l'esercito. Egli fece uc- cidere i combattenti e cattivar le figliuole dei patrizi, (1) « Essa > potrebbe riferirsi a Sicilia, ovvero a Castrogiovanni ; Del qnal caso sarebbe determinata la posizione, dovendosi intendere paese sotto la giurisdizione di Castrogiovanni. Essendo quest'ultimo di genere maschile, il significato più rigoroso sarebbe il primo, ed a ciò porta anco il racconto analogo di Ibn 'al ^Atir, pag. 378 del citato volume 1^ ; ma avvertasi che spesso gU scrittori arabi pongono al femmiiiile tutti i nomi di popolazioni, qualunque sia il genere indi- cato dalla forma speciale del nome. (2) À questo errore porta la sintassi : ma il pronome « questa » evidentemente si dee riferire a Sicilia, non a Siracusa, che fu espu- gnata dopo Castrogiovanni. 182 Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. e prese in questa città [tante ricchezze] da non po> tersi descrivere. Dopo questo avvenimento si avvili- rono i Rum in Sicilia. A re dei Rum di Costanti- nopoli mandò pure un grande esercito, capitanato da alcun de' suoi patrìzii ; il quale si indirizzò al porto di Siracusa. 'Al ^Abbàs mossegli all'incontro da Pa- lermo e lo combattè e ruppe: i fuggenti salparono per tornare ai loro paesi, non prima che i Musulmani avesser preso un terzo e più dei loro navigli. Segui questa [vittoria] l'anno trentasette (1). Dopo Castro- giovanni 'Al ^Abbàs prese molte ròcche di Sicilia. Ma arrivati ai Rum [nuovi] aiuti di Costantinopoli mentr'egli assediava Qal^at 'ar Rum (2) e sbarcati a Siracusa, 'Al ^Abbàs corse addosso a loro dal posto ov'egli era e ruppeli, e tornato a Castrogiovanni af- forzoUa e vi fé' stanziare un presidio. Mosse poi l'anno quarantasette (17 marzo 861 - 6 marzo 862) alla volta di Siracusa e depredati [quei paesi] se ne tornava ; quando, ammalatosi nel cammino, mori a mezzo del medesimo anno e fu sepolto nella regione di Siracusa : ma i Cristiani poi arsero il suo cadavere. Mori 'Al ^Abbàs dopo undici anni di governo: pur la guerra sacra continuò in Sicilia e con essa la vittoria. I Mu- (1) Tornerebbe alFanno delFèra volgare 851-2. Correggasi anno dugenqnarantaquattro (19 aprile 858 - 7 apr. 859) come scrive 'Ibn 'al 'Atìr , nel nostro Gap. XXXV, pag. 380, 381 del lo volume. (2) Secondo questa lezione sarebbe stata in Sicilia una fortezza chiamata e La ròcca de' R ù m » . Correggasi « una ròcca dei Rum * ^ perchè nel racconto più particolareggiato d' 'Ibn 'al 'Atìr, p. 881, abbiamo il nome della fortezza che il capitan musulmano assediara quando avvenne il secondo sbarco de' Bizantini. Capitolo L — abn ^aldùn. 183 solmani passati a settentrione dello Stretto (1) corsero le terre di Calabria e di Longobardia, nelle quali pre- sero varie castella e in quelle stanziarono. Alla morte di 'Al ^Àbbàs [i Musulmani di Sicilia] accordatisi a [sostituirgli] il figliuolo ^Àbd 'Allah, scrisserne al principe deU 'Affrica [propria] e ^Abd 'Allah [intanto] spedi le gualdane e prese varie ròcche. Egli avea fatto da wàli per cinque mesi, quando arrivò dall'Affrica, a mezzo dell'anno quarantotto ( agosto 863 ) , con ufizio di emir della Sicilia, ^afàgah 'ibn Sufiàn. Questi mandava con una gualdana alla volta di Sira- cusa il proprio figliuolo Mahmùd; il quale afflisse [con audaci correrie] quella regione, onde i Rù m gli 473 usciron contro: ed ei li combattè e vinse, e fece ri- tomo. Quindi prese la città di Noto (2) l'anno cin- quanta (13 febbraio 864 - 1^ febbraio 865) e, dopo lungo assedio, la città di Scicli (3). L'anno cinquantadue (4) (22 gennaio 866 - 10 gen- naio 867) mosse Hafàgah alla volta di Siracusa e dell'Etna. I cittadini di Taormina (5) gli chiesero V 'a- màn; ma poi rupper la fede, ond'egli mandovvi con un esercito il figliuolo Muhammad, il quale prese (1) Litteralmente: < traghettarono nel passo de' Rum a setten- trione >. (2) Cy Yùt.s; r, But.m.n; F, But.r. Cfr. la Cronica di Cambridge, Gap. XXVH, a pag. 278 del involarne, ed 'Ibn 'al 'A tir, Cap. XXXV a p. 383 del medesimo. (3) C, T, S.llah. (4) V ha erroneamente 255. (5) Forse è da correggere T.rgìn.s «Traina». V. la nota al luogo corrispondente di 'Ibn 'al 'A tir, nel nostro Cap. XXXV, p. 384 del !• volume. 184 Capitolo L — 'Ibn gialdùn. la eittà e ne menò in cattività le donne e i bambini. Avanzossi jglafà^ah a Ragusa e se ne fece signore; ma ammalatosi, ebbe a ritornare in Palermo. L*anno cinquantatrè (11 gennaio - 31 dicembre 867) egli mosse alla volta di Siracusa e di Catania ; die' il guasto a quei territori ; distrussevi i seminati, e sparse per tutta la Sicilia le gualdane» che ritornarono ca- riche di preda. L'anno cinquantaquattro (1^ gennaio - 19 die. 868), venuto di Costantinopoli un patrizio a soccorrere i Si- ciliani, ei fu combattuto e rotto da una schiera di Musulmani : ]^ a f à g a h intanto corse la regione di Si- racusa e fece ritorno in Palermo. L'anno cinquantacinque (20 die. 868 - 8 die. 869) egli mandava con le milizie il figliuolo Muhammad a Taormina, avendogli una spia mostrato un luogo indifeso [di quella fortezza]. Ma entrati da quel posto i Musulmani, e data ma^o al saccheggio, videro M u- hammad 'ibn Hafàgah che veniva da un altro lato ; supposer che fossero ausiliari del nemico e però si messere in fuga: onde Muhammad, visto che davan di volta, ritornò addietro [anch'egli]. Indi Hafàgah, venuto di nuovo a Siracusa, posevi l'assedio; corse quella regione; e se ne ritornava, quando un delle sue milizie, assalitolo improvvisamente nel cammino, l'uccise, [il che avvenne] lo stesso anno cinquantacinque. I Musulmani [di Sicilia] rifecero wàli Muhammad figliuolo di lui e scrisserne a Muhammad 'ibn 'Ahmad emiro dell'Affrica [propria]; il quale con- fermoUo nell'ufizio di wàli e glie ne mandò il di- ploma. 474 § 7. Dal capitolo sul governo di 'Ibrahim 'ibn Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 185 'Ahmad, fratello di 'Abù 'al éaràniq, (nell'Af- frica propria) (1) Indi l'anno ottantasette (7 genn. - 25 die. 900) egli prepose alla Sicilia il proprio figliuolo 'Àbù 'al ^Ab- bàs ^Abd 'Allah; il quale, arrivato con censessanta navi, pose l'assedio a Trapani (2), Disdissergli l'obbe- dienza i cittadini di Palermo e quei di Girgenti, tra le quali [due popolazioni] era stata guerra civile e ciascuna di loro avea istigato 'Abù 'al ^Abbàs contro Taltra; ma poi s'accordarono a fargli guerra. I Pa- lermitani lo assalirono con forze navali ; ed ei li ruppe; ne fece strage ; insignorissi del loro paese e mandò al sQo padre in Affrica una mano dei cittadini principali. Altri ottimati ripararono in Costantinopoli; altri in Taormina: i quali insegui 'Abù 'al ^Abbàs e corse quella regione. Messo poscia il campo a Catania, e ricusando quei cittadini di sottomettersi, 'Abù 'al ^Abbàs rifuggi dal combattere contro Musulmani. L'anno ottantotto (26 die. 900 - 15 die. 001) appa- recchiatosi ad una [novella] spedizione, osteggiò D i m- nas (Demona) (3) e poi Messina ; e quindi traghettato il mare, prese Reggio con la spada alla mano ; riempi le navi della preda fatta in quella città e tornato a Messina, ne abbattè le mura. Arrivati [intanto] di Co- stantinopoli degli aiuti di forze navali, 'Abù 'al ^Ab- bàs lor dava una sconfitta, lor prendea trenta navi, (1) Stessi mss. e D, IV, 203; F, testo, pag. 57; vere. pag. 132. (2) Questo nome di luogo, e qualche altro dei seguenti, sono ya- riamente storpiati nei codici ed anche nelle edizioni. Non mette conto di notare tutte le lezioni eyidentemente erronee. (3) C, D.m.q.i; T, D.m.s.q « Damasco >; D, D.m.q.s. 186 Capitolo L — a b n ^aldùn. e valicato di nuovo lo Stretto, dava battaglia a yarii popoli Franchi d'oltre il mare (del Faro) e ritornava in Sicilia. Quest'anno medesimo giunse [neirÀffrica propria] un messaggiero di 'Ài MuHadad (califoab- basida) recando la deposizione dell'emiro 'Ibrahim [comandata dal califo], per cagion delle querele che avean fatte contro di lui i cittadini di Tunis. 'Ibra- him allora richiamò dalla Sicilia il figliuolo 'Àbù 'al ^Abbàs e parti per l'isola egli stesso, addimostrando penitenza e contrizione. Cosi scrive 'Ibn 'arRaqiqe narra che costui fu scellerato tiranno, spargitore di san- gue, e che negli ultimi tempi della sua vita fu colto dalla malanhunià (1), per cagion della quale ei trascorse agli omicidii : che dei suoi servi, delle sue donne e delle sue figliuole fé' metterne a morte tanti che se ne perde il conto. Per un sospetto che gli venne in mente, fece uccidere il proprio figliuolo 'Abù 'al 475 'Agi ab. Un giorno, perduto un m and il (2) [da ra- sciugarsi le labbra dopo] bevuto, fé' mettere a morte per questo motivo trecento suoi servi. Al contrario 'Ibn 'al 'Atìr loda questo 'Ibrahìm per lo [acume dell'] ingegno, la giustizia, il buon governo ; e ricorda che Siracusa fu espugnata sotto il suo regno, per mano di Ga^far 'ibn Muhammad, emir di Sicilia ; il quale aveala assediata per nove mesi ed avea sconfitte le forze venute di Costantinopoli per soccorrerla ; [dopo la quale vittoria Ga^far] espugnava la città e facea darle il sacco. Tutti [i cronisti] poi convengono nel fatto che 'Ibr ahi m navigò dall' Afirica verso la Sicilia; (1) AtrabUe. (2) Fazzoletto di seta. Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 187 sbarcò a Trapani; passò da questa città in Palermo; pose il campo a Demona; assedioUa per diciassette giorni; prese quindi Messina e ne abbattè le mura ed espugnò Taormina^ allo scorcio di sa^bàn deiranno ottantanove (11 luglio ad 8 agosto 902), con gran ter- rore del re dei Rum sedente in Costantinopoli. 'Ibra- him poscia mandò contro la ròcca di Miqus (1) il suo nipote Ziàdat 'Allah, figliuolo del suo figliuolo 'Àbù 'al ^Abbàs ^Abd 'Allah, il quale espugnò [quella fortezza]; il suo figliuolo 'Abù 'al 'Agi ab (2) a De- mona, il quale parimenti espugnoUa ; e l'altro figliuolo 'Abù Muhriz a Rametta, il cui popolo gli pagò la giziah. Quindi 'Ibrahim, passato lo Stretto (3), marciò in terra dei Franchi ed entrò con la spada alla mano in Calabria (4), dove fece uccisioni e menò gente in cattività, recando gran terrore ai Franchi [di (1) n testo ha Biq.é; lo correggo come ho fatto nel testo di Edrìsi, Gap. VII, nel voi. 1^, pag. 118, nota 1 ; in quello d'ibn 'al 'A tir, Gap. XXXV, a pag. 394, 395 del V voi.; e in quello di 'An Nuwayri, Gap. XLVIII, pag. 132 e 151 dì questo 2« volume. (2) n compilatore ha detto poc^anzi, su la fede d' Ibn 'ar Baqiq, che 'I brah ì m Tavea fatto uccidere. Forse vlia errore di nome. (3) Il testo ha e r 'adwah del maro », ossia « il solito luogo di passaggio ». Lo Stretto di Messina si chiamava più precisamente *Adwat 'ar Rum, ovvero 'Al 'Afrangah e il Passo dei Rum », ovvero <àeì Franchi », come qui sopra, pag. 168, nota 6. Diceasi « *Adwah » senz'altro la parte di costiera d'Afirica che guarda la Spagna. (4) ^Anwatan «di forza». Questo vocabolo, usato comunemente per definire il modo del conquisto d'una città, sta male nel presente caso, trattandosi d'una provincia nella quale il nemico era già en- trato passando lo Stretto. Onde suppongo qualche lacuna: l'autore forse vuol dire di Reggio. 188 Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. quelle regioni], donde fece ritorno in Sicilia (1). I Cristiani del paese lo pregarono di accettare la gi zi ah; ma egli ricusò; marciò sopra Cosenza e posevi l'as- sedio. Chiestogli r 'amàn da quei cittadini, non yoUe darlo : e [poco] appresso mori all'assedio di quella città in sulla fine dell'anno ottantanove, dopo ventotto anni di regno. L'esercito prepose il nipote di lui 'Abù Mudar (Ziàdat 'Allah) a tutelar la gente e la roba, finché si ritornasse appo il suo padre 'Abù 'al ^Ab- bàs, che soggiornava allora in Affrica. 'Abù Mudar 476 die T'amàn ai cittadini di Cosenza, pria che venisse a loro cognizione la morte dell'avolo; prese da loro la giziah; e, soprastato un poco per aspettare che ritorna^Msero [al campo] le gualdane che correano per quelle regioni, riparti recando seco il cadavere del- l'avolo 'Ibrahim e lo seppellì in Palermo. Ma al dire d''lbn 'al 'A tir lo recò e seppellì in 'Al Qay- r a wàn. § 8. Sèguito degli avvenimenti di Sicilia ed origine e vicende della dinastia dei Banù 'ab! 'al Husajn [della tribù] di Ealb: la qual dinastia arabica tenne [quell'isola] a nome dei [califl] fatimiti (2). Quando *^Ubayd 'Allah 'al Mahdi occupò l'Af- frica [propria] e questa gli si sottomesse, ei prepose degli ^amil alle province di quella regione e [tra gli altri] (1) 'Ibrahim non ritornò punto in Sicilia; tirò diritto sopra Cosenza. Indi questo passo sembra tolto erroneamente dalla descri- zione della precedente impresa di 'Abù 'al 'Àbbàs. Veggasi la nota ch'io ho messa ad 'Ibn ^al 'A tir, nel nostro Gap. XXXV, a p. 393 del !• volume. (2) Stessi mss.; D, IV, pag. 207; F, testo, pag. 67, e versione pag. 157. Capitolo L — 'Ibn galdùn. 18^ inviò nell'isola di Sicilia 'Al Ha san 'ibn 'Ahmad 'ibn 'abi Hinzir, uno dei principali [della tribù berbera] di Kutàmah. Il quale arrivato in Mazara allo scorcio dell'anno novantasette (20 sett. 909 - 8 sett. 910), mandò a governare Girgentiun suo fratello, e con- ferì la magistratura di cadi di Sicilia ad 'Ishàq 'ibn 'al Minhàl. L'anno poi novantotto (9 sett. 910 - 25 agosto 911) ei mosse con gli eserciti alla volta di De- mona; e infestate quelle regioni fece ritorno [in Pa- lermo]. Poi i Siciliani, malcontenti del suo governo, sollevaronsi contro di lui ; lo imprigionarono ; e scris- seme loro discolpe ad 'Al Mahdì, il quale accettoUe e prepose alla Sicilia ^Alì 'ibn ^Umar (1) 'Al Ba- lawi. Arrivò questi nell'isola allo scorcio del novan- tanove (29 agosto 911-17 agosto 912): debil vecchio, il quale non piacque ai Siciliani; ondechè, depostolo,, esaltarono al governo 'Ahmad 'ibn Qurhub, Questi spediva in Calabria una gualdana, che infestò il paese e ritornò con preda e cattivi. L'anno trecento (18 agosto 912-6 agosto 913) 'Ibn Qurhub mandava il suo figliuolo ^Ali alla ròcca di Taormina la novella, a fin di farne una fortezza nella quale [ei potesse raccogliere] i suoi partigiani e il suo avere, in caso di sollevazione de^ Siciliani. Al quale effetto ^Al i assediava Taormina per sei mesi ; se non che ammutinatosi l'esercito contro di lui, furon arse le sue tende ed egli era cercato a morte; ma gli Arabi [del- l'esercito] lo difesero. 'Ibn Qurhub propose ai Sici- liani di prestare obbedienza al [ califo abbasida ] 'A 1 47T Muqtadir; al che assentirono: onde fu soppressa (1) C e F hanno *Amr. Mancano in D dne o tre linei, ne' quali si doTea troTar qnesto nome. 190 Capitolo L — 'Ibn galdùn. la preghiera pubblica per 'Ài M a h d !. Mandò allora 'Ibn Qurhub su la costiera d'Affrica un'armata, che scontrossi con quella di 'A 1 M a h d i , capitanata da 'Ài Hasan 'ibn 'abi Hinzir: e i Siciliani uccisero costui; bruciarono le navi nemiche; passati indi a Sfax, dettero il guasto alla terra e corsero in- fine a Tripoli; dove trovarono 'Ài Qàym, figliuolo di 'Ài M a h d i, onde tornarono addietro (1). Furono recate poi ad ' I b n Qurhub le cappe e le bandiere di parte di 'ÀI Muqtadir. Egli spedi in Calabria Tarmata, con un esercito che infestò quelle province e tornossene. Ma, andata per la seconda volta l'armata in Affrica, fu vinta da quella di 'Ài Mahdì. Preci- pitarono allora le cose d''Ibn Qurhub: i Girgen- tini gli si ribellarono e scrissero ad 'Ài Mahdi. [Al fine] in sullo scorcio dell'anno trecento (18 agosto 912 - 6 agosto 913) tumultuò il popolo [di Palermo] contro 'Ibn Qurhub; lo prese e mandollo ad 'Ài Mahdi; il quale lo fece uccidere, con parecchi de' suoi più intimi, sopra la tomba d*'Ibn 'ab! i^inzir. Il califo fatimita prepose quindi alla Sicilia 'Àbù Sa^id Musa 'ibn 'Àhmad; insieme col quale mandò gli eserciti [della tribù berbera] di Kutàmah. 'Àbù Sa'ìd, fatto vela [per la Sicilia], sbarcò a Trapani ; ma i Siciliani, forte sospettando della soldatesca ch'egli avea seco, gli disdissero l'obbedienza; e i Girgentini uniti a quei di Trapani (2) lo combatterono ; ma furono sconfitti e fatta uccisione di loro. I Trapanesi allora (3) chiesero (1) In Yece di questo passo: « a Tripoli; dove, ecc. », D ha: < a Tripoli; e lo risoppe 'Al Q&ym, figliuolo di 'Al Mahdi». (2) Dee dir senza dubbio Palermitani. Cf. Ibn 'al 'Atir, nel nostro Gap. XXXV, pag. 411 del 1« volume. (3) I Palermitani. Capitolo L — ' I b n ^aldùn. 191 r 'a m à n ad 'A b ù S a ^ i d, il quale lo concesse ; ma abbattè le porte della città : [alfine] 'Al Mahdi gli comandò di perdonare. Poi prepose alla Sicilia Sàlim 'ibn Ràèid; al quale Tanno tredici (29 marzo 925 - 18 marzo 926) mandò un rinforzo di gente: ond'egli, tra- ghettato il mare, sbarcò in Terra di Longobardia: i Musulmani la infestarono ; preservi [parecchie] castella e se ne tornarono. Passati una seconda volta» asse- diarono la città di Taranto e preserla di viva forza, nel mese di ramadàn dello stesso anno tredici (20 noY. a 19 die. 925). Assediarono poi [i Musulmani di Sicilia] per alquanti giorni la città di Otranto, e andaron via: [pur] non cessarono dalle incursioni, con le quali sempre disertavano i territorii rimasi ai Rum, tanto 478 nell'isola di Sicilia, quanto in Calabria. L'anno ventidue (22 die. 933 - 10 die. 934) 'Al Mahdi spedi con le navi alle parti di Genova un eser- cito, capitanato da Ya^qùb 'ibn Ishàq, il quale dio il guasto e tornò addietro. L'anno appresso mandato di nuovo l'esercito, questo espugnò la città [stessa] di Genova; passò in Sardegna, dove bruciò delle navi e venne alle mani con gli abitatori. Quindi, assalita la Corsica (1)^1 Musulmani bruciarono le navi di quella, e andaron via. L'anno venticinque (19 nov. 936 - 7 nov. 937) i Gir- gentini ribellaronsi dall'emir loro Sàlim 'ibn Ràéid e vennero alle mani coi suoi soldati; ma, uscito contro di loro, Sàlim in persona li ruppe ; assedioUi nella (1) n testo anche in 2>ha « Qarqaysà su la costiera di Sina ». Manifesto errore che ho corretto senza esitare, come già si è detto nel paragrafo 2* di questo medesimo capitolo, pag. 167, nota 8. 192 Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. loro città e chiese rinforzi al (califo fatimita) 'Al Qàym; il quale gli mandò aiuti di gente con II al il 'ibn 'Ishàq. Arrivato che fu questi nella [capitale della] Sicilia, i cittadini gli fecer querele contro Sa- lini 'ibn Ràéid; le donne e i bambini implorarono pietà da lui: e non dissimile linguaggio gli tennero quei di Girgenti e di altre città della Sicilia. A cosi fatti lagni si commosse Halli. Ma Sàlim susur- rava ai Siciliani non esser venuto Hai il ad altro w fine che a pigliar vendetta sopra di loro, pei soldati uccisi nell'esercito [del principe]. Allora tornati [i Si- ciliani] alla ribellione, JEIalil fondava una città in sul porto della città [stessa di Palermo] e le dava il nome di 'Al Hàlisah. I Girgentini, accortisi da ciò che Sàlim loro avea detto il vero, s'apparecchiarono alla guerra. Hai il marciò contro di loro a mezzo Tanno ventisei (maggio 938): assedioUi per otto mesi, dando lor battaglia, mattino e sera, infino a che, sopravve- nuto l'inverno, ritornossene alla Hàlisah. Tutti i Siciliani si accordarono allora nella ribellione e chie- sero soccorso al re di Costantinopoli ; il quale mandò loro soldati e vittuaglie. Dal suo canto Halli chiese aiuti ad 'Al Qàym, che mandogli un esercito; onde egli espugnava Caltavuturo e Caltabellotta. Posto l'as- sedio alla ròcca di Platano, rimasevi fino allo scorcio dell'anno ventisette (prima metà di ottobre 939), e le- vatone il campo, andò a porlo sotto Girgenti. Ma poi se ne parti, ordinate le forze che continuassero l'as- 479sedio, sotto il comando di 'Abù Halaf 'ibn Hàrùn. Durò quest'assedio fino al ventinove (6 ottobre 940 - 25 settembre 941), quando partiti molti cittadini [per rifuggirsi] nel paese dei Rum, i rimagnenti chiesero r 'amàn e [Halli] dettelo a condizione ch'ei scen- Capitolo L — 'Un ^aldùn. 198 dessero dalla rócca; ma poi li tradì. Spaventate a questo [esempio] tutte le altre ròcche si sottomessero; e Hai il fece ritorno in Affrica, negli ultimi del- l'anno ventinove (settembre 941), recando con seco i capi Girgentini in una nave. E la fece sfondare in alto mare, si che tutti annegarono. Governò poi la Sicilia ^At taf, 'Al 'Azdi (della tribù arabica di'Azd); ma sopravvenuta la guerra civile di 'Abù Yazid, [il califo] 'Al Qàym e [dopo lui il figliuolo] 'Al M an- sar ebbero da travagliarsi con quel [ribelle, senza poter attendere alle cose della Sicilia]. Spenta la ribellione [in Affrica], ^Al Man sur die il comando (1) della Sicilia ad 'Al Hasan 'ibn ^Ali 'ibn 'abì 'al Hu- sajn, 'al Kalbi (della tribù arabica diKalb), so- prannominato 'Abù 'al Qàsim, il quale era stato nn degli artefici della sua dinastia e dei primarii suoi condottieri : uomo di alto stato nel governo [fatimita], travagliatosi egregiamente nella repressione [della ri- volta] d"Abù Yazid. La cagione [che mosse 'Al Man sur] a conferirgli l'ufizio di wàli in Sicilia fu che i Palermitani dispregiavano ^A ttàf ed erano a lor volta, per la debolezza di lui, dispregiati dal nemico. Il giorno della festa di 'al fitr (2) dell'anno trecento trentacinque (25 aprile 947) il popolo della capitale tumultuò contro ^Attàf, per procaccio (3) dei Banù (1) Nel testo è usata la stessa frase con la qnale sì esprìme il dare il comando di un esercito; cioè slegare a», e s'intende: legare il pennone in cima alla lancia del capitano designato. (2) e La rottura del digiuno » alla fine del ramadàn. (3) D aggiughe « principalmente ^ , ma sbaglia sempre il casato icriTcndo 'At Tayrì. 11. 13 194 Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 'at T abari, [potente casa] della città. Rifuggissi ^At- tàf nel castello e mandò ad avvisare 'Al Mansùre chiedergli rinforzi: quegli pertanto prepose alla Sicilia [il detto] 'Al Hasan 'ibn ^Ali. Il quale imbarcatosi [in Affrica] alla volta di Mazara, e gittata quivi l'ancora, non vide venir sulla nave anima viva. A notte compar- vero alcuni della tribù di K ut à mah, scusando la gente [del paese del non esser venuta appo di lui, con dir ch'era stato] per timore dei Banù 'at Tàbarì. Co- storo dall'altro cantò mandarono ad 'Al Hasan i loro maggiorenti, a' quali parve ch'ei non potesse far nulla; [perlocchè andaron via] promettendogli di ritornare. 'Al Hasan [colse il tempo] per guadagnar loro il tratto, [si messe subito in viaggio per Palermo] : en- trato in città gli si fecero all'incontro lo hàkim del paese e gli ufiziali dei diwàn. IBanù 'at Tàbari furon costretti ad andargli anch'essi all'incontro; onde gli si appresentò il principale della famiglia, per nome 'Isma^ìl: [intanto] tutti gli avversari dei Banù 'at 480 Tàbarì vennero appo l'emiro; si che il suo seguito crebbe di molto. 'I smagli spinse allora un cagnotto [della casa] a ricorrere ad 'Al Hasan contro un suo schiavo Negro, dicendo che gli avesse sforzata la mo- glie. Credeva ' I s m a ^ i 1 che, ricusando 'Al H a s a n di punire [cosi senza prove] il proprio schiavo, si sareb- bero accesi contro di lui gli animi dei cittadini. Ma 'Al Hasan, odorata la magagna, chiamò a sé quel- l'uomo; gli fece giurar vera l'accusa e [tosto] messe a morte lo schiavo. E la gente ad esultare: si spic- cavano da 'Ibn 'at Tàbari ed accostavansi all'emiro. 'Ibn 'at Tàbarì [prima di ciò] avea mandati ad 'Al Mansùr il suo fratello ^Ali e Muhammad 'ibn ^Abdùn, per [tentar] di farsi levar d'addosso 'Al Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 195 Basan: 'ÀI Mansùr [mvece] li prese entrambi e ne spacciò avviso all'emiro. Questi [allora, senza aspettar altro], pigliò 'I smagli e i suoi consorti e disperse la fazione. Rassodato per tal modo 'Ài Ha- san nel governo, i Rum, temendo ch'ei non li assa- lisse, mandarono a soddisfargli la gi zi ah [decorsa] da tre anni. Il re dei Rum intanto facea salpare per la Sicilia, con grande esercito, un patrizio, il quale si uni con lo stratego [ch'era in Calabria]; onde 'Ài Hasan 'ibn ^Àli chiedea rinforzi ad 'ÀI Mansùr e questi gli mandava sette mila cavalli e tre mila cinquecento fanti. Accozzate con quelle le sue proprie forze, 'À 1 Hasan assali il nemico per terra e per mare ; sparse le gualdane in Calabria ; pose il campo a Geraci (1) e stava all'assedio, quando [saputo che] i Rum venis- sero sopra di lui, fece l'accordo coi terrazzani, levando sopra di loro una taglia e marciò contro ai Rum. Fuggiron essi senza combattere. Poneva dunque 'Ài Hasan il campo sotto la rócca di Qayéànah (Cas- sano) ed assediatala per un mese, si accordò coi citta- dini, mediante una taglia, e ritornò con l'armata a svernare in Messina. Comandatogli da 'Ài Mansùr di riassaltare la Calabria, passò [di nuovo lo Stretto]; si volse a Geraci; e incontrati i Rum col loro stra- tte, li ruppe e [ritornò da questa fazione] carico di preda: il che avvenne il giorno della festa di ^ara- fah dell'anno trecenquaranta (7 maggio 892). [Conti- nuando] la mossa sopra Geraci 'ÀI Hasan strinse d'assedio questa città, finché Costantino re dei Rum non mandò a stipolare la tregua con esso lui. Ritrat-481 (1) D ha erroneamente 'Ab rag ah; i codici IJaràgah. 196 Capitolo L — 'Ibn ^[aldtiii. tosi indi a Reggio, fondava una moschea nel bel mezzo della città, stipolando coi Rum che non fa- cessero alcuno impedimento [al culto] in quel tempio, e che i prigioni [musulmani] che vi cercassero asilo, fossero sicuri. Morto 'Al Mansùr e preso il regno dal suo figliuolo 'Al Mu4zz, andò 'Al Hasan a trovarlo [in Affrica], lasciando in sua vece in Sicilia il proprio figliuolo 'Ahmad. Comandatogli da 'Al Mu^iz2 di prendere le altre ròcche che rimanevano ai Rum in Sicilia, [ 'A h m a d ] portowi la guerra ; prese Taormina ed altre fortezze. Tanno cinquantuno (9 febb. 962 - 29 genn. 963). Resistendogli Rametta, ei le pose l'assedio; e poi che venner di Costantinopoli in aiuto di quella quarantamila uomini, 'Al Mu^izz, a chiesta di 'Ah- mad, mandowi rinforzo di genti e di danari, con 'Al Hasan padre di 'Ahmad. I Rum sbarcarono nel porto di Messina; marciarono alla volta di Rametta. Aveva 'Al Hasan 'ibn ^Alì preposto all'assedio di questa città il suo nipote di fratello, 'Al Hasan 'ibn ^Ammàr. I Rum circondarono i Musulmani ; la gente di Rametta fece una sortita ; vennero cosi i Musulmani in grande pericolo; onde fecero [un ultimo] impeto sul nemico, risoluti a morire. Uccisero allora il cavallo del capitano [bizantino] Emmanuele ; il quale cascò ; fu morto con molti altri patrizii ; e i suoi, sbaragliati, fu- rono inseguiti dai Musulmani^ che ne fecero strage e raccolsero gran copia di preda, di prigioni e di cat- tivi (1). Indi presero Rametta con la spada alla mano. (1) Sabi, cho si dice specialmente delle donne e de' bambini. Il «prigione di guerra » si chiama propriamente 'asìr, cioè «legato con una ^e, anmianettato o messo a' ceppi » . Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 197 6 saccheggiaronla. I Rum, fuggendo dalla Sicilia e dalla penisola di Reggio, cercarono scampo su Tarmata; ma Temiro 'Àhmad inseguilli con le sue navi; [alcune delle] loro furono sfondate dai Musulmani: e grande numero dei nemici peri in questa, che fu chiamata la battaglia deUo Stretto e segui Tanno cinquantaquattro (7 genn. a 27 die. 965). Furono presi mille degli otti- mati e cento patrizii. Quando furono recati in Palermo capitale della Sicilia i prigioni e il bottino, !Àl Ba- san andò all'incontro [dei vincitori], ma colto di una febbre per la [grande] gioia, ne mori con universale compianto. Per assentimento dei Siciliani prese il go- 482 verno il suo figliuolo 'Ahmad, quantunque 'Al Mu4zz avesse fatto wàli dell'isola Ya^is, liberto di 'Al Hasan; il quale Ya^is non entrò in ufizio; perchè, accesa una briga tra la tribù di Eutàmah e le qabilah (1), egli non avea saputo calmare questa sedizione. 'Al Mu4zz informato del fatto, fece wàli della SiciUa 'Abù 'al Qàsim 'Ali 'ibn 'al Hasan, in qualità di vicario del suo fratello 'Ahmad. Morto poi questi in Tripoli [di Barbarla] Tanno cinquanta- nove (14 nov. 969 - 3 nov. 970), Tufizio di emir fu preso a dirittura dal suo fratello 'Abù 'al Qàsim ^Àli, uomo giusto e valoroso. L'anno settantuno (7 luglio 981-25 giugno 982) mosse contro costui con grandissimo esercito il re dei Franchi, il quale assediò la rócca di Rametta (2), ìn- (1) Si vegga il luogo analogo d' ^Ibn 'al 'Atir nel nostro Cap. XXXV, voi. 1% pag. 429, nota 2. (2) Errore di certo. Secondo 'Ibn 'al 'Atir, Cap. XXXV, a pag. 433 del V volume si dovrebbe sostituire Mileto. Ma è da cor- 198 Capitolo L — 'Ibn ^Jaldùn. signorissene e prese le gualdane dei Musulmani. LV miro 'Àbù 'al Qàsim mosse di Palermo con Teser- cito contro il nemico ; ma arrivatogli da presso, temette di venire allo scontro e si ritrasse. I Franchi che sta- vano alle vedette con l'armata, dettero avviso della [ri- tirata dei] Musulmani al loro re Bardùwìl (Baldo- vino, ma si tratta di Otone II) ; il quale mosse coi suoi seguaci; raggiunse 'Abù 'ai Qàsim: e venuti alle mani, questi fu ucciso; onde i Musulmani, visto Te- stremo perìcolo, cercarono la morte; e [rìtornati] a combattere i Franchi, li ruppero ; si che si dettero a vergognosa fuga. Bardùwfl campò la vita a mala pena [rifuggendosi] nella sua tenda ed imbarcossi alla volta di Roma. I Musulmani intanto rìfacevano wàli, in sostituzione all'emiro 'Abù 'al Qàsim, il suo fi- gliuolo G à b i r ; il quale si ritirò immediatamente con l'esercito, senza perder tempo a raccogliere il bottino. Avea governato l'emiro 'Abù 'al Qàsim per dodici anni e mezzo, dando esempi di giustizia e di bella con- dotta. Ma Gàbir, salito al governo, abbandonossi tutto alle voluttà ; onde le cose dello Stato andaron sossopra ; e i Musulmani l'anno settantatrè (15 giugno 983 - 3 giugno 984), depostolo dall'ufizio, chiamaronvi il suo cugino óa^far 'ibn Muhammad 'ibn ^Alì 'ibn 'abi 'al Husay n (1), ch'era dei vizir e dei commensali di 'Al ^Aziz (califo fatimita d'Egitto). Allora le cose ripresero il cammin dritto, e le condizioni del paese prosperarono, poiché egli amava la scienza e larga- mente donava. reggere Rossano o Roseto. V. la nostra nota 2* al detto luogo d'ibn 'al 'Atir. (1) I codici hanno « 'Al Hasan ». Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 199 Morto costui Tanno settantacinque (24 maggio 985 - 12 maggio 986)y successegli il suo fratello ^Abd 'A 1*483 làh 'ibn Muhammad; il quale segui la condotta di lui; finché venuto a morte il settantanove (11 aprile 989 - 30 marzo 990), gli successe il figliuolo Tiq^t 'ad d a \trl ah (Fidanza dell'impero), 'Abù 'al Futùh Yùsuf 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn Muhammad 'ibn ^Ali 'ibn 'abi 'al Husayn (1); il quale trapassò per magnificenza e per virtù gli esempi de' suoi mag- giori. Ma l'anno ottantotto (3 genn. a 23 die. 998), colto Yùsuf di emiplegia e rimase paralitico del lato manco, prese il governo un figliuol suo [intitolato] Tag 'ad dawlah (Corona dell'impero), per nome Ga^far 'ibn Tiqat 'ad dawlah Yùsuf. Il quale resse fortemente lo stato ed egregiamente si comportò, in fino a che, Tanno quattrocentocinque (2 luglio 1014 - 20 giugno 1015), ribellatosi contro di lui il fratello ^Ali coi Berberi e con gli schiavi Negri, Ga^far lo combattè ; lo vinse ; lo messe a morte, e bandi i Ber- beri e i Negri. [Per un pezzo] il governo ripigliò il buon sentiero; ma poscia andò sossopra e si disfece, per colpa del segretario e vizir H a s a n 'ibn Muham- mad 'al Bàgài (2). A cagion di costui il popolo sol- le vossi contro Ga^far e pernottò in tomo al suo ca- stello [assediandolo]: intanto uscia da quello in lettiga [Yùsuf] il padre paralitico; cercava di rabbonire la gente: e lor consegnò 'Al Bàgài, il quale fu ucciso da loro, insieme conThaéib (ciambellano) 'Abù Ràfi^ (1) Idem. (2) I codici 'Al Bagàni. Correggo secondo 'An Nuwayrì, d nostro Gap. XLVIU, pag. 138 di questo volume. . 200 Capitolo L — 'Ibn Qaldùn. Inoltre Yùsuf depose dall'ufizio il figliuolo Ga^far; parti per l'Egitto e rifece w ali in Sicilia, Tanno dieci (9 maggio 1019-26 aprile 1020), l'altro figliuolo 'Ah- mad 'ibn Yùsuf (1), al quale die il titolo di Tày- id (2) 'ad dawlah 'ibn Tiqat 'ad dawlah; ma lo chiamavano 'Al 'Akhal. Cosi posarono i movimenti e la cosa pubblica si raddrizzò. Or avendo 'Ahmad affidato del tutto il governo al proprio figliuolo Ga^- far e posta in sua mano la somma delle cose , egli avvenne che questo Ga^far si comportasse molto male, aggravasse i Siciliani e favorisse all'incontro gli Affii- cani: onde molti malcontenti andarono a querelarsi appo 'Al Mu^izz principe di 'Al Qayrawan; e [poi] gridarono il nome di costui [in Sicilia]. 'Al Mu^i^z mandava un'armata con trecento cavalli, capitanati dai suoi due figliuoli ^Abd 'Allah ed 'Ajjùb; [al- l'arrivo dei quali nella capitale di] Sicilia il popolo 484 assembrato assediò l'emiro 'Al 'Akhal: questi poscia fu ucciso e recata la sua testa ad 'Al M u ^ i z z l'anno quattrocendiciassette (22 febb. 1026 - 10 febb. 1027). Pentironsi poi i Siciliani di quanto avean fatto; e prese le armi contro la gente d'Affrica, ne uccisero intomo a trecento ; cacciarono i rimagnenti ; preposero al governo 'As Simsàm fratello di 'Al 'Akhal. Si sconvolse indi ogni cosa; gli infimi si prevalsero sopra i nobili; alfine i Palermitani, sollevatisi contro 'As Simsàm, lo cacciarono e posero al governo Muham- mad 'Ibn 'Ibràhim 'ibn 'at Timnah, uno dei (1) Così evidentemente va corretto, ancorché i codici abbiano 6a*far. Si confrontino 'Ibn 'al 'A tir e 'An Nuwayri. (2) In D tàg. Capitolo L — 'Ibn galdùn. 201 capi dei nobili (1); il quale prese il titolo di 'Ài Qà- dir Bill ah. Chiarissi signore independente di Mazara e di Trapani ^Abd 'Allah 'ibn 'al Hawwàs (2); e di Catania 'Ibn 'al Maklàti: ciò Tanno trentuno (23 sett. 1039 - 10 sett. 1040). Poscia 'As Simsàm fd ncciso; 'Ibn 'at Ti mn^h sopraffece 'Ibn 'al Maklàtf; l'uccise e regnò solo neirisola fino a che non fu tolta dalle sue mani. Quando 'Ibn 'at Tim- nah insignorissi di tutta la Sicilia, egli sposò May- mùnah bint 'al Hawwàs, sorella di ^A 1 i. Ma adi- ratosi contro di lei (3) un giorno ch'egli avea [troppo] bevuto, le fece segar le veue, tanto ch'ella cadde [sve- nuta] (4): se non che, accorso 'Ibrahim, figliuolo d"Ibn 'at Tiinnah, la sollevò, e chiamò i medici i quali la fecero rinvenire. Guarita ch'ella fu, 'Ibn 'at Timnah si penti; scusossi, ed ella finse di accet- tare le discolpe e gli domandò licenza di visitare il suo fratello in Castrogiovanni ; dove arrivata ch'ella (1) Cosi in T. La edizione D ha 'Al 'Agnàd «dei gund», ossia milizie , e però tornerebbe qnasi allo stesso. C ha poi 'A 1 Argàd, e F, 'Al 'Awgàr, ovvero 'Al 'Awgad, vocaboli non osati, i quali, secondo il valore radicale, significherebbero de* < sor- Titorì > 0 degli e stolti » ; ma non mi sembrano lezioni da potersi ammettere. (2) F e O 'Al Haww&s; T, 'Al Gawwàs; 2> ha qui e ap- presso 'Al Gar&s, che sambra lezione erronea. (3) Credo preferibile la lezione di F, che ha questo significato, a quella degli altri due codici, che porterebbe a tradurre «la pro- vocò». (4) D, che ha varie lacune in questo capitolo, reca il fatto in modo diverso da tutti gli altri annaUsti, in guisa da fÌEir sospettare labbia supplito il copista di suo cervello : e Egli si figurò qualcosa [colpevole] daUa parte di lei, onde Tay veleno » . 202 Capitolo L — 'Ibn galdùn. fu, ragguagliò [di tutto] il fratello ; e questi giurò che non ravrebbe mai resa. Seguinne guerra civile: 'Ibn 'at Timnah levò genti; fu sconfitto da 'Ibn 'al Hawwàs, e chiamò in aiuto i Rum. Al quale effetto egli passò in Mileto, dov'era con sette suoi fratelli e con una comitiva di Franchi, il conte Ruggiero fi- gliuol di Tancredi e discendente dalFeletta dei re 48oFranchi (1). 'Ibn 'at Tinanah lor promise la pos- sessione della Sicilia. Ruggiero, venuto nell'isola con settecento [uomini] si rivolse a Castrogiovanni; occupò tutti i casali (2) pei quali passò la sua gente ; ed uscitogli all'incontro 'Ibn Hawwàs, lo ruppe; si che tornos- sene al castello. Partiti di là [i Franchi], presero molti luoghi della Sicilia ; la cui popolazione [musulmana] si assottigliò tra morte ed emigrazione. Rifuggissi nel- l'Aflùìca [propria] ^Umar 'ibn ^alaf 'ibn Makkt; il quale stanziò in Tunis e ne fu fatto cadi. I Rum non cessarono di estendere il dominio nell'isola, finché rimasero in quella [ai Musulmani] i soli fortalizii; ed 'Ibn 'al Hawwàs usci per accordo, l'anno quattro- censessantaquattro (29 sett. 1071 - 16 sett. 1072) con la famiglia e con l'avere. Ruggiero regnò sopra tutta (1) Si vegga la nota che ho messa ad un luogo dì Edrisi, nel no- stro Gap. VII, pag. 56 del lo voi., nota 2. In I> si legge : « il conte Wagàz 'ibn Y.nq.r 'ibn ^.b.rah » , che toma alla lezione degU altri esemplari storpiata peggio. (2) n testo ha man&zil, plurale di manzil «luogo dorè si smonta di cavallo > , e però < stazione » . Così chiamavan in arabioo i villaggi di Sicilia, ai quali le traduzioni latine del XII secolo danno la denominazione di cascUia, Indi i moltissimi nomi di co- muni e latifondi di Sicilia principiano con le sillabe: Misti, 2i£enr zél, Mezzo, Capitolo L — 'Ibn galdùn. 208 risola; nella quale cessò la dominazione musulmana e la dinastia dei principi kalbiti ; i quali erano stati dieci» e arean durato [sul trono] novantacinque anni. Morto Ruggiero nella rócca di Mileto di Calabria, Tanno no- vantaquattro (6 nov. 1100 - 25 ott. 1101), gli successe il figliuolo Ruggiero secondo , il quale regnò a lungo. Per questo re lo sarìf 'Abù 'Abd 'Allah 'al Idrisi (Edrisi) compilava il libro del Nuzhàt 'al mustàq fi 'i^tiràq 'al 'afàq, e lo intitolava col nome del re; in guisa che questo libro corre col ti- tolo di Ruggiero. Iddio dà legge alle notti ed ai giorni. § 9. Dal libro terzo che tratta dei Berberi. Capitolo della [tribù di] Huwàrah (1). Avendo la tribù di Huwàrah chiamato ^Abd 'al Wahhàb 'ibn Rustam da Tàhurt, sede del suo principato, egli tenne Tinvito ; quella gente si messe sotto il suo comando, insieme con le tribù [della na- zione di] N afusa h, e assediarono in Tripoli [di Barba- ria] 'Abù 'al ^Abbàs 'ibn 'al 'Aglab, finché venne a morte in 'Al Qajrawàn (anno 196 dell'egira^Sll- 812) il suo padre 'Ibrahim, il quale avea già di- chiarato erede presuntivo 'Abù 'al ^Abbàs. Questi 486 allora si accordò con gli assedianti [a condizione] che rimanesser loro le dà hi ah (poderi) (2); e ^Abd 'al Wahhàb tomossi ai [territorii della tribù] di Na- (1) Oltre i Codici citati, si vegga: S, I, 178 seg., e versione fran- cese del baron De Slane, I, 277; D, VI, 141. (2) In vece di qnesto vocabolo, Z> ha 'As Sahrà' « il deserto deU'Afirica settentrionale, il Sahara ». Ma non è buona lezione; si trattava del possesso, o almeno della immanità de' terreni coltivati, SQ i quali gli Arabi pretendeano il haràg e i Berberi musolmani lo ricnaavano. 1 204 Capitolo L — ' I b n galdùn. f ù s a h. Poscia la tribù diHuwàrah mosse, insieme con Tesercito [aglabita], alla guerra di Sicilia: e Zawà- wah 'ibn Ni^ma 'al hilf (1), di questa tribù, mi- litò nel conquisto di quell'isola. § .10. Dal capitolo su la dinastia di Ziri 'ibn Ma nàd. Regno di Yahyà 'ibn Tamim 'ibn 'al Mu nzz 'ibn Bàdis (anni 501 a 507 - 1107-1114) (2) Questi, volgendo in animo di far guerra sopra Cri stiani, messe ogni studio a fornir le navi da corso; ne procacciò a tutta possa, ed osteggiò si sovente il paese nemico, ch'empi di terrore i popoli di cristia* nità [abitanti] la regione (3) d'oltremare: Francia, Genova, Sardegna. Lasciò pertanto chiara e gloriosa fama di so. Regno di *=Ali 'ibn Yahyà 'ibn Tamìm (4). Questo [principe zirita], apprestandosi l'anno cin- quecentoundici (5 maggio 1117-23 aprile 1118) ad assediare in Cabes Ràfi^ 'ibn Makan, ('ibn E&- mil 'ibn Gàmi^) arruolò per l'impresa le tribù di Fàdig, che sono dei Banù ^Àli, e fanno parte [della tribù arabica] di Ri&h, come abbiam raccon- (1) Se fosse letto così, sarebbe an detto rimasto al padre per so- prannome : « Viva Tamistà » ; ma non siamo sicuri delle vocali (2) Oltre i mss., 5, testo, 1, 207, versione U, 25; D, VI, pag. 160. (3) n testo di Algeri, seguito da me, ha qui g.z.y, che M. De Slane tradusse « tribnt * . Mi accorgo adesso che questo vocabolo sta male col resto del periodo; e però, sopprìmendo i punti diacrìtici, senza toccare i caratteri, leggo con le vocali harà e regione >. L'edizione di Bùlàq ha una variante che porterebbe a tradurre « i popoli di Cristianità gli posero il soprannome di audace » : ma il resto del perìodo rìmarrebbe anche in aria. (4) 5, Le; D, VI, pag. 161. Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 205 tato trattando di questo R à f i ^ Quindi nacque di- scordia tra esso [^Ali 'ibn Yahyà] e Ruggiero principe della Sicilia, il quale avea sostenuto contro diluì Ràfi^ 'ibn (Makan 'ibn) Kàmil ('ibn Gàmi^) e Taveva aiutato con una armata, la quale facea scorrerie su la costiera dei dominii di ^À 1 i 'ibn Yahjà ed appostava i navigli di lui [per prenderli]. Allora ^Àli 'ibn Yahyà fece riattare le sue navi e cominciò gli appresti della guerra ; ma venne a morte* Tanno cinquecentoquindici (22 mar. 1121-11 mar. 1122). § 11. Regno di 'Al Hasan 'ibn 'Ali (1). Venuto a morte 'Ali 'ibn Yahyà 'ibnTamim, gli successe il figliuolo 'Al Hasan 'ibn 'Ali, ragaz- zetto di dodici anni; pel quale resse lo stato Sin d il, suo liberto. Ma venuto questi a morte, prese il go- verno r[altro] liberto Muwàffaq. Tra il padre di 'Al 487 Hasan e Ruggiero (2) era corso un carteggio, ch'era riuscito a [pretta] nimistà; tanto che 'Ali avea mi- nacciato quel re [di far lega a suo danno] con gli Almoravidi signori del Magrib, coi quali egli tenea corrispondenza. Or accadde che Muhammad(3) 'Ibn May m un, capitano dell'armata degli Almoravidi, fa- cendo una correria in Sicilia l'anno sedici (12 marzo 1122-28 febb. 1123), vi prendesse certo villaggio, nel quale cattivò [donne e fanciulli], ed uccise [uomini]. Ruggiero tenne per certo che ciò fosse avvenuto a (1) Oltre i mss., volume ; col racconto Ji 'At Tigànì, Gap, XLV, a pag. 54 di questo secondo volume; e con queUo d' Ibn 'abì Dinar, Gap. LVI, Bibl, testo, p. 539. NeUa versione francese, pag. 37, lin. 2, è da leggere Y usuf in vece di Mo- hammad ibn liechld. Capitolo L — 'Ibn ^aldtìn. 209 fratello di Mnhammad (1), per nome Mudàfi^ 'ibn Rasid 'ibn KàmiL Quando poi 'Àbd 'al Mùmin inagnoriasi di 'Al Mabdiah, ecc. § 13. Della sollevazione d"Ibn Matrùh in Tripoli (di BarbariaX e di 'Al Fu'rriàni in Sfax, e com'essi, cacciati i Cristiani, dÌTennei*o padroni di quei due paesi, negli ultimi tempi della dinastia dei Banù Bàdis (2). Ruggiero prìncipe deUa Sicilia, che Dio lo maledica, s*era insignorìto di Tripoli, l'anno cinquecenquaranta (24 giugno 1145 - 12 giugno 1146), per man del suo capitano Giorgio figUuol di Michele, l'Antiocheno, e avea lasciati nel paese i Musulmani, ponendo sopra di loro un suo governatore. Giosi vissero per qualche tempo sotto il dominio dei Cristiani. Poscia 'AbùYahyà'ibn Matrùh, ch'era degli ottimati del paese, tramò con gli altri principali ed ottimati di dar addosso improv- fisamente ai Cristiani. Ragunatisi a questo effetto, sol- levaronsi e li bruciarono (3). Ma arrivato ^Abd 'al Mùmin ad 'Al Mahdiah ed espugnatala, l'anno cin- quantacinque (12 genn. • 30 die. 1160), 'Abù Yahyà 'ibnMatrùh presentossi alni, insieme coi principali della città di Tripoli, ed ei li accolse umanamente ed a grande onore; prepose alla città il medesimo 'Ibn Matrùh, e rìmandoUi a casa loro, ecc. 490 Quando i Cristiani occuparono 'Al Mahdiah (1) Si confronti co' Inoghi citati nella nota precedente, secondo i quali Cabes era governata daMuhammad stesso, quando *A b d 'al Mfimin passò neirAffiica propria. (2) S, I, pag. 216, versione n, 37; D, VI, p. 168. (3) H testo, quasi per togliere ogni dubbio, dice: « li arsero col fiioco». Di certo si riferisce a* cadaveri; poiché i Musulmani non soleano arrostire i viri. Il U 210 Capitolo L — 'Ibn ^Jaldùo. e venne essa, Tanno quarantatre (22 maggio 1148-10 maggio 1149), in poter di Giorgio figliuol di Michele, capitano di Ruggiero, i Cristiani occuparono anche Sfax, lasciando [nel paese] gli abitatori musulmani. Preposero al governo di quella città ^Umar 'ibn 'abi 'al Hasan 'al Furrfàni, recando seco loro, come ostaggio, in Sicilia il padre di lui, 'Àbù 'al Hasan: che tale era l'usanza e il costume di Ruggiero nei paesi occupati sulla costiera d'Affrica, lasciarvi, cioè, i Musulmani; affidare il governo a un di loro mede- simi, e governarli con giustizia. ^Umar 'ibn 'ab! 'al Hasan resse dunque da ^à m i 1 i suoi concittadini, rimanendo il proprio padre appo i Cristiani; finché i Cristiani stanziati a Sfax cominciarono a stender le mani a danno dei Musulmani ed a maltrattarli. 'Àbù 'al Hasan risaputo ciò, di Sicilia ov'egli dimorava, scrisse al suo figliuolo ^Umar, ingiungendogli di co- gliere una occasione favorevole [ per liberarsi ] dagli oppressori e di metter nelle [mani di] Dio la causa dei Mu- sulmani. Sollevossi immediatamente ^ U m a r, che correa ranno cinquantuno (25 febb. 1156-12 febb. 1157), ed uccise i Cristiani. Ucciser essi [in Sicilia] il suo padre ' A b ù 'a 1 H a s a n ; ed a questi eventi tutta la co- stiera si ribellò dai Cristiani. Quando poi ^Abd 'al Mùmin ebbe tolta 'Al Mahdiah dalle mani di Rug- giero, ^Umar presentossi al [califo almohade]; pre- stògli obbedienza: ed egli lo fece wàli di Sfax. ^Umar tenne quest'ufizio finch'egli visse; nel quale gli succedette il suo figliuolo ^Abd 'ar Rahmàn. Occupata poi [quella regione] da Yahyà 'ibn 6a- niah, ^Abd 'ar Rahmàn gli chiese licenza di andare in pellegrinaggio ed ei lasciollo partire. ^Abd 'ar Rahmàn non tornò mai più. Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 211 § 14. Dal capitolo su la dinastia dei Banù Ham- màd (1). Insignoritisi di Bugia gli Àlmohadi, Yahyà ('ibn al^Àziz) navigò in Sicilia, col proponimento [di im- barcarsi per rOriente e di continuare] il viaggio infino aBagd&d; ma poi pensò di andare a Bona, dove tro- yato il suo fratello 'Ài Hàri t, biasimoUo (2), d'avere mal fatto e d'essersi allontanato dal paese. Indi ca- valcò verso Gostantina ; dove stanziò appo 1' [altro] fratello per nome 'Al Hasan, il quale gli cedette il 491 gorerno. Intanto gli Àlmohadi, presa 'ÀI Qal^ah(3) con la spada alla mano» uccisero Gul^an 'ibn 'al ^Àziz ed 'Ibn 'ad Dahhàs [della tribù arabica] di 'Àtba^, e fa distratta la ròcca. L'anno poi quarantasette (8 aprile 1 152 - 28 marzo 1153) Yahyà, prestato giuramento di fedeltà ad ^Àbd 'al Mùmin» usci di Gostantina» a patti che gli furono osservati da ^Abd 'al Mùmin. Questi mandoUo a Ma- rocco; dov'egli dimorò [qualche tempo] ; quindi si tra- sferì l'anno cinquantotto (10 die. 1162-29 nov. 1163) a Sala (Sale), dove abitò il castello dei Banù ^Àéa- rah e vi mori l'anno stesso. 'ÀI Hàrit 'ibn 'al ^Aziz, principe di Bona [del quale testò si ò detto] fuggito in Sicilia, chiese protezione a quel principe, ed aiutato da esso ritornò a Bona e la tenne; finché gli Almohadi non gliela tolsero e noi messer a morte. Cosi cadde la dinastia dei Banù Hammàd, ecc. (1) 8. 1, 231, versione li, 58; 2>, VI, 177. (2) Secondo la costrnzione del periodo il biasimato sarebbe Hàrit. (3) « La ròcca » , come si addimandava la capitale dei Banù §ammm&d, posta ad una giornata di cammino al N. E. dì Msilah. 212 Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. § 15. Dal capitolo su la morte del sultano 'Abù Zakarìà (Yahyà 'ibn 'abi Muhammad, fi- gliuolo dello say^ 'Abù Hafs, sultano dell'Affrica propria) (1). Giunse anche in Sicilia la nuova che l'emiro 'Abù Zakarià era morto il di ventidue di gumàdà secondo dell'anno seicento quarantasette (2 ott. 1249). I Musulmani di quell'isola soggiornavano nella città di Palermo, e il sultano ('Abù Zakarià) avea stipo- lato in favor loro col principe dell'isola il patto della uguaglianza de' diritti civili (2), si ne' paesi e si nelle campagne. E cosi eran vissuti tranquilli, finché i Cri- stiani, risaputa la morte del sultano, piombaron loro addosso; onde i Musulmani si rifuggirono nelle castella e nei dirupi e si posero sotto il comando di un ribelle (3) [della tribù] dei Banfi ^Abs. Il tiranno della Sicilia assedioUi nel loro fortalizio in sul monte ; li circondò (1) S, I, 409. Manca in Z> qnesto con molti altri capitoli. (2) n testo ha isràk, corretto dal Fleischer i^tiràk < parteci- pazione > . Aggiungo ne' « diritti civili » , perchè credo si tratti deirnguaglianza di cotesti diritti tra Musulmani e Cristiani, com- preso il diritto di proprietà. H baron De Slane, Berbères, II, 335. ha tradotto : « Les Musulmans de Palermo jouissaient dee mémes € droits que les Chrétiens, tant dans la ville que dans les campa- € gnes ». Ma il diritto non si limitava di certo alla città di Pa- lermo, ancorché l'autore metta al singolare i due vocaboli « paese e campagna > che mi par vadano intesi genericamente. (3) n testo ha t à y r , che significa, tra le altre cose, € demagogo, capo-banda, rivoltoso » . Furon cosi chiamati in Spagna i caporioni che presero i pezzi del caduto califato di Cordova. In generale vuol dir chi si mette fuor della legge, eroe o masnadiero ch'egli sia. Appellan così anche i pirati. Cf. St. d^ Mits., Ili, 597 seg., e Dozj, Suppl.y I, 166. Capitolo L — 'I b n ^aldùn. 213 6 tanto [ li strinse ] che obbligoUi a scendere dalla loro fortezza e mandoUi di là dallo Stretto, facendoli stanziare in Lucerà , che è terra popolosa di quelle province. Indi passò nell'isola di Malta, e, cacciati i Musulmani che vi soggiornavano, li mandò a far com- 49S pagnia ai loro fratelli. Questo tiranno insignorissi della Sicilia e delle isole adiacenti e cancellovvi la legge dell* 'isiàm per sostituirvi la legge della sua infedeltà. [Ma] Iddio arriva ai suoi fini. § 16* Dal capitolo su le imprese del nemico, quando insignorissi delle isole delle Gerbe e di Maiorca, pose l'assedio ad 'ÀI Mahdiah, e depredò la costiera [d'Affrica] (1). Tra gli avvenimenti più gravi succeduti nel regno di questo sultano ('Àbù Haf^ fu che il nemico [fiera- mente] imperversò nelle isole del Mediterraneo [occiden- tale]. Le armate dei Cristiani s'impadronirono in ra^ab dell'anno seicentottantatrè (13 sett. a 12 ott. 1284) dell'i- sola delle Gerbe, la quale era divisa tra i due capi M u- hammad 'ibn Sammùmin (2), say^ dei Wahabiti (1) jS^ I, 463; versione TI, 397. Manca questo con molti altri ca- pitoli in 2>. (2) ì^élYAppendieey pag. 38, ho avvertito che questa lezione è con- fermata da un documento del XVI secolo. Aggiungo che la dà anche il Huntaner, Cronica, Cap. ccxlyiij, nella forma Si-Momen, Torto- grafia della quale, poiché io non ho ylsto il codice^ può attrihuìrsi agii editori. Muntaner comandava il presidio del Castello durante Tassedio de* Tunisini, capitanati dal «Lahieni,^gran Moab di Tunisi», ossia ^Abù Yahyà, Zakarìà, ^al Lahyàni, capo degli Al- mohadi di Tums, del quale or or si dirà nel § 17. Chi sa se il po- rero Muntaner non scrisse Moad in luogo di Moab? Montaner dice diffusamente di questa impresa nel detto suo capitolo e ne' seguenti fino al cclv. 214 Capitolo L — 'Ibn Haldùn. e Yahlàf 'ibn 'Umgàr, say^ dei Nakkaritì : che soa due rami diversi di setta bar ig ita. Assali quest'i- sola rammiraglio (1) principe della Sicilia^ vicario di Fedmgo, figliuolo del re d'Aragona e di BarceUona. L'armata capitanata da costui sommava , come si dice , a settanta legni , tra corvette e galee. I Cri- stiani osteggiarono parecchie volte gli abitatori di que- st'isola ; alfine se ne impossessarono ; la depredarono e portaron via in cattività uomini, donne e fanciulli: ottomila [persone], a quanto dicono. Avean già buttati nelle fogne de' bambini lattanti. Questa catastrofe fu delle più spaventevoli che patissero i Musulmani. Indi i Cri- stiani fabbricarono un castello in riva al mare ; lo sti- parono di soldati e d'armi e, posero sópra gli abitatori il balzello di cento mila dinar all'anno. Nonostante la morte dell'ammiraglio, avvenuta al principio del secolo (VIQ dell'egira, il quale incominciò il 16 set- tembre 1300) , l'isola rimase in potestà dei Cristiani fino allo scorcio dell'anno settecenquaranta (giugno 1340), quando Iddio la Tese ai Musulmani, siccome per noi sarà narrato. 493 § 17. Come 'Abù Yahyà 'al Lahyàni, Saj^ 'ad dawlah (l'anziano della dinastia haMta) di Tunisi, andò all'assedio delle Gerbe e quindi tirò innanzi nel pellegrinaggio (2). (1) n tasto ha 'a 1 m . r a k i h. Confondendosi molto finalmente nella scrittura arabica la k con la l, parmi si debba leggere 'al mi- rali ah € rammiraglio » , cioè il famoso Bngg^ero Lorìtf. Si riscontri il Mnntaner, op. cit, Gap. cxlvij, e gli altri contempoia&ei citati da me nella Guerra del Vespro Siciliano, Gap. XI. H vocabolo 8 à h i b , che ho tradotto, al solito, « principe » , è osato anche col significato di « governatore, capo, ecc. > . (2) S, I, 487, yeisione II, 427. Si tratta della stessa impresa de^ scrìtta da 'At Ti g ani nel nostro Gap. XLV. Capitolo L — 'Ibn ^àldùn. 215 Stipulata 6 compiuta la pace [tra gli Stati di Tunis e di Bugia] Rajs 'ad dawlah (il capa deUa dinastia) 'Àbù Yahyà Zakarià 'al Lahyàni pensò meglio alle sue proprie cose ed aguzzò l'ingegno a liberarsi d^ogni impaccio. Sperando che ritornasse [presto] in 'Al Mah dì ah la carovana degli emiri d'Egitto andati in Ponente appo (il sultano merinita) Yùsuf 'ibn Ya^qùb, egli si proponea di accompagnarsi a loro per compiere il precetto [del pellegrinaggio alla Mecca] ; ma vedendo ch'e' tardavano, deliberossi a partir pure [da Tunis], sotto specie di far guerra nell'isola delle Gerbe» per ritoglierla a' Cristiani, e poi, ritornando per la via del Bilad 'al Garid, dar assetto a questa [provincia]. Egli comunicò la parte apparente del suo disegno al sultano [hafsita 'Àbù 'al Baqà]; il quale assenti e diegli le truppe, con le quali 'Àbù Yahyà mosse di Tunisi nel mese di gumàdà del settecento sei (8 nov. a 7 die. 1306), per andare a oste nell'isola delle Gerbe. Affrettando sempre il cammino, egli ar- rivò allo Stretto [che la divide dalla terraferma a£fri- cana] e passò nell'isola. I Cristiani quando la occupa- rono Tanno seicentottantotto (1) (1289) vi aveano fab- bricata, per sicurezza del presidio, una fortezza, alla quale avean dato il nome di 'Al Qastil (il castello) . Lo say^ 'Abù Yahyà, messo il campo sotto il ca- stello, mandò i suoi 'àmil a levare i tributi [per l'i- sola]. Stette due mesi all'assedio ; ma scarseggiando le vittaaglie e vedendosi che la fortezza non si potesse prendere se non che col blocco, 'Abù Yahyà ritornò in Cabes, donde cavalcò verso il Bilàd 'al Garid. <1) Ck>negga8i 68d«1284, come sopia, § 16, pag. 213 (Uquesto voi. 216 Capitolo L -^ 'Ibn ^aldùn. Smontato a Tu zar (Touzer) si offerì al suo senrigio 'Ahmad 'ibn Muhammad 'ibn Yamlùl, uno degli say^ del paese; e cosi, compiuta la riscossione nel Garidy 'Abù Yahy à ritornò a Cabes; dove diegli ospitalità nella propria casa ^Àbd 'al Màlik 'ibn ^Utmàn 'ibn Makki. Palesò allora 'Abù Yahyà l'occulto disegno del pellegrinaggio; rimandò le truppe alla capitale; e fu scambiato nella capitaneria degli 494Àlmohadi e n^l maneggio del governo da 'Àbù Ya^- qùb 'ibn Yazdùtàn. Egli intanto» per fuggir l'aria malsana di Cabes, si tramutò in uno dei monti vicini, ed ancorché ammalato si apparecchiò sempre al viaggio dello Hagaz. Guarito ch'egli fu» pertossi a Tripoli; dove dimorò un anno e mezzo» finchò venne dall'e- stremo Magrib (oggi stato di Marocco) la carovana dei Turchi [che doveano ritornare in Egitto, come sopra si è detto ]: e fu allo scorcio dell'anno (settecento) otto (maggio e giugno 1309). Andato in pellegrinalo con quella carovana e compiuto cosi il precetto [religioso] egli fece ritomo» e fu esaltato al seggio de' califi» sic- come per noi si racconterà. Ma dopo la partenza delle truppe [musulmane] dalle Gerbe» arrivati l'anno (settecento) otto (21 giugno 1308 - 10 giugno 1309) de' rinforzi al [ presidio ] cristiano di quel casteUo» con Federigo» figliuolo del tiranno di Sicilia» gli abitatori dell'isola lor dettero battaglia» i Nak- kariti, cioè» condotti da 'Abù ^Abd 'Allah 'ibn ^al Hasan» uno degli éay^ Almohadi» e gli altri Gerbini sotto il loro capo 'Ibn 'Umgàr. Iddio lor concesse la vittoria sopra i Cristiani. Fin dalla caduta della dina- stia [zirita della tribù] di Sinhà^ah quest'isola era stata sempre travagliata dal nemico [della Fede]» e so- vente s'era accesa la guerra civile tra gli abitatori di Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 217 setta nakkarita (1), e sempre una delle due fazioni av^ea &tti venire i Cristiani ; ma questa volta, sotto il regno del nostro padrone, il sultano 'Abù Yahyà» l'anno (settecento) quaranta (2) ritornò risola alla domina- zione musulmana, siccome per noi si racconterà nella storia di quel principe. § 18. Della vittoria delle Oerbe e del ritomo di quest'isola al nome di 'Àbù 'Ishàq, principe di Tu- nisi (3). Quest'isola giace nel mare vicino a Cabes, un po' a levante, ed è lunga da ponente a levante sessanta miglia, larga venti nella parte occidentale e quindici in quella che guarda a levante; si discosta per sessanta miglia 495 da Ghercheni, che le giace a ponente. Ha fichi, palme, ulivi e vigne, e soprattutto de' pometi. Vi si fabbri- cano poi de' panni di lana listati (4) de' quali si fa de' mantelli (5), e de' non listati dei quali si fa delle tu- niche (6): degli uni e degli altri si esporta [gran copia] (1) Aggiungasi : e que* di setta Wahabita. Senza dubbio il copista dimenticò queste parole che noi leggiamo nel § 16 e nel 18. (2) Sarebbe dal 9 luglio 1339 al 27 giugno 1340. Ma l'autore stesso Del paragrafo seguente dice ripresa queirisola nel 738 (30 luglio 1387 a 19 luglio 1388). Questa data non discorda dalla narrazione del con- temporaneo Niccolò Speciale, Lib. Vni, cap. 7, presso Gregorio, Biblt AragofL II, 503 segg., il quale, senza dire per l'appunto quando fa occupato il castello dai Musulmani, determina il tempo con la circo- stanza che l'assedio durò due anni e sei mesi. Era incominciato verso il 1835, come pare dal seguito degli avrenimenti che Speciale narra nel capitolo precedente e nel seguente. (3) 8y I, 576, versione m, 63; D, VI, 373. (4) Tale mi sembra qui il significato dell'aggettivo muMam. (5) Letteralmente: «da ravvolgere [la persona] ». (6) Così credo vada reso qui il vocabolo l ibàs che ha tanti signi- ficati generali e speciali. M. De Slane traduce « habits » . 218 Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. essendo [molto] ricercati. Gli abitanti dell'isola [appar- tengono alla schiatta] berbera [ed alla tribù] di Ku- tàmah: notanvisi ancora oggidì [alcune famiglie] dei rami diSadwikié e di Sadgiàn ed anche v'ha gente di Nafzah, di Hu wàrah e d'altre tribù berbere. Se- guivano essi un tempo la eresia de' ^àrigi; ma adesso rimangono nell'isola due sole sette: i Wahabi, abita- tori della parte occidentale» a capo de' quali sta la fa- miglia de' Banù Sammùmin e i Nakkàri, abita- tori deUa parte orientale : pure, quantunque l'isola sia divisa tra queste due sette, la somma del potere e del comando su tutto il paese ò nelle mani dei Banù Sammùmin. Le Gerbe furono conquistate la prima volta dai Musulmani per mano di Ruwayfi^(l) 'ibn Tàbit 'ibn Sakan 'ibn Adi 'ibn Hàritah della casa dei Banù Màlik 'ibn 'an Niggàr da Me- dina; il quale Ruwajfi^ apparteneva al gùnd d'E- gitto, e Muàwiah lo prepose a Tripoli l'anno qua- rantasei (13 marzo 666 - 2 marzo 667). Costui portò la guerra in Affrica e prese le Gerbe l'anno quaran- tasette (3 marzo 667 - 19 febbraio 668); alla quale vittoria assistette Hanaé 'ibn ^Abd 'Allah 'as San^àni, e ritornò a Barca dov'ei mori. Continuò in questa isola il dominio dei Musulmani, finché la setta bari gita non penetrò tra i Berberi e non v'ebbe [tanto] seguito. Al tempo della sollevazione di 'Abn Yazid, l'anno trecento trentuno (15 settembre 942 - 3 settembre 943), gli abitatori delle Gerbe ubbidirono a costui, poscia ch'egli ebbe presa l'isola con la spada (1) Cf. Taqùt edizione del Wastenfeld, I, 573, ecc. Masi legge Rnwayqi* in 'Ibn 'al 'Atir, edizione del Tomberg, II, 237. Capitolo L — ' I b n ^ a 1 d ù n. 219 alla mano, ed UCCÌSO e appiccato al palo 'Ibn Kaldin(l), capitano dell'isola. La ridusse all'ubbidienza [il califo fatimita] 'Isma^ìl [soprannominato] 'ÀI Mansùr e messe a morte i seguaci di 'Abù Yazid. Quando gli Arabi [venuti d'oltre il Nilo] occuparono le campagne dello Stato [dei principi ziriti della tribù] di Sinhàgah e quel paese restò in lor mani, gli abitatori delle Gerbe si dettero a costruire navi ed a corseggiare su le costiere. L'anno cinquecentonove (27 maggio 1115-15 maggio 496 1116) ^Alì 'ibn Yahyà 'ibn Tamlm 'ibn 'al Mu4zz 'ibn Bàdis mandò l'armata in quest'isola e costrinse gli abitatori a sottometterglisi e a dar gua- rantigie che, smessa la pirateria, vivrebbero pacifica- mente. L'anno cinquecenventinove (22 ottobre 1134 - 10 ottobre 1135) i Cristiani la presero insieme con le co- stiere dell'Afirica [propria] : il quarantotto (29 marzo 1 153 - 17 marzo 1 154) gli abitatori, sollevatisi, caccia- rono il nemico e questo rioccupò l'isola ; menò in cat- tività le donne e i bambini, fece lavorare per sé (2) la plebe e gli agricoltori. Ritornò poscia l'isola ai Musul- mani e fu occupata a volta a volta da loro e dai Cri- stiani, finché non se ne insignorirono gli Almohadi, nel regno di ^Abd 'al Mùmin. E cosi andò bene il paese finché gli Hafsiti [di Tunis] non si chiarirono principi independenti dell'Affrica [propria]. Perocché, scissa dopo qualche tempo la dinastia degli Ha&iti, e impadronitosi (1) A, K.l.d.b.n; D, K.ldùs. (2) 8i c(»i£ronti 'Ibn 'abi Dinar qui appresso, pag. 537 del testo arabico. 220 Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. delle regioni occidentali il signore 'Àbù Zakari&, figliuolo del sultano 'Àbù Ishàq, il principe della capitale (Tunis) impedito da questo rivolgimento, sic- come noi abbiam detto, non potè [attendere agli affari dell'isola delle Gerbe]. E però fu occupata Tanno sei- cento ottantotto (1) dai Siciliani; i quali vi fabbrica- rono la fortezza [chiamata] 'Al QaStil: edifizio qua- drato, munito d'una torre in ciascun angolo ed un'altra nel mezzo di ogni cortina. Questa fortezza è cinta di un fosso e di doppio muro. La quale [occupazione] tornando molestissima ai Musulmani, non cessarono gli eserciti della capitale [Tunis] dal sopraccorrere Tun dopo l'altro in questa isola, siccome si è detto, fino a che non fu ripigliata, nel regno del sultano 'Àbù Bakr, per m&no del suo intimo Ma^lùf 'ibn 'al Kamàd l'anno settecentrentotto (30 luglio 1337 - 19 luglio 1338). 'Ibn Makki, signore di Gabes, bramò di ag- giungere alla sua giurisdizione le Gerbe, e il sultano 'Abù Bakr glielo assenti e investillo del governo di quest'isola: talchò essa rimase a 'Ibn Makki per tutto il regno di quel sultano ed appresso ecc. § 19. Dal capitolo su i conquisti dei Franchi nelle costiere e ne' confini della Siria (2). Come i Franchi occuparon l'isola delle Gerbe nel- l'Affrica [propria]. (1) Correggasi 683 « 1284, come sopra, §[16, pag.213 di questo voL (2) A, Cy codici deUa Bibl. di Parigi ; 2), edizione di Bùlaq, tomo y, pag. 201 ; 2", Tomberg, lìm KJuUdum de Exped. FVanr corum, Upsal, 1840, pag. 35. Il Tomberg ha &tta una versione te- desca del presente squarcio, che è stata pubblicata dal dott. Reinhold Rohricht, in nn fiiscicolo delle QwHenbeitràge zur Chschiehte der Kreuzjsuge, Berlin, 1875, in4, pag. 21. Capitolo L -^ 'Ibn ^aldùn. 221 L'isola deUe Gerbe, che giace tra Cabes e Trìpoli [di 497 Barbarla] facea parte dell' AjSrìca [propria]. I suoi abi- tatori [discendenti di varie] tribù berbere si chiarirono independentì, allorchò, venuti nell'À£frica [propria] gli Arabi delle tribù di Hi lai, fecero a brani il reame [degli Ziriti, casa della tribù di] Sinhà^ah. In quel medesimo tempo crebbe la possanza del reame dei Franchi [che abbraccia] Roma e i paesi confinanti dalla parte di settentrione : onde que' monarchi ambirono d'insi- gnorirsi de' paesi Musulmani. Cosi il re Barduwil (Baldovino), seguito da' grandi feudatarii (1) e da' conti di quella nazione, mosse contro la Siria e impadronissi delle città e fortezze di a^sa, come abbiam noi raccon- tato nel principio [di questo capitolo]. Si noverava tra i loro re il conte Ruggiero, figliuolo di Tancredi, di- scendente dall'eletta dei re Franchi (2), il quale avea posta la sua sede nella città di Mileto, dirimpetto al- l'isola di Sicilia. Indebolita la possanza di que' Musul- mani e cascata la dinastia kalbita dei Banù 'al Hasan che aveano regnato nell'isola, questo Ruggiero aspirò a farsene padrone, stigandolo l'un contro l'altro gli usur- patori di quella. Tragettovvi dunque Ruggiero con l'ar- mata gli eserciti suoi per alimentare le discordie di quei [Musulmani]. Infine egli lor tolse l'isola, occu- pati l'un dopo l'altro i fortaJizii ; de' quali caddero ul- timi Trapani e Mazara, ch'egli prese ad un dei ribelli (1) n testo ha qui il plurale di za * im. Il vocabolo « conti » che segue, è trascritto in arabo. (2) Si vegga la mia avvertenza ad un luogo poco dissimile di Edrìsi, Bibl, testo, p. 26, e versione, p. 56 del 1* voi., nota 2, e ad uno ana- logo d''Ibn g[aldùn medesimo qui sopra, p. 485 del testo e p. 202 di questo II volume. 222 Capitolo L — 'Ib^ ^aldùn. per nome *^Abd 'Allah 'ibn 'al Hawwàs(l). Questi 498 arrendeasi a patti Fanno qnattrocento sessantaqnattro ( 29 sett. 1071 - 16 sett. 1072 ) ; e cosi cessava nel- l'isola la dominazione musulmana. Morto Ruggero l'anno novantaquattro (6 nóv. 1100 - 25 ott. 1101), gli succedette il suo figliuolo Ruggiero ; il quale visse lungamente ed estese il reame, spirando allora in Siria un'aura favorevole ai Franchi, i quali si ficcarono in quella [regione] e fecer opera ad occupare quanti più potessero degli [altri] paesi musulmani. [E simil- mente] Ruggiero, figliuolo di Ruggiero, afflisse con successive incursioni le costiere d'Afirica. L'anno cin- quecentotrenta (11 ottobre 1135- 28 settembre 1136) egH mandò l'armata Siciliana contro l'isola delle Gerbe, dalla quale s'era ritratta l'ombra [protettrice] della dinastia sinhàgita. I Siciliani circondarono l'isola ; e, dopo aspra battaglia, occuparonla di viva forza; la depredarono ; menarono in cattività [le donne e i bam- bini e] fecero una camificina [degli uomini]. I soprav- vivuti chiesero V 'amàn : e i Franchi li lasciarono nel- l'isola, ma fecero pagare loro la gizfah e li messere sotto il giogo. § 20. C!ome i Franchi s'insignorirono di Tripoli [di Barbaria] (2). Quando si sfasciò la dinastia sinhàgita nell'Affrica [propria] e mancò l'ombra [protettrice] di quella ai (1) Ognun vede che Tantore scrÌTea di memoria, aUontanandosi dal racconto di 'Ibn al 'A t i r, ecc. H vocabolo che traduco e ri- belli » è il plurale di quello usato dall'autore nel § 15, qui sopra, a pag. 212, nota 3. (2) Stessi codici, D, voi. V, pag. 202; T, p. 37. Versione del Tom- berg, presso Bdhricht, loc. cit. Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 223 cittadini di Trìpoli, costoro si chiarirono independenti, mentre rimaneva [ancora] in 'Ài Mah di ah l'uUimo principo della schiatta di 'Al Mu4zz 'ibn Bàdis, per nome 'Ài Hasan 'ibn ^Àli 'ibn Yahyà 'ibn Tamim 'ibn 'Ài Mu^izz. Ài tempo del costui regno prese lo Stato in Trìpoli 'Àbù Yahyà 'ibn Matràh; avendo i cittadini disdetto il nome di 'ÀI Hasan e dei suoi , allorché i Franchi si accanirono contro quelle province. Ruggiero allora, agognando alla signorìa di Trìpoli , mandowi Tarmata. Sbarcati i suoi allo scorcio dell'anno cinquecentrentasette (tra giugno e luglio 1143) avean fatta breccia nelle mura della città, quando i Tripolini chiamarono in aiuto gli Arabi e, venuti costoro, fecero [tutti insdeme] una sortita contro i Franchi ; li ruppero, e presero le armi e i giumenti [lasciati da loro nella rotta]. Ma rìtor- nati i Franchi in Sicilia, allestirono [nuova armata] contro il Magrib; assalirono Gigil su le costiere [dello Stato] di Bugia, e rifuggitisi gli abitatorì in su i monti, i Siciliani entrarono nella città , la saccheg- 499 giarono ed arsero, e distrussero il castello fabbrìcatovi da Yahyà 'ibn 'al ^Àziz 'ibn Hammàd e chia- mato 'Àn Nuzhah (La Delizia); indi rìtornarono al loro paese. L'anno quarantuno (13 giugno 1146 - P giugno 1147) Ruggiero rimandò a Trìpoli l'armata; la quale surse all'ancora dinanzi alla città; pose a terra i combat- . tenti : e cosi i Siciliaqi circondarono Tripoli per mare e per terra e le dettero battaglia per tre giorni. Prima che arrìvasse il nemico, s'era accesa una di- scordia nel paese ; onde cacciati i Banù Matrùh, era stato chiamato al governo della città un degli emiri [della trìbù berbera] diLamtùnah, trovatosi a passar 224 Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. di li nell'andare al pellegrinaggio con piccola brigata de' suoi : e cosi egli teneva il governo della città. Ecco che mentre i Tripolini attendono a combattere contro i Franchi, ragunansi i partigiani dei Banù Matrùh e, fatti entrar costoro nel paese, le due fazioni ven- gono alle mani. Addandosene i Franchi, corrono in fretta alle mura ; appoggian le scale. Montati, occupa- rono la città con la spada alla mano ; gittaronsi alla strage, al saccheggio, ed a far cattivi. Molti cittadini rifuggironsi presso i Berberi e gli Àrabi dei dintorni. Indi i vincitori, cessate le uccisioni, bandivano l'a m à n ; tanto che, ritornati i Musulmani a poco a poco in città, i Siciliani concessero loro di rimanervi pagando la giziah. Dopo sei mesi durati a ristorar le mura e i fossi della città, i Siciliani posero in quella, con ufizio di wàli, 'Ibn Matrùh, dal quale presero statichi [per guarentigia] della sua fede. E bandirono in Sicilia la grida che andasse in Tripoli chiunque volesse : onde vi affluì molta gente e il paese tornò in prospero stato (1). § 21. Come i Franchi s'insignorirono di 'Al Mah- dìah (2). Quando cadde la dinastia sinhà^ta, insignorissi di Cabes un Raéid 'ibn Kàmil 'ibn Gàmi^ della tribù di Riàh, che è ramo della gente [araba] di Hilàl, mandata già contro 'Al MuMzz 'ibn Bàdis da 'Al Gargaràj, vizir [del califo fatimita] 'Al (1) Qnest'altìmo periodo si legge soltanto in D e T. La versione tedesca del Tornberg si vegga presso Bdhricht, op. dt., pag. 22. (2) Stessi codici; D, voi. V, p. 203; T, p. 38. Versione del Tom- heigf op. cit., pag. 22. Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 225 Mnstansir in Egitto. [Cotesti nuovi Àrabi] abbat-500 teano la dinastia [zirita], distruggeano gli ordinamenti del governo e s'insignorivano di qualche provincia. [Allora] fu che alcuni indigeni si chiarirono independenti ne' territorii ch'essi abitavano. Cabes toccò ai Banù Dahmàn, dei quali in questo tempo era emiro un uom di lor gente, per nome Rasid, siccome noi ab- biamo raccontato nelle istorie dei Berberi, capitolo della dinastia [zirita, della tribù] di Sinhàgah(l). Venuto a morte Rasid Tanno cinquecenquarantadue (2 giugno 1147-21 maggio 1148), il suo liberto Yùsuf, cacciava il flgUuol maggiore di lui per nome Marmar; esaltava [alla signoria] il minor figliuolo per nome Muhammad 'ibn Rasid; s'impadronia [dell'animo] di questo fanciullo: ed occultamente osò di violare l'harem del suo signore. Vivea tra quelle donne una dei Banù Qurrah, ch'è ramo della tribù di Hi lai. Avendo costei mandato a lagnarsi appo i suoi fratelli [dell'ol- traggio patito], quei la ridomandarono; Yùsuf la ri- cusò; ond'essi, uniti a Marmar 'ibn Rasid, anda- rono appo 'Al Hasan, principe di 'Al Mahdìah, richiamandosi contro Yùsuf. Scrisse ne a costui 'Al Hasan, ma non n'ebbe risposta: quegli anzi mi- nacciò di chiamare i Franchi in Cabes. Armò, allora, 'Al Hasan contro di lui; e Yùsuf mandati [oratori] a Ruggiero, [che s'era fatto già] signore di Tripoli, prof- feri di prestargli ubbidienza, s'ei gli desse l'ufizio di wàli in Cabes, si come avea fatto con 'Ibn Ma- trùh per Tripoli. Ma addatisi i cittadini che Yùsuf (l) Si vegga il § 12 di questo stesso capitolo, pag. 488 del testo e nella versione, pag. 207 segg. di questo II volume. II. 15 226 Capitolo L — 'Ibn gialdùn. praticava coi Franchi, gli si levaron contro, appena arrivato in Cabes l'esercito di 'Al Hasan. Si di- fendea Yùsuf nel castello: preso poi questo per forza e fatto lui prigione, Marmar insignorissi di Cabes invece del fratello Muhammad; mori Yùsuf stra- ziato con ogni maniera di tormenti, e i Banù Qur- rab ripresero la sorella; ma un fratello di Yùsuf, per nome ^Isà, insieme col figliuolo di lui, andò a rifuggirsi appo Ruggiero , principe della Sicilia. In questo tempo T Affrica [propria] era fieramente afflitta dalla carestia , incominciata fin dall'anno trentasette (271ug. 1142-15 lug. 1143); onde la più parte degli abitatori s'era rifuggita in Sicilia; [gli altri] si man- giavano tra loro, e grandissima correa la mortalità. Ruggiero , cogliendo l'occasione , violò la pace che 50l[avea fermata] con 'Al Hasan 'ibn ^Ali principedi 'Al Mahdiah, [e che dovea durare ancora] per dae anni (1). Egli allestì un'armata di dugencinquanta ga- lee; la riempi di combattenti e d'armi e dienne il co- mando a Giorgio figliuol di Michele, oriundo di Bas- sera (2), del quale abbiam fatta parola nelle croniche (1) Seguo la lezione di C, che corrisponde a quella d' 'Ibn 'al 'Athir, Bibl, p. 292 del testo, e voi. 1©, 469-470 della versione. Gli altri testi, invece del duale sanatayn, hanno il plurale san in « anni » ; ma il Tomberg ha tradotto anch'egli t due anni » . (2) Nel solo -4 si legge Basrah, dopo «oriundo». Ce Tdann-» quel nome senza punti diacritici e con aggiunta d'una lettera, la quale l>er mancanza de' punti, non si può accertarci) ha 'Al Mutanas- sirah, che sembra la medesima lezione di questi due testi, racconcia e fornita di punti dall'editore egiziano. Significa, in virtù della foniia femminile, il plurale « convertiti al Cristianesimo » , ma rimane \\>- stacolo del vocabolo « oriundo », che mal si adatta a nome di setta. Da un'altra mano altri autori arabi dicon, come i Cristiani, Giorgìu oriundo d'Antiochia, onde Basrah sembra erroneo. Capitolo L — 'Ibn I^aldun. 227 di Sinhàgah e degli Àlroohadi. Giorgio, approdato in Pantellaria, prese in quell'isola una nave di 'Al Ma li- di ah; nella quale avendo viste delle colombe dadi- spacci, mandò in 'Ài Mahdiah, per una di quelle, ravviso che Tarmata dei Franchi avesse fatta vela per Costantinopoli. Quindi salpò egli stesso, e all'alba del due di safar dell'anno quarantatre (22 giugno 1148) trovossi vicino al porto di 'Al Mahdìah. 11 Sommo Iddio avea mandato un vento che gli impedi di en- trare [subito] nel porto, e così fece fallire il suo in- tento [ch'era di arrivare improvvisamente]. Scrisse Giorgio ad 'Al Hasan ch'egli intendea d'osservare la pace e che venia soltanto a vendicare Muhammad 'ibn Rasid e ristorarlo nella [signoria del] paese di Cabes. 'Al Hasan ragunò i [principali] cittadini a consiglio ; i quali avvisarono che si combattesse il ne- mico; ma il principe non osò, e scusossi colla scar- sezza delle vittuaglie. Egli parti di 'AlMahdiah, prendendo seco le robe più leggiere: i cittadini [pa- rimenti] andaron via con le famiglie e con le ric- chezze che men pesavano; molti Musulmani si nasco- sero nelle chiese cristiane. Girato il vento a favore dell'armata dei Franchi, guadagnarono il porto e sbar- carono senza contrasto. Giorgio, entrato nel castello, lo trovò tal quale , pieno di robe preziose , di quelle che si trovan di rado. Ei pose il suggello a tutti i tesori ; [messe sotto custodia] le donne e le concubine di 'Al Hasan; vietò poi il saccheggio della città; [infine] inviò 1' a m à n a tutti i cittadini che s'erano allontanati , i quali ritornarono , e loro fu permesso di rimanere in città pagando la g i z ì a h. Partì 'Al Hasan, ecc Quindi Giorgio mandò un'ar- mata a Susa, ch'era governata da ^Ali, figliuolo 502 228 Capitolo L — 'Ibn ^Jaldùn. di 'A 1 H a s a n , principe di 'Ài M a h d i a h. An- datosene ^Ali a raggiugnere il padre, i Franchi sì impadronirono di Susa a mezzo saf ar (5 lùglio 1148). Mandò Giorgio un'altra armata contro Sfax; dove ac- corsi gli Arabi in aiuto della città, appiccossi la zuffa. Ma i Franchi [con una finta fuga] attirarono i Mu- sulmani per breve tratto, poi rifecer testa, li sbara- gliarono: e allontanatisi gli Arabi, il nemico entrò nella città con la spada alla mano il 23 di safar (13 luglio). *Sparsero sangue dapprima; dettero poi Tamàn, e i cittadini riscattarona i loro prigioni ed ebbero licenza di rimanere in città pagando la giziah. Lo stesso fu concesso a quei di Susa. Ven- ner poi lettere di Ruggiero principe della Sicilia, per le quali era dato 1' a m à n . agli abitatori tutti delle costiere deirAflfrica [propria] con promesse [di giusto e benigno reggimento]. Passato Giorgio in 'Iqlibiah (Clypea) su la co- stiera di Tunisi, vi accorsero gli Arabi, e venuti alle mani coi Franchi, li sconfissero ; si che essi tornavano perdenti ad 'Al Mah dia h. Ma sopravvenuta una di- scordia tra Ruggiero principe della Sicilia e il re dei Rum di Costantinopoli, Ruggiero fu'distolto dalle cose deirAflfrica. Il suo ministro nell'impresa d'AflTrica era stato Giorgio , figliuol di Michele , principe della Si- cilia (1) ; il qual Giorgio venne a morte Tanno qua- rantasei (20 apr. 1151 -7 apr. 1152): e posò allora questo travaglio, poiché Ruggiero non ebbe altri da porre in luogo di lui. (1) Sàhib: non so se qui sia saltata la parola «ministro del > •• se 'Ibn ^aldùn usi questo vocabolo, come suole talvolta, nel signi- ficato di « governatore » , ecc. Capitolo L — 'Ibn galdù n. 229 § 22. Come i Franchi occuparono Bona e come , trapassato Ruggiero principe della Sicilia, regnò dopo di esso il suo figliuolo Guglielmo (1). Lanno quarantotto (29 marzo 1153 - 17 marzo 1154) l'armata di Ruggiero salpò di Sicilia alla volta della città di Bona, sotto il comando di Filippo da 'ÀI Mah^ di ah, paggio del re. Filippo, con l'aiuto degli Arabi, assediò e prese Bona e diella a saccheggiare a' suoi; ma chiuse gli occhi a favore di alcuni uomini dotti e devoti, si ch'essi, usciti con gli averi e le famiglie, [si 503 riitiggirono] qua e là in campagna. Rimase per dieci giorni in Bona, Filippo ritornò ad 'Al Mahdìah e quindi in Sicilia; ma il re, non perdonandogli la man- suetudine usata verso i Musulmani in Bona, lo impri- gionò. Fu poscia accusato Filippo in materia di reli- gione : onde i vescovi e i preti ragunati [per giudicarlo] io fecero bruciare. Ruggiero mori allo scorcio di que- st'anno, dopo venti di regno. Succedettegli il figliuolo Guglielmo, principe di mala condotta, il quale prese per vizir un 'Al Barqiani (2) che governò pessimamente. Indi si rivoltarono contro di lui alcune castella di Sicilia e di Calabria, e questo movimento si comunicò agli emiri dall' Affrica [propria], come sarà detto in appresso. § 23. Come i Musulmani delle costiere dell'Affrica [propria] levaronsi contro i Franchi occupatori del paese (3). Si è già raccontata la morte di Ruggiero, la esal- (1) Af C in continuazione; D, voi. V, pag. 204 ; T, p. 40. La ver- ftione teddca del Tomberg leggesi presso Kohricht, op. cit., pag. 24. (2) Di certo dee dire: 'al 6 aria ni, cioè da Bari; ovvero: 'an nasrànì < il cristiano » . (3) Aj C, in continuazione ; D, voi. V, pag. 205; T, p. 41. 230 Capitolo L — 'Ibn §aldùn. tazione del suo figliuolo Guglielmo e come il mal go- verno del costui vizir fece rivoltar la gente contro il re. Arrivò questa nuova ai Musulmani dei paesi occu- pati neir Affrica [propria]. Fin dal primo conquisto di Sfax, Ruggiero avea preposto a quella un cittadino, per nome 'Abù 'al Husayn 'al Furriànì, uom dotto e religioso; il quale [allegando] non poter so- stenere queir ufizio, chiese che fosse conferito al pro- prio figliuolo ^ U m a r : e Ruggiero investillo del Tuflzio e prese 'Abù 'al Husayn in ostaggio in Si- cilia. Questi [pria di partire] die un ammonimento ad ^Umar: « 0 figliuol mio, gli disse: io sono inndtrato « negli anni e prossimo alla mia fine. Quando ti si < presenti Toccasione, libera tu i Musulmani dalla si- « gnoria del nemico, e non temer punto per me: sup- < poni ch'io sia già morto ». ^Umar, quand'ei vide precipitare il governo di Guglielmo , chiamò i citta- 504dini di Sfax alla riscossa contro i Franchi. E solle- varonsi, e li uccisero Tanno cinquantuno (25 febbraio 1156 . 12 febbraio 1157). [L'esempio di] ^Umar fu seguito da 'Abù Yahyà 'ibn Matrùh in Tripoli e da Muhammad 'ibn Rasid in Cabes. L'esercito di ^Abd'alMùmin mosse [intanto] contro Bona e se ne impadroni: scomparve dall'Affrica [propria] la domi- nazione dei Franchi, eccettuate soltanto 'AlMahdiah e Susa. Allora ^Umar 'al Furriàni mandava gente in Zawilah, città contigua ad 'Al Mahdiah, per istigare la popolazione a dar addosso ai Franchi che vi stanziavano. Gli abitatori [difatti] sollevaronsi, aiu- tati dalla popolazione rurale; combatterono i Franchi di 'Al Mahdiah, e lor intercettarono le vittuaglie. Guglielmo avutane notizia, mandava un messaggio in Sfax ad ^Umar 'al Furriàni: il quale si scusò al- Capitolo L -- 'Ibn ^aldtìn. 2;U legando il [comando avuto dal] padre e fece vedere airambasciatore una bara che egli sotterrò, dicendo : « Ecco che ho sepolto il mio padre ». Ritornato l'am- basciatore con questa [nuova] ^Abù 'al Husayn fa mandato al supplizio [in Sicilia]: onde mori martire, che Iddio abbia misericordia di lui. Intanto il popolo di Sfax e gli Àrabi, accorsi aZawilah, si erano messi insieme coi cittadini di quella ad assediare 'Al Mah- diah. Guglielmo mandò al presidio aiuti di vittuaglie e d'armi: [e quei Cristiani] corruppero gli Arabi con danaro, affinchè abbandonassero i loro commilitoni. [Difatti], sortiti i Franchi a combattere, gli Arabi preser la fuga ; la gente di Sfax allora imbarcossi e ritornò anch'essa al suo paese: e i Franchi messisi ad inse- guire i vinti, tagliaron loro la ritirata di Zawilah; li uccisero, e fatto impeto nel paese, trucidarono gli abitanti che v'erano rimasi e saccheggiaron le case. §24. Come ^Abd 'al Mùmin ritolse 'Al Mahdiah dalle mani dei Franchi (1). La popolazione di Zawilah, dopo aver sofferto dai Franchi [lo strazio] che soffri, pertossi appo ^Abd 'al Mùmin re del Magrib, per implorare soccorso. Egli die ascolto a' lagni di costoro ; lor promesse aiuto ; e lor diede onorevole ospitalità. Apparecchiandosi intanto 505 alla mossa, comandò ai suoi wàli ed ai suoi ^àmil [ne' paesi pe' quali dovea passare l'esercito], di mettere in serbo i grani e scavare dei pozzi. Indi ei parti nel mese di sa far del cinquantaquattro (22 febbraio - 22 marzo 1159), con centomila combattenti, recando nel- (1) -4, C, in contìimazione; 7>, voi. V, p. 206; T, pag. 42. La rereione tedesca del Tornberg leggesi presso Bdhrìcht, op. dt. pag. 25. 232 Capitolo L — a b n Jaldùn. la vanguardia 'ÀI Hasan 'ibn ^Àli, eh* era stato principe di 'Ài Mahdiah. Verso la metà del mede- simo anno ^Àbd 'alMùmin pose il campo sotto Tank tenuta allora da 'Àhmad 'ibn Huràsàn [lacoisi- gnoria era] avanzo del reame di [casa zirita della trìbà di] Sinhà^ah. Ài tempo stesso l'armata di ^Àbd 'al Mùmin assediava quella città dalla parte del mare. [Or egli avvenne che] dieci degli ottimati di Tuni3, [oc- cultamente] scesi con le scale dal muro della città, an- dassero a chiedere 1* 'amàn per se medesimi e per gli altri cittadini: a* quali ^Àbd 'al Mùmin lo concesse a condizione che perdessero una parte de' loro beni e che 'Ibn Huràsàn venisse alla sua presenza. Ese- guiti cotesti patti, ^Àbd 'al Mùmin mosse da Tunis alla volta di 'Ài Mahdiah, seguendolo a vista l'ar- mata. Arrivò a mezzo rag ab di quest'anno (2 agosto 1159) sotto 'Ài Mahdiah; nella quale tenean pre- sìdio dei figliuoli di re e di feudatarii Franchi, ed aveano già sgomberata Z a w i 1 a h, che giace a un trar d'arco da 'Ài Mahdiah. ^Àbd 'al Mùmin ripopolò immediatamente Z a w 1 1 a h ; riempi con le sue genti la pianura di 'Ài Mahdiah e strinse la for- tezza per alquanti giorni. Ma troppo angusto spazio rimaneva [agli assedianti] per combattere dalla parte di terra, essendo la città circondata dalle acque e ras- sembrando a una mano che si stenda sul mare, col braccio attaccato alla terraferma. L'armata dunque le si pose intorno; e ^Àbd 'al Mùmin, fatto con le sue galee il giro delle fortificazioni in compagnia di 'Ài Hasan 'ibn ^Àli, vide quanto la .città era forte dalla parte del mare; ond'ei prese il partito di stringerla con lungo assedio. Raccolse [a quest'effetto] tanta copia di vittuaglie che se ne vide sorgere come tante colline Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. 233 nella piazza del campo. Mandarongli quivi a profferire obbedienza i popoli di Sfax, di Tripoli e dei monti di Nafùsah. Egli fé* marciare sopra Cabes un esercito che impadronissene con la spada alla mano ; e il suo figliuolo ^Àbd 'Allah conquistò parecchi altri paesi. Poscia appresentossi ad ^Àbd 'al Mùmin, Yahyà 'ibn Tamim 'ibn 'al Mu^tazz 'ibn 'ar Rand, principe di Gafsa, con una deputazione di ottimati della 506 città a prestargli obbedienza : ed ebbene dono di mille dinar. Allo scorcio di Sa^bàn (mezzo settembre) ar- rivava l'armata SiciUana di cencinquanta galee, senza contare le teride; la quale era andata all'isola di Ivi- sah e aveale dato il guasto; ma il principe di Sicilia le mandò ordine di recarsi ad 'Al Mahdiah. E stava per entrare in quel porto, quando le usci contro Tarmata di ^Àbd 'al Mùmin, mentre l'esercito schieravasi lungo la riva del mare. ^Abd 'al Mùmin, prostrato a terra, cospargeasi il viso di polvere, e pregava piangendo. L'armata dei Franchi, sconfitta, fece vela verso i suoi paesi : ritornò vittoriosa quella dei Musulmani. Venne meno allora al presidio Franco d' 'Al Mahdiah ogni speranza d'aiuto : pur tennero il fermo sino allo scorcio dell'anno (prima settimana del 1160); quando furono condotti alle ultime strettezze. Chiesero allora 1' 'a man ad ^Abd 'al Mùmin, e questi lor propose la scelta tra la conversione all'islandsmo [e la morte] ; ma ri- cosarono [l'apostasia] e continuarono tanto a stringere con preghiere il califo, ch'ei lor concesse 1' 'a man e lor dette delle navi. Imbarcatisi, che era [nel cuor dell']inverno, incontrarono una tempesta e fecero nau- fragio, salvandosi assai pochi di loro. Entrò ^A b d 'al Mùmin in 'Al Mahdiah nel mese di muharram del cinquantacinque (12 gennaio a 10 febbraio 1160), 234 Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. dopo dodici anni che se n'erano impadroniti i Franchi. ^Abd 'al Mùmin yi rimase venti giorni; ristorò la città ; afiforzoUa d'uomini e di vittuaglie, e propesevi un dei suoi, lasciando insieme con esso 'Al Hasan 'ibn ^Ali; al quale ed ai suoi figliuoli fé' concessioni [di poderi] nel territorio della città; comandò al go- vernatore di reggersi coi consigli di 'Al Hasan e ri- tomossene in ponente. §25. Dalla storia degli 'Ayyùbiti, capitolo sul fatto di ^Umàrah e su la sua morte (1). Parecchi partigiani dei Fatimiti in Egitto, tra i quali 507Ì1 poeta ^Umàrah 'ibn 'ahi 'al Hasan del Yaman, il segretario ^A b d 'as Samad, il cadi 'al ^Ujris e un 'Ibn Kàmil, insieme col missionario in capo [dei Fatimiti] e con alcuni del g u n d (milizie) e dei famigUari del castello (2), cospirarono a fin di chiamare i Franchi dalla Sicilia e dalle costiere di Siria, proflferendo loro del danaro quando venissero [a far guerra] in Egitto. Se Saladino [pensavano i congiurati], esce con l'eser- cito per andare incontro ai Cristiani, leveremo il romore in Cairo e Cairo vecchio, e rimetterem su la domina- zione fatimita. Se poi Saladino vuol rimanere al Cairo, sarà forza ch'ei mandi gli eserciti per far testa ai Franchi, e si troverà solo in mezzo a noi; onde ci impa- droniremo della sua persona. Alcuni emiri di Saladino tenean mano a questo disegno. Parve a' congiurati che il tempo fosse molto opportuno, per cagion dell'assenza di Tùràn Sàh fratello di Saladino, già andato al Yaman. Fidandosi in sé medesimi, e prendendo per (l) Aj fog. 128 verso; C, fog. 357 verso; D, voi. V, p. 287. (2). Il castello grande del Cairo, residenza de' califi stimiti. Capitolo L — 'Ibn ^[aldùn. 235 realità i loro vaneggiamenti, assegnarono gli uflzi e le dignità del novello governo: e quella di vizir fu dilatata tra i Banù Ruzzayk e i Banù Sàwir. Partecipava della congiura il predicatore 'Àbù Nagà'» il quale la scoprì a Saladino ; e questi gli comandò di rimanere tra* congiurati fino a che non venisse in luce la trama. Arrivò intanto appo Saladino un ambascia- tore del re Franco della costiera di Siria, mandato [in apparenza a Saladino ed] occultamente ai congiu- rati. Saladino, avutone avviso dalle spie ch'egli tenea nel paese dei Franchi, pose [altre] spie addosso a questo ambasciatore; le quali lo informarono distintamente d'ogni cosa. Allora Saladino fece prendere i congiurati. Dicesi che ^Ali 'ibn Nagà' abbia rivelata la con- giura al cadi 'Al F&dil e che questi l'abbia riferita a Saladino. Presi ch'e' furono, Saladino comandò di [ucciderli ed] appiccare [i loro cadaveri] ai pali. Pas- sando ^Umàrah dalla casa del cadi 'Al Fàdil, chiese di parlargli, e respinto, recitò il noto verso : < *^Abd 'ar Rahim non si fa vedere; ora a cavar- mene [ci vuole] un miracolo ». Furon poi recati tutti insieme al supplizio ; e si bandi che i partigiani dei Fatimiti uscissero dalle province del [Basso] Egitto e [fossero confinati] nel Sa^id, e fu 508 vietato al [deposto califo fatimita] 'Al ^Àdid di metter pie fuor del castello. Quindi arrivarono in Alessandria i Franchi di Sicilia, siccome innanzi diremo. § 26. Come i Franchi di Sicilia arrivarono in Ales- sandria (1). I Franchi di Sicilia, avuti i messaggi degli Sì^I sud- (1) A, e fin continuazione ; 2>, voi. V, p. 288. 1 236 Capitolo L >- 'Ibn ^aldàn. detti, si apprestarono all'impresa e mandarono un'ar- mata di dngento legni con cinquantamila pedoni, dne mila cinquecento cavalieri, trentasei navi pe' cavalli, sei navi per le macchine da guerra e quaranta per le vittnaglie: teneva il supremo comando un cugino del re di Sicilia. Arrivati l'anno settanta (2 agosto 1174 - 21 luglio 1 175) alla spiaggia d'Alessandria, i citta- dini salirono su le mura: e i Franchi a combatterli e a piantare lor macchine contro la città. Volò l'avviso a Saladino che stava in Cairo vecchio: e [intanto] da ogni lato del territorio d'Alessandria arrivarono rin- forzi. Gli assediati fecero una sortita il terzo giorno : ve- nuti alle mani coi Franchi, n'ebbero vittoria ; ma nelle ultime ore del giorno^ avvisati del [prossimo] arrivo di Saladino, li prese tanto arder guerriero che, fatta una nuova sortita a notte buia, colsero i Franchi nelle tende ch'aveano drizzate su la riva. Affrettandosi i nemici a correre verso le navi, furon parte uccisi; parte annegarono ; camparon pochi. Trecento all'incirca si difesero infino all'alba, afforzatisi sulla sommità di un colle; ed alcuni ne furono uccisi, i rimagnenti fatti prigioni, e l'armata salpò per ritornare al proprio paese. A. 7 § 27. Dal capitolo sui B a n ù Huràsàn, usurpatori di Tunis (1). (1) S, ediz. di Slane, I, 211; versione H 31, 2>, ed. di Bùlàq. VI, 164. Nel principio del capitolo Tautore dice che irrompendo nell'Affirica propria gli Arabi d'oltre Nilo (1051-7), Tunis passò dalla dominazione degli Ziriti di 'Al Mahdiah a quella de' loro congiunti i Banfi Hammàd. Questi affidavano il governo di Tunis ad ^Abd'al Haqq 'ibn^Abd'al ^Aziz 'ibn ^urà san, della tribù berbera di Sinhà- gah; il quale, traccheggiando con gli Arabi e con gli Ziriti di 'Al Capitolo L — 'Ibn galdùn. 237 Governò Tunis, invece di Muhamraad 'ibn 'abi 'al Futùh 'ibn 'al Mansùr della dinastia dei Banù Hammàd, il suo zio Ma^ad 'ibn 'al Mansùr, finché i Cristiani non si furono insignoriti di 'Al Mahdiah e della costiera tra Susa, Sfax e Tripoli, Tanno cin- ' quecento quarantatre (22 maggio 1 148 - 10 maggio 1149): la quale [città di 'Al Mahdiah] venne in poter del principe della Sicilia e funne cacciato 'Al Hasan 'ibn ^Ali, siccome si è detto. I Tunisini presero al- lora a far preparamenti per difendersi [da' Cristiani] e si rivoltarono per tal cagione contro il lor signore ecc. §28. Dal capitolo sull'impresa d' 'Ibn Gàniah (1). Arrivata in Ceuta ad 'Al Mansùr ('Abù Yùsuf Ya^qùb 'ibn ^Abd 'al Mùmin) la nuova che ^Ali 'ibn Gàniah avea posto l'assedio a Costantina, l'anno Mahdiah, tenne Tunis perse e lascioUa a' suoi, finché non se ne impadronirono di nuovo i BanùHammàddi Bu^la, Tanno 514 (2 aprile 1120- 21 marzo 1121) : i quali vi mandarono governatori della loro propria famiglia. Dopo il fatto narrato in questo luogo, ri- presero il governo i Banù ^uràsàn e tennerlo ano al conquisto di «Abd 'al Mùmin. Avvertasi nella narrazione d'^Ibn j^aldùn un anacronismo circa il regno di *Abd 'Allah 'ibn 'al *Azìz 'ibn *Abd 'al Haqq 'ibn 'abi ^uràsàn; poiché questi reggea Tunis il 10 luglio 1157, come si vede da una sua lettera, ne' Diplomi arabi del B. Archivio di Firenze, pag. 1 segg. Ho tradotto e usurpatori » il plurale del vocabolo t a y r , di cui ne' §§ 15 e 19, a pag. 212, nota 3, e 222, nota 3, di questo volume. (1) S, I, pag. 326; versione II, 209, dove 'I b n g a 1 d ù n fa una parafrasi del racconto della medesima impresa, dato da lui nello stesso volume, pag. 248 segg., il quale si legge anche in D, VI, 182 segg. Non essendoci imbattuti in questa più ampia narrazione quando pubblicammo TAppendice, daremo in due prossime note la. versione de' passi analoghi che vi si leggono. 238 Capitolo L — 'Ibn ^laldùn. cinquecento ed ottantuno (4 aprile 1185 - 23 marzo 1186), egli che ritorns^va per l'appunto dalla guerra [di Spagna], commesse l'impresa contro 'Ibn Gàniah al Sìd (1) 'Abù Zayd, figliuolo del suo zio il Sìd 'Abu Hafs e die il comando dell'armata a Muham- mad 'ibn 'abi 'Ishàq 'ibn Gàmi^, sotto gii or- dini del quale egli pose 'Àbù Muhammad 'ibn ^Atùs e Ahmad 'as Siqìlli (il Siciliano) ecc. (2). E il qayd 'Ahmad 'as Siqilli, andato con l'armata a Bugia, se ne impadroni ecc. (3). La nuova che ^A li 'ibn 'az Zubartìr si era impadronito di Maiorca, giunse ad ^Ali 'ibn Gàniah in Tripoli, dov'ei si trovava; ond'egli mandò in Si- cilia il suo fratello ^Abd 'Allah; il quale, imbarca- A. 8 tosi da quell'isola per Maiorca, scese in un villaggio dove tramò di occupare il paese ed in fatti se ne in- signori (4). (1) In arabico significa « signore » ; il qual titolo fa preso dai figliuoli dei califi ^Imohadi, ed è qael medesimo sì noto nella poesia spagnuola e francese sotto la forma di Cui. (2) Sj I, 250 e 2), VI, 191, lin. 10, dopo le parole € ritornava dalla guerra », hanno : e spedì le truppe per terra sotto il s ì d 'Abft Zayd 'ibn *abi Hafs 'ibn *Abd 'al Mùmin, investendolo del comando del Magrib centrale (oggi Algerìa), e mandò Tarmata di mare, della quale era capitano 'Ahmad 'as Siqilli; investendo [del supremo comando] di essa 'Ab ù Muhammad 'ibn 'Ibrahim 'ibn Gami*». Si confronti la versione del baron De Slane, Ber- bères, II, 90. (3) S, I, p. 326. (4) Sy I, 254, lin. 20; D, VI, 194, lin. 8, dopo aver narrato che *Ali 'ibn Gàniah, imbarcatosi in Maiorca per Timpresa di Bu- gìa, avea lasciati prigioni il fratello Muhammad e *A li 'ibn 'az Zubartìr; che costoro si erano liberati, e che Muhammad, Capitolo L — ' I b n H a 1 d ù n. 239 § 29. Come i Franchi assediarono Damiata (1). Impadronitosi dell'Egitto 'Asad 'ad din Sirkùh, e parendo allora ai Franchi che fossero minacciate le città e costiere di Siria ch'eglino possedeano, scris- sero ai loro correligionari e connazionali di Sicilia e di Francia» chiedendo rinforzi per conquistare TEgitto; e mandaron da Gerusalemme i lor preti e frati ad eccitare [le moltitudini] che sorgessero in difesa della città [santa]. [I detti Franchi di Siria] promossero Damiata a quei [di Sicilia e di Francia], sperando che inàgnoritisi di quella [i loro connazionali, eglino] po- tessero servirsene di staffa per [arrivare] al conquisto di tutto l'Egitto. Pertanto, fatta oste contro Damiata, assediaronla nei primi tempi [della esaltazione] di Sa- ladino.'Questi sovvenne la città d'uomini e di danari; andovvi in persona; e mandò a chiedere soccorsi a Norandino [mostrandogli che senza ciò] l'Egitto sarebbe perduto. Norandino gli mandò aiuti successivamente, e mosse in persona contro i paesi che i Franchi teneano nella Siria; depredoUi e dievvi il guasto. Ondechè i Franchi, dopo un assedio di cinquanta giorni, levarono ripreso lo Stato in Maiorca, era andato a trovare il califo almohade 'ÀI Mansùr , per lo quale ei parteggiava, aggiugneche « lor « titme dietro in Maiorca [un fratello d'*Alì 'ibn Gàniah^ « per nome] *Abd 'Allah 'ibn Ishàq; il quale , navigando < [prima] dairAi&ica in Sicilia, avea avuta quivi un'armata ausi- < liare, con la quale sbarcò in Maiorca, quando il suo fratello [Mu- «hamraad] era arrivato appo [il califo almohade] 'Al Man- *fùr; e impadronissi dell'isola ». Si confronti la traduzione del baron De Slane, op. cit., II, 96. La successione degli avvenimenti mi £i credere che *Abd 'Allah 'ibn 'Ishàq venne in Sicilia verso il 1187. (1) Dalla edizione di Bùiaq, voi. V, pag. 208. 240 Capitolo L — 'Ibn ^aldùn. il campo da Damiata e Dio li disperse d'un soffio ecc. §30. Della discordia che sorse tra 'Ài Mu^azzam e i suoi due fratelli 'Al Kàmil e 'Al 'Asraf e d^li avvenimenti che ne conseguitarono (1). Alla morte di ['A 1 Màlik] 'al ^Adil, i suoi figliuoli 'Al Kàmil, 'Al 'Asraf e 'Al Mu^azzam governa- rono, ciascuno dalla sua parte, le province che il padre loro aveva assegnate: [se non che] 'Al 'Asraf e 'Al Mu^azzam dipendevano da 'Al Kàmil e gli prestavano obbedienza. Avvenne poscia che ^Isà [so- prannominato] 'Al Mu^azzam tolse Io Stato al prin- A. 9 cipe di Hamàh, per nome 'An Nàsir 'ibn 'al Mansùr 'ibn 'al Muzaffir ; perocché andato l'anno (seicento) diciannove (Ì5 febb. 1222 - 3 febb. 1223) al- l'assedio di Hamàh, e incontratavi resiste&za [si volse ad altri paesi del medesimo Stato] e impadro- nissi di Salamiah e di 'Al Ma^arrah, dipendenti da Hamàh. Ma 'Al Kàmil, principe d'Egitto, di- sapprovò questa impresa e comandò ad 'Al Mu^az- zam di sgombrare dal paese: questi obbedì; pur gliene rimase rancore contro il fratello. Kàmil [dal suo canto] concedette Salamiah al suo protetto 'Al Muzaffir 'ibn 'al Mansùr, fratello del signore di Hamàh. Allora 'Al Mu^azzam, scoprendo la ni- mistà che avea nell'animo contro i suoi fratelli 'Al Kàmil ed 'Al 'Asraf, mandò ambasciatori ai re [Turchi] del Levante per chiedere aiuto contro i fra- telli. In quel tempo óalàl 'ad din Mankbarni, (1) Dairedizione di Bùlàq, voi. V, pag. 350. I tre titoU Mu^a^- zam, Kàmil ed 'Asraf « Ridottato, Perfetto ed Eccelso» s'inten- dano sempre precedati dal sostantivo Màlik « re ». Capitolo L — ' I b n ^Jaldùn. 241 figliuolo di ^Alà' 'ad din Huwàrizmsàh, ritornava dall'India, ove si era spinto per [la irruzione de'] Tartari che gli avean tolto il JSuwàrizm , il Hu- ràsàn, Gaznah e l'^Iràq 'al ^Agami. Ma [riti- ratisi i Tartari] egli era tornato addietro dall'India, l'anno seicento ventuno (24 genn. 1224 - 12 genn. 1225); s'era impadronito del Fars, di Gaznah, del- l'Iraq 'al ^Agami, dell'Adarbaygàn e postosi a Tawriz [Tebriz] confinava già con le province degli Ayyubiti. [Fu allora che] 'Al Mn^azzam, principe di Da- masco , mandatigli ambasciatori , fermò la pace con esso e chiesegli forze ausiliari contro i suoi due fra- telli: al che assenti óalàl 'ad din. Volle similmente 'Al Mu^azzam chiamare all'impresa 'Az ^àhir, fratello di 'Al 'Aéraf, ed ^àmil di esso in Halàt (di Armenia) ed 'Al Muzaffir Kawkbarì, principe di 'Arbal (Arbela) : i quali tutti si unirono con essolui. Ma egli avvenne che 'Az Zàhir óàzi, tradendo il fratello 'Al 'Aàraf, si chiarisse ribelle nello [Stato di] Halàt e nell'Armenia, de* quali quegli aveagli affidato il governo. Mosse 'Al 'Asraf contro costui l'anno seicento- ventuno (24 genn. 1224 - 12 genn. 1225) e gli ritolse Halàt, su la quale pose wàli Husàm 'ad din 'Abù 'Ali, [detto] 'Al Mawsili come oriundo di 'Al Mawsil; il quale entrato al servizio di 'Al 'Aàraf era salito tanto che arrivò a questo grado di gover- natore di Halàt. Perdonò poi 'Al 'Aàraf al fratello 'Az Zàhir Gazi e confermoUo nel governo di Mià- fàriqin. [Intanto] 'Al Muzaffir mosse contro Ar- bela, il cui principe Lùlù obbediva ad 'Al 'Aéraf e vi pose l'assedio; ma fattagli resistenza, levò il li 16 242 Capitolo L — 'Ibn ^laldùn. campo. Ed 'ÀI Mu^azzam mosse in persona da Da- masco contro Emesa, tenuta da Sirkùh 'ibn Mu- hammad 'ibn Sirkùh, che obbediva ad 'Al Kà- A. 10 mil; assediolla; e [vedendola] ben difesa, tornossi a Damasco. Quindi 'Al 'Asraf andò a chieder pace ad 'Al Mu^azzam ; il quale si uni ad esso, a condizione ch'egli si spiccasse da 'Al Kàmil. In queste [dispo- sizioni d'animo] ritornò 'Al 'Asraf al suo paese e tirò innanzi nei suoi disegni. L'anno (seicento) ventiquattro (22 die. 1226-11 die. 1227), poi, Gal ài ad din, principe dell' 'Ada r- baygàn, mosse contro Halàt e assediolla più volte e poi se ne allontanò. Ma Husàm 'ad din, che n'era vicario [per 'Al 'Aéraf] mosse contro il terri- torio di Galàl 'ad din e s'impadroni delle sue for- tezze. Tra queste vicende 'Al Kàmil temette che gli tornasse a male la nimistà con 'Al Mu^azzam, che s'era collegato con Galàl 'ad din e coi Huwà- rizmii: e quindi si volse agli aiuti dei Franchi. Scrisse all'imperatore, ch'è il re loro [nelle regioni] d'oltre il mare, per indurlo a venire in Acri in aiuto di lui, a condizione di cedergli Gerusalemme. 'Al Mu^azzam dal suo canto, risaputa questa [pratica], spaventossi delle conseguenze: e volendo cessare la discordia domestica, scrisse al fratello per rabbonirlo. [ Cosi dicono : del resto la verità ] la sa il Sommo Iddio. § 31. Come venuto a morte 'Al Mu^azzam, principe di Damasco, gli succedette il figliuolo 'An Nàsir, e come 'Al 'Asraf insignorissi di quella città ed 'An Nàsir ebbe in cambio Karak (I). (1) Dall'opera citata, voi. V, pag. 351. Capitolo L — 'Ibn ^[aldùii. 243 L'anno (seicento) ventiquattro (22 die. 1226-11 die. 1227) morto 'Al Mu^azzam, figliuolo di ['Al Màlik] 'al ^Adil e principe di Damasco, gli succe- dette il figliuolo Dawùd, che fu soprannominato 'An Nàsir. Il governo fu condotto in suo nome da ^Izz 'ad din, 'Atàbak, servo del suo padre; [e il nuovo principe] dapprima segui le orme di 'Al Mu^azzam, prestando obbedienza ad 'Al Kàmil e facendo la preghiera pubblica a nome di esso. Ma l'anno venti- cinque (12 die. 1227 - 29 nov. 1228), avendo 'Al Kà- mil richiesto al nipote di consegnargli la fortezza di 'As éawbak, quegli ricusò; ribellossi; ed 'Al Kà- mil mosse contro di lui con l'esercito. Arrivato a Gazzah, tolse [ai Musulmani di Damasco] Gerusa- lemme e Nàbulus e posevi un suo governatore. Al- lora 'An Nàsir chiamò in aiuto lo zio 'Al 'Asraf; A. 11 a il quale, venuto a Damasco, si avanzò infino a Nà- bulus, donde poi andò a trovare 'Al Kàmil, per comporre la pace traini ed 'An Nàsir. 'Al Kàmil [allora] propose a questo suo fratello di dar Damasco a lui, togliendola al nipote: e [difatti] glie ne fece la concessione. Ma non assentendo 'An Nàsir a questo [accordo], 'Al 'Asraf, ritornato verso Damasco, posevi l'assedio. Poscia 'Al Kàmil fermò la pace col re dei Franchi, per poter compiere senz'altro impaccio questa faccenda di Damasco e lor die in potere Gerusalemme, a condizione che ne fossero abbattute le mura : e cosi i Franchi se ne impadronirono, ecc. CAPITOLO LI. Dal Kitàb 'al Fàrisiah, ecc. (La Faresiade, su i pri- mordi della dinastia dei Banù Hafs), per 'Àbù 'al ^Abbàs 'Ahmad 'ibn Hasan 'ibn ^Ali 'ibn 'al Hatìb 'ibn 'al Qunfùd (1). L*anno stesso in cui fu esaltato al trono l'emiro 'Abù Hafs (683 dell'egira - 20 marzo 1284 - 8 marzo 1285) i Cristiani presero l'isola delle Gerbe, e catti- varono ottomila tra giovani robusti e belle ragazze; uccisero i bambini; fecero preda di merci, danari, olio e zibibbo, di che caricarono lor navi, che erano set- tanta a un dipresso, e le navi dell'isola che erano intomo a trecento. Nel regno dello stesso principe, correndo l'anno seicentottantatrè (1284-5) (2), i Cri- stiani assediarono 'Al Mahdiah e ne ripartirono dopo cinque giorni, lasciando un centinaio di morti, mentre la città avea perduti tre uomini soli. (1) Dagli squarci che pubblicava M. Auguste Cherbonneau nel Journal AsiaUque, 4* serie, tomo xiii, pag. 190 (1849). (2) Secondo Ibn ^^aldùn, Berbères, vers. Slane, II, 398, questo assalto di 'Al Mahdiah seguì U 689, cioè 1290-91. CAPITOLO LIL Dal Kitàb Gàmì^ 'at tawàrih (Raccolta di croniche) 509 falsamente attribuita ad Husayn 'al Yàfi4 (1), Anno 624 (22 die. 1226- 11 die. 1227). Dal capitolo su le vicende degli Ayy ubiti. 'Al Eàmil scrisse all'imperatore , re degli Ala- manni, [spingendolo] a venire in Siria e nella costiera, e [promettendo di] dargli Gerusalemme e tutti i paesi 510 marittimi conquistati già da Saladino, ecc. Si legge nella cronica di 'Ibn Katir (2): Quando 'Al Màlik 'al Kàmil si fu accertato della lega fer- mata dal suo fratello 'Al Mu^azzam con Gal ài 'ad din Huwàrizméah, n'ebbe tanto timore che scrisse all'imperatore, re dei Franchi, [spingendolo a] (1) Dal codice parìgìnoi Suppl or., 757, fog, 13, verso. A' cenni che ho dati neUa Tavola dei Capitoli, pag. lx del 1** volume, si ag- giunga che il nome completo del compilatore al quale si attribuiva quest'opera, è *AfÌf 'ad din *Abd 'Allah 'ibn 'Asad 'al Ya- fi*ì, il quale morì U 778 (1376-7). Ma veramente il libro fd de1> feito neU'832 (1428-9), e par che faccia parte dell' *Iqd 'al Gumàn, di Badr 'ad din Mahmùd 'al *AynÌ. Una versione tedesca di questo capitolo pel Dott. Bernardo Stade, è stata pubbli- cata dal Dott. Beinhold Bohricht, nel Beitràge eur Geschichte der Kreit£zUge, voi. 1% Berlino, 1874, ìnS^, Appendice A, pag. 88-91. (2) Cod., fog. 14 recto, dopo il racconto delle pratiche del prin- cipe di Damasco con Galàl 'ad din ^uwàrizmiàh. 246 Capitolo LH — Falso Y a f i * i. venire in Acri e promettendo di dargli Gerusalemme. Tanto egli fece a fin di guastar le fila della trama che ordiva [allora] il suo fratello 'Ài Mu^azzam. Venne l'imperatore in Acri ; il che risaputo, 'Al Mu^azzam scrisse al fratello 'Al 'Aéraf cercando di rabbonirlo. 'Ibn Katir dice: L'ambasciator dell'imperatore, che egli sia maledetto, presentossi ad 'Al Mu^azzam, ridomandandogli tutti i paesi della costiera già con- quistati dal sultano Yùsuf, intitolato Sai ah 'ad din (Saladino). 'Al Mu^azzam gli fece aspra rispo- sta : « Di' al tuo signore, che non ho altro [da dargli] « che [il taglio della] spada > . Al dir di 'Abù éàmah, l'ambasciator dell'imperatore re dei Franchi marittimi si presentò ad 'Al Mu^azzam, dopo essersi abboc- cato con 'Al Kàmil, e gli domandò i paesi con- quistati dal suo zio Saladino. 'Al Mu^azzam gli disse aspre parole in questo tenore : « Di' al tuo si- € gnore, che io non somiglio a certi altri e che a lui < non ho altro [a dare] che [il taglio della] spada ». Nella cronica di Bibars si legge (1): ('Al Mà- lik 'al Kàmil) mandò l'emiro Fahr 'ad din, fi- gliuolo dello Say^ 'aé éujù^ (Dottor dei Dottori) all'imperatore Federigo, chiedendo ch'egli venisse ad Acri e promettendo di dargli parte dei paesi conqui- stati da Saladino su la costiera : la quale [pratica egli appiccò] a fin di guastare la trama che ordiva 'ÀI Mu^azzam e costringerlo ad unirsi con lui ed a ri- tornare alla sua obbedienza. L'imperatore si apprestò a venire su la costiera [di Siria] ; il che risaputo da 'Al Mu^azzam, ecc. (1) Cod., 1. e, dopo alcuni particolari relativi ad 'Al Malik 'an Nàsir Dawùd, figliuolo di 'Al Mu'a-^zam. Capitolo LH — Falso Y a f i * i. 247 Anno 626 (12 die. 1277 - 29 nov. 1228). Dalla cronica di 'Ibn 'al ^Àmìd (1). 11 sultano 'ÀI Màlik 'al Kàmil, arrivato a Nà- bnlas, posevi il campo e ordinò i prefetti, i yica-511 rii (2) e i diwani nei paesi della costiera. Ma risa- puto che rimperatore era arrivato a Yàf à (Giaffa) (3), egli ritornò daNàbulus a Tali 'al ^Ugùl, dove fece stanza: e di là [cominciarono ad] andare e ve- nire ambasciadori tra lui e l'imperatore. Il messaggio del sultano era Fa^r 'ad din, figliuolo dello Sa7^(4); il quale andò or solo, ora in compa- gnia di 'As Salàh (5) 'al 'Arbali: tanto che si fermò la pace , a condizione che fosse data all'impe- ratore Gerusalemmme, coi villaggi che giacciono su la via che mena da quella a Giaffa, e inoltre la città di Ludd. Aggiunge lo stesso autore che l'anno ventisei (30 nov. 1228 - 19 nov. 1229) l'imperatore domandò al sultano anche T ibn in (Thoron) con le sue dipen- denze; perocché la figliuola di Umfredo (6), padrona [di questo Stato] era andata a trovar l'imperatore per domandarglielo. Il sultano concedette all'imperatore (1) Cod., fog. 25 recto. (2) Il singolare del primo degli ufizi che così ho tradotti, ò wàli; il secondo nàyb. (3) Qui si leggono le parole: e Per me [gli era stato dato questo] rìtroYo » . Mi sembra nota marginale che il copista inserì nel testo. (4) Si vede che questo compilatore ha abbreviato il titolo, Sop- prìmendone il secondo termine. Ha detto e figliaol del Dottore » piuttosto che del Dottor de' Dottori , come sì legge qui sopra nel- Testratto dì Bibars. (5) Cioè Salàh 'ad din, com'era intitolato anche costui. (6) n codice ha H.n.f.ry. Nella BtW. io Tho corretto Enrico; ma si yeggA la mia St de* Mtts.y HI, 648, nota 2. 248 Capitolo LII — Falso Y à f i * ì. quest'altra città: e cosi fa aggiunta nella copia dei trattato che si stipulò tra lui e il sultano. La pace fu fermata per lo spazio di dieci anni. Furono con- segnate air imperatore : Gerusalemme , la città di Ludd e.i luoghi che giacciono su la via di Gerusa- lemme. Racconteremo il rimanente dei fatti, se piaccia al Sommo Iddio, sotto l'anno che segue. Leggesi nella cronica di B ih ars: Quest'anno l'im- peratore Federigo, re dei Franchi, venne in Acri con gran moltitudine di Alamanni e di altri Franchi. Quel vocabolo in lingua franca significa re degli emiri. Il reame di questo prìncipe era l'isola di Sicilia e ii paese di Puglia e di 'Alanbardfah (Longobardia) nella Terra Lunga. Quest'imperatore era uom di acuto inge- gno, dotto, amante della filosofia, della logica e della medicina. Il suo arrivo die impaccio ad 'Al Eàmil; il quale non potea respingerlo, né fargli guerra, es- 512 sondo stato precedentemente fermato tra lor due un accordo, e perchò, [d'altronde, l'ostilità contro l'im- peratore] avrebbe mandati a monte i disegni che egli stava per compiere in quel tempo. Pertanto si messe a negoziar con essolui ed a blandirlo. Dopo l'arrivo dell'imperatore in Acri, i Franchi si affrettarono a ri- storare Saydà (Sidone), la quale stava di mezzo tra i [confini attuali dei] Musulmani e dei Franchi, e le sue mura erano rovinate. I Franchi la ripopolarono; e se ne impossessarono, sopprimendovi la dominazione musulmana. Infine allo scorcio del presente anno l'imperatore stanziò in Acri, e gli ambasciatori anda- vano e venivano tra lui e il sultano, ecc. (1). (1) Segue un racconto d' 'Ibn Katir estraneo al nostro argo- Capitolo LH — Falso Y à f i * i. 249 Nella cronica di 'An Nuwayri si legge: 'Ài M&lik 'al Kàmil avea mandato allo imperatore Fa^r 'ad din flgliuol dello é a 7 ^ (1) invitandolo a venire in Siria, per cagione del suo fratello 'Al Mu- ^azzam. L'imperatore arrivò dopo la costui morte. Quel vocabolo di lingua franca significa « re degli emiri >; ma il nome proprio [del principe] era Fe- derigo, ed ei regnava su l'isola di Sicilia ed altri paesi. Dicono ch'ei fosse [ancora] principe dell'isola di Cipro: ed io rifletto che l'una cosa non si oppone all'altra , perocché ei regnava sopra l'una e l'altra isola: Sicilia e Cipro. Anno 626 (30 nov. 1228 - 19 nov. 1229). Come Gerusalemme fu consegnata ai Franchi (2). Fu questa una delle più gravi calamità [sofferte] dai Musulmani. La catastrofe venne da ciò che i [varii] principi di casa ayyùbita [in quel tempo] sì erano col- legati con 'Al Màlik 'al Kàmil, signor dell'Egitto, mentr'egli stanziava nelle vicinanze di Gerusalemme, affin di impossessarsi di Damasco. I Franchi» sentendosi forti per lo grande numero di lor gente, perocché eran loro arrivati dei rinforzi d'oltre il mare; [im- baldanziti] altresì per la morte di 'Al Màlik 'al Mu^azzam e per la discordia che ne conseguitò tra ì principi [ajTÙbiti], ridomandarono ai Musulmani i paesi che loro avea tolti il sultano Saladino. Stipularon dunque costoro coi principi [ayyùbiti] che questi ren- mento. Indi il compilatore ripiglia, nella stessa pagina, con lo squar- cio di 'An Nuwayrì. (1) Si vegga qui sopra il primo estratto di Bibars. (2) Cod., fog. 27 recto. 250 Capitolo LU — Falso Y à f i * i. 513 dessero ai Franchi Gerusalemme soltanto, ritenendo tutti gli altri paesi. Cosi i Musulmani consegnarono Gerusalemme, le cui mura erano state distrutte da 'Al Màlik 'al Mu^azzam, siccome abbiam noi raccon- tato. Il caso tornò doloroso oltremodo ai Musulmani, ai quali recò grande sgomento e fiera tribolazione. Si legge [altresì] nella cronica di 'Àn Nuwajrì: Vedendo che la cosa andava per le lunghe, e non tro- vando modo di [sciogliersi] dall'accordo [ch'egli avea fermato con l'imperatore], 'Al Màlik 'al Kàmil as- senti a consegnargli Gerusalemme, a condizione che le mura rimanessero in rovina; che i Franchi non po- tessero ristorarle, né intrudersi nei [due santuari mu- sulmani di] 'As Sa^rà («Il sasso >) [ed ^Al Gàmi^ 'al 'aqsà {< L'estremo tempio >) (1); che il governo dei casali appartenesse al wàli (prefetto) de' Musul- mani; e che i Franchi occupassero soltanto i villaggi che giacciono su la via da Acri a Gerusalemme. In questi termini fu conchiuso il trattato ; lo giurarono i due [principi]; e fu consegnata Gerusalemme all'im- peratore, nel mese di rabi^ secondo di quest'anno (27 febbraio a 27 marzo 1229), a tener dell' [accordo del quale] abbiamo descritte le basi. Si legge nella cronica di Bibars: Continuarono ad andare e venire gli ambasciatori tra 'Al Kàmil e l'imperatore ; il quale non volea tornare al suo paese pria che fosse mandata ad effetto la promessa di con- (1) Lo 'Al Gami* 'al 'Aqsà, cioè Testremo (verso settentrione) dei tre santuarii delFislain , dopo que' della Mecca e dì Medina, è la Moschea di Omar, come or la chiamano. Della Sahrà abbiam detto nel Gap. XXXIX, § 2, pag. 521 del !• volume. '' Capitolo LU — Falso Y a f i * i. 251 segnargli Gerusalemme con parte dei paesi conquistati da Saladino. 'Al Kàmil non yolea cedergli tutti questi territorìi. Alla fine il negozio si compose in questi ter- mini: consegnare Gerusalemme, a condizione che rima* Desse rovinata com'era, senza potersene rifar le mura; che i Franchi non acquistassero un palmo di terreno ne' dintorni della città, ma tutti i villaggi rimanessero ai Musulmani, sotto un wàli de' loro correligionarii. il quale stanziasse ad 'Al Birah (1), nella giurisdi- zione di Gerusalemme; e che l'eccelso santuario, com- presa la benedetta 'AsSahrà e la moschea 'Al 'Aq§ià, rimanessero in potere dei Musulmani e vi si celebrassero sempre i riti dell'islamismo, né fosse lecito a' Franchi di entrarvi, se non che per visitarli. Cosi 'Al Màlik 'al Kàmil pensò che, rilasciando ai Franchi Gerusa- lemme tutta rovinata, e fermando con loro una tregua temporanea, avrebbe sempre avuto campo di ritoglier loro la città quand'ei volesse ; e che [al contrario] con- 514 trastando all'imperatore e non osservandogli piena- mente [ciò che avea promesso], si sarebbe aperta la via a novelle ostilità contro i Franchi; e cosi allar- gandosi lo squarcio (2), egli ['Al Kàmil] avrebbe po- tato rimanere fnistrato nello scopo della sua spedizione. Le negoziazioni tra il sultano e l'imperatore furono condotte dall'emir F a ^r 'ad din figliuolo dello éay^. 1 due principi s'erano scambiate parecchie domande e (1) Villaggio su la strada da Gerusalemme a Nazareth, a tre ore daUa prima. Nota del Dott ROhricht, op. cit., pag. 91. (2) ^arq. Leggendo harq , che differisce soltanto per la man- canza del punto diacritico su la prima lettera , avremmo e incen- ; il qual vocabolo è usato dagli scrittori arabi in simili casi e si adatterebbe anche bene a questo periodo. 252 Capitolo LII — Falso Y&fiM. risposte, con tesi filosofiche e simili. Quindi 'Al Ka- mil giurò l'accordo; lo giurò Timperatore; e ferma- rono la tregua per un tempo determinato. L*impera- toro disse all'emiro Fa|ir 'ad din: « S*io non avessi temuto di perdere la mia riputazione presso i Franchi, non avrei costretto il sultano a nessuno di cotesti [patti] » (1). Fu bandita in Gerusalemme la grida che uscisserne i Musulmani e fosse consegnata la città ai Franchi. Àndaronne via i Musulmani con gran cor- doglio e pianto, dolentissimi di perdere [la città santa] e biasimarono 'Al Eà m i 1 per questa sua azione ecc. (2). Ultimato l'accordo, l'imperatore domandò al sultano il permesso di visitare Gerusalemme; 'Al Kàmil lo con- cesse e ordinò al cadi Sams 'ad din, cadi di Nà- bulus, di accompagnar l'imperatore nella visita a Gerusalemme e nel ritorno ad Acri. E cosi egli fece la visita e tornò ecc. (3). Leggesi nella cronica di 'Ibn 'al ^Amid: All'im- peratore furono consegnate le città di Gerusalemme e Ludd e i luoghi che giacciono su la via di Gerusa- lemme. Gli 'imam ei muwaddin della 'As Sahrà e della moschea 'Al 'Aqsà andarono all'uscio del padiglione (4) di 'Al Màlik 'al Kàmil e intonarono (1) Si confrontino le stosse parole date con una variante da 'Al Maqrizf, a pag. 520, 521 delU Bibl, Gap. LIE. (2) Ho soppresse le dicerie e due versi, ne' quali si ricantano Io querele de' Musulmani. (3) Seguono altre espressioni di malcontento contro 'Al Kàmil ed altri versi. Ripiglia Fautore nello stesso fog. 27 verso. (4) Si confronti questo squarcio con quello che si legge neUV stratto di 'Al Maqrizt, Bibl, Gap. LIII pag. 521, dove si ap- pella mahlm il padiglione qui designato con la voce dihliz. Capitolo LH — Falso Y a f i * i. 253 l'appello alla preghiera, fuor d'ora. Adirato di ciò, 'Al Eàmil fece lor togliere tutta la suppellettile che avean essi: tappeti, lampade di argento e simili ; e cosi furon mandati via. Si legge nella cronica di Bìbars: Quindi Timpera- 515 tore salpò per tornare al suo paese, rimanendo intimo amico ed affezionato ad 'Al Màlik 'al Kàmil, fin- che questi visse: e dopo la sua morte ebbe i medesimi legami con 'Ayyùb, che intitolossi 'Al Màlik 'as Sàlih (il re virtuoso) è Nagm 'ad d ì n (Stella della religione). Leggesi neir 'Al Mirà'h (1). Accaddero [nella vi- sita dell*] imperatore dei fatti singolarissimi, tra gli altri che entrando nel [santuario detto] 'As Sa|irà, ei vide un prete accoccolato sulle calcagna che prendea dai Franchi dei qirtàs (2). Fattosi costui verso l'im- peratore, come per chiedergli la sua offerta, [Federigo] (1) Il Mirà't 'az zamàn di Sibt 'ibn 'al Guzi, dal quale è tolto il nostro Gap. XL. (2) Qartàs, qurtàs o qirtàs, qui messo al plurale, è tra- scrizione di chaxUL, e significa foglio, ma si usa anche per cartoccio di monete. Non possiamo intendere « fogli » , ossia un quaderno, poiché il testo dice che il prete li prendea « da' Franchi ch'entra- vano ». n MaqrSzì, Bibl, p. 521, attingendo, come è evidente, alla stessa fonte usata qui dal Sib t ' ibn 'al G ù z i, dice che il prete avea in mano il vangelo. Mi sembra dunque che qui sia corso un errore di copia. Tra le parole « prendea da' Franchi» e la parola « fogli » era forse un inciso « delle limosine, tenendo in mano de' fogli ». E il Maqrizl avrebbe, a creder mio, sostituito a quest'ultimo vocabolo, ciò che probabilmente potean essere que' fogli, ossia il libro sacro dei Cristiani La carta era tanto rara a que' tempi da non potersi supporre ne' Crociati la delicatezza di involtare la moneta che si dava in limosina, come talvolta si fa adesso. 254 Capitolo LH — Falso Yàfi^ì. diegli un pugno che lo buttò a terra e gli disse : * 0 « maiale! Il sultano ci ha fatta la carità di permet- « terci che venghiamo a visitar questo luogo e voi < altri osate qui cose simili! Se alcun di voi ritorna « qui a far questo, per Dio, lo metterò a morte! » Dice Sibt ('ibn 'al Gùzi): Questo fatto mi è stato raccontato dagli inservienti della 'Às Sahrà. Midi- cean essi che l'imperatore volse gli occhi alla iscri- zione che leggeasi nella cupola [in questo tenore]: Saladino ripulì questa santa casa [facendone sgom- brare] i Politeisti . « E chi sono i Politeisti ? » sclamò l'imperatore; poi rivolto agli inservienti continuò: « Perchè questa rete sulle porte [della cappella] della « 'As Sahrà? » Risposero: « Per tener fuori le pas- sere ». E l'imperatore a loro: « Ed ecco che Iddio vi ha mandati i porci! ». Riferivano [gli stessi inser- vienti] che all'ora della preghiera meridiana, quando il muwaddin ne fece l'appello, sorsero immediatamente a pregare tutti i camerieri e i paggi dell'imperatore, e il suo precettore, ch'era siciliano e gli avea date lezioni di logica: costoro professa van tutti l'islamismo. Aggiugneano [gli inservienti] che Timperatore era rosso , calvo , debole di vista : « s' §gli fosse stato « schiavo non sarebbe arrivato al [ prezzo di ] du- « gento dirham ». Continuavano gli inservienti: « Dal suo discorso si capiva ch'egli era materialista (1) e che professava il cristianesimo per gabbo. 'Al Ka- mi 1 avea raccomandato al cadi éams 'ad din, cadì di Nàbulus, di ordinare ai muwaddin che durante (1) Dahri, litteralmente ceternista», della scuola filosofica che sostenea la eternità del mondo e negava la creazione. Capitolo LII — Fako Yàfi*ì. 255 la dimora dell'imperatore in Gerusalemme non salis- sero sui minaretti e che non facessero la preghiera nel sacro recinto. Or il cadi dimenticò di comunicar questo comando ai muwa(}din; onde un di loro, per nome ^Àbd 'al Karim, mentre l'imperatore albergava nella casa del cadi, sali sul minaretto quella notte all'ora di sahar (prima che spacchi l'alba) e si messe a recitare i versetti del Corano che toccano in particolare i Cri- stiani, come sarebbe [quello dove si legge]: « Iddio non 516 ha fatti figliuoli » (1), che allude a Gesù flgliuol di Maria, ed altri simili. Fatta l'alba, il cadi chiamava a sé ^Àbd 'al Karim e gli dicea: « Come non sai tu che il sul- tano ha comandato questo e questo ? > Quegli rispose : « Il fatto è fatto » . Ma la notte appresso ei non sali sul minaretto. ÀI far del giorno l'imperatore mandò a chia- mare il cadi, ch'era venuto a Gerusalemme nel suo seguito e che gli avea fatta la consegna della città, e gli disse: «Dov'è quell'uomo che ieri, montato sulla « ringhiera del minaretto recitava cotesto parole? » n cadi informollo degli ordini del sultano e l'impera- tore gli rispose: « 0 cadi, [sappi] che voi sbagliate se « alterate per mia cagione i vostri riti e [trascurate < l'osservanza] della vostra legge e della vostra re- « ligione. Se foste presso di me, nei miei paesi, [ve- < dreste che i Musulmani l'osservano!]». Anno 637 (3 agosto 1239 - 22 luglio 1240). Racconto degli altri avvenimenti di quest'anno (2). Accade che 'Al Màlik 'an Nàsir Dawùd-dopo (1) Sura XXIII, verso 93. (2) Cod., fog, 82 recto. 256 Capitolo LE — Falso T a f i * ì. aver preso 'As Sàlih 'Ayyùb in Earak, liberò Gerusalemme dai Franchi, i quali la teneano dal di che 'Al K&mil consegnolla allo 'anbirùr, o 'am- bir a tur [che s'abbia a dire], l'anno seicento ventisei (1228-9). Ma scoppiate tra i re [della dinastia ajryùbita] le discordie che noi abbiam raccontate, i Franchi ri- storarono una delle torri della città. [Allora] 'Ai M&lik 'anNàsir marciò sopra Gerusalemme, assediò la ròcca e piantò i mangani contr'essa, onde gli fa consegnata per accordo ecc. Anno 644 (19 maggio 1246 - 7 maggio 1247). Dal capitolo in cui si racconta il resto degli avve- nimenti (1). Accadde altresì che per via di mare, [e precisamente] per mezzo di una nave venuta di Sicilia in Ales- sandria, si sapesse che il papa, adirato contro l'im- peratore , avea spinti ad ucciderlo alcuni cortigiani che gli stavano allato. Eran tre. Il papa lor disse: « Quest'imperatore ha abbandonata la religione cri- « stiana e pende a quella dei Musulmani. Combatte- 517 « telo e prendetevi i suoi dominii! ». Onde il papa concesse un reame a ciascun di loro : al primo la Si- cilia ; al secondo la Toscana (2), e al terzo la Puglia, che erano reami dell'imperatore. I preposti alla polizia ne informarono l'imperatore ; il quale pose in suo luogo nel proprio letto un suo schiavo, fingendo di [sen- tirsi male e] di aver preso un medicamento: poi mandò a chiamare quei tre [congiurati]. I quali essendo venuti (1) Fog. 102, verso. (2) U codice: T.sf anali. Capìtolo LU -^ Falso Y àf i M. 257 [alla reggia] mentre lo schiavo giacea nel letto [reale], sapposero che quegli fosse [ proprio ] l' imperatore , mentre Federigo stava nascoso in un'aula con cento caralieri. Entrati [i traditori] dettero addosso allo schiavo coi pugnali e l'uccisero ; ma l'imperatore saltò fuori; li scannò di sua propria mano; li fece scorticare; fece imbottir di paglia le pelli e appen- derle alla porta del suo castello. Risaputo questo [suc- cesso] il papa mandò un esercito contro l'imperatore e ne s^ui tra loro [una lunga] guerra. Era questo lo stesso imperatore, al quale 'Ài Màlik 'al Kàmil die Gerusalemme. Continua Sibt ('ibn 'al óùzi). I titoli di questo principe sono: il gran re, illustrissimo, eminente, po- tentissimo, famoso. Cesare ridottato, imperatore, eser- cente la potenza datagli da Dio (1), bramoso della gran- dezza che vien da Dio (2), re di Àlemagna, di Longo- bardia e di Sicilia, custode di Gerusalemme, sostegno dell' 'imam di Roma, re dei re della Cristianità, di- fensore dei reami Franchi, capitano degli eserciti cro- ciati. Anno 647 (16 aprile 1249 - 4 aprile 1250). Dal capitolo su la espugnazione di Damiata per mano dei Franchi (3). (1) Con queste parole «esercente, ecc. >, ho tradotto il titolo 'Al Muqtàdir biqadrat 'Illàh , titolo preso |da alcuni califi ed anche dai re normanni di Sicilia. (2) n testo : 'Al Mnsta'alt bi^zzatih. Questa appendice del titolo arabo de' re di Sicilia non mi è mai occorsa in diplomi, né iscrizionL (3) Fog. 108 recto. Il 17 258 Capitolo Lll — Falso Y à f i * i. Arrivavano una dopo l'altra ad 'ÀI Màlik 'as Sài ih (sultano di Egitto), da parte dell'impera* tore, re dei paesi di Longobardia e di Puglia, le nuove della mossa del rajd 'ifrans (re di Francia); pe- rocchò l'imperatore era stretto amico del padre di lui 'ÀI Màlik 'al Kàmil, ed anche di lui stesso ecc. (1). (1) Nel resto di questo capitolo non si parla più deirimperatore. CAPITOLO LUI. Dal Kitàb 'a 3 Sulùk, ecc. (Le vie che conducono a 518 conoscere le dinastìe dei re), per Taqi 'ad din 'Ahmad 'ibn ^Ali, 'al Maqrìzi (1). Anno 569 (12 agosto 1173-1^ agosto 1174). Quest'anno arrivarono di Sicilia in Alessandria du- gento sessanta navi cariche di pedoni, trentaseì teride coi cavalli, sei navi con macchine di guerra, e qua- ranta con le vittuaglie: eranvi imbarcati cinquanta mila uomini e mille cinquecento cavalli. I cittadini di Alessandria combatterono fieramente cotesti nemici e furono aiutati dalle genti dell'esercito, venute dal Cairo. Giunse poi il sultano Saladino, e Iddio sconfisse i Fran- chi; i Musulmani riportarono grandissima preda; ar- sero parecchie delle loro navi e fecero prigione un drappello. Ciò avveniva nel mese di muharram (12 agosto a 10 settembre). Anno 624 (2) (22 die. 1226 - 11 die. 1227). Quest'anno si innaspri la discordia tra 'Al K à- mil e i suoi due fratelli 'Al M u ^a z z a m ed 'Al (1) Codice di Parigi, Anc. Fonds, 672, parte I, pag. 42. Nella Bibl. a legge per errore di stampa la data del 529, in vece del 569. (2) Cod., pag, 142. 260 Capitolo LEI — 'Al Maqrizi, 'As Sulùk. 'Asraf. Perocché 'Al Kàmil, temendo la vendetta del fratello 'Al Mu^azzam, si apparecchiò a com- battere il sultano Galàl 'ad din ][Iuwàrizmsah e mandò al re dei Franchi l'emiro Fahr 'ad din Yùsuf, figliuolo dello Sayh 'as éuyù^, per invitarlo a venire in Acri, promettendo di dargli alcuni paesi della costiera tenuti dai Musulmani. Tanto egli fece per guastar le fila della trama che ordiva [allora contro di lui] il suo fratello 'Al Mu^azzam. L'im- peratore, re dei Franchi, si apprestò dunque a venire nella costiera (di Siria): ed 'Al Mu^azzam, risaputolo, scrisse al sultano Galàl 'ad din, chiedendogli aiate contro il fratello 'Al Kàmil (1), e promettendogli di fare recitar la preghiera pubblica e battere la moneta in suo nome. Galàl 'ad din allora gli mandò le sue ^il^ah (vestimenta di gala),* le quali 'Ai Mu^az- zam indossò, andando per le vie di Damasco. Egli soppresse la preghiera pubblica a nome di 'Al Kà- mil; il quale, avutone avviso, mosse dal Cairo con Tesercito; e fermossi aBalbays, nel mese di rama- dàn (15 agosto a 13 settembre 1227). Ma 'Al Mu- ^azzam gli scrivea: « Fo voto a Dio di dare in limo- « Sina mille dinar per ogni giornata di cammino che « tu farai venendo contro di me: [Tanto mi giove- « rebbe di afirontarti! ]. Tutto l'esercito tuo è per me: « io ho in mano le lettere [de* capitani]. E cosi « ti prenderò con l'esercito tuo [ stesso ] >. Tanto (1) Lo squarcio, che inoomincia qui e finisce neirnltìina linea deUa pag. 518 del testo arabico^ non fa stampato nella Bibl Mi è parso bene dame la versione secondo il citato luogo del codice pa- rigino. Capitolo LUI — 'A 1 Maqrizì, 'Ab Suhùk. 261 scrisse in segreto. Le lettere ostensibili diceano [al fratello ] : « Io sono il tuo schiavo ; né ho mai < smesso di amarti, né di obbedirti. Può darsi mai < che tu muovi contro di me e vieni a combattermi, < quando io voglio esser sempre il primo ad aiutarti, < e non avvi tra i principi di Siria, né tra que' di Le- « vante, chi sia più di me bramoso di servirti? ». 'Al Kàmil mostrò ai suoi emiri questa lettera soltanto: ma da 'Al ^Abbàsah [dov'egli era, la quale giace] sul confine dell'Egitto con la Siria, ritornò alla Qal- *at 'al 6 a bai {< La fortezza del monte», fabbri- cata al Cairo da Saladino ) e imprigionò molti emiri e schiavi del suo padre, sospetti d*aver tenuta cor- rispondenza con 'Al Mu^azzam; tra i quali fu un Fahr 'ad din... 'alGaysi, e un Fahr 'ad din... 'al Fayyumi (1). Questo medesimo anno arrivò un ambasciatore del 519 re dei Franchi, con sontuosi presenti e rarissimi doni destinati ad .'Al Màlik 'al Kàmil. [Tra gli altri donij eran parecchi cavalli, e tra questi il destriero che [solea montare] il re : ed avea le staffe d'oro, intar- siate di preziose gemme. 'Al Kàmil provvide larga- mente alle spese dell'ambasciatore nel viaggio da Ales- sandria ai Cairo ; gli andò incontro egli stesso non lungi dalla capitale ; gli fece grandissimo onore ; albergoUo nella casa del vizir Safì 'ad din 'ibn Sakir; e pensò di inviare [ dal suo canto ] al re dei Franchi splendidi presenti, tra i quali [si ammirava] roba del- l'India, del Yaman, dell' ^Iràq, di Siria, d'Egitto e di Persia: e valeano a tanti doppi di quelli che gli avea mandati l'imperatore. (1) Ripiglia il testo stampato. 262 Capitolo LUI — 'Al Maqrizì, 'As Sulùk. Anno 625 (1) (12 die. 1227 - 29 nov.1228). Quest'anno capitò in Acri l'imperatore re dei Fran- chi, chiamato, come si è detto di sopra, da. 'Al Ma- li k 'al Kàmil, a fin di guastar le fila della trama che [allora] ordiva il suo fratello 'Al Mu^azzam. Sopravvenne la morte di 'Al Mu^azzam. Il re dei Franchi, come prima fu in Acri, mandò un ambascia- tore ad 'Al Màlik 'al Kàmil, che gli parlasse in questo tenore : . Convenuti i due princìpi in questi ter- mini, fu stipulata tra loro la tregua per dieci anni, cinque mesi e quaranta giorni, incominciando dal ven- totto di rabi^ primo di quest'anno (24 febbraio 1229). D re dei Franchi si scusò con l'emiro Fahr 'ad din, dicendo, che s'egli non avesse temuto di perdere la riputazione, non avrebbe costretto il sultano a nessuDo 521 di cotesti patti (I) ; che non gli pronea punto di Ge- rusalemme, né degli altri paesi, ma étie soltanto area voluto conservare l'autorità sua presso i Franchi. Giurò i patti fermati 'ÀI Malik 'al Kàmil, ed anche il re dei Franchi : e d'ordine del sultano fu bandita in Gerusalemme la grida che uscisseme i MusulmaDi. e fosse consegnata la città ai Franchi. Grandi furono i pianti, le querele e i lamenti [tra i Musulmani]: gli 'im&m ei muàddin di Gerusalemme vennero al padiglione di 'Al Kàmil; dove, [piantati] dinanzi l'a- scio, intonarono fuor d'ora l'appeUo alla preghiera. Di che forte adirato il sultano, comandò di toglier loro i tappeti, le lampadi d'argento e l'altra suppellettile del culto, e li cacciò via, facendo lor dire: « Ora andate dove vi pare e piace )> . Questa calamità fu molto grave ai Musulmani, e forte biasimo ne nacque contro 'Al Màlik 'al Kàmil, anzi profondo rancore, per tutte le regioni [abitate da' Musulmani]. Dopo ciò l'impe- (1) Si confronti col Cap.LII, pag. 252 di qnesto yolnrae, nella qnale le stesse parole son messe in bocca di Federigo, con una sola Tarìante. Capitolo LUI — 'Al Maqrìzì, 'As Sulùk. 265 ratore mandò a chiedere Tibnìn col suo territorio, ed 'Al Kàmil gliene fé' consegnare. Domandò anco la permissione di entrare in Gerusalemme, ed 'Ài Kàmil gli assenti [anche questo] e mandò in suo servigio il cadi éams 'ad din, cadi di Nàbulus. Questi andò coirimperatore alla moschea di Gerusa- lemme e fece semini il giro di tutti i santuari. L'im- peratore ammirò molto la moschea 'Al 'Aqsà e il rimanente della Sa^rà , e sali sui gradini del pul- pito. Visto un prete (1) che, col vangelo in mano , Tolea entrare nella moschea 'Ài 'Àqsà, lo cacciò via , lo sgridò d'esser venuto e giurò : « Se alcun < Franco ritorna qui senza permissione , io gli farò < torre via [ quell'arnese ] nel quale [ ei tiene ] gli < occhi. Noi non siamo altro che servi e schiavi € Negri di questo sultano 'Ài Màlik 'al Kàmil, il < quale ha concesse a noi ed a voi cotesto chiese, per < bontà sua : nessuno di voi ardisca di trapassare i limiti < ch'egli ha assegnati » . Il prete se ne andò via tre- mando di paura. Il re passò ad albergare in una casa: e il cadi di Nàbulus avea ordinato ai muaddin che smettessero quella notte l'appello alla preghiera. E cod stettero zitti. La dimane il re disse al cadì : <0 perchè i muad(}in non han fatto l'appello dai minaretti? ». Quegli rispose: « Il servo l'ha vietato 522 < loro, per rispetto e riverenza verso il re ». E Fede- rigo a lui: « Tu sbagli, per Dio! Il motivo principale < per cui ho passata la notte a Gerusalemme era di (1) Si confronti col racconto dì Sibt 'ibn 'al Gùzi, inserito nel medesimo Gap. LII a pag. 253, 254 di qnesto volnme, e si yegga la nota 2 della pag. 258. 266 Capitolo Lm — 'A 1 Maqrlzi, 'As Sulùk. € sentir Tappello alla preghiera e le laadazioni che € jfanno i Musulmani la notte » . Indi egli riparti per Acri. Questo re era uom dotto assai ; profondo in geometria, in aritmetica e nelle [altre] scienze specu- lative. Bgli mandò ad 'ÀI Malik 'al Kàmil pa- recchi difScili problemi di geometria, di filosofia e di scienze speculative; i quali 'Al Kàmil presentò allo say^ ^Alam 'ad din [giurista] hanefita, sopranno- minato Ta^àsif (A vanvera) (1) e ad altri, e ne scrisse le risposte [ all'imperatore ]. Salpò questi da Acri per ritornare al suo paese, Tultimo di ^umàdà secondo (25 maggio 1229). (1) È plurale del nome d^azione ta *sàf e, secondo il modo di diie, va preceduto daU^artìoolo e dalFaggettivo r a k i b « cavalcante >. Si- gnifica € chi opera senza costrutto »: quasi il BigheUone, che i Fi- sani diceano al Fibonacci! CAPITOLO LIV. Dal Tàri^ 'a ww ali ah, ecc. (Cronica dei principii di alcune dinastie [nate dalla setta] degli Àlmohadi, e [narrazione] delle origini della dinastia Hafsita), opera dello éay^ 'Abù ^Abd 'Allah Mu- hammad 'ibn 'Ibrahim, 'al Lùlùwi, 'az Zarkaéi (1). § 1. Muhammad 'ibn Tùmurt [detto dagli Al- mohadi] 'Al Mah di, studiò le lezioni del Corano in Granata col cadi 'ibn Hamdùn. Passò quindi in 'Al Mahdiah, dove apprese [le tradizioni] dall' imam 'al Màzari; poi si tramutò in Alessandria, all'età di diciotto anni, ecc Lo sayh 'Abù 'al Hasan 'al Batrani dice: Io ho sentite dal nostro àay^ Halil 'al Mazdùrati queste parole : « Ho yisto il virtuoso è ay^ siciliano 'Abù ^Abd 'Allah Muham- mad, 'as Siqilli, [oggi] sepolto in un terreno che appartiene a Mirnàq , uno dei villaggi di Tunis ». Costui dicea : «L''imàm 'Al Mahdi venne da me «mentre io soggiornava in Zawilah e mi disse: 0523 *say^, 'imam, 'Abù Hamid, salute a te ». Ag- (1) Cod. di Parigi, Suppl. arahe^ 852, fog. 1 verso e 2 recto. Ho compiuto il nome delFantore, secondo il cenno biografico dato dal %, A. Rousseau nel Jowm, ob., sèrie IV, tomo xiii (1849), pag. 271. 268 Capitolo LIV — ' A z Zarkasì. giunge 'Al Batrani : Mi è stato riferito che questo Siciliano visse trecentotredici anni (1). Il Mahdi passò poi a Tunis, ecc. §2 (2). Pose poi ^Abd 'al Mumin il campo sotto 'Al Mahdiah, il dodici ragab deiranno cinquecen- cinquantaquattro (30 luglio 1159), recando seco 'Al Hasan 'ibn ^Alì, [un tempo] principe di quella città. Quand'egli, montato in una galea, ebbe contemplate le eccelse torri [che sorgeano] dalla parte di terra, ed ebbe fatto il giro della città dalla parte di mare, disse ad 'Al Hasan: «E come mai abbandonasti si valida fortezza?». Rispose 'Al Hasan: « Fu per € aver pochi di cui fidarmi ; per mancanza di vittua- « glie e per forza del destino ». I Cristiani aveano sgombrata (3) la città di Zawilah; onde *^Abd 'al Mùmin comandò che vi fosser posti i mercati del campo e che vi stanziasse una parte delle genti; [il che fatto], Zawilah divenne all'istante popolosa città. Egli dimorava il giorno in campo nella sua tenda e passava la notte in una casa entro Zawilah. As- sediò^ 'Al Mahdiah per mare e per terra. Entrato [alfine], dopo sei mesi di assedio, coi suoi nella for- tezza della città, ristorovvi i riti dell' 'isiàm; e fé' risarcire i guasti recati alle mura. Prese la città nel mese di muharram del cinquantacinque (12 genn. a 10 feb. 1160), e prepose a quella Muhammad 'ibn Farag, 'al Kùmì (della tribù berbera di Kum la), (1) n codice dopo le centinaia aggingne trenta e dieci. (2) Cod., fog. 5 verso. (3) Così va corretto Terrore, credo io di copia, ch'è nel testo: yn- dàhilùn, che significherebbe, entrarono insieme con altri. Capitolo LIV — 'A z Z a r k a S ì. 269 lasciando con essolui 'Al Hasan 'ibn ^Ali, 'as Sinhàgi (della tribù berbera di Sinhàgah), ch'era stato principe della città. Appresentossi in 'Al Mah- diah ad ^Abd 'al Mùmin lo sayh di Sfax ^Umar 'ibh 'abì 'al Hasan, 'al Furrìànì, il quale avea [testé] traditi i Cristiani, insignoritisi [un tempo] di quella città. Gli si appreseùtò ancora 'Ibn Ma tr uh, 524 sayh di Tripoli (di Barbarla) , dopo essersi ribellato dai Cristiani che occupavano la città. Li accolse be- nignamente ^Abd 'al Mùmin, ecc. CAPITOLO LV. 524Dal Taqwim 'at Tawàrih (Compendio delle cro- niche), per Mustafà 'ibn ^Abd 'Allah, cono- sciuto sotto il nome di Haggi Halifah (1).« Anno 82 (15 febb. 701 - 3 febb. 702). Conquisto deirisola di Messina, ossia Sicilia, per mano di 'Attàr (corr. ^Atà) 'ibn Ràfi^ Anno 228 (10 ott. 842 - 29 sett. 843). I wàli dei Banù 'Aglab occupano le città del- l'isola di Sicilia, vale a dire Messina. Anno 325 (19 nov. 936 - 7 nov. 937). L'esercito di Ni zar s'impadronisce dell'isola di Messina, nella quale i sudditi s'erano ribellati. (1) Dal codice turco della Bibl. di Parigi, Anc. Fofids ture, 45, confrontato con Tedizione di Costantinopoli del 1146 (1733). Si vegga la versione italiana del Carli, intitolata: « Cronol(^ historìca scritta... da Hazi Halifé, ecc. », Venezia, 1697, in•4^ e gli estratti di quella, presso Caruso , Bibl Stenla , 1 , 53 segg. , e presso Muratori, Rerum Italie., I, parte LE, 283. Il Carli par abbia avuto alle mani un codice pieno d'errori e Tabbia pessimamente tradotto. Capitolo LV — H a g g i galifah, Taqwìra. 271 Anno 337 (11 lug, 948 -30 giugno 949). Principio della dinastia dei Banù Ealb nell'isola di Sicilia» vale a dire Messina. Anno 353 (19 genn. 964 - 6 genn. 965). Gli Infedeli sono sconfitti in Sicilia dall'esercito di 'Al Mu4zz. • Anno 366 (30 ag. 976 - 18 ag. 977). 'Abù 'al Qàsim ^Àli, Kalbtta, occupa i paesi di Calabria. ■ Anno 372 (26 giugno 982 - 14 giugno 983). Il re di Sicilia ^Ali, Kalbita, prende il martirio, combattendo contro i Franchi. Anno 427 (5 nov. 1035 - 24 ott. 1036). 'Akhal re di Sicilia è assediato nella Hàlisah. Anno 444 (3 mag. 1052 - 22 apr. 1053). Finisce la dinastia dei Banù Kalb in Sicilia. 'Ibn Timnah, governatore di Bargùs (corr. Si- 526 racusa), avendo chiesto aiuto agli Infedeli di Malta (corr. Mileto) per far guerra ai Banù Kalb, sog- gioga i Maltesi (corr. Messinesi) e s'impadronisce di tutta l'isola (1). Anno 484 (23 febb. 1091 - 11 febb. 1092). I Franchi ricuperano l'isola di Messina. (1) Questo paragrafo turco è aggiunto in margine del testo per- siano. Non occorre notare Tinesattezza de' nomi di luogo e del fieitto al quale si accenna. L'edizione di Costantinopoli ha, un po' meno er- roneamente, Saragùsahin vece di Bargiìs. r r 272 Capitolo LV — Haggì galifah, Taqwim. Anno 515 (22 marzo 1121 - 11 marzo 1122). Morte d' 'Ibn Qatt&^ìl Siciliano, gran lessicografo. Anno 528 (P nov. 1133 -21 ott. 1134). I Franchi s'insignoriscono deirisola delle Gerbe. Anno 541 (13 giugno 1146 - P gii^no 1147). I Franchi prendono con la spada alla mano Tripoli (di Barbarla). Anno 543 (22 mag. 1148 - 10 mag. 1149). Gli Infedeli di Sicilia prendono per inganno 'Al M a h d i a h. Anno 554 (23 genn. 1159-11 genn. 1160). ^Abd 'al Mùmin ritoglie ai Franchi la città di 'Al Mahdiah. CAPITOLO LVI. Dal Eitàb 'al Mùnis, ecc. (Libro dilettevole intorno gli avvenimenti dell'Affrica [propria] e di Tunis). Compilazione dello §ay^, giureconsulto ed erudito, 'Abù ^Abd 'Allah Muhammad 'ibn 'abi 'al Qàsim, 'ar Radiai, noto sotto il nome di 'Ibn 'abi Dinar, 'al Qayrawani (1). (Anno 33 = 2 ag. 653 - 21 lug. 654). Al dired' 'Ibn Nàgi entravano in 'AlQayrawàn quaranta some di rose di Galùlà' (2); e le rose di questa città passarono in proverbio. Mu^àwiah 'ibn Hudayg mandò in Sicilia un esercito sopra ^ugento navi : il quale fece cattivi; predò; stette vi un mese, e ritornò con grandissima preda. Mu^àwiah (1) A, codice di Parigi, SuppL ar,, 851 ; B, estratti di nn co- dice di Tunis, mandatimi dal signor Honnegar, de' quali sarebbe inutile di citare le pagine; T, edizione di Tunis del 1286 (1869- 70). H primo paragrafo si legge in A, fog. 10 verso; T, pag. 25. Metterò al solito tra parentesi gli anni dell'egira non notati dal com- pilatore. (2) Era città a cinque leghe a ponente di 'Al Qayrawàn, celebre per l'abbondanza delle frutta, de' fiori e del miele. Si vegga lo 'Al Mu*gam di Tàqùt, testo del Wfistenfeld, II, 107-108, • ed una nota del baron De Slane all'I&n KhoUdoìmy Berbères, I, 307, nella quale sono identificate le rovine di 6 a 1 ù là^ con l'Oppidum Usaletanum di Plinio. ". 18 274 Capitolo LVI — 'Ibn 'abl Dinar. 526('ibn Hudayg) mandò la quinta del bottino (al ca- lifo) Mu^àwìah 'ibn 'abi Sufiàn. (Anno 85 «= 14 genn. 704 - 1<> genn. 705). (1) Si dice che Musa ('ibn Nusayr) fu quegli che scavò [ il canale per condurre ] il mare fino a Tunis; fabbricò l'arsenale; costruì in quello cento navi ; fece osteggiare la Sicilia e mandò il proprio fi- gliuolo Marwàn a Sùs 'al 'Àqsà (su Toceano Atlantico). (Anno 110 - 16 apr. 728 - 4 apr. 729). (2) Arrivato neirAfifrica (propria) ^U bay dah ('ibn ^Abd 'arRahmàn, 'al Qaysi), mandò a far guerra in Sicilia 'Al M^istanir 'ibn 'al Hari t. Colta da una tempesta, l'armata fece naufragio» salvandosi pur la nave sulla quale era 'Al Mustanir, che fu gittata dai venti in Tripoli (di Barbarla). Scrisse allora ^Ubaj- dah al suo ^àmil in Trìpoli» comandandogli di prendere 'Al Mustanir e di mandarglielo incate; nato ben bene. Cosi fu fatto. Arrivato 'Al Musta- nir, ^Ubaydahlo fece frustare per le strade di 'Al Qayrawàne gittollo poi in prigione. Egli punì 'Al Mustanir perchè era rimase in terra dei Rum fino a che gli sopravvenne Tinvemo ; onde incontrò la tempesta, nella quale ruppero le sue navi. Rimase in prigione finché non venne al governo [dell'Afifrica pro- pria]^Ubayd 'Allah 'ibn 'al Habhàb; il quale, mes- solo in libertà, mandoUo a Tunis, come si è detto in prin- (1) Aj fog. 14 verso; T, pag. 33. (2) A, fog. 16 verso; T, pag. 37. Capitolo LVI — 'Ibn 'abì Dinar. 275 cipio del nostpo libro. Verrà appresso, a Dio piacendo, LI resto delle notizie che lo risguardano. Riferisce 'Ibn 'as éabbàt che 'Ubayd 'Allah, l'anno cento- ventidue (7 dicembre 739 - 25 novembre 740) mandò, con un'armata, Habìb 'ibn ^Ubayd 'Allah a far guerra in Sicilia; il quale prese in quell'isola tanta [roba] che simile [preda] non s'era mai vista. Sbar- cato a Siracusa , massima città dei [Cristiani] in Si- cilia^ venne alle mani coi cittadini, ed arrivò a per- cnotere con la spada la porta della città, si che 527 lasciowi la tacca. Spaventati di lui, i Cristiani si sot- tomessero a pagar la giziah; ed ei la riscosse e ri- tornò sano e salvo appo ^Ubayd 'Allah 'ibn 'al flabhàb. Anno 212 (2 apr. 827 - 21 marzo 828). (1) Sotto il regno di questo (emir aglabita Ziàdat 'Allah) andò in Sicilia, con un esercito d'intorno a diecimila uomini, 'Asad 'ibn 'al Fu rat, suo cadi in 'Al QayraTvàn. Il quale, salpando da Susa, arrivò in Sicilia, dove scpntrossi con Balàtah, principe dell'isola, che capitanava, come si dice, cencinquan- tamila uomini. Iddio sbaragliò gli Infedeli ; e i Musul- mani fecero * preda delle loro ricchezze, dissiparono le loro forze ed occuparono parecchi luoghi dell'i- sola. Morto 'Asad 'ibn 'al Fu rat all'assedio di Si- racusa, nel mese di rabi^ secondo del dugentotredici (19 giugno a 17 luglio "828), egli fu quivi sepolto. I Musulmani stanziarono nell'isola e vi posero colonie per quel tempo che piacque a Dio. Si avvicendarono (1) A, fog. 20 verso; T, pag. 47. 276 Capitolo LVI — 'Ibn 'abi Dinar. sopra risola i wàli, mandati dai principi di 'ÀI Qayrawàn» finché l'isola non fu tolta dal ne- mico ai Musulmani dopo il einquecenquaranta (con*. 440-1 048-9), come dirassi in seguito, se a Dio piaccia. Mu- hammad 'ibn 'Abd 'Allah 'ibn 'al'Ag lab, fatto wàli della Sicilia Tanno dugentodìciotto (27 gennaio 833 - 15 gennaio 834), mori il trentasette (5 lugL'o 851-22 grugno 852), dopo riportate grandi vittorie. Egli sedeva in Palermo; donde non usciva mai, ma spedia le gualdane [per tutta l'isola]. Tenne l'emirato per lo spazio di diciannove anni. (1) Anno 237 (5 luglio 851 - 22 giugno 852). 'Abù 'al ^Abbàs (Muhammad 'ibn 'al 'Aglab 'ibn) (2) Ibrahfm, emiro dell'Affrica [propria] avea per ^àm il in Sicilia il suo cugino Muhammad 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn 'al 'Aglab, nominato dianzi; il 5)28 quale venuto a morte l'anno dugentrentasette, gli fa surrogato 'Al ^Abbàs'ibn 'al Fadl 'ibn Ya^qub 'ibn Fazàrah, siccome sarà detto in appresso, a Dio piacendo. (3) Anno 240 (2 giugno 854 - 21 maggio 855). Fu degli (emiri aglabiti dell'Affrica propria) Mu- hammad 'ibn 'Ibrahim 'ibn Muhammad 'ibn (1) -4,fog. 21 recto; T, pag. 48. L^edizione di Tnnis non mette Tanno della esaltazione. (2) Aggiungo tra parentesi i due gradi di genealogia che man- cano nel testo della Btbl, Il personaggio qui indicato fu il quinto degli emiri aglabiti d'Affiica. Nell^edizione tunisina il nome proprio è scritto erroneamente 'Ahmad. (3) A, fog. 21 recto; T, pag. 48. Capitolo LVI — 'Ibn 'abi Din&r. 277 'al 'Àglab, [esaltato] Tanno dugenquaranta (1). Sotto il sao regno 'Ài ^Àbbàs 'ibn 'al Fa^l 'ibn Ya^qùb 'ibn Fazàrah espugnò la città di Yànih (Castrogiovanni) in Sicilia ; dov*egli innalzò una mo- schea e fece vi la preghiera del venerdì. Questa città era metropoli dell'isola; ma in tempo più antico il re avea fatto soggiorno in Siracusa. 'Al ^Abbàs mori in Sicilia Tanno dugenquarantasette (17 marzo 861 - 6 marzo 862 ) e succedettegli nelTufizio d'emiro in SidUa Usuo figliuolo 'Abd 'Allah 'ibn 'al ^Abbàs. (2) Anno gSl (2 febb. 865 - 21 genn. 866). Fu ^àmil di Sicilia (per 'Abù ^Abd 'Allah Mu- h'ammady emiro aglabita dell'Affrica propria) Hafà- gah 'ibn Sufiàn; il quale, mandato dall'Affrica, guerreggiò lungamente in Sicilia e riportowi grandi Tittorìe. Egli rimase in Sicilia flnchò non fu improv- Tìsamente assalito e morto da un uomo del suo eser- cito, il quale si rifuggi appo U nemico. I Musulmani deirisola sostituirono a JSafàgah il suo figliuolo Muhammad 'ibn I^afàgah; al quale l'emiro [d'Affrica] Muhammad mandò [il diploma di] con- fermazione nel suo governo. Questo ei tenne fino al- l'anno dugencinquantasette (29 nov. 870 - 17 nov. 871), quando lo uccisero gli eunuchi suoi servi. Dopo lui l'emiro aglabita Muhammad prepose all'isola 'Ahmad 'ibn Ya^qùb. (1) Goneggasi Tamio 242, e il nome ^Abù 'Ibrahìm 'Ahmad 'ibn Mnhammad 'ib-n 'al 'Aglab; che fu il sesto emil* aglaUta. (2) A, fog. 21 recto; T, pag. 49. Qaesto 'Abù 'Abd 'Allah Muhammad fìi Vottavo degli emiri aglabiti. 278 Capitolo LVI — 'Ibn 'abi Dinar. (1) Anno 261 (16 ott. 874 - 5 ott. 875). (L'emiro aglabita d'Affrica 'Ibrahim ^ibn 'Ah- mad) mandò da ^àmil in SiciUa 'Al Hasan ' i b n 'al ^A b b & s ; il quale conquistò per mezzo delle sue gualdane molti celebri luoghi. [Gli altri] paesi si sottomessero : e l'isola prosperò sotto il suo go- verno. Lasciato [poscia] al suo luogo in Affrica il proprio 529flgliuolo 'Abu 'al ^Abbàs (^Abd 'Allah 'ibn 'Ibrahim 'ibn) 'Ahmad (2), egli parti per la Si- cilia, dove combattè con grande zelo la guerra sacra e riportò splendide vittorie. Mori di dissenteria e [il suo corpo] fu recato ad 'Al Qayrawàn, l'anno du- gentottantanove (16 die. 901 * 4 die. 902). Egli avea fatto lascito y che Dio l'abbia nella sua misericordia, di tutto l'aver suo in elemosine. (3) Anno 289 (16 die. 901 - 4 die. 902). Fu dei (prìncipi aglabiti dell'Affrica propria) l'emiro 'Abu 'al ^Abbàs ^Abd 'Allah (4) 'ibn 'Ibrahim 'ibn 'Ahmad 'ibn Muhammad , nominato di sopra ; il quale era stato chiamato dal suo padre a prendere il governo dell'Affrica [propria] quando que- gli parti per la Sicilia. 'Abù 'al ^Abbàs rimase in Affrica dopo la morte del suo genitore; e, trapassato l'anno dugentottantotto , o secondo altri ottantanove, gli succedette il suo figliuolo ^Abd 'Allah 'ibn (1) A, fog. 21 verso; T, pag. 50. ' (2) n testo ha erroneamente ^Abù 'al 'Abbàs 'Ahmad. (3) A, fog. 21 verso; T, pag. 53. (4) I testi hanno, con lo stesso errore disopra, 'Abù 'al ^Àbbàs 'Ahmad. Capitolo LVI — 'Ibn 'abi Dinar. 279 'Ahmad, il quale dimorò in Tnnis (1) e quivi mori l'anno novantacinque (2), ucciso ds^ tre Schiavonì, per pratica del suo figliuolo Zi&dat 'Allah» il quale egli ayea fatto mettere in prigione» come dedito al vino. [Ziàdat 'Allah] tramò l'uccisione del padre con quegli [assassini], i quali recarono la testa al figliuolo in prigione. Salito al trono Ziàdat 'Allah, cheavea comandato egli stesso il parricidio, li fece mettere a morte. (3) Anno 296 (30 sett. 908 - 19 sett. 909). (U caUfo fatimita 'Ubayd 'Allah 'al Mahdi) mandò gli ^&mil nelle province e riscosse le entrate dello Stato. Egli prepose alla Sicilia 'Al Hasan 'ibn 'Ahmad 'ibn (4). Ribellataglisi la Sicilia, man- do wi un esercito ed un'armata; coi quali riconquistoUa e die a reggerla ad un ^àmil, ecc. Anno 336 (23 lug. 947 - 10 lug. 948). (5) Quest'anno (il califo fatimita) I s m à ^ i 1 [sopran- (1) Va cancellato tutto questo passo dopo le parole « morte del suo genitore » , perchè il compilatore o i copisti han fatti due per- sonaggi di un solo, e sbagliato qui il nome patronimico; come si scorge confirontando il testo con 'Ibn 'al A tir, ^Ibn l^al- dùn, ecc. (2) Correggasi 290 « 5 die. 902 - 23 nov. 903. (3) Ay fog. 23 lecto; T, pag. 53. (4) Ay B hanno una lacuna dopo il nome, nella quale è da sup- plire, secondo gli altri testi <'abì ^inzìr». Nell'edizione di Timis fu messo in vece, con evidente errore, il nome di 'Àbù ^Abd 'Allah ^al Husayn, lo Sciita. Ripiglia poi il testo come appresso. (5) A, fog. 25 verso; T, pag. 59. 280 Capitolo LVI — 'Ibn 'abi Dinar. nominato] 'Al Mansiilr (1), mandò ^àmil in Sicilia 530'A1 Hasan 'ibn ^AÌì 'ibn 'abi (2) 'al Husayn, il quale tenne Tufizio di wàl! fino all'anno trecen- cinquantatrè (19 genn. 964 - 6 genn. 965). Dopo Ini rimase quest'ufizio nella sua discendenza. L'anno (tre- cento) quaranta (9 giugno 951-28 maggio 952) (3) 'AlMansùr mandò poderosa armata in Sicilia, avendo saputo che il re dei Rum si proponea di portarri guerra. ' (4) Anno 353 (19 genn. 964 - 6 genn. 965). 'Al Mu'izz lidin 'Illàh mandò in SiciUa 'Al Basan 'ibn ^Ammàr 'ibn ^Ali 'ibn ('abi) 'al Husayn; il quale essendo venuto a morte l'anno trecencinquantatrè, 'AlMu^izz, nel cinquantaquattFO, inviò il diploma di w&li della Sicilia al figliuolo di lui, 'Ahmad 'ibn 'al fiasan (5). A. 11 Dal Capitolo sul governo di 'Al Mu^izz lidio 'Illàh (6). (1) T aggiunge erroneamente la voce « ^ibn ». (2) Manca in T. (3) I testi hanno quaranta soltanto. (4) A, fog. 26 verso; T, pag. 61.' (5) Nella edizione di Tunisi dopo « cinquantatrè » si legge: L'anno cinquantaquattro 'Al MuMzz si messe in viaggio per sopravvedere le province [ed anco] per diporto ecc. (6) A, fog. 28 recto; T, pag. 64. Per la grande importanza che ha il regno di 'Al Mu^izz nella storia di questo periodo, mi è parso bene dare il presente paragrafo, quantunque non appartenga direttamente alla Sicilia. L'ho tolto da 'Ibn 'ab! Din&r, perchè il suo testo, attinto alla stessa fonte che quello analogo d''Ibn 'al 'Atir (Tomberg, Vili, 488), è puro pii esteso. Notando le va- rianti segnerò il testo d' 'Ibn 'al 'Atir con la lettera D. Capitolo LVI — 'Ibn 'ahi Dinar. 281 Venne a morte 'Ài Mu^izz in Egitto il diciassette di rabi^ primo dell'anno trecenseasantacinque (24 no- vembre 975), all'età di quarantacinque anni, o secondo altri quarantasei. Egli tenne il caUfato per ventitré anni, cinque mesi e parecchi giorni: dimorò in Egitto due anni e nove mesi e il rimanente nel Magri b. L'occasione della sua morte fu la seguente. Il re dei Rum gli avea mandato parecchie volte ambasciatore un Niccolò ; il quale venne a lui si nell' Affrica [propria] e si in Egitto. Or [nell'ultima missione] con- versando a solo questo Niccolò col califo 'Al Mu^izz, qnesti gli disse: < Ti sovviene che una volta ve- € nisti a me in 'Al Mahdiah, ed io ti dissi : Un € giorno tu mi ti presenterai 'in Egitto, mentr'io ne < sarò sovrano ? > « Benissimo » rispose l'ambascia- tore; ed Al Mu^izz a lui : < Ed ora io ti dico che < ti rappresenterai a me in Bagdad, dov'io sarò ca-A. 12 < lifi) ». L'ambasciatore gli rispose : « Se tu mi dai < sicurtà della vita, e [mi prometti di] non crucciarti, < io ti dirò quel che penso >. « Parla pure, replicò 'Al Mu4zz, ch'io ti affido ». L'ambasciatore allora ripigliava: « Il mio re mandommi appo di te il tal < anno (1). Arrivato in Sicilia, mi venne all'incontro < il tuo ^àmil col suo esercito, ed io rimasi mara- « vigliato al vederlo. Sbarcato poi a Susa , vidi le < tue milizie e il loro gran numero ; di che fui stupe- < fatto. Recatomi poscia in 'Al Mahdiah, durai gran- (1) Manca in D il segnente perìodo sino alle parole che ho tra- dotte e M stnpe&tto ». In vece di qnello squarcio, D ha soltanto « il tal anno. Or la tua possanza e il numero de' tuoi seguaci < comparvero tali agli occhi miei ch'io fui per morirne > . 282 Capitolo LVI — 'Ibn 'abi Dinar. « dissima fatica ad arrivare inflno alla tua persona: « tanta era la moltitudine delle milizie, dei servi e « del tuo seguito che per poco non mi soffocò. Per- « venuto infine al tuo castello, mi piovve addosso una « luce da abbagliarmi la vista ; e appresentatomi a te < mentre sedevi sul trono, compresi tutta la tua gran- « dezza, si che mi sembrasti creatore, non creatura : « se tu mi avessi detto che eri per salire in delo, io « ti avrei prestata fede e avrei tenuto come certis- « Simo il fatto. Ma questa volta qui non ho visto € nulla di somigliante; questa tua città è cosparsa « agli occhi miei scura e tenebrosa: appresentatomi « a te nel castello, non ho trovato nell'^uspetto tuo la « maestà che spiravi quel tale anno. Onde ho inferito « che allora [la sorte correa] favorevole (1) e adesso « non è cosi, anzi il rovescio (2) >. 'Al Mu^izz chinò il capo e tacque. L'ambasciatore s'accomiatò ; il califi) fu preso dalla febbre per l'aspro dolore [che gli ca- gionarono quelle parole] ; l'infermità aggravossi e lo condusse alla morte, che Dio abbia misericordia di lui. 530 (3) Anno 379 (11 apr. 989 - 30 marzo 990). Venuto a morte quest'anno ^Abd 'Allah 'ibn Muhammad 'ibn 'abi 'al Husayn, ^àmil di Si- cilia, chiamò successore il proprio figliuolo Yùsuf; il quale ebbe poi il diploma di wàli, da Nizàr^ califo d'Egitto. Al tempo di costui , voglio dire di Yùsuf 'ibn ^Abd 'Allah, prosperò la Sicilia. (1) Muqbil. (2) 'Al ^aks; D e T hanno, inyece, dadd. (3) A, fog. 33 verso; T, pag. 77. Capitolo LVI -- 'Ibn 'ab! Dinar. 283 (1) Anno 481 (27 marzo 1088 - 15 marzo 1089). Mentre Tamim 'ibn 'alMu^izz 'ibnBàdisera fliori di 'ÀI Mahdiahy venne in questa città un'ar- mata di Genovesi e Pisani» nella quale si noveravano trecento navi all*incirca. Saccheggiarono 'AlMahdìah e Zawilah, e appiccarono il fuoco al paese senza alcun contrasto» perocché le milizie eran lungi da 531 'Ài Mahdiah. I Rum aveano trentamila combat- tenti; fecero preda e andaron via. (2) Anno 484 (23 febb. 1091 - 11 febb. 1092). Ài tempo dello stesso [Tam im e precisamente] Tanno quattroc^ntot'tantaquattro» il nemico della religione si impadroni di tutta la Sicilia» che Iddio la renda al- l' i s 1 à m. Poiché il corso della narrazione ci ha con- dotti a dir della Sicilia» ed abbiam anco nelle pagine precedenti fatto qualche cenno degli avvenimenti di quest'isola» conviene adesso dirne qualcos'altro» bre- vemente si » per maggior profitto di chi legge. [ Noi vogliamo toccar della Sicilia] per questo riguardo che l'isola soggiacque non breve tempo al dominio del- l'Affrica [propria]. Chieggo dunque aiuto a Dio e dico che nei principii di questo libro si è accennato al conquisto della Sicilia [iniziato] per mano di 'Àsad 'ibn 'al Furàt» a nome di (Ziàdat 'ÀUàh 'ibn) 'Ibrahfm 'ibn 'al 'Àgi ab» nel califato del Principe dei Credenti 'Àbd 'ÀUàh 'al Màmùn 'ibn 'ar Ra§id. Si avvicendarono in quest'isola gli ^àmil dei Banù 'al 'Àgi ab» sino alla esaltazione dei Fatimiti; (1) Ay fog. 37 verso; T, pag. 85. (2) A, fog. 37 verso; T, pag. 85. 284 Capitolo LVI — 'Ibn 'abi Dinar. ma quando il califo fatimita 'Al Mansùr Billàh, figliuolo di 'Al Qàym, figliuolo di 'Al Mah di, si fu rassodato nella signorìa dei paesi occidentali e recò tutte quelle province sotto il suo dominio, egli investi dell'ufizio di wàl! nell'isola di Sicilia 'Al Ha san 'ibn ^Ali 'ibn 'abi 'al Husayn(l), 'alKalbì: e ciò Tanno trecentrentasei (23 lug. 947 - 10 lug. 948). Rimase 'Al Hasan a reggere la Sicilia fino alla morte di 'Al Mansùr; al quale essendo succedutoli figliuolo 'Al Mu4zz, pertossi 'Al Hasan in Affrica Tanno quarantadue (18 mag. 953 - 6 mag. 954), lasciando in suo luogo a governare la Sicilia il proprio figliuolo 'Ahmad 'ibn 'al Hasan. Rinnovò 'Al Mji^izz il diploma in favore di questo 'Ahmad (2), il quale ri- 532mase in Sicilia fino all'anno quarantasette (25 marzo 958 - 13 marzo 959), quand'egli venne ad appresentarsi ad 'Al Mu^izz con uno stuolo di Siciliani; i quali prestaron giuramento [al califo], e questi li regalò di ^il^ah (cappe di gala) e rimandò 'Ahmad in Sicilia. L'anno cinquantuno (9 febb. 962 -' 29 genn. 963) 'Al Mu^izz comandò a questo ('Ahmad) di far circon- cidere i fanciulli dell'isola e dispensar loro delle kis wah (vestiti) il giorno stesso in cui il califo dovea celebrare la circoncisione del proprio figliuolo, al novilunio, cioè, di rabi^ primo del medesimo anno (9 aprile 962). L'emiro 'Ahmad [festeggiò quel giorno in questo modo: che] fece prima circoncidere i suoi proprii figliuoli e fratelli e poscia i fanciulli dei notabili e que' del (1) T, ha erroneamente 'Al ^asan. (2) Quest'ultimo peAodo manca in B ed in T. Capitolo LVI — 'Ibn 'ahi Dinar. 285 popolo: ai quali tutti regalò delle ^il^ah (1). Man- datigli inoltre da 'Al Mu^izz centomila dirham e cinquanta some di regali diversi, furono dispensati a' £anciulli [novellamente] circoncisi; il numero dei quali arrivò a quindici mila. L'anno cinquantadue (963-4) Temiro 'Ahmad, espugnata Taormina, man- dava [ad 'A 1 M u ^ i z z] i cattivi presi in quella città, il numero dei quali passò i mille e settecensettanta. L'anno cìnquantatrè (964-5) 'Ai Mu^i zz mandò in Si- cilia una poderosa armata sotto il comando di 'Al Hasan 'ibn ^Ali, padre dell'emiro 'Ahmad. 'Al Hasan ar- rivato nell'isola, ingaggiò aspra guerra contro i Rum, nella quale riportò la vittoria; uccise oltre diecimila poli- teisti ; e fece gran preda, tra le altre cose d'una spada, nella quale erano incise le parole : « Molto ha ferito « questa spada dinanzi l'apostolo di Dio ». 'Al Hasan, mandata ad 'Al M u ^ i z z la spada e i cattivi, mori (2) Tanno [medesimo] trecencinquantatrè. Lo stesso anno 'ÀI Mu4zz lidin ^Illàh, fatto ritornar dalla Sicilia Temiro 'Ahmad con le sue sostanze e i suoi figliuoli, prepose all'isola Y a ^ !§, liberto del padre di 'Ahmad. Ma arrivato 'Ahmad in Affrica, 'Al Mu 4 zz mandò [in Sicilia] ^All 'ibn 'al Hasan, come vicario del suo fratello 'Ahmad. Spedi poi 'Al Mu4zz l'emiro 'Ahmad in Egitto con un'armata, della quale il fé' capitano; ma arrivato che fu costui in Tripoli, am-533 (1) Par che Taatore usi in significato più generico il verbo che snona € vestire di hil*ah». Egli stesso ha detto poco innanzi che si doveano donare' delle Eiswah, ossia vestiti semplici, non già dei vestiti nfiziali di gala. (2) Leggiamo nel solo T queste ultime parole che rendono più esatto il racconto. 286 Capitolo LVI — 'Ibn 'ahi Dinar. malossi e quivi mori. 'Al Mu^izz inviò allora all'e- miro ^A 1 1 il diploma di w & 1 i di Sicilia in luogo del fratello. Questo ^A 1 i rimase in Sicilia per dodici anni e fu morto guerreggiando nella Terraferma dltalia, in un luogo che si chiama 'Aé éahid (Il martire), avendo preso il nome da lui : perocché quivi egli cadde com- battendo. Succedettegli, senza commissione del califo, il suo figliuolo dàbir; il quale mal governò, onde il califo gli dava lo scambio in persona di Ga^far 'ibn Muhammad 'ibn 'al Husayn. E questi eser- citò l'ufficio di wàli sino alla sua morte, che segui il settantacinque (985-6). Successegli il fratello ^Abd 'Allah 'ibn 'al Husayn, che mori il settantanove (989-90). Prese allora l'ufizio il costui figliuolo 'Abu 'al Futùh Yùsuf 'ibn 'Abd 'Allah 'ibn ^Ali, uom di bella condotta; il quale, colpito d'emiplegia, fu surrogato, vivendo ancora, dal figliuolo Ga^far 'ibn Yùsuf. (Il califo fatimita) 'Al Hàkim man- dava a questo óa^far il diploma d'investitura e gli dava il titolo di Tàg 'ad dawlah. Ma come costui fece delle novazioni a danno dei Siciliani, cosi questi gli disdissero l'obbedienza e l'assediarono nel castello [del governo]: se non che, uscitone in lettiga Yùsuf padre di Ga^far, pattui coi sollevati di deporlo d'u- fizio. E cosi li fece posare, e nominò emiro 'Ahmad fratello di Óa^far, coltitelo onorifico di Tàyid 'ad dawlah, l'anno quattrocentodieci (1019-20). Governò 'Ahn^ad fino al ventisette (5 nov. 1035 - 24 ottobre 1036), quando, ribellatisi i Siciliani contro di esso, Tuc- cisero: prese allora l'ufizio di wàli il suo fratello 'Al Hasan(l), che intitolossi Simsàm 'ad dawlah. Al (1) Così con T. I codici hanno 'Al Husayn. Capitolo LVI — 'Ibn 'abì Dinar. 287 tempo di costai andò sosaopra ogni cosa. Sorsero nel- riaola tanti caporioni, i quali cacciarono Simsàm 'ad da wlah, e ciascuno si chiari signore inàependente nel suo paese: il qàyd ^Àbd 'Allah 'ibn Mankùt in Mazara e Trapani; 'Ibn 'al Hawwàs in Castro- gioyanni, Girgenti ed altri luoghi; e il qàjd 'Ibn 'at Timnah in Siracusa e Catania. Divampata tra costoro la guerra civile, 'Ibn 'at Tii^nah domandò soccorso ai Franchi di Mileto (1), mettendo sotto i lor piò la cosa pubblica de' Musulmani. L'emir dei Cristiani , che si chiamava Ruggiero , marciò con 'Ibn 'at Timnah sopra i paesi tenuti dai Musul-534 mani; assediolli e insignorissi di molti luoghi dell'i- sola. Parecchi Siciliani allora, abbandonando il paese, andarono a chiedere aiuto ad 'Al Mu4zz ('ibn Bà- dis, principe zirita di 'Al Mahdiah), il quale n)andò un'armata nell'isola; ma non giovò a nulla, poiché quivi era sossopra (ogni cosa). Continuò il nemico a prender l'una dopo l'altra tutte le città, fuorché Ca- strogiovanni e Girgenti. I Franchi strinser poi queste fortemente di assedio; tanto che i cittadini ebbero a cibarsi di carogne. I Girgentini si arrendettero. Quei di Castrogiovanni tenner fermo altri tre anni, e poi piegaron anch'essi il collo. Cosi Ruggiero occupò tutta l'isola. Egli, che Iddio lo maledica, mori di angina all'età di ottant'anni, il (quattrocento) ottantaquattro (23 febb. 1091 - 11 febb. 1092). Successegli il figliuolo, il quale governò più fieramente che il padre e seguendo le*co- stumanze dei re musulmani, [istituì nella sua corte] de' gà n i b (aiutanti di campo) e degli h à g ib (ciambellani), e (1) I mss. al par che T hanno Màlitah « Malta ». 288 Capitolo LVI — 'Ibn 'abi Dinar. fece stanziare nell'isola i Franchi insieme coi Musul- mani, i quali egli onorò e ricercò e difeseli da ogni sopruso. Le armate di questo re eran piene di Mu- sulmani e di Franchi: [con quelle] ei prese molti paesi musulmani. Ei fu quegli che occupò 'Al Mah- diah, Susa, l'isola delle Gerbe e Tripoli (diBarbaria); stese il braccio su [varii] paesi ; impadronissi di molte isole del mare (1) ; e le sue spedizioni arrivarono fino in Levante, doy*egli si fece signore di Antio- chia e compio [memorabili fatti] : che cada sopra di lui la maledizione di Dio ! La Sicilia è la più nobile isola del mare (2). Ha delle grosse città, la più grandiosa delle quali è Palermo, la metropoli, situata a riva del mare, circondata di monti e composta di tre contrade. Quivi è [inoltre] l'antica città che s'addimanda 'Al ]@[àlisah, e fu soggiorno del sultano e degli ottimati al tempo dei Musulmani ; nella quale sta anco l'ar- senale per la costruzione delle navi. La Sicilia rimase in potere dei Musulmani più di dugento settant'anni: cosi Iddio la renda all' isiàm! Noi ne abbiam fatto questo breve cenno pel solo motivo che essa fu con- quistata per mano degli ^àmil dell'Affrica [propria], e che stette sotto la dominazione [di questo paese] infino a che Iddio non decretò* di renderla ai nemici della religione. Le cagioni che menano [gli Stati] alla rovina sono l'invidia e la discordia, che Dio allontani (1) La mancanza ch'io avea notata in questo luogo, pag. 534 del testo, nota 1, è supplita da T, bensì con un fatto erroneo, nel tenor che segue. (2) Finisce qui nei mss. la lacuna lasciata eyidentemente da im copista, che saltò, come spesso accade, lo squarcio tra due parole uguali: qui « mare » e « mare >. CiJPJTOLO LVI — 'Ibn 'abi Dinar. 289 da nQi cotesto flagello, il quale già ci pende sul capo; cosi Dio ci salvi e con la sua bontà ci soccorra ! Ri- 535 toraiamo ora alle notizie risguardanti Tamim 'ibn 'al Mu^izZy ecc. (1). (2) (Anno 511 - 5 maggio 1117-23 aprile 1118). RibeUossi contro di esso (^Ali 'ibn Yahyà 'ibn Tamim, principe zirita di 'Al Mahdiah) un RàfiS suo ^àmil in Cabes, e rivoltosi a Ruggiero, prìncipe della Sicilia, gli prestò obbedienza e gli domandò aiuto contro l'emiro ^Alì 'ibn Yahyà. Unitesi a Ràfi ^ al- cune torme di Arabi, egli andò con quelle contro 'Al Mahdiah; ma l'emiro ^Ali lo fece rimanere deluso, alienandogli con promesse quei Beduini; i quali, avute [le largizioni di ^Ali] abbandonarono Ràfi^. Rifuggivasi costui in 'Al Qayrawàn e gli Arabi si spartivano tra loro il territorio. Cosi sotto il regno di ^Ali gli Arabi si prevaleano; mentre [da un'altra parte] cre- scea la nimistà tra lui e il principe della Sicilia. Questi lo minacciò di portar la guerra ad 'Al Mah- diah; ed egli [dal suo canto] allestì navi, arruolò mi- lizie, fece uomini quanti più ne potè ; muni la città e in ogni modo preparossi alla guerra. Corsero tra i due prin- cipi altre ambascerìe, con minacce reciproche: ^Alì alfine, convinto di non aver forze da resistere al re di Sicilia, pensò di chiedere aiuto [al prìncipe almo- (1) Nel paragrafo relativo al regno di Yahyà figliuolo di Ta- mim (501-509 deU'egiraoll07-1115, ediz. di Tunis, pag.88), Fautore dice che quel prìncipe € mandò un*armata ne' paesi dei Rù m, la quale vi fece preda ; e che le sue forze navali, andate in corso ogni anno, ri- portavano la vittoria ». (2) Ay fog. 39 recto; T, pag. 89. II. 19 290 Capitolo LVI — 'Ibn 'ahi Dinar. ravide], Temiro dei Musulmani, Yusuf'ibnTaspfin. E per tal modo ^Àli visse sempre in sospetto del prin- cipe della Sicilia , pur mantenendo apparentemente , non già nell'animo, la pace. (1) (Anno 517= P marzo 1123 - 18 febb. 1124). Sotto il regno di 'Al Hasan ('ibn ^Ali 'ibn Yahyà) il principe della Sicilia si apprestò a pren- dere 'Al Mahdiah, lusingandoci di mettere a soq- quadro rA£frìca [propria]. Per il che, levata gente per ogni paese e messo insieme un esercito poderoso, [lo] mandò [con] grossa armata alla volta di 'Al Mah- diah. Ma 'Al Hasan, aspettandosi [da un di al- l'altro] l'arrivo dei Siciliani, comandò nello Stato un 536 armamento generale, si che raccolse centomila fanti e diecimila cavalli. Una schiera dei Cristiani [che avean già presa l'isola] di 'Al 'Ahàsi, sbarcata [in Terra- ferma], afforzossi nel castello di 'Ad Di mas. I Mu- sulmani detter loro addosso e li presero. Trecento naTJ eran venute dalla Sicilia, alcune delle quali cariche di armi e strumenti da guerra , con mille e due ca- valli ; ma la più parte delle navi, prima d'arrivare [in Affrica] avea rotto in mare per cagione di una tempesta. In tutto non ritornò in Sicilia che un cen- tinaio forse di navi , e dei cavalli non se ne salvò che due. Nel regno di 'Al Hasan il principe di Bugia disegnò d'impadronirsi di 'Al Mahdiah. [Al che si mosse] avendo sentito che l'emiro 'Al Ba- san, rappacificatosi con Ruggiero principe di Si- cilia , avesse stipulato un trattato con lui. E vera- mente 'Al Hasan, temendo la malvagità di Ruggiero, (1) A, fog. 39 verso; T, pag. 89. Capitolo LVI — 'Ibn 'abì Dinar. 291 gli a?ea mandati dei presenti e chiesta la pace ; la quale fu conchiusa: e il maledetto [re di Sicilia] dettò in quella alcune [dure] condizioni, che 'Al Ha san accettò. I cittadini di 'Al Mahdiah scrissero allora a Yahyà 'ibn 'al ^Aziz, principe hammadita di Bogia, facendogli sperare che gli consegnerebbero la città; onde Yahyà, fidandosi di loro, mandò ad 'Al Mahdiah un esercito per terra, e per mare delle navi, e prepose all'esercito il giureconsulto Mutarrif. Il quale pose l'assedio alla città per mare e per terra; ed accorsero a lui d'ogni banda gli Arabi Beduini : ma egli per trarre a sé i cittadini, non volea sparger san- gue. Cosi l'assedio andò per le lunghe. Arrivatane la notizia a Ruggiero principe della Sicilia, questi mandò un'armata poderosa in aiuto di 'Al Hasan, prescrivendo al capitano che stesse ai comandi ed ai divieti del detto principe. Arrivato il navilio del Maledetto, in 'Al Mahdiah e messolesi intorno, l'impresa del prin- cipe di Bugia dovea fallire. Il capitano cristiano volle 537 mandare a fondo l'armata di Bugia; ma 'Al Hasan ne lo impedi e comandò di evitare la battaglia, ripu- gnandogli di spargere sangue musulmano. E cosi le navi degli assedianti, frustrate, diersi alla fuga, e le forze di terra levarono il campo, dopo settanta o set- tantacinque giorni che osteggiavano la città, correndo Tanno cinquecenventinove (22 ott. 1134-10 ott. 1135). Ritornò l'armata [cristiana] in Sicilia, ed 'Al Hasan scrìsse al re Ruggiero una lettera, ringraziandolo del beneficio e dicendogli che ormai- ubbidirebbe ad ogni suo comando o divieto. Si restrinsero allora i legami d'amistà tra i due principi : e prosperò il governo di 'A 1 Hasan. Ma quel medesimo anno Ruggiero, nemico di Dio, mandava all'isola delle Gerbe un'armata, montata 292 Capitolo LVI — 'Ibn 'abi Dinar. da Musulmani di Sicilia e da Franchi, e molto ben prov- veduta d'ogni cosa. Sbarcati i Siciliani nell'isola, la pre- sero con la spada alla mano ; ncciservi gU uomini ; fecero cattive le donne e i bambini e recaronli in Si- cilia a vendere. Degli uomini poi , quanti si erano salvati, ritornarono alle Gerbe ; prestarono obbedienza a Ruggiero, il quale pose sopra di loro un ^àmil che li reggesse in suo nome ; lor concedette lo 'amàn e li tenne [nella condizione di] biawal (1). La provincia di 'Ài Mahdiah e le Gerbe si sotto- messere a questo re ; ei fu ridottato per ogni luogo e montò in gran superbia: intanto 'Al Hasan si scher- miva da lui quanto potea colle buone, infine all'anno cinquecentrentasei (6 agosto 1141 - 26 luglio 1142). Ridestossi allora tra i due principi la nimistà, per ca- gione di certi capitali che 'Al Hasan avea tolti in prestito dai procuratori del Maledetto e poi tardò a renderli. Ruggiero, non celando altrimenti il mal animo suo, spedi delle navi ad 'Al Mahdiah: ed 'Al Hasan fé' prova ancora di salvarsi con la mansuetudine, che gli mandò in dono molti prigioni [cristiani] ; ma non ne cavò nulla. Gli inviò [alla fine] un ambasciatore a 538 rabbonirlo e fu invano : il Maledetto gli impose condi- zioni [durissime] ed egli ebbele ad accettare, e [in realtà] gli prestò obbedienza, si che divenne come un ^àmil (1) Credo si possa tradi^rre a dirittura € villani » , col significato legale che ayea questo vocabolo in Sicilia nel XII secolo. Sì con- fronti hawal nel diz. di Lane e i vocaboli congeneri nel Supplé- ment del Dozy, I, 413. E su la condizione de' Musulmani vinti delle Crerbe, si ricordi ciò che ne dice 'Ibn ^aldùn, Capitolo L, §18, pag. 219 di questo volume alla nota 2. Capitolo LVI — 'Ibn 'abi Dinar. 293 qualunque di Ruggiero. [Del resto] la tregua stipulata in questi termini non fu altro che inganno. L'anno trentasette (27 lug. 1142 - 15 lug. 1143) il Maledetto sbarcava nella città di Tripoli (di Barbarla) ; ma lo ruppero [si ch'egli fu costretto di andar via] senza buscarvi nulla. 11^ medesimo anno Ruggiero fece Dna spedizione contro Gigli; prese la città; sparse il sangue dei terrazzani ; menò in cattività le donne e appiccò il fuoco al paese, che apparteneva ai Banù Hammàdy signori di Bugia. Questo medesimo anno il Maledetto si impadroni dell'isola di Ghercheni; vi fece [molti] cattivi, i quali recò a vendere in Sicilia: poi gli abitatori che s'eran salvati [con la fuga] ritornarono a Chercheni e si posero sotto la sua obbedienza : talché tutti i paesi dell'Affrica tremarono al suo nome. L'anno cinquecenquarantuno (13 giugno 1146- P giugno 1147) Ruggiero mandò dugento navi a Tripoli (di Barbarìa) ; la prese di viva forza ; [e dapprima] uc- cise , fé' cattivi , poi perdonò ai rimagnenti , anzi li trattò bene e concesse l'amàn a' fuggiaschi (1); tal- ché tutti piegarono il collo a prestargli obbedienza. Alle nuove di Tripoli si accrebbe tanto più il terrore per tutta l'Affrica [propria] : il principe di Gabes scrisse a Rudero umilissimamente e servilmente, rimettendogli il paese ch'egli teneva e contentandosi di divenire ^àmil del re. E questi gliene fece il diploma; gli mandò i segni di onore che usano i Gristiani : e [il principe di Cabes] riscosse in nome di esso le entrate pubbliche della città. Io mi rifuggo appo Dio, pregandolo che non (1) La variante che ho data nell'Appendice (prima parte) pag. 41, pennlt. alinea, va corretta gà'a hàrihan. 294 Capitolo LVI — 'Ibn 'abi Dinar. mi abbandoni [alle tentazioni di Satan]. Direbbesi che quegli [sciagurati] non fossero stati Musulmani, no, ma una oomitiya di demonii ! E pure [si ch'essi eran figli d*Adamo] : Tamor de' beni di quaggiù e l'ambi- zione dei comando li sospinse a tanto vitupero ! Ahi ! che l'amor dei beni di quaggiù ti £bi cieco e sordo ! La carestia desolò l'Affrica [propria] in quell'anno» si che la più parte della gente rifuggissi in Sicilia. L'anno cinquecenquarantadue (2 giugno 1147 - 21 maggio 1148) Marmar 'ibn Rasid chiese aiuto al principe di 'Al Mahdiah e ragunò de' Beduini contro Yùsuf principe di Cabes. Gli dio mano anco Muhriz 'ibn Zi&d (1).[I collegati] assediarono Cabes; uccisero Yùsuf, che n'era ^àmil: e impadronissi della città Muhriz 'ibnZiàd.Ilqàyd ^Isà, fratello di Yùsuf, 539 rifuggitosi allora in Sicilia,fece sapere al Cristiano che 'A 1 Ha san aveva aiutato anch'egli all'uccisione di Yùsuf. Il Maledetto se ne adirò, tenendo 'Al Hasan e Yùsuf come soggetti entrambi alla sua dominazione. Risolato pertanto ad osteggiare 'Al Mahdiah, levò un grande esercito e mandoUo con un'armata piena d'armi e di macchine di guerra. Piombati i Siciliani improvvisa- mente sopra 'Al Mahdiah, i cittadini sbigottirono al vedere l'armata : e non avendo chi li difendesse, si dettero alla fuga. Fuggi [anch'egli] 'Al Hasan senza combattere; recando seco la famiglia e gli aderenti suoi, e lasciando la più parte dei suoi tesori ed alquanti della gente di casa. Cavalcò alla volta di 'Al Mu^allaqah (1) Bi questo capo d'Arabi che stanziava nelle rovine di Carta- gine si è già detto nei Capitoli XXXV, XLV, L, voi. I, 478 aeg. e II, 77, 78, 207. Capitolo LVI — 'Ibn 'abì Dinar. 295 (rovine di Cartagine) che giace presso Tunis ; [ed arri- vato], alloggiò presso Muhriz 'ibn Ziàd, che lo accolse e gli fece onore. I cittadini poi [di 'Ài Mah- diah, ch*eran fuggiti con esso] lo abbandonarono ad UDO ad ano; perocché il capitano dell'armata [siciliana] entrato in città^ comandò di smettere le uccisioni e il saccheggio ; fé' bandire T amàn, e che chiunque avesse casa nella città fosse libero di ritornarvi: e cosi assicurò gli abitatori e trattò bene tutti 1 reduci. Impadronissi dei tesori e delle suppellettili di 'Ài Hasan: [ricchezza si grande che] non [bastan le parole a] descriverla. Tro- vati [intanto] alcuni figliuoli ed altri della famiglia di 'Al Hasan, ed alcune delle sue 'umm 'al walid(l), usò verso di costoro assai benignamente e mandoUi in Sicilia. Questo nemico di Dio ristorò entrambe le città di Zawilah ed 'Ài Mahdiah; apprestò dei capitali ai mercatanti ; beneficò ai poveri ; af9dò Tam- ministrazione della giustizia ad un cadi accetto alla popolazione ; ordinò bene il governo di quelle due città e mandò intanto due eserciti Tun contro Susa, l'altro contro Sfax. Quei di Susa dettero la città senza com- battere ; onde il nemico della religione se ne impadronì, saccheggiò e poi vi fece tornare gli abitatori. Quei di Sfax si difesero a tutta possa; ma il nemico prese la città con la spada alla mano; tolse quanto v'era [di buono]; poi vi richiamò gli abitatori; li trattò bene; loro prepose dei wàli che li reggessero in suo nome. Delle carovane di Àrabi, condotti da' lor ottimati, ven- nero a Sfax dopo occupata dal nemico, e ad esso pre- (1) e Madre di bambino >. Cosi è chiamata legalmente la schiava che ha partorito un figlinolo al sno signore: e issofatto diviene libera. 296 Capitolo LVI — 'Ibn 'abì Dinar. starono obbedienza. Ruggiero assodò il suo dominio su la più parte di quella regione; riscosse il ^aràg da* sudditi con benignità e temperanza ; si conciliò gli animi della gente e governò con umanità e giustizia. Pose poi l'assedio alla ròcca di 'Iqlibiah [Cljpea]; ma non la potè espugnare, essendosi ragunata [intorno a] quella la più parte degli Àrabi [che correano TAf- frìca propria]. Tutti questi paesi rimasero in mano del Maledetto fino al tempo del Comandator dei Credenti ^Àbd 'al Mùmin 'ibn ^Ali; il quale liberolli dalle mani degli Infedeli, Tanno cinquecencinquantacinque (12 genn. a 30 dicembre 1160) e fece ritornar Temiro Hasan in 'Al Mahdiah, siccome sarà detto in ap- presso, a Dio piacendo. Anno 553 (2 febb. 1158-22 genn. 1159). 540 (1) Quest'anno il Comandator dei Credenti ^Abd 'al Mùmin mosse dalla città di Marocco alla volta dell'Ai* ^ca [propria] con immensa moltitudine di gente, ed arrivò fino allo Zàb (in Algeria) ed all'Afirica [pro- pria], uccidendo chi resisteva e dando l' a m à n a chi lo chiedesse. Arrivato alla città di Tunis, assediolla per tre giorni ; poscia partissi, lasciandovi un esercito a continuare l'assedio. Ei mosse alla volta di 'Al Qay- rawàn; prese questa città; poi occupò Susa e Sfaxe marciò [alfine] sopra 'Al Mahdiah. La quale egli assediò per sette mesi ; la strìnse per terra e per mare ; piantò contr'essa i mangani e ordinò le schiere che si avvicendassero a combatterla notte e di. Finalmente espugnoUa, uccidendo gran numero dei Cristiani che (1) Aj fog. 49 verso; T, pag. 111. p Capitolo LVI — 'Ibn 'abi Dinar. 297 v'erano, e fece ritornare in questa città 'Al Ha san 'ibn ^Ali 'ibn Yahjà 'ibn Tamim, 'as Sin- hagi, che n'era principe quando fa presa dai Gri- stìaniy ecc. (1) Dalla narrazione del califato dell'emiro 'A b ù A. 12 Fari 8 ^Abd 'al ^Aziz (principe hafiùta di Tunis) anni 796 a 837 (6 nov. 1393 - 6 agosto 1434). Osteggiata la Sicilia, egli ne riportò gran preda. (1) r, pag. 145. CAPITOLO LVIL 540Dal Tàri^ Tùnis (Cronica di Tunis) per Husajn 'ibn Muhammad 'ibn Wàdiràn (1). Anno 201 (30 luglio 816 - 19 luglio 817). Governo di Z là dat 'Allah 'ibn 'Ibrahim 'ibn 'al 'Aglab. Ziàdat 'Allah sali allo ufizio di wàlì a nome del (califo abbasida) 'Al Màmùn Tanno dugentouno. 541 Fu lungo il suo governo ed avventurato. Egli costruì le mura di 'Al Qajrawàn; cinse di mura Susaé fabbricò la moschea gàmi^ di 'Al Qayrawàn, dopo averla de- molita tutta ad eccezione del mi hr ab (2): nella quale opera egli spese ottantasei mila dinar. Fabbricò ancora il ponte di Bàb 'ar rabi^ ed afforzò (3) U ribàt (4) di Susa. Sotto il suo governo fu conquistata risola di Si- (1) Estratti ch^ebbi in Parigi il 1847 per favor del sig. Honnegar. Ho tolto il titolo del libro da altri estratti del medesimo autore posseduti dal fa Alphonse Bonsseau. (2) Così chiaman la nicchia che indica nelle moschee la direzione della Mecca. (3) Leggo h a 8 8 a n a piuttosto che g a s s a s a proposto dal Fleischer. 'Ibn 'al 'Ab bar, nel nostro Gap. XLI, pag. 532 del !• volume, fa menzione della porta di 'Abù 'ar Babi* in 'Al Qayrawàn. Sembra la stessa qui citata. (4) Quartiere de' volontarii su i confini e però anche neUe città marittime. Capitolo LVII — 'Ibn Wàdiràn. 299 cilia per mano del suo cadi 'Asad 'ibn 'al Furàt» cadì di 'Ài Qayrawàn. Leggasi nella [cronica di] 'Ibn Raéiq: Ziàdat 'Allah mandò questo 'Àsad eoa un esercito di ventimila uomini air incirca e f ecelo imbarcare a Susa. Àrriyato in Sicilia, 'Asad ebbe uno scontro col principe dell'isola » il quale capitanava, come si dice, cencinquantamila uomini. [Con tutto ciò] Asad 'ibn 'al Furàt lo sconfisse: Dio abbandonò gli Infedeli e i Musulmani fecero preda delle loro ric- chezze; scompaginarono lo Stato loro e insignorironsi di molti luoghi dell'isola. 'Asad 'ibn 'al Furàt mori all'assedio di Siracusa nel mese di rabi^ secondo dell'anno dugentotredici (19 giugno a 17 luglio 828) : i Musulmani s'impadronirono dell'isola e vi stanziarono. Quiri fu sepolto 'Asad or or nominato. L'isola rimase in potere dei Musulmani, succedendosi in essa i wàli a nome [degli Aglabiti] del Qayrawàn [che a lor volta]erano wàli degli Abbàsidi,[califi di Bagdad]. Ri- mase anco ai Musulmani dopo [caduta la dinastia aglabita] fin oltre il cinquecenquaranta (1145-6) (1). Iddio poscia la fé' conquistare dal nemico, si ch'essa ritorno alla [dominazione degli] Infedeli. Il conquisto [musulmano] dell'isola segui [come abbiam detto] al tempo di Zià- dat 'Allah, sotto l'impero del califo 'Al Màmùn, e Ziàdat 'Allah continliò, ecc. Anno 223 (3 die. 837 - 22 nov. 838). Governo di 'Abù ^Iqàl 'al 'Aglab 'ibn 'Ibra- hìm 'ibn 'al 'Aglab, fratello di Ziàdat 'Allah. (1) Non è saperflao notar qui che il compilatore o il copista sba- glia d'un secolo. t^OO Capitolo LVn — 'Ibn W&diràn. 542 Tenne costui l'uflzio di wàli a nome del (califo ab- bàsida) 'Ài Mu^ta§im Bilia h» e fa allora emiro di Sicilia Muhammad 4bn ^Abd 'Allah 'ibn 'al 'Aglab. Poco tempo rimase [in uflzio] questo 'Abù ^Iqàl, né vìsse a lungo, che, colto dal suo fato, ei mori Tanno dugentoventisei (31 ott. 840 - 20 ott. 841), sotto il califato di 'Al MuHasim, e un anno prima della costui morte. E cosi egli governò per due anni e nove mesi, e succedet togli il suo fratello 'Abù 'al ^Abbàs. Anno 226 (31 ott. 840 - 20 ott. 841). Governo di 'Abù 'al ^Abbàs ^Abd 'Allah 'ibn 'Ibrahim 'ibn 'al 'Aglab (1). Egli ebbe Tufizio di wàli il detto anno a nome di 'Al Mu^tasim. Virtuoso, giusto, acuto e bello in- gegno, ei trattava dassè gli affari [dello Stato], e du- rante il suo governo si andò sicuro per le strade [nel- r Affrica propria]. In quel tempo fu emiro di Sicilia 'Al ^Abbàs 'ibn 'al Fadl 'ibn Ya^qùb 'ibn Fazà- rah, il quale incominciò a governare risola Tanno dugentrentasette (5 luglio 851 - 22 giugno 852) e ri- portovvi splendide vittorie. Egli espugnò Gastrogiovanni il giovedì quindici di éawàl del detto anno trenta- sette (2). Gastrogiovanni era allor sede del re di Sicilia, ma per lo innanzi questi aveva fatta residenza in Sira- cusa, e trasferissi in Gastrogiovanni, come in città più (1) Anche qui è sbagliato il nome. Dee dire 'Àbù 'al 'Abbàs Mnhammad. Si vegga nel Capitolo precedente la pag. 276, nota 2. (2) È sbagliato Fanno. Correggasi 244 come nel nostro Cap. XXXV ad arm. e ne' Cap. XXVn, anno 6367 ; XLVm, ad ann. Capitolo LVH — 'Ibn Wàdiràn. 301 forte, quando i Musulmani s'impadronirono di una parte dell'isola. 'Al ^Àbbàs 'ibn 'al Fadl, espugnata Ca- strogioranni siccome abbiam detto, accondowi imme- diatamente una moschea e innalzò in essa un pulpito, nel quale ei fece la invocazione e la preghiera [pub- blica] del yenerdi. E ciò avvenne mentre governava TAffrica [propria] 'Abù 'al ^Abbàs 'ibn 'al 'Aglab, nel cali&to di 'Al Mutawàkkil. Morto 'Abù 'al ^Abbàs 'ibn 'al 'Aglab l'anno dugenquarantadue , gli successe il figliuolo 'Abù 'Ibrahim. Anno 242 (10 maggio 856 - 29 aprile 857). Governo di 'Abù 'Ibrahim 'Ahmad 'ibn Mu- hammad (nell'Affrica propria). Al suo tempo mori 'Al ^Abbàs 'ibn 'al Fadl, 543 'al Fazàri, principe della Sicilia, l'anno dugen- quaranta (1); e i Musulmani dell'isola rifecero wàli di queUa ^Abd 'Allah figliuol di lui. Indi venne dal- l'Affrica a governarli, a nome di 'Abù 'Ibrahim Taglabita or or nominato, Hafàgah 'ibn Sufiàn (2) in qualità di emir di Sicilia. Costui fece guerra e ri- portò alcune vittorie; ma un uomo del suo esercito, assalitolo improvvisamente, l'uccise e rifuggissi presso i Politeisti. Alla sua morte i Musulmani preposero alla Sicilia il suo figliuolo Muhammad 'ibn Hafàgah: ed 'Abù 'Ibrahim confermoUo nella dignità di wàli. Resse l'isola Muhammad 'ibn Hafàgah infino al cinquantasette (29 novembre 870 - 17 novembre 871), (1) Mancano evidentemente le unità. Correggasi 247, secondo 'Ibn 'al 'Atir, Cap. XXXV, nel nostro voi. I, 382. (2) n ms. ha erroneamente Snlaymàn. 302 Capitolo LVH — 'Ibn Wàdiràn. quand'egli fu ucciso dagli eunuchi suoi servL 'Abù 'Ibrahim, Taglabita, continuò a governare TÀffinca [propria] fino al califato di 'Al Muntasir, figlinolo di 'Al Mutawakkil, e al califato di 'Al Musta^in, figliuolo di 'Al MuHasim. Egli morì nel cali£sito di 'Al Musta^n, Tanno dugencinquantanove (7 nov. 872 - 26 ott. 873) e gli successe il suo fratello 'Abù Muhammad Ziàdat 'Allah 'ibn Muhammad. Anno 259 (7 nov. 872 - 26 ott. 873). Governo di 'Abù Muhammad Ziàdat 'Allah ' 'ibn Muhammad 'ibn 'Ibrahim, Taglabita (nel- l'Afifrica propria). Egli successe al fratello nell'ufizio di wàli, a nome del califo 'Ahmad 'Al Musta^in Billàh; ma non ebbe lungo governo» essendo morto dopo diciotto mesi, Tanno dugensessantuno (16 ott. 874 - 5 ott. 875), sotto il califato di 'Al Musta^in. Gli succedette il cugino 'Abù ^Abd 'Allah Muhammad 'ibn 'Ahmad. Anno 261 (16 ott. 874 - 5 ott. 875). Groverno di 'Ibrahìm 'ibn 'Àhmad 'ibn 'al 'A g 1 a b (nelTAffrica propria). Ei prese Tufizio di wàli a nome del (califo abba- sida) 'Al Mu^tamid 'ala 'Allah. Fu 'Ibrahim uomo di grande ingegno, di buone opere, caritatevole e celebre per le sue*gesta : ei dimorò per lo più in Tunis, dove fabbricò la moschea gàmi^ Costruì an- 644 Cora la cisterna in 'Al Qayrawàn: gittò le fon- damenta della città di R'a q q à d a h. Tanno settan- tatrè (8 giugno 886 - 27 maggio 887), e recolla a com- pimento il settàntaquattro (28 maggio 887 - 15 maggio 888); talché Topera fu condotta entro un sol anno. Capitolo LVn — 'Ibn Wàdiràn. 303 'Ibrahim edificò in quella città la moschea g àm i ^ e trasportowi il governo ; prese a soggiornarvi egli stesso e fecela capitale del suo reame. Egli avea spe«o in li- mosine tutto Taver suo. Mandò in Sicilia, da ^àmil, un 'ÀlHasan 'ibn 'al ^Àbbàs ; il quale sparse le gual- dane nel paese ; espugnò molte fortezze ed altri luo- ghi : si che tutta l'isola si sottomesse a lui e prosperò sotto il suo governo. 'Ibrahim passò poscia ^li me- desimo in Sicilia 9 lasciando al governo dell* Affrica [pn^ria] 'Abù 'al ^Abbàs (1). Riportò 'Ibrahim in Sicilia grandi vittorie e virtuosamenle combatto la guerra sacra in quell'isola. Il suo figliuolo 'Abù 'al ^Àbb&s (2) resse l'Affrica [propria] invece di lui fino all'anno dugentottantotto, quand'ei mori (3). 'Ibra- him, dianzi nominato, trapassò la notte del sabato, diciannove di dù 'al qa^dah, dell'anno dugentottan- tanove (25 ottobre 902) (4) in Sicilia, e il suo corpo, chioso in una bara, fu trasportato in Affrica e sepolto in 'Al Qayrawàn. Egli avea governato da wàli per venticinque anni ; nella quale dignità gli successe Usuo figliuolo ^Abd 'Allah. (1) n testo aggiagne erroneamente 'Ahmad. Il nome proprio era *Abd 'Allah. (2) Idem. (3) Questo fiitto è erroneo, al par che la data della morte. (4) Si confronti 'Ihn 'al 'A tir, nel nostro Gap. XXXV, a pa- gina 395 del lo voi., e si vegga nella detta pagina la nota 3^ nella q^e ho corretto la data, leggendo 17 di dù 'al qa 'dah, ossia 28 ottobre. CAPITOLO LVni. Dal Kitàb 'al Falàhah (Libro dell'agricoltura) deUo illustre saj^ 'Abù Zakarià Yahyà 'ibn Mu- hammad 'ibn 'Ahmad 'ibn 'al ^Awwàm, 'al isbìli (da Siviglia)' (1). §l(2).Losay^'Abù ^Abd 'Allah Muhammad 'ibn 'Ibrahim 'ibn 'al Fassàl, lo spagnuolo, (3) 545 dice: I Siciliani lo sogliono piantare (il cotone) nel ter- reno cattivo. Ciò anco si pratica, e con profitto, nelle costiere di Spagna, ecc. (1) Dal testo pubblicato dal Banqnerì, col titolo di LSbro de agriculUira, ecc., Madrid 1802, 2* voi. in-fog. Si confronti con ]& versione francese di M. Clément MtLllet, Parigi 1864, 2 voL in-8. Secondo le nnoTe ricerche riferite dal Clément M&llet, Préface, pag. 17, la compilazione d^'Ibn 'al ^Aww&m si dee riferire non air XI ma al XII secolo. A me sembra verosimile che s'abbia a scendere proprio alla fine del XII se non più giù. (2) Banqneri, II, Gap. xxj, pag. 104; Cf. Clément MaUet, E, 102. (3) Secondo le ricerche riferite dal traduttor francese, Fréfaot, voi. I, 77, 'Ibn 'al Fa ss ài, autore spagnnolo, citato frequente- mente da 'Ibn 'al ^Awwàm, visse nella prima metà dell*XI secolo. Leggo Passai in vece di Fa sài, per esser quella la forma più cor- retta dell'aggettivo frequentativo, qual sembra cotesto nome proprio. Del resto la facilità di scambiar nella scrittura magrebina la h con la /*, suggerisce il dubbio che 'Ibn 'al *Awwàm abbia talvolta confuso questo autore con 'Ibn Basai, di cui diremo al § 4 del presente capitolo. CiwTOLO LVm — 'Ibn 'al *Àwwàm. 305 § 2. Dal capitolo su la piantagione delle cipolle (1). Modo di far le aiuole nelle quali si piantano le cipolle e slmili, all'uso de' Siciliani. Il modo è questo : scelto un terreno ben concimato, vi si fanno delle por- che [lasciando] tra Tuna e l'altra una zanella, perchè Ti scorra l'acqua : tutte le zanelle poi fanno capo ad un canale, dal quale l'acqua s'introduce in ciascuna di quelle, per l'appunto come passa da una gora negli ab- beveratoi [del bestiame]. Le porche e le zanelle daranno co^ la sembianza d'un tetto costruito con tegoli (2) [in tante file che s'alternano a dosso e cavo]. Si rassodano le porche pigiandole co* piedi affinchè l'acqua [delle zanelle] non le disfaccia. Due uomini si metton su le zanelle d'ambo le parti d'una porca, in guisa da tener qaesta in mezzo e [di stare] faccia a faccia ; poi ciascuno punta col pie su la porca, dritto contro il pie dell'altro, e cosi la si rincalza forte d'ambe le parti, badando a farvi per bene la cresta (3). Si sbarba poi una pianti - Cina di cipolla nel modo che si è sopra descritto pei polloni ; si taglian le cime delle foglie e delle radici ; e preso un pinolo grosso, poco più o poco meno, quanto un 546 manico d'accetta, si fanno in una delle parti della (1) Banqueri, Gap. xrLv, tomo II, 193. Cf. Clément MOllet, E, 186. (2) Leggo 'at tasqlf bil qaràmid in vece dì 'at tas'ìf bil farasid, che il Banqueri, al par che il Clément MtQlet, ha confes- ato di non capire e che darvero non rendono significato d^i sorta. La mia lezione che altera poco o punto le lettere, è stata suggerita dalla ricordanza de* tetti deUe case e deUa coltivazione degli orti in Palermo. (3) Il testo ha s.r.k.tih e si dovrebbe leggere, tolto il pronome, sarakah < laccio » ovvero snrakah € correggia ». Né l'uno né l'altro ai adatta al significato di € cresta » che qui è evidente. E però ho proposto dì leggere sur fa t ih, mutando una lettera sola. Si vegga a questo proposito il Dozy, Suppl, I, 749. Il so 306 Capitolo LVm — 'Ibn 'al *Awwàm. porca de* buchi Tuno appresso all'altro, a distanza di mezzo sibr (1), nei quali si figge la pianticina di ci- polla. Lo stesso si pratica su l'altra parte della porca, finché questa sia tutta piantata : e così successivamente in tutte le porche : in ultimo si fa entrare nelle [za- nelle] l'acqua della gora maggiore, e si goyerna, come io [spiegherò] in appresso, se piaccia al Sommo Iddio. [Tanto] 'Ibn 'al Passai. (Àggiugne il compilatore) che questo [modo di coltivazione] sì adopera per le ci- polle da conservare, le quali vengono grosse, tondeg- gianti e di buon sapore. Usan quest'ottimo procedimento i Siciliani, dai quali esso ha preso il nome (2). § 3 (3). Paragrafo su la piantagione della ^itmi {Althea offlcinalis), della 'Al ward 'az zinah (Al- caea rosaf)f della malva siciliana, della malva cordo- vana e della malva b u s t & n i. § 4 (4). Altra specie (di vino aromatico), secondo il libro intitolato 'Al Qasd wa 'al bajàn di 'Ibn Basai (5); cioè manipolazione del musan- (1) e Spanna ». QueUa dogli Arabi si conta m. 0,231. La xtt- sione francese ha € un empan » in vece di e mezzo ». (2) Nel Gap. XXY, art. 4, pag. 231 del testo di Banqaerì, il compilatore, citando lo stesso 'Ibn 'al Fassàl, dice che la coiti* vazione a porche e zanelle, ossia al modo che chiamayaiio sidliiàDo. si osasse ancora pel « nuf&h o nufàg, ch*ò specie di batih (po- pone e cocomero). Cf. la versione di Glément Mtlllet, n, ^. (3) Banqueri, Gap. XXYII, tomo II, 296. Gf. Glément Mollet. n, 286. (4) Banqaerì, Gap. XXX, tomo n, pag. 418. G£ Glément Mnllet. n, 405. (5) 'Ibrahim 'ibn Mnhammad 'ibn 'al BasàL Sa qaest> antere spagnaolo, del qoale y'ha pochissime notizie, si vegga Cle- ment MflUet, op. cit., Fréface, I, 77, e 'Al Maqqart, testo di Capitolo LVm — 'Ibn 'al 'Aww&m. 307 nab (I) col succo di uva dolce, si che somiglia al miele mescolato con Tacqua. Si prenda un rati (libbra) di senape buona e venti rnb^ (2) di succo d'uva dolce; si faccia in polvere la senape; la si crivelli e la si mescoli con quantità suf- ficiente di miele. S'abbia poi un vaso di terracotta naovo, che da circa due giorni sia stato ripieno d'acqua dolce e , vdtata poi quella , sia stato lasciato all'aria aperta per un giorno. Si unga il vaso al di dentro con quell'impasto di senape e miele, stendendolo molto pari 547 e si lasci cosi per un giorno. Poi si prenda del succo d'nva dolce assai ; si chiarifichi e si versi lieve lieve nella giara fino all'altezza di quello strato [di mistura]. Il mosto rimarrà dolce, senza cattivo sapore e senza vestigia né gusto di senape : anzi durerà lungo tempo, e diverrà sempre più delicato e più dolce. Si prepara cosi in Sicilia. Questa ricetta è eccellente :e'Ibrahim 'ibn Muhammad fibn 'al Bassàl(3) avverte non averne mai sperimentata, in tal genere [di liquori], altra che faccia buona prova al par di questa. Ldda, n, 104, dove U nome patronimico è scrìtto, con ortografìa nu>lto dirersa, 'Ibn Bassa 1. Si yegga rayvertenza che abbiam testé &tta per Ibn 'al Fass&l nel § 1, pag. 304. (1) Credo si debba leggere cosi e toma come se noi si dicesse « senapato ». Y. Dozy, Supp, I, 845. (2) n rati 0 Ubbra degli Arabi si può ragionare a grammi 366. n rab* ossia € qnartarìo > è nome di ona misura di capacità, molto dÌTersa secondo i tempi e i paesi. Non saprei dire come stia allo antieo e qnartnccio » di SiciUa (litro 0,86). (8) Cosi qui il testo. CAPITOLO LIX. 547 Dal diwàn del valente, erudito, perfetto ed arguto [poeta], lo say^ ^Abd 'al Gabbar 'ibn 'ahi Bakr 'ibn Muhammad 'ìbn Hamdis, il Sid- liane di Siracusa, che Iddio Io ricopra col [manto della] sua misericordia. Amen (1). 548 § 1^ Si vanta, narrando le proprie geste. Metro mu- taqàrib con rima mutadàrik (2). I. « Sfogossi l'anima a suo talento in gioventù: la canizie [poi] le ha recato consiglio ». (1) P, codice di Pietroburgo, copiato il 1006 dell'egira (1597-8); V, codice vaticano, N. cccczlvii del catalogo stampato, la copia del quale fu terminata, nel muharram del 607 (luglio 1210), da hd 'Ibrahim 'ihu ^Àli da Xativa. Noterò con questa lettera V le varianti notate per uso mio, secondo lo stesso codice yatieano. dal prof. I. Guidi, e così le distinguerò da quelle che risultano da una copia del medesimo codice, &tta dal fu Matteo Sciahuan per commissione del mio compianto amico il conte Francesco Mini&cal- chi da Verona. Queste varianti, che tornano a correzioni o leiioni personali dello Sciahuan, saranno notate con la lettera 8. Oltre i due codici del diwano , occorreranno degli squarci presi da altri codici e segnati come appresso: Kf testo di alcuni versi tolti dal codice di Parigi A. F. 1876, che è volume della Qaridat 'al qasr, di 'Imàd 'ad d!n, della quale nel nostro Gap. LXIII; M, testo di altri versi cavati dal codice di Parigi, A. F. 1372, ch'è volume del Masàlik 'al 'Absàr, di Sihàb 'ad din 'al 'Umar^ del quale nel nostro Cap. LXXI. (2) Questo paragrafo corrisponde al § 1* del testo della Biòl P, fog. 6, recto; V, fog. 38 verso. H titolo è in entrambi i co. Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 309 2. < La fortuna [per me] non [fece, no, come chi] pianti de' virgulti in buon terreno e poi ne rac- colga i frutti (1) ». 3. « Che ! Furon gittati i dadi alle passioni (2) ed a ciascuna toccò in sorte un pezzo di me ». 4. € Consumai nella guerra (3) le forze ch'ella vuole (4) e fornii alla pace [buon numero] di colpe (5) » . 5. a [Vedi quel] baio ! (6) Con che foga porta via dici; la denominazione del metro nel solo F. Mancano in K i versi % 3, 4, 5, 6, 9, 10, 11, 15, 17 a 24, 29, 33, 34: i versi 7 ed 8 son posti dopo il 27. L'intera qasìdah è trascritta nell'articolo di 'As Safadi, che daremo qoi appresso, Gap. LXXII. Mancavi soltanto il verso 15 e son trasposti i versi 2, 3, 17, 18. Avvertasi infine che' i versi 32, 33, 35 sono inseriti nella bio- grafia del nostro poeta da 'Ibn ^allikàn, edizione De Slane, II, 420; ediz. Wfistenfeld, Vita ccccvij; edizione del Cairo, I, 428. n barone A. De Schack ha data , secondo il testo della Bibh , ima elegante traduzione di questo componimento, in versi tedeschi, nella Poesie tmd Kunst der Araher in Spanien und Sicilien, Berlin, 1865, voi. n, pag. 16 a 20. (1) In V questo è il S" verso e lo precede il 3® della BibL (2) A fin di render netta Timmagine alla prima lettura, ho tra- dotto € dadi > il vocabolo qidàh, saette variamente colorate, ma ^nz^ftli né punta, che gli antichi Arabi usavano mescolare in un BUCO per sorteggiare. Per lo stesso motivo d'intenderci meglio, ho messo al plurale hawà « passione », o piuttosto queirimpeto di ToIoDtà che prende gli aspetti delle passioni diverse, come noi le raffiguriamo in amore, odio, ecc. (3) Secondo P: offrii alla guerra. (4) Letteralmente: gli strumenti di essa. (5) Letteralmente: fornii alla pace le sue colpe. (6) Eumayt , cavallo baio scuro e vino dello stesso colore. Ognun vede che il poeta in questo verso e nel seguente fa un con- tinuo bisticcio, saltando dall'uno all'altro de' due significati. 310 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdìa. il giovane che lo incalza a' giri con la [sferza della] voluttà! » 6. < La coppa raccoglie questo [vino spillato] dal- Tanfora (1), [coppa si vasta] che ti sembra la sua caval- lerizza (2) ». 7. < Ecco una ragazza che il mesce, tenendo in mano il collo deir[otre di] gazzella e stringendolo tra le dita >. 8. « Reca in giro rubino e perle (3) : nell'acqua di queste immerge il fuoco di quello ». 9. « [Ecco] de* valorosi giovani , la generosità delle cui schiatte e la nobiltà [è chiara] come i raggi delle stelle ». 549 IO. « Recasi in giro nella brigata un vino, che empie le coppe co* suoi splendori e vince le tenebre della notte » ; il. < [Vino] le cui schiume s'intrecciano e fan come una rete , da chiappar quanti le aleggiano io- tomo ». 12. < [Conosco] una suora che sbarrava il chio- stro ; ma noi soleasi andare a farle visita a notte >, 13. € Guidati dalla fragranza d*un liquore, che [subito] svela al naso il suo segreto ». 14. « Oh non troverai buon muschio se non farai un viaggio a Darìn (4) o a casa di costei ! » (1) Dann, propriamente Tanfora antica, terminata in punta. (2) Midmàr, il luogo dove si ammaestra ed esercita il cavallo. (3) Secondo P: argento. (4) Porto di mare nel seno di Bahrayn^sula costiera ooà- dentale del Golfo Persico. Nel medio evo era emporio del miischio recatovi dall'India. In Sicilia suol dirsi si^herzando a chi ha bevuto molto vino, che Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 311 15. < Come [ que' mercatanti le] vescichette di muschio» cosi la suora teneva [in serbo] anfore col [fondo] coperto di pece e sotterrato >. 16. < Gittai nelle sue bilance il mio dirham: ed essa spillò dall'anfora il suo dinar » (1). 17. « Le chiedemmo in ispose quattro sue figliuole, per trastullarci con esse : le verginelle l » 18. € Verginelle di età che poco manca non ag- guagli i secoli da che splendon le stelle ! » 19. « Le sposine ti si presentano a braccia aperte, affinchè tu le prenda alla cintola >: 20. < [Si che] un conoscitor fine scerne all'odore le più squisite e le trasceglie ». 21. < Quel giovanotto li ha studiata si bene la tazza, che d'ogni vino sa distinguer patria (2) ed età ». 22. < Anzi, se tu vuoi, te ne annovera gli anni e ti sa dir chi il vende ». 23. « Ritornando [entrammo in] un alone (3), 560 nel quale [splendean tante] lune, in cima a verghe di bàn (4) ». e^li odora di muschio. Sarebbe mai questa similitudine retaggio degli Ai&bi? (1) H dirham ò moneta d'argento, U din&r d*oro, e si usano Tono e Taltro genericamente. Non è mestieri poi spiegar che Toro qui è il vino di Sicilia, e che il poeta accenna alle bilance, perchè si usava prender la mo- neta a peso, più tosto che a conto. (2) Letteralmente « la schiatta > , ovvero « il succo > . La voce 'asir, qui usata, significa Tuno e Taltro, e dà luogo ad un bi- stìccio ^n 'a*s&r €età>, al plurale. (8) Proprio l'araba hai ah. Il poeta descrìve la sala del festino, alla quale venivano i giovani nobili dopo quella scappata alla bettola. (4) Immagine obbligata de' poeti Arabi quando hanno a desari- 312 Capitolo LIX — 'IbnHamdis. • 24. « Il re della festa avea cacciate ia bando le cure, sotto pena di morte a qual si ribellasse ». 25. < Già le cantatrici toccan le corde [degli strumenti ] : calmano i moti del dolore [ negli animi dei convitati] >. 26. < Questa qui stringesi al collo un suo liuto ; quella bacia il* suo flauto » ; 27. < La ballerina gitta il pie a misura della man che picchia la tamburella >. 28. € [Ecco] de' ramoscelli di cera gialla, &r mostra di lor fiori di fuoco ». 29. « Diresti che poggino su colonne messe in fila e ragguagliate con giusta misura » : 30. « Co' capitelli sostengon le tenebre e ne squar- ciano il velo con lor fiamme >. 31. «Par che noi s'aizzi i destini chelorconsu- man la vita! (1) > 32. < Torno a mente la Sicilia , ahi , ricordanza che suscita il dolore nell'animo! >* 33. « [Ripenso] al paese che fu campo de' miei folleggiamenti giovanili. Che fior di gentiluomini (2) vi soggiornava! » vere un giovane snello e di bel volto. Qui il paragone s'adatta an- cora aUa forma della candela ed al lume che ha in cima. Chiamasi b&n l'albero della noce moscata, ed nna sorta di salice che viene in Egitto. (1) n pronome femminile si dee riferire a < colonne > , ossia alle candele. Il verso seguente, che nomina la Sicilia, mi ha fatto spe- rare per un momento che quel pronome ricordasse la popolazione musulmana dell'isola, i cui destini erano affrettati dalla vita scio- perata e dalla guerra civile. Ma non possiamo supporre che il poeta avesse preferito questo concetto a quello che si accorciasse la vita delle candele. (2) Banù 'a,^ Zarf « Figli del Zarf » , che ha significato prò- Capitolo LIX — ' I b n H a m d i 9. 313 34. < Poiché fui cacciato da tal Paradiso, [almen] voglio Darrarne le delizie ». 36. « Ahi ! Se le lagrime non sapessero amaro, mi figurerei che i miei pianti fosser di quello i fiumi! » 36. € Risi a yent'anni, per leggerezza giovanile : 551 a sessanta ne piango i falli >. 37. < Or tu [che ascolti], non aggravar poi tanto le mie colpe! Il tuo Signore le iia già perdonate». § a^ Tocca della canizie ed esprime carità di patria 552 per la Sicilia dov'ei nacque (1). 1. « Le sollecitudini della canizie bandiscono Tal- legria della gioventù. Ahi ! la canizie abbuia [l'animo] quand'essa risplende ! » 2. « Nel fior della gioventù fui destinato a viver lungi [di casa mia] quando quella [felice età] fosse declinata e scomparsa ». 3. < Cionosci tu alcun conforto della [ perduta ] gioventù? [Dimmelo], perchè chi s^ite il malore brama la medicina » . 4. € Vestirò forse la canizie col nero del hi- dàb (2) ; metterò su l'aurora la notte per coperchio? » prìo di e vaso «^ e al figorato vuol dire un cumulo di virtù: < inge- gno, eleganza della persona e della parola, bel tratto, sagacità >. Me ne cavo col fior di gentiluomini. (1) P, fog. 41, verso. F, fog. 1, verso, ha la variante : e Coi se- guenti versi il poeta toccò deUa canizie e della carità di patria » . Questo paragrafo corrisponde al 3<* nel testo della Bibh (2) Tintura de* capelli, sia con la hinnà {Lausania inermis), sia col katam (Bwcua dioica'ì). Secondo i dizionarii katam è nome di una pianta che, mescolata con la hinnà, dà una tintura durevole ai capelli. La decozione del katam solo è buon in- chiostro. su Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 5. « Ma come sperar una tinta che duri, se non ho trovato [il modo] di far durare la gioventù ? » 6. € Un legger venticello, flato di fresca brezza, so£Sa soave e mormora > : 7. « A notte ella mosse (1) , guidata da* baleni che fean piangere il cielo su* morti [distesi] in terra >. 8. « Udiasi la voce dei tuono che cacciava le nubi, come il camelo quando sgrida col muggito le sue femmine restie ». 9. < Àrdeano i lampi d*ambo i fianchi di essa: era il luccicar delle spade sguizzanti fuor dal fodero >. 10. «Passai la notte nelle tenebre. 0 primo al- bore [io dicea] recami la luce! » i I . « 0 vento, quando apporti la pioggia a ricreare i campi assetati , 12. « Spingi verso di me i nugoli asciutti, ch*io li saturi col pianto mio ! » 563 13. « Bagni il mio pianto quel terreno dove pas- sai la giovinezza: ah, che nella sventura sia sempre irrorato di lagrime! » 14. < 0 vento, che tu corra presso alle nubi, o che te ne scosti, non lasciar, no, che asseti certa col- lina del caro paese ! > 15. «La conosci tu ? Se no, [sappi] che Tardor del sole vi fa olezzare i [verdi] rami > . (1) Secondo Taso de* poeti arabi, 'Ibn Hamdis vuol che il let- tore indovini il sabietto indicato con qnesto pronome fenuninile. Forse una schiera di caraUi, come spesso veggiamo nel Parnaso arabico. Da* versi segmenti crederei fosse una nave. E se il poeta allndesse a quelle due che si aprirono la strada in meuo all*ar- mata normanna , quando , morto Benavert , la sua moglie e il fi- gliuolo, co* capi Musulmani, fuggiron da Siracusa per salvarsi in Noto? V. 8t de'Mw., m, 167. Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 315 16. € Quel maraviglia? In quo' luoghi gli intel- letti d'amore impregnan l'aria di lor profumi >. 17. < Li batte un cuore si pieno [d'affetto]» ch'io v'ho attinto tutto il sangue che mi corre nelle vene (1) >» 18. < À quelle piagge riedon sempre furtivi i miei pensieri, come il lupo ritorna [sempre] a sua boscaglia ». 1 9. € Quivi fui compagno dei lioni che correano alla foresta : quivi andai a trovar le gazzelle in lor covile » . 20. « Dietro a te, o mare, è il mio paradiso : quello in cui vissi tra'gaudii, non tra le sventure! ». 21. «Vidi li spuntar l'aurora [della] mia [vita], ed or, a sera, tu me ne vieti il soggiorno ! » 22. < 0 perchò mi fu tolto ciò ch'io bramava, quando il pelago mi separò da quelle pia^e ? » 23. < Avrei montata, in vece di palischermo, la falcata luna, per arrivar li a stringermi al petto il [mio] Sole!» § 3"" 'Abd 'al Gabbar ('ibn Hamdis), nella suassi prima gioventù, andato di Sicilia nell'Affrica [propria] Tanno 471 (14 luglio 1078 - 3 luglio 1079), si accom- pagnò con gli Arabi (dell'Alto Egitto, che l'aveano di recente occupata). Quando costoro stanziarono in quella regione, vi si raffinò il gusto poetico. Metro kà- mil (2). (1) Questo verso e i segaenti sono stati tradotti in altrettante sUniine dal signor De Schaok, nel citato volame della Poesie und Kìmst, ecc., II, 24. (2) P, fog. 14, recto. Manca in F il componimento di coi questo lemlnra uno squarcio. K dà Tnltimo verso sotto questa rubrìca : «Descrizione di cameli, da una qasidah d* 'Ibn Q^^dìs >. H presente paragrafo è il 2^ nel testo della Bibl 316 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 1 . < Quand*6lla viene, rassereno la guancia e mi fo incontro a baciar la sua mano >. 2. € Attacco i miei spiriti vitali (1) all'alito di lei, che rinfreschi questo cuore afflitto >. 3. « Ella m'accarezza con mano d'ìncantatrice : il suo velo [cascato sembra un] mazzo di fiori molli di rugiada >. 4. « Sento olezzare al venir suo l'aura mattu- tina : cosi l'infermo tra gli [amici che gli fan] visita conosce chi è il medico (2) > . 5. « Perchè vo ancora vagando in [tanti] paesi? Fu dunque oroscopo del nascer mio la peregrina- zióne? ». 6. « E sciuperò sempre le forze dell'animo mio a correre dietro ad una speranza che si va dissipando nei confini di questa e di quell'altra terra?» 7. « Quanti deserti ho io valicati sul [dorso di] generosa camola, lasciandomi addietro sentieri (3) san- guinosi e bocche spumanti [di belve] ! » ■6. « [La mia camela!] Che le dia lode e poi lode chi vive ancora , perch'essa tagliar [seppe in mezzo] l'arsa pianura » ; (1) Leggo col codice 'agnàiii plarale di ginàn, che, tra tante altre cose, significa « il cuore, lo spirito, Tanima » . Il prof. Fleischer, nelle Nitove annota pag. 44, ha proposta la lezione 'a g n a b , < lati , costole , fianchi » : onde il poeta di- rebbe : « ÀYYicino alle mie costole gli aliti di lei, perchè rinfre- schino » , ecc. (2) n medico dunque portava addosso le droghe da amministrare agU ammalati? (3) Leggo m a n 8 i m, come il Fleischer ha corretto il m a b s i m del testo, che significherebbe e denti » . Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 817 9. < Ferì itìeco i colli, i colli (1) de* deserti, con un brando liquido ch'era infoderato nella sua pancia (2). §4^ Sul Magrib. Metro tawil, con la rima 554 mutadàrik (3). 1. « Ho vestita la costanza com*usbergo contro i colpi di fortuna. Però, o Mondo (4), se non vuoi pace, combattiamo ! » 2. < Ho addentato un ciottolo che non è tenero 655 in bocca ; ho domato un cavallo de' più indocili al ca- valiere » . (1) *Unuq, al plurale 'a^nàq, e collo» ha, tra tanti altri significati, anche quello dì e lunga collina di sabbia » . Il bisticcio regge anche col verbo messo qui dal poeta, poiché può adattarsi al significato di « tagliare » il collo e di « battere » il terreno. (2) Questo che parve di certo agli ammiratori d'^Ibn Hamdis preziosissimo gioiello di tre gemme incastrate insieme , è rubato , come osserva il crìtico della ^ a r i d a h nel luogo citato di sopra. E tolto, dice *Imàd 'ad din, dal verso seguente d'Ibn 'al Mu*- tazz: « Ed esse [camele] infoderarono nei colli le forbite spade di < argento, con le quali tagliano i deserti > . Il brando liquido, come ognun vede, è Tacqua che il camelo serba in corpo, sì che dura pa- recchi giorni di via'^gio senza bere. •Abù 'al *Abbàs *Abd 'Allah 'ibn 'al Mu*tazz, della regia casa abbasida, elegante poeta, fu strangolato per co- mando del califo 'Al Muqtadir, contro il quale egli avea co- spirato nel 296 (908). Si vegga la sua biografia in 'Ibn ^alli- kàn, versione del baron De Slane, II, 41. (8) P, fog. 61 recto. Testo, Bibl , 554, lin. 13, segnato § 5. Dopo la stampa della Bibl è stata confrontata questa q a s i d a h con F, dove la si legge a fog. 7 verso. I versi 38* e 39® son dati da 3f , e il 46* da K. Non occorre ripetere quali regioni eran designate in quel tempo col nome di Magrib, ovvero G a r b ^ < Ponente » . (4) Letteralmente : 0 secol mio ! 318 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 3. < Che ? Avrò fatto poco viaggio perchè non ho frugati ad uno ad uno tatti i paesi del Garbo ! » 4. « Nel Garbo io vissi "fuor d'ogni civile consor- zio; privo d*ogni diletto: quivi sciupai i tesori della vita! » 5. « Passai le notti serrando col braccio destro il pomo della spada, non già il collo di languida ragazza, dal sen ricolmo >. 6. « Il Alo del [mio] ricurvo acciaro tornava dalla battaglia tutto addentellato su i tagli delle spade n^ miche » . 7. « Come quell'acciaro fui [svelto e forte] nell'età primiera: di quello poi vissi. Non è forse mestiere come ogni altro ? > 8^ « S'io m'ingegnai a trarre profitto dalla spada, oh quanto non ingegnossi'[un giorno] Mosè con la verga! (1) ». 9. «Mi credi tu immemore? E pure io ricordai sovente le magagne del mio secolo e la perfidia del mio compagno (2) ». 10. « Crebbe [costui] dall'infanzia nella mia schiatta (3): ma ebbe costumi contrari afl*atto a' miei >. (1) Il vocabolo che qui signiiica bastone è anche nn de* nomi della spada. (2) Sàhib, che significa compagno, principe, ed anche avrenarìo. (3) Leggo col Fleischer 'ahl&fi; il qnal vocabolo, toltovi il pp> nome affisso, è il plurale di half t discendenza, gente, generazione». Allude di certo a qualche noto personaggio, U quale potrebbe es- ser quell* 'Ibn ^at Timnah, che chiamò in Sicilia i Normanni. Notisi tuttavia che il poeta siracusano era bambino quando que- gli signoreggiava la città e gittavasi nelle avventure che finiron) col tradimento. Capitolo LIX — a b n H a m d i s. 319 11. « Quante erbe sanno amaro, e pur le ha nu-556 drite la dolce acqua delle nubi ! » 12. « Molte cose ch*io non sapea, l'esperienza me Tha ora insegnate : che il buono e il tristo s'ignora pria di metterlo a prova » ; 13. « E chi suppone dolci tutte le acque che gli si stendon sotto gli sguardi, giudica il contrario quando ei n'ha bevuto >. 14. « Sciolto il freno alle passioni, montai or que- sta camola ed or quella : ed esse, tagliando [a mezzo] ì deserti, annoda van le [fila delle] mie faccende ». 15. < Camelucce incurvate dallo stento, che pa- rean archi di nab^ (1) tesi da braccia robuste ». 1 6. < Quando vengono alle fonti d'acqua [limpida e] cilestra, cascano (2) su i margini, si [stanche] da sembrare spallette [fabbricatevi intorno] (3) >. 17. « [M'affido a si misere cavalcature, spinto] dal fermo proponimento che mi fa andare attorno per [tanti] paesi, con una speme che la mia coscenza smen- tisce ». 18. « Né trovo riposo che nel segreto pensiero onde mi reco innanzi gli occhi ciò ch'è lungi assai (4) ». 19. «Quand'appresi a temere la malvagità degli 657 uomini, li scansai ed elessi la solitudine del romito (5) ». (1) Arbusto celebrato dagli antichi poeti arabi, per gli eccellenti ardii che se ne iacea. Y. Sacy, Chrést, III, 2' edizione, 239. (2) Secondo P, sarebbe < periscono » . (3) In tatto il verso il poeta gioca sol doppio significato di *ay n « occhio e fonte »; hawàgib « sopracciglia e margini, lembi » , ecc. (4) G & y b , che significa < assente » , ed anche « Tavvenire » : qui allude a persone assenti e cose passate. (5) Bisticcìo sul verbo e temere » e su l'aggettivo di esso che , usato sostantivamente, significa romito. 320 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 20. € Ahimé, fin quella immagine che mi solea ren- dere beato venendo [a visitarmi nel sonno], or s'allon- tana, crucciata, dal mio giaciglio ». 21. « Chi sa? Fors*ella mi disconosce [adesso] (1), al mutato aspetto, al corpo emaciato, alle chiome che biancheggiano >, 22. « Se va noverato tra gli assenti chi manca [dal suo paese parecchi] mesi, [che dirassi di me] che conto gli anni della lontananza con le unità sopra le diecine? (2) ». 23. « Tenni, li nel cielo orientale, il posto dal quale si levava una stella, e rimane vuoto or ch'io sono asceso tra [più] fulgid*astri (3) ». 24. € Finché la mia voce si farà sentire ad Orione [lassù] nell'etra, ascolterai tu i peregrini detti ch'io vo improvvisando (4) ». 25. . (1) Letteralmente : € col ymo e con le ragazze » ; ma qae' due vo- caboli nel testo hanno anco il significato, Firn di « vento gagliardo ^ e Taltro di « zefiretto » . H bisticcio non manca mai. (2) Letteralmente: < agli anni passanti ». (3) Letteralmente: « con proponimento cbe va Inngi ». E qnesto, sia che si preferìsca la lezione di P , ovvero la variante di F, cbe è stata adottata dal Fleischer. Y. Appendice ^ Nuove Annoty p. 47, e nel Zeitschrift d, d. m. G., voi. xziX) pag. 673, nota 1. Si vegga la traduzione tedesca di questo e dei tre versi segaenti, nelFopera ci- Uta del barone De Scback, n, 26. (4} Letteralmente : « fiu^cia ardere il suo fuoco » . II. SI 322 Capitolo LIX — 'Ibn Uamdis. 33. « I congiunti non sentono carità di parentela: bagnan le spade nel sangue de* congiunti » ; 34. « Onde [ tutti insieme ] non hanno maggior possa, che una mano le cui dita non si piegan Tuno a seconda dell'altro ! (1). 35. < [E pur son] uomini (2), che se li [vedi] nel bollor deirira, ameresti meglio [affrontare] i lioni quando assaltan la preda » . 36. € Pugnano là dove la mischia è più fitta : brandiscono [acciari] che in lor mani sembrano folgori [guizzanti] tra le nubi » . 569 37. « Il di che si vibra la bruna lancia, le mani loro menan tutti a un paro : anco (3) i lioni, [se lor vien fatto] mentre spronan contro le volpi ». 38. < Trottano su snelli corsieri, il cui nitrito fii suonare in terra de' nemici lunghi pianti di prefiche ». 39. « Sotto lor protese lance vedi gli orecchi dei cavalli, appuntati che rassembran penne (4) da scri- vere, intaccate a^ sbieco ». 40. < Le [punte di lancia] che [i cavalli] recan qua e là drizzate a' capi [de' nemici], ti sembrano stelle cadenti che solchino il cielo (5) ». (1) Letteralmente: € quanto le dita le coi falangi », ecc. Manca questo bel verso in F. (2) P ha e prodi » . Questo verso e i due seguenti sono stati tra- dotti dal baron De Schack, op. cit, li, 25, 26». (3) Leggo kilà, come in P e nel testo stampato. (4) Così traduco qalam, per mostrare più pronto il paragone. Ognun sa che gli Orientali scrivono col caJamua, come gii antichi. I calligrafi arabi &n la tacca trasversale in punta del q ala m, con rangole acuto a diritta. (5) Contro il solito ho tradotto liberamente questo verso, per mo- Capitolo LIX — Ibn Hamdì s. 823 41. « Quand'essi tacciono nella mortai tenzone (1), fan parlare, sì, sopra gli elmetti [de' nemici] l'acciaro delle spade taglienti ». 42. € Ve' que' fuochi che divampano dal debole (2) delle spade : essi fan gustare la morte ; la sp . 44. « Quand'altri abbandona la vera via [del do- strar la vivace immagine che perderebbe molto nella confusione dei pronomi relativi. n testo è diverso ne' dne codici, in guisa che sembra rifatto dal- Tautore medesimo, il quale nel presente luogo abusa più che mai degli equivoci che nascono dal pronome femminile singolare riferito ai plurali irregolari, i quali nel verso precedente son tre: lance, orec- chi affilati, calami da scrivere, anzi, letteralmente, « da segretario » . Ora P, che rappresenta la edizione più antica, dice letteralmente : € Quand'essa (orecchi affilati) la fa andare attorno (le punte di landa) per un ricordo (ossia per notare qualcosa in iscritto), crede- resti che vada attorno sopra le stelle a [ferir] i capi [dei nemici]. V in vece traspone e muta alquanto i vocaboli in questa forma: < QuandVMa (orecchi) la fa andare attorno (le punte di lancia) a [ferire] i capi [de' nemici] , diresti che essa (punte di lancia) vada attorno per sentire i discorsi [che si fanno] sopra le stelle >. Si ri- cordi che le steUe cadenti sono i demonii fulminati quando s'acco- stano ad origliare presso le porte del cielo. (1) Bendo con questi due ultimi vocaboli quelli del testo che or- dinariamente significano < l'agonia, gli spasimi della morte » . Po- trebbe anche tradursi: e pelago della morte >. (2) Letteralmente : e il tremolante > . Ho usato il termine tecnico della estrema terza parte della lama, quella che non vale a parare ma a ferire. (3) Letteralmente: « degli squadroni ». Non ho osato tradurre « lioni degli squadroni » . 324 Capitolo UX — 'Ibn Hamdis. vere], essi vi corron diritti : e pur tra le lucide stelle non mancano le erranti! > 45. < Quanti di loro hanno [ in cuore ] valor si schietto, che nel dar la carica pensan ad arrivare i primi e non a quel che poscia avverrà (1) ». 560 46. < Con brando e lancia e' combattono : li ado- prano a vicenda, come tu muovi di qua e di là il re degli scacchi » . 47. < Quand*e' fanno correrie sopra i Rum, en- trano ne* fianchi delle navi (2), con lor possenti de- strieri >. 48. € [Vanno] a morire di gloriosa morte, là dove più ferve la pugna : e che i codardi spirino in mezzo alle poppute! » 49. « Nella guerra sacra raccolser già tanta pol- vere, da imbottire i guanciali su cui posano gli omeri entro la tomba » . 50. < Come tramontaa le maggiori stelle, cosi Bceser costoro nella fossa deir[ultima] prova (3) ; e la- sciarono al mondo il buio delle tenebre! > 51. « 0 che Iddio abbia in guardia una casa li in Noto (4) : che su quella s*apran le nubi pregne di pioggia ! » (1) Contro la lezione d'ambo i codici, che ha mufkiran «pen- sante » , il Fleischer ha proposta la beUa variante mnnkaran < non curante >. (2) ^al&jà plorale di haliah, «nave grande (a vela?) >, si- gnifica anche € alveare > . Si vegga la tradazione tedesca di questo verso e de' dne seguenti nell'op. cit. del baron De Schack, II, 26. (3) L'esame delle azioni del trapassato, che i due noti angeli fiurno immediatamente nella sepoltura. (4) Gli ultimi due vocaboli di questo primo emistichio non danno Capitolo LIX — 'Ibn Hamdìs. 325 52. < Quel [caro luogo] Io ritraggo ad ogni istante nel mio pensiero, e schiudo il varco a dirotto pianto ! » 53. « Come figliuola [la sua madre], cosi io sospiro quella patria, alla quale mi attirano i pregi delle sue caste donne ». 54. € Chi è partito dalla terra doy'egli lasciò il caore (l), brama si di tornarvi con tutte le membra! » § 5** Descrive gli Arabi, de' quali fu compagno nel 561 Magri b; ricorda con amore la sua patria; e loda i suoi compatriotti di Siracusa e della Sicilia. Metro tawìl e rima mutadàrik (2). I . < Pascon la bianca foglia che [porta] fior di sangue : la foglia (3) il cui fiore rosseggia nel prato per [opera] loro >. alcan senso in P. In F Fano si legge benissimo: casa. Segue un bitùtsi che non significa nnlla; ma togliendo un punto alla prima t e eonaiderando la finale i come appendice della 8 precedente, si ha netto binùtus: €Ìn Noto ». D Fleischer accetta pienamente questa lezione. Noto fu l'ultima città conquistata in Sicilia dal conte Rug- giero. (1) Seguo la lezione di P. (2) P, fog. 63 recto; V, fog. 77 verso. Nel testo della Btbl questo paragrafo è il 6*. (3) Waraq « foglia, moneta d^argento, foglio di carta », ed anche < sangue che spiccia dalla ferita », ha qui significato non dubbio. Gli Arabi dell'Alto Egitto, che irruppero neirAfiErica propria alla metà dell'XI secolo, eran veri masnadieri : quando non avean da rubare o da taglieggiare, combatteano per prezzo e talvolta tradivano per mag- gior prezzo. Ho tradotto e rosseggiare » , ponendo Teffetto per la causa, lì verbo che usa il poeta con la preposizione accompagnatavi, significa < somdere scoprendo i denti incisivi », e al figurato e mostrare, far comparire », ecc. Letteralmente sarebbe: < Per [opera] loro il prato luccica del fiore di [così fatta] foglia » , ossia il sangue fresco. 326 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdts. ■ 2. « Gente feroce! I destrieri ch'essi [spronano] alla pugna corron sul [sangue] versato dalle protese aste »• 3. «In cima a quelle [splendon] sinistre stelle, annuvolate di polvere, e piovon sangue ». 4. « I lioni si ritraggono tementi dalla macchia, quand'essi vengonvi a pascolar le greggi ed a piantar le tende » . 5. < Com'è' s'appressano, cosi vedi le pianure, a volta a volta, scintillare ed oscurarsi : è il [lampo delle] lance e il polverio dei cavalli ». 6. « Eloquente il sublime loro silenzio all'appic- car della zuffa : le lingue [tratte] da' foderi lor fanno da interpreti ». 5G2 7. « [ Le lame ] in lor mano percuotono il colio [del nemico con tal furia], ch'essi non sembrano in- tenti ad altro che ad incarnarle [più addentro] ». 8. € Quando l'opra della morte s'agguaglia all'opra loro su le anime de' valorosi in guerra, allor [si oh*] essi son essi (1) ». 9. € Beduini, [ gente ] che ti disdice (2) l'affetto [s' è uopo d'aiuto] nelle avversità : hanno essi un [ron- (1) Traduco letterabnente questo verso un po' intralciato, ma noii tanto cho non se ne cavi certo il pensiero, volgare anzi che no: «Si vede bene chi son essi, quando ammazzano tutti i prodi senza lasdame vivo un solo » . (2) Non ostante Tautorità del Fleischer e la lezione di V ch'ali ha preferita, cioò ^abqà «è durevole» , leggo con B 'anfà. Il poeta non è in vena di lodare que' masnadieri ; e parla chiaro nel se- condo emistichio. Il ronzino zoppo e le ganasce grandi non hanno mestieri di comento Capitolo LIX — Ibn Hamdis. 327 Zino] zoppo, che non s'avacciano; e [se c'è da di- Yorare, ecco] un lione (1) » . 10. « Li accompagnai nelle plaghe [più] salva- tiche della Terra : ne* deserti, là dove ulula il lupo e mormora la gazzella » . 11. « Che Iddio rinfreschi di dolci lagrime roc- chio di chi piange i paesi dove il corpo ha un animo cattivato dall'amore ! > 12. « Paesi che salutan lieti (2) le stelle maggiori, quando si levano su Torizzonte a destarli dal sonno (3) > ; 13. « Terra si ridente, che spegne le cure [del- l'animo] tuo; sì lieta che cancella lo strascico delle calamità >a 14. < Quanti schietti amici io v'ho, liberali, ge- losi dell'onor loro, spregianti la [vii] mercede (4) » ; 15. [Pronti anzi a] riempir d'oro (5) le man de' 563 prodi (6) : e pur quanta fiamma non leva il valore nei lor proprii petti! » 1 6. 4c Quando i forti [nemici] danno la carica [i r (1) S a d q a m , che significa « ganasdnto » e , osato come so- stantÌTo, è de' tanti nomi del lione, ed anco di una razza di cameli dei tempi eroici degli Arabi. (2) Letteralmente: si fanno incontro alle stelle, ecc. (3) Letteralmente: si levavano su Torizzonte mentre essi [paesi] dormivano senza accorgersi di queUe. (4) 'Ita, ovvero 'attah, < caposoldo o donativo militare an- nuale», diverso dal soldo giornaliero, rizq. È chiaro il paragone delle nobili milizie siciliane con questi Arabi, mercenarii o peggio. (5) Letteralmente: « a riempire con larghezza » . (6) CosìP. In vece leggesi in V 'al *uq&h, che mal si adatte- rebbe al caso; ovvero 'al *uf &h , che vuol dir « ospiti » , e più particolarmente « parasiti » . Il concetto del secondo emistichio con- duce piuttosto alla lezione di P. 328 Capitolo LIX — ' I b n Hamdii*. miei concittadini] spronan [loro ali* incontro] ; si fan largo col ferro, e bruttan la destra nel sangue de* Bar- bari (1)». 17. « Lor freme intorno un mare, le cui spume son luccicanti màglie, salde contro i colpi ». 18. < Figliuoli del confine (2) siam noi; siam que' che sorridono, quando la guerra li guarda accipigliata >. i9. « [Appena] divezzati, nudrisconsi i nostri par- Yoli col latte [che si trae] dalle vene iugulari de* ca- valli ; noi li spoppiamo in un canto (3) del campo di battaglia » ; 20. « Dove [sta ancora] la coda del nostro esercito, mentre si spezzano le brune lance sul [jp^tto di chi combatte alla] vanguardia ». 21. « Chi conta la nostra [gente], quando anno- vera i cavalieri accresca pure il numero a tanti doppii : che un sol de* nostri prodi [vale per] un esercito >. 22. < Noi ci ritraggiamo per mandare avanti: mandar avanti [i colpi] m9rtali, [rivolgendo ad or ad or la fronte] nella ritirata >. (1) Letteralmente: «la loro spada è sciolta; la .loro destra im- pedita » . Non posso conservare Tantitesi che £» il poeta tra Tattrì- buto della spada e quello della deetra: poiché i due verbi di'^li asa sono termini rituali che significan le due condizioni del musulmano, nell'una delle quali gli è lecito di compiere le preghiere e nell'altra no. Le macchie di sangue portano il divieto, costituendo uno stato d'impurità. (2) I paesi marittimi son tutti confine, come esposti all'assalto dei nemici D'altronde la Sicilia si trovava di &ccia al territorio cristiano, e, al tempo d'^Ibn Hamdis, v'era anche un confine interno coi paeei conquistati da' Normanni. (3) D testo ha h u g r € grembo, luogo chiuso > , e in generale « stanza » . Capitolo LXI — 'Ibn Hamdis. 329 23. « Se in guerra v'ha speranza di vittoria, Ì*è fondata su noi : che non tutti gli astri son [dileguati come] stelle cadenti (1) >. 24. < I nostri duci, il di della battaglia, ci segnano 564 coD mano su la pianura le linee che saranno [tosto] ricamate dagli avoltoi ^ ; 25. € Che i campioni, ad ogni carica de' lor [de- strieri della razza di] 'À^wag (2), dan pastura agli uccelli della strage ». 26. « Ecco alate [nari] (3) che portano in grembo temerarii guerrieri: gareggiano di celerità coi lampi; e vinconli, e arrivano salve alla meta! > 27. € Percotemmo i nemici della Fede nel bel mezzo di loro case, con un drappello che si butta ad occhi chiusi nel pelago della morte ». (1) Letteralmente : « non tatti gli astri sono fulminati > . Si vegga qui sopra la nota 5 della pag. 322, continuata a pag. 828. (2) Su questa celebre razza si vegga una notizia del baron De Slane, nel Joum, Agiat del 1888, tom. Y, pag. 467. (3) D testo ha t à y r a h, letteralmente « volante » al femminile. Usata a modo di sostantivo, ha qui il significato di navi, come nel Terso 80 di questa medesima qasidah, dov*è al plorale: taw&yr. Lo sfosso aggettivo tftyrah, col valor di plorale chd gli dà la fonna femminile, è osato da 'Ibn Hamdis, come predicato di galee, nel componimento che diamo nel § 15, ecc. Finalmente tayy&rah, altro derivato della medesima radice, significa nave, in on distico del nostro poeta, che si legge nella (iaridahdi *Imad ^ad din, voL Xn, codice parigino, An- dm Fonds, 1876, fog. 28 verso, in qoesto tenore: ^ Ecco altri versi ne'qoali 'Ibn Hamdis descrisse ona nave: «Tayyàrah, che ha doe poldni: ed oh maraviglia! non se li prende sotto le ali, che qoando to le sei salito addosso » . I [micini sono i palischermi e il poeta scherza sol doppio significato di e volatile » e di « nave » . 830 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 28. < Nuota con quel [drappello» nel mare che addentrasi] in mezzo a* [paesi de'] Barbari (1), una [nave] ombreggiata [dalle vele ] (2) : sembra aquila quando si libra [nell'aria], roteando su la valle [in cerca di preda] » . 29. « Una gravida, e pur non soggiacque al ma- schio, vien a figliare calamità sopra le rive de* Rum ». 30. € [Insieme con lei] alate [navi], nate e cre- sciute alla guerra, nuotano coi lioni [che portano m seno] ». 565 3 1 . « La poppa rassembra [teso] arco ; fuor dalla prua sporge lo strale », 32. € E manda nafta, che ardente galleggia sol mare, simile al muhl (3) con che la Gehenna ab- bronza gli [umani] corpi. 33. « Son cittadi che combattono le città de' Bar- bari : le loro città che son espugnate [poi] con la spada alla mano e saccheggiate (4) ». 34. « Ecco [de' guerrieri] che veston camice di ferro: si fanno innanzi quando [han visti già] balenare [altri] prodi ». 35. «Par che guadino il saràb (5) in unapia- (1) Preferisco adesso questa lezione di P a quella che stampai nel testo. (2) Spiego così il corpo ombreggiante, poiché il poeta allude ad una nave grande da trasporto. Dice nel verso 80 delle galee che la scortavano « fatte apposta per la guerra > . (3) Si vegga il Gap. XI nel nostro voi. 1*, 188, nota 4. (4) Di questo e de' cinque versi che precedono ho data una tradu- zione più libera in una Memoria su i fuochi da guerra, Atti deìtAc- ccidemia de' Lincei, Parte HI, voi. Ili, serie II, pag. 8. (5) La Fata Morgana del deserto, che fa comparir Farsa landa tutta un lago. Il poeta allude, come ognun vede, al luccicar delle ar- madure. Capitolo LIX — 'I b n H a m d i s. 331 ntira; poiché vedi effusa sopra di loro quanVacqua(l} [soglion versare] le Pleiadi ». 36. < Sostenemmo l'impeto loro, come fanno gli animi generosi ; nò gustammo il favo del miele, che dopo aver mandata giù la coloquinta ». 37. < I nostri fendenti lor lasciarono nelle arma- dure [tante] bocche [aperte], i denti delle quali rin- tuzzarono [il taglio] delle nostre lame ». 38. < In pugno a noi il ferro si ch'e* ragiona ; al cambiar mani, ammutolisce ». 39. « Le ali delle bandiere che ci sventolano sul 566 [capo], dal sangue de' prodi (2) [che le bagna ], sem- brano [tinte] con 1' ^andam (3) ». 40- € Che è che brilla (4) li in casa ? Un [volto] sfolgorante sorride. Muove le dita a salutarmi una mano si lesta che par quella del giocoliere ». 41 . <« Veggo occhi affranti dalla veglia e dal pianto, illividiti dal cordoglio [che li afflisse] di e notte ! » 42. « 0 sogno prodigioso! (5). La [bella] parvenza (1) Tra i qnarantasette o, secondo altri, cento e tanti siguifìcati del vocabolo ^ayn» v'ha quello di € pozza d'acqua» e di « zam- pillo ». Le Pleiadi sono benemerite degli Arabi, perchè segnano appo loro la stagione delle piogge. (2) P ha in vece: Barbari, (3) Questa sostanza vegetale usata a tingere in rosso, è tradotta variamente dai dizionarii: sangue dragone, legno del Brasile, ecc. (4) L'aggettivo che si legge in P, e che io traduco con questo verbo, tuoI dir e balenanti > . Nel codice vaticano la prima lettera è dubbia , e nella copia ch'io ebbi in Parigi si leggea y à r i q « braecialetto » , la quale lezione fu corretta , ed a ragione , dal Fleischer. (5) Leggo col codice vaticano zawrah «visita» (qui sognata) in vece dirawdah « prato, giardino > che si trova in P e nel testo della Bibl 332 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. ha visitate le [mie] palpebre, e il sonno leggiero n ha prodotta Tillusione (1) ». 43. « Io soggiorno in Sàqi ^abrah (2), a* con- fini del deserto» sur un lembo (3) di spiaggia dove il vento, quand'e' si leva, ti dà schiaffi >. 44. M'arriva un soffio con l'acre odore del de- serto: tra me e quello chi vi si arrischi (4) troverà salsi paduli (5) e profonde acque >. 45. « [Ma aggiorna]: l'alba [sparge] una luce nelle tenebre , come il negro destriero veste il petto di sudore per lungo corso >. 567 46. <': Io sospiro la mia terra: quella nel cui seno si disfanno le membra de' miei [cari] e le ossa (6) >, 47. « Come sospira la sua casa uom maturo che, reduce dal mercato, è inceppato dalle tenebre in dubbio sentiero » . 48. « Ah 3Ì m'é cascato di mano il fior della giovi- nezza; onde ho sempre in bocca (7) i ricordi delle prìnae passioni! > (1) Fo perdere a' lettori un bisticcio tratahwim e sonnolenza » etawahhum < illusione ». Questo verso è stato tradotto dal ht- ron De Schack in una stanzina, op. cit., II, 25. (2) € Inaffiator di lagrime » . Noi trovo tra* nomi di luogo, e mi sembra inventato dal poeta. (8) M a n 8 i m e via, dirittura » , ecc. (4) Leggo in V 1 i m u q t i h m. P ha lo stesso aggettivo con la proposizione bi. (5) Sahb, nel Qamùs, edizione di Bùia q 1272 (1855), Ita anche lo equivalente s a b a h a h , che sono i ])ericolosÌ83Ìmi stagni salati deirÀffrica propria, comunemente detti sebca. (6) Di questo verso e del seguente il baron De Schack ha data la traduzione in due stanzine, op. cit., Il, 15. (7) Letteralmente : • ho piena sempre la bocca de' ricordi » , ecc. Cafitolo LIX — 1 b n H a m d ì 8. 333 § 6** Altri versi. Metro mutaqàrib e rima mu-A. 15 tawàtir (1). L < Mi ripugna di far vezzi a carnagioni flosce : la freschezza (2) dell'adolescenza fa rinverdire il mio ramo ». 2. € Mi divezzarono : ed ecco [accendersi] in me una brama di magne cose, e Tebbi addosso per tutta radolescenza » . 3. € Cercai sempre di poggiare un pò* più alto di Boote (3), mirando anco a salir su la stella polare ». (1) ^e\V Appendice, testo, pag. 15, Un. 13 segg. Da F, fog. 25 recto. Non si legge in quale occasione fu dettato questo componi- mento, né a chi indirizzato. A me sembra opero giovanile, s\ perchè lo stile è men pulito, e si perchè accenna senza duhhio al perìodo della guerra che si travagliò (kl 1073 al 1086 nella provìncia chiamata un tempo Val di Noto. Allor era il poeta nel fior della gioventù : da' 20 a' 33 anni della età sua. V. St de* Mus., in, 149 segg. Quand'io pubblicai la prima parte di quel volume, non aveva ancoro sotto gli occhi questo com- ponimento, che manca nel codice di Pietroburgo; e però notai con maraviglia il silenzio d''Ibn Hamdis su quella resistenza glo- riosa de' suoi. Gli rendo giustizia adesso; quantunque non abbiamo ancora di lui un'ode quale meritoUa il Benarvet o Benavert dei cronisti normanni. Con ciò è da osservare che i versi seguenti, e sopratutto i primi sei, mi sembrano tolti qua e là da una qasidah, che non dovea esser breve. Forse il poeta in età matura dettò al rac- coglitore sol que' versi che riteneva a memoria o che gli pareano pio belli. (2) Letteralmente: < l'acqua ». Si chiama così in arabico la bel- lezza della carnagione, il riflesso di una lama ben forbita, Toner del- laomo. (3) Traduco così per farmi intendere alla prima. Il testo ha S i- m à k , che significa « elevazione », ed è presso gli Arabi nome pro- prio di varie stelle. Il poeta qui par che alluda al simàk 'ar rà- 834 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. A 16 4. < II vecchio amato è sol quello le cui virtù risplendono nei figli ». 5. < Io difesi le dame per Tamor d'una bella : cosi uora ritien (1) [tutta] Tode in grazia del verso [principale] (2). 6. « E pur veggo che il mirar alto è danno ; che cosi ti fai fuggir dalle donzelle per bene ». 7. « Sursi e sursero in me i [sublimi] propositi: attesi a quelli e vi perdei la pace ». 8. « Non assonnava gli alti spiriti in me quel paese che fa pullulare (3) un'ignavia balorda ne* capi sven- tati (4) ». 9. < Non li assonnò delicata fanciulla, olezzante di muschio e d'aloe », 10. « Quando [io correva alla guerra (?) ed ella] m'accomiatava stringendo mano a mano, petto a petto e collo a collo ! » 1 1 . < Chi cerca gloria scende li nella regione del fiume (Simeto?); si stacca dal seno della tenera ra- gazza » ; 12. [Vola alla] pugna; oppon valore al valore; mih, che risponde alla stella a di Boote. V. SclgeUerup, Tenìone francese deiropera di 'As Sufi, Pietroburgo, 1874, ìn-4% pag. 41 e 65. (1) Bisticcio sol verbo che significa a un tempo « difendere > e « ritenere a memoria » . (2) Dicon « verso » della q a s i d a h quello in coi il poeta spiega il suo scopo principale. (3) Letteralmente : e non assonnava in me, ecc., un paese che ri- sveglia Pignavìa, ecc. » . (4) Nel codice, che qui non dà vocali, leggo gumr, gamno g ì m r < grullo, sciocco, scemo, ecc. > . Capitolo LIX — 'Ibn Hamdìs. 335 [assalti di] notte ad [assalti di] notte, e scempio a scempio ». 13. € Viva la mia patria che fu, ed à sempre, tana di gazzelle e covile di Moni ! » 14. € Vedi la gazzella dalle ciglia incantatrìci (1), 3chi?a e fugace che nessun [arriva a] chiapparla ! » 15. 4c Allontana da lei gli amori un massiccio capo (2), sul quale si fanno ottusi al paro il taglio e la punta del ferro > . 16. « Ecco un lione dagli ugnoni affilati, dalla giubba intessuta di ferrea maglia » ; 17. « Quand'assalta par ch*ei [metta fuori] una lingua di fiamma e la riflcchi nella vena iugulare della sua preda ». 18. « Valorosi nati alla guerra, ne fanno essi di- vampare Tincendio » ; 19. « L'attizzano con le sciabole fabbricate [nelle fucine] di H ù d per fender cranii (3) > . 20. « Son essi que' che traggon fuori ciò che è chiuso nel corpo, quando feriscono con ciò ch*ò ascoso nel fodero ». (1) Bàbali, 068ÌA di Babilonia , dove , al dir degli Àrabii gli angeli H&rùt e Màrùt insegnarono negromanzia. V. il Co- lUìo, n, 66. (2) Tar f ha, tra' varii significati, anche qnelli di e promonto- rio » e di « duce o principe » . Ho tradotto t massiccio » lo agget- tÌTo k a 1 ì 1 « ottuso » e qni e ottundente » , come si spiega nel secondo emistichio. T a r f vuol dir anche occhio e k a 1 ì 1 « miope » . (3) Secondo la mitologia degli Arabi mnsnlmani, il profeta H ù d fu mandato a convertire il popolo di *Ad neU* Arabia meridionale. B poeta accenna a quel paese, perchè yenian di là le lame di mag- gior pregio, e sopratutto perchè gli cade in acconcio nn'assonansa col mme proprio. 336 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 21. « Son que'che sopra gli inveterati nemici ab- bassano rabidamente i ferri delle lance » , A. 17 22. « [Quasi] stelle che si levino dalle aste e tra- montino nei fegati » . 23. < L'ugna de' lor destrieri tira [tante] linee co' [cadaveri de'] campioni cosparsi sul duro suolo (1) » ; 24. « E battonlo, si, nella pugna le teste dei ne- mici che si prosternano dinanzi a loro : oh come prò- sternansi ! (2) » 25. « Corrusca li un lampo, [ improvviso ] come battito di cuor egro d'amore > : 26. « È la [schiera de'] saettatori che incurvano gli archi [a un tratto] con gagliarda spinta » . 27. < Che Iddio [mandi] folte nubi a irrigare la regione indomata (3) di quel [paese] ed a scacciar (4) co' tuoni r [empio] irrisore » ; (1) Non manca qui H doppio significato. Il yerbo che traduco «ti- rar linee * Tnol dir anco < tracciare le fondazioni di edifizii > . Il to* cabolo mihràb significa « la nicchia della moschea» e « on prode gnerriero » : anche Sa4d, oltre il valore di terreno elevato, è nome geografico deU'Alto Egitto e generico di snolo. Indi si potea cavar anco da qnesto verso la freddura « che i cavalli fÌEusean la pianta di moschee, da costruire nell'Alto Egitto » . H secento arabo era capace di qnesto e d'altro. (2) S a g ù d, che si dice particolarmente del toccar il snolo wù la fronte nelle prosternazioni. (3) ]9 i m à , « terreno ov'è proibito di pascolare, di cacdiire, ecc diremmo noi « bandita » , significa anche « parco, asilo », e il < sog- giorno deUa innamorata » . Credo donqne essermi ben apposto nelk traduzione, e n'ò prova il verso seguente. (4) n verbo q a h q a h che si legge nel testo è onomatopèa, ana- loga al latino cachmnus; ed oltre il significato di sganasciare dalle risa (in dialetto siciliano € scaccanìari » che deriva, credo io, dal latino piuttosto che dall'arabo) è metatesi di haqhaq e di haq- Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 337 28. « Regione delle pagne incessanti ; frontiera [onde irrompe] la guerra sacra; sbocco (1) de* valo- rosi ; asilo de* proscritti » ; 29. € Quella che oppone alteri ad alteri, nobili a nobili, lioni a lioni ! > 30. «Prosperi [Iddio] i vivi abitatori di essa; [accolga ne' gaudii] eterni gli spiriti de' suoi estinti ! > . § T® Metro tawil e rima mutawàtir (2). A. 27 I. «0 che óuml sia avara (3) come le [altre] belle? (4). [Le son] tutte [cosi]! Io augurai da un nome al quale non risponde l'augurio (5) ». kaq, che significano « camminar forte ^. Il poeta vuol dunque die le stesse nubi irrighino il suo paese e gittino folgori da far andar via più che di passo gli occupatori cristiani. (1) Magr&: «corso, letto di fiume, corrente o canale, luogo donde scorre Tacqua. Indi *. sbocco » mi è parso più adatto che < palestra ». (2) P, fog. 7 recto; F, fog. 68 verso. Testo, Appena. 27, lin. 13. (3) Leggendo in F, come vuole il Fleischer, buhl. P ha chiara- Beote nagl, poiché la differenza sta nei punti diacritici. D Fleischer, volendo spiegare perch'egli preferiva la lezione buhl, mi scrisse nel gennaio 1875 intendere il primo emistichio nel tenor che segue: < Comment? Jouml^ avare, à la manière des belles, de K3 charmes et des faveurs? ». C'est-à-dire: « Comment pourrais-je me flatter d'obtenir des faveurs de Jownl^ avare, comme toutes les Wlles, de ses charmes ? > (4) Così P. D codice F ha 'al gawànì, plurale di gantah, < donna pudica > , sia zitella o maritata. (5) La radice gamal vuol dir mettere insieme; guml significa anche « gomena » , composta di foni attorte insieme, ecc. Dice il povero poeta che il buon augurio del nome « unione » non risponde ^ suo caso. Gli Arabi, dall'età classica infino a' nostri tempi, hanno sempre credato ai presagi, al mal occhio, ecc. Il tt 338 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 2. < M'abbandonai alle vanità deiramore. Ahi che l'anima abbandonatasi alle vanità [rìmane come una donna] senza monili ! > A. 28 3. « Com'uom che asseti nel deserto, e veder gli sembri copiosa polla, dove l'acqua già scemi e [intanto gran] gente vi tragga, cosi io [vissi anelando] ». 4. < [Ma] posson labbra arse di sete querelarsi di te [se non le bagni], quando acqua tu non hai, fuo^ che quella che ti sgocciola su le gote ? » . 5. < L'occhio tuo piantommi in cuore [come vir- gulto] una brama, che porta all'aniiAo mio frutto di dolore e d'angoscia > ; 6. < Ond'è forza che la fantasia inganni la pas- sione e che io [cerchi] un balocco per arrivare a qual- che speranza » . 7. « Fingi di chiudere gli occhi in sonno pro- fondo, e che venga a visitarti l'immagine della tua bella » ; 8. € Chiedi al soave odore del zefiro , forse ti [mostrerà] vicina e presente colei che s'asconde » ; 9. « E se non conseguirai appieno ciò che bra- mano gli innamorati , si che dell'estasi amorosa n'a- vrai (1) quanto a loro ». 10. « Era tal notte che le tenebre rassembravano a' risguardanti lo struzzo (2) quand'e' fugge ratto pa- ventando l'aurora »; A. 29 1 1. « Notte che parea coperta d'una veste, il cui (1) I dae vocaboli che traduco « estasi amorosa » posson prendere un altro significato che non mi preme di spiegare. (2) AUnde forse alle penne nere e bianche deUo struzzo ; ma 8*str tacca più fortemente a giocar su i vocaboli 7al!m e struzzo* e zaiàm «tenebre». Capitolo LIX — 'Ibn Hamdts. 339 sparato [attaccavasi] all'orizzonte e lo strascico spaz- zava il suolo >. 12. < Quella montagna di tenebre, o maraviglia ! eccola dissipata, al soffio delle gentili aurette mattu- tiae >. 13. « D'ambo i lati le si stendeano deserti senza confine, e meco li valicavan corsieri e cameli >. 14. « Per difender [quivi] le custodite antelopi s*immolan [umane] vite : forti campioni le troncano a colpi di taglio e di punta (1) >. 15. < Nel fitto delle tenebre pascolava una gaz- zella, e con essa una lupa, il cui [sangue] un lione mesceva alla morte ». 16. « Con alto grido esso chiamò per nome quo* forti: sfidoUi per compiere sovr'essi opra egregia con l'indico acciaro >. 17. « Alla malora que* congiunti, presso i quali non puoi dormire una notte, senz'accorgerti com'è' bra- mano che tu muti alloggio al più presto ! (2). 18. « Oh beato '(3) chi mai non si scosta dagli ornamenti di costei; [che porta de'] braccialetti e de* hal^àl (4Ì, sottili come [convengono] a gentil don- zella! » (1) K ha la Tuiante: « che i prodi ti mostrano come Tacciaro è cupido [di immergersi] in esse ». (2) Letteralmente: « I segni eh* e* fumo sono un acceleramento Illa toa partenza per cambiare [alloggio] » . (3) n testo ha qui lo strano modo di dire degli Arabi: e 0 col mio padre! », che significa: e possa darsi il mio padre in riscatto di lu! ».Gli Àrabi osano questa frase per esprimere una grande am- nùnoione; e però ho tradotto: oh beato! (4) n cerchio che le donne orientali portano al collo del piede. 340 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 19. < È colei che, in vece di guarirmi, tratta co* palliativi (1) questo mio male insanabile » (2). A. 30 20. « [Ella cresciuta] agli agi ; ebbra della pro- pria bellezza (3) : il suo labbro di ciriegia (4) lo man- geresti ; [beveresti] il vin rosso della sua guancia >. 21. «Le gettai uno sguardo, che alle linguacce* sembrò furtivo segno di amore » ; 22. « E [sciolsersi a] dire : « Ecco un*occhiata ri- velatrice che le fa salire il sangue alle goto !» «Oh no, risposi ; no, per la mia vita, è il pudore che fa sbucciare una rosa! » 23. « Ma rimbeccano: « Sbagliammo; ella è un angelo !» (5). «Oh questo sì ch'è vero ! » (1) Letteralmente: e Ella [va] palliando ad ogni istante, in vece [di dar]mi salate, il langaor di palpebre, pel quale non vlia guarì* gione ». Leggo come nel testo il verbo che traduco e palliare *, il quale qui mi sembra più proprio che « medicare o cnrare > , come vor- rebbe il Fleischer. Il poeta non ringrazia, ma si lagna ; poiché la bella, in vece di curarlo radicalmentef gli porge de* palliativi Su Tubo di questo verbo si vegga il Dozj, Suppìément, I, 439. (2) Letteralmente: € Languor di palpebre, dal quale non si risana > . Non ho voluto mostrare ai lettori Timmagine, poco pulita, di uni oftalmia. (3) Letteralmente : « ebbra del vino della sua bellezza ^ , tradu- oendo con questo ultimo vocabolo Tarabico rayq, rlq o riqaK che vuol dir « saliva » . I poeti arabi non hanno a schifo questa voce, anzi ! Ma non capirei come in questo modo la bella si potesse ubbrìa- caredassè. (4) Letteralmente: e rosso cupo > , e dioesi propriamente di tal color deUe labbra, ch*ò gran bellezza presso gli Arabi. Ho spiegato il concetto del poeta mettendo, in vece del colore, il nome del frutto al quale par ch*egli alluda. (5) Non trovando vocali nel testo, leggo ginn ah in vece di gannah, che significherebbe «giardino o paradiso». Ginnah torna a « genio » , essere soprannaturale, sia buono o cattivo. Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 341 24. € 0 figliuola del grande della tribù, grandezza è forse sollevare [una speranza] che giace, [e poi de- luderla] quando sta a te [di appagarmi]? > (1). 25. « Ti sei fatta alacremente a spezzare il [no- stro] legame : dilicata donzella sei tu , avvezza agli agi >. 26. « Veggo sinistri volti con la stampa della tua schiatta (2) : ' per cagion di quelli ti s*aggirano intorno i Fati (3) *. 27. € Che hai tu che ci fuggi, come fanno i [tuoi] ? Nudri dubbio tu forse su l'indole nostra? » 28. < E quando ci compirai la promessa? Tu avara [sempre] ne* fatti ; liberale alle parole ! > 29. « Mi tieni a bada con finte ripulse : quelle si A. 31 che tolgono ad 'Irarù 'al Qajs il biasmo [del troppo ardire ] (4). (1) Letteralmente: « grandezza è forse che tu sollevi un depresso, la condizione del quale è in tuo [arbitrio] > . Ma il verbo che traduco sollevare, significa ancora < mettere al nominativo > ; Taggettivo < depresso * vuol dir anche genitivo; e il sostantivo < condizione » significa anche accusativo. H poeta fa dunque un bisticcio con tre termini grammaticali: e questa che a noi sembra insopportabile fred- dura era squisita eleganza nel Parnaso d'^Ibn Hamdis. Chi sa poi se non si asconda qualche altro significato in quei tre termini? (2) Letteralmente: « Yeggo occhi biechi, congeneri per natura ai due occhi tuoi » . (3) 'A gal, plurale 'àgàl, vuol dire < termine stabilito » e partioolarmente quello assegnato alla vita » . (4) Letteralmente: < Per tenermi a bada tu usi quella finzione di durezza ond'è tolto il biasimo ad 'I m r ù 'al Q a y s » . Mi par cbe'Ibn Hamdis, ammiratore e, spesso, plagiario di quel ce- lebre poeta, alluda a' vanti ch^esso iacea narrando i suoi amori con la cugina 'U n a y z a h. Si vegga il luogo nella edizione di Arnold, 342 Capitolo LIX — 'Ibn ^amdis. 30. € La tua bocca giura di baciarmi, per avve- rare [ l'adagio] , che puzza la [stanza] dove racchiu* densi i vasi d'odori (1) >. 31. « [E pur] se mi fosse stata divelta ranima dalle vene, me l'avrebbe resa la dolce saliva [succiata ne'] tuoi labbri! (2)». 32. < Veggo biancheggiare nel tuo braccio l'ar- milla d'avorio che il serra; ma il gemmato bustino (3) ciurla (4) nella tua cintola». 33. «Tu rassembri la frese' acqua che [spesso] rende la vita ; ma se uom la tracanna a furia, l'uccide >. 34. < Chi s'afSda che tu [noi meni] a morte e doq tradisca l'amor suo, con quello sguardo rapace e quel piglio superbo? » 35. « L'orgoglio è tuo retaggio (5); se l'indossi. pag. 6 segg., e particolarmente a pag. 11, il verso 23, nel quale il poeta dice alla sua beUa tra le altre baie : < M*ò por avrenato ch« e donna gelosamente custodita, neUa coi tenda nessnn potea pene- « trare, si sia lasciata a poco a poco metter le mani addosso da me > . (1) Non mancano i soUti bisticci: qasimah vnol dir cgima- mento > e « vasi di odori » ; mi t fai < pozzolente » significa anco « sudicio, paltoniere » . P ha nel secondo emistichio la variante di qualche copista nemico delle donne: «Quel che detta il giuramento è un mitqal», ossia una moneta d*oro. (2) Letteralmente: « da* tuoi denti incisivi * . (3) W i 8 à h , cinto di cuoio ornato di fiU di gemme intrecciati. Da questo ha preso nome il metro moderno, detto Muwaiiahah,del quale ho &tta parola nella St dei Mw., lU, 739 segg. (4) Bendo con questo verbo Taggettivo gawwàl, ch'è da leggere in fin del verso, secondo Tottima correzione del Fleischer. (5) Così traduco, per dare un vocabolo che tutti possano intendere, il ha bis del testo, che significa « lascito di mano morta, beni ina- lienabilmente legati in uso pio » . Capitolo LEL — 'Ibn Hamdis. 348 ealza bene alla tua bellezza : [ma su le spalle d']un*al- tra [parrà] un camicione ». 36. < [Eccola] vestita d*una chioma, [che al co- lore rassembra] le tenebre, ed [alla copia] il folto bosco, e co* suoi sag^ (1) batte i monili >. 37. « Offronle lor delizie su le [sponde del] fiume, A. 32 giardini yarìopinti come i tappeti di 'Àbqar (2) e cascanti acque ». 38. [Quivi] ella canta e le battono il tempo gli uccelli, scuotendo Tali e i rami inchinandosi ». 39. « V*ha dunque de' modulatori di canto (3) che stanno ad ascoltar le sue cadenze, mutoli, come s'è' non sapessero gorgheggiare », 40. « Sia la bigia [colomba] che per duolo non (1) Sag* è rineiao della prosa rimata, il gemito de* colombi, im saoDo reiterato e monotono , nessan de* quali significati si adatta al resto del Terso. Se la lezione non è sbagliata , dev^essere nome che si dava aUe treccinole, oppure a quelle minuterie di metallo che le donne orientali sogliono attaccare alle trecce. Il poeta dice che questi 8 a g ^ e fuean lavoro » su le collane ; perciò dobbiamo in- tendere che stropicciassero sul metaUo o su le pietre dure del monile. Ne^^tno come neU*altro caso, mi par che « battere » tomi al e &r Uvorot del testo. Forse la buona lezione è sing, come poteva il poeta accorciare, per cagion del metro, il plurale sinag: pesi da «info, pìccole e sottili lamine di metallo. (2) Siamo in piena mitologia araba, poiché i geografi non ci sanno dire se fosse stato in Mesopotamia o neU* Arabia Felice, questo paese abitato dai Ginn, dal quale vernano dei tappeti e de* drappi vario- pinti, chiamati *a b q a r t. Si vegga questo nome nel M n * g a m di Tiqùt e nel Dizion, di Lane. (3) 'Ai Sawàdt, che & supporre qb sostantivo singolare &A- di ah, il quale non si trova nel dizionarii; ma il verbo e Tagget- tivo mascolino portano al signifioato di recitare cantando. Mi Capitolo LDL — ' I b n Hamdis. chiude mai le ciglia ; sia Tusigauolo che non conobbe mai conforto? > 41. « Tu mi rammenti [o canzone] il tempo della gioventù ch*ò ito : allora le voluttà mi sfilavano dinanzi, ed io le rapia tutte », 42. < [Nel] rigoglio d'una vita, nella quale il corso de* tristi pensieri arrestavasi, come [si rappiglia] il li- quido vetro tirato dairartefice (1) ». 43. « 0 patria, fuor del cui grembo vivemmo il mattino e non slam giunti a sera, che vi torniamo [sempre] con Tanimo ! » 44. < Quivi fanciullo io crebbi tra le grandezze; e folleggiai nei di deiradolescenza [che svaniron come] faville ». 45. ^ Le negre cure or mi coprono di bianche ciocche: [ahi che] mentre era io sciolto d'ogni cura fu guasto il mio nido! » A. 33 46. « Lasciate le patrie sponde, trapasso i deserti : di lor belve, mi si fa innanzi il lione e lo struzzo ». 47. « Soleva io meriggiare tra le rose e i gigli ; or mi do' al sonno neir[acre] odore della mimosa (2) e del dal (3) ». (1) Letteralmente: «nella quale le mie care si rappigliavano come il liquido 8i tira in Tetro » . Il verbo < tirare > risponde a quella ma- niera di lavoro ch^esprime il verbo bara del testo : « temperare il calam, affinare il legno d'una saetta > , e simili. (2) T a 1 h , mimosa gummifera, ovvero un*altra sorta di aeaaa d*E^tto, Nubia ed Higàz. V. Lane, DùHon., lib. I, pag. 1865. (3) Loto salvatico ed un altro albero o arbusto del Tarn an, di odore acutinimo, che si sente molto lontano. Lane, DmaiL, 1, 1816. Capitolo LIX — 'Ibn ^amdiB. 345 48. € Bazzico su* lembi de' deserti , là dove lo spelato lupo viene all'acqua > : 49. € Ha neirocchiaia una fiaccola che fiammeg- gia quando si spegne la fiaccola del Sole ». 50. € Buona guida l'olfatto, [pur] lo mena là dove l'inganna r[odor della] carogna (1) poiiato dal vento ». Si. € Nel buio delia notte giugno alla macchia: ed ecco che nervoso braccio gli aggiusta un bruno strale » , 52. < E mortifero pondo d'acciaro e di legno vola coQtr'esso» su lievi penne ». 53. « L'animo mio è di tal tempra che fabbro non ne die mai si [fine all'arnese che si serba] nel fodero e ^acca le teste » ; 54. € [Animo] tanto saldo, che la debolezza dimora assai lungi da esso; e veder si chiaro, che nell'oscu- rità gli comparisce ogni cosa » . 56. « Io fo doventare i pie del dromedario chiavi A. 34 [da aprir le porte] a faccende, che se vi mandassi altri sarebbero [serrate] a chiavistelli ». 56. « E dove non è altra terra che il pelago, monto un palafreno d'acqua, che galoppa a nuoto ». 57. « [Ma] la colomba del bosco li dal suo ramo non scioglie canto che appo 'Al M amarri (2) non si muti in lai ». (1) Cm, leggendo col testo stampato s i 1 w < membro tronco » ed ancbe Finterò corpo morto d'on animale. Il Fleìscher ha corretto Saw, che significherebbe « a distanza » e porterebbe a tradurre « dorè [Inodore] portato longi dal yento Tinganna ». Ma se non si supponesse Fesca, dove sarebbe Finganno ? H pensiero del poeta mi sembra, che il Inpo, ingannato dalFodore della carne morta, non sente b Tira del cacciatore che sta a balzello. (2) Allude al libro di questo celebre poeta, che ha per titolo 'A 1 346 Capitolo JJX —- 'Ibn Hamdfs. 58. < Lo giuro, unque non piegai la testa al sonno che non mi comparisse nella valle de* sogni (1) [quel- l'altra] valle, soggiorno d'una tal gente »; 59. « [Quel] paese in cui germoglia la gloria, [in cui vivon] cavalieri, che quando assalgono, i Fati gii- tansi nella mischia » , 60. € Aleggiando su lor [teste, mentre] l'incendio della pugna accende l'aste loro e le punte [brillano] come lucignoli [ardenti] >. 61. «Quando la caligine spegne le stelle, caval- 'Ayk wal 'al gusùn (Il bosco e i rami), opera di erudizione, in cento volumi, su la quale si vegga Hàggi ^ali f ah, V. 57, n. 992 della edizione di Fluegel. 'Abù 'al *Alà' 'Ahmad 'ibn *Abd 'Allah 'ibn Su- laym&n, 'al Ma*arri, ossia di ^Al Ma^arrah in Siria^ cieco, ed uom di prodigiosa memoria, morì il 449 (1057-8). È chia- mato a ragione da* nostri eruditi U Lucrezio degli Arabi. Si vegga la sua biografia in 'Ibn ^allik&n, versione inglese del baion De Slane, I, 94, e presso Abulfeda, m^ 163, della edizione di fieiske (anno 449), dove sono inseriti i versi coi quali il poeta si burla di tutte le religioni cVegli conoscea. D diwano di 'Al Ma^arriè stato pubblicato con un cemento a Bùlàq, nel 1286(1869). Non so perchè 'Ibn Hamdis citi qui 'Al Ma^arrf, ma è evi- dente la transizione con la quale ei vuol tornare a pianger su i mali della Sicilia. (1) Wàdi 'al Karà «Valle della sonnolenza». D poeta Hcherza per Tassonanza del nome con quel della notissima Wàdi 'al Qurà, ossia YaUe de* villaggi, presso Medina. Forse v*lia un se- condo gioco di parole. H vocabolo w a d i in Occidente (Spagna, Af- frica, Sicilia) prese il significato di < fiume > . Qui il poeta allode a queUo sul quale ai stendeano i giardini della sua bella, sia TAn^ 0 il Cassibile (Eakyparis), e nello stesso tempo ricorda che ai tiatU « del fiume dei sogni». n codice V in luogo di Wàdi 'al Karà, ecc. ha « in lonta- nanza della valle, soggiorno, ecc. » . Capitolo L^L — 'Ibn Hamdls. d47 can(I) essi nella [nota] dirìttara di quelle: [ond*egli avviene che] gli assenti (2) faccìan da guida altrui per le strade ». 62. € [Ecco] i cameli che brontolano neirassem- blea (3): quand'essi vi compariscono, suonan [parole] di lode ; almen si dice cosi » . 63. « [Veggo] un prode che dà la caccia al cam- pione nemico, tanto che [lo riduce] come Tonagro dalla luDga coda, incalzato con la lancia [sul fianco] ». 64. « E le cavalle [ che sembrano ] macchiate a. 35 bianco e nero, [poiché] le ammanta sottile gualdrappa intessuta dal polverio ». 65. € Il di della battaglia [si montan anco] i pu- ledri grandi e piccini : e de' cavalieri qual è lione [adalto], qual è lioncello » . 66. < Orsù. Evviva questo paese e i suoi figli ! Evvi- vanole vestigia [delle città] egli avanzi [della schiatta]! » 67. < Evviva la fragranza che da quelle piagge ne reca il venticello mattutino e quel della sera ! » 68. « Sia lode a' vivi ; sia lode a coloro le cui membra giacciono, intere o fatte a pezzi, nelle tombe ! > 69. « Sia lode [perfino] al lungo sonno de' [nostri], poiché terribili eventi mi destano (4) alla riscossa >. (1) Letteralmente: < metton la seUa » . Il verbo usato qui sigùifica ancora < accender la lampada » . Il poeta al certo noi dimenticò. (2) È il plurale deU'aggettivo dàll « errante, fuorviato », e significa anco « non presente » . (3) n vocabolo che ho tradotto « camelo » , propriamente stallone non adoperato alla soma, vuol dir anco € principe, capo di gente » . Il Terbo che ho reso e brontolare » si adatta al camelo quando reitera il grido. (4) « Cotesti terrìbili eventi > potrebbero accennare al giorno' del 348 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdf s. A. 36 §8'' Canzone indirizzata alla gente del suo paese per muoverla alla guerra sacra. Metro tawil, con rima mutawàtir (1). 1 . « 0 figliuoli della frontiera (2) [io vi dirò che] in guerra non siete figli della mia madre, se gli Arabi di costi non piomberanno meco su i Barbari! (3) ». 2. « Su dal sonno ! Io veggo che mentre sperate nel viver quoto (4), vi sovrastano [mille] mali ». 3. < [Pien] di veleno mortale (5) è il nappo che ratto gira per mescere a* bevitori la figliuola della vite (6) ». ^- 37 4. « Volgete contro il nemico le teste de' cavalli giadizio e non ad una sollevazione che il poeta sperava o credeva im- minente in Sicilia, scegli non avesse limitata a sé solo Fazione dei terrori che dovean destarlo dal sonno. Con tntto ciò non son certo ch*egli alluda al sonno della servitù piuttosto che a quello della morte. Il vocabolo che ho tradotto « riscòssa » e che propriamente significa « accorrere d'ogni parte , levarsi popolarmente in arme > si usa ancora nel senso della risurrezione universale. E da un'altra parte non è mica inverosimile che il poeta abhia usato per l'ap- punto questo linguaggio, per la gravità del movimento ch'egli spe- rava in Sicilia. (1) F, fog. 70 verso; P, fog. 17 recto. Testo, Appena,, 36, Im. 10. (2) Si chiamava frontiera ogni luogo confinante coi territorii non musulmani. (8) Letteralmente : < Se io non assalirò insieme con quanti Anbi v*ha tra voi > . Si vede che il poeta non contava tra' suoi i coloni Ber- beri di Sicilia. (4) Hilm « mansuetudine». Se si leggesse, con altra vocale, hulm, sarebbe U sonnecchiare: e forse il poeta ci ha pensato per&ie Ù giochetto: e se andate sognando speranze ». (5) Letteralmente: < Nappo che contien la madre deUa morte» f ai o^one più diritto a « figlia della vite » . (6) n vino in arabico è di genere femminile. i Capitolo LDL — 'Ibn Hamdis. 849 che preconizzino a' Rum [centinaia di] orbate madri e di figli orfanelli (1) » ; 5. < Cavalli che il mattino facciano nn polverio da velare il sole, dopo averne levato [altrettanto] la notte di faccia alle Pleiadi >. 6. < Avventatevi nella mischia con acciari come folgori, che fendan teste e versin [pioggia] vermiglia ». 7. < Quando li trarrete dai fodero, non vi man- cheranno ausiliari; che già [nel paese] ogni sentiero è coperto di pietre sepolcrali (2) ». 8. < I brandi che picchian su le cervici degli In- fedeli mi rendono airorecchio suon più grato che la corda di basso » . 9. € Voglia Dio che de' vostri guerrieri ciascun si gìtti nella pugna con Tanimo infocato quanto la lingua ! (3) » . 10. « [Tal] braveggia e vantasi di volare alla guerra perchè si tedia della pace » ; 11. « E [poi] fa violenza, quando il pub, alla casalinga gazzella, non curando se la dimane sarà di- vulgato r iniquo eccesso » ; 12. « Ed ha in corpo (4) tal indole che gli fa uscir Tanima un pocolino (5) pria che la [mortifera] punta esca dal proprio corpo ». (1) Si confronti il § 4, verso 38, qni sopra, pag. 822. (2) È snperflao di aggiagnere che il poeta sperava gran numero di vendicatori, in proporzione di quello degli uccisi. (3) Letteralmente: € lingua pungente > /adb, che significa propria- mente € spada > e si usa anche in quel senso. (4) n testo haduhlah « intenzione», modo di vedere, e in generale qualità e disposizione delibammo. (5) Ho lasciato dubbio il senso, parche mi par che così abbia vo- 350 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdts. A. 38 1 3. « Costui non riscatta, no, suo [yii corpo] con perdita di] membra o di sangue, ma col [fallire alla] riverenza (1) di Colui che gli fece le ossa ». 14. « Imperterrito ch'egli è! Quando la morte gli si fa incontro tempestando minacce (2), ei si mette a mugghiar come il camelo furente (3)». 15. «Ha rocchio d'un tremendo leone, ma il co- raggio, a quanto io ne so, [va definito] coniugando il verbo ignorare (4) ». 16. < 0 [la nostra] terra diletta ! Quando voi senti- rete mancarvi l'aria che qui [respirate], gli afifetti vo- stri si spargeranno sgranellati su [tutta] la Terra! (5) ». luto fare il poeta. Il « corpo suo » potrebbe essere quello del ri- gliacco, 0 quello della scimitarra, ossia il fodero, che di tali metafore non si spaventa 'Ibn Hamdis. Nell'uno come nell^altro caso il diminutivo è usato ironicamente per significare che il vigliacco al quale si allude, si sentia morto prima che altri lo toccasse. (1) L'autore nel suo sfrenato amor de* secentismi ha incastrato pria di 'a : m « osso » un altro vocabolo che ha le stesse lettere, e metten- dovi le vocali, panni s'abbia a leggere 'u zm «la grandezza di Dio ». « Questo Rodomonte, dice il poeta, non si libera da' nemici esponen- dosi alle ferite, ma sacrificando i propri! doveri verso Dio, cioè vol- tando le spalle nella guerra sacra o transigendo con gli Infedeli». Dopo la carne e il sangue ha voluto nominare le ossa e fare un altro bistìedo su queste. (2) Proposi nel testo la lezione fàgiran «a bocca aperta >. Correggo ora f a S r a n , togliendo il punto diacrìtico su la seconda radicale : e questo significa, secondo l'uso volgare notato dal Bistanì. « spaventare con grida > . (8) Letteralmente: «Ripicchia agli orecchi il muggito del qarm», ossia camelo stallone. (4) Significa anche « verbo passivo » . (5) Per errore tipografico questo verso è segnato 15 in margine del testo e così di seguito. Ognun s'accorge che ho usata la voce terra Capitolo LIX — I b n H a m d Ì s. 351 17. «La vostra gloria materassi in vergogna : ed ahi qua! fiero colpo sarà alla vostra nazione (1) Tesiiio! >. 18. « No ; gli altrui paesi non sono il vostro paese ; gli uomini e i costumi di là non sono gli uomini e i costami di qui (2) ». 1 9. € Può forse l*altrui patria compensarvi della patria vostra? Quante [ve n*ha al mondo delle] zie inaridite (3); e nessuna compensa la madre! > 20. « 0 forse il socio, all'amistà del quale ho io corrisposto con l'amistà, ha meco lo stesso vincolo che il santo con la sua missione ? (4) :^ . nel doppio aìgnificato che le dà il poeta, cioè di patria e di mondo. Gol Yerbo sgrandlare ho cercato di avvicinarmi al valore dei dne vo- caMi del testo, che esprimono lo sparpagliarsi de* grani d^un rosario 0 d'an vezzo, quando è rotto il filo che li tiene insieme. Del resto 'Ibn ^amdis co' snoi giochi di parole scinpa il dilicato concetto di qaesto verso. Mette ancora hawà' «aria» a riscontro di ^ab- wé' < affetti». (1) Nel testo Snml « la famiglia, la gente^ il corpo morale della patria > , astrazion fatta del laogo ove si dimora. (2) Traduco genericamente < uomini » il singolare g a r « vicino » , e però € concittadino, protettore, ausiliare » , e rendo « costume » la voce hilm, come Tha corretta il Fleischer, che vale «umanità, equaninùtà, fermezza, la mansuetudine de' forti » ed anche saviezza, intelligenza. H testo ha h u k m , che significherebbe « potere, go- Temo» e mal si adatterebbe al. caso. (3) Gadda' « (nutrice) senza latte, (donna) senza mammelle > e lo stesso degli animali (4) Waliy, da non confondere con wàli « prefetto, governa- tore» ch'è pur derivato dalla stessa radice, vuol dire « amico », e, in significato teologico « prediletto daUa Divinità, privilegiato con doni soprannaturali^ servo di Dio », le cui preghiere ed anco le im- precazioni sono ascoltate in Cielo. Com'egli accade, il grado si è abbassato col tempo. Dal grande *Ali, il waliy per eccellenza, questo privilegio è soeso a que' che gli Europei chiamano < san- 352 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdfs. A. 39 21. < In tutto Tampio mondo tìenti fermo ad una patria, e cerca di morire entro una casuccia de* tuoi, 0 su le rovine [di quella]». 22. « Ti scampi il Cielo dall'assaggiare l'esìlio: che non fu mai da savio assaggiare il veleno ! >^ A. 42 § 9*" Ricordanze della Sicilia e di Siracusa, patria del poeta. Metro tawil e rima mutadàrik (1). 1 . € Per alto affare incalziamo le robuste camele. che col loro passo ci roenan ratti a traverso i deserti >, 2. « Fugando per le aride piagge occhi salvatici, le cui pupille ci ricordano occhi a noi famigliari > : A. 43 3. < Donzelle di peregrina beltà, [varia] in cia- scuna secondo le fattezze di sua schiatta (2) ». 4. « 0 tu che mi rìprendi , lasciami spiegare il partito a che sonmi appigliato con animo saldo (3) ^. 5. < Tal uom son io da non fuggir il dolore che sento come spina qui in mezzo al cuore (4) ». toni > musalmani. Traduco « santo » per manco male. U vocabolo w a 8 m « marchio » , come si fa sn certi animali col ferro rovente o con nna tinta, non è dato nei dizionarii arabi col significato che qui evidentemente gli adatta il poeta, e ch'è lo stesso notato dal solo Cache, Diet. Arabe FranQtMj cioè il carattere indelebile che attri- buiscono i teologi a' sagramenti. E però ho tradotto « missione > . (1) y. fog. 113 verso. Testo, Appena,, 42, lìnea antipenultima. (2) Letteralmente : « Donzelle di cni vedi la peregrina bellezza « confacente alle loro specie ('anvà *) nella saa fattura (halq) e « congenere > . Non ho esitato qui a rendere < schiatta » il vocabolo che ordinariamente significa < sorta, spedo, maniera > . (3) Letteralmente : < Ritenendomi con rara costanza > . Secondo Toso dei poeti arabi, 'Ibn Hamdìs risponde ad nn supposto cen- sore, che lo biasima, com'è* pare, di avere abbandonata la patria. (4) Letteralmente: « Tal nom son io da soggiornare nel cordoglio. « col quale sento che alcon mi pange nel granello del cuore > . Capitolo LIX ^ 'Ibn Hamdis. 858 6. < Mancava (1) alla mia terra il fermo proposito di tornar padrona di so : onde inorridii, disperai » . 7. € Ho racchetato poi l'animo, quand'ho vista la [ mia patria ] assuefarsi alla malattia mortale, fasti- diosa ». 8. € Che? Non l'hanno marchiata d'ignominia? Non hanno, mani cristiane, mutatele sue moschee in chiese >, ' 9. < Dove i frati picchiano a lor voglia, e fan chiac- cherar le campane mattina e sera ? » 10. « Ah, no, arte medica non vai a guarire il [paese]: la spada è tanto irrugginita che invano ti [sfor- zeresti] ad arrotarla (2) » . 1 1 . 4( O Sicilia, 0 [nobili] cittadi, vi ha tradite la sorte: voi che foste propugnacolo contro popoli pos- senti! (3) ». 12. « Quanti occhi [tra voi] vegliano paventando, i quali un di, sicuri da' Cristiani, traean dolci sonni ! > 13. < Veggo la mia patria vilipesa dai Rum, essa A. 44 che [in man] de' miei fu si gloriosa e fiera >. 14. < Il terror delle [armi sue] ingombrava le terre degli Infedeli ; ahi che il terror di loro or tutta la ingombra ! > (1) Il principio del yerso è guasto; onde il Fleischer v'ha piopoete due lesioni, che tornano entrambe a « trovare pretesti, essere re- 8tiM>, eoe. » . Questo pensiero ho voluto render qui. Ho poi tradotto < tornar padrona di sé » il passo che letteralmente dice : « tornare alla sua propria gente » . (2) Letteralmente : « Che gli strumenti da pulire non fanno » . (3) Letteralmente : « H popol del secolo », e va inteso la nazione predominante, come si dice « re del secolo > il principe più glorioso di una età. U vocabolo che qui significa « secolo, età » è lo stesso che nel primo emisticbio va tradotto « sorte » ; onde il bisticcio. Il «3 g54 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 15. ^0 perchè non ha più que' saoi lioni arabi! Vedresti tra* loro artigli i Barbari dilaniati » . 16. < Agli occhi miei non si offerse mai drappello di cavalieri che [sapesse] al par de' nostri calar fendenti su' prodi nemici, o dar di punta » . 17. . 18. «Ovvero [cacciandosi] tra' ferri delle lanc*t serravansi addosso a* chiusi nell'arme (2) ; e menavano punte da far votare gli arcioni ! > 19. € Non parmi che il fuoco perda ^a fiamma (3) quando nel caler della state s'imbatte in secchi rami di palme : > 20. € [Cosi i nostri] ! E non fu piena di correrie la Calabria per le mani loro? E non fecervi strage di patrizii (4) e di prodi ? » 21. € Aprirono con le spade i serrami di quel paese: splendeva esso di luce, e vi. lasciaron le tene- bre (5) ». (1) n testo ba subb, contrazione, come parmi, del plurale su- b a b, cbe non si sarebbe adattato al verso. Trattandosi di meteort o stelle cadenti, bo detto bolidi. (2) Letteralmente : € a' saoi ku mali », cbe nella storia antica si direbbe e catafratti », e in quella del medio evo « uomini d'arme ■ . L'aggettivo « suoi » si riferirebbe a nemico o paese, sottinteso. H>' seguita così la correzione del Fleiscber. Il codice ba la voce k . m à- n a b , cbe non si trova ne' dizionari; ma il significato generale delb radice e lo speciale di alcuni derivati, porterebbero a darle quello , 24. < Ecco navi da guerra saettanti Tincendio della nafta, il cui soffio (3) mortifero tappa le na- rici >• 25. € Ecco le [ galee ] coperte di feltro rosso e giallo, che sembrano le figliuole de' Zang (4), vestite a nozze (5) >. 26. « Quando vi fumano i fornelli, diresti che in esse s'apran tanti spiragli al vulcano >. 27. € [Ed ora] y'ha forse in Gastrogiovanni una (1) È lo stesso vocabolo che la moda ba introdotto oggi in Europa, e oon lo traduco perchè è più espressivo di « mantelli > . (2) Traduco nel primo emistichio « mare » e nel secondo « fiume » il vocabolo bahr, che in arabico significa Tuno e Taltro. Il Manzoni non rubò al certo a 'Ibn Hamdis Te onda de' cavalli». (3) S a * ù t e medicamento che si aspira , vapore medicinale , (4) I Gallas, e più generalmente gli abitatori della costiera che da loro chiamiamo Zanguebar, celebri perchè afflissero fieramente le popolazioni arabiche nel medio evo. (5) Le navi da guerra avean su la coperta de' teli di feltro per ammorzare i colpi e prestar men facile alimento al fuoco. Ouglielmo 28. < Oh maraviglia! i demonii stanziano nelle costellazioni delle asteroidi! » (2). 29. < E' si afforzano in Siracusa, fatta landa ste- rile, dove non puoi visitare altro che avelli >. 30. < Passeggiano ne* paesi i cui cittadini giac- ciono sotterra: oh no, non [han più paura] d'incontrarvi que' pugnaci lioni ! » 31. < Ma se mai s'aprissero i sepolcri ! oh ruggenti belve salterebbero fuor dalle fosse sopra costoro! > 32. < Sempre io vidi , quando il lione è lungi dalla macchia, il lupo che viene baldanzoso a volteg- giare li presso! > 567 § IO. a) Ricapitata in Spagna una lettera che gli scrivea di Sicilia il suo padre, esortandolo a virtù ed a carità [della famiglia], risposegli ('Ibn Hamdis) (3): Ho ascoltate le parole del mio savio ammonitore, quantunque il mio soggiorno (4) sia lungi dal suo; (1) -Nel testo è la trascrizione del vocabolo italiano rocca, usato al- lora dagli Arabi di Sicilia, come si vede in Edrisi, Capitolo VII déU& versione, voi. I, 61, nota 5. (2) Letteralmente: « nelle costellazioni delle stelle arse» . Àbliianìo ricordate in parecchi luoghi le credenze de* Mnsolmani circa le stelle cadenti. I bisticci qui piovono d^ogni lato, e questa volta compon- gono una immagine non priva di grandezza. S a y t à n e demonio, satanasso » , vuol dir anche < uomo malvagio, orgoglioso, miscre- dente ». B u r g è « torre > e € segno del zodiaco » , al quale è paragonata Castrogiovanni per Taltezza del sito. (3) P, fog. 65 recto; F, fog. 116 recto. Testo, BibL, 567, lin. 7. l^eUa Bibl questo è U § 7«. (4) In V, la mia terra. Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 357 « Son quelle, airorecchio mio, grido d'allerta [ch'ei gitta per salvar] la vita al suo [caro] viandante >. b) Da'una qasidah alode di 'Al MaHamid553 'ibn ^Abbàd (1). '• 1 . (23) « M'ò tronca ogni via ! Nel mio paese la 654 patria (2) è morta; ond'io ho voluto rifarmela in Hims (Siviglia) (3) >. 2. (24) < Ho mutato nel suo il mio sodalizio (4) naturale: piaccia a Dio non separarmi giammai [da €98a] ». 3. (25) « Ahi quanti della mia casa accoglie nel sQo seno la terra natia : e l'assenza mi ha tolto di veder [la tomba] pur d'un solo! > 4. (26) « Non mi fece muover dalle tue stanze [o Mu^tamid] nemmen la morte del padre mio: e si che la morte del genitore conturba fieramente il fi- gliuolo! » (1) P, fog. 56 verso. Testo, Biblj 553, ultima linea. Questa è la chiusa del componimento, alla quale precedono nel codice altri 22 Tersi Pongo tra parentesi il numero dei versi del codice aUato a quello de' versi che ho stampati nella B%bl (2) Ardisco tradurre cosi il vocabola s a y r , che, tra le altre oose, Tuoi dire « stringa, correggia » ; onde, senza sforzare tanto la meta- fora, si può intendere legame sociale. Il modo di dire usato dal poeta porterebbe a tradurre, che il corpo morale era morto lasciando ve- doTa la terra o città che dir si voglia. (3) Hims (Emesa) fu il nome dato a Siviglia dal corpo di milizie (gund) musulmano di Emesa in Siria, che stanziò in quella città spagnuola dopo il primo conquisto. (4) Ma ^ 5 ar « consorzio, compagnia, ecc. » , che appo gli Arabi preidamìtiGi si confondea per lo più con la fitmiglia ; ma dopo i con- quisti abbracciò molti elementi stranieri. Ho tradotto « naturale » il sodalìzio « de* prossimi » . 358 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 5. (27) « Tu non mi vietavi l'andata: no, tu m'in- catenavi co' doni (1), > 6. (28) € E con una schietta amistà, la cui dol- cezza m'abbondò nel cuore, arso dal dolore ; e rinfre- scommi ». 567 c) A lode del [principe intitolato] 'Ar Raéìd, [per nome] 'Ubayd 'Allah, figliuolo di 'Al Mu^ta- mid (2). € Su prendi [la coppa] dallA man di costei [che s'a- dorna] di ricco cinto (3); che già il forier dell'aurora dà annunzio di morte alla notte, ecc. ». 568 d) Dice ^Abd 'al Gabbar (4). Il poeta 'Abù Muhammad ^Abd 'al Galil 'ibn Wahbfln da Mnrcia invitocci un giorno, [mentre si stava] in Si- viglia, a un divertimento sul Guadalquivir. Eravamo una brigata di poeti, eruditi e cantori. Si passò [tutta la giornata] da mane a sera. Ma rinfrescando l'aria e levandosi la brezza, stese una leggiera increspatura (1) Bisticcio tra sifàd e sa fa d, dei quali il primo tuoI dir « catena, fdno, ceppi, ecc. », e il secondo la stessa cosa e « dono >. (2) P, fog. 4 verso. Testo, Bibl, 567, lin. 11, in princìpio del § 8. del quale ho mutato il numero nella tradazione. Qnesta qasidah nel codice ha 30 versi, il primo de' quali è il seguente. Questo ed altri due son citati da 'Ihn ^allikàn, qui appresso. Gap. LXYIIL §4. (3) Così traduco wiéàh, sul qual vocabolo si vegga il § 7^ del presente capitolo, pag. 342 del volume, nota 3. (4) P, fog. 38 verso. Testo, Bibl, 568, lin. 5. Su questo 'kU 'al Galil, poeta della corte di 'Al MuHamìd, si vegga il Doiy, Hist des Mu8. éPEspagne, IV, 148149, e Bist Ahbadid,, II. 222, ecc. Si confronti il nostro Gap. LXXVII, g 3». Ca:^tolo LIX -— 'IbnHamdis. 369 SU la corrente del fiume. Io dissi alla brigata : Chi fi- nisce questo verso : < U yento ha fabbricata una maglia con Tonda? > E ciascuno aggiunse il secondo emistichio come gli frullò in capo. Era tra gli altri il poeta 'Abù Ta- màm Gàlib/ihn Rabàh, comunemente detto 'Ài Haggàm (1) (il Salassatore) ; il quale sclamò: «Non avete fatto nulla! > e si rivolse a me: <: Come hai tu detto, 0 'Abù Muhammad? (2) )^ Risposi: < Il vento ha fabbricata -ecc. ». Ed egli continuò, improvvisando : « Che [beli*] usbergo in un combattimento, se la si congelasse! > Non si fa ricordo degli [emistichi] suppliti dagli altri. Pur v'ha in Spagna chi attribuisce il verso ad 'Àbù 'al Qàsim 'ibn*^Abbàd (principe di Siviglia, sopran- nominato) 'Al Mu^tamid (3); ma noi non T abbiamo udito con l'orecchio nostro. Mi vien in mente, però, una figura simile, nella seguente descrizione d'uno spillo d'acqua (4): (1) n testo ha 'ÀI Haggag. Ho corretto questo soprannome secondo il Dozy. Hist Ahbad,, III, 216, che ha riscontro nel Maq- qari, testo di. Leida, II, 282 e 569. (2) Conversando dimesticamente era uso chiamarsi col soprannome, anzichò col nome proprio o col casato. (3) Non solo il primo ad 'Al Multami d, anche il secondo emi- stichio è attribuito ad un^altra persona, niente meno che la bella R u- maykìah! V. Dozy, Hist dea Mus, éPEspagne, IV, 139 e i testi di'At Tigani ed'Al Maqqarì nel suo Ahhadid,,ìl, 151, 152, 225, 226, con la nota messa dal dotto editore in questa ultima pagina. V. anche 'Al Maqqari, testo, ediz. di Leida, II, 411. (4) Si vegga la nota del Fleischer ìisXCApp.yNtuyce Annoi., pag. 51. Non ho detto neUa traduzione « zampillo » , perchè la curva del- l^acqua ch'esce da una cannella orizzontale rende meglio la forma di una sciabola che non &ccia uno zampillo verticale. 360 Capitolo LIX — 'Ibn Qamd.is. « [Eccolo] snuda [contro] di noi la sciabola dell'ac- qua sua che tenea nel fodero, ascosa ad ogni sguardo y. € Esso [spillo] la fabbricò ondulata: oh che [bella] lama indiana se la si congelasse! » Questo 'Abù Tamàm tirava a saccheggiare il mio frasario poetico: che [se pur talvolta] *ia prendea qoal- ^^cosa da lui, egli mi rubava a tanti doppi, o [s'impos- sessava] di que' sensi traslati, che veramente apparten- gono a chi li ha usati [il primo]. Di ciò sarà detto [più largamente] a suo luogo. e) Descrizione d*una gualdana, la quale dopo abbondanti piogge [e gran freddo], essendo il suolo tutto gelato, corse il paese de' Cristiani [di Spagna]; diegli il guasto ; ruppe le genti loro, fece preda, e tor- nosai nel territorio musulmano (1): « 0 tu cosparsa di lagrime dolci al sapore, quan- tunque amara sia l'acqua che scorre dagli occhi, ecc. » (2). /; In lode di 'Al Mu^amid ('ibn ^Abbàd, principe di Siviglia) (3). « Non si può ammazzare il tempo questa notte (4) se non in compagnia di [ballerine] civettuole é ritro- sette > ecc. (1) P, fog. 43 recto. Son dieci Terai. (2) Le lagrime dolci par che siano le gocciole d'acqua di eoi eruo coperti i cavalieri che ritornavano dalla correria. (3) P, fog. 44 recto; V, fog. 43 recto. Sono dnqnantacinqae vero, dei qoali sette si leggono con varianti in K, fog. 74 verso. (4) Letteralmente: « Non possiam soddisfiure Tardente brama d*ab- « breviare qnesta notte » . Capitolo LIX — ' I b n H a m d i s. 361 g) Avea 'Al Mu^tamid (1) scritto ad ^Abd57l 'al Gabbar comandandogli di venir di Siviglia in Cor- dova, ove egli era. Accadde nel medesimo tempo che 'ÀbùBakr'ibn ^Amm&r^ ritorn andò dal suo viaggio, fosse menato [in Cordova], prigione e in ceppi: col quale 'Al Mu^amid scese pel Guadalquivir in Si- viglia e ne seguirono gli avvenimenti che ognun sa (2). Ritornato pertanto ^Abd 'al óabbàr in Siviglia, 572 scrìsse ad -Al MuHamid la epistola seguente: < 0 mio Signore ecc. » (3). [La quale terminava così]. « Mi accingo co' miei compagni ad [eseguire] ciò che preme all' Altezza tua. Ed or comanda (4), tacitamente (5) 0 espressamente >. E comandò; anzi appigliossi al [partito di un] be- nefizio, donandogli cento dìnàr. h) A lode del medesimo (6). 569 « La rosa delle guance e il narciso deirocchio sento (1) P, fog. 60 verso e 61 recto. Testo, BtbLt pag. 571, lin. 16. (2) Le vicende di questo &Yorito e ministro di 'Al MuUamid sono raccontate largamente dal Dozy, Hist des Mus. d'EspagnCy IV, 133 a 188. (3) Sono sette versi. Ho dato Toltimo, perchè il compilatore del diwano scherza, in fin della saa notizia, sopra nna parola di questo TCBO. (4) n verho che traduco e comandare » qui e nel verso seguente si- gnifica propriamente fare un t a w q ! S « rescritto, lettera, diremmo noi, della segreteria reale ^. (5) Mumsikan, aggettivo del verbo alla 4* forma. H compila- tore, nella parola del seguente verso che ho tradotta < appigliossi » , mette lo stesso verbo alla 5* forma. (6) P, fog. 45 verso; Y, fog. 68 recto. Testo, Bvbl, 569, lin. 7. Sono quarantaquattro versi. 362 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. io [lodar] al paro, né v!ha chi trovi a ridire ecc. >. i) Descrizione di un palagio fabbricato da 'AI MuHamid (1). 570 « 0 tu che non sai che sia l'amore, quante volte mi hai tu assalito co* rimbrotti! Tu hai ucciso volon- tariamente l'amore: ucciderai anche me senza vo- lerlo? ecc. y>. /?) Con l'altra qasfd ah [che segue] il poetasi congratulò della salvezza di 'Al Mu^tamid 'Abù 'al Qàsim 'ibn ^Abbàd, il quale gli avea scritto della vittoria a lui concessa da Dio; dell'avvantaggio che aveano riportato i Musulmani sopra i Rum; e come Alfonso era fuggito nottetempo, dopo la strage dei suoi uomini d'arme e di tutti i condottieri che s'eran messi al suo servigio (2). « Ecco è svanito il terrore (3) de' poltroni: eccola religione di Maometto esaltata per opera di un [altro] Maometto (4), ecc. ». (1) P, fog. 51 recto, senza il titolo, il qaale ho supplito secondo 'An Nuwayrì, cod. di Leida, 273, pag. 105, e leggesi anco nel- r'Al Maqqari, testo, edizione di Leida, I, 321. I versi sono al nu- mero di 56 nel codice P, ed assai meno nella edizione or or citata, la quale incomincia col verso 35 del codice petropolìtano e ne salta pa- recchi altri. Testo, Btbl, 569, lin. ultima; 570, lin. 1. (2) P, fog. 57 recto. Testo, Bibl, 570, lin. 13. Secondo l'oidine cronologico che mi è parso di dare a questi estratti, traspongo in fin del presente § 10 il resto della notizia del raccoglitore del diwàn. (3) Muhannad. Mutato questo all'attivo, muhannid, vuol dine « spada indiana », onde il bisticcio : € È svanito il terrore [che ispira] la spada, ecc. » . (4) Muhammad. era il nome proprio di 'Al M u H a m i d. Capitolo LEK — 'I b n H a m d i s. 363 Que^i soli versi ritenne ^Abd 'al Gabbar della 571 sua qasidah. t) In lode dello stesso 'Al Mu^amid. Ricorda570 la battaglia che segui tra questo [principe] ed Alfonso (Vidi Castiglia), quando Yùsuf 'ibn Tàéufin, passò di Geuta in Ispagna con le sue, milizie. Dice al- tresì della sconfitta toccata da Alfonso e dalle sue mi- lizie; la strage della più parte di esse, e come Alfonso, protetto dalle tenebre della notte, si salvò con la fuga, seguito da una piccola torma di cavalli. Questa gior- nata fu combattuta in un luogo chiamato 'Az Zallà- qah, neir'iqlim di Badaioz. Metro wàfir e rima mutawàtir (1). « Io ho conferiti (2) alle figliuole (3) delle vigne gli stessi onori che ho conferiti agli scritti, » ecc. m) Al suo ritorno in Siviglia dopo [la giornata] 569 (1) P, fog. 53 recto; F, fog. 83 yerso. Testo, Bibl, 570, lin. 2. Sono 45 versi. Questa famosa battaglia fu combattuta il 23 ottobre 1083. n luogo è chiamato dagli autori cristiani SacraUas; 'XI Mu- ' t a m i d vi fece prova di gran valore e fa ferito. V. Dozy, HisL ^Espagne, IV, 203 segg. Ho data Tintitolazione di questa qasidah secondo F. In P è del tenor seguente : « In lode dello stesso 'Al Multami d. Ricorda «la battaglia che questi, insieme con Yùsuf 'ibn Tàsufin, com- « battè contro Alfonso; il passaggio degli Almoravidi da Rasinah «al continente spagnuolo; la sconfitta di Alfonso il giorno dello * scontro [de' due eserciti] presso Badaioz, e la faga notturna di Al- «fbnso ». (2) Leggo il verbo alla prima persona del singolare maschile come in V. (3) Si ricordi che in arabo il vino è* di genere femminile». 864 Capitolo LIX — Ibn Hamdìs. nella quale i Rum (Cristiani di Spagna) l'aveano ab- battuto (1) al primo [scontro] ond*ebbe intaccato (2) il giaco di maglia, ei dettò questi [due] versi (3) : € 0 'Àbù Hààim, i brandi m'ban fatto in brìciolr; ma, come piacque a Dio, tenni fermo tra que* coltellacci». « In mezzo a' quali rimembrai il tuo sembiante e si che non mi prometteano un paradiso da riposar- mi vi (4) ». Questo 'Àbù Hààim era un giovanetto suo figliuolo, che si fece grande onore combattendo in quello scontro presso di lui (5). 510 n) In lode dello stesso 'Al Mu^amid. Accenna (1) Il verbo del testo arabo risponde esattamente aU 'italiano ab- battere. (2) Farmi che il s . hàt del testo si abbia a tenere lezione volgare in vece di subiat, radice sabà: e raschiare, radere, scorticare». (3) P, fog. 47, recto. Testo, Biblf 569, lin. 9. H nome proprio H à é i m è un aggettivo che significa « sminazzator di pane >. (4) Disse Maometto che il Paradiso è aU'ombra delle sciabole. Il poeta allnde a questo, ma in qael giorno par ch'egli non ci stesse a comodo. (5) Questi due versi, con varianti notevoli ne' secondi emistichi, sono attribuiti ad 'A 1 MuHamid da 'Ibn B a ssàm (presso Dozj, Abbadia., I, 317), il quale li cita a proposito di 'Abù Hàsim, ca- rissimo figliuolo di quel principe, andato, com'egli dice, ad abbrac- ciarlo nella sua cattività. 'Ibn Bassàm aggiugne che il giova- netto avea combattuto presso il suo padre aZallàqah. Cita ancora questi due versi il Kartàs, ediz. Tomberg, pag. 98 del testo. Non so se il compilatore del Diwàn d''Ibn Hamdìs li abbia attribuiti per errore al guo poeta, o se piuttosto l'equivoco sia nato dal pronome relativo suo (ritorno^, che va riferito ad 'Al Multami d, non già ad 'Ibn Hamdìs. Dall'articolo k di questo medesimo paragrafo rì- traggiamo che 'Ibn Hamdìs non si trovò in quella battaglia. Capitolo LIX — ' I b n H a m d ì s. 365 alla mossa di questo [ prìncipe ] contro la fortezza di Labit (Alédo, tra Murcia e Lorca) vicina ad Almeria. Essendosi un de' conti cristiani rifuggito in quella for- tezza con parte delle genti di Alfonso, 'Al M unta- mi d andò ad assediarla insieme con gli Almoravidi, e la strinse duramente fino allo entrar deirinvérno. Le- vato allora l'assedio, ritornò in Siviglia ; dove il poeta gli recitò questa qasidah, il di che i notabili del paese andavano a dargli il benvenuto (1): < L'altezza della tua possanza sbalordisce le menti; essa tale è che i due luminari (2) le restan di sotto, ecc. > . ó) Muhammad 'ibn *^Abbàd fu poi spogliato571 del suo reame (1091-2); menato a Tanger e indi ad 'Agmàt, dove Yùsuf 'ibn Tàéufìn lo incarcerò. E stava da poco in prigione, quando ^Abd 'al Gabbar gli inviò la qasidah seguente: « Che la morte tronchi i miei giorni, s'io rimango spensierato, mentre tu giaci ne' ceppi afflitto, ecc. (3) » . (1) P, fog. 54 verso; F, fog. 41 verso. Testo, Btbl, 570, lin. 6. Nell'intitolazione ho seguite a preferenza le varianti dì V. Son 37 yenri. Intorno questa fazione e il nome della fortezza assediata, cf. Dozy, Hist. des Musuhnans d^E»pagne, IV, 210, segg. L'assedio di Alédo, del qnale qui sì tratta, sembra un primo tentativo, non già qnello nar- rato dal Dozy, voi. citato, pag. 214, che seguì nel 1090. V. anche lo stesso antere, Hist Abbadid., II, 39, 201, 202. (2) 'An nayiràni. Non credo il poeta tanto modesto da conten- tarsi del^le e della Inna. Probabilmente egli allude alle due stelle pit brillanti della Costellazione de' Gemini. V. Schjellerup, Descrip^ *»» des éioUes fixes^ pag. 39. (3) P, fog. 57 verso. Son trentasei versi. Testo, Biblf 571, lin. 1. 366 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. p) 'Al MuHamid 'ala 'Allah, che Iddio abbia misericordia di lui, spedi dalla sua prigione ad 'Abd 'al óabbàr un componimento che cominciava così: « Ecco uno straniero prigione in terra magrebina, sul quale convien che pianga il pulpito e il trono (1) ». Con questo componimento egli chiedea risposta. Fe- cela 'Ibn Hamdis nel tener che segue: « T'è avvenuto gran disastro, di que' che toccan [solo] ai grandi: ti oltraggia la fortuna, dalla quale tu hai difesi gli [oppressi], ecc. (2) > . q) Andato poscia 'Abd 'al óabbàr a visitare 'Al Mu'tamid in 'Agmat, accadde che un servo lo rinviasse dicendogli: « Adesso, non ò in casa ». Allora 'Abd 'al Gabbar, tornato al suo albergo, mandò a dire ad 'Al MuHamid ch'era venuto e avea dovuto tornare addietro. Ciò rincrebbe al [principe]; ond'^li sgridò il servo, e il giorno appresso si scusò appo 'Ibn Hamdis con questi versi: « Non m*hai veduto ; ma per Dio non è mia colpa. (1) P, fog. 59 recto. Testo, Bibì,^ 571, lìn. 6. Sono noye veraL Cfl J)o%y,Ahbadid.,l,%2, 146, e 'Ibn ^allikàn, ediz. Slane, testo, I, 421; ediz. Wtlstènfeld, fase. IV, 110. Do qui la traduzione del primo verso che fa tralasciato nel testo della Bibl (2) P, fog. 59 recto e Terso. Qaesto codice dà ondici versi. Ne tro- viam sei nella ^arìdat 'al . ÀI che rispose ^Abd 'al ó ab bar nel tenor se- guente (2): « Che? un tuo pari, o Padrone, si abbassa a fare scuse allo schiavo! Senza tuo disagio egli volea far memoria di sé, ecc. ». § 11. a) In lode di 'Al Mansùr 'ibn 'an Nàsir A. 39 'ibn ^Ilnàs (corr. ^Alannàs). Metro mutaqàrib (corr. Sari") (3), < È vino [questo] che sorride tra la schiuma, ovvero corniola sormontata da un filo di perle? ecc. >. b) In lode di 'Al Mansùr 'ibn 'an NAsir A. 41 'ibn ^Alannàs. Metro kàmil e rima mutawàtir (4). (1) Pj fog. 59 verso. Aggiungo la versione del secondo emistichio, non dato nel testo della Bibì, Nel codice i versi son dieci in tntto. (2) P, fog. 59 verso e 60 recto. Son diciotto versL (3) V, fog. 84 verso. Testo, App., 89, Un. 5. La definizione del metro è stata corretta dal Fleischer. n principe qui lodato, della dinastia de'BanùHammàd di Bugìa, regnò dal 1088 al 1104. Yeggasì 'Ibn ^aldùn, Histoire dea Ber- hères, versione del baron De Slane, II, 51 segg. (4) F, fog. 97 verso. Testo, App., 41, lin. 4. Non mancano in questa qasìdah le classiche citazioni de* ca- rteUi di^awarnaq e di Sadir; deU' 'I w à n, o vogliam dir la Sala, di Cosroe Nnéirawàn, ecc. La descrizione del giardino è vi- vace, senza novità d'immagini. Vi troviamo le arance che ardono, ecc. 'Al Maqqari, testo, ediz. di Leida, I, 821 segg., ha serbati tre squarci d'un poema d* 'Ibn Hamdis, che doveva essere lunghissimo, indirizzato aUo ste^ principe, su lo stesso argomento, ma diverso dal presente, che ha la rima in ni, e queUo in rà. Nel quale ^Ibn . 368 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. < Hai tu innalzato tra 'A 1 Magd e 'Ad Dabaràn un palagio , l'architetto del quale è stato la Feli- cità, ecc. » (1). A. 42 § 1^* Ii^ lode di Nàsir 'ad.dawlah Mubaéir 'ibn Sulajmàn, principe di Majorca* Il poeta de- scrive alcuni cavalli che questi avea avuti in dono. Metro kàmil (2). Hamdis afferma che i monmnenti di 'Al Mansùr erano assai più belli di Qawarnaq, dì Sadir e dell' ^I w àn; che nmilia- vano i Persiani antichi e « vinceano al paragone gli edifizii dei Bdm, « sopra i quali son passati i secoli > . Poscia descrive i pavimenti di marmo; una vasca nella quale scorrea Tacqoa dai rami di alberettì d'oro e d'argento; i simulacri di leoni che a piò di quella vasca gitta- van dalle bocche liquido cristal di monte. E via di questo passo, si che il Maqqari, che pur era grande ammiratore d'^IbnHamdls, dà soltanto 48 versi e non tace di averne tralasciati molti altri. Si confronti il nostro Gap. LXXYII) § 1. Seguono a pag. 324 del medesimo volume di 'Al Maqqari diciannove versi tolti dalla qasidah, di cui abbiam dato il prìn- cipioy e pur de' 19 sol due si leggono nel codice vaticano I (1) Aldabaran, come la chiamano tuttavia gli astronomi eurt^i, è la stella a del Toro. Gli Arabi danpo lo stesso nome alle Hyaài 0 alle prime cinque, ecc. Magd vuol dir e lode ». Mi pare verosimile che 'I bn Hamdis abbia colta Toccasione di fare un bisticcio, ponendo qui questo vo- cabolo in vece di Migdah o Mugduh, come gli Arabi chiamavan anco la detta a del Toro. Y. Lane, Dieion,, Parte 1% pag. 889, colarne 1, 2 e pag. 847, col. l\ e Schjellerup, Déscript dea Étoiks fixeSf pag. 135. (2) F, fog. 110 recto. Testo, App., 42, Un. 10. L'eunuco MubaSir, liberto deUa casa del famoso Mugihid prìncipe di Denia e delle Baleari {Mugeius)^ reggea cotesto isole dacché Denia era stata occupata da Muqtadir.di Saragozza. Mos- ser poi guerra contro Mubaéir, nel 1118, i Pisani coUegati coi Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis, 369 « Ecco che ti arrivano i figli di 'Al Wagih! (1). Ti appressa, che ti farao vedere nella creatura la gran- dezza del Creatore! ecc. ». § 13. In lode di 'Ahmad 'ibn ^Abd 'al ^Aziz a. 17 'ibn Hnràsàn (2). < Sei tn colei che redime un amante travagliato dalla passione che gli arde in petto? ecc. ». « §14. a) In lode del sultano 'Abù 'at Tàhir572 Yahyà'ibn Tamim 'ibn 'alMu^izz 'ibnBàdìs, principe dell'Affrica [propria]. Metro kàmil (3). < Che è mai? Stella cadente (4) che perfora le te- nebre della notte; ovvero lampada il cui fuoco [s'ali- menta con r.]acqua dell'uva? > « Oppure sposa che comparisce in sul seggio [quando] conti di BarceUcna, Montpellier, Narbonne, ecc.; ond'eglì fa ucciso il 1115. V. Lorenzo Vemese, presso Muratori R. I. S., UI, VI, e le fonti arabiche che io ho citate nella 8t. dei' Mus,, HI, 375, 376. (1) Ebbe questo nome un cavallo che lasciò famosa razza in Arabia, e qnesto appunto ricorda qui il poeta. Wagih significa: ciò che è aTanti, prominente, spettabile, indi « notabile di una città » , uno degli ottimati, que' che, in un periodo del diritto pubblico musul- mano, eran chiamati a consiglio nelle faccende dello Stato. (2) V, fog. 28 verso. Testo, App., 17, lin. 10. Sa questa effimera dinastia di Tunis veggasi il nostro Cap. L, § 27, a pag. 236, 237 di questo volume. (3) P, fog. 61 verso e 62 recto e verso in margine; F, fog. 10 recto. In quest'ultimo si legge < emiro > in luogo di « sultano » . Testo, Bibl., 572, lin. 9. In P sono cinquantasei versi (4) Sihàb, che vuol dir «fiamma, subito splendore , stella ca- dente >, e si applica ancora ad alcuni astri in particolare, su i quali vagasi Lane, Dùsion., Parte I, 1609. II. Si 870 Capitolo LEK ^ 'Ibn ^amdf s. l'amore le toglie il velo [e scopre] il monile (1) ond'è ornata? » 6) In lode del medesimo (2). € 0 che biancheggiano i lampi nel buio della notte, ovvero [già levato] il sole batte su la tazza dei beri- torit ecc. ». A. 15 c) In lode di Yahyà 'ibn Tamim 'ibn 'al Mu^izz. Metro ramai (3). . A. 18 (t) In lode dell'emir Yahjà 'ibn Tamim 'ibn 'al Mu4zz. n poeta gli mandò [questa qasidah]da Sfax ad 'Al Mahdiah, sua capitale. Metro tawil (4). A. 19 « Le bige cantatrici (le colombe) gemono tra le verdi fironde; spunta Taurora. Orsù! schiudi le fonti del vino, ecc. ». (1) Letteralmente: collana di hibab, e granelli, chicchi», s'in- tenda d'oro 0 pietre dì valore. Sono note le oeremonie nuziali dei Musulmani. Alla fine la fidan- zata, condotta a casa dello sposo, è messa a sedere, coperta dì qb drappo che lo sposo poi toglie, e cosi la vede per la prima volta. (2) P, fog. 62 verso e 63 recto in margine. Sono in P qnazanUdae versi. (3) F, fog. 22 recto. È da notare che il poeta accusa 70 anni. Il resto son luoghi comuni di lode. Testo, App,^ 15, Un. 6. Qui e in qualche altro articolo del presente paragrafo abbiamo scritto il nome del prìncipe che il testo indica soltanto con la espres- sione « in lode del medesimo » . Sì ricordi Tawertenza fatta nella Pre- foBÙme, Tavola d^ Capitoli, N. LIX. (4) F, fog. 45 verso. Testo, App,, 18, ultima linea. Capitolo LIX — 'Ibn 9^^^^^- ^'^^ e) Narra Tatteiìtato di tre uomini contro il detto prìncipe, il quale fu salvato dal Sommo Iddio ; ma il suo vùdr, lo éarif ^All 'ibn 'Ahmad 'al Fihrì (il Goreìscita), rimase ferito in quel fatto, si che ne mori. La gente piombò poi sugli assassini ; li ammazzò ; e infine [i loro cadareri] furono appesi a* pali, in Zawi- lah. Metro kàmil (1). < Chi è difeso dal destino, no che noi può toccare ginn (2) ne' uomo, ecc. >. fj In lode di Yahyà 'ibn Tamìm 'ibn, 'al a. 2r Mu^izz. Metro tawil e rima mutawàtir (3). (1) F, fog. i7 recto. Testo, App^ 19, linea 3. Il &tto è narrato così nel Bay&n, ediz. del Dozy, I, 314 : L*emir lahjà, nel salire al trono il 501 (1107-8), avea banditi parecchi dei saoi fratellL Ayea poi messa su un'officina d'alchimia, spendendo molto a stipendiare gli adepti e provvederli di strumenti. Or Tanno 509 (27 maggio 1115-15 maggio 1116), presentatiglisi due o tre sconosdnti che si diceano Berberi della tribù di Masmudah e peritissimi alchimisti, egli li ammesse nel suo laboratorio e li sollecitò a sye- lare il gran segreto. Assentirono a condizione che fosser soli con lui e col 800 Tizir. Cosi, andato il principe con quest'ultimo ed uno schiaTo, si die mano aU'opera. Fatto il crogiuolo, gittatovi il piombo, e mossolo al fuoco , i due alchimisti finsero di cercarsi tra' panni 1' 'i k 8 ì r (elisir) che dovea fare il miracolo di mutar il piombo in 010 : e invece di quello, cavarono i pugnali; ucdsero il vìzir e lo ^ààsLio e ferirono gravemente Yahyà, dicendogli: « Cane, siamo i « tuoi frateUi , tale e tale , che hai banditi per impadronirti del « trono > . AUe grida accorsero gli schiavi ed uccisero gli assassini Tahj&, non guarito al tutto delle ferite, morì lo stesso anno. V. anche 'Ibn 'al 'Atlr, ediz. Tomberg, X, 331 segg. Nel presente capitolo, § 19, diamo alcuni versi dell'elegia che scrisse 'Ibn fiamdis per la morte del vizir. (2) Esseri immaginarli, dei quali era principe Salomone. Non oc- corre dime altro a' lettori delle MiUe ed urna notte. (3) F, fog. 62 verso. Testo, App,, 27, Un. 10. 372 Capitolo LIX — 'Ibn HamdSs. € Tuo è il principato ; tua la spada che il dà ; quella che fa trionfare l'isiàm e abbatte il politeismo, eco. A. 35 g) In lode dell'emir Yahyà 'ibn Tamim 'ibn 'al Mu^izz (1). « Re novello somiglia a lama battuta [dal fabbro] : marezzarla poi col firind è opera dell'armaiuolo (2)». A. 39 h) In lode dell'emir Yahyà 'ibn Tamim 'ibn 'al Mu^izz. Metro tawil (3). « Può darsi che l'adolescenza [acquisti] sapere con la disciplina delle scuole, ma [afiè che] vi s'agghiaccia [il cuore], caldo di passioni e sitibondo >. i) In lode del medesimo. Metro mutaqàribe rima mutaràdif (4). « Sognando ei contemplò, nella terra delle passioni, un [volto roseo che parea tinto col] belletto : sciolto egli era; ed allato a Salma [rimase] avvinto (5) ». (1) F, fog. 71 recto. Testo, App., 35, penultima linea. (2) Firind, yoce presa dal persiano, significa quell'onda del fsno 0 acciaio che in Europa chiamiamo il damasco delle sciabole, canne di fucile, ecc. Traduco «armaiuolo» il vocabolo sayqal^ letteral- mente < Tartefice che dà la politura » . (8) F, fog. 85 verso. Testo, App.y 39, linea 7. (4) F, fog. 88 recto. (5) Traduco « sciolto» e < avvinto » i due vocaboli muhallal e haràm, che hanno anche de* significati speciali nel diritto canonico musulmano; e su questi mi par che Fautore faccia gli scherzi si»s favoriti. Il primo vuol dir chi ha compiuto il pellegrinaggio, dii pn^ sposare una donna, chi può (ai la preghiera, essendo in istato di pu- rità, ecc. Il secondo, il contrario, e tra le cause d'impurità ve nlii ch'è belio il tacerle. Salma, nome di donna usato nelle antiche poesie degli Àiabi^ come la Fille o la Nice della nostra Arcadia. Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 373 k) In lode del medesimo. Il poeta allude ai pre- sentì mandati al detto principe dal Magrib (Spagna e Marocco) ed anco a que* che recavano, di parte del re di Costantinopoli, gli ambasciatori venuti a chieder ch'egli smettesse le scorrerie contro quello Stato. E ciò Tanno cinquecentonove (27 maggio 1115- 15 maggio 1116) (1). < Tu se' fatto arbitro del secolo ; comandalo [dun- que], ancorché de' lodevoli costumi e della generosità ne possegga pochino (2) >. < Ecco la magna Costantinopoli , il reggitor della A. 40 quale si schermisce dalla tua spada col qalam! (3)». (1) F, fog. 80 recto. (2) Lascio i versi che non ci danno notizie, né allusioni iBtoriche. (3) Càlamus. Diremmo noi « con la penna » . Pubblicai questo verso e il seguente in una memoria sui fuochi da guerra, letta nel- l'Accademia de" LÌ4oei in gennaio 1876. (4) M&likah « regina » ed anche gran dama, poiché il maschile màlik significa ancora e feudatario » , ecc. Questa dama par che sia andata con gli ambasciatori bizantini a riscattar qualche parente, preso dai corsari di 'Al Mahdiah. 874 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. A. 42 l)*ln lode di Yahyà 'ibn Tamìm 'ibn 'al Mu^i zz. Metro basit e rima mutaràkib (1). « Che hanno gli spioni che aguzzan gli occhi sopra costei? Fanno forse [come chi guarda] la luce [delle stelle] che viaggiano nelle tenebre della notte? eoe. » A. 36 § lf5. a) In lode di ('Abù 'al Hasan ^Ali'ibn Yahyà, figliuolo del precedente) quando gli fu com- messo (regnando ancora il padre) il governo di S&i» l'anno cinquecento otto (7 giugno 1114 - 26 maggio 1115) (2). « 0 tu che tratti le bianche (3), le bianche spade e l'aste (4), scherzan teco le cittadine da' grandi occhi di gazzella ecc. (5) ». A. 41 b) A lode dell'emir 'Abù 'al Hasan 'Ali 'ibn Yahyà. Ricorda com'egli fece ritornare i cittadini (1) F, fog. 112 recto; P, in margine dei fogli 63 recto e ver», e 64 recto. Testo, App., 42, lin. 13. Son quarantacinque Tersi. (2) F, fog. 73 recto. Testo, App., 36, lin. 3. L*intitolazione del testo è e in lode del medesimo > , perchè preo^ dono altri componimenti indirizzati ad *Ali dopo la sua esaltazicae al trono. Avendo yolnto riordinare cronologicamente, per quanto si può , i brani dei quali ho composti i paragrafi , ho messo questo brano in primo luogo e y*ho aggiunto il nome del principe. (3) Il testo ha tre volte di seguito il vocabolo bìd, plonk di b a y d à , che vuol dir e bianca » e « spada » . (4) 'A si «giunco» e in generale «verga sottQe», e per simi- litudine «lancia» e «freccia». 'Ibn Hamdis qui allude aUft sveltezza del corpo, che i poeti arabi soglion lodare con rìmmagine obbligata del b&n. (5) n testo ha « H ùr d'occhi e di schiatta ». Il primo vocabolo, ormai introdotto nelle lingue europee sotto la forma di hwìj non Capitolo LH -> 'Ibn ^amdÌB. 375 di Sfiix alle loro case e rendette i padri a' figliuoli (1). < Sfax ha avuto da te il decreto del perdono : tu hai roBtitaiti i cittadini a lor case, ecc. >. e) In lode dell'emiro 'Abù 'al Basan ^Ali 'ibn Yahjà, (qasidah) recitata a questo principe in Sfai (2). € S'offerse al mio sguardo, nel branco delle divine Hiriy una gazzella, che sorridendo scopriva due strisce di corallo, ecc. ». d) In lode del medesimo. [Il poeta] inviò [questa A. 21 qastdah] da 'Al Mahdfah a Stax^ mentre il prin- cipe ai era messo in viaggio alla volta della capitale [per trovarvi] il suo genitore 'Abù 'at Jàhir (Yahy à), ed egli [il poeta], che Iddio abbia misericordia di lui, [partiva al tempo stesso] per ritornare in Sfax (3). < n pensiero ha raffigurata alle pupille (4) la tua immagine: e si che ho l'occhio pieno d'amore, ma la mano è vuota, ecc. ». e) [Qasidah] scritta l'anno cinquecento nove A. 19 b& bisogno di altra spiegazione, se non ch*es80 è plurale di hawrà, ehe in orìgine significa donna da* grandi occhi , ne' quali il nero dell*iride spicca sul bianco , precLsamente come in que' dell*ante- lope. Ma non basta: vuol dir anche donna della città, al paragon di quelle di campagna, donna bianca, gentile, pulita, ecc. (1) F, fog. 98 Terso. Testo, App,, 41, lin. 6. Non Teggo qui alcun indizio cronologico. (2) F, fog. 99 vetso. Testo, Ajpp., 41, lin. 9. (3) V, fog. 54 recto. Testo, App,, 21, lin. 13. (4) D testo ha «palpebre», che in verità i poeti arabi usano troppo spesso per significare gli occhi Ed io metto in vece pupille, come far ceano i nostri poeti di qualche secolo addietro. 876 Capitolo LE^ — 'Ibn Qamdis. (25 maggio 1115 - 15 maggio 1116), [alla morte] del suddetto (Yahjà 'ibn Tamim) , per consolare il figliuolo 'Àbù 'al Hasan ^Àli e rallegrarsi della sua [esaltazione] al governo (1). < Spada non si ripone, ecc. >. f) Elegia per la morte dello [emir] Yahjà ed (angurii per la esaltazione del suo iSgliuolo) Temiro ^Ali 'ibn Yahyà. [Il poeta] tocca Terrore dell'astrologo che avea date a intender tante [fole] e descrive la sot- tomissione dell'isola delle Gerbe (2). « Basta all'islamismo la tua spada contro l'aggres- sione degli Infedeli: che ti sei gittate sugli assalitori e [n'hai riportata] gloria e trionfo (3) i> . < Tu possiedi tal fuoco che va a trovare [i nemidj galleggiando su l'acqua, e s'accende con iociii [di nuova foggia] : focili senza coda (4) » . (1) F, fog. 48 recto. Testo, App.y p. 19, Un. 7. Segue il primo dei versi che abbiam dati nel Cap. XXXY, voi. I, pag. 4528egg. (2) F, fog. 49 recto. Testo, App., p. 19, lin. 10. Va corretta cosi Tintitolazione che dice : e Elegia per T a h y & figlinolo di ^Ali 'ibn Yahy&>. Non vi fu prìncipe zirìta di co- testo nome. D'altronde sappiamo che Pisola deUe Gerbe fa ridotte aU'obbedienza da *Ali. V. 'Ibn^aldùn, qni sopra, Cap. L. § 18, pag. 219 di qnesto volume. (3) Dopo questo esordio il i)oeta discorre largamente la &l]acu degli astrologi e degli indovini. Ricorda tra le altre cose gli sdocchi vatìdnii degli Adoratori delle stelle su la missione profetica di Mao- metto. Poi le fazioni combattute dalle forze di *Àli contro gli abitatori delle Gerbe e la sottomissione di questa isola. E qui si leggono i seguenti due versi. (4) Si tenga a mente che il focile d^li Arabi era quello antichis- simo di tutti i popoli: il bastonceUo frullato nel buco d'un asse. Capitolo LIX — 'Ibn ^amdls. 377 € Ed [hai] saette [infallibili], come quelle de' begli occhi grandi, [saette] che volano con penne tolte in prestito dall'aquila ». g) Loda il medesimo e narra la fazione de' legni A. 20 da guerra ch'egli fece salpare da 'Al Mahdiah contro le galee che venivano a Cabes dalla Sicilia. E si ral- legra col [prìncipe] del rìtorno dell'armata in 'ÀI Mahdiah, come solean fare [i poeti di corte] in si- mili occasioni. [Qasidah scrìtta] l'anno cinquecento dodici (24 aprìle 1118 - 13 aprile 1119) (1). 1 . (1) « Buon prò ! Ti si [mesce] il vino in fretta ; come si mena [nel cortèo] la sposa, rìtrosetta al porta- mento ». 2. (39) « La tua mercè splende ormai una vit- toria a prò della fede musulmana ; [una vittoria] sopra la fede cristiana » . 3. (40) Hai tu difeso il sacro suolo dell'isl&m, per terra e per mare, con gli afSlati brandi che rìnnovano r[antico] scempio [dei Cristiani] » . 4. (41) € Iddio t'ha ispirato a danno di costoro un [generoso] consiglio; onde loro è tornata umilia- zione e vergogna! » Ho dato qaesto verso nella citata Memoria che lessi air Accademia de' Lincei nel gennaio 1876. Memorie^ Parte IH, serie 2'. (1) Vf ^<^- ^2 verso e 53. Testo, App,, 20» Un. 7. Si vegga su qoesta fiizione la 8t, da' Mu8., HI, 870 segg. Metto «in margine, al solito, il numero che ha dascan verso nelle pagine del testo stam- pato, e noto accanto tra parentesi il numero del verso nel codice. Di alcuni de' versi seguenti ho data nna tradazione nella mo- moria citata dianzi. 378 Capitolo LE^ — 'Ibn Hamdis. 5. (42) « Vider essi le navi da guerra lanciar quella nafta (1) che, accendendosi, spegne le anime [degli uomini] » . 6. (43) Sembra che il Muhl (2) s'avacci ad uscir dal bucciuolo [pieno] di essa [nafta] (3), per arrostire i corpi [di costoro] ». A. 21 7. (44) « Quando un [bucciuolo] (4) squarcia la gola al barbaro, s'innalza dal costui iugulo (5) un muggito » . 8. (45) « Par che [s'aprano nelle navi tanti] cra- teri (6) di vulcano che danno immagine de' terrori del fuoco etemo >. 9. (46) < [Arnesi di] rame ond'esce una lìngua (7) di fiamma che [mena] alla perdizione le anime dei Barbari >. (1) H codice ha, oltre la preposizione bi, il vocabolo qayz € ar- dore ». Mutati i punti, senza alterare il corpo delle lettere, l^go naft. (2) Si vegga il significato nel nostro !• volume, pag. 188, notai. Par che il poeta paragoni il fuoco da guerra al m u h 1 per cagion del puzzo. (3) ^Unbùb precisamente « bucciuolo » di canna nostrale o canna d'India, « rocchio , la parte ch'è tra' due nodi », e si dice anco di una cannella d'acqua e d'una canna d'arme da fuoco. Qui è nome coUettivo, come si scorge dal verso seguente. (4) Letteralmente; « quando qualcosa di esso », che si riferisoe ad ' u n b ù b. Dunque significa un di cotesti bucduoli. Un rasxo ! (5) La fontanella della gola, sopra lo stemo. (6) Letteralmente : < spiragli » . (7) Letterahnente : < Dal qual rame esce forbita una fiamma » . n verbo che rendo così è al passivo e significa essere forbito, come la penna col temperino, l'asse con la pialla, ecc.; sempre con l'idea di allungare, appuntare. Dunque si appunta una fiamma: ossia esce una lingua, ecc. Vede bene il lettore che traduco si letteral- mente cotesti versi, perchè forniscono de' particolari intomo i fuochi da guerra. Capitolo LEL — ^bn Hamdis. 379 IO. (47) € Non ha Tacqua virtù, né possanza d'estìnguer [quel fuoco] quand'ò acceso ». II.* (48) < Iddio ha rivolto contraessi il lor pro- prio coraggio : il sol guadagno che han fatto in questo negozio è la rovina >. 12. (49) « Temettero [d'andare incontro ai] lor Fati e fuggirono : la fuga, si, fu quella che lor salvò la vita >• 13. (50) Spiegarono a* venti le vele di lor galee, per ursone ali, e volarono ». Ì4. (51) « Se la ghiaia loro, buttata a fdria, alzò delle montagne, si sono sgretolate e li hanno sepolti (1) » • 15. (52) < Evviva! La tua destra mette ostacolo alle speranze (2), onde ormai le governa a sua posta ! » 16. (53) < È tua la nave (3) che solca or le onde felicemente: cosi anche volgeranno a favor tuo le sfere [del cielo] >. 17. (54) « Soffian propizii alla [tua nave] i venti domati e calmansi i mari com'essa s'avanza », 18. (55) e « numero ». (2) Le speranze, s'intenda, del guadagno ohe volea hre Bàfi* 'ibn M ak an, signore di Cabes, con nna nave mercantile mandata per conto proprio , sotto la protezione di Ruggiero re di Sicilia. V. Ibn 'al 'Atir, nel nostro Gap. XXXV, pag. 454 seg^. del voi. V ed'At Tigànì, 'An Nuwayri, 'Ibn ^aldùn, Gap. XLV, ILVni e L, in questo voi. n, pag. 52 segg., 66 segg., 154, 208. (3) Bistìccio su' vocaboli fulak e falak, «nave» e «sfera celeste». 380 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. A. 15 h) In lode deiremiro ^Ali 'ibn Yahyà sud- detto. Metro sari^ (1). « Chi vuol raddoppiare l'ebbrezza con un'altra eb- brezza, [beva e poi] mesca il vino de' begli occhi ecc. ». A. 17 i) In lode dell'emir 'Abù 'al Hasan ^All 'ibn Yahyà (2). 1. (1) « Un tuo cenno fa uscir fuori quelle nascose ne' foderi ; si che yendemmian teste e mieton colli >. 2. (12) € L'armamento del naviglio dà improvviso annunzio che i nemici e gli invidiosi (3) già levano il capo > . 3. (13) «Ecco la guerra con le sue harbiyah (4), i cui fuochi domano le acque con la violenza di lor incendio », 4. (14) < E gittan la nafta. Puoi creder tu che la sua fiamma lasci in vita [l'uomo, se basta] il puzzo ad ardergli il fegato? » 5. (15) « [Avvolge] quelle [navi] un fumo che sembra la [nube] del fulmine, gravida di lampi e di tuoni ». 6. (23) « E forse i Barbari, vedendo che ci met- (1) F, fog. 23 recto. Testo, App., p. 15, lin. 8. (2) F, fog. 31 verso. Testo, App., p. 17, lin. 12. Ho data una traduzione italiana di qae^i versi nella citata Me- moria deirÀccademia de' Lincei. Tralascio gli altri che non con- tengono se non luoghi comuni. (3) Avrei potuto anco tradurre e rivali » . ÀUude senza dubbio alla dinastia dei Banù Hamm&d di Bugia. (4) Plurale di harbiy « (legno) da guerra » . Capitolo LIX — 'Ibn Hamdìs. 381 tiamo al collo i brandi, a guisa di monile (l), si sovver- ranno delle loro figliuole [menate] in cattività ecc. ». k) In lode del medesimo. Metro tawil e rima A. 18 mntawàtir (2), 1. (1) « [Yienjforse dal muschio (3) dell'adolescenza [quest'odore] che sento nell'auretta del Negid (4), il cui soffio è per me impregnato di piacere? » 2. (63) « Harbiyah (5) costruite sotto l'oroscopo (1) « Cingiamo > direbbesi in italiano. Gli Arabi portavano la sciabola ad armacollo. (2) F, fog. 32 verso. Testo, App., 18, lin. 1. Questa qasìdab, come tante altre che notiamo nel presente para- grafo, fd dettata in occasione della festa dì 'Al Fitr^ ossia del « rom- pere il digiuno > : come noi si direbbe la Pasqua. È la festa chiamata in oggi da' Turchi il gran Bayram, e si celebra il primo di sawàl , dopo il di^uno del ramadàn. Il poeta comincia con Tamore , oontinoa con la guerra e finisce con le buone feste. Egli accenna alla supposta origine della dinastia zirita, i principi della quale credeano discendere dagli antichi re Himyarìti del Yaman, e pro- Imigayano con piena sicurezza la linea retta infino ad Adamo. Ri- tornando al principe lodato, 'Ibn Hamdisgli dice che da una mano egli dìfendea le frontiere confinanti coi qàjl dei Negri, mentre dalFaltra i suoi eserciti yolay^o su Tonda. E così continua co* versi che noi traduciamo e che fiiron già dati nella citata Memoria del 1876. Qàyl era per l'appunto il titolo dei re Himyarìti. (3) Nel linguaggio metaforico deirOriente, muschio vuol dir ca- pelli castagni. Solito bisticcio con Todore. (4) Metto questo notissimo nome geografico con la ortografia usuale: Tarabica, secondo il nostro metodo di trascrizione, è N a g d; il qual vocabolo significa terreno elevato e sassoso. Traduco auretta la voce s a b à, e venticello orientale > . (5) Navi da guerra. V. la pag. precedente^ nota 4. 382 GiPiTOLO LIX — 'Ibn Qamdis. della Felicità (1), co' lor fuochi tengon viro sempre l'iih cendio della guerra ». 3. (64) € [Ti sembrano] montagne che galleggia su le acque ed apprestino a* leoni [folta] macchia d'aste brune e di affliate spade; » 4. (65) < [Oppur destrieri] morelli, che naotìno [montati] da' campion della guerra [e bardati» non di piastra e maglia, ma] con tende di feltro (2) ». 5. (66) € [Navi] munite di due archi, onde vibrano dardi fatali che colgon [l'uomo] e il passan fuor fuora>; 6. (67) € E lanciano la nafta, il cui fubco e il fumo, [operando] a un tempo, fan che la morte rossa confondasi con la negra (3) ». 7. (68) < Crederesti udir quivi il sospiro della Gehenna, il quale vien fuori erompendo vorticoso dalle canne (4) ». /) In lode del medesimo. Metro ramai e rima mutaràdif (5). (1) Par che aUada ad 'Al Mahdìah, fondata da 'Ubayd 'Allah nel momento più propizio secondo le dottrine astrologiche. V. SL de' Mus,, n, 139. (2) Letteralmente: < le armadare che cotesti cavalli portano nella battaglia sono delle cortine di feltro ». Si vegga qni sopra il § 9 del presente Capitolo, pag. 855, nota 5. (3) La morte rossa è quella di ferite; la nera di asfissia. (4) Traduco « [movimento] vorticoso » il sostantivo fati, p^^ ceduto dalla preposizione *a n: esso è il nome collettivo di e spin, cosa attorta, ecc. ^. Bendo poi « canne» il plurale di lawlab « tubo », ed anche « vite » e € madrevite ». Cosi remistichio let- teralmente dice : < che vien fuori a stento per le spire delle cann^, « con veemenza » . H verbo che qui rendo € venir fuori a stento » si- gnifica propriamente respirare con difficoltà. (5) F, fog. 34 recto. Testo neir^i^p., 18, Un. 10. Veggasi VAppend. stessa. Nuove Annotas. , pag. 63, nella quale Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 383 < Salirà forse la soglia degli amici che dormono; di quo' che furono uccisi col rinnovare il colCrio (1) >. m) In lode del medesimo. Metro 'al ^abab (l*ambio), il quale manca nel trattato di ^alil; ma altri ne fa menzione (2). € Ti ha chiappato un'antelope che non si fa chiap- pare ; poichò i suoi sguardi son reti [da prender anco] i leoni ecc. ». n) Loda il medesimo e gli fa [i soliti] auguri A. 30 per la festa di 'Al Fitr. Metro ^afif e rima mu- tawàtir (3). « Gioisci [o donna] della calma e serenità ch'io serbo dopo aver data la caccia alla antelope e tolta la bri- glia [al mio cavallo] (4). il pio£ Fleìscher ha corretto il nome del metro, leggendo w à f i r m luogo di ramaL (1) Se la lezione di alconi vocaboli non è gaasta, questo verso con- tiene un indovinello che non so spiegar bene e*che dnolmi non potere stodiar nel resto della qasidah, non avendo più sotto gli occhi, la copia del codice vaticano. Ho tradotto « collirio » la voce s a d ù d o sadùd. n eóOyrwmf medicamento estemo per li occhi, è anche nome d*nn cosmetico, nsato dalle donne arabe per tingere in nero le p^pebre ed abbellire gli occhi. E la moda lo ha portato anche in Europa. Or chi sa? Gli « amici dormienti» potrebbero essere i pen- sieri aavìi, assopiti dapprima e poi uccisi addirittura dagli sguardi che sfolgoravano piii forte dopo una mano di collirio fresco ! (2) F, fog. 35 recto. Testo nell'^^iip., 18, lin. 12. ]^alil, 0 come è stato trascritto KhaUl, celebre grammatico del 2* secolo deU^egira, passa per primo autore di un trattato di versificazione arabica. (3) V, fog. 50 recto e verso. Testo, App,, 20, lin. 1. (4) Quest'ultima espressione significa ancora ciò che noi diciamo « rompere ogni freno a* vidi > . 384 . Capitolo LIX — 'Ibn Hadidis. < E le armate che [aGfrontando] i flutti, recano lo sterminio nelle terre de' Rum ». o) LfOda il medesimo e gli fa i [soliti] auguriiper la festadi'AlFitr. Metro kàmil e rima mutadàrik(l). < Dimmi se l'amante perduto che lascia correr giù le lagrime in silenzio, ripone il segreto del suo cuore in [buon] nascondiglio? (2) » A. 21 p) In lode del medesimo. [Il poeta] descrive qui una fornacella da profumi. Metro tawìl e rimamu- tadàrik (3). i . « Tre cerchi ascosi all'occhio [tuo] girano nella pancia d'un globo, quando tu lo rotoli (4) ». 2. < Ogni cerchio si muove in orbita sua propria; alla quale risponde in contrario l'asse d'un'altra (5) >. (1) F, fog. 51 verso. Testo, App., 20, Hn. 5. (2) li i h g a r , che traduco e baon nascondiglio >, significa pro- priamente € parco chiuso», ed anche le occhiaie che compariscono is un volto velato col n i q a b. (3) V, fog. 55 recto. Testo neìVApp.f 21, linea antipenultima. (4) Di questo sol verso pubblicai il testo neW Appena, Quello dei seguenti l'ho dato poi in un breve catalogo di arnesi orientali con iscrizioni arabiche, inserito nel Bollettino ItaUano degli studi orientali, anno I, N. 7-8, pag. 129, 130 (Firenze, 1876), oon ma traduzione, della quale correggo ora qualche parola. (5) Valgano questi versi ad illustrazione de' globetti di feno «ii ottura orientale, non infrequenti ne' musei del medio èva Io ne h visti alla Biblioteca del Re in Torino , al Museo del Bargello io Firenze, ed al Museo Eirkeriano in Roma. La grandezza suol es- ser poco maggiore d'una grossa melarancia. D globo è formato di due emisferi combacianti a cerniera e fermati con tacche nell'ina metà del globo e chiodini nell'altra. Dentro un degli emisferi son CinTOLO LIX — 'Ibn ^amdis. 385 3. « II cerchio ìgneo ha uno scodellino nel quale tn Tedi il fnoco che brucia i profumi », 4. « Correndo dietro un coperchio, su tappeti di seta 0 d'altra [roba] senza intaccarli >, 5. € Esso manda un fumo che s'innalza da spiragli, con [grate] esalazioni di sandal e d'ambra ». 6. < Mai non vidi fuoco che desse la propria mal- yagità (I) in pasto al nadd: ed ecco che ha sua sfera in terra, nel grembo d'una profumiera ! » 7. < Assottiglia con la sua fiamma le sostanze crasse (2); onde vengon su in vapore dilicato, odori- fero ». 8. < Or questa*^ sera io sento una fragranza che somiglia alla lode di lui e ne ripete gli elogi a volta a volta ecc. ». q) In lode del medesimo, con gli augurii per l'anno nuovo. Metro hafif (3). dne oeichiettì impaniati in croce tra loro e con un bacinetto, nel quale n metteva il fdoco e Q profumo , e restava sempre in po- sizione orizzontale come che girasse la paUa. È lo stesso sistema di sospensione che si usa nella navi per le Ismpadi, pel baro- metro, ecc. Nessuno farà la maraviglie deUo scherzo sul vocabolo afera, che or è quella di rame, or una d^e celesti. (1) Letteralmente: € nocumento >, e significa di certo la potenza di offendere. Mi pare che il traslato € malvagità » renda Tidea. N a d d è Tambra, e chiaman anche cosi una composizione d*ambra, maschio e legno d*aloe. (2) Corrigendo la lezione del codice kitafan, e quella che io già propod kinàfan, leggo adesso kitafan, che conviene' al caso e nrata solo un punto diacritico. (3) F, fog. 55 recto. Testo, App., 21, ultima linea; 22, 1» linea. II 25 386 Capitolo LIX —- 'Ibn Hamdis. A. 22 «Le camomille (1) della tua bocca [gittano uno] splendore; uno splendor come quello che [balena ne' denti] dell'antelope fugace ecc. >. r) In lode di 'Abù 'al Basan ^Ali 'ibn Yahyà. Metro basìt (2). Questo è un 4btidà' (incoativo) che ha per ^abar (enunciativo) le cose eccelse. [Basta] presentarlo, ed ecco che v'inclina il giovane al par che l'uomo [maturo] (3). A. 36 s) In lode di 'Àbù 'al Basan ^Alt Mbn Yahyà sopraddetto (4). «Essa allontanò da lui i malevoli e le linguacce: e fu come se gli avesse riempite le mani di regali ecc. >. () In lode del medesimo. Metro tawil e rima mutàdàrik (5). « Finché gli occhi tuoi saranno lungi dalla terra di Wàjl (6), la loro guardatura spirante benignità (7) anmiafierà [tutti quanti] ». (1) Nel linguaggio netaforìoo de* poeti arabi, i denti bianchi si chiaman fiorì di camomilla. (2) V, fog. 56 verso. Testo, App., 22, lin. 2. (3) La grammatica era tanto in onore presso i letterati Arabi che ne nsavano il lingoaggio tecnico anco i poeti. (4) V, fog. 71 verso. Testo, App.^ 36, lin. 1-. (5) F, fog. 74 recto. Testo, App., 36, lin. 5. (6) W&y 1 0 way 1 è analogo al m« latino ed al nostro «goti». Dicono ancora gli antorì di alcuni dizionarii arabi, esser nome di nna valle, pozzo o porta, non si sa, dello inferno; e che vi & tant» caldo da liqne£Bir le montagne se vi si pittassero. . (7) Traduco benignità il vocabolo mahàjl; plorale di mahi- lah, che vaol dir < nnbe che promette la pioggia > , e però sembiante di beneficenza, ecc. Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 387 u) In lode deiremiro 'Àbù 'al Hasan "^Al! A. 40 'ibn Yahyà, con augurii per Tanno nuovo (1). € Dicono per ischerzo : 0 chi ha vista una bella, te- nuta da un vecchio ed amata da un giovinetto? ecc. > v) In lode del medesimo. [Il poeta] narra come questo [principe] espugnò il castello che addimandasi 'Al 'Agam. Metro basìt e rima mutaràkib (2). < La spada ti mena [sempre] al tuo scopo e [cosi anco] la penna (3) : i tuoi nobili proponimenti salgono [in cima] a Radwà (4) >. (1) y, fog. 90 lecto. Testo, App,, 40, lin. 6. (2) V, fog. 91 Terso. Testo, App,, 40, lin. 8. Do il primo yerso e qnell*altro soltanto che contiene un cenno storico. 'Ibn 'al 'Àtir, ediz. Tomberg, m, 70, narra che nella fortezza di 'Al 'Àgam i Berberi, nniti a* Bizantini, fecero testa ai Mosul- mani, che li ayeano rotti nella gran giornata di Snfetnla, l'anno 26 . x) In lode del medesimo, con gli augurii per la festa [di 'Al Fitr]. Metro basft e rima mnta- dàrik (4). « Il linguaggio delle lagrime ha palesato ciò che costui nascondeva : ei non pianse mai finché non vide la canizie sorrìdergli sul capo ». y) In lode del medesimo. Metro sari^ e rima mutadàrik (5). j^, 4} «La canizie, sorridendogli in capo, l'ha fatto pian- gere : ma una visione è venuta a visitarlo occultamente nel suo dolore >. g) Augurio di capo d'anno al medesimo [prin- cipe]. Metro kàmil e rima mutawàtir (6). (1) Vuol dii: Indovina, profetessa, ecc. (2) F, fog. 92 verso. Testo, App., 40, lin. 12. (3) Così traduco per conghiettura la frase: dìgiono hirqi ha- màmi, della quale non trovo significato preciso. (4) F, fog. 93 verso. Testo, App., 40, lin. 14. (5) F, fog. 94 verso. Testo, App,, 40, linea ultima. (6) F, fog. 95 recto. Testo, App,, 41, lin. 2. Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 389 € Che pervenga al tuo cospetto la prosperità di lunghi anni, per esaltazione della tua possanza e trionfo del* r 'isiàm ecc. >. aa) In lode del medesimo. Metro sar!^ e rima mutadàrik (1). « 0 che? Se una colomba piange sul ramo del bàn, si dilegua il tuo senno? » bb) In lode del medesimo, con augurii per la A. 15 festa di 'Al Fitr. Metro kàmil della seconda specie, [cioè col secondo emistichio] troncato e la rima mu- tawàtir (2). « Che [monta] che le spie [susurrino] a danno mio mattina e sera? Potranno mai togliermi l'amor delle belle? ecc. >. § 16. a) In lode (dell'emiro 'Al Hasan 'ibn 'Ali A. 28 'ibn Yahyà), con la descrizione della sconfitta toccata 'lai nemici Siciliani Tanno di 'Ad Dimàs (3). (1) F, fog. 100 vereo. Testo, App.y 41, Un. 11. (2) F, fog. 24 recto. Testo, App., 15, Un. 10. Tra molti laoghi comuni v'ha anche il segnente verso di lode : La sua protezione è serrarne alle città : ma, se gli si ribellano, la sna spada è la chiave [da aprirne le porte]. (3) F, fog< 56 verso. Testo, App.y 22, Un. 2 segg. Do per intero questo componimento che celebra la vittoria dei Mtt- snlmani contro le forze di re Ruggiero: sn la quale si vegga lamia St, dè^ Mu8,f m, 383 segg. e le narrazioni di vani compilatori, nella presente raccolta, Gap. XXV, anno 517; XLIV,anno 516;XLV, §12,e€c. Ho messo tra parentesi U vero nome del principe al quale è de- dicata la qasidah, perchè nel Codice erroneamente è scritto < a lode del medesimo » che sarebbe il padre di ^Al Hasan *Àl!, al quale è dedicato il componimento che precede nel codice vaticano. 390 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 1 . « Iddio ha voluto che non avvenisse aitrimentì: [ha comandato] che sia tua la vittoria; che la Fede abbatta r[ediflzio] innalzato dalla Miscredenza; > 2. < E che i Barbari tornino addietro, dopo il co- nato loro, scornati; [riportando] in pena della loro ini- quitày vergogna e disfatta >. 3. < Evviva a te per una vittoria, mercè la quale abbiam fìtta e rifitta la spada ne' [corpi di] costoro; [una vittoria] il cui racconto fa brillare di gioia il viso della Fede ». 4. « [Vittoria riportata] con tal felicità, che Iddio te n'ha fatto maestoso ammanto ; e con lo splendor di una luce, alla quale 'Àz Zuhr (Venere) viene ad ac- cender la sua ». 5. « [Era assai] giù dallo scopo dei Rum, tan- t'alto essi miravano ! [la sorte di mettersi] al collo de' monili di brandi (1) corti ». 6. < Le [lance] di 'Al IJatt che trafiggono i loro petti, hanno occhi azzurri * e corpi rossi (2) » . 7. € Quando mettonsi a ferire fan come il focile [frullato nel forame dell'asse] : si che sembran corde di secchi che [continuamente attingano] nelle cotte di maglia [come se fosse] in un fiume (3) ». (1) Qadb è ramoscello e spada tagliente. Ognun Tede che qui il poeta, alludendo a lame corte, vanta i snoi d'avere sgozzato i nemid co' coltelli (2) 'Al ^att era nome di luogo dell'Arabia meridionale, dove il commercio portava dall'India i bambù adoperati per &bhncar lance. Gli occhi azzurri di queste figliuole di 'Al ^att enmo i ferri, bruniti, com'è' pare. (3) H vocabolo che traduco « corde di seccbio » , seguendo la l6zioiie del Fleischer, è r 1 s à '^ non già s & r a' come si legge per eirore di Capitolo LIX — 'Ibn Hamd!s. 991 8. <( [Oyyero] è da paragonar quelle [punte] a goc- ciole d'acqua che spuntano luccicando su le vette de' ramoscelli in mezzo al padule >. 9. < [V'era anco] dei nugoli, riposti nel cavo delle farètre; la pioggia de' quali son saette dei Zang (1) non mica gocciole [d'acqua] ». 10. « E tai destrieri, che a petto a loro i cavalli de' Barbari ti sembreranno di razza asinina; non già qnella degli asini del deserto (2) » . 1 1 . < Par che su que' [cavalli, o piuttosto] aquile, [seggano] de' lioni, dalle zanne sterminatrici e dagli occhi di bragia >. 12. « Il color del sangue [di che son tinti] somi- glia a quel dei vini che bevono [i Cristiani]: ne ros- seggia la bruna lama delle [nostre] sciabole ». 13. < Ecco i Banu 'al 'Àsfar, hanno i visi gialli di paura : e vuote le mani che andavano in cerca [di rapina] (3) ». stampa néiT Appendice j Ntuwe Aim.y pag. 64, ultimo lineo. IL Flei- scher a proposito di questo verso mi scrivea: « Yons ayez raison de « Tons récrier contro la monstruosité de la métaphore, mais il &at se e resig&er. Les lances des bons Musnlmans se réjonissent d'avance da e plaìsir de plonger lenr pointes dans le sang des maudits Incrédnles, « semblables aax cordes des norias qui plongent les sceaux attachés < à leoi bonts dans Teau d*nn fleuve >. Ma accettando quest'ultima parte deUa interpretazione del dotto professore di Lipsia, non am- metto la prima. ÀI verbo s n r r a € gioire » , come lo rende qui il Fleischer, mi Ò parso dar Taltro significato, cbe troviamo nel Lane, cioè « introdurre il bastonoeUo del focile nell'asse da cui dee trarre ^1 fooco ». C'è lì una metafora magnifica, che 'Ibn Hamdfs non potea lasciare indietro. (1) Popoli che han dato il nome alla costiera di Zanzibar. V. il § 9 dì questo Capitolo, nota al verso 25. (2) Gli onagri. (8) IL poeta intesse qui un bisticcio su la radice safira^ che 392 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdìe. A. 23 14. « Si chiamarono Tun l'altro in lor contrade, come fanno i pulcini del qat&(l): e lor [arrivò] d*ogm luogo lontano un drappello >• 15. < Quando l'oste fu fornita, cavalcarono sul- l'onde gcvìfle, sormontate da fosche [nubi] (2) ». 16. « Àgli eserciti di Dio fu commesso di c(»nbat- terli co' venti : creatura non regge a tal pugna ! > 17. « Quando furono sparpagliati, oh quante schiere affogarono nell'onda tempestosa; quante caddero pri- gioni! » 18. < Comparvero i mostri del mare e ne fecero preda : de' corpi loro nessuno ebbe tomba, nessun mem- bro fu composto nella fossa ». 19. < Che se un pugno di costoro, pe' quali non v'ha salute, pur salvossi dal taglio de' brandi, ei peri per naufragio >. 20. < Vennero tanti navigli da parer [nugoli di] locuste, che oscuravano [il cielo], né il mare li capiva quant'esso è vasto >. 21. < Stivarono nelle navi tanti cavalli: e poi nell'agone della guerra [i nobili animali] non servirono a dar la carica ; neppur a fuggire ! (3) » . esprime le idee di € vuoto » e di « giaUo ». I BomsDi bizantini eran chiamati dagli Àrabi, Banù 'al 'Asfar €Ì Figli del giaUo », dtd color biondo de* capelli, o daU*oro che poaaedeano. La voce s i f r, onde appo noi dfera e zero, vìen daUa stessa radice. (1) Ardea SteHaris. Questa pernice del deserto, che suol andare in bilgate , serre spesso di paragone neUe poesie degli AxftbL E stata già citata nel nostro Cap. XX, voL P, pag. 257. (2) Letteralmente: e del color della polvere » . (8) Nella precipitosa ritirata daU'isolotto di 'Ah&si, Peserdto si- ciliano parte scannò e parte abbandonò i cayalli. Y, 8t ée? MuSt in,385. Capitolo UX — 'Ibn Hamdis. 393 22. < [E pur alcnni] caralieri aveano inforcati gli arcioni, ma li fé' smontare Tawilimento e il terrore >. 23. 4c [Che be'] pezzi di cavalli, [o emiro], ti han costoro portati in dono e non ne hanno avuto guider- done dall'Altezza tua : né pure un ringraziammto ! > 24. « [0 lettore !] domanda di costoro al [castello di] Dimàs; e sentirai il caso, che fatti in pezzi giac- ciono ne' sentieri del promontorio (1). 25. « Non ebber altra preda che di speranze fal- laci ; ed [entrati] nel castello non arrivarono a conse- guirle ». 26. < Lo comperarono [si il castello], ma vendet- toro (2) assai maggior valsente di vite: or dimmi se fecero guadagno o perdita! » 27. « Agognarono in loro stoltezza a feurgli spun- tare [a quel fortalizio] un paio d'ali da risplender al Sole come un'aquila (3) >>, 28. < Con la quale intendeano dar la caccia a' nostri paesi e farne preda : ma aggiornò, ed ecco stron- cate le malaugurate insegne ! > 29. « Gustarono le strette d'un assedio che ab- A. 24 basso quell'orgoglio : si com'egli awien che affanni al respiro il petto d'uom che si muore ». 30. < L'immenso esercito tuo, come [catena di] montagne [irte] di lance, trascinò i fati addosso a co- storo; [li sterminò] con la strage ». (1) Q testo dice: «deUMsola di eeso (Dim&s]». Si deve inten- dere la penìsola, oesia il Capo. (2) Dioon le croniche mosulmane che qnel castello fu occupato per tradimento di alcuni Arabi, corrotti con danaro. . (S) Potrebbe darsi che aUadeese all'aquila che fa un degli stemmi de' Normanni di Sicilia. 394 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 31. « Reggea [l'oste] il tuo gran capitano: il mat- tino che incontrolli egli ebbe in pugno la vittoria >. 32. « La mercè d'^Abù 'Ishàq, videro strito- lata (1) lor massa; lor compagine rotta; lor ordinanza disciolta >. 33. « E quando sobbarcaronsi alle angustie del- l'assedio, che nessuno [in vero] ardea della brama di morire [combattendo all'aperto] (2) », 34. « AUor fu drizzato contr'essi un mangano, per ombreggiarli co' lanciati macigni, i quali 1' [osso] che spezzano, arte cerusica noi risana >. 35. « La morte lor [vendette] una subitanea fine, [pesandola] nella coppa d'una stadera, nella quale fean da romano le rocce » . 36. « Oh come si sforzarono a riscattarsi dalla morte con tant'oro quant'e' pesavano: e Toro fu ri- cusato! > 37. « Quivi r 'isiàm, la sete che avea di lor [sangue] la spense con puntate mortali e fendenti che portan via >. 38. < Avean viste le tue due MahcUe, nelle quali la postonza della religione è [scrìtta come] decreto [divino]: li atterri dunque il decreto! (3) (1) La radice che dà in ebraico il nome proprio 'Ishàq, yaoldir in arabico e stritolare » . Il poeta qui non perde Toccasione d*ini bisticcio. (2) Letteralmente : e Nessuna vita delle loro yolava appasòonaU- mente a [la sua] meta » . (3) 'ÀI Mahdiah e il contiguo borgo di 'Az Zawilab enn chiamati le due Mcihdie. Questo nome ebbe la prima dal suo fondi- tore 'Ubayd 'AlUh, che intitolossi 'Al Mahdf, oesu «il ben diretto (da Dio) ». È per l'appunto il vocabolo h u d a n cboosa Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. 395 39. « Si direbbe che le costellazioni del tuo cielo ayeasero scagliate su costoro le fiamme [di lassù] : fuoco senza carboni ! (1) » 40. < Che [sorta d']ignoranza era dunque quella de' Barbari a rimaner si a lungo nell'errore ? Non vivea tra lofo alcun savio, con [un po' di] prudenza ? » . 41 . « Quante miglia della nostra terra si spartiron tra loro in immaginazione ! E poi non ne preser [pure] ima spanna! )i> 42. « Ne' dell'acqua [del nostro paese bevvero] pur la beccata d*un uccello, che vada a rinfrescarsi quando ha secca la gola >. 43. < Che forse i nostri paesi non conquistaron già [parecchi] de' paesi loro ? Oh si, poteansi vantare [i Musulmani di ripetere l'adagio] che dopo una villa ne Yien [sempre] un'altra ! (2) » . 44. « Le nostre spade furon le chiavi che ce li apersero; ma a tenerli serrati dopo il conquisto non era agevol cosa! > 45. < L'espugnazione di Reggio fece avverare la speranza [dei Cristiani]; poich'era ben disposta [a favor loro] quella provincia e parte della Sicilia disfatta (3) » . direzioiie » che io traduco in questo verso « religione » . La voce 'amr € comando > significa in un senso pia speciale « decreto divino > , come qui lo rendo. Ma come l'astrologia ebbe la si^a parte neUa fon- dazione dì 'Al Mahdiah, così parmi verosimile che, secondo il poeta, questo decreto si leggesse negli astri. (1) AUude aUe steUe cadenti, che son fiamme scagliate dagli an- gioli sopia i demonii quando si appressan troppo alle soglie del deb. (2) È modo di dire arabo kafran kafran « di villaggio in vil- laggio >. (3) Si veggano nel testo stampato le lezioni del codice, di certo 396 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdfs. • A. 25 46. « Che ! Forse i nostri eserciti non fecero cattive lor [belle] giovani dal seno ricolmo ; [forse] le matrone ch'essi menavano prigioni non eran seguite dalle verginelle? >. 47. < [Vedi] Pantelleria, dove le teste degli ari loro [caddero in tal copia che] fin oggi l'arena i mista di schegge [de' cranii] » . 48. « E se con le narici interrogan essi il vento [di quella parte], il puzzo lor dirà quante membra in- sepolte [v'imputridiscono] >. 49. « Ma [i Musulmani] non trucidarono gU abi- tatori, no, per crudeltà d'animo ; ma perchè si vedeaa pochi e circondati da' molti (1) » . guaste in tutto il Terso; le correzioni ch*io proposi; e quelle fissate col Fleischer, dopo scambievoli osservazioni. H nome di Sidlia, che non è alterato, ci ha condotti a ristorar quello di Beggio. Io non seguo del tutto la interpretazione del Fleischer, scrìttami il 10 aprile 1875 nel tenor die segue: e Et la prise de Beggio a realiaé Tespérance ; sa contrée (Utalie) étant ébranlée et par conséquent une autre contrée, celle de la Sicile, affaiblie ». E veramento il Fleiscber rìsgoarda m a h i d in principio del secondo emistichio come agget- tivo passivo di h&da; ma a me sembra di mahada e che fitccia antitesi all'aggettivo wàhin (da -wahasw-h-y) applicato alla Si- cilia. Monta poco che quel vocabolo non si trovi nei dizionarìi con Tuno né con Taltro significato; ma pur il Bistant ha m ah id « aefla pura » , così detto al certo per la morbidezza. NeU'inciso che rì- sguarda la Sicilia, accettando l'ingegnosa lezione del Fleischer, la traduco un po' diverso, e, credo io, più fedelmente. Il poeta allude al conquisto de' Normanni, i quali in Calabria, provincia cristiana, tro- varono il terreno bello e preparato; e in Sicilia, provincia musulmaiu, il corpo politico che cascava in pezzi dassè. (1) Le memorie che abbiam finora alle mani ci portano a suppone questo eccidio verso il 700 dell'era volgare, quando i conquistatori aiabi dell'Àffiica propria, respirando un momento dalle guerre della tem- Capitolo LIX -- Ibn Hamdis. 397 1. < Prenderanno dunque i Barbari a mordere il nab^ (1) d^Ii Arabi; e chi lo stringe più forte non ai spezzerà i denti? » 51. < [A schiera a schiera] levano [i nostri] il grido contro il nemico : sembra il ruggito del leone che fa tremare gii onagri ». 52. € Ecco viene [la tribù di] Ri ah (2), che ha [ratti come il] vento i corsieri : la vera Fede le addoppia le forze». 53. « n primo atto di giustizia che fece [questa tribù] fa di cacciar via tutti gli scellerati» capaci di tradimento ». 54. « Afifrettossi allo scontro» capitanata da un de' suoi [notabili]: ed oh quanti [pregi] che si racconta- yan di lei furono accertati alla prova ! » 6B. « Ingrossa nella pugna la moltitudine dei Banù Dahm&n (3): giovani dolci [al sembiante» ma brandiscono] spighe amare (4) » . fenna, andarono ad assalire i Cristiani del paese, che s'erano rifoggiti ed afforzati in Pantellaria, da mezzo secolo in circa. Yeggasi la mia SL de Ifus., I, 111, 112, 165, 166. (1) Legno duro, del quale si fitceano gli archi in Arabia. (2) Nome d*ana delle tribù arabe passate nell'A&ica propria, nella seconda metà dell'XI secolo. V. 'Ibn ^ al d un, Histoéredes Berbères^ Ters. De Slane, I, 32, 36, ecc. Blàh è plorale di ri h € vento ». (3) Famiglia deUa stessa tribù di Bìàh, secondo Top. cit.. Il, 35 ^egg., e il nostro Gap. L, § 21, a pag. 225 di questo yolune. Il nome di questa tribù fa bisticcio col sostantivo dabm « moltitudine ». Lo stesso Ibn ^aldùn, op. dt., 1, 180, 278, avea notata questa tribù come appartoiente alla schiatta berbera ed alla nazione di Huw&- rah: forse v*ha qualche sbagUo di nome. Dalla narrazione di 'An Nnwayrf, qui sopra, Gap. XLVm, § 3, anni 511, 512, a pag. 154, loo dì questo volume, Dahmàn sembra veramente tribù di schiatta arabica. (4) Ognun vede che il poeta vuol dir « lance ben appuntate ». 398 Capitolo LIX — 'Ibn Hftxndis. 56. « [Allo acontro de* quali] si rimescolarono col pensier della foga certi visi» che solcano gaardar fie- ramente quando incontravan fieri sguardi». 57. « Dettero la carica i Banù Zajd co' pos- senti destrieri: e nelle mani loro si fé* palese il segreto de' colpi mortali (1) ». 58. < Venne 'Ibn Zìàd con [la tribù di] Sa^r(2): e furono respinte dal confine le armi [nemiche] e ser- bato illeso [il territorio] (3) ». 59. « Un leone terribile [comparve] sul mare gonfio della guerra: il corpo suo era intangibile; te- neva in mano un fiume (4) ». 60. € Si cacciò di mezzo tra i Rum e il mare; ond'essi ripararono nel castello; e quindi incastel- lati (5)*, perirono ». 61. « Àrabi beduini combatteano con ardore la guerra sacra contro i Barbari. [Che dico ? questi son] maiali cui danno addosso rabbiosi leoni! » 62. c[ Quando s'udì l'appello: <0 difensori deUa patria», appresentossi uno stuolo di volontarii, tra' quali (1) Letteralmente: « deUe spade penetranti >. Sn i Banù Zayd, o piuttosto Banù 'abi Zayd, Y. 'Ibn -!^aldùn, op. cit., m, 145. (2) Sa cotesta tribù y. op. cit., 1, 14, 56. (3) Letteralmente: « respinte dal tagr deUe zanne e il tagr non fa baciato > . Si spiegherà più opportunamente questo rocabolo nella pag. 400, nota 3. Significa ancora < fortezza di frontiera ». (4) n poeta scherza a suo modo su i due vocaboli n a h r e fiume > e n a h y «respingere > : e fa intendere che la sciabola dell^eroe la^ cicava sì spesso da parer Facqua del fiume. (5) Qui U gioco consiste nel ripetere il vocabolo q asr con due si- gnificati, cioè « castello » e « reclusione », che io ho mutata, per &r anch'io il mio bisticcio, nell'aggettivo « incastellati » . Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis/ 399 [Doveraronsi] de' giovani delle schiatte più illustri ». 63. € Ve'lor armadnre: [ampie] cotte di ma^ia con occhiaie piccine [che appaion] listate di polvere > . 64. < À compiere il precetto della guerra sacra A. 26 accorrono torme di cavalli d'ogni tribù : che ora a trasgredirlo non v'ha scusa ». 65. « Il Signor del trono celeste esalta per man di costoro la religione di Maometto e v'aggiugne il presidio della Sua [immediata] protezione » . 66. « In ogni riva costeg^ta dalle [navi] ne- miche [si precipitano le nostre] tribù e riempion i monti e la pianura ». 67. « Se le loro galee muovon l'onda in [un tratto] di mare : ecco [tanti] rinforzi di nostra gente, che ne ondeggia il suolo [di rimpetto] ». 68. < Il figliuolo d' 'Ali (1) ha difeso U territorio dell' 'isiàm; fieramente l'ha difeso: come la belva che sbrana con ambo le branche e insanguina gli un- ghioni ». 69. « Egli, il re che tien degnamente il principato: Iddio non vuole che altri superbisca sopra 'di lui ». 70. « Insofferente [di offese] come il taglio d'una sciabola senza intacchi, impugnata da un valoroso che non suol far tante minacce ». 71. < Questi è il magnanimo, la cui mano con- segna la lancia e la spada alle due membra, per le quali è serbata la vita e la fama [de' Musulmani] (2) » . (1) Cioè remiro ^A 1 Ha san. (2) Se non v^ha sbaglio nel testo , si che s'abbia a sostitnire la penna alla spada o alla lancia, par che le dne membra che hanno rieemte qnell^ armi simboleggino le due schiatte che popolavano il paese , doè i Berberi nativi e gli Arabi avventizii. 400 Capitolo UX — 'Ibn Hamdis. 72. € QuaL [esempio] più helLo che un re coitmato dalle cui marni sgorgano le ricchezze, si che non [Y*ha più] povertà ! >. 73. « Lo diresti nuvolate che copre il cielo e Tersa ondate di pioggia ; pur non occulta ai rìsgoardanti la luna piena [che splende sopra] di esso (1) ». 74. « Quante volte la bella sua fama corre in [colta] brigata, la lode le ai attacca allo strascico come una frangia ». 7^. € Oh sempre cosi! Abbia il domma unitario in lui [sempre] un campicme ; s'adorni di lui il mondo; e il secolo tutto stia a' suoi servigi! » 13 6) In lode del suddetto 'Abù Yahjà 'al Ba- san 'ibn ^Ali 'ibn Yahyà (2). 1. (1) € Neirestremo strascico dell'adolescenza ei piange e folleggia e galoppa nella via dell'amore a cavallo 0 in carovana ». 2. (44) € 0 figliuol d"Ali, o lioncello del parco [sacro della] religione, al quale tasi siepe viva le lance », 3. (45) « Tu mostri [al nemico» in vece di] zanne digrignanti, le azzurre punte [delle lance]. Oh i Rum occhi-azzurri, non vi suggeranno de' baci ! (3) » 4. (46) «Se Dimàs infilzasse le teste loro, sparse (1) n secondo emistichio è guasto nel codice. Vi si è sapplito con una lezione proposta da me ed accettata dal Fleischer. (2) F, fog. 13 verso. Testo, App, 13, lin. 5. (3) Letteralmente: «non coglieranno saliva». Ho teso «digri- gnanti zanne » la espressione < le zanne del t a g r » . Qaest^iiltiino vocabolo significa le due fila de* denti incisivi che si scoprono i^neodo la bocca. Capitolo LIX — 'Ib n H a m d ì s. 401 [m que' pressi], farebbe un monile da ornar tutto il colio della fortezza (1) >. 6. (47) « L'islamismo possiede verghe di nab^ (2) nelle quali altri si è provato a mettere i denti : ma la croce le ha trovate assai dure (3) ». 6. (48) « Ti levi tu sul nostro orizzonte » yasi luna piena che con l'ombra sua (4) ravvolga , oome tra nubi» de' soli raggianti >, 7. (49) « Poiché t'ha giurata amistà la gloriosa Tittoria; quella stessa che fa rinselvar come lupi i lioni della guerra ». e) À lode del medesimo. Metro k à m i 1 e rima A. 26 mutawàtir (5), 1. (1) « Vennero di buon ora le vaghe donzelle a conversare con lui: corse lesta alla sua volta l'equani- mità; ed agile la gravità [dei costumi] ». 2. (20) € E fui spinto [ad affidarmi] nell'amistà tua: al volontario esiglio faceano plauso i virili propositi e i [sacri] testi ». (1) Acoenna alla impresa celebrata con la qasìdab che pre- cede. (2) Si vegga la nota al yerso 50 del paragrafo precedente. (3) Bisticcio tra 8 a 1 i b € croce > esilàb « dari > . (4) Non ho osato tradarre letteralmente < ravvolga con le palme delle dne mani», ovrero Con « le due pieghe ». (5) Vf fog. 59 recto. Testo, App,j 26, linea antipennltima. Anche questa poesia di augnrii per la festa dì 'Al Fitr fii dedi- cata ad 'Al Hasan, il cui nome si legge nel verso 32. Dopo le tiritere amorose, che sono obbligatorie nell^esordio del com- ponimento, il poeta prende a dir di so stesso. II. S6 402 Capitolo LIS -— 'Ibn Hamdia. A. 27 3. (30) < Trapiantai la mia vita nel [terreno delle] avventure : ahi che i frutti sepper amaro ! Non trovai che cameli e deserti »* 4. (31) € Feci stanza lontano, oh lontano; ebbi par compagnia le belve de' deserti ; per suppellettile de* basii da camelo » ; 5. (32) « Senza l'asilo che m'ha dato 'ÀI Hasan il Perfetto e senza la sua generosità, non avr^ trovato soggiorno [nella Terra, quant'è larga] dall'Orto all'Oc- caso! ». 6. (33) « Egli è quel desso le cui dita spargon la rugiada ; quel desso cui si rivolgono i valentuomini decaduti; » 7. (34) < Quel desso che ha snudate le spade d'un popolo (1), il taglio delle quali estermina i Po- liteisti > ; 8. (35) « Quel desso il cui esercito innumerevole ha vibrate contraessi le lance [con la furia] dello 'as wad (2) quand'e' si avventa >. 9. (36) < I brandi del suo monoteismo hanno seggio» gata la trinità di costoro, come decretava il [Dio] Unico, il Vincitore ». 10. (37) < Tu spada di Dio [levata] sopra i Barbari; tu accetto al tuo Signore ed al suo eletto , il Pro- feta (3) >. (1) Traduco così il Tocabolo che snona « solennemente, pabUia- mente » . (2) « n nero » , così detto per l'intensità del colture. Gli aggiongono Fepiteto di sài ih e spogliantesi », perchè mnta spoglia sorente. É definito il pessimo tra' serpenti per la mole del corpo, la ferocia e b mortale potenza del veleno. (3) Continua lodando il valore dei sudditi di 'Al Ha san e ddb Capitolo LIX — Ibn Hamdis. éOS /•• • • • • ••• • • • • a ■ •■ • • II. (60) « [Ecco] quel lione d' 'Ibrahim, il tuo duce, che quand'egli assalta insanguina sempre li ar- tigli ». rf) In lode di 'Abù Yai^yà 'al ^Jasan 'ibn a. 41 'Ali. Metro ^abab (1). 1. € Hai tu mai viste [insieme] le nostre lettighe e le l<»ro; [hai sentito parlare di] banchetti imbandi- tici reciprocamente il di della partenza ? » 2. < Tu armavi alate galee, tu edificavi cittadi SD l'onda (2) », 3. € Ck)n propugnacolo di torri che sembran poggi: a si superba altezza [si levan esse] ! » 4. € [Galee] che scaglian [massi grandi quanto altre] torri, i quali se piomban addosso al nemico gli fanno in pezzi le viscere; » 5. « [Gittano] altresì nafta bianca, che pare acqua e pur appicca il fuoco >. 6. < In questa [ armata ] la [ divina ] Bontà ti A. 42 dava pegno di vittoria ; anzi dello sterminio de' tuoi nemici > . 7. « Ed io ti offro [versi di] lode: perle ch'io tengo di gran pregio ». tribù d'Arabi che gli ubbidiscono. Ricorda il suo nome marchiato nei cavalli, stampato nei dir ham e nei dìnàr. Poi dice dei consiglieri del principe e del suo capitan generale. E così viene al verso 60*. (1) F, hg. 101 verso. Testo, App., 41, lin. 13. (2) Di questo verso e de' seguenti detti già la versione italiana nella Memoria su ì fuochi di guerra citata dianzi. 404 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdìs. 8. < Ospite antico son io (1) ; [pur] lode novella esce ad ora ad ora da' miei labbri (2) » . 9. < Giovane io lodai Tavolo del tuo genitore (3): eccomi or vecchio, caduco; » 10. < Tàgannah (4) è lamia patria [adottiva], che la mia patria [naturale], la Sicilia, io l'ho abban- donata ». e) In lode del suddetto 'Abù 'al Hasan^Àli 'ibn Yahyà. Metro tawil (5), « Fu lieta la rosa della mia gioventù : si, fu lieta, n mondo mi fu largo di desiderii e soddisfeceli in parte, ecc. ». A. 46 § 17^. a) Elegia in morte del proprio padre. Metro mutaqàrib e rima mutadàrik (6). < La man del tempo ferisce e sana ; è il mondo di quaggiù struggitore e caduco (7) >. (1) Letteralmente: « antico dì arrivo ». (2) Letteralmente: « lode per la quale apro la booca qna e là >. (3) 'Al Hasan, ultimo prìncipe zirita di Al Mahdfah^ fu fi- gliuolo di ^Ali ; questi di Tahyà; questi di Tamtm, cher^;iiò daU'agosto 1062 al febbraio 1108. (4) Questo è il vocabolo arabico gannah (giardino) berberìzuto con la solita forma femminile del t che s'agg|ugn6 in principio e in fine. Mutò poi il nome in B àgah, che i Francesi e gli Spagnuoli scrì- vono Bedja^ Bajai e però non è da confondere con la notissima Bar g&yah (Bugìa^ Buggea, Bougie). Bàgah è dentro terra, a 15 leghe a ponente di Tunis. (5) F, fog. 108, recto. Testo, App., 42, lin. 8. (6) F, fog. 116 recto. Testo, App., 46, lin. 1. n componimento è tutto generalità: non v'ha parola che possa dare schiarimento su la vita del poeta o del padre. (7) Dopo le generalità che la morte distrugge tutto, e che sono Capitolo LIX — Ibn Hamdis. iOS < Oh se gli uomini del secolo avessero arate le sue yirtà, si che il mondo avrebbe seguite vie oneste! » < Il nunzio di lutto mi pervenne in paese lontano: oh«gomento mio quando seppi [tanta] sventura! > < Rosseggiò il bianco della mia fronte e biancheggiò la bruna mia chioma ». € Ramingo io viveva in altra terra : e li chi badava alle [angosce] dello straniero? » b) Elegia in morte di una sua zia, che Iddio le A. 13 sia benigno, trapassata in Sfax. È indirizzata al suo cugino 'Abù 'al Hasan ^Alì 'ibn Husayn 'ibn 'abi 'ad Dar, il Siciliano (1). € Futil (2) parlare è il parlar di sventure : arren- dersi (3) al destino è [mestieri] come in guerra r[u- sare] stratagemmi, ecc. » . e) Elegia in morte della sua moglie, quella che 567 perduti i ricordi delle passate generazioni , e dopo un cenno sa le TÌrtà del defanto, senza altre allusioni a fatti politici né a vicende domestìche, leggonsi i segnenti versi, che per uno sbaglio non mandai a stampare néir Appendice, (1) F, fog. 8 verso. Testo, App.j 13, lin. 2. H padre della zia lodata si chiamava Muhammad; era uom virtuoso, vissuto fino all'estrema -vecchiezza. Ecco tutto quel che si può cavare da quest'elegia. Il resto son luoghi comuni. (2) Galal, che propriamente significa e grave, terribile, di gran momento », qui è usato nel senso contrario, come nel noto verso di 'Imrft 'al Qays per la morte del padre: « I Banù 'Asad hanno ucciso il signor loro ! A fronte di ciò ogni altra cosa è una bagattella l ». (3) Yale qui « arrendersi » lo stesso vocabolo che significa < pace »; ond'ecoo Tantitesi con « guerra » che segue. 4M Capitolo LIX — 'Ibn Hamdfs. {^i partorì 'Àbù Bakr e ^Amr, che Iddio li abbia tutti nella sua misericordia. Il poeta fa parlare il fl* gUuolo 'Abù Bakr (1)- « Quanta sciagura la morte vibra oggi dall'arto! Oh strale che t'ha colta e spenta li li ecc. >. 569 d) Elegia per una sua donna che mori nel nau- fragio d'un legno, sul quale 'Ibn Hamdis andava di Spagna in Affrica (2). < Ahi vita snella (3) qual caso ti ha spezzata? 0 riura euritmia di donna chi ti ha scomposta! (4) ecc. >. 568 é) Soleva ^Abd 'al Óabbàr ('ibn Hamdis) in Bugia andar a vedere un tornitore, per nome 'Ahmad, uom dotato di naturale disposizione per la poesia. [Or avendo un giorno] ^Abd 'al Óabbàr composti i seguenti versi su l'amicizia, ecc., 'Ahmad gli rispose con questi altri ecc. (5). /) ^Abd 'al Gabbar, pervenuto a' cinquanta- f* ■■■•■ (1) P, fog. 19 recto. Testo, Bibly pag. 567, lin. 13. (2) P, fog. 47 verso. Testo, Bibl, pag. 569, lin. U. (3) Per esprimere in italiano il concetto del poeta ho dovuto durre «vita» il vocabolo del testo che. snona «ramoscello, verga, tralcio * , che sì riferisce alla statnra e che è di genere femndiiil^y eome Taggettivo nel testo. Questo poi per valore radioale si rende- rebbe perfettam^te col francese éltmeéé, (4) Letteralmente: « 0 composizione di un ordine dì belle qualità cM ti ha sparpagliata? ». Traduco qui « ordine » il sostantifo nazm, «filo di perle, coralli, ecc. » e poesia; e « scomporre» il. verbo n a t a r a < sfilare le perle del vezzo, eco. » , e dettar prosa. (5) P, fog. 82 verso. Testo, Btòl, pag. 567, ultima linea. cinque anni, età delle brutte giornate (1), dettò questi altri versi : € Sono compiuti i miei cinquanta e cinque [di più]: eccomi addosso una malattia che porta [di molte] reci* dive >. g) Altri versi (2). 572 < La sorte mi ha dato in preda alle sciagure; le vicende della vita m'han fatto altr'uomo ». < Opulento fui, non impotente; e son flEttto impo- tente, non opulento >. € Rassomiglio all'aquila quando invecchia, ond*ò forza che gli aquilotti la pascano in suo nido ». (Dice l'antologista). Avendo io interrogato 'Abu57:^ Muhammad 'Abd 'al Óabb&r ('ibn Hamdis) circa la similitudine dell'aquila, mi rispose in questo tenore : « Alcuni dotti che studiano i segreti degli ani- mali raccontano che l'aquila è il solo [genere di] vo- latili, nel quale [i genitori] siano nutriti da' figliuoli quando, non potendo più volare, divengono incapaci a buscarsi l'alimento ». h) Dettò anche [i versi seguenti] a proposito del suo bastone (3) : € Io tengo un bastone e non lo trascino nella via (1) € Anno 'ad dnkùr». Questo vocabolo è plurale di dakar che, tra le altre coee, quando si riferisce ad una giornata, signi- fica spiacente, aspra, calamitosa. Un proverbio siciliano dice che « dopo la cinquantina si ha un male ogni mattina ». E il verso d* 'Ibn Qamdts replica, sotto altra forma, la medesima riflessione. (2) P, f<^. 62 recto in margine. Testo, Bibl, pag. 572, lin. 15. (3) P, fog. 60 verso in margine. Testo, Btbl, 578, lin. 3. 408 Capitolo LIX — 'Ibn Qamdis. della vergogna; su quello io reggo i miei passi per iscansarla ». < Si può dir che con esso io cammino lesto negli ottant*ann*i ; non già che batto gli alberi per [pascer] la greggia (1) ». € Io sembro un arco; il bastone è la corda: con quella io tiro alla canizie ed alla caducità ». A. 35 i) Elegia per una sua flgliuoletta. Metro tawii e rima mutawàtir (2). < Eri tu [pur] segno agli strali della sorte, che ti nudria d'amara coloquinta : ma tu dicevi che ti sapea dolce! ». « Ottantanni son vissuto e tutti li ho visti demo- lire ciò ch'edificavano ed abbassare chi levavan sa ». A. 46 § IS. a)Elegia in morte del qàyd ^Àbd 'al Óant, figliuolo del qàyd ^Abd 'al ^Azfz, il SicUiano (3). < 0 che la morte ha cancellate le vestigio d'una serpe ; ovvero col suo dardo ha passato il cuor d'una belva? » (1) In questo Terso il poeta inette un solo verbo che ha am1x> i si- gnificati € hi presto » e e batter F albero », sHntenda per &me ca- scar le fronde e darle in pascolo alla greggia. Qaest'oltinia finse è tolta dal Corano, Sura, xx, verso 19. (2) F, fog. 66 recto. Testo, App., 35, lin. 13. (3) F, fog. 116 verso. Testo, App,, 46, lin. 3. Questa degia di sessantadnqne versi ha lezioni molto dubbie nelFunico codice che la contiene. Ho scelti , oltre U primo , i pochi altri versi nei quaH si allude a circostanze di fatto, anch'esse indeterminate. E in questi pochi non mancano le lezioni dubbie. Capitolo LIX — 'Iba Hamdis. 409 « Temono i Barbari il taglio della sua spada e raddoppiano le armadure intorno lo schifo [che sono i corpi loro] > ; € Che allo scontro del nemico ei non volge [le spalle] ma viene innanzi col coraggio e con l'arme >. < 0 martire caduto, te felice, sul campo della guerra sacra, in mezzo a' Barbari sciagurati ! > b) In lode del qàyd Muhib 'ibn ^Abd 'al A. 14 Hakim, il Siciliano (1). 1. (1) « Le vicende del tempo l'han fatto canuto ed ecco che le belle ragazze gli voltan le spalle ». 2. (27) . 4. (19) « Lione della pugna, il suo ciglio, fos- s'ei mòrto, gitterebbe uno sguardo da [agghiacciarti] di spavento ». 5. (30) « Spada che fa versar lagrime di sangue alle donne dei Rum, quando il suo taglio frulla (2) su le teste [de' guerrieri cristiani] , » 6. (31) « Combattendo la guerra sacra, alla quale (1) F, £>g. 16 recto. Testo, 42^v 1^» ^' !*• ^^ questi quaran- tasei Tersi dò il primo e gli ultiim venti ; tralasciando gli altri, i quali non offiron altro che generalità. (2) Letteralmente : « gorgheggia, canta » detti d'amore, ed h|i anche il significato di « gavazza » . 410 Capitolo LIX -- 'Ibn ^amdis. Iddìo stattti [guiderdone] d'arvicanara a lui nel beato soggiorno ». 7. (32) < 0 quante terre (1) floriano ne' confini de' Politeisti, ch'ei le corse, e al nuore albore eccole un deserto! > 8. (33) < [Le assali] coi navigli, entro i cui fianchi vederi le donzelle de' Rum che si t2q>inavano, e n'adivi lo schianto; » 9. (34) < Le avresti dette gazzelle [riparate] in una grotta che gemano a' ruggiti del lione ascoso nella macchia » . 10. (35) € Tutti i c61ti ch'ei cavalcò (2) ti sembran [adesso] vestiti dell'ammanto (3) di quella notte >. 1 1 . (36) « Ad ogni passo (4) del serpeggiante cam- mino ch'ei batto neUe tenebre, aggiornano i corvi [nun- zi!] di danno ». 12. (37) 4c Alberi carichi d'acciaio, fioriti di ta- glienti spade », 13. (38) « Fruttano nubi (5) [sparse] nelle acque, di che rimangono illuminati gli sprazzi dell'onda », (1) tt a ' m ù r a h y che vuol dir luogo ooltÌTato o abitato» o rono e Taltro insieme. Yeggaai nel Cap. VII la mia nota» 3 a pag. 48 del 1« volume, circa il significato del verbo onde vien questo aggettivo. (2) I tre vocaboli ch*io rendo così posson significar anco : < Tatti gli abbozzi ch'ei lesse ». Ibn Hamdis è sempre ghiotto di equivoci. Tradaoo € còlti » il singobEire mnswadd « ner^giuite», che si dice dell'abbozzo d'ano scritto , e qui evidentemente della campagna coltivata. Cosi fu chiamata S a w & d la Mesopotuma, perchè con le sue pianare verdeggianti destò la maraviglia deg^ Arabi, avvezzi al colore di lor sabbie e sassi ignadi (3) Letteralmente: « pelle ». Vuol dire cb'era tutto guasto ed . (4) Letteralmente: « in gran parte di esso ». (5) n testo ha 'ayn, che qui si potrebbe tradurre «oro». Capitolo LIX -- 'Ibn Hamdìs. 411 14. (39) « Ne* quali leggono i Barbari , . come in linee di scrittura [vergate] sul pelo dell'acqua, il loro sterminio ». 15. (40) « Tra' lor campioni, quando si vien alle mani, v'ha lioni del deserto e serpenti de' burroni »: . 16. (41) « Non saprei dir se costoro abbian cuori in petto, o dure selci >: 17. (42) < Drappello di prodi che, se la guerra a. 15 li appella, vengonle all'incontro di galoppo con cameli e destrieri ». 18. (43) « 0 valore, che ha levato a' sommi gradi la gloriosa [tua] schiatta e le ha acquistata grazia, » 19. (44) « Accogli questa figliuola del pensiero che narra i tuoi pregi, con parola schietta ». 20. (45) € Viva l'avventurata sapienza con che la [tua] virtù regge lo Stato! (1) ». 2Ì. (46) < Combatti pur la guerra sacra per an- nichilire il nemico ; e vivi glorioso a render facile e piana ogni aspra via ». lìmmagìne non conyerrebbe. Aggingnendo nn pnnto diacrìtico, leggo gay a « donsa nube », che aUade al fumo dei fdochi da gnerra, e sta bene con lo € e pur ne nmangono illuminati, ecc. » . (1) Ih questo verso il poeta ha incastrate parole e frasi del Co- rano, Suro, xxxviii, verso 19. Dopo aver detto nei versetti 17, 18 che Iddio assoggettò a David le montagne, perchè celebrassero insieme c«n loi le lodi del Creatore, e che gli uccelli congregati inneggia- vano col santo re e con le montagne , continua il sacro testo in quest*altro versetto : « E rassodammo il suo impero, ed a lui conce- c demmo la sapienza e il fasi 'al hitàb». Or alcuni common- tatori spiegan questo e sano giudizio », ed altri « parlare preciso », e in verità esprimono unica e sola qualità dell'inteUetto. Il senso generale del versetto 19 e la citazione testuale degli ultimi due voca- boM e di queUo che significa sapienza, mi han portato a tradurre « regger lo Stato », mettendo Teffetto in luogo della causa. 412 Capitolo LIX — 'Ibn Hamdis. A. 18 § 19. Elegia per 'Ali 'ibn 'Àhmad, il Siciliano, detto 'As éarìf 'al Fihrì (Cìoreiscita). Metro tawil(l). « È questa la luna piena avvolta nel cataclisma e chiusa in una tomba (2); ovvero il monte buttato giù e calato nell'umida fossa? » ^'^^ § !20. a) In su la fine della sua vita e [propriameqte] Tanno in cui mori, che fu il cinquecenventisette (12 nov. 1132-31 ott. 1133), 'Ibn Hamdis compose una elegia pel qàyd 'Abù 'al Hasan 'Al! 'ibn Ham- dùn 9 della tribù [berbera] di Sinhàgah, rais (3) dei Banù 'Abbàd; lodando insieme gli eccelsi signorìi il qàjd 'Abù Muhammad Majmùn, il q&jd (1) F, fog. 36 verso. Testo, App.^ 18, lin. 13. Non occorre notare che il titolo di s a r t f (sceriffo, cherìf, sha- rif, ecc.) si dà ai discendenti del profeta, e che è titolo del primo ufagistrato della Mecca, ecc. F i h r i vuol dir discendente di Fihr, uno dei ceppi della tribù di Coreisc. Il poeta loda la pietà e liberalità del trapassato e ricorda come egli, chiamato alle faccende più gravi, desse a quelle ottimo indi- rizzo. Lo dice sceso nella tomba de* martiri. E veramente costai morì deUe ferite riportate difendendo sé e il suo signore T a h y & 'ibn Tamim, dagli assassini, finti astrologi, del cni attentato si è fatto cenno in questo medesimo Capitolo, § 14, lettera e, a pag. 371 del volume (2) Si ricordi il Corano, xxi, 104: < Il di che noi {ftcartocoeremo « il cielo come s'accartoccia un diploma »; e lxxxi, 1, 2 : « Quando « il Sole sarà rinvoltato; quando le stelle piomberanno, ecc. ». (3) Significa generalmente « capo » , ossia superiore, di uomini ad- detti ad un ufizio, e si dice particolarmente del capitano di una naTe, del saperiore di un ordine religioso, per esempio de' Sufiti, ecc. Nd dialetto siciliano si chiama raisi il padrone di una barca da pesca. Nel nostro testo è da dare il significato di vizir, o più g^eialmente, capo diufizio amministrativo, che fu già notato dal baron De Siane, nella versione inglese d*'Ibn ^allikàn, I, 562; II, 67, nota 4. Capitolo LEK — 'I b n H a m d i s. 413 'A b ù 'al F a d 1 e il giureconsulto 'A b ù ^A b d 'Allah (1). < Qual morte rivelò mai si bella costanza d'[uom che sparge il proprio] sangue e dice al valore: [qui] nel [mio] seno, rimanti ? » ecc. (2). 6) Elegìa pel qàjd 'Ahmad, figliuolo del a. 36 qàjd 'Ibrahim, figliuolo di 'Abù Baridab. Del metro hafif con la rima mutawàtir (3). < Torna ogni moto alla quiete; ogni condizione si muta col [volgere delle] notti (4). e) Elegìa per ^Umar 'ad D.k.rmi ('ad Da- A, 42 kùmi?) il poeta (5). « 0 voi golfi di lagrime , non restate asciutti ! Cor- rete senza ghiacciare; traboccate! ». (1) Pf in margine del fog. 60 Terso e 61 recto e verso. Testo, Bibl, 572, Un. 3. Son 43 yersi. Segue immediatamente an'altra elegia di 37 Tersi col titolo € In morte del medesimo ». £ veramente nel 5* verso tì è replicato il nome d"Ibn Hamdùn. (2) n FleÌBcher, correggendo la lezione di P in fin del primo emi- stichio, dava al secondo il significato: € et il dit à la persévérance (oonstance): Demenre ferme dans Tìnterienr! » (8) 7, fog. 75 recto. Testo Appendice, 36, lin. 7. (4) Si ricordi che i Mosnlmani contano ordinariamente* a notti, in- cominciando dal tramonto, le 24 ore della giornata. (5) F, fog. 104 recto. Testo, Append., 42, lin. 6. Non trovo il nome patronimico, nò il nome etnico di questo poeta. Se si correggesse Dakùmi , supponendo scambiato nel testo un w con nnr, si potrebbe riferire al castello dei Banù Dakùmin, nella ri- nera orientale del golfo di Cabes; del qual castello fa menzione Edrìsi, Descriptkm de VAfHque et de VEspagne per Dozy e De Goeje, versione piig. 153. CAPITOLO LX. 573Dal Kitàb 'al Masàyl 'as Siqilliah (Libro delle Tesi Siciliane), altrimenti intitolato 'Al Fawàyd 'as Siqilliàt (Avvertenze Siciliane ) , opera di Qutb 'ad din 'Abù Muhammad ^Abd 'al Haqq 'ibn 'Ibrahim 'ibn Muhammad 'ibn Nasr, detto 'Ibn Sab'^in, 'al Makki (cittadino della Mecca), 'al Marsi 'al Andalusi (da Marcia in Spagna) (1). § 1. Nel nome del Dio pietoso e benigno, al quale chieggo aiuto. (1) Codice della Bodleiana di Oxford, Hant^ 534, n* ccccutj del Catalogo, nel quale è sbagliato il nome e i^aperatore » . Di questa prefazione e dalle ted io pubblicai una versione francese nel Jaumaì Asiatique di febbraio 1853. Ho accennato nella Tavola dei Capitoli a' lavori &tti dal dotte prof. Mehren sn questo trattato di filosofia arabica. Ora aggiungo che dopo kc pubblicazione della detta tavola, . messa a capo delh prima metà della presente versione, il professor Mehren ha dato nel Jaum. Asiat del dicembre 187^ una particolareggiata analisi del- l'opera e la versione francese di parecchi squarci. In uno molto im- portante, egli ha alluso con amichevoli parole (pag. 391 del citato fascicolo) a qualche inesattezza della versione francese, che io gii detti di quel passo nel Joum. Asiat Lo ringrazio della cortesia ; ma per accettare la proposta interpretazione o sostener la mìa, è mestieri attender la pubblicazione del testo, poi. una scienza, massime nel diritto. 416 Capitolo LX — 'Ibn Sab*in. (Federigo II) prìncipe della Sicilia. Àvea questi man- date delle copie de' suoi quesiti in Orìente [cioè] Egitto, Sirìa,*^Iràq, Durùb(l) eYaman;manon rimanea soddisfatto delle risposte fattegli da' filosofi Mu- sulmani. Essendosi poi informato [se vivesse] nell' Af- frica [propria] uom [capace di rispondere], avea saputo esser quella [provincia] al tutto ignuda di [suppellet- tile] cosi fatta. Ma volgendosi al Magrib ed alla Spa- gna, gli fu designato 'Ibn Sab^in. Scrìvea pertanto di quelle sue tesi al califo 'Ar Raéid, della dina- stia jdi ^Abd 'al Mùmin; e il califo comandava al suo goyematore in Ceuta, per home 'Ibn JSalàs, di ricercare queir uom [ di lettere ] e far eh' egli desse la soluzione de' quesiti. Il re dei Rum avea mandate [le sue lettere con] una nave [affidandole ad] un suo ambasciatore , insieme con buona somma di danaro. Chiamato da 'Ibn Halàs l'.'imàm Qutb 'ad din, e mostrategli le tesi d'ordine del califo, il 575 [filosofo], che Iddio l'abbia in grazia, sorrise e promesse dar le [desiderate] soluzioni. Ma proffertogli dal go- vernatore il danaro che avea recato l'orator del re dei Rum, ei lo ricusò, dicendo: Noi risponderemo al solo fine di guadagnare mento appo Dio e di propa- gare l'islamismo , e recitò la divina parola : « Di*i io non vi chieggo per questo altro guiderdone che lo zelo per la religione » (2). Ei fece, [senz'altro le b1:amate] risposte. Le quali piacquero [tanto a Federigo] ch'egli mandò ricchi presenti a 'Ibn Sa- (1) « Le Porte » , Portae CiUciae, L'autore estende evidentemente questa denominazione a tutta queUa parte deU'Asia Minore, su U quale dominavano i Sultani di Iconio. (2) Corano, XLII, 22. Letteralmente: « zelo di awidnarsi a Capitolo LX — 'Ibn Sab*in. 417 b4n; e furono ricnsati come la prima volta. Il Cri- stiano cosi rimanea tutto confuso e Iddio facea trion- fare [in quest'incontro] l'islamismo, esaltandolo sopra la fede cristiana , con argomenti irrefragabili. Sia lode a Dio» Signore de' Mondi. Risposte ai quesiti suddetti ; cosi Dio [le] renda pro- fittevoli ! 0 principe amabile, tu che ci interroghi, bramoso di intendere la verità : e cosi Iddio ti agevoli a [con- seguire] il bene; ti informi [l'animo] ad accettarlo; e ti faccia scorgere con la sua luce la via della verità ; ti faccia passare dalle pastoie del pub essere, alla cer- tezza dell'è cosi; e ti ispiri la virtù di discernere il rerace dal bugiardo, tu hai posti innanzi de' quesiti sa i quali disputarono i grandi intelletti di ogni tempo e i dottori di ogni secolo e d'ogni età , ciascun de' quali ne ha discorso a modo suo ecc. § 2. Hai tu detto: il Savio ( Aristotile) in tutti i suoi scrìtti ammette la esistenza del mondo ab aeterno: non v'ha dubbio che tal fosse stata la sua opinione. Ma s'egli la dimostrò, quali furono i suoi argomenti ? E se no, che sorta (1) di ragionamenti egli adoperò in questo subietto ? Tale è testualmente il tuo quesito. Ma la espressione < in tutti i suoi scrìtti » non è giusta ecc. § 3. O re, che il Sommo Iddio ti ponga su la buona Dio », come significa Toltìmo vocabolo del testo, secondo una delle interpretazioni date dal Baydawi, ediz. Fleischer, pag. 230. Altri intende e amore a' parenti [del profeta] » . (l) Letteralinente qabilah, che ò nome d*una delle suddivi- sioni della tribù appo gU Arabi. S'intenda « di che &miglia, di che specie ». Noi diciamo « che razza?» ma soltanto per biasimo. Il *7 418 Capitolo LX — 'Ibn Sab'in. via della sua verace religione, tu bai domandato qual sia il fine della scienza teologica e quali i postulati incontrastabili di essa, se postulati pur ba. Tal ò te- stualmente il tuo quesito, ecc. 576 § 4. Hai tu cbiesto^ o principe bramoso di buono indirizzo , cbe cosa siano le categorie (d'Aristotile) e come le si adoperino [via via] nelle varie maniere di scienza, [dalla prima categoria] fino al compiuto nu- mero di esse, ch'è di dieci ; e qual sia [veramente] il numero di esse categorie e se sarebbe possibile di fiune meno o più : infine quali prove si abbiano in tutto db. Tale è testualmente il tuo dire, ecc. § 5. Incominciamo con l'aiuto di Dio dal riferire il tuo quesito su l'anima. 0 principe bramoso di buono indirizzo, tu hai domandato dell'anima, senza determi- nare di quale specie d'anima (1) tu voglia trattare. Cosi hai trascurato ciò che non conveniva preterire ed hai unito ciò che era mestieri lasciar diviso. Ecco a che ti ha condotto la tua mancanza di studio nelle scienze speculative e di ricerche tecniche (2): perchè se avessi saputo quante specie d'anima semplice v'abbia e che cosa sia la precisione del linguaggio; se avesa saputo che siano le locuzioni assolute e le ristrette, le indeterminate e le speciali, le equivoche, le dubitative e le traslate, non avresti mai fatta una domanda come questa: Quale argomento abbiam noi che provi l'im- mortalità dell'anima? Or v'ha l'anima vegetativa, l'a- nima animale, la ragionante, la filosofica e la profe- tica, nobilissima [sopra tutte]. Di quale tra coteste (1) Aggiungo la yersione dello squarcio compreso tra questa la nota seguente, il quale fu trascurato nella edizione del testa (2) Sinft^iah, che non si trova nei dizlonarìL Capitolo LX — 'I b n S a b « i n. 419 volevi tu dire? E perchè, dopo aver chiesta la prova della immortalità delFanima , hai ta aggiunto : e se ella sia immortale? (1). Or non v'ha dubbio che, data la prova della immortalità, si sarebbe risposto ad un tratto si all'uno come all'altro quesito ; e però sarebbe stato più adatto e più coerente al quesito, metter prima le parole : s'ella ò immortale (2). Indi tu dici : e quando 11 Savio (Aristotile) è in opposizione con Alessandro (d'Afrodisia), senza notare in che argomento, né in qual luogo, né per qual motivo. Or questo non é bene ecc. § 6. Ecco, ti ho citati come circostanze di fatto i (luoghi nei quali Alessandro d'Afrodisia é in oppo- sizione con Aristotile). Or tu puoi guardare quelle citazioni ne' libri [che corrono per le mani] di tutti. Sapendo che son cose di per sé stesse molto note, non ho voluto aggiungervi avvertenze, né dilungarmi al-57T trimenti. Del resto tu non bramavi averne se non che le nozioni più comuni. Ho seguite a paro con te tutte le tue richieste : quando poi avrò teco l'abboccamento [proposto] (3), se ne tratterà tra noi a voce, che sarà il meglio. Tanto basti. Che Iddio [ci] secondi con la sua bontà, il suo favore e la sua generosità. Qui fi- nisce il ragionaménto su le Tesi Siciliane e ne sia lode a Dio. (1) Di qui alla nota segaente manca il testo nella Bibh (2) Ripiglia U testo stampato. (3) Si vegga ii Journ. AsicU, di febbraio 1853, pag. 265, 266. CAPITOLO LXL Dalla óadwat 'al Muqtabis^ecc. (Carbone ardente da accendervi il lume [chi ricerca le notizie] de* governanti della Spagna e i nomi de' tradizionisti [di essa]), per 'Àbù ^Àbd 'Allah Muhammad 'ihn 'abi Nasr, 'al Humaydf (1). Sulaymàn 'ibn Muhammad, 'al Mahdi 'as Siqill! (da 'Al Mahdìah, detto anche U Sici- liano), uom dotto, erudito e poeta, venne in Ispagna dopo il quattrocenquaranta (1048-9). Ei lodò i re di quel paese e fu tenuto in pregio dagli ottimati, per la sua grande erudizione e le sue belle poesie. Un dei nostri me ne ha fatta menzione trattando dei poeti spa- gnuoli. Vivea , egli mi ha detto, in Susa deirAffrica [propria] un erudito poeta che amava un bel do- vane, ecc. (2). (1) Codice della Bodleiana. Hant, 464, nel catalogo, voi. I, n. DOCLXXxiii, fog. 93 recto. Nel titolo è da leggere wa ^asmà' in Tece di fi asma'. (2) n Tigàni, codice deUa Bibl. di Parigi, SuppL ar.y 911Ò», fog. 21 recto, dà il passo di 'Al Hnmaydi sa quel poeta andùmo di Susa dopo le seguenti parole : € Ponghiam termine a questo pa- ragrafo in tomo Susa e i suoi poeti, con un racconto dato da 'AI Humaydi nella sua Cronica. In Ispagna un dei nostri amici mi ha Capitolo LXI — 'Al Q ama j di. 421 'Al ^Abbàs 'ibn ^Amr 'as Siqilli (il Siciliano), 578 'Abù 'al Fadl (1). Costai insegnava in Ispagna il Gartb 'al hadit (Le peregrine tradizioni) di Qàsim 'ibnTàbit, 'as Saraqusti(da Saragozza), che egli tenea da Tàbit, figliuolo di 'Al Qàsim, e T&bit M 8Q0 padre. Quest'opera pervenne da 'Al ^Abbàs 'ibn ^Amr a Yùnis 'ibn ^^bd 'Allah 'ibn Magit il cadi, soprannominato 'Ibn 'as Saffàr. Io tengoda 'Abù Muhammad ^Alt 'ibn 'Ahmad, che teneaU da 'Abu 'al Walìd 'ibn 'as Saffàr, che teneali da 'Al ^Abbàs 'ibn ^Amr 'as Siqilli, che teneaU da Tàbit 'as Saraqusti, i seguenti due ?6r9i, i quali erano stati riferiti da 'Ahmad 'ibn 'abi 'al Maqqà' a Mahmùd 'ibn Matar; da lui ad 'Isma^il 'al 'Asadi e da questi al padre di 'At Tàbit 'as Saraqusti, ecc. (2). 4ata notizia di Sulaymàn 'ibn Mahammadi 'al Harawi, 'as Siqilli, in qnesti termini: « Yiyea in Snsa d^Afirìca, ecc. ». E segue con altre varianti l'articolo di 'Al Ha ma y di, del quale io ho dato il principio. Panni che il nome etnico 'Al Harawi, il quale significherebbe «da Her&t», sia da correggere 'Al Mah di, ossia da 'Al Mahdiah. Io sopprìmo il rimanente di questo non bello aneddoto e i versi del poeta anonimo di Susa, il quale non ha che &re con la Sicilia, nò con Sulaymàn 'ibn Muhammmad, mero narratore. Sopprimo anche sette versi di Sulaym&n, i quali non danno alcuno schiarimento storico, nò biografico. Avvertasi che questo Sulaymàn 'ibn Muhammad 'as Si- qilli è notato nella sezione 4* della Dahirah d*Ibn Bassàm, presso Dozy, Abbadid., HI, 53. (1) Fog. 136, recto. (2) Sopprimo i due versi, che sono alieni al nostro argomento. Ho voluto mostrare tutta la catena dei narratori, dalla quale si vede il grado che vi occupò 'Al ^Abbàs 'ibn ^Amr, e si può argo- mentare in qual tempo egli andava in Ispagna. 422 Capìtolo LXI — 'Al Hnmaydi. 'ÀI! 'ibn- Hamzah, 'as Sìqilli (il giciliano) 'abù 'al Basan, ecc. (1). Questi Tenne in Ispagna prima del qaattrocenqiia> ranta (1048-9): egli dispaiava sa [varie] discipline; trattava parecchi rami di scienza, e scriveva or in questo ed or in quello. Ho sentite da lui [queste pa- role]: Ho sentito ila 'Àbù 'at Tàhir Muhammad 'ibn ^Àli 'ibn Muhammad 4bn Muhammad 'ibn 'al Qàsim, 'aé 'éàfi% 'al Bagdad i* (da Bag- dad, della scuola di Sàfi^i), il predicatore, recitar nella sua scuola i seguenti versi [del suddetto] ^Àli 'ibn Hamzah(2): € Sgridai il mio cuore, quando vidi il mio corpo ^emaciato >. < E quello incolpò l'occhio^ dicendo : Io fui messag- ■ giero ! » « Ma l'occhio replicò al cuore : No tu mi condu- cesti! » € Ed io : Tacete l'uno e l'altro ! Entrambi m'avete ucciso! » (1) Fog. 134 recto. Sopprìmo i due veni che si leggono in fine del paragrafo. (2) Do cotesti versi come li ripete 'Ibn Baskuw&l nel Capi- tolo seguente, Append,y pag. 47. CAPITOLO LXII. DalEit&b 'as Silat ecc. (Dono di notizie biografiche degli 'imam della Spagna) per 'Abù ^al Q&sim 9alaf 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn Mas^ùd 'ibn Baskuwàl» 'al Qurtubi (figliuolo di Pasquale, da Cordova) (1). Muhammad 'ibn S&biq, 'as Siqilli (il Sici- liano), soprannominato 'A b fi Bakr, apprese tradizioni alla Mecca, da Karimah figliuola di 'Ahmad 'al Marwàzi e da altri. Venuto in Ispagna, diessi ad 579 insegnare tradizioni in Granata. Alcuni scolastici lo tennero in pregio. Abbiamo contezza di lui p^ lettere scritteci da 'Abfi Bakr 'ibn ^Atìyah e da 'Abù 'alHasan ^Al! 'ibn 'Ahmad, il lettore del Corano. Muhammad 'ibn Sàbiq mori in Egitto, nel mese di rab!^ primo del quattrocento novantatrè (15 gen- naio a 13 febbraio 1100). 'Isma^ìl 'ibn Halaf 'ibn Sa^id 'ibn ^Imràn, a. 46 'al Màliki, 'al Magrib!, 'al 'Andalusi (giurista della scuola di Màlik e spagnuolo) soprannominato 'Abù Tàhir, apprese da 'A b ù 'al Qàsim ^Abd 'al Gabbar 'ibn 'Ahmad 'a t T a rsù s i (da Tarso) (1) Manoscritto della Società asiatica di Parigi y copia moderna di un codice deU'Escnriale. 424 Capitolo LXII — 'Ibn BaSkuwàL gran parte delle tradizioni che egli insegnò: ne tolse ancora da altri. Egli andò a stanziare in Egitto, dove tenne scuola di tradizioni. Il giureconsulto Qum&hir 'ibn ^Àbd 'ar Rahmàn apprese da lui alcune tra- dizioni, Tanno quattrocencinquantatrò (26 gennaio 1061 - 14 gennaio 1062). Tàbit, il giureconsulto Siciliano, andò in Ispagna, dopo avere studiato in Sicilia presso il giureconsulto ^Abd 'al Haqq 'ibn Harùn e presso altri; e die lezioni in Ispagna. Sulajmàn 'ibn Yahyà 'ibn ^JJtmàn 'ibn 'abi 'ad Dunià, da Cordova, soprannominato 'Abù 'al Hasan, viaggiò in Oriente andando in pellegri- naggio e conobbe 'Abù Muhammad ^Abd 'al Haqq A. 47 'ibn Harùn, il giureconsulto Siciliano; del quale ei fu compagno alla Mecca e in Egitto e molto apprese da lui. Questo Sulajmàn fu ^àdil (notaio) in Cor- dova: il nostro Saj^ 'Abù 'al Hasan 'ibn Ma- gi t ebbe da lui la licenza di ripetere le sue lezioni. La licenza autografa che* io ho vista, è data di é^ ma dà secondo, anno quattrocensettantotto (24 set- tembre a 22 ottobre 1085). Sulaymàn 'ibn Muhammad, 'al Mahdi (1) 'as Siqilli (oriundo di 'Al Mahdiah, stanziato in Sicilia), uom dotto, erudito e poeta, venne in Ispagna dopo il quattrocenquaranta (1048-9)» Egli è ricordato da 'Al Humajdi con le seguenti parole: « un dei (1) n manoscritto ha «'ÀI M.hrt ». Capitolo LXn — 'Ibn BaSkuwàl. 425 nostri mi ha date notizie di lui in Ispagna, eoe. (1). 'Ali 'ibn Hamzah, 'as Siqilli (U Siciliano), soprannominato 'Abù 'al Hasan, è ricordato da 'ÀI Hnmaydi, il quale dice ch'egli venne in Ispagna prima del quattrocenquaranta. Disputava su varie di- scipline, ecc. (2). 'AI! 'ibn 'Uimàn 'ibn 'al Husayn, 'ar Ra- b a ' t, 'as S i q i 1 1 ! (il Siciliano d*una delle tribù arabiche 'Ar Rabi'ah), venne in Cordova per mercatare. 'Abù 'Ali 'al Gassànì apprese da lui il libro intitolato 'Al Luma' ecc. (Cenni su i fondamenti del diritto) (3) di 'Abù 'Abd 'Allah 'al Husayn(4)'ibn Hàtim 'al 'A(iarf (5). L'autore stesso 'Al 'Adar! avea co- municato questo libro ad 'Abù Bakr 'Abd 'Allah 'ibn Muhammad, 'al Quraéi, 'al Màliki (della tribù Coreisdta e della scuola di Màlik), dal quale eb- belo il suddetto 'Ali 'ibn 'Utmàn. Muhammad 'ibn 'Abd 'Allah 'as Siqilli (il A. 48 Siciliano), soprannominato 'Abù 'Ab d 'Allah, apprese dal giureconsulto 'Abù 'al Hasan 'al La^m! (della tribù arabica di La^m) il libro intitolato 'At Tabsf- rah fi 'al fiqh (6) (Esposizione della giurisprudenza), (1) Continua come nell'articolo dì 'Al Hnmaydl, che abbiam dato nel capitolo precedente, pag. 420. (2) Segue come nell'articolo di 'Al Hnmaydi, qui innanzi, pa- gina 422, nel quale il testo de' Tersi è tolto dal presente passo del- VAppendÀce, (3) Quest'opera manca in Haggì ]^al!fah. (4) In margine del codice si legge 'Al Hasan. (5) Forse 'Al 'Adarbi, ossia dell"Adarb!gàn. (6) Quest'opera manca in Haggi ^alifah. 436 Capitolo LXn -- 'Ibn BaSkuwfiL scritto da costui. Venendo in Granata fu svaligiato in viaggio : poi dette studio di tradizioni in quella città, nelIcT quale ei mori Tanno cinquecendiciotto (19 feb- braio 1124-6 febbraio 1125). MÙS& 'ibn 'Abd 'Allah 'ibn 'alHusajn 'iba Óa^far 'ibn ^Ali 'ibn Musa 'ibn "óa^far 'ibn Muhammad 'ibn ^Al! 'ibn 'al Husayn 'ibn ^Ali'ibn 'abl T&lib, che Dio l'abbia in grazia(l), oriundo di Kùfah, passò in Sicilia e di là Tenne in Spagna, per combattere la guerra sacra. Ebbe per soprannome 'Àbù 'as Sanàm. Fu uom di scienza, di rara erudizione, dotto in telogia dommatica secondo la scuola sunnita. Sgli die' lezioni in Maiorca e dettò belle poesie. Passato nello Stato dei Banù Hammàd (Stato di Bugia nei secoli XI e XII), yi incontrò fiere vicende e [infine] fu messo a morte, la notte del ventisette ramadàn dell'anno quattrocentottantasei (21 ottobre 1094). Mi ha data notizia di lui, scritta di propria mano, il cadi 'Abù 'al Fadl. 'Ahmad 'ibn Muhammad 'ibn Yahjà, 'al Quraé! 'al 'Amawi (della tribù Coreiscita e delia casa Omeiade) uomo religioso , fu conosciuto sotto il nome di 'Ibn 'as Siqilli (il figlio del Siciliano). Egli abitò 'Al Qayrawàn. Fa ricordo di lui 'Ibn Haz- rag, con queste parole: Che egli si die' tutto alle opere •buone e virtuose e che con molto zelo studiò la scienza in Ispagna e in altri paesi; ed ebbe per mae- (1) Lo *A 1 i , notato qui rultimo ^ è il fiunoso g^enero di Hao- metto. Ognun yede che in questa genealogia por lo meno vi ha m salto di parecchi gradi. Capitalo LXn — 'Ibn BaSknwàl. 427 stro, tra gli altri, 'Abù Muhammad 'ibn 'abi Zayd, eoe. (1). Halaf 'ibn 'Ibrahim 'ibn ^alaf 'ibn Sa^id, lettor del Corano, conosciuto sotto il nome di 'Ibn 'al Hasa&r (figliuolo dello stdaio), fu predicatore nella moschea ^àmi^ di Cordova, ecc. (2). Egli conobbe in SicQia 'Abù Bakr '-ibn Nabt 'al ^Urùq, il let- tor del Corano, e praticò con ^Àbd 'al Haqq 'ibn Harùn, il giureconsulto Siciliano. Trasferitosi quindi in Ispagna, fu promosso all'ufizio di lettor del Co- A. 40 rano e di predicatore nella moschea gàmi^ di Cor- dova e quindi ad 'im&m della preghiera nella stessa moschea, ecc. (3). Dar rag, il paggio. Siciliano, della gente di Cordova, studiò tradizione presso 'Abù éa^far 'ibn ^Awn 'Allah e fu noverato tra i [principali] discepoli di lai. Uomo devoto, esemplare e zelante per la scienza, n sultano lo cacciò via di Cordova, per cagion di una denunzia fattagli contro esso. Mori in Oriente (4). (1) Si scorge dal testo che qnesto Ahmad, nato 11360 (970-1), YiTera ancora il 429 (1087-8). (2) Si legge nel testo che, andato in pellegrinaggio alla Mecca, udì Taiìi dottori e studiò con Earimah ^al Marw&zfah, della quale si è &tta menzione in principio di qnesto capitolo, nella bio* grafia di Muhammad 'ibn S&biq. Si aggiugne che egli raccolse altre tradizioni in Egitto. (3) Nato il quattrocento ventisette (1085-6), morto il cinquecento undici (1117-8), come si vede dal testo. (4) 'Abn Ga 3. « Quand'olia vede ciò che m'è successo. » 4. « Come prato variopinto, » 5. « Non mi cale [d'altro] quand'olia è meco, » 6. « Poichò nell'amor suo mi consumo, » 7. < Il suo volto è luna che spunta; » 8. < Superbisce quando ha preso tutto per sé l'a- mor mio; » 9. « E quindi io peno. » 10. « Sur un tralcio sottile, » 11. « Le è dolce il mio lungo dolore. > detto lungamente e pur non abbastanza; perchè è studio che si co- mincia a &re adesso. n metro che abbiamo nel testo sembra regolato su Taccento, come i nostri Tersi; e andrebbe chiamato ottonario. Se si potesse dare al vocabolo wizn « peso > ed anche « metro d'un verso »(come a p. 588, lin. 11 del testo) il significato nostro di accento, i versi ne avreb- bero veramente cinque ciascuno. Le tre rime si alternano in guisa che la prima toma nel 4<', 7^, IO*, ecc.; la seconda nel 5*, 8®, 11*, ecc.; la terza nel 6«, 9*, 12® ecc. Si osserva inoltre in questo strambotto, se così lice chiamarlo, un artifizio somigliante a quello che nella poesia arabica non clas- sica si chiama tahmis, ossia < il quintuplicare » e consiste nello a^ngnere quattro veisi dopo ciascun verso d'un dato componimento. Questo che abbiamo alle mani, con siffatta nomenclatura si chiame- rebbe « interzato » . Di&tti il concetto corre benissimo ne' versi con- dotti sa la prima delle tre rime, che son quelli segnati coi numeri 1, 4, 7, 10, 13, 16, e comparisce intralciato e spesso tronco affatto negli intermedii. Indi si vede che questi sono interpolati per va- riare la rima; e interpolati molto grossolanamente, non aggiugnendo altro che borra, quando non spezzano affatto il filo del ragiona- mento; come fanno neUa musica vocale moderna le parole che si re- plicano al solo scopo di attaccarvi le note. 432 Capitolo LXm — 'Im&d ^ad din. 12. « 0 crudeltà: ed io sto per morire! » 13. « Sdegnosa, inaccessa a pietà, » 14. « Non rifugge dal romper la fede che mi die':» 15. < Tace ostinata; » 16. a Tiranna, ingiusta; > 17. < Diversa da quella che fu un giorno. » 18. « Oh felice chi le sta accanto! ». 581 § 2. Ho studiato un libro scritto in 'Al Mah di ah da un letterato di questi nostri ultimi tempi, il quale fa ricordo degli egregii [poeti] di Sicilia (1). Eccone [i nomi] : 'Abù 'al Fadl Óa^far 'ibn 'al Barùn (2), il Siciliano. Dice lo [antologista di 'Al Mahdiah] che questi fu dei più singolari autori di ottimi versi ; e ne reca alquanti che trattan del vino e [veramente] ri- creano gli spiriti (3). Eccone [un saggio], ecc. (4). 'Abù Muhammad 'ibn Simnah, il giureoon- (1) Questa avvertenza ò scrìtta nel codice a mo' di intitolazione d*nn nuovo Capitolo. (2) Una iscrizione arabica, serbata oggidì nella casa oommialedi Termini Imerese, ha il nome del paggio Barùn. Si vegga nelle mie Epigrafi Arabiche di Sicilia, Palermo, 1875, in-4, con fotografie, parte I, n. YIII, pag. 47, e tavola Y, n. 2. (3) In questo inciso Tautòre & due bistìcci: il primo coi due vo- caboli che significano « vino » e e spiriti *, ossia animi, i quali vo- caboli qui vengono da una stessa radice. Il secondo bisticcio sta nel- Tassonanza del verbo che traduco < trattare » con queUo che signi- fica < essere schietto, puro, limpido » e che nel presente caso non saprei rendere altrimenti che < esilarare, ricreare » . (4) Seguono 19 versi in 4 squarci, il subietto de* quali non è il vino, ma Tamore. Capitolo LXIII — *Imàd 'ad din. 433 salto Siciliano 9 lodato dal detto [antologista di 'Al Mahdiah] per Targata e pronta risposta; il conver- sare ameno e piacevole; l'indole vivace e il [pregio di coltivare] insieme due scienze : la poesia e il diritto. L'antologista dà alcune poesie di costui, nelle quali [tu trovi] egregio lavoro e [sapor di] datteri maturi, colti di fresco. Eccone alcune, ecc. (1). Racconta [l'antolo- gista] che il giureconsulto Siciliano ^Isà 'ìbn ^Àbd 'al Mun^im, punto di alcune parole di 'Ibn Sim- nah che gli erano state riportate, scrìssegli questo [epigramma], ecc. Ed egli rispose ai rimproveri ami- chevoli con espansione d'affetto, ecc. (2). ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn Ramadàn. Dice r[an- tologista]: lo chiamavano il cadi, ancorch'egli non fosse versato nelle scienze legali. Fu poeta bensì, aiu- tandolo il mar del suo pensiero e la piena dell'estro (3). Nella più parte de* suoi componimenti lodò Ruggiero il Franco, occupatore della Sicilia, per impetrarne li- cenza di ritornare nella città di Malta; ma non ne riportò altro che vane promesse (4). Ecco i versi ch'egli mandò a un gran personaggio che non avea voluto con- cedergli udienza, ecc. (5). (1) Segaono sette Tersi. (2) L^epigramma, di *Isà è di tre versi; la risposta di otto, sn la stessa rima. (3) n sostantivo madad, che io ho reso col genmdio « aintan- dolo>, & assonanza con dae vocaboli derivati dalla stessa radice, l'an dei quali significa « marèa » e Taltro « inchiostro » . L'antolo- gista contorse la frase per infiorarla a modo suo col doppio bisticcio. (4) Sì confronti Tinterpretazione che io detti di questa parola nella Si, dei Mu8, j m , 762 , nota 1 , e come la corresse il Fleischer TkfXC Appendice, Nuove Ann., pag. 58 e 54. (5) Ho data la traduzione di questo epigramma nella 8L dei Mus,, m, 762, nota 2. Il 28 434 Capitolo LXin — *Imàd 'ad din. 582 ^Abd 'al Halìm 'ibn ^Abd 'al Wàhid (1)... di origine, educato neirAffrica [propria], domiciliato in Sicilia , abitò la città di Palermo ; informoasi ad ogni gentil costume nell'eletta di quella cittadinanza, e scrisse versi [saporiti] come i grappoli dell'uva, ed orazioni [eleganti] come le collane [di nobili donne. Dettò] i seguenti versi su la Sicilia : € Amai la Sicilia nella prima gioventù : mi parea giardino di eterna felicità ». € Non ho avuto tempo di arrivare all'età matura, che ecco il paese è fatto gehenna ardente ». Si attribuiscon poi a lui i seguenti versi che vanno per le bocche di tutti , ecc. (2) , ed anco questi altri, ecc. (3). 'Al Butiri 'as Siqillì (il Siciliano di Boterà). Ebbe nome ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn Muham- mad 'ibn ^Umar 'al Butiri, e fu recitator del Corano e [letterato] da sostener il paragone co' [più celebri suoi] contemporanei. [L'anonimo antologista] Io dice eccellente scrittore di epistole (4) e singolare, per [l'altezza del] pensiero, nella prosa rimata. Reca di Ini una qasidah in lode di Ruggiero il Franco, principe di Sicilia; nel qual componimento il poeta descrisse (1) Ancorché non comparisca lacuna nel codice, manca qui dì certo un nome geografico. (2) Son quattro versi, della celebrità dei quali non so vedere il motivo. (3) Seguono altri cinque versi e infine un altro brano di dae. (4) Letteralmente : « lunghissima [era] la distesa delle sue bno- eia nel carteggio >. Capitolo LXIII — 'Im&d 'ad din. 435 gli edifizi ... (1) ed eccelsi [del re]. Aggiugne [ran- tologista] essergli stata recitata [questa poesia] dal- Fautore stesso. Ne togliamo i seguenti versi : I . « [Orsù] fa girar la [tazza colma] di quel vec- (1) n codice JB ha 'al m.tànì e va letto 'al matàni, plurale di matn&ah e piega, Toltata di strada, girata »; ovvero di matn& e accoppiato, doppio ■» ecc. e dicesi anco di certe sore del Corano, secondo varie opinioni che sarebbe troppo lungo a spiegare. n codice A ha 'al m.nàni, che non si trova ne* dizionari , né anco sotto la forma di plurale che qui la costruzione grammaticale richiederebbe. Ma questo vocabolo s'affaccia in sembianza di nome topografico in alcuni scritti di Sicilia del XII secolo. Un diploma arabico del 1132, del quale il Gregorio pubblicò, non bene, uno squarcio nel De SuppiUandiSf ecc., pag. 44, 46, ed il cui testo intero e corretto ci è dato ora dal Cusa, Diplomi^ pag. 6-12, dice Jdk fonte 'Al Manàni che serviva ad irrigazione nelle campagne occidentali di Palermo. Da un'altra mano, nel notissimo diploma latino-arabo di Morreale . Ma 'ÀI Manàni, nome topografico, si trova non solo nel diploma del 1 182 , ma ancora in due scritti latini. Un diploma di Gu- glielmo I, dato il 1155 (erroneamente 1150), confermava allo Spedale di San Giovanni de' Lebbrosi la concessione di varìi beni e, tra gli altri, del e casale Butont (KahlButont, Bebuttone?) in centrata Menneni » , presso Mongitore , Monum. hiat. Mamionis Si. TrinHatis, Gap. Xm, pag. 186, 187. La villa poi di re Buggiero, ricordata da Ugo Falcando, della quale rimangono gli avanzi presso l'Altarello di Baida nelle cam- pagne occidentali di Palermo, se ha nella edizione del Caruso il nome di Mimnemuin,Y& chiamata piuttosto JHfm^nmm, secondo il bel 430 Capitolo LXIII — 'Imàd'addin. chio (1) dorato ; e attacca pure la bevuta mattutina con quella della sera » ; 2. € Trinca al suon del liuto e de* canti [degni] di Ma^bad! (2)». 3. « Non è bel vivere che nelle ombre amene della Sicilia » , ^83 4. « Sotto un principato che disgrada quello de* Cesari! > codice della Biblioteca parigina (S. Victor, 164), come pamù avere- dimostrato nella mia St dei Mus., TU, 819, nota 2 ; 849, nota L Dalle citate lezioni, delle qnali due certe, Fnna arabica e Taltia latina, e due molto probabili, argomento che il nome 'Al Man ani, Menani o Mineno, .dato, forse in origine, alla fonte di cai si & menzione nell'atto del 1182, designò poi il sito reale dell*Alta- rello di Baida, con tutta la campagna e tutto il yastLssimo parco di re Huggiero, ricordato da Romualdo Salernitano, presso Hora- tori, Ber. Italie^ VII, 194; nel qual parco « erano monti e boscbi circondati da un muro di pietra » e ne rimangono i nomi a meno» giorno di Palermo; cioè il comune odierno di Parco, e la montagna detta Parco vecchio che divide quel comune da Monreale. Qual fosse Torigine di quel nome topografico non saprei affermare. Ci si presenta il latino manans; si può anco supporre un deriTato della radice araba mann, sia TaggettiTo energico di quel y^r sia il sostantivo: la manna del £rassino o quella biblica. Che che ne sia, il nome di luogo 'Al Manàni, starebbe come appodtiTo insieme al plurale irregolare che traduco « edifizii ». Pertanto mi par che il luogo del testo si possa tradurre < gli eccelsi edifizii di ^Al Manàni ». (1) Leggo *atìq. H codice ha in vece *aqiq e corniola >: ma questo vocabolo sarebbe maschile mentre l'aggettivo € dorato > eh? segue ha forma femminile. La metafora poi « corniola color d'oro > sarebbe composta di due termini contraddittori! ; onde non panni giusta la detta lezione, la quale si scambia fociìisaimamente «m la mia. (2) Celebre cantore della corte omeiade di Damasco. Capitolo LXm — * I m & d 'a d d i d. 437 E questi altri dello stesso componimento : 1. € [Ve'] i palagi trionfanti (1) [della reggia], dove la gioia smonta dal suo ronzino [per albergarvi] ! » 2. € Ammira il soggiorno, al quale ha data Iddio perfetta bellezza > ; 3. « Il teatro (2) che rifulge sopra tutte le opere d'architettura! (3) >. 4. « [Guarda] i giardini inviolati (4), ne* quali ^uxx)lgonsi tutte le umane delizie » ; 5. < I lioni della fontana capricciosa (5), che but- tan [dalla bocca] acque di paradiso ! (6) > . 6. « La bella primavera ammanta i [regii] par- chi (7) di palili smaglianti » ; 7. « Corona la fronte della [reggia] con gemme variopinte »; (1) Mansùriah « dell' aiutato da Dio », si riferisce al precedente plurale irregolare « palagi » o « castelli » , che è femminile in virtù della sua forma. Significa senza dubbio la reggia di Palermo, (2) Mal 'ab, lo stesso vocabolo col quale £drisi designa i teatri romani di Termini e di Taormina. H poeta allude alla Sala verde, come già fu ehìamato un luogo attiguo alla reggia di Palermo, sol . Questo componimento è lungo assai. Scrive 'Ibn Baérùn: ^Abd 'ar Rahmàn, nel mostrarmelo, mi chiese de' versi nello stesso metro (1) e rima ; ond'io dettai i seguenti : 1 . € Evviva la trionfante (2) [reggia], che splende d'incantevole bellezza >, 2. « Col suo castello egregiamente edificato, dalle forme eleganti, dalle eccelse logge (3) » ; 3. « Con le sue belve e le copiose acque e le sor- genti [degne] del paradiso! (4) ». 4. < Ecco i giardini, cui la vegetazione riveste di vaghissimi palili », 5. < Ricoprendo il suolo olezzante con drappi di seta del Sind! » 6. < [Senti] Tauretta che li [lambisce] e ti reca la fragranza dell'ambra »; 584 7. < [Vedi] gli alberi carichi delle frutta piò squisite » ; 8. € Ascolta gli augelli che a lor costume cian- ciano a gara dall'alba al tramonto! » 9. < Che qui Ruggiero intenda [sempre] alle grandi cose, egli re dei Cesari », 10. 4^ Tra le dolcezze d'una vita che [il Ciel] (1) Wizn, il cui significato qui non è dubbio e si scosta da quel che ha a pag. 580, lin. 4 del testo, qui sopra pag. 430, nota 5. (2)Mansùrìah, come poc'anzi. Il poeta ^Ibn Basrùn non solo rispondea per le rime, ma replicava anco molte parole. (3) Guraf, plurale di gurfah. (4) Letteralmente: «delle fonti» di K a wtar, come ne' versi pre- cedenti. Capitolo LXm — *Imàd 'ad din. 439 prolunghi , e le [ dotte ? ] brigate (1) che son suo diletto ». [Dice ^Imàd 'ad din]: Ho tolto via da queste due qasidah più di quel che ne ho dato» perch'esse sono scritte a lode degli Infedeli. [Bastano] (2) questi [Tersi] che ne ho trascritti. ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn 'abì 'al ^Abbàs, 'al Eàtib 'al ^Itràbanié! (il Segretario da Trapani). [L'antologista] reca i seguenti versi, co' quali costui descrisse la villa regia (3), chiamata 'Al Fawwàrah (La PoUa) : I. « Fa vara [tu che prendi nome] da' due mari (4) (1) Di questi versi detti già la traduzione nella Si. dei Mus.j m, 760, 761. Qui ho mutata qualche parola e trascrìtti i vocaboli arabi col nuovo sistema che mi par s'abbia a seguire. Nella nota 1 dell'or citata pag. 761 di quel mio volume ho data ragione del significato in cui prendo la voce masàhid, plurale di maShad « adunanza e luogo che si visita a fin di religione ». Il primo de' quali significati mi è parso ora di spiegar con l'aggiunta < dotte », perchè l'aUusione più verosimile è a ritrovi di tal natura. (2) È da aggiugner questo vocabolo al testo del codice, come av- verte il Pleischer, Nuove Ann., pag. 54. (3) « 'ÀI muUazzìah, aggettivo femminino derivato da mu*- tazz bill ah « possente per grazia di Dio», che fu titolo speciale preso da re Ruggiero, ad esempio di parecchi principi Musulmani. Perciò traduco « regia » senz'altro. Nella mia St dei Mus.t ni, 756, 757, ho data una prima ver- sione italiana di questo squarcio di poesia. Vi farò adesso qualche lieve mutazione. Si ricordi quanto ho avvertito nel detto volume pag. 755, nota 1, su le varianti del testo e su le traduzioni che ne han &tte il baron De Slane in inglese e il baron De Schack in tedesco. (4) Era famigliare nella letteratura arabica il duale Bahrayn < Due mari » notissimo nome geografico in Arabia. Bahr, poi si 440 Capitolo LXIII — 'Imàd 'ad din. tu aduni quanto uom può bramare: dolce vita e ma- gnifico aspetto >. 2. « Diramansi le acque tue in nove ruscelli : oh come scorron [placidamente] spartite! ». 3. « Là dove si congiungono i due mari, là s'ac- calcano i piaceri: su le [sponde poi del gran] canale si drizzan le tende delfardente passione ». 4. < Che dirò del lago dalle due palme (1)» e del- l'ostello che n'è circondato? » 585 5. < L'acqua limpidissima d'ambo le polle ras- sembra liquide perle e stendesi che pare un pelago (2) ». 6. « Direbbesi che i rami degli arbusti si pro- tendono per contemplare i pesciolini nell'acqua e sor- ridono »; , 7. « [Mentre] nuota il grosso pesce nell'onda chiara e gli uccelli tra que' giardini modulano il canto ». dice di mare e di gran fiume, e il diminati yo bnhayr significa lago. I due qui par che siano il mare di Palermo e il laghetto for- mato dalle due sorgenti, dette laFaww&rah grande e la pioooU; la prima deUe qnali ha mutato il nome in € Mare dolce > , onde par che le si fosse contrapposto un tempo il Mare salato. Si vegga ciò che ho detto dì cotesto due sorgenti ne'CapitolilVe X, pag. 28 e 155 del V volume di questa versione e nella St dà Mu8,y m, 120, 756, 820 e 848, ed altrove nello stesso volume e nel n. Ancorché Romualdo Salernitano attribuisca la fondazione del ca- stello e il cavamente del lago a re Ruggiero, i testi citati nella St à^ Mi48, provano che quel luogo di delizia era già molto splendido sotto il dominio musulmano. Il re non potè far altro che ristorarlo e abbellirlo. (1) Questo era di certo il lago: vi s^avanzava in penisola il ca- stello, del quale e de' bagni attigui rimangono ancora alcimi ve- stigi. Si confronti la 8t d/e JfiM., IH, 757, nota 1. (2) Seguo la lezione proposta dal Fleischer nelle Afmot, p. 51 Capitolo LXm — ^Imàd 'ad din. 441 8. « Le arance mature dell'isoletta (1) sembran faoco che arda sa verghe di smeraldo > ; 9. « Ma il palior del limone dà sembianza del- l'amante che abbia perduta la notte a tapinarsi per l'assenza [della sua donna] » . 10. < Quella coppia di palme affigura due amanti che riparino in sicuro asilo per guardarsi dai ne- mici »; 11. « Oppure 9 [vedendosi tenuti] in sospetto, si mostrìn 11 ritti per ribattere le dicerie de* maligni » . 12. <: 0 palme de' due mari di Palermo» che co- piose e continue piogge vi dian vitale umore , né vi manchìn giammai! » 13. « Godete vostra fortuna : appagate ogni de- siderio, e che le avversità dorman sempre! ». 14. « Prosperate con l'aiuto di Dio : date asilo ai 586 cuori teneri , e che nella fida ombra vostra nessun turbi l'amore ». 15. « Ciò [che ho scritto] l'ho visto con gli occhi miei, ed è certo: ma se sentissi [racconti di delizie] uguali a queste, mi parrebbero invenzioni assai so- spette (2) ». 'Al Gàwn 'as Siqillì (il ribelle SiciUano ), ossia 'Abù ^Ali Hasan 'ibn Wàdd, sopranno- minato 'Al Gàwn (3). Ne' suoi versi ho trovati (1) Bioordisi che in arabico non si - distingue isola da penisola. (2) La versione del secondo emistichio , diversa molto da quella del baron De Slane, è fondata sulla lezione che io proposi nel testo, pag. 586, nota 5. A quel vocabolo dee seguire: f ab ì. (8) Ke' dizionari non si trova quest'aggettivo, uè il verbo alla prima forma, ma bensì alla quinta. 442 Capitolo LXIII — 'Imàd 'ad din. molti barbarismi. Ecco uno squarcio tolto da una sua qasidah (1) , ecc. Il giureconsulto 'Abù Musa ^Isà 'ibn ^Abd 'al M u n ^ i m , il* Siciliano. Scrive [l'antoiogista] che costui fu uom d'alto af- fare ; argomentatore stringente; [il gran] giureconsulto della [sua] gente; autore di [scrìtti, ne' quali si ammira] de' concetti originali , vasti e sublimi » ed una lingua [lussureggiante] come i prati quando li ìnafSa lo acolo di lunghe piogge. [L'antoiogista] reca di costui delle poesie tali, che ad ascoltarle si risanano le ferite; che la luce della loro bellezza [basta a] dissipare le nubi ; e che vanno paragonate alle perle [proprio] di con- chiglia ed alle fulgide perle del cielo (2). Ecco intanto lo squarcio d'una sua poesia amorosa, ch'è piò dolce della speranza avverata : i. « 0 gente greca, tu devi il fio del mio san- gue: di te nacque l'assassina mia, la masnadiera >. 2. , 588 ^ « Non avria [ K a ^ b ] schifato ogni conforto (3), il din premette l'avvertenza che v'ha de' versi che farebbero risusci- tare perfino i dannati (letteralmente: il colpevole che li ascolta). Seguono altri sqaarci di epistole in versi e in prosa. (l)Sa*àd è famosa nella letteratura araba, in grazia della qasìdah di Ka^b ^ibn Zuhayr, che si addìnìanda da lei H poeta, nemico di Maometto, ottenne il suo perdono, quando gli si presentò; disdisse le poesie scritte contro di lui o si fece mnisd- mano. Un comento di questa celebre poesia è stato pubblicato dal prof. Ignazio Guidi in Lipsia, 1871. (2) Letteralmente: « il nocciolo nero del suo cuore e de' suoi precordii » . (3) Letteralmente : e non avrebbe schifata la coppa della gioia > e forse va inteso « della ricchezza ». La « coppa > mi sembra rs- Capitolo LXm — 'Imàd 'ad din. ' 445 diche Sa^àd allontanossi da lai: avrìa visto che alla nascita del [gran re] era risuscitata la gloria ». Ecco altri versi della medesima qasidah. € Egli è pronto a' doni» com'è pronto l'indico acciaro nelle sue mani il di della battaglia ». € Rifulge nelle tenebre l'aurora della sua fronte; si che diresti che la luce del Sole invidia anch'essa questo [eroe] >. € Là dove spuntano i Gemini egli ha piantata la tenda; alla quale fan da pinoli i due gran luminari e le Plejadi ». € Quando s'arruffan le cose, allora il . suo brando affilato scrive [su quelle pagine] con un inchiostro che fa tornar bianco il nero ». [Leggiamo] nella medesima qasidah: < 0 re su la cui fronte [come su base] di macigno sta salda in pie la fierezza » ; € Tu che, provocato dai nemici, scherzando cacci via [da' corpi] le anime loro; e raccolgonle i tagli delle [spade] sguainate [al tuo cenno] ». Smetto dopo questi [primi] sorsi, non ostante la sete che avrei di [bere tutta] la qasidah. Ma non mi va a sangue il ricantar le lodi degli Infedeli, che Iddio li precipiti nel più cocente arder del fuoco ch'egli ha ininisoenza di un verso tra qneUi che avea scritti E a ' b contro Maometto, rampognando il proprio fratello , che s'era « lasciato inebbriare dal profeta con una tazza ricolma delle falsità della naoya religione » . Y. il comento citato, pag. 4, lin. 13. n poeta Tolendo placare Ruggiero, dopo averlo offeso, allegava l'esempio di K a ' b, perdonato da Maometto che Tavea proscritto. Egli nota ancora la « nascita » del re , come solca farsi di quella del profeta, illustrata da tanti miracoli. 446 Capitolo LXm — 'Imàd 'ad din. acceso. Del resto il poeta pub meritare scusa, poich'egli [scrisse] in cattività. ^Utmàn 'ibn ^Abd 'ar Rahman, detto 'Ibn 'as Susi. 589 [In Malta] (1) cascò [per lo primo] la sua testa; quivi (1) Sapplisco a dirittura questo nome che manca in ambo i co- dici. Il copista del prototipo di qae' due testi a penna lo saltò per isbaglio, 0 lo soppresse a disegno per correggerlo con la lezione m a t a 1 i * (plurale di m a 1 1 a ^ e punto deirorizzonte da cai si leva un astro » ) , dalla quale lezione non differisce molto il nome M&litah. Il mio dubbio solo è se il Tocabolo «punti dell'oriz- zonte > s'abbia a cancellare, ovvero a correggere mettendolo al sin- golare dopo il nome di Malta. Penso così perchè era bello e pronto il contrapposto del « levare d'un astro » al e cascare del capo > che viene immediatamente. Che s'abbia poi a metter Malta , ne sono certissimo. E ciò 1® perchè il discorso richiede un nome di luogo ; 2^ perchè il soprannome patronimico di 'Ibn 'as Susi si trova in Malta per l'appunto. È nota abbastanza l'iscrizione sepolcrale, detta di Sdara, trovata al Gozzo e serbata adesso nel Museo di Malta ; la quale, data alla luce per lo primo dall'Italinski nelle Mines de VOrietU, tom. I, 393, fu successivamente pubblicata, con varie lezioni e in- terpretazioni, lièi McUia penny Magcusine del 13 ottobre 1839; nel Journal of the royàl Asiatic Society ^ voi. VI, 172 segg, (1841): nelle Sepohraìi Iscrizioni del Lanci, pag. 155 e tav. xxii (1840); nel Journal AsiaUque di novembre 1847, pag. 437 segg., e in ul- timo da me, nelle Epigrafi aràbiche di Sicilia, Parte II, N. XXXn, pag. 102, con una correzione che fa al nostro caso. L'iscrizione ha il nome di Maymùnah, figlia di 'Al Hasan 'ibn 'Ali 'al Hudli (della tribii di Hudayl), conosciuto sotto il nome dì 'Ibn 'a 8 Susi, la quale morì il 569 dell'egù^ (1173-4). Per sm- golarissima coincidenza or si legge il medesimo nome di 'Ibn 'as Susi in un frammento di stela sepolcrale, che si trovava, almeno fin dal XVII secolo, in Pantellaria, e che dal 1874 a questa parte è serbato nel Museo regio di Palermo. La sepolta era figlinohi o Capitolo LXYTT — 'Irnàd 'ad din. 447 stanziò la sua gente ; quivi si empi la sua tazza ; quivi ei fd educato, e il padre gli die* lezioni di letteratura. Indi prese a soggiornare in Palermo ; dove pose il suo domicilio e trovò stabile dimora: egli passò i settantanni e fu lieto di [molta] prole. La sua poesia [va lodata] per felice espressione delle idee ; regolare struttura [de' componimenti] e squisito sapore [de' versi]. [L'antologista] afferma che costui gli avea recitate le proprie poesie, pochi giorni prima di venire a morte. Elegia in morte di un de' capi Musulmani della Si- cilia, nel qual componimento si toccano le virtù che questi adunava [in sé]. Ecco alcuni versi di questa lunga elegia, ecc. (1). § 3. Poeti dell'isola di Sicilia dei quali fa ricordo 'Abù 'al Qàsim ^Alì 'ibn Óa^far 'ibn ^Alì 'as Sa 'dì, 4etto 'Ibn 'al Qattà' (il figliuolo del picco- niere), nel libro intitolato 'Ad Durrat 'al |iatirahecc. (La perla preziosa, ossia scelta di versi dei poeti del- Tisola). Questi sono [dice ^Im ad 'ad din] più antichi di età e più eminenti per merito poetico [che i notati ne' due paragrafi precedenti]. Darò alcuni [squarci delle loro poesie], trascegliendo qualche perla ne' loro monili. [E primo] 'Ibn 'al Qattà^ autore della raccolta or or citata. Ei dice [di sé stesso] che nacque il quattrocentren- nipote, non si sa^ di 'Ibn 'as Susi. Io ho pubblicato questo fram- mento epigrafico nen'op. cit. Parte II, N. XXXIII. (1) Ne' due squarci, di 4 versi dascuno, che ne dà * I m à d 'ad din, non si legge il nome del trapassato, né alcun particolare deOe sue vicende o deUe sue qualità. Ho tradotti questi versi nella St, de' Mu8,, ni, 751. 448 Capitolo LXm — 'Im&d 'ad din. tatrè (1041-2), e che [cominciò a] far versi fanciallo [di tredici anni] il quarantasei (1054-5). Io ho conosciuto in Egitto [dice 'Imàd 'ad din] chi lo conobbe. Egli visse fino agli ultimi tempi di 'Al 'Afdal (1), edho vista la sua scrittura in un diploma con la data del cinquecentonove (1115-6). Ecco alcuni squarci delle proprie poesie, ch'egli di [nella sua raccolta ] , ecc. Ed ecco il principio d'un suo componimento in lode di 'Al 'A f d a 1 , ecc. (2j. 'Abù 'Abd 'Allah Muhammad 'ibn 'al Basan 'ibn 'at Tazi. Secondo ['Ibn 'al Qattà^ egli compilò undiwàn 590 di epistole, con [un trattato] su Tarte di comporre in prosa; fu uomo di [molti] pregi e di [molta] eloquenza; medico ; elegante scrittore d'epistole e poeta. I suoi versi, recati da ['Ibn 'al Qattà^], sono condotti con gusto e di buon gitto. Eccone alcuni, ecc. (3). E questo [distico]. « A parole ei ti fa .vicina ogni cosa : chiedine una sola, ed ecco che è lontana [le cento miglia] >. « Non si aspetti mai l'amico ciò ch'egli ha promesso; il nemico non tema giammai la sua minaccia ». (1) 'Abù 'al Qàsim é&hinsàh, soprannominato 'Al Màlik 'al ^Afdal (il TÌrtnosissimo prìncipe), successe al proprio padre nell'nfiziò di vizir dei caHfi fatemiti d'Egitto U 488 (1095) e regnò sotto il nome loro fino al 515 (1121), qnand'ei fu ncdso. (2) Seguono 35 versi , scompartiti in 13 squarcL Tra questi il primo Terso d'un componimento in lode di 'Al 'Afdal. (3) I versi dì questo 'Ibn Tazi somman quasi a dugento e Bon per lo più satìrici, sopra argomenti diversi Yeggasi la Si^ . 'Abù ^Ali 'ibn Raéiq gli scrisse, arrivato che fa di 'Al Qayrawàn in Mazara^ una epistola che prin- cipia coit questi versi, ecc., alla quale 'Ibn 'as Sab- bàg rispose con questi altri, ecc. (2). L'emiro Mustahlis 'ad dawlah ( Instauratore della dinastia) ^Abd 'ar Rabmàn 'ibn 'al Hasan, 'al Kalbi (della dinastia kalbita). V*ba di lui questi versi in una epistola, ecc. (3). L'emir 'Abù Muhammad 'al Qàsim 'ibn Ni- zàr 'al Kalbi. Narra ['Ibn 'al Qattà^] che costui soggiornò in Egitto, dove esercitò Tufizio di [Sahib] 'aé éurtah (Prefetto di polizia). V'hanno di lui questi versi, ecc. (4). (1) Cioè agli Arabi della schiatta di Qahtàn, discendenti di Himyar ed ai Bizantini. Si noti che la dinastia Ealbita di Sicilia apparteneva alla schiatta di Qahtan. Il fatto al quale si allude toma al periodo corso tra il 1035 e il 1040. Cf. St. de* Mus.^ II, 350 segg. e 419 segg. (2) Si vegga la nota precedente. Nulla v'ha nella proposta o nella risposta che faccia al nostro argomento. (3) Son sette versi, divisi in due epigrammi. Di quel ch*è composto di 5 versi ho data a traduzione nella St de* Mus, , II , 538 , nota 2. (4) Son due squarci, Tun di 3 versi e Taltro di 4. Capitolo LXIII — 'Imàd ad din. 453 'Abù ^Ali 'Ahmad 'ibn Muharamad 'ibn 'al Qàf, il segretario, autore dei seguenti versi, ecc. (1). U costui fratello 'Abù 'al ^Abbàs 'ibn Muhammad 'ibn 'al Qàf, autor dei seguenti versi, ecc. (2). Il qàyd 'Abù 'al Futùh, figliuolo del q&yd Ba- dir'al Maklàti, intitolato Sanad 'ad dawlah (Ap- poggio della dinastia), ciambellan del Sultano [di Si- cilia?], ed autor dei seguenti versi, ecc. (3). 'Abù 'al Hasan ^Alì 'ibn ^Abd 'al Óabbàr 'ibn 'al W adda ni, lettor del Corano. Si è già dettò del suo padre e dello zio. Abbiam di lui questi due versi, ecc. (4). (1) Cinqae epigrammi, ciascun di due versi. In uno di questi epi- grammi si biasima clii avea divulgato un segreto. (2) Tre epigrammi di due versi ciascuno. (3) Son tre soli. Notisi che un 'Ibn 'al Maklàti, verso la metà . 6. « Oh quanto l'è bella ! E le par bello abban- (1) Due epigrammi, ciascun di due versi. (2) Son tre soli. Ruzayq significa « lo stipendiuccio, lapensi'^ nuccia >. (3) Letteralmente: « le stelle imbrogliate >. Con questo nome suolsi chiamare la Via lattea ; ma qui credo preferibile il signifi- cato che do nella versione. Capitolo LXm — * I m a d 'a d d ì n. 456 donare [il marito?] (I). 0 maraviglia, ella è amata e por si gitta a tanto sbaraglio ! (2) > . 7* « Quel da' grandi occhi neri, tinto le palpebre di kuhl (3), mi si è fatto intollerabile: [io lo fuggo e] mi piombino pur mille morti sul capo! (4) )>. 8. « Che Dio abbia in guardia le piagge dell'isola: che in quelle sia pastor dello infermo gregge il sire d*un alto monte ! (5) :$> . 9. « I suoi nemici muran castella formidabili ; 594 ma forse che Bàbik murò si bene da respingere 'Al 'IfSin? (6)». (1) Traduco colFinfinito « abbandonare » il sostantivo hagr, che ha questo significato e quello anco dì « divorzio, separazione, odio » . Sapplìsco « il marito » , non per idea preconcetta, ma perchè nelle condizioni esposte dal poeta si tratta senza dubbio di una donna che si allontana dalVuomo col quale ha un legame. (2) Fàtik, assalitore improvviso, audace, temerario, chi si gitta a lapo chino in gran pericolo, dicesi anco d*una giovane che non si cura della riputazione. (8) L'antimonio , col quale le donne orientali , ed ora anche al- cime europee, usano tignersi le palpebre per far comparire più belU gli occhi. (4) Letteralmente: « e si impadroniscano pur di me [varìi] modi di perire » ; poiché qui il perfetto significa Foptativo. Evidentemente è la donna che parla. (5) In questa ultima frase ho corretta la lezione dell'uno come dell'altro codice. Ognun vede che il poeta ripiglia il discorso a nome suo proprio. (6) Bàbik (Babec), capo di una setta abbarbicata da secoli in Persia, sfidò per più di 20 anni (816-837 deU'òra volgare) la potenza dei califi abbasidi, finché 'Ifsìn, condottiero de' pretoriani turchi, non espugnò il castello di 'Al Badd in Adarbaygàn. Troviamo importanti ragguagli su questo avvenimento negli scrìtti storici degli Àrabi e in ispecie nel Eitàb 'al Fihrist, pag. 342 a 344 della edizione del Fluegel e negli AnnaH d"Ibn 'al 'A tir, anni 201, 220, 222 , neU'edizione del Tomberg, VI, 231, 315, 325 a 336. } 456 Capitolo LXIII — *Imàd 'ad din. 10. « Io reco la verità nelle mie parole; né m'attento a penetrare ciò che sa Dio solo >. 11. « Ma pur vidi io [quel sire], quand'egli tenea già in pugno la possanza, [lo vidi] fatto segno un dì a' massi [scagliati dalle macchine?] e sorridere ». 1 2. « Lioni d'una guerra che destò ne' loro petti [gran] fiamma ed or divampa tanto più per odii an- tichi! (1) ». [Leggiamo] nella medesima qasidah il seguente verso, nel quale il poeta descrivendo i morti [che gia- ceano sul campo di battaglia, seppe incastrare] quattro antitesi : << Allontanavali Radw&n dall'aura del paradiso e Màlik li appressava all'arsura del fuoco (2) ». A creder mio, quantunque antitesi vi sia, il verso riesce confuso evidentemente neir[ordine dei] confronti. Consideralo bene o lettore ! Ecco poi de' versi tolti da un'altra qasidah, ecc. (3). (1) Qui *lmàd 'ad din tronca la citazione per lasciarci piò su- setati di prima e molto dispettosi della freddura rettorìca regalataci da Ini, in vece dei versi che avrebbero potuto rischiarare la storia. A quale avvenimento si allude? Senza dubbio alla guerra dvile che apri la Sicilia musulmana ai Normanni. Credo appormi al vero s'io veggo ne' primi versi un'allusione al viaggio di Maymùnah; la quale, abbandonando il secondo manto 'Ibn 'atTimnah, ri- fuggivasi presso il fratello in Castrogiovanni. Si confronti la St de^ Mas,, II, 520, dove ho data la traduzione di alcuni di questi versi, ed or la correggo in parte. L'avvenimento al quale si allude è narrato a pag. 550 segg. del medesimo volume. (2) Badisi che il nome di Màlik è posto in fin del verso; e fone è questa la confusione di cui si lamenta 'Imad 'ad din, perchè gli guasta h& simmetrìa del bisticcio. Màlik e Radwàn sono gU as- geli della morte. (8) Seguono degli squarci di due altre qasidah e di tre altri componimenti: in tutto 26 versi, oltre i 13 che abbiamo tradotti Capitolo TiXTTI — *Imad 'ad din. 457 Sulaymàn 'ibn Muhammad 'at Taràbulisi (da Trapani). Narra ['Ibn 'al Qattà^ che questi passò nell'Af- frica [propria] e quindi in Spagna; dove stanziò e po- savi il domicilio, essendo entrato [nelle corti di] quei re. Ecco alcuni suoi versi, ecc. (1). 'Àbù 'al Fath Muhammad 'ibn 'al Hu8ayn595 'ibn 'al Qarqùdiy il segretario. ^ 'Ibn 'al Qattà^ loda molto la poesia al par che la prosa di costui e narra ch'egli fu uom d'alto affare. Ecco alcuni suoi versi, ecc. (2). 'Abù^Abd 'Allah Muhammad 'ibn 'al Ha- san 'ibn 'al Qarani (o Qarni), il segretario (3). Dice ['Ibn 'al Qattà^] ch'egli fu astronomo, com- putista e segretario. Ecco [tre] versi ne' quali ei fa la descrizione di un naufragio, ecc. (4). 'Abù 'al Qàsim Hàsim 'ibn Yùnis, il segre- tario. (1) Tre squarci, de' quali dae di qasidah; in tutto 13 versi. Questo Solayman fu veramente da Trapani, come si ritrae da Tà- qùty nel nostro Gap. XI, a pag. 211 del l*' volume. (2) Due squarci, in tutto 15 versi. (3) H nome etnico deiravolo è derivato da Qaran, tribù della schiatta di Muràd; ovvero da Qarn, villaggio nel distretto di Bagdad, e luogo nel N&gid. Parecchi altri nomi topografici sono preceduti da questo vocabolo che significa : corno, monte alto stac- cato dagli altri, ecc. (4) Il poeta non descrive propriamente un naufragio, si paragona e al naufrago che scampa a mala pena e si dibatte contro Fonda per timor d*affogare » . 458 Capitolo LXIII — *Imàd 'ad din. Al dire d* 'Ibn 'al Qatt&S egli compose un episto- lariOy delle m a q à m à t (discorsi accademici), de* motti e delle riwàyàt (racconti). Ecco alcuni versi tratti da una sua qasidah, ecc. (1). Ilcadi'Abù 'alFadl 'al Hasan 'ibn 'Ibrahìm, 'as éàmi(2), 'al Kinàn i (della tribù di Kinànah). Dettò un'elegia, in cai leggonsi questi versi, ecc. (3). 'Abù 'al Fadl 'Ahmad 'ibn ^Alì 'al Fihri ( Goreiscita ) , prefetto di polizia. Ecco alcuni suoi versi, ecc. (4). 'Abd 'al Óabbàr 'ibn ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn Sir^in, il segretario. Ecco i versi ch'ei dettò contro un invidioso, ecc. (5). L'emir 'Abù Muhammad ^Ammàr 'ibn 'al Mansùr, 'al Kalbi (della dinastia kalbita). Al'dir di 'Ibn 'al QattàS ei fu de' dotti di pri- m'ordine e degli emiri ch'ebbero signoria (6). Versò (1) Seguon 29 versi in quattro squarci. Ho reso tarassal « epistolario » e malah e motti >. Che sudo le maq&màt ognun Iosa che abbia inteso parlar di H ari ri. È probabile che in quel tempo riw&yàt significasse già raooauti ro- manzeschi. (2) Della Siria, ma ora si dice più comunemente de* cittadini di Damasco. (3) Tre soli. (4) Tre soli. (5) Cinque versi in due squarci. (6) Letteralmente: « degli emir signori ». Mi sembra mera lop- posizione di *Imàd 'ad din. Non solo questo *A m mar none iz» Capitolo LXIH — * I m a d 'a d d Ì n. 459 ancora nella giurisprudenza e nelle tradizioni. E fece questi versi: « Ella diceami : Ho visti degli uomini prodi ; ma nessuna spada del Yaman agguagliò mai la tua >. € Ti sei tanto ausato ai tumulti della plebe, che stai tranquillo [mentre volano] i loro sassi ». € Ma fino a quando affronterai temerario i fati ed offrirai [il petto] alle punte? » < Ed io le risposi: Di tutto ho sentito parlare [al 696 mondo] fuorché d*un kalbita vigliacco! » Scrisse ancora questi [due versi] di rimprovero ad un suo cugino: € Ti credea spada ch'io potessi sguainar contro i nemici ; non [temeva io] mai che la si volgesse contro me stesso ». < M'affaticai ad innalzarti ed onorarti ; ed eccomi al« fine sopraffatto, non lungi da te, in una prigione (1) ». L'emir Tiqat 'ad dawlah Ga^far, figliuolo di Tàyid 'ad dawlah 'al Kalbi (2). Fu nn dei re i prìncipi Kalbiti che regnarono in Sicilia, ma le cronache non &nno menzione di lui. La storia parla bensì di 'Al Ha san 'ibn *Am- mar, il vincitore de' Bizantini sotto Rametta, il padre del quale efa fratello di 'Al Hasan, primo principe kalbita di Sicilia. Ma il no- stro poeta era figlio di nn 'Al Man sur, né è yerosimìle che questo nltimo fosse titolo. Pertanto il personaggio sembra diverso. E da ciò che dice ne^ versi seguenti mi sembra vissuto negli ultimi tempi della dinastia kalbita di Sicilia. (1) 'Imàd 'ad din non dà altri versi di questo poeta. (2) È corso qualche ^sbaglio de' copisti. Il titolo di Tiqat 'ad dawlah (Fidanza della dinastia) fu dato dai califl &temiti aire- miro kalbita Ytìsuf (989-998); il cui figliuolo Ga*far fu intito- lato Tàg 'ad dawlah e Sayf 'al millah (Corona della di- 460 Capitolo LXIII — *Imàd 'ad din. di Sicilia. Avendogli uq [suo] segretario indirizzati questi due versi, ecc.» ei gli rescrìsse: « Non voglia Iddio ch'io manchi alla [promessa] del dono che Tamico or sollecita da me »; € La mia parola io la terrò; me n*hanno distolto [finora] le vicende de' tempi (1) ». as 'Abù 'al Hasan ^Alì 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn éàmi. Ecco de' versi tolti da una sua qasidah, ecc. (2). Il qàyd 'Abù Muhammad 'al Hasan 'ibn ^Umar 'ibn Mankùd (3). nastia e Spada della religione ) 998-1019; ma cacciato Ga'far a furia di popolo, gli. fa sostituito il fratello 'Ahmad, che volgar- mente chiamarono 'Al 'Akhal, ed ebbe ronorìflcenza di T&jid 'ad dawlah (Sostegno della ^dinastia) 1019-1038. Questi ebbe in Tero nn figliuolo per nome Ga^far, ma negli AnnàU noi T^giamo principe di Sicilia. Di due cose dunqne Tana : o il compilatore confuse nomi e titoli di tre emiri, cioè Yùsuf e i suoi due figliuoli Ga*far e 'Ahmad; oyyero il Ga^far, figliuolo di quest^ultimo , nello scompiglio che seguì dopo la uccisione di 'Ahmad, fu gridato emiro ed ebbe dalla corte del Cairo lo stesso titolo dell'avolo Yùsuf. I suoi due versi stanno bene ad un principe in partibus. Si veggano i nostri Gap. XXXV, XLVIII e L nel I« voi. 444, e nel II, 140 e 200. (1) Il distico del Segretario non è meno insipido che la risposta del suo signore. (2) Son tre versi e poi altri cinque, divisi in due epigrammi , « E le cingon candide [foglie] somiglianti alle lingue di passero (2) ». 'Abù Hafs 'Umàr 'ibn 'al Hasan 'ibn 'al Qùni (3), il segretario. Secondo 'Ibn 'al QattàS egli fu filologo, poeta, scrittore, astronomo e geometra. Una sua elegia inco- mincia così, ecc. (4). 'Abù Bakr Muhammad 'ibn ^Alì 'ibn ^Abdsg? 'al Óabbàr, 'al Kamùnì. Tarìante ortografica del primo. Lo stesso nome occorre in 'Ib n ^ a 1- dun, Berbères, U, 103, 222. Va ricordato ancora il Qasr 'ibn H a n k ù d in Sicilia, secondo Edrisi, Gap. VII, nel nostro voi. I, pag.93. (1) Questi due mediocrissimi yersi non furono stampati nel testo: ne dò la traduzione, perchè provano il significato del vocabolo linù- far, il quale non si trova ne* dizionari, in luogo di nùfar o nilù- far; ma bensì mi è occorso nel di't^àn dì 'Ibn Hamdis, codice di Pietroburgo, fog. 32 verso. (2) Lisàn 'al Asaf ir (Lingua di passeri) si chiama 0 seme dell'olmo. (3) In -^, 'Al Punì. Qùni potrebbe riferirsi a Qunìah {Ico- miitn), ma la forma più regolare del nome etnico è Qunàwi. Questo poeta potrebbe per avventura essere il medesimo che V 'Abù Hafs *Umar, di cui nel § 2« di questo capitolo, pag. 444 del volume. Si ricordi che il presente articolo ò tolto dalFantologia del siciliano 'Ibn 'al QattàS e quello del § 2** da un antologista anonimo di 'Al Mahdiah. *Imàd 'ad din non badava alle pic- colezze biografiche, ma alle metafore ed a' bisticci. (4) Ho data la traduzione di questi tre versi nella 8t. de^Mus., n, 464, nota 1. Nella ^arìdah se ne legge altri 11, divisi in tre squarci. 462 Capitolo LXIII — *Im&d 'ad din. Ecco alcuni suoi versi, ecc. (1). Ruzayq 'ibn ^Abd 'Allah, il poeta. Stentò la vita: e la povertà non cessò mai di ac- crescere a tanti doppi la sua cattiva fortuna. Una volta certo gran personaggio lo avea soccorso di [una quan- tità di] moneta d'oro per arricchirlo : ed ecco che [il poeta], tornando a casa sua, trova che un ladro ne avea portata via ogni cosa. Allora egli [sclamò]: « Iddio m'ha cancellato dal suo diwàn di prospe- rità e mi ha tolta la speranza che la mia mano ar- rivi [un di] a conseguire i suoi benefizii ». < Se una [stella] Sa^d mi mette a tiro qualcosa, ecco una Nahis che vien di carriera ad allenta- narla (2) » . 'Abù Muhammad ^Abd 'Allah 'ibn Mafelùf [detto] 'al Fa fa (il balbuziente), dettava i seguenti versi, ecc. (3). 'Abù Hafs ^Umar 'ibn Hasan 'ibn 'as Sat . b. r . q. Dice ['Ibn 'al Qattà^] che fu uomo religioso, (1) Sei in due squarci. (2) Non inserii questi due versi nella Bibl. Ne dò or la traduiione, perchè mostrano sempre più che neirXI e XII secolo le teorìe greche dell^astrologia ecclissayano la Provvidenza di Maometto tra i Mu- sulmani d'Occidente. Gli Àrahi danno il soprannome di Sa^d (fé* licita) a Giove, a Venere ed a parecchie altre stelle, e di Nahis (infelice) a Saturno ed a Marte. (8) Son sei, in due squarci. Il soprannome significa chi, per villo di lingua, ripete spesso la lettera f. Capitolo LXIII — *Imàd 'ad din. 463 ascetico e pio. Ecco alcuni suoi versi su la devo- zione, ecc. (1). 'Abù Hafs ^Umar 'ibn Halaf 'ibn Makki. Narra ['Ibn 'al Qattà^] che questi emigrò in Tanis, dove gli fu conferito Tufizio di cadi. Fu giu- recoDsultOy tradizionista, predicatore, lessicografo. Le sue virtù [son celebrate] da tutte le lingue ip ogni luogo; [furono esse] notevoli, memorabili. Le sue ora- zioni da chi le tiene a mente non son levate a cielo men che quelle d' 'Ibn Nubàtah (2). La sua poesia poi può servir di modello: ed eccone [de' saggi], ecc. (3). 'Abù 'al Basan 'ibn ^A b d 'Allah 'a t Taràbulusi (da Trapani ? ), autore de* seguenti versi, ecc. (4). 'Abu 'al Qàsim ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn m ^Abd 'al Gani, lettor del Corano e moralista. Ecco ano squarcio d*una sua elegia, ecc. (5). 'Abù Bakr ^Atiq 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn Rah- (1) Cinque versi. (2) Celebre oratore, che fiorì in Siria nella seconda metà del X se- colo dell'era cristiana. (3) Sono 28 versi in 12 squarci, che la più parte sembran epi- gnmraL (4) n nome etnico si riferirebbe a Trìpoli di Barbarìa o di Siria, se noi Tcdessimo talvolta dato a cittadini di Trapani, come testò per Snlaymàn 'ibn Mahammad, e prima nel Cap. XLVIU a P&g. Ili di questo Yolume. Anche nel Malaterra si legge Tral>h8 per Trapani (5) Due versi dell'elegia e altri due che fanno un epigramma. 464 Capitolo LXIII — *Imàd 'ad din, mùn 'al Hawl ani (delia tribù arabica dì ]^ a wlàD), lettor del Corano. Ecco due versi suoi, ecc. (1). 'Abù Sa^id ^Utmàn 'ibn ^Atiq. Egli dettò una q a s i d a h per l'emiro 'A 1 Ma^- €96tasim 'i b n 'abi Yahyà Muhammad 'ibn Ma^n^'ibn Samàdih,* della quale ecco alcimi versi, ecc, (2). 'Abù Hafs ^Umar 'ibn ^Abd 'Allah, il sagre- tarlo. Ecco alcuni suoi versi, ecc. (3). L'emir'Abù Muhammad Ga^far 'ibn'at Tayb, 'al Ealbi (della dinastia kalbita). L'autor della 'A d Durrat 'al ^atirah ['Ibn 'al Qattà^] fa lode di lui per le molte sue virtù; dice aver tenuto con esso un carteggio, del quale ci dà degli squarci e delle frasi eleganti (4). Delle sue poesie [ci trascrive poi] i seguenti versi, ecc. (5). (1) Fanno nn epigramma. (2) Son quattro soli. Muhammad 'ibn Ma^n, deUa schiatta di Snmàdih, soprannominato 'Al Mn^tasim billah, regnò in Al* mena dal 1051 al 1091. V. Dozy, Histoire des Musulmans iEt pagn€f yoI. IV passim, (3) Sette versi in tre squarci. (4) Letteralmente: « del quale egli va spremendo qualche punta e qualche rarità » . Il vocabolo che traduco punta significa anche una specie d'uva di 'Àt Tayf in Arabia, chiamata « dita di donzelle», forse a cagion dei chicchi allungati e del colore rosso, come quello deUe dita tinte con la hi una. (5) Trentasei versi in otto squarci. ' Capitolo LXm — 'Imfid 'ad din. 465 'Abù 'al Fath 'Ahmad 'ibn «Ali 'aé éàmi (di Siria). ['Ibn 'al Qattà^] dice che questi fu rornamento degli eruditi e il più chiaro tra' suoi contemporanei (1). Ecco de' versi suoi, ecc. (2). Aggiugne il [suddetto] autor della 'Ad Durrah, ecc. Quand'io componea questo mio libro, lo pregai di mandarmi qualcosa della sua poesia. Ond'egli mi scrisse : ecc. (3). Il giureconsulto 'Abù 'al Qàsim «Abd 'ar Rah- màn 'ibn 'abiBakr, 'asSaraqùsi (il Siracusano). [Ecco de' versi] suoi, ecc. (4). 'Abù 'Abd 'Allah Muhammad 'ibn Qàsim 'ibn Zayd, 'al La^mi (della tribù arabica di Lahm) segretario e cadi (5). Ecco uno squarcio d'una sua qasidah, ecc. (6). 'Abd 'al Wahhàb 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn Mu- rak. Ecco de' versi suoi, ecc. (7). (1) Letteralmente: « La stella frontale del morello ». H vocabolo dahmà, femminile, tra* varii significati, ha quelli di morello e di moltitudine. *Im&d ^ad din bisticcia al suo solito tra il color del cavallo e la torba degli eruditi. (2) Tre soli. (3) L'epistola è di sei Tersi. (4) Dodici versi in cinque squarci. (5) DalVHusn 'al muhàdarah di 'As Suyùti, Capitolo su i cadì del Cairo; si ritrae che 'Abù *Abd 'Allah prese quel magi- strato U 544 (1149-50) ed ebbe il titolo onorifico di 'Ar Raéid. Si vegga, su cotesti titoli e su i rifuggiti Siciliani fatti cadì al Cairo, il § 8 del presente Capitolo, pag. 476, nota 1. (6) Due soli versi. Poi altri 20 in cinque squarci diversi. (7) Nove versi in tre squarci. 30 466 Cu-iTOLO LXm — normanno. (2) Il titolo intero si vegga nel Gap. LXXXV, Bibl, iesio, pag. 705. Questa antologia fu scritta il 561 (1165-6). V. Dozy nel Catalogo de'mss. arabi di Leida, voi. Il, pag. 263. (3) Gioè il Magrib di mezzo: la costiera di Barbaria tra BngU ed Orano. (4) A, fog. 72 verso, JB, fog. 55 recto. *Àbd 'al Mùmin s'im- padronì del territorio de'Banù Hammàd nel maggio 1152. r Capitolo LXIII — * I m à d 'a d d i n. 469 nell'isola di Sicilia (1), mi recitò la seguente poesia di costui, ecc. (2). § 6. Dal capitolo che tratta di alcuni [altri] poeti del Magrib (3). L'erudito medico 'Abù 'as Salt 'Umayah 'ibn 'Abd 'al ^Aziz 'ibn 'abì 'as'Salt, fu l'uomo più singolare del suo secolo e il più illustre tra i suoi contemporanei, ecc. (4). Uomini illustri che si carteggiarono col medico 'Abù 'as Salt in versi e in prosa, ma come non mi è av- Tenuto di trovar nulla delle loro poesie, cosi nulla io ne dò 'Abù 'ad Daw' Siràg 'ibn 'Ahmad 'ibn Ka^à', il segretario. Nel diwàn di 'Abù 'as Salt ho letti i [versi] ch'egli indirizzò al segretario Sirà^ ^^* (5)* (1) V. la St de" Mus., IH, 423, note 2, 3. (2) Sei Tersi. (3) A, fog. 76 recto; B, fog. 57 verso. Non v'ha alcun cenno su la sorgente delle notizie biografiche, né su 1 relatori de' versi. Immedia- tamente dopo il titolo del capitolo viene il nome di 'Abù 'as vSalt (4) Continuate un-'po' a suo modo le lodi di 'Abù 'as Salt, l'autore dice aver avute le costui poesie in Bagdad Tanno 560 (1164-5) e ne dà degli squarci che prendono 38 carte del codice A e 29 del codice B ; tra' quali componimenti uno mostra che il poeta fosse stato in 'Al Mahdtah U 517 (1123-4), prima cioè che la occupasse re Ruggiero, e un altro ha la data del 522 (1128). Oltre il diw&n, compilato nell'ordine al&betico delle rime, v'ha altre poesie di 'Abù 'as Salt: e quindi, a fog. 114 verso di -4, e 86 verso di B, comincia la rivista degli scrittori, co' quali egli ebbe corrispondenza epistolare. (5) Dopo tre pagine di poesie di 'Abù 'ad Daw', ripiglia *Imàd ad din come qui appresso. 470 Capitolo LXin — ^Iinàd 'ad din. Delle poesie di questo egregio nessuna m'era occorsa. Ciò nondimeno io volea dar notizia di lui, notando 601 [se non altro] la riputazione che attestava il suo gran valore : e [mi proponeva], se il tempo avaro si fosse poi [piegato a] donarmi qualche [briciolo] de* rari pregi di costui, [proponeami, io dico], di metterlo in sodo, profittando [dell'occasione] e di raccogliere nella pre- sente compilazione i frammenti delle sue [opere]. Mi cadde poi nelle mani il libro compilato in Sicilia, in questa nostra età, dal segretario 'Ibn Baérùn e in- titolato 'ÀI Multar ecc. (Scelta di poesie e prose degli egregi contemporanei) nel quale Tantologista fa menzione dello éayh 'Abù 'ad Daw' Si rag e dà un'ampia esposizione (1) delle rare bellezze [del] suo [stile] e delle splendide qualità [del] suo [ingegno]. Ne fa lode 'Ibn Baérùn per la naturalezza delle descrizioni, per la pura vena della fantasia e pel pen- sier chiaro e arguto : e [commenda] le sue poesie per tessitura peregrina ed alto sentimento. Eccone una: Avendogli il giureconsulto siciliano 4sa 'ibn ^Abd 'al Mùn4m scritti i seguenti versi per chiedergli in prestito un libro, 'Abù 'as Sali ('Abù 'ad Daw'?) gli rispose, ecc. (2). (1) Letteralmente: e Rende manifesta una via consolare [affol- 602 2. 4c La splendidissima luna s'è nascosa : il mondo è oscurato; crollan le pietre angolari della virtù e della gloria! » 3. ^ Ahi ! quand'egli fu arrivato a piena bellezza e maestà, si che superbivan di lui le sommità della possanza e i paesi [dov'egli ebbe soggiorno] », 4. « Allora lo rapi di furto la instabil sorte; la sorte che tradì la sua gloria ». 5. <( E tali d'ogni luna (1) le fasi: quand'ò piena, la vicenda del tempo vuol ch'ella scemi, e si la can> cella (2) [a grado a grado] >. 6. ^ Ragion è che si pianga per lui con lagrime, che scorrendo su le guance [bagnan] perle e coralli >; 7. « Che petti ardano ; anime ammalino ; affanni aggravinsi; cordogli ingrossino >; 8. « Sgorghino afflizioni ; occhi abbondino di pianto, e ne cresca tanto l'onda da scontrarsi col fuoco [de' cuori] >. 9. < Lo piangono le sue tende, i suoi palagi; le spade e le lance gli fan da prefiche ». (1) Ricordisi che la luna, nel parlare degli Arabi, non cade in quo' significati rìdevoli che ha presi appo noi in lanario, lunatioo, mal di luna ecc. ; ma è regolatrice del calendario religioso e ciiile, e la consuetudine rettorica vuol che serva di paragone ad un bel giovane. (2) Mi toma or meglio la lezione di B (Bibl, 602, nota 2), che I porta il verbo, in vece del nome d'azione dato dal codice A, Capitolo LXIII — * I m a d 'a d d i n. 473 10. < li nitrito diviene gemito nella laringe dei cavalli, quantunque impediti dal morso e dalla bri- glia >. 11. « Per chi gemono, se non per lui, le bige [abi* 603 tatrid] de' boschetti ? Se potesser capire, piangerebbero con le colombe gli stessi rami! 12. < 0 immensa sventura! 0 caso che [animo fi)rte] mal patisce e ne rifugge ogni conforto! » 13. < 0 giorno d'orribile spavento, di aspetto tre- mendo da far incanutire i bambini! » 14. « Parea che r[angiolo] banditor della risur- rezione chiamasse al Giudizio e che le creature tutte quante si riscuotessero > . 15. < Bastava appena il terreno alla folla: tras- sero a stuoli in un prato uomini e donne »; 16. < Squarciaronsi [per dolore] de' cuori, non che de' vestiti ; cadder le mani a' forti (1); animi [valorosi] paventarono; agli eloquenti mancò la parola (2) ». 1 7. < Eran vestiti a fèsta come candide colombe, e tornarono con le gramaglie [che parean] corvi >. § 7. Dal capitolo relativo a' pregi di alcuni [poeti] di 'Al Qayrawàn nostri contemporanei, dei quali (1) Letteralmente: « uomini corridori sostarono » oppnre « nomini srelti (nel significato fisico e nel morale) ripeterono la sentenza: Noi appartenghiamo a Dio ed a Ini dobbiam ritornare » che i Mnsnl- mani soglion borbottare ne' maggiori pericoli o calamità. E non basta. Quel sostantivo, nel primario suo significato, non è altro che e usi- gnuoli » e quel verbo vuol dir e gorgheggiare » . Al bisticcio si ran- noda un quarto vezzo l'assonanza del medesimo verbo con quel che s^^e e che vuol dir € paventarono ». (2) Letteralmente: gli ingegni ammutolirono. 474 Capitolo LXm — *Imàd 'ad din. tratta 'I b n 'az Zubayr nel Kitàb 'al gi- nàn, ecc. (1). Si annovera tra costoro il giureconsulto 'Abù 'al Fadl Yùsuf, detto 'Ibn 'an N a h w ì (il Figliuol del Grammatico). Dice ['Ibn 'az Zubayr]: ^Umar 'ibn 'as Si- qill! (il figliuol del Siciliano) mi ha fatti sentire i se- guenti versi di 'Abù 'al Fadl, recitatigli già dal poeta stesso in 'Al Qal^ah (2), nei quali è lodato l'Egitto, ecc. 604 [Si annovera anco tra i suddetti] Muhammad 'ibn 'abì Bakr, il Siciliano. Di costui fa menzione 'Ibn 'al Qattà^ nella 'Ad Durrat 'al ^atirah (3). Racconta ch'egli s'invaghì d'un certo qàyd (gaito, condottiero) ; ma logorato dal- l'amore ch'ei [gelosamente] imprigionava (4) in petto, nascose tanto la passione che gli si disfece il fegato in pezzi. Occultò [anche] questo ; ma crescendogli sem- pre il pallore [in volto e vedendosi a mal partito] dettò i seguenti versi, ecc. (5). (1) A, fog. 131 verso; B, fog.99 recto. 'Abù 'al Hnsayn 'Ah- mad 'ibn ^Alì, della schiatta di 'Az Zubayr^ compose il 558 (1162-3) il óinàn 'al ganàn ecc. (Giardini intellettuali ed orti de* belli ingegni), chV continuazione del Yatimat 'ad dahr.o»- lebre raccolta delle poesie degli Arabi egiziani. Morì il 563 (1167-8). y. Haggi ^alifah, U, 631, n. 4207 della edizione di Flnegd. (2) e La rocca > dei Banù Hammàd. Y. il nostro Gap. L in questo volume, pag. 211, nota 3. (3) Si vegga il § 3 di questo capitolo, pag. 447. (4) Letteralmente, secondo la lezione del Fleischer, € incastel- lato'>, &bbricatogli intorno delle torri. (5) Sette versi, né belli né brutti, né darebbero scandalo, sena la notizia premessa daU*antologista con tanta disinvoltura. Capitolo LXHI — *Im&d 'ad din. 475 § 8. Dal capitolo che abbraccia alcuni poeti venuti dal Magrib in Egitto e in altri paesi [di levante] (1). Va messo tra i poeti di Sicilia Temir Say]^ 'ad dawlah (L'anziano della dinastia) ^Abd 'ar Rah- màn 'ibn iiùlù, principe di Sicilia (2). Costui mi recitò alcuni versi di 'At Tàhir 'al Hariri, nei • • • quali descriveasi un cavallo; ed egli stesso dettò sul medesimo argomento que' che seguono» ecc. (3). 'Al Qàdì 'ar R a Sì d (il cadi giusto) 'Ah m ad 'ibn Qàsim, il Siciliano, un degli immigrati in Egitto, do- Y*egli fu promosso a cadi dei cadì, al tempo del [vizir] 'al 'Afdal. Ai quale egli presentossi un di, tenendo in mano un calamaio d'avorio intarsiato di corallo e recitò [quasti due versi]. « Si rammollì il ferro [nelle mani di] David, per virtù di una [suprema] possanza : si ch'ei lavorollo in maglia, a suo piacere (4) ì>\ « Ed ecco che per te si rammollisce il corallo, ch'è pur durissima pietra e difficilmente si trova ». Avendo 'Al 'Afdal fatto tirar un canale [infine] al [cimitero di] Qaràfah (5), [il cadì'Ahmad gli (1) A, fog. 133 r. ; B, fog. 100 v. (2) Di questo emiro non si trova alcun yestiglo negli annali. Il nome Lùlfl, che significa « perla », è dì que' che si usava dare agli schiavi: ond'io lo supporrei liberto de' Ealblti, o di alcuno degli ^meri signori che lor succedettero. I copisti saltarono, com'è' panni verosimile, il nome dello ufizio. (8) Due soli versi. (4) Si vegga il Corano, XXXIV, 10. (5) Qaràfah, campagna fuor la porta meridionale del Cairo, la quale ne ha preso il nome. Vi rimane gran numero di monumenti sepolcrali, che sono stati illustrati dal Dott. A. F. Mehren nel Gravmonumenter paa Kerafat ecc. Copenhagen, 1869, in4. 476 Capitolo LXni — * I m a d 'a d d i n. chiese che] Tacqua fosse condotta fino ad una casa ch*egli possedeva in quella [ campagna ]. Ecco i suoi versi], ecc. (1). (1) Son otto yeisi. Ne segaono altri cinque sopra altro argomento. n Sujùtl, nell*opera intitolata Hasn 'al mnh&darah ecc. (Pù- ceyole conversare sa le cose deU'Egltto e del Cairo), voi. Il, pag. 93, & un capitolo apposta su i cadì di quella capitale, nel quale leg- giamo il paragrafo seguente: « Prese quel' magistrato (dopo un certo 'Abù 'al Fadl, da Naplusa, dimissionario il 5U«1 149-50), 'Ar Basid, 'Àbù . « Gliene porgean cinque in merito delle sue bio- grafie (1) ed egli a gridare : Non mi defraudate del diritto che mi danno i miei versi! » € Li metton dunque all'incanto [un di] ch'e' pieno il mercato della poesia : ed ecco che il valor di quelli non monta sopra mezzo dìnàr! ». Una sua qasidah incomincia cosi.... e poi ri- piglia, ecc. (2). Ei lodò, coi seguenti versi il qàyd 'Abù ^Abd 'Àll&h, soprannominato 'Ài Màmùn (3). 1. < Soffribil cosa non è la separazione: Lascia [o donna] ch'ei parta senza tor commiato >. 2. < Ma prometti ciò che renderallo alla vita; (1) Aggiungo, secondo il codice, il secondo emistichio e il Terso 9^ gnente, che non furono stampati nella Bibh (2) In tutto, compresi i yersi che noi traduciamo, ve n*ha 95, divisi in tredici squarci. (3) 'Abù . 3. < 0 tu che se* in volto splendidissima tra le lune (1)^ o bellezza [delle membra] che s'ascondon 3otto il velo (2) », 4. « O sorella di Giuseppe, il mio cuore nell'a- mor tuo è fratello del nappo (3) ». 5. « Bada! s'è* m'avvien di coglierlo appo dì te e tu se' chiarita ladra di cotesta roba >, 6. < Si ch'io ti strapperò dalle mani de' tuoi, 607 com'uomo [strappa all'usurpatore] il proprio campo , 0 il beneficio militare (4) ». 7. « O [beir]anima vivi pur sicura ! non ti atter- riscano queste vicende; non ti sgomentino » : (L) Letterahnente: « compimento delle lune ». (2) Ho aynta per im momento la tentazione di tradurre questa òzae col verso deU*Arìoeto : « Le parti che coprir solea la stola; » ma ho poi pensato che un poeta di corte orientale non avrebbe osato mai tanto; e che il vocabolo qinà* significa una specie d^acconcia- tuia del capo ed una specie dì velo che non scende oltre la cintura, t»iDe si vede dal Dozy, VetementSf pag. 375-8. (3) Suw&S come nel Corano Xn, 72, dove è chiamata così la tazza che Giuseppe il Giusto nascose nel sacco di grano di Beniamino, per avere diritto a ritenerlo schiavo. La voce fratello è messa per an- titesi a sorella e non significa altro che « somigliante » . H poeta dice alla donna che se si troverà il suo cuore presso di lei, ella diverrà di diritto sua schiava. (4) Traduco < avere * Tarabo mulk « piena proprietà >, e < be- neficio militare» Tarabo 'iqtà*, ossia « stabile assegnato tempo- nmeamente con obbligo del servizio militare ^ . V. 8t. dei Mus., Il, II. 31 / 482 Capitolo LXHI — *Im&d 'ad din. 8. « Ti basti saper che tu se* in guardia di chi brama di risparmiarti ogni affanno ». § 11. Dal capitolo che tratta delle bellezze de' prin- cipali (poeti) del Magri b e della Spagna, [e parti- colarmente di] quelli che occorrono in Spagna verso il cinquecento (1106-7) (1). Di questo numero fii 'Abù Muhammad ^Abd 'al Gabbar 'ibn Hamdis, oriundo siciliano (2). [E veramente] la sua famiglia era siciliana. Egli è vicino a [questo nostro] tempo, dicendosi che sia morto dopo il cinquecento. Trovo nel dìwàn di 'Abù 'as Salt 'Ibn 'Umayah, lo spagnuolo, che 'Ibn Ham- dis il siciliano, gli scrisse [una volta] i seguenti versi, ecc. (3). Inoltre ho letto in una raccolta di poesie questi altri versi indirizzati da 'Ibn Hamdis ad 'Al MuHamid 'ibn ^Abbàd, quand'egli fu deposto [dal trono] e cacciato [di Siviglia], ecc. Mi furono, poi, recitati in Bagdad i s^uenti versi attribuiti ad 'Abù 'as Salt, i quali egli è certo che appartengono a 'Ibn Hamdìs, ecc. (4). (1) Da' codici Ke Cy che tornano Fono e Taltro aU*iiltimo Tdiune deU'opera di^Imàd^addfn, con qualche lacuna, e tra le altre il ti- tolo del capitolo, che io ho preso da A, fog. 143 recto. Cf. Dosy, CataL II, 280, 282. (2) Ky fog. 20 Terso. (7, fog. 7 recto, ha gli ultimi sqnard delle poesie date qui da ^Imàd 'ad din; le quali sommano a 128 Teia. e tra questi 58 mancanti nel codice di Pietroburgo. (3) Seguono i 4 versi pubblicati dal Dozy, Abbadidar, n. 44, ^ altri due: e si trovan tutti nel codice di Pietroburgo. (4) Son cinque versi, e si trovano, preceduti da altri 4, e seguiti ài altri 3, nel codice di Pietroburgo, fog, 13 recto e v., ed anche nel cod. Vaticano. Capitolo LXHI — «Imàd 'ad din. 483 Dice 'Abù 'as Salt nella Hadiqah (1): [Si am-COK mira nelle poesie di] ^Abd 'al Gabbar 'ibn Ham- dis, eletto lingaaggio e bello stile (2). Piacemi dar qui (ripiglia ^Imàd 'ad din) alcun esempio de* plagi elisegli fece, aggiugnendo bellezze aUe [idee] rubate. Cosi nella seguente descrizione d'un cavallo, ecc. (3). Tra gli squarci, poi, di questo poeta trascrìtti da'Ab ù 'as Salt nella Hadiqah, notansi i seguenti versi di una qa- sidah alode di '^Alì 'ibn Yahyà 'ibn Tamim (principe di 'Al Mah dia h), ecc. (4) ed il seguente squarcio d'una q a s i d a h festiva (5) dedicata ad 'Abù Yahyà 'al Hasan 'ibn ^Ali 'ibn Yahyà 'ibn Tamim (figliuolo e successore del detto prin- cipe), ecc. (6). Muhammad 'ibn Hamdis, figliuolo del prece- dente (7). f r (1) < n Terziere [di componimenti] dei poeti spagnnoli > . Y. H aggi galifah, m, pag. 141. (2) Letteralmente ('Ibn Hamdis) cfo egregio di coppella, gra- 2iow di piglio > . f3) Oneste ultime parole faron saltate nel testo. Seguono due versi ni«ssi a riscontro con uno di 'Imrù 'al Qay s e poi altri 13 che si troTano nel codice di Pietroburgo e nel Vaticano. 'Abù 'as Salt li riscontra spesso con versi del detto poeta classico e di 'Al Muta- nabbi, 'Ibn 'al MuHazz, 'Al Buhturi ecc., e vi tramezza delle osservazioni sue proprie. ^4) Uno squarcio di tre versi ed un altro di due. (5) Presentata in occasione dell*^id 'al fitr, ossia festa della fin del digiuno. (6) Otto versi. Seguono altri otto lunghi squarci, tolti da componi- menti che si trovano ne' codici di Pietroburgo e della Vaticana: al- cuni de' quali abbiam dati nel Gap. LIX. (7) X", fogl. 27 recto; C7, fog. 7 recto. Sono in tutto 49 versi scom- l»rtiti in 9 squarci. 484 Capitolo LXIU *- amàd 'ad din. Fa menzione diluì 'Ibn Baérùn nell''Al Muh- tàr (1), affermandolo miglior poeta che il padre. Ei lo novera tra i poeti del Magrib mediano (Algeria); loda [le poesie] di lui per la bellezza della forma, e reca una sua qasidah con la rima in b&', dalla quale io trascelgo i seguenti versi [che mi sembran^; fatti benino, ecc. (2). 'Abù 'al ^Arab Mus^ab 'ibn Muhammad 'ibn 'abì 'al Furàt, 'al Qurasi (della tribù Co reiscita) (3). Nacque in Sicilia, il quattrocenventitrè (19 die. 1031 - 6 die. 1032) e ne usci, al conquisto dei Rum, TanDo quattrocensessantaquattro (29 sett. 1071 - 16sett. 10T2i. recandosi a [corte di] 'Al Mu^amid Muhammad 'ibn ^Abbàd (principe di Siviglia). Dice 'Abù 'al Qàsim ^Ali 'ibn Mungib nel suo Ta^liq (net** marginali) : Ho risaputo Tanno cìnquecentosette il^ giugno 1113 - 6 giugno 1114) che Mus^ab viveva [ancora] in Spagna. Ecco de* versi d'una qasidah ch'egli scrisse in lode di 'Al MuHamid, come prima arrivò a [corte di Siviglia], l'anno quattrocensessanta- cinque (17 seti. 1072 - 5 sett. 1073). 609 I. « E perchè correr dietro a fallaci speranze, quando mi s'apre larga via a nobil meta? > 2. « Pensando a' casi miei [s'affaccian] due partiti: Tun mi tira a Levante; l'altro spinge i miei pensieri alle regioni occidentali »; (1) Si vegga qui sopra, § 5, pag. 468. (2) Sette Tersi in due squarci. (3) Kf fog. 31 verso; (7, fog. 8 recto. Capitolo LXm — 'Im&d 'ad dtn. 485 3. e Che pur m'è forza di chiedere a' fulvi [cameli] un'opra, che affieiticherà le loro zampe e le gobbe (1) > . 4. « Mi bollono in mente [mille] speranze, né so a qoale io m'appigli. Ma che? [Lasciamo] il successo ai Destini ! » 5. « Su alma ! non prendere per compagna l'ac- cidia! Ti alletta sì; ma l'è perfida amica». 6. < E tu patria! poiché mi abbandoni, androm- mene a star nei nidi delle aquile generose! >. 7. € Di terra io nacqui e tutta la Terra m'e* pa- tria; tutti gli uomini son miei congiunti! > Qaesto [ concetto, dice l'antologista ] , risponde a quello di 'Ibn 'al Mu^tazz (2). < In questo mondo se tu hai ricchezze, eccoti dive- nuto signore ». « Ti basti [poi] per genealogia l'aspetto, che dimo- stra a tutti come tu discendi da Adamo ». Risponde anco al pensiero di un altro poeta, che diase: < Gli uomini si rassomigliano perfettamente l'uno all'altro : [si vede che] il padre loro fu Adamo ed Eva la madre » . Ritorniam ora alla poesia [di Mus^ab]. 8. « Non mi mancherà un cantuccio su la faccia 610 della Terra: se ve n'ha alcun vuoto [qui, ed io lo prendo], e se no, ne trovo un altro [in altro] posto » . (1) Qaeetì primi tre versi, seguiti immediatamente dal settimo, si leggimo nella Hòtoria Abhadid del Dozj, II, 146. Nel secondo emi- stidiio del 2* Terso e nel primo del 8° seguo una lezione diversa. (2) Su questo poeta si vegga il Cap. LIX, § 3, del presente vo- lome^pag. 317, nota2. 486 Capitolo LXm — 'Im&d 'ad din. 9. « Hai tu cervello? Abbi fermo proposito! Chi sta in disparte» non chiappa nulla [oggi né] domani >(1). L'emiro Tag 'ad dawlah (Corona del principato) óa^far, figliaci deiremiro Tiqat 'ad dawlah (Fi- danza del principato) » re di Sicilia (2). Ho letta la seguente nota mai^nale di un erudito egiziano, scritta l'anno quattrocenventisette (3) (5 dot. 1035 - 24 ott. 1036): I più bei versi estemporanei che uom abbia dettati a' nostri tempi, son quelli [im- provvisati] dal detto emiro al veder due giovani ve- stiti di [drappo] di colore diverso : l'un rosso e l'altro nero, ecc. (4). 'Àbù Sulaym&n Hibat 'Allah, U Segretario. Scrisse questi ad 'Abù 'al Hasan ^Ali 'ibn 'abi 'al Ilayr 'ibn ^Abd 'ar Ra'hmàn 'ibn 'abi 'al Ba- éar, 'al 'Ansar!, 'as Siqi Ili (Siciliano, oriundo di Medina) i versi che seguono, ecc., e n'ebbe in risposta questi altri, ecc. (5). (1) Letteralmente: « (Uom) lontano non oonsegoisoe bene nel [tempo] ignoto ». (2) K, fog. 40 recto ; C, fog. 10 recto. Cf. 8L dei Mw^ D. 349 segg. (3) n testo ha 527. Correggo questa data secondo 'Ibn Jalli kàn, qui appresso, Cap. LXVm, § 10. (4) Son tre versi; il testo de' quali si vegga nell' 'I b n ^alli kàn, 1. e. (5) JT, fog. 40 recto; C, fog. 10 verso. Si vegga Q nome di 'Abà 'al Hasan «Ali nel § V del presente capitolo, pag. 429, dm il casato ha la variante 'ibn 'abi 'al Baiàyr ed 'ibn 'abi 'i\ Bì&T. Capitolo LXIH — *Imà d 'ad din. 487 § 12. Dal capitolo che abbraccia alcuni poeti spa* gnuoli contemporanei, de' quali tratta 'Ibn Baérùn, 'al Mahdawi, 'as Siqilli (nato in 'Al Mahdiah, domiciliato in Sicilia) ; il qual capitolo io ho trascritto dall'autografo (1). [É noverato] tra costoro: Mnhammad 'ibn Muhammad, chiamato comu- nemente 'Ibn 'at Jay ri (2) da Cordova. La più parte de' [suoi versi] che 'Ibn Basrùn reca nell'Ai M uh- 611 tàr eoe. (Scelta di poeti spagnuoli) (3) fu comunicata ail'[antologÌBta] dallo stesso [autore]. Narra 'Ibn Basrùn averlo conosciuto nella capitale della Sicilia, dove il detto Muhammad 'ibn Muhammad avea compilato per Ruggiero il Franco, occupatore dell'isola, una grande opera su le vie e i reami della Terra (4) ed aveala intitolata Nuzhat 'al Muétàq ecc. (Sol- lazzo per chi si diletta di girare il mondo). Poscia egli scrisse pel figliuolo del detto [re Ruggiero, per nome] Guglielmo (P) principe della Sicilia, un libro di mag- gior mole che tratta dello stesso argomento (5) e che (1) JE', fog. 49 recto; C, fog. 12 verso. M. Beinaud die in parte la yersLone francese di questo paragrafo, nella Géographie d'Abùul- feda, Introdnction, pag. cxii. (2) C, ha 'At T.rf. ETidentemente l'ano o Taltro è aggettivo osato qoal soprannome. Entrambe le forme mancano nei dizionari, tua il valore radicale porta al significato di e irato, irto » ; e, nella forma attiva, buoni scrittori Tnsano in senso di e insorgente, ribelle » . Del resto si vegga 8t dei Mus., IH, 662 a 664. (3) y. il § 5 del presente Capitolo a pag. 468. (4) Così alcnni autori arabi chiamarono le opere geografiche. Par che il vocabolo greco gigrafiah fosse serbato dapprima alle mappe. (5) Così il testo, che dà al singolare il vocabolo ma'nà: e ciò sta benissimo con la osservazione che il libro scritto per Guglielmo tx pia voluminoso del Nuzhat, dedicato a Ruggiero. Il Fleischer 488 Capitolo LXHI — 'Imàd 'ad din. ha per titolo Rawd 'al 'Uns wa Nuzhat 'an Naf s (Giardino della civiltà e sollazzo dell'anima). 'Ibii Baérùn loda questo autore per l'originalità e la fe- licità delle espressioni poetiche, e per la salda e ben ornata architettura della orazione (1) , e [l'amniira] particolarmente pel verso vivace e andante (2). E in vero (ripiglia ^Imàd 'ad din) egli fu il grande in- gegno del suo secolo, il vincitor della corsa nello ip- podromo [d'allora]. Egli non è molto discosto da que- sti nostri tempi. Delle sue poesie 'Ibn Basrùn cene dà alcune che atterriscono e recano maraviglia; com- muovono e sopraffanno ; agitano e inteneriscono ; si vorrebbe mettere il medesimo vocabolo al plurale, oorreggendo ma^àni che significherebbe « la rettorica ». Ma perchè cambiare una lezione che sta benissimo, con una che renderebbe, se non as- sorda, al certo oziosa e puerile Tosservazìone che questo libro en più grosso dell'altro? Si ricordi che alcuni passi riferiti a Edrìsi da autori più moderni, non rispondono al testo che abbiamo. È stato ciò avvertito da noi nella Pre&zione, pag. xzxvn, e nel toL I, 252: dal Reinaud, 1. c; e dal Guidi nella < Descrizione di Boma secondo i geografi, arabi », Archivio dèBa Soe. di 8t patria di Boma, pig. 178 a 218. (1) Letteralmente « e per la solidità e la decorazione degli edìM nel sihr. Questo vocabolo, che vuol dir propriamente magia, e in- cantesimo », si usa per significare Teloquenza, dacché Maometto dL^se: Nel bello stile v*ha un prestigio. (2) Ricordisi che questa è prosa rimata, e che *Im&d 'ad dio è un secentista di prima fila. Ecco le sue parole: • Massime nel dar colorito alle rime alterne e nello allargare il suo metro salato », o, di- remmo noi, ai^guto, elegante, ecc. Quella rima alterna qui non si- gnifica altro che poesia, a un di presso come noi si dice e in prosa e in rima » ; ma in linguaggio tecnico significa .qudlo intreccio die die nome alle muwaSiahah, deUe quali ho toccato nella SL dà Mm,, m, 738 segg. e nel presente Capitolo, § 1, pag. 480, nota 5. Capitolo LXm — 'Imàd 'ad din. 489 che i Due fanciulli (lì e la Capretta (2) gli inridiano la lucidità (3) e il felice influsso; e rende immagine della sua alacrità e del suo ardore, il buon vino e l'incendio. Tali i versi che seguono, ecc. (4). 'Abù Hafs ^Umar 'ibn Rahiq. Scrisse una ele- gia per la città [capitale] dei Rum, presa dai Rum l'anno cinquecentoquattro (20 luglio 1110-9 luglio 1111). Eccone alcuni versi (5): (1) ^Al ^Iqyàni vuol dir < due bambini», come si vede da un proyerbio riferito da Lane, Lib. I, pag. 2118, 2* colonna. Ancorché né ì dizionari, nò i trattati d'astronomia dian qnesto nome, parmi che Tantore accenni ai Gemini. Avea bisogno di una assonanza col vocabolo seguente. (2) 'Al 'Alyùq o deirAi«r»^a, CapeUa secondo i dizionari. Yeg- gasi Schjellerup, il quale, op. cit., pag. 91-93, crede sia trascrizione dell' "AtS di Tolomeo. (8) Letteralmente: la densità. Secondo i lessicografi arabi 'Al *Aiyùq è stella rossiccia e lucente, sul lembo diritto della vìa Lat- tea; segue le Pleiadi e si leva pria di 'Al Gaws&' (Orione o i Ge- mini). (4) Sono 35 versi, scompartiti in cinque squarci. Y. St dei Mus., m, 666, nota 1. (5) Ky fog. 64 recto; C, fog. 17 recto. Quest'ultimo codice ha 40, invece di 4; così la data tornerebbe tra fl 24 giugno 1145 e il 12 giugno 1146. Indi si vede che il nome Bum dopo < città » fu sbaglio di copia nel codice dal quale deri- vano C e K, Oltreochè Bum non ò nome di città ma di nazione, sia Bomani, Bizantini e in generale Cristiani di Europa, egli è certo che il poeta non può aUuder né aU'antica Boma né alla nuova. Boma fu presa da' Cristiani seguaci di Boberto Guiscardo, rinforzati di molti Mu- sulmani di Sicilia, nel 1084; Costantinopoli era ancora inviolata da' Barbari e non venne mai in capo agli Arabi di chiamarla Boma ; e 86 ci volgiamo alla Spagna, dove i Bum avean più d'una capitale. 490 Capitolo LXm — «Imàd 'ad din. 1 . « S'intenerisce l'anima mia per la famiglia e per la patria. Avete mai visto un amante che non s'intenerisca? » 2. « Vivean essi nel mio caore : ardea nelle mie viscere il fuoco dell'angoscia e degli affanni! » 612 3. < Non mi avrebbe straziato [tanto la separa- zione da loro] se quando si allontanarono avessero [potuto] dir addio ad un [povero] infermo, [tenuto] in ostaggio dalla sorte e prigione in man del dolore ». 4. « Duro è a sopportare [questa] calamità ond'io fui percosso, [tanto più crudele, quanto] la subita se- parazione togUeami ogni conforto >. non regge il supposto deiroccnpazione cristiana di città così fttta Convien dunque ammettere uno sbaglio nel nome e cercare in Af- frica la città conquistata sia nel 504 (1110-1) o nel 540 (1145^), 0 sia pure nel 544 (11 maggio 1149 a 29 aprile 1150). Ed allora lite- nendo la lezione che porta al 544 e supponendo uno sbaglio di pochi mesi, torneremmo al conquisto di 'Al Mahdiab (giugno 1148); la quale città fu per l'appunto abbandonata entro poche ore, alla vista dell'armata dì re Ruggiero, che yeniva ad assalirla. CAPITOLO LXIV. Dallo 'A^bàr 'al mulùk, ecc. (Notizie dei re e sol- lazzo offerto al monarca ed allo schiavo, nelle bio- grafie degli antichi poeti fin dai tempi preislamitici), opera di 'Al Màlik 'al Mansùr (il re vittorioso) principe di Hamàh (1). 'Abù Bakr 'ibn Hamdìs, 'as Siqillì (il Sici- liano) [detto] il vizir dal doppio ufizio (2). Ei fu singo- lare, anzi unico nell'età sua: che nessuno rivaleggiò con lui nell'arringo di alcuna scienza ; nessuno gli stette a fronte in palestra di guerra, né di pace ; nes- suno potè contrastarlo in fama filosofica. La memoria di lui è nota tra i dotti e gli egregi, come il cippo [che accenna da lungi la via]. Poeta ei fu maravi- glioso e lodatissimo ; tra i più belli suoi versi notansi i seguenti (3). (1) Codice della Bibl pubblica di Leida, n. 639. Si vegga il ca- talogo del Dozy, n, pàg.'288, n. 884. Debbo gli estratti di que- st'opera allo stesso professore Dozy. (2) Pag. 167 del codice. D titolo dato a questo poeta significa letteralmente < esercente i due visirati > , che s'intende civile e mi- litare. Par che il compilatore confonda il padre *Abd 'al Gabbar col figlinolo 'Abù Bakr. I dne visirati non furono reali: credo si alluda con quelli al doppio pregio di scrittore e di guerriero. (3) Cod., pag. 167. Seguono quattro versi. 1 492 Capitolo IiXIV — 'A hb&r 'al Mal ùk. w ^Ali 'ibn ^Abd 'ar Rahmàn, 'as Siqilli(l) (U Siciliano) fu lodato e rinomato poeta. Ricordasi tra i 613 più belli suoi versi la qasidah con la rima in^, con che ei lodava Temiro 'Ibn Hamdàn; la quale è ye- ramente delle più eleganti e preziose gemme della sua l)oesia, e quella che io preferisco per dame un saggio. Eccone il principio, ecc. 'Abù 'al ^Arab 'as Siqilli (il Siciliano); a lui si ri- ferisce una qasidah,checontiene questi versi, ecc. (2). (1) God., pag. 38. Seguono tre versi. Questo ^Ali potrebbe per avrentura esser quello di cui ci dà la acuente notizia 'An Nn- wayri, codice di Parigi, Anc. Fonds^ 702, A^ (og. 57 verso, e Iranno quattrocencinquanta Nàsir 'ad dawlah (L*ausiliare della dina- stia) 'Ibn Hamdàn s'impadronì di Damasco. L'anno quattrocen- cinquantatrè, del mese dì muharram (26 genn. al4 febb. 1061), dato lo scambio ad 'ÀI B&bali neirufizio di vizir (del califo abbasida in Bagdad), vi fu eletto *Abd 'Allah 'ibn Tahyà 'ibn 'al Mudabbir; ma rimosso quest'ultimo nel corso dell'anno, fu rifatto vizir, nel mese' di ramadàn (19 sett. - 18 ott.) 'Ab& Muhammad 'Abd 'al Earim ''ibn 'Abd 'al Hàkim 'ibn Sa'id 'al Fàriql (da Miàfariqìn). Allora 'AbÙ 'al Basan 'Ali 'ibn ('ibn 'Abd) 'ar Bahm&n 'ibn BaSar, 'as Si- qilli indirizzò i seguenti versi ad 'Ibn 'al Mudabbir »: e n^ono sei versL Ho messi de' puntini al luogo di un nome di tre lettere: 1. b, ty ecc.; 2. 8; S. r che potrebbe fare Bisr. É da aggingnere 'ibn *Abd, come ho &tto in parentesi. (2) Cod., pag. 256. Si veggano i Capitoli LXm, LXVm, LXXI, pag. 608, 628, 655 del testo. Il nome è dato anoo nella seziuie 4* deUa Daklrah d"Ibn Bass&m, presso Dozy, Ablxxdid^ IH, 54. CAPITOLO LXV. Dal Tàri^ 'al Hukamà (Cronica dei filosofi), [com- pilato] da Muhammad 'ibn ^Ali 'ibn Muham- raad, 'al ISatibi, 'az Zflzani (1). -Abid.q.lis (Empedocle) (2), un dei grandi filosofi dei Yunàn (lonii, ossia Greci antichi), è il primo e più antico dei cinque noti sotto il nome di colonne dei filòsofi e della filosofia. E sono: questo Empedocle, Pitagora, Socrate, Platone e Aristotile figliuolo di Ni- coraaco lo Stagirita (3). Questa è la schiera dei cinque, ai quali fu propria - mente attribuito dai Greci antichi il nome di filosofi. La lingua yunaniah (ionia) si dice anche 'agri- qiah (greca) ed è delle più ricche e nobili favelle. (1) Codice di Parigi, Suppl ar,, 672. Si confronti Wenrick, De auct, graec. versionibus; Beinaad, Géographie cPAboulfeda^ Intr.y pag. xuii, e Dozy, CatcUogOy II, pag. 289. Do il nome del compi- latore secondo il cod. parigino, in fin del quale si legge che l'opera fa oompinta Tanno 647 (1249-50). Avvertasi che Zùzanì vuol dire da Zùzan presso Nisabùr, e ^atibl, discendente da un hatib, omsk oratore sacro. Confrontato il testo con un codice che ho com- perato' di recente in Boma, ne darò le varianti notandole con la let- tera 2>. La P indica il codice parigino. (2) P, pag. 13; Z>, fog. 6 recto. (3) P, 'an N.Sagùrì; Z>, 'an N.tàgùri. Sembrano erronee trascrizioni da ^as Satàgùrl. 494 Capitolo LXV — Tàrih 'al Hukamà. Là nazione dei Greci antichi era Sabea, che Tenerava le stelle e il suo culto consistea neiradorazione degli idoli. I dotti di questo popolo eran chiamati falàsi- fah, il singolare del qual nome è filusùf e suona in arabico < amante della scienza ». Presso i Greci antichi i filosofi erano uomini di altissimo stato e te- nuti luminari della scienza ; poich'essi coltivavano se- riamente tutti i rami delle discipline matematiche e 614 logiche, delle cognizioni fisiche e teologiche e della legislazione, sia rivelata o sia politica. Al dire dei dotti versati nella cronologia dei popoli, Empedocle (1) visse al tempo del profeta David, sul quale sia la pace. Ore- desi che Empedocle abbia appresa la filosofia dal savio Luqmàn in Siria. Passato in Grecia, cominciò a so- stenere, circa la creazione dell'universo , delle opi- nioni che apparentemente oppugnavano la credenza nella vita futura: ond'egli sali in fama appo alcuni. Su quell'argomento egli scrisse un trattato, che io ho visto tra i libri dello sayh 'Abù 'al Fath Nasr 'ibn 'Ibrahfm 'al Muqaddasì (il Gerosolimitano), legati alla [moschea principale di] Gerusalemme. Ari- stotile scrisse contro questo filosofo, sostenendo che quanti seguono la sua opinione e tengon le sue dot- trine su questo proposito son da annoverare tra i ma- terialisti. Supponeano alcuni che Empedocle [avesse parlato] in enimmi: ma chi ben consideri, vedrà che in generale questa è sofisticheria dei [cementatori]. Dal canto nostro noi non abbiam trovata nessuna di (1) À cominciare di qui rarticolo di Zùzani è compendiato da Ibn 'ahi 'Usaybi^ah, codici di Parigi, fifufjpJ. ar., 673 e 674, il primo dei quali noterò Af il secondo B, U paragrafo comincia in A, a f. 22 recto, ed in JB, a f. 40 verso con le segaenti parole: B.n.d qa lis. Dice il cadì S a *id che Empedocle visse al tempo di David, ecc. Capitolo UX — T à r i h 'a 1 H u k a m à. 4d5 quelle [teorie mal sonanti], e nel libro che io ho letto non y*ha affatto il preteso [linguaggio enimmatico]. Tra i Musulmani più noti per aver seguite le dot- trine di Empedocle [è da noverare] Muhammad 'ibn ^Abd 'Allah 'al Gabalì (1), 'al" Satini (il materialista) da Cordova, il quale era dedito alla filosofia empedocliana e assiduamente la studiava. Il suo nome compiuto è 'Abù ^Abd 'Allah Muham- mad 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn Masarrah (2) 'ibn Nagih, 'al Qurtubi (da Cordova); il quale studiò col proprio padre, con 'Ibn Wadàh e con 'Al Huà&nl. Egli fu costretto ad andar fuggitivo in Oriente , accusato di empietà , per lo grande studio che facea della filosofia di Empedocle, della quale era infatuato. Per qualche tempo errò qua e là in Oriente, incalzato dalla persecuzione dei zelatori, degli scolastici 615 e dei MuHazaliti (3); poi ritornato in Ispagna, fé' (1) Diremmo noi « della Montagna ». Questo nome etnico si ri- ferisce a varie province dell'Asia che portano il nome di Gabal, Gib&l, G abbui, ecc., ed è anche patronìmico. Nel codice A si legge, con trasposizione de' punti diacritici^ 'Al Gili. (2) È chiamato Muhammad 'ibn 'Àbd 'Allah 'al Layt! nell'opera di 'Al Humaydi, codice di Oxford, fog. 27 recto. Nel Ma t mah, codici di Pietroburgo e di Londra, si legge un cenno della sua biografia, ripetuto testualmente da 'Al Maqqari, sotto il nome di ^Abd 'AU&h 'ibn Masarrah, ediz. di Leida, testo, II, 376. Debbo all'amico Dozy le citazioni dei detti tre codici. Oltre quel luogo di 'Al Maqqari, si vegga un altro cenno neUo stesso vo- lume n, pag 121, ed anco presso Gajangos, Muhamm, DynasUes in SpcUn, I, 190, 469. (3) Notissima sefta teologica dei Musulmani, la quale, sostenendo etema la sostanza della divinità, non gli accidenti, negava la eter- nità del Corano. Quando ebbero il potere in mano, i Mutazaliti fu- rono persecutori non meno accaniti che gli ortodossi. 496 Capitolo LXV -- T&r!h 'al Hukamà. le viste d'uomo religioso ed aostero , e ingannò la gente con queste apparenze ; si ch'ebbe segnaci e di- scepoli. Ma scoperto infine il segreto delle sue opinioni e il vizio dell'insegnamento suo» chi lo abbandonò, chi gli rimase fedele; [pur] la scuola durò. Egli avea parola efScace da arrivar bene all'intento suo. Nacque il martedì sette di éa^bàn dell'anno dugensessantanove (19 febbraio 883) e mori il mercoledì quattro di éawàl dell'anno trecendiciannove ( 20 ottobre 931 ), all'età di cinquant'anni e tre mesi. Si ritrae chiaramente che Empedocle fu il primo a sostenere l'unità delle varie qualità attribuite al Sommo Iddio, e che quelle tornio tutte ad un solo ente; perocché quando si attribuisce a Dio la sapienza, la bontà e la possanza, questo non vuol dir che siano in lui tante qualità diverse quante tornano a ciascuno di quei diversi nomi. Egli è unico realmente^ da non potersi moltiplicare secondo i diversi aspetti : e ciò al contrario di tutti gli altri esseri ; pe- rocché l'unità negli esseri creati si oppone alla plura- lità, sia delle parti, sia delle volontà, sia degli aspetti; ma l'essenza del Creatore, che Egli sia lodato ed esal- tato, trascende tutti questi ragionamenti. Così fatta dottrina delle qualità [divine] fu professata da 'Abù 'al Hudayl (1) Muhammad 'ibn 'al Hudayl 'al ^Alàf, 'al Basrì (2). Empedocle scrisse il libro della metafisica e il libro delle orazioni (3). (l)I>ha'Abù 'al Hudayl 'al 'Alàf 'al Basri e così finisce Tartìcolo di Empedocle. (2) E qni finisce anche C. I titoli dei libri attrìbniti ad Empe- docle leggonsi soltanto in J. e B, cioè ne' due codici di 'Ibn 'abì 'Usaybi^ah. (3) Mayàmir, al singolare mimar, voce derivata dal sirìaco, è il titolo che si dà alle omeUcy negli scrìtti arabici cristiani Capitolo LXV — Tàrih 'al Hukamà. 407 'Arsmidis (Archimede) (1) il filosofo matematico (2)(3i6 fu dei Greci antichi ; visse in Egitto, dove perfezionò la sua dottrina e apprese dagli Egiziani varie parti di geometria: perocché essi da tempo antichissimo colti- vavano quelle scienze. Dettò Archimede belle e cele- bri opere. Il predicatore 'A min 'ad din (D fidato della religione) 'A b ù 'al Hasan ^Ali 'ibn 'Ahmad 'ibn Ga^far 'ibn ^Abd'alBàqi, 'al 'Aban'i, 'al 'Utraàni, 'al 'Amawi, 'al Qifti (3), l'uomo il più illustre che io abbia mai conosciuto, per erudizione, no- biltà d'animo, eloquenza e varietà di dottrine, mi ha rac- contato il seguente fatto. Io ho conosciuti, egli dicea, molti dottori dei primi del nostro paese, e tutti credeano che colui che fece emergere il terreno della più parte dei villaggi dell'Egitto e fondò gli argini (4) che mettono in comunicazione un villaggio con l'altro durante la piena del Nilo, fu Archimede, e ch'egli compiè quest'opera per commissione di un dei re del paese. Nella più parte dei villaggi d'Egitto gli abitatori, quando vedeanp ar- rivare le acque del Nilo, temendo di aflfogare, soleano abbandonar le case loro e salire sui monti vicini, dove rimaneano fino a che le acque non si ritirassero. Quando (1) "Py pag. 57; Z>, fog. 21 verso. Casiri dà il testo del presente paragrafo nella Btbì.^ ar. Hisp.y I, pag. 184. Noterò le sue varianti '»n la lettera C. D, ha 'Arsmìdùs. (2) Riyàdi. Propriamente significa dato alle scienze che nella letteratura araba si addimandano riyadìàt, sa le quali si vegga il nostro Gap. VII, § 1, voi. I, pag. 35. (3) La lezione 'Àniawi è stata proposta dal Fleìscher, in vece di 'al 'Umùr che si legge in A, in B, ed anche in D, mancando al tutto in C. (4) Gustr, singolare gisr, « ponte, argine, rialto ». Credo non si possa dire propriamente di ponte sopra parecchi archi. II »t 498 Capitolo LXV — Tàrìh 'al Hnkamà. il fiume cominciava a decrescere, solea ciascuna gente scendere ne' suoi terreni per dar mano alle semina- gioni; ma l'acqua raccolta nei tratti di terreno più bassi, impedia loro di arrivare ai più elevati prima che il terreno non si asciugasse ; e però, non potendosi lavorare quei campi, si perdeva un gran valore di pro- duzioni del suolo. Riflettendo su questo [danno che si pativa] al suo tempo, Archimede misurò l'altezza dei terreni della più parte dei villaggi ai quali arrivava il fiume nelle massime piene, ed [a quel livello] fece dei terrapieni, sui quali fabbricò i villaggi ; e condusse 617 degli argini tra un villaggio e l'altro , aprendo una vòlta a mezzo di ciascun argine, in guisa che l'acqua potesse scorrere dal territorio di un villaggio in quello dell'altro e che tutti gli abitatori potessero lavorare il terreno al medesimo tempo , senza interruzione. In ciascun podere egli designò, poi, un pezzo di terreno, assegnando il prodotto di quello alle spese necessarie per ristorare gli argini ogni anno (1). Cotesti terreni son destinati anche oggidì [a quell'uso], ed avvi per essi in Egitto un apposito ufizio, che si chiama Di- wàn faddàn 'al gusurah (ufizio perle terre degli argini). Questi poi sono tenuti molto bene e con gran cura. Ricordo che nella mia fanciullezza questo ufizio. nei distretti orientali dell' Ha wf in Egitto* (2), fu affi- (1) Si vegga a questo proposito Harles, Bibl. gr,, IV, 172 ; Abnl- faragi, pag. 64 del testo e 41, 42 nella versione di Pococke, e il Kitàb 'al Pihrist, testo, pag. 266, lin. 19. (2) Nome di due province dell'Egitto vicine tra loro, delle quali Torientale, quella appunto di cui si tratta qui, stendeasi sìbo ai confini della Siria, e Foccidentale arrivava dall'altra parte fino a Damiata. V. Tàqùt, nel Mu^gam, testo del Wflstenfeld, H. 365. Capitolo LXY -^ T a r ì h 'a 1 H u k a m à. 499 dato al mio padre, che Dio abbia misericordia di lui ; il quale era assistito da vice-direttori , procuratori e ispettori (1): e questo dì wàn gli era carico più grave che r[amministrazione di] tutti i distretti. Archimede scrisse molte opere nel detto ramo di scienza e negli aflSni. Eccone alcune: (2) Kitàb 'al Musabba*^ fi 'ad dàyrah (Libro dell'ettagono nel circolo) (3); Kitàb Masàhat 'ad dàyrah (Libro della misura del circolo) (4); Kitàb 'al Kurrah wa 'al 'ustù- nah (Libro della sfera e del cilindro) (5); Kitàb tarbi^ 'ad dàyrah, Maqàlah (Libro della qua- dratura del circolo, [Unico] capitolo) (6); Kitàb 'ad dawàyr 'al mutamàssah, Maqàlah (Libro dei circoli tangenti. [Unico] capitolo) (7); Kitàb 'al mutallatàt, Maqàlah (Libro de' triangoli, [Unico] capitolo) (8); Kitàb 'al hutùt 'al mutawàziah (Libro delle linee parallele) (9) ; Kitàb 'al Maljiu- (1) Muiidd. (2) Confrontinsi i seguenti titoli deUe opere di Archimede con Casiri, Bibl or, Hisp., I, 384 segg.j Harles, Bibl gr., IV, 172 segg.; Wenrich, De atictarum graec, versionibuSt pag. 189 segg., e il Ki- tàb 'al Fihrist, testo, pag. 266. (3) V. 9aggi g[alifah, V, 151, n. 10,487. Il Fihrist, Le, ha Tasbi* 'ad dàyrah « divisione del circolo in sette [parti] > . (4) Haggi ^alifah, V, 150, n. 10,482, che aggiugne al titolo wa taksiriha, e irebbe pleonasmo, significando anche misura di superficie. D'altronde il titolo greco non ha altro che KOkXou |ié- tpT} Così il Fihrist, 1. e; Casiri, Bibl ar, Hisp., I, 384, ed H^, 500 Capitolo LXV — Tàrìh'alHukamà. i&t fi 'asùl 'al handasah (Libro degli assantì [lemmi] su 1 fondamenti della geometria) (1); Kitàb 'al mafrùdàt, Maqàlah (Libro delle obbliga- torie) (?), [Unico] capitolo (2); Kitàb hawàss 'al rautallatàt 'al qàymat 'az zawàyà (3) (Libro delle proprietà dei triangoli rettangoli) (4) ; Kitàb sà^àt 'alàt 'al ma' 'aliati tarmi bil banàdiq, Maqàlah (Libro delle ore, [ossia descrizione] dello strumento idraulico che gitta palline , [ Unico ] capi- tolo) (5). V, 81, n. 10,093; P ha erroneamente « tangenti »; 2>, 'al muta màriah. (1) Hg, V, 144, n. 10,450; Harles, IV, 177. Il vocabolo arabico ò pretta traduzione del plurale di Xf^myia « preso [a dimostrare], argo- mento ». V. Fihrist, 1. e. (2) Così anche in D, nel Fihrist, 1. e, e in H^, V, 154, n. 10,514. L^accordo veramente singolare di tutte le fonti in questa lezione mi obbliga a seguirla, quantunque né si possa adattare ad alcuna Mie note opere di Archimede, né si possa comprendere il significato. Qoe] noto vocabolo suona precetto obbligatorio del Corano, e ireocia che abbia intagliata la cocca ! La versione latina Daiorunij s^^ta da Casiri, fu data per lo primo da JPococke, neìVAbulfarctgi, testo, p. 64. e versione p. 41, nel qual luogo questo libro ò attribuito ad Euclide. Ma è erronea con tutto ciò la lezione? E va intesa forse come sino- nimo dei Lemmi? (3) Hg, V, 82, n. 10,101, Fihrist, 1. e. (4) Il codice 2> aggiugne: maqàlah, « [un sol] capitolo >. (5) H^, V, 93, n. 10,167. Casiri tradusse erroneamente: e De ìnstrumentis idraullcis, ubi de cochleis ad aquas exhauriendas » . Si tratta invece della clepsidra con soneria, che comparisce la prima volta appo gli Àrabi; cioè Torologio ad acqua, come quello donato da Harùn 'ar Rasid aCarlomagno; quello di Damasco, descritto da 'Ibn Gubayr nella seconda ntetà del XII secolo; e quello di Ruggiero re di Sicilia, del quale avanza nella Cappella Palatina di Palermo la iscrizione trilingue, data il Capitolo LXV — Tàrih 'al Hukama. 501 Muhammad 'ibn 'Ish&q 'an Nadim dice nel618 suo libro (1). So da un uomo degno di fede che i Rum bruciarono quindici some dei libri d'Archimede. Egli aggiugne: A questo proposito si narra un fatto che sarebbe lungo a spiegare, e [però] noi racconta per intero- 'Ahrimid.s (2) filosofo matematico dei Greci an- tichi, vivuto dopo Euclide , insegnò a' suoi contempo- ranei le dottrine di Euclide, nelle quali egli [poi] ri- portò il primato si che lo chiamarono [per eccellenza] « il geometra » (3). Ei compose degli scolii di geo- metrìa; ed ebbe molti discepoli tra i Rum, presso i quali rimasero i suoi aforismi di matematica. L'oratore siciliano Guràb (« corbo >, Gorace) (4). Questo filosofo fu greco di Sicilia e trattò specialmente, tra le scienze filosofiche, quel ramo di arte oratoria che 1142. V. St dei Mus,, III, 684 a 686. La iscrizione trìlin^e fa ri- pabblicata da me nella parte 1* delle Epigrafi arabiche di Sicilia f che osci alla luce nella Rivista Sicula, Palermo 1869, e poi in nna naova edizione ìnA'*, Palermo 1875. Quivi la iscrizione è data nella tar. I, %. 3, e spiegata a pag. 17 segg. Il titolo del trattato attribuito ad Archimede si legge, con una va- riante di poco momento, nel Eitàb 'al Fihrist, testo, 266, lin. 23, e 285, lin. 18. (1) Il libro citato è il celebre Fihrist, del quale abbiam ora la edi- zione del Flùgel, Lipsia 1871. Si vegga quivi la pag. 296 del testo, e si confronti Abul&ragi, L e. (2) D, 'Ahrimidfts. (3) Letteralmente: ebbe il nome da essa scienza. (4) Si vede che gli Arabi, invece di trascrìvere, tradussero il nome KópaH. P, pag. 211; D, fog. 83 recto. 502 Capitolo LXV — Tàrih 'al Hukamà. produce l'acquiescenza (1). Tanto ei si travagliò io quest'arte [della rettorica] che ne divenne maestro, ed ebbene il primato tra' suoi contemporanei. Accorreano a lui i discepoli per apprendere quell'arte: tra i quali fu un giovane greco per nome Tisìàs (2), il quale, chiese a Corace che gliene insegnasse per bene, proffe- rendo di depositare per cautela [di Corace], una somma di danaro stabilita [d'accordo]. Al che assenti [il filo- sofo] e gli die lezioni. Ma Tisia, appresa l'arte pronta- mente, studiossi a defraudare il maestro, trovando modo di annullare i patti fermati con essolui. Disse a [Corace] « 0 maestro, dammi la definizione della rettorica >. E quegli la definì: Ciò che giova a convincere. Tisia, impadronitosi di cosi fatta [sentenza], vi fabbricò sopra l'argomento suo: « Ebbene, io ti contendo adesso la mar- « cede [pattuita]. Se ti convinco, non ti darò nulla, poi- < che ti avrò convinto che nulla io ti debba ; e se non 619 « nii vien fatto di convincerti, non ti darò nulla, perchè ha: Iqn à*, il persuadere o convincere. (2)2)eP, Tisnàs, con errore ne' soli punti diacritici. (3) KaKoO KÓpaKoc; kokòv ibòv, Snida, articolo Corax, Capitolo LXV — Tàrìh 'al Hukamà. 503 Muhammad 'ibn ^Isà 'ibn 'al Mun4m (1) 'Àbù ^Àbd 'Allah 'as Siqilli, della gente dì Sicilia, fii dotto nelle scienze della geometria e dell'astrono- mia; espertissimo in entrambe; esercitò Tuna • l'altra e salì in grande rinomanza appo i filosofi, per la sua salda dottrina. Dettò eleganti poesie ; delle quali ecco un saggio, ecc. (2). Gàlìnùs (Galeno) (3)... Costui fece frequenti viaggi; visitò molti paesi e fu medico chiarissimo. Egli andò due volte a Roma; poi vi soggiornò esegui in guerra il principe di quella città per attendere alla cura dei feriti Essendosi al tempo di Galeno estesa molto la religione cristiana, alcun gli disse, che negli ultimi anni del regno di Cesare era surto in Gerusalemme un che risanava i ciechi e i lebbrosi e risuscitava i morti. « E vive ancora in que' paesi, domandò Galeno, < alcun de' suoi compagni ? » Ripostogli di si, egli par- (1) P, pag. 235; D, fog. 94 recto, e Casiri BiU. ar. Hisp.y I, 4S4. Forse il nome va corretto 'Ibn *Abd 'al Mun*im, come si legge nel Capitolo LXIII del presente libro, paragrafo secondo, pag. 433, 442 del volume. (2) Seguono due squarci di due versi ciascuno. (3) Si vegga su questo racconto della morte di Galeno in Sicilia il nostro Cap. XXXTV, pag. 346 del 1" volume; Abulfaragius, ediz. di Pococke, testo, pag. 123, eversione pag. 178; 'Ibn ^^-Idùn, Pro- legomeni, versione del baron De Slane, parte III, pag. 163. Ma né le sorgenti greche, nò le agiografìe cristiane ne fanno menzione. Debbo il testo di questo squarcio alla cortesia dì M. Barbier de Maynard, che Tha cavato dal codice di Parigi, Supp. ar., 672, fog. 106, 107. Ancorché non si trovi nella Bibl. né nelV App.y mi è parso bene dame la versione, trattandosi di una tradizione da verifi- care, appartenente alla storia letteraria e religiosa dell'Italia. 504 Capitolo LXV — Tàrih'alHukamà. tiva di Roma alla volta di Gerusalemme. Passando dalla Sicilia, che apparteneva allora airimpero, ei vi mori: ed è quivi la sua tomba. Visse ottantott*anni e fu in- terprete (1), espositore e cementatore della scienza medica. (1) Letteralmente: e la chiave >. CAPITOLO LXVI. Dal Kitàb ^uyùn 'al 'anbà', ecc. (Sorgenti di noti- zie su le biografie dei medici, ordinate in classi) per 'Ibn 'abi ^Usaybi^ah (1). 'Ibn Guléul (2). Chiamossi 'Abu Dàwfid Su- laymàn 'ibn Hassàn e fu soprannominato 'Ibn Gulgul. Fu medico egregio; dotto nei modi di cura, ed 620 eccellente nell'esercizio dell'arte salutare : ei visse sotto il califato di Hiéàm 'al Muwàyyad billàh, al quale ei prestò 1 suoi servigi da medico. Egli avea speciale cognizione e facea studio particolare della ef- ficacia dei medicamenti semplici , dei quali spiegò i nomi contenuti nel libro di Dioscoride 'Al ^Ayn Zarbi (da Anazarbe); espose le qualità occulte di essi [semplici] e chiari i misteri delle [virtù] ch'essi contengono. Egli dice in principio del suo libro: L'o- pera di Dioscoride fu tradotta nella città della pace (Bagdad), sotto la dinastia abbasida , regnando (1) A, cod. della Bibh di Parigi, Supph ar., 673, C, idem, Atnc, Fona», 878, sui quali si veggano le notizie che ne dà il Sanguinetti nel Joumai Asiatìque, 1854 e 1855. (2) A, f. 187 Terso; 6\ f. 91 recto. Questo paragrafo, cavato dal co- dice di Leida, 76, fu pubblicato con versione francese da M. De Sacy, in append. ad AhdaUaUfj Description de VEgypie, pag. 549 e 595. Noterò le lezioni di M. De Sacy con la lettera S. 506 Capitolo LXVI — 'Ibn 'Abì Usaybi'ah. Ga^far 'al Mutawàkkil, da Stefano (1) figliuol di Basile, il Turcimanno ; il quale recolla dal greco antico nell'arabico. Fu illustrata cotesta versione e verificata e pubblicata da Hunàyn 'ibn 'Ishàq: (lavoro necessario) perocché Stefano avea dati gli equi- valenti arabi sol pei nomi greci de* medicamenti che egli conoscea, e quei che ignorava li avea lasciati nella forma greca; fidandosi che Dio, dopo la sua morte, mandasse alcuno capace di tradurle in arabico. E ve- ramente quando manca nella lingua un termine dì materia medica (2), la gente del paese non pub crearlo, se non che rendendo proprio (specifico) quel nome co- mune che le sembri più adatto , sia per ragione eti- mologica, 0 sia per altra [maniera di analogia]. Ste- fano dunque fece assegnamento sui posteri, sperando 621 che coloro che conoscessero propriamente quei semplici de' quali egli al tempo suo non potè trovare i nomi, li appellassero ciascun com'ei potesse meglio ; e cosi (1) H tratto compreso tra questo nome e le parole « perocché Ste- fano » manca in /S> e in C, com^egli avviene spesso che i copisti sal- tino interi periodi quand'hanno sottocchio in principio e alU fine lo stesso vocabolo. Si supplisce con A e col passo del codice dì Vienna, trascritto dal Wenrich, op. cit., pag. 218. (2) Letteralmente: i nomi proprii de' medicamenti semplici. X^l rimanente di questo periodo mi allontano di molto da M. de Sacy, il quale tradusse : par une sorte de conventìonj il nome d'azione t ar wàtà', derivato dal verbo watià, alla sesta forma. Ai tempi del Sacy i dizionari di 'Alea wari edi'Al Firùzàbàdi non davano la definizione tecnica di quel vocabolo, il quale vuol dire « rendeft' proprio un nome comune », o, in altri termini, dare significato sjh»- cialead un nome generico. V. il Muhìt 'al Muhit dì 'Al Bistàni, edizione di Bayrtìt 1867-70, pag. 1112, colonna sinistra e 2263, co- lonna destra. Capitolo LXVI — 'Ibn 'Abì 'Usaybi^ah. 507 corressero nel pubblico le denominazioni. Ripiglia 'Ibn Gulgul: Passò in Ispagna l'opera di Dioscoride, tra- dotta da Stefano , coi nomi parte tradotti in arabico e parte no. In questa condizione la fu adoperata in Levante e in Spagna, sino al tempo di ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn Muhammad [soprannominato] 'An Nàsir, monarca della Spagna (1). 'Armànìùs (Romano) re di Costantinopoli, una volta, s'io non m'inganno il trecentrentasette (11 luglio 948 - 30 giugno 949), mandò ad -An Nàsir delle lettere e dei presenti di grandissimo valore; tra i quali il testo greco, ossia ionio, di Dioscoride, figuratovi le piante con ammirabil arte rumi (greco-romana) e insieme con quello , [ gli mandò in dono ] il libro di Orosio ristorico, ch'è la cronica dei Rum, e contiene maravi- gliose vicende dei tempi , racconti degli antichissimi re, ed altre ^cognizioni molto utili. Romano, nella let- tera indirizzata ad 'An Nàsir, lo avvertiva non po- tersi cavar costrutto dal libro di Dioscoride se non si trovasse un uomo che sapesse ben tradurre il greco, e al tempo stesso conoscesse i semplici [descritti e fi- gurati nel libro]. « Se v'ha nel tuo paese, continuava Romano nella sua lettera, chi ben sappia ciò^ tu po- trai adoprare utilmente quel trattato. Circa l'opera di Orosio, tu hai presso di te in Ispagna dei Latini che lo possono leggere nell'originale , i quali , se tu lo vuoi, tei potranno tradurre in arabico». Or in quel tempo , ripiglia 'Ibn Gulgul, non era tra i Cristiani di Cordova , chi leggesse il greco , o ionio antico che voglia dirsi; onde il libro di Dioscoride (1) *Abd 'ar Rahmàn, III. 508 Capitolo LXVI — 'I b n 'A b i ^^ s a r b P ah. 622 rimase nella biblioteca di ^Abd 'ar Rahmàn 'an N à s i r senza traduzione arabica : e continuò a correre in Ispagna la sola versione di Stefano, recata da Bagdad. Ma 'Àn Nàsir, rispondendo a Ro- màno, lo pregò d'inviargli alcuno che parlasse il greco e il latino, per dame lezioni agli schiavi che gli faceano da interpreti. Romano dunque, gli mandò un frate per nome Nicola; il quale giunse a Cordova l'anno trecen- quaranta (9 giugno 951 - 28 maggio 952), quando pa- recchi medici di Cordova cercavano tuttavia, con sot- tili e premurose investigazioni^ di cavar fuori dal libro di Dioscoride i nomi di vegetabili, de' quali s'ignorava ancora l'equivalente in arabico. Il più zelante era Hasdày 'ibn Baérùt, 'al 'Isràyli (l'ebreo); il quale si studiava per tal modo di entrare in grazia presso il re ^Àbd 'ar Rahmàn 'an Nàsir. Questo frate Nicola era tenuto in gran pregio da Hasdày e gli era divenuto amicissimo. Egli ritroTò i nomi che s'ignoravano e fu il primo a comporre in Cordova la teriaca fàruq (1), con le genuine sostanze vegetabili che vi entrano. Tra i medici che in quel tempo si eran dati a riscontrare la nomenclatura bo- tanica del libro di Dioscoride ed a verificare la iden- tità di ciascuna pianta descrittavi, fu un Muhammad, comunemente detto 'Às éa^é^r (l'alberista); untale che chiamavano 'Al Basbàsi (2); un 'Abù ^Umàn (1) Fàrùq vuol dir « discriminatore », cosa o persona che sia. Chiamarono così il grande * limar, come colui che distinse e separò il vero dal falso, nei primordii delFislam. É appellazione della teriaca, perchè decide tra la vita e la morte, dicono, con lor crìtica niente fo- rucca^ i lessicografi arabi. Risponde alla teriaca detta Mitridate. (2) Derivato dabasbàs « finocchio » ; A, 'Al B . s a s . i. Capitolo LXVI — 'Ibn Abi 'Usaybi'ah. 509 'al Gaz zar, detto 'Al Yà bis ah (1); il medico Muhammad 'ibn Sa^id; un ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn 'Ishàq 'ibn Hay tàm, ed 'Abù ^Abd 'Allah 'as Siqilli (il Siciliano), il quale parlava il greco e conoscea le piante e i medicamenti semplici. Costoro, dice 'Ibn Guléul, furono contemporanei del frate 623 Nicola, e vissero infine a' miei tempi, al par che il detto Nicola, sotto il regno di 'Al Mustansir (2): io con- versai con essi al tempo di 'Al Mustansir 'al Ha- kim, nei principii del cui regno mori il frate Nicola. Mercè le loro investigazioni fu determinata la nomen- clatura de' semplici descritti nel libro di Dioscoride e furono verificati i nomi di essi in Cordova , città della Spagna, tenendo sotto gli occhi ogni individuo de' semplici stessi : ma si limitò cosi fatta cognizione alla Spagna. Quivi l'osservazione materiale di cia- scun semplice e la pronunzia del nome che si accer- tava al tempo istesso, tolsero dagli animi ogni dubbio su la identità delle singole denominazioni [nel greco e nell'arabico]. Se corsero sbagli, furon pochi, forse sopra una diecina di semplici, talché non è da farne caso. (1) È prettamente il nome delFlsola divisa, che significa TArida ; S corrige, mettendo il derivativo, 'A 1 Y à b i s ì. (2) 'A 1 H a k i m 'ibn ^ A b d 'a r K a h m & n, soprannominato al Mustansir billah, califo omeiade di Cordova (350-366 = 961-77). CAPITOLO LXVII. Dal Tahdib 'al 'Asma' (ortografia dei nomi proprii) per Muhiy 'ad din 'Abù Zakarìà Yalivà, 'an Nawàwì (1). > Si è detto nella biografia di Adamo che 'Ibr&him (Abramo) è nome straniero, su la ortografia del quale corrono varie opinioni. La forma più comune è 'Ibrà- hìm; dopo quella viene 'Abraham: eTunaeTaltra lezione si trova nelle sette [sure](2). La terza, la quarta e la quinta forma sono 'abr.h.m, con le vocah h o> ed u sulla lettera h; le quali forme sono riferite dal- r'imàm 'Abù Hafs ^Umar 'ihn Halaf 'ibn Makki, 'as Siqilli (il Siciliano), grammatico e lessi- cografo, nel suo libro che s'intitola Tatqìf 'al lisàn. (1) Dall'edizione del Wùstenfeld, Gottinga 1842-47, pag. 126. (2) La seconda, cioè, del Corano e le seguenti fino alla ottaya, o se- condo altri alla nona. Del resto gli autori arabi non son d'accordo sol titoli di queste setto sure, chiamate m a t a n ì ; né sul vero signifi- cato di questa ultima appellazione. CAPITOLO LXVIII. Dal Wafayàt 'al 'A^yàn, ecc. (Le morti degli uo-624 mini illustri e le notizie dei contemporanei), per 'Ibn Ilallikàn (1). § 1. Dalla biografia di 'Abù 'al ^Abbàs 'Ahmad 'ibn ^Abd 'as Said, 'al 'Irbilì (da Arbela)', inti- tolato Salàh 'ad din (2). Quando l'imperatore, principe della Sicilia, arrivò su la costiera di Siria, l'anno secentoventisei (30 nov. 1228 -19nov. 1229), 'Al Màlik 'al Kàmil (sultano ayyù- bita d'Egitto) gli mandò ambasciatore questo Salàh 'ad din; il quale, avendo fermati i patti del trattato e avendo fatto giurar questo dall'imperatore, scrisse ad 'Al Màlik 'al Kàmil [i seguenti versi]: < Il capo (3) (dei Crociati), l'imperatore, ha affermato questa esser pace durevole, tai sono le sue parole », (i) Af codice di Parigi, Suppì. aì\, 702 ; B, id., 704 ; C, edizione del Cairo, 1275 (1859) j B, codice del fa M' Toussaint Reinaud ; S, edizione del barone De Slane, tomo I, Parigi 1842; W, edizione del Wiistenfeld, Gottinga 1835-50. (2) Sj pag. 88f TT, fase. I, pag. 105, n. 75; C, voi. 1», pag. 84. XeUa versione inglese del baron De Slane, I, 168. (3) In Inogo di za*ìm che qui vale « duce, capo »; TT, ha la* in < maledetto ». 512 Capitolo LXIII — 'Ibn ^Jallikàn. « Ed ha ingozzato (1) il giuramento. Or se gli viene in capo di spezzare il patto, possa costui mangiarsi la carne della man sinistra >. § 2. 'Abù ^Ali 'al Hasan 'ibn Rasiq (2), detto 'Al Qayrawàni. Costui va noverato tra gli uomini egregi ed eloquenti. Egli compose di belle opere, tra le quali: il Kitàb 'al ^Umdah ecc. (La colonna del- l'arte poetica e della critica de' versi) (3); 1* 'Anmù- dag (il Tipo) e parecchie epistole graziose e de' buoni versi. Dice 'Ibn Bassàm, nel Kitàb 'ad Dahirah (il Tesoro) (4): Ritraggo che egli nacque in 'Al Ma- sti ah (Mecila 0 Msila in Algeria), dove fu educato per poco tempo, e l'anno quattrocentosei (1015-16) (1) Letteralmente « bevuto * . Vuol dire che 8*era lasciato IndorK e forse corbellare, fermando quel patto. Bere il ginramento la an- titesi col « mangiar » poi la mano; e qui s*appiccica un altro giuoco di parole tra yamìn che significa « destra » e e gÌTiramento>,e samàl che significa < sinistra » e « tramontana ». (2) S, p. 195 ; Wy II, pag. 94, n. 164. Versione inglese del baron De Slane, I, 384. (3) Ho date alcune notizie su quest'opera nella St de^ Mus.nU 503, secondo un codice del British Museum. Del t.esto fu cominciata una edizione in Tunisi e fino al 1865 ne uscirono le prime dagento otto pagine; ma la stampa non è stata continuata, quantunque Ve- ditore avesse intascato anticipatamente il prezzo di tutta Topera. Poi so ch'egli fallì e che il governo di Tunis, proprietaria della stamperia, non ha curato altrimenti di soddisfare agli impegni presi da costui. 'Ibn ^aldùn cita questo libro come canone dell'art« poetica e ne dà un sommario, VrólégomèneSy traduzione francese del baron De Slane, Parte EU, p. 327, 378 segg. (4) Si vegga su Fautore e su l'opera, il Dozy, Kist. Ahbadidanm, I, 189 segg.; Ili, 34 segg., nel quale ultimo squarcio, a p. 39, si dà il testo della prefazione della Dahirah. Capitolo LXVm ~ 'Ibn gallikàn. 513 passò ad 'Al Qajrawàn. Secondo altri ei nacque in 'Ài Mahdiah Tanno trecentonovanta (1000 dell'era volgare) da uno schiavo Rum! [che poi fu] liberto [della tribù] di 'Àzd: egli mori l'anno quattrocensessantatrè (1070-71). Il padre facea l'orafo in 'Al Muham- m a d i a h , ch'era il suo paese, ed insegnò quest'arte al figliuolo; il quale studiò anche l'erudizione e fece 625 poesie in 'Al Muhammadiah. [Il giovane], aspi- rando a cose più alte e ad impancarsi con gli eruditi, andò ad 'Al Qayrawàn, dovè acquistò fama; lodò il principe del paese ; entrò al suo servigio e rimasèvi finché gli Arabi [testé venuti d'oltre il Nilo], gittatisi sopra 'Al Qayrawàn, non fecero strage dei cittadini e non disertarono il paese. Riparando allora nell'isola di Sicilia, egli rimase in Mazara fino alla sua morte. Io ho vista una nota di mano di un uomo illustre, nella quale si dice, che 'Ibn 'ar RalSiq trapassò, che il Sommo Iddio abbia misericordia di lui, nel quattrocen- cinquantasei (1064) ; ma la data che abbiam testé rife- rita é più credibile. Mazara è terra nell'isola di Si- cilia : noi ne faremo parola, se piaccia al Sonmio Iddio, nella biografia di 'Al Màzari. Altri dice che 'Ibn 'ar Rasiq mori in Mazara suddetta il sabato, primo di d ù 'al qa^dah del cinquantasei (15 ottobre 1064). Il vero poi lo sa Iddio.... (1). Si nota ancora tra le opere di 'Ibn 'ar Raéiq la Quràdat 'ad dahab (Le pa- gliucce d'oro), piccola di volume, grande per l'utilità; U Kitàb 'a§ éudùd fi 'al lugah (Le anomalie della (1) Seguono le citazioni di parecchi versi d' 'Ibn 'ar Basi q, che non fiinno al nostro argomento. L'autore poi ripiglia come qui ap- presso. II 33 514 Capitolo LXVIII — 'Ibn ^lallikàn. lingua) (1), nel quale egli annovera tutti i vocaboli che si allontanano dalle regole comuni. Tra costui ed 'Abù ^Abd 'Allah Muhammad 'ibn 'abi Sa^id 'ibn 'Ahmàd, detto 'Ibn Saraf, 'al Qajrawànl, segui- rono dei litigi e delle vicende che lungo sarebbe a rac- contare. Onde [le tralasciamo] proponendoci di scrivere conciso. § 3. 'Abù 'al ^Alà Sà4d 'ibn ^sà 'ar Raba^i 'al Bagdad! (d'una delle tribù arabiche Rabi^ah, da Bagdad) il lessicografo (2), autore del Kitàb 'al fusùs [Il mosaico], apprese le tradizioni in Levante da 'Abù Sa^ìd 'as Sìràfì (3), da 'Abù ^Ali 'al Parisi (4) e da 'Abù Sulaymàn 'al Qattabi (5). Ei venne in Spagna sotto il regno di Hiéàm 'ibn 'al Hakim e il governo [del suo vizir] 'Al Mansùr 'ibn ^Amir (6), verso il trecento ottanta (990-91). Oriundo della provincia di 'Al Mawsil (Mossul), egli passò in Bagdad. Fu dotto in lessicografia, erudizione e storia: (1) Nella versione del baron •De Slane, e words which bare a rare or exceptional signification >. Ma il significato di làdd èpiù generale secondo Lane, applicandosi anche alle forme ed ai modi di dire. (2) 5, I, 322; TT, IH, 123, n. 300; C, I, 323. Versione inglese. I, 632. (3) Cioè della città dì Siràf in Persia, cadi e filologo, morto in B a gd&d nel X secolo dell'era volgare. Y. 'I b n ^ a Ili k a n, ver». De Slane, I, 377. (4) Ossìa il Persiano. Grammatico deUo stesso X secolo. V. De Slane^ op. cit.. I, 379. (5) Tradizionista, giurista e filologo deUo stesso secolo. Y. I>e Slane, op. cit., I, 476. (6) n &mo8o Almanzor di Spagna. Capitolo LXVm — 'Ibn fallile an. 515 pronto alle risposte ; elegante poeta; piacevole e istrut- 02$ tìvo nel conversare. 'Al Man sur l'onorò molto, e fu verso di lui tanto più generoso e largo di benefldi, quanto il poeta domandava con molto garbo e sapea cavai^li il denaro [dalle tasche] assai sottilmente/Abù 'al ^Alà compilò per 'Al Mansùr il suddetto Kitàb 'al fusùs, condotto ad imitazione dell' 'Amali (i Det- tati di) 'Al Qàli (1), ed ebbene in ricompensa cinque- mila dinar. Ma le sue citazioni furon tenute false, e lopera cadde in discredito insieme con l'autore (2).... Mori questo Sà^id in Sicilia, l'anno quattrocendicia- setle (1026-27), che Dio abbia misericordia di lui. § 4. 'Abù Muhammad 'Abd 'al Gabbar 'ibn 'abi Bakr 'ibn Muhammad 'ibn Hamdis, 'al 'A 2 di, 'as Siqillì (il Siciliano, della tribù arabica di 'Azd) (3), il celebre poeta. 'Ibn Bassàm scrive di lui le seguenti parole: « Ei fu valente poeta; colse im- magini peregrine e riusci a dipingerle con eleganti e nobili detti. Trovò felicissime similitudini ; tufifossi nel mar del [bello] stile, per trarne fuori [molte] perle di fi) 'Abù *A lì 'lama* il, morto in Cordova nel 967 delFèra volgare, erudito e filologo del Diàr Bakr (Mesopotamia) autor di molte opere, tra le quali questa de' DettaHj ch'è un centone di tra- dizioni preislamitiche e musulmane. Y. De Slane, op. cit., I, 210, e la nota del traduttore. Cf. Haggi ^lalìfah, IV, 424, n. 9072. \2) Letteralmente : « la gente rifiutò il suo dire e il suo libro » . ^gue un aneddoto di questo arguto bugiardo a corte di 'Al Mu- ^àhid di Denia, il nostro leggendario Mugeto deirXI secolo, e poi continua come ^presso. (3) S, I, 420; TT, IV, 110, n. 407; C, I, 428. Versione De Slane, Il 160. 516 Capitolo LXVIII — 'Ibn ^allikàn. peregrine espressioni. Tra le più belle immagini di questo poeta vanno notati i versi, ecc. » (1). 'Ibn Hamdifi, passato in Spagna Tanno quattro- censettantuno (14 luglio 1078 -3 luglio 1079), lodò 'Al Mu^amid 4bn ^Abbàd (principe di Siviglia), il quale lo accolse benignamente e gli fé' larghi doni. Quando poi 'Al MuHamid fu preso e messo in pri- gione in 'Agmàt, come sarà detto, se piaccia al Sommo Iddio, nella biografia di 'Al Mu^tamid, per- vennero all'orecchio di 'Ibn Haradis alcuni versi che r[infelice principe] avea dettati nella sua cattività: ai quali il [poeta] siciliano rispose coi seguenti (2). Abbiamo d''Ibn Hamdìs un diwàn [raccolta]di poesie, bellissime la più parte (3). Egli mori del mese di ramadàn (4) anno cinquecenventisette (6 luglio a 4 agosto 1133), nell'isola di Maiorca, o secondo altri, a Bugia (5) e fu sepolto allato al famoso poeta 'Ibn 'al Labbànah (6). Era 'Ibn Hamd ìs già cieco |7). I suoi versi poi con la rima in mim, dicendo della ca- nìzie e accennando al baston [della vecchiezza] (8), (1) S.egaono alcuni versi tolti da varii componimenti : tra gli altri versi que' che abbiam dati nel Cap. XI, pag. 200, e nel Gap. XTH. pag. 239 del V volmne. (2) Seguono tre versi de' quali abbiam dato il primo nel Cap. LEÌ. § ^Oy Py pag. 366 di questo volume. (3) Si vegga U Cap. LIX. (4) Questa particolarità nel solo W. (5) Nel solo 5. (6) Soprannome di 'Abù Bakr 'ibn Muhammad 'ibn *Isi da Denia. Su questo celebre poeta V. Doz j, Histaria AbbacUdarftm, passim e Histoire des Musidmans cPEspagney ton^ IV. (7) In W soltanto. (8) V. qui sopra, Cap. LIX, pag. 407, 408 del presente volume. Capitolo LXVHI — 'Ibn ^[allikàn. 617 dimostrano com'egli, che il Sommo Iddio abbia miseri- cordia di lui, fosse già arrivato agli ottant*anni (1). Il nome di Saqalli si riferisce a Saqilliah (2), 627 isola del mar di ponente, vicina airÀffrica. Cotesta isola fu ritolta dai Franchi ai Musulmani Tanno quat- trocensessantaquattro (29 sett. 1071 - 16 sett. 1072) (3). § 5. 'Ibn 'al Qattà^ (4). 'Abù 'al Qàsim ^Ali 'ibn Ga^far 'ibn ^Ali 'ibn Muhammad 'ibn 'Abd 'Allah 'ibn 'al Husayn 'ibn 'Ahmad 'ibn Muhammad 'ibn Zìàdat 'Allah 'ibn Muham- mad 'ibn 'al 'Aglab 'as Sa^dì 'ibn 'Ibrahim 'ibn 'al 'Aglab 'ibn Sàlim 'ibn 4qàl 'ibn Hafàgah 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn ^Abbàd 'ibn Muhrit (5) 'ibn Sa^d 'ibn Haràm (6) 'ibn Sa^d 'ibn Màlik 'ibn Sa^d 'ibn'zayd Manàt 'ibn Taraim 'ibn Mùrr 'ibn 'Udd 'ibn Tàbifeah 'ibn 'Alyàs 'ibn Mudar 'ibn Nizàr 'ibn Ma^ad 'ibn ^Adnàn, chiamato 'ibn 'alQattàS 'asSa^dì (della tribù di Sa^d), siciliano di nascita, egiziano per soggiornò e per morte, il lessicografo. Cosi ho trovata la sua genealogia tra gli abbozzi scritti di mia propria (1) Segue nel testo, aU*nso degU scrittori arabi più diUgenti, Por- tografia dei nomi Hamdìs e Saqalli, con la indicazione di cia- scuna lettera sìa consonante o vocale, e coi nomi tecnici dei segni. (2) Si veggano nelle pagine 198, 222, 350, 351 del 1» volmne, le diverse forme che gli Arabi davano a questo nome geografico. (3) Le parole « ritolta ecc. » si leggono soltanto in C7 e in TP*. (4) S, testo, pag.470; TT, V, 36, n. 458; (7, I, 482; versione De Slane, II, 265. (5) TF, muhrib. (6) Così Tautografo per attestato del baron De Slane, 1. e, nota 1. Gli altri testi hanno Hazàm. 518 Capitolo LXVIII — 'Ibn gallikàn. mano, ma non mi sovviene dond'io l'abbia cavata. Ho visto bensi scritto di mano d' 'Ibn 'al Qattà^ il suo nome [in questa forma] : ^Ali 'ibn Ga^far 'ibn^Ali 'ibn Muhammad 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn 'alHn- sayn, 'aé Santarini (da Santarem), della (tribù di) Sa'd 'ibn ZaydManàt 'ibn Tamìm(l): del resto [la vera genealogia] la sa Iddio. Egli fu uno dei prin- cipi dell'erudizione, specialmente in lessicografia. Ab- biam di lui delle opere utili, tra le quali il Kit ab 'al 'af^àl (Il libro dei verbi), pieno di belle [spi^- zioni] e superiore al « Libro dei verbi > di 'Ibn 'al Qutiah; la quale opera, a dir vero, è più antica. Dettò inoltre il libro intitolato 'Ibnìat 'al 'asma' (Le costruzioni dei nomi), ampio trattato [grammaticale] che abbraccia tutte [ le forme ] e mostra quanto pro- fondamente egli abbia studiato. Dettò un bello, anzi 628 egregio trattato sui metri; e inoltre la 'Ad durrat 'al ^atirah, ecc. (La perla preziosa), antologia dei poeti dell'isola; e il Lamh 'al mulah (Sguardo su le bellezze letterarie), nel quale ei raccolse [degli squarci] di molti poeti spagnuoli. Nacque 'Ibn 'al Q a 1 1 à ^ in Sicilia , il dieci s a f a r del quattroceD- trentatrè (9 ottobre 1041) e studiò l'erudizione con gli uomini illustri dell'isola, come 'Ibn 'al Barr (1), (1) Si vegga Caussin de Perceval, Esscti, ecc. Tavole Vm e XL (2) Va corretto 'Ibn ^Abd 'al Barr, come si legge ne' cenni che danno di Ini 'Ad Dahabì ed 'A s Su jùti, nella Bibl, Gap. LUI e LXXVI, pag. 648, 671, 672 e 676 del testo. Secondo qne' due bio- grafi, ebbe nome Muhammad 'ibn 'Ali 'ibn 'al Hasan. DSii- yùti aggiugne il soprannome di 'Abù Bakr; e lo Dahabi, ch'eli vivea fino al 450: la qual data si accorda bene con Tetà del suo disce- polo *Alì 'ibn 'al Qattà*, nato il 483 e morto il 514 o 515. Da Capitolo LXVHI — 'Un gaUikàn. 519 il les^cografoy ed altri dello stesso valore. Egli fu sommo in grammatica. Partito di Sicilia quando i Franchi stavano già per insignorirsene al tutto, arrivò circa il cinquecento (2 sett. 1106 - 21 agosto 1107) in Egitto, dove fu accolto a grande onore. Pur fu accu- sato di abborracciare i racconti (1). Egli avea fatti dei versi Tanno quarantasei (1054-5) (2). Ecco [due] versi suoi sopra un giovane balbuziente, ecc., e [tre altri] tolti da una qasidah, ecc., ed [altri cinque] dettati a proposito d*un giovane per nome Hamzah (carbone ardente), ecc. V'ha di lui molte poesie. Ibn 'al Q a 1 1 à ^ mori in Egitto, che Dio abbia misericordia di lui, nel mese di safar del cinquecentoquindici (21 aprile a 19 maggio 1121). Essendosi già data [in altri paragrafi] l'ortografia dei nomi etnici Sa^di e Sa- qalli [non occorre dirne altrimenti]. § 6. DaUa biografia di 'Abù 'al Basan ^Alì 'ibn f / un'altra mano Haggi galìfah, neirarticolo sai Sihàh di 'Al Ga- wari cita, tra i comentatori di qnel&moso dizionario, T im&m 'Ab ù Mnhammad *Abd 'Allah 'ibn Barri, discepolo di 'Ibn 'al Qat- tà* e morto il 582. Non ostante Tidentità del casato, par che non sia da supporre equivoco di nomi. 'Ibn 'al Qattà* potea benessere stato discepolo di 'Abù Bakr 'ibn *Abd 'al Barr e poi maestro di 'Àbù Muhammad'ibn ^Abd 'al Barr, della medesima famiglia del primo. Perocché essendo 'Al Barr (Il Benevolo) nn de* nomi di Dio secondo i Musnlmani, la lezione del nome preceduta dal? 'Abd è più corretta. Il nome poi patronomico 'Al Barri sarebbe derivativo da 'Abd 'al Barr. (1) Riwàyah. (2) Avea dunque Tetà di 14 anni. Manca neUa Bibl il testo de* quattro righi che seguono, i quali ho tradotti dal testo del baron De Slane. Poi ripiglio con la Bibl V'ha di lui ecc. 520 Capitolo LXVm — 'Ibn gallikàn. *=Abd 'al Gànì, 'al Fihrì (Coreiscita), 'al Muqri (lettor del Corano), 'ad Darir (il cieco), 'al Husri (tessitor di stuoie), 'al Qayr.awàni (del Qayra- wàn ) (1). Al dire di 'Abù 'al 'Asbag Nubàtah 'ibn 'al 'Asbag, 'al Hàriti 'al 'Andalusi (lo spagnuolo della tribù di Hàrit)il principe di Siviglia 'Al Mn^- tamid 'ibn ^Abbàd invitò alla sua corte il poeta 'Abù 'al ^Arab 'az Zubayri e gli mandò cin- quecento dinar perchè si apparecchiasse al viaggio. 'Abù 'al ^Arab dimorava in Sicilia sua patria : il suo [compiuto] nome era Mus^ab 'ibn Mufaammad 'ibn 'ahi 'al Furàt, 'al Qurasì, 'az Zubajri, 'a s S i q i 1 1 i (Coreiscita, discendente di ' A z Z u b a y r (2) e Siciliano). La stessa somma di danaro inviò 'Al MuHàmid ad 'Abù 'al Hasan 'al Husri che • • • soggiornava in 'Al Qayrawàn. 'Abù 'al ^Arab allora scrisse al [principe di Siviglia]: € Non maravigliare se il mio capo è incanutito pel dolore. Maraviglia piuttosto che l'iride dell'occhio mio non sia imbiancata. 629 < Il mare è dei Rum: nave non può solcarlo senza . periglio; ma la terra appartiene agli Arabi ». 'Al Husri [dal suo canto] rispose con questi dae versi (3), ecc. Il suddetto 'Abù 'al ^Arab 'az Zu- bayri nacque in Sicilia il quattrocen ventitré (19 di- cembre 1031 - 6 dicembre 1032) e, uscito dall'isola (1) 8, pag. 475 ; TT, V, 43, n. 461 ; (7, 1, 487. Versione inglese del baron De Slane, II, 275. (2) Celebre compagno del Profeta. (3) Dopo questi versi Tantore dà altre notizie sopra 'Abù 'al Ba- san e ^Ali e poi ripiglia come appresso. Capitolo LXVm — 'Ibn §allikàn. 521 quando occuparonla i Rum, Tanno quattrocensessanta- quattro (29 seti. 1071 - 16 seti. 1072), riparò presso 'Al Mu^amid 'ibn ^Abbàd. Scrive 'Ibn 'as Say- rafi (il figlio dei Cambiatore) (1): Ritraggo che l'anno cinquecentosette (18 giugno 1113-6 giugno 1114) egli vigeva ancora in Ispagna. Il vero, poi, lo sa Iddio. §7. 'Abù ^Abd 'Allah Muhammad 'ibn ^Ali 'ibn ^Umar (2) 'ibn Muhammad, 'at Tarn imi, 'al Ma za ri (della tribù arabica di Ta- mim, nato in Mazara) (3), giureconsulto malekita e tradizionista , fu di que* sommi che notansi [a dito] nella [dottrina della] trasmissione ed esegesi delle tradizioni. Egli dettò un eccellente cemento sul Sahih di Muslim (4) eintitoloUoKitàb 'al Mu^allim, ecc. (Insegnamento delle cognizioni contenute nel libro di Muslim): sul qual cemento il cadi ^I y à d (5) fondò la sua opera intitolata 'Al 'Ikmàl (Il compimento), della quale si è già detto e che è veramente il compi- mento di quest'opera di 'A 1 M à z a r i. Il quale scrisse ancora molte opere di erudizione e dettò lo ' I d à h (1) 'Abft 'al Qàsim *AlÌ 'ibn Mungib 'ibn Sulaymàn, egiziano» tradizionista ed autore di una storia dei vizir. Y. De Slane, loc. cit (2) Manca 'Ibn *Umar in W. (3) S, pag. 681; IT, VII, 12, n. 628; C, I, 693. Yersione inglese, in, 4. (4) Una delle più antiche ed autorevoli raccolte di Tradizioni del Profeta. (5) 'Abù 'al Fadl *Iyàd 'ibn Musa 'al Yahsibi (della tribù bìmyarìta di Yahsib) daCeuta, nato il 1083, morto il 1149, celebre tradizionista e giureconsulto e cadì di Granata. Y. la citata versione del baron De Slane, II, 417 segg. 522 Capitolo LXVJH — 'Ibn ^allikan. 'al Mahsùl ecc. (Dlustrazione di ciò che si ritrae intorno la prova dei dommi fondamentali). 'Al Mà- zar! fu uomo egregio, versato in varie dottrine» e mori in 'Ài Mahdiah il diciotto di r abi^primo, anno cinquecentrentasei (21 ottobre 1141) o, secondo altri, il lunedi due dello stesso mese (5 ottobre), in età di ot- tantatrè anni e fu sepolto, che il Sommo Iddio abbia misericordia di lui, in 'Al Munastir (1), 630 § 8. 'Abù ^Abd 'Allah Muhammad 'ibn 'abl Muhammad 'ibn Zafar (2), 'as Sigilli, intitolato Huggat 'ad din, va annoverato tra gli eruditi più egregi. £i compose de' buoni libri; tra i quali il Sul- wàn 'al MutàS ecc. (Conforto del principe contra- stato dai sudditi), il qual libro ei compilò l'anno cin- queceneinquantaquattro (1159) [dedicandolo] ad uno (1) Così va corretto il nome topografico ^Al Man.siyn che manca in /S^ e in (7. Gli elementi della scrittura rispondono, salro i punti diacritici e l'alterazione delFultima lettera, al detto nome, ch^è proprio il vocabolo e monastero > . Sappiamo da Edrisi, testo e traduz. di Dozy e De Goeje, pag. 108 del testo e 127 della yersione. che in questo luogo, notissimo anche oggidì, si andava per mare & seppellire i morti di 'Al Mah dì ad. Al dire di Ediisi i tre castelli dì Monastir erano ancora abitati da monaci, cui gli Arabi non fiioeano alcun male, nò guastavano i loro campi, né i loro giardini, da' quali T^ nivano le frutte ad 'Al Mahdiah. Il biografo dà poi l'ortografia del nome etnico con le due forme 'Al Màzari e 'Al M&ziri ed ag- giugno che Màz.r era piccol paese nelFisola di Sicilia. Si Yeggsi il Lubb 'al Lub&b di 'As Suyùti, Leida 1840, pag. 283 del testo e 197 del supplemento. Nel primo dei luoghi citati si dà Torto- grafia Màziri, aggiungendo in nota un passo di Abulfeda. (2) 5, pag. 734; TF, VE, 74, n. 673; C, I, 744; versione incese, ni, 104. Si vegga la mia traduzione del Sol wàn 'al Uotà^ Firenze 1850 e la 8t dei Mus. di SiciHa, ITI, 714 segg. Capitolo LXVIII — Ibn giallik&n. 523 dei qayd di Sicilia. [Abbiamo anco di lui] il Hayr 'al bisar bi ^ayr 'al baéar (I migliori annunzi circa il migliore tra gli uomini); il Kitàb 'al yam- buS ecc. (Sorgenti della spiegazione del Corano egre- gio), che è opera voluminosa; lo ('Anbà') Nu- gabà 'al 'abnà' (Notizie de* fanciulli illustri); le glose marginali della Durrat 'al gawTvàs (La perla del marangone) di 'Ài Harirì, l'autore delle Maqàmàt; il comento delle stesse Maqàmàt di 'Al Hariri, doppio comento, cioò uno grande ed uno piccolo; ed altre belle ed eleganti composizioni. Ho letto in prin- cipio di questo comento delle Maqàmàt che 'Ibn Zafar notava aver conosciuta la detta opera di 'Al Hartri per mezzo del tradizionista 'Abù 'at Tàhir 'as Silafi ; il quale la tenea dall'autore stesso. Si dicea comunemente che 'As Silafi, avendo visto 'Al H ari ri nella moschea gàmi^ di Bassora, in mezzo a un cerchio di uditori ai quali leggea le Maqàmàt, domandò chi fosse costui e gli fu risposto : « Un che inventa menzogne e le va dettando alla gente ». Rac- coQtavasi che a ciò 'As Silafi tacque; ma non si ac- costò ad 'Al H ari ri: del resto quale sia il vero. Iddio lo sa. Si racconta [inoltre] che lo sajli Tàg 'ad din 'al Kindi, del quale abbiam fatta già menzione (1), disse: « Avendo avuta una pensione sul diwàn di Hamàh ed essendomi recato perciò in quel paese, mi trovai in una brigata insieme con 'Ibn Zafar sopraddetto, e sorse tra noi due una disputa intorno la (1) 'Ài Eindi, fa grammatico e letterato di molta fama, nato in Bagdad il 1126 e morto a Damasco il 1217. V. la Versione inglese, I, 546. 524 Capitolo LXVUI — 'Ibn^allikàn. grammatica e la lessicografia. Io gli feci alcuni que- siti grammaticali, nei quali egli s^imbarazzò ; e lo stesso, poco più 0 poco meno, gli avvenne disputando di les- sicografia. Quando radunanza stava per disciogliersi, 'Ibn Zafar disse: loéay^Tàg 'ad din è più dotto di me in grammatica ed io più dotto di lui in lessi- cografia. « La prima cosa è sicura, diss'io, ma la se- conda non regge» e cosi ci separammo». 'Ibn Zafar 63] fu piccolo di statura, laido d'aspetto e non bello in viso(l). Corrono [tra gli eruditi alcune] poesie d'ibn Zafar: io ho trovati nelle raccolte che si attribuiscono a lui i seguenti due versi, ecc. (2). ^Imàd 'ad din 'al 'Isba- hàni, nel libro dell' 'Al Haridah (3) reca parecchi epigrammi di lui, tra i quali questi due versi, ecc. (4). 'Ibn Zafar, nato in Sicilia, fu educato alla Mecca; si tramutò in varii paesi; e alla fine della sua vita soggiorno nella città di Ha mah, nella quale egli mori, che il Sommo Iddio abbia misericordia di lui, l'anno cinque- centosessantacinque (25sett. 1169 - 13 sett. 1170). La povertà travaglioUo senza posa infino alla morte: [giunse] a tale ch'egli , come si dice , per bisogno e dura necessità, stando in Ham ah, die* una sua figliuola in sposa ad uomo di condizione non pari alla sua; il quale, portata via la giovane da Ha mah, la vendette in altro paese. Il nome Zafar è infinito d*un verbo (1) Cosi Sj e 'ÀI Fasi che trascrÌTe 'Ibn ^allikàn, come nel nostro Gap. LXXIII, pag. 660 del testo; ma 1^, ed 'Al Maqrizi nel nostro Gap. LXXIV, pag. 667 del testo, hanno : « laido d'aspetto. 8€ non ch^egU era bello in viso ». (2) Sopprimo i versi. (3) V. il Gap. LXm, § 9, pag. 477 segg. (4) Sopprimo i versi. Capitolo LXVIH — 'Ibn ^allikàn. 525 che significa « prendere una cosa, e impadronirsene » . Della Sicilia si è già detto di sopra, onde non occorre parlarne di nuovo. § 9. Dalla biografia di 'Abù 'al FutùhNasr 'Al- lah (1) 'ibn ^Abd 'Allah (2) 'ibn Mafelùf 'ibn ^Ali 'ibn ^Abd 'al Qawì 'ibn Qalàqis, 'al Lahmi, 'al 'Azhari, 'al 'Iskandri (della tribù arabica di La^m, studente della moschea 'Al 'Azhar al Cairo, cittadino di Alessandria) intitolato Diyà' 'ad din ( luce della religione ) , il cadi gloriosissimo e celebre poeta Egli giunse in Sicilia nel mese di à a ^ b à n dell'anno (cinquecento)sessantatrè (11 maggio - 8 giugno 1168) ed arrivò al Y a m a n Tanno sessantacinque (25 sett. 1169 . 13 sett. 1170). Vivea in SicUia un q à y d, chia- mato il qàyd 'Abù 'al Qàsim 'ibn 'al Hagar, il quale fé' amicizia con lui e lo beneficò. 'Abù 'al Fu- tùh scrisse per lui un libro, col titolo di 'Az zahr 'al'bàsim fi 'awsàf 'Abì 'al Qàsim (3) (Il ridente 632 fiore [che mostra] le virtù di 'Abù 'al Q&sim), nel quale il poeta- loda molto questo personaggio. Partendo dalla Sicilia per ritornare in Egitto, ch'era d'inverno, il vento lo respinse nell'isola; ond'egli scrìsse al sud- detto 'Abù 'al Qàsim [questi tre versi]: « La [procella] invernale mi ha tolto di arrivar con Tambasciatore a' miei paesi >; (1) A, fog. 301 recto; B, fog. 209 verso; (7, II, 233; TT, IX, 67, n. 762; versione inglese, HI, 540. (2) Manca in A questo grado di genealogia. (3) Vedi Haggi galifah, HI, 545, n. 6680. 526 Capitolo LXVin — 'Ibn gallikàn. « M*ha respinto [qui]: senza ch*io lo chiedessi, ha fatto ciò ch'io bramava ». < Così talvolta [vedi] cascare un asino ; e gli è ma» gagna delFasinaio ». [È da sapere che] si trovava in Sicilia un ambascia- tore del principe d'Egitto; che imbarcatosi quelito am- basciatore per ritornare a casa, 'A b ù 'al F u t ù h ac- compagnossi con lui, e che essendo stati ricacciati in Sicilia da' venti, il poeta dettò i versi che abbiam teste trascritti. Questo libro [dedicato ad 'Àbù 'al Qàsim] è ricordato da 4màd 'ad din 'al 'Isbahàni nella Haridah [e propriamente] nel cenno biografico ch'ei dà intornò 'Ibn Qalàqis, dove inserisce pa- recchi squarci di be' componimenti suoi in verso e in prosa rimata, ecc. (1). § 10. Dalla biografia di 'Abù Muhammad Yahyà 'ibn 'Aktam 'ibn Muhammad 'ibn Qatan 'ibn Sam^àn 'ibn Muéannag, 'at Tamimi, 'al 'Usajdi, 'al M a r w a z ! (della tr ibù di Tamim, ramodi'Usayd, nato in Marw del Huràsàn) della linea di 'Aktam 'ibn Sayfì 'at Tamimi, l'Hàkim (il Savio) degli Arabi "(2). (1) Il poeta 'Ibn Qalàquis, il qual ultimo vocabolo significa cóloquintey al plurale, nacque in Alessandria il 1137: morì in *Ay- dàb sul mare Bosso il 1172, e fu molto in voga nella letteratura se- centista del suo tempo. Abbiam dati de' versi suoi qua e là nel Capi- tolo XI. (2) A, fog. 326 verso; B, 234 recto; TT, X, 28, n. 803; (7, n, 322 e segg. ; versione inglese, lY, 33. Su questo Savio, che gli Arabi nella gioventù di Maometto faceano arbitro di loro litigi, si vegga Caussin de Perceval, Essai, II, 579. Del resto la vita Yahyà 'ibn 'Aktam, celebre giureconsulto e Capitolo LXVIH — 'Ibn ^allikàn. 527 Rassomiglia a questa replica quella riferita da 'Ibn Raéiq 'al Qayrawàni nel suo libro che s'in- titola 'Al 'Anmùdag (1). Eccola: ^Abd 'Allah 'ibn'Ibrahim 'ibn 'alMutannà, 'at Tùsi, chiamato 'Ibn 'al Muwaddib, oriundo di 'Al Mahdìah, cittadino di 'Al Qayrawàn, il ce- lebre poeta, avea la smania de' viaggi ; era dato allo stu- dio dell'alchimia e della pietra [filosofale]; ma vivea pò- 633 vero, sovvenuto scarsamente dagli altri, e, se guadagnava qualcosa, [subito] la sciupava. Or costui viaggiando alla rolta dell'isola di Sicilia (2) fu preso in mare dai Rum, presso i quali rimase prigione lungo tempo, infino a che Tiqat 'ad dawlah Yùsuf 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn Muhammad 'ibn 'alHusayn, 'al Qudà4 (3) prin- cipe di Sicilia, fermata una tregua coi Rum, non riebbe da loro i prigioni [musulmani], tra i quali trovossi il suddetto ^Abd 'Allah. Questi allora indirizzò a Tiqat 'ad dawlah una qasìdah, lodandolo e ringraziandolo del beneficio. Sperava il poeta [dallo emiro un bel] cadì supremo sotto il califo 'ÀI Màmùn, non ha alcuna connessione con Io squarcio che appartiene al nastro subietto. 'Ibn IF^alIikàn, a proposito d'una mordace risposta che avea fatta il suo protagonista al califo, ne infilza alcune altre e vien infine ad un re anonimo che, asse- (iiando una città anonima, mandò a intimare la resa con un Terso del Corano (XXVII, 18), che tratta di Salomone; ma gli assediati gli rimbeccarono col verso 19. € Ed egli die' in nno scoppio di risa a queste parole » . A questo punto il biografo continua, come nel testo. (1) Yeggasi il § 2 di questo capitolo a pag. 512. (2) Così C e W'y i codici A, B, Ì2, hanno < un'isola yicina alla Sicilia >. (3) Della tribù arabica dlQudà^ah. A questa appartiene il ramo di Kalb, dal quale prese nome più comunemente la dinastia degli emiri dì Sicilia. 528 Capitolo LXVHI — 'I bn gallikàn. dono ; e non bastandogli quello ottenuto, si messe a spar- lare, com'uomo ingordo ch'egli era. Per la qual cosa ricercato con grande insistenza [dai magistrati], egli si nascose presso un suo conoscente iniziato alle arti occulte: e lungo tempo sfoggi alla persecuzione. Ma una volta, uscito di casa, ubbriaco, per comperar frutte secche [e farne esca da bere], fu preso quando men se Taspettava e menato dal sàhib 'as surtah (prefetto di polizia) alla presenza di Xiq&t 'ad da wl ah. « 0 sciagurato! dissegli l'emiro, che è questo che ho sentito raccontare di te? > < Ciarle di spioni, egli rispose : cosi Iddio aiuti l'emiro, signor no- stro ». E Tiqat 'ad dawlah a lui: < Chi è il poeta che disse : il valentuomo è messo colle spalle al muro dai figli di male femmine? >. « Lo stesso, replicaya ^À b d 'Allah, che avverti: la nimistà dei poeti, tristo chi se l'accatta ! » (1). L'emiro stette (2) un pezzo; poi gli fé' dare cento rubaci (tari d'oro) e cacciolio via di Palermo ; temendo che qualche altra volta, per- duta la pazienza, non fosse per punire severamente costui, dopo avergli perdonato. E cosi il poeta andò via. Gli emistichii citati di sopra son tolti da due versi della 634qasidah con la rima in n, per la quale 'Al 'Muta- n abbi lodava Badr 'ibn ^Ammàr. Poiché abbiam fatta parola di Tiqat 'ad dawlah, vogliam dir anco di una qasidah, scritta a lode di Ini (1) Dìwàn di ^Al Mutanabbi, edizione del Dietericì, Bellino 1861, in-4, pag. 237, secondi emistichii de* versi 35 e 37 dì un poesa a lode di Badr 'ibn ^Ammàr 'ibn 'Isma^iL È inutile aggin- gnere le notizie biografiche di questo celebre poeta arabo del X dis- colo dell'era nostra. (2) (7, ha tanammar e s'arrabbiò ». Capitolo LXVm — 'I b n ^ a 1 1 i k à n. 529 in occasione della festa dei sacrifizi (1) da 'Àbù Mu- hammad ^Abd 'Allah 'ibn Muhammad, 'atTanùhi (della tribù araba di Tanùh) detto 'Ibn qàdiMilàh, (il figliuolo del cadì di Milàh, in provincia di Costantina). Questa elegante e peregrina poesia non corre compiuta per le mani di tutti. Io non ne aveva altro che uno squarcio , e quel solo n'avea sentito recitare, quando mi occorse il testo scritto sulla coperta di un libro. Pertanto mi piace di serbare qui il testo; parendomi bella ed originale poesia. Eccola : 1. « L'amor mi fa lagrimare senza posa: il mio cuore è straziato e un cordoglio tiranno mi tiene aperte (2) le palpebre » . 2. « L'amore mi chiama verso chi [una volta] mi renne in uggia; si che abbandonai il suo soggiorno, pieno [com'era] di beni e splendido d'ornamenti ». 3. < L'occhio ha negro; lo sguardo tenero; il suo cinto [sembra] vuoto; ma il braccialetto sta fermo (3) ». 4. < Piace l'odor dell'onda salsa che spira dalla / / (1) Si celebra il IO di dù 'al Higgah. (2) Segno la lezione proposta dal Fleischer. Il testo ha in vece tagnS, e significherebbe che le palpebre còlgono il cordoglio. (3) Cioè ha la cintura stretta e il braccio ben tornito. E la stessa, lode che faceva 'Ibn Hamdis alla sua Guml, Gap. LIX, apag. 342 del volume, verso 32. L'innamorato forse è la festa, *id, maschile in arabico, e la bella, chi sa? la reggia di Yùsuf. In ogni modo un piagnisteo di amore è principio obbligatorio deUa q a s i d a h. Aggiungasi che, oltre il linguaggio metaforico, questa prima parte del componimento è piena di doppi significati, come il poeta confessa più innanzi. 3i 530 Capitolo LXVIII — ' I b u ^ a 1 1 i k a n. sua terra. [Costei] viene al mare ed ecco scatenarsi gli aquiloni >. 635 5. < Mi fa perdere [ormai] la speranza d*arrìyarla; che dimora di là da' deserti, dominati da venti letali». 6. « Quel geloso li si caccia il sonno dagli occhi, per tema di vedere in sogno ch'io ed ella siamo in- sieme >. 7. < Passa i giorni a [pensare] quant'era presso il nostro soggiorno, e rimpiange di non avere badato a ciò che avvenne >. 8. « L^aere minacciava (1) fulmini e rovescio di pioggia: si vedean già i lampi guizzare, che rassem- bravano i serpenti sili (2) ». 9. « Ma quando avvampò [tutto] il cielo e il tuono ululò, e grondò l'acqua dalle palpebre delle negre nubi », 10. « [Io rimasi come agghiadato] dal morso del serpente, [e parea bello e spacciato] (3): lo schianto della folgore e lo spruzzo della pioggia [mi costringeano] come [avrebbe fatto] la voce e lo sputo dell'incantatore e crudelmente mi tormentavano ». 11. « Ecco che ho ricordata Raià (4): oh come dimenticarla? Ed ecco tornarmi a mente un dolore che sempre s'innasprisce ». (1) Prendo questo verbo secondo la lezione del testo, anziché seguir quella del Fleischer. C, ha bimuzn che significa « con delle m\À pregne » [di tempesta]. (2) Si vegga il Cap. XLY, a pag. 65 e 68 di questo volume. (8) Salim letteralmente e consegnato >. Indi significa speetai- mente < morsicato dal serpente > , ovvero < ferito a morte » . (4) € Odor soave, come sostantivo : come aggettivo fesmùnile, go- dente nel dissetarsi, o grassoccia » . Qui è nome proprio di donna. Capitolo LXVIII — 'Ibn ^allikàn. 531 12. « Quando noi ci incontrammo, vestendo en- trambi i panni del pellegrinaggio (1) e col [detto]: A' tuoi comandi o Signore! (2) cacciammo i cameli, [onde] questi si volsero qua e là >, 13. « Io [feci un passo avanti e] la guardai: le 636 gobbe de' miei animali si confondeano (3) con le teste protese de' suoi » . 14. « Disse [alle sue compagne] : Qual di voi co- nosce quel giovane? Ei mi dà noia con le occhiate sue lunghe lunghe! » 15. «[Una rispose]: L'ho visto che, rimettendoci in Tia, ci camminava a paro ; se tu tenevi il camelo, ed ei teneva >. 16. « Allora io pregai le sue due compagne : pa- lesatele che per lei muoio d'amore. Risposero : Ti farem buoni ufizi >. 17. « [Io ripigliai]: Ditele [di parte mia], o Umm (1) 'Ihràm. Per gli uomini un pannilano che scende daUa cintura (^ uno che copre il busto : del rimanente tutti ignudi. Le donne, oltre le solite vesti, portano un gran manto che copre il capo. (2) Due codici hanno rabbà « Signore » e due raià e 0 Baia» e così leggono il Fleischer e il traduttore inglese. Non ostante queste due grandi autorità, preferisco la prima lezione. È rito che i peUegrini ripetano sempre nel viaggio Labbayka ^Allahumma « A' tuoi comandi o Gran Dio » ! Mi par chiaro che il poeta abbia potuto sì, per cagion del verso, sostituire al secondo vocabolo Tequivalente « o Si- gnore », non mai nominare Raià in vece d' 'Allah. I Musulmani non fanno di tali scherzi. (3) Letteralmente: « Le gobbe, ecc. sembravano le teste protese ». Ho voluto chiarire la posizione aggìugnendo che il giovine avea dato un passo avanti, com'era necessario per guardare e farsi guardare. Farmi che il traduttore inglese, dando un altro significato all'ultima parola abbia smarrito il senso di tutto il verso. 532 Capitolo LXVUI — 'Ibn ^Jallikàn. ^Amr (1), non è questa [la valle di] Mina? (2). Ori voti [che si fanno] in questo [sacro] luogo non falli- scono ». 18. « Augurai (3) che tu accennassi di assentirmi, quando mi lasciasti vedere (4) le [punte delle] tue dita tinte con T h i n n a h (5). 19. « Or [aspetto nel monte] ^Arafàt (6) la nuova ch'io conseguirò il dono del tuo cuore ». 20. « [Li] il sangue delle vittime (7) ci sarà buona guida e costante, ed augurio alfamore >. 21. « E nel baciar l'angolo della Caaba mi av- vierò a lieto evento e ad una vita infiorata d'amore (8)». 637 22. « Le compagne riferironle queste parole : ella sorrise e disse : Chiacchere da indovini e fronzoli ret- torici! » (1) Ossia « madre di ^Amr » uno dei soprannomi da donna, come 'Abù « padre », seguito da nome proprio o fittizio, è soprannome d'uomo. Chiamasi anco 'Umm *Amr la iena. Ma non pare che l'in- namorato ahhia voluto far simile cortesia alla sua hella. (2) Celebre luogo presso la Mecca. I pellegrini debbono a^-viarsi a quella valle il di 8 di dù 'al higgah. (3) Seguo nel primo emistichio la lezione di C, accettata dal tra- duttore inglese. Quelle notate nella Bibl non danno significato pkn- sibiie. (4) Letteralmente: « mi comparvero ». (5) È notissimo che le donne in Oriente si tingono in rosso k un- ghie delle mani con Thinna. (6) Il dì 9 di dù 'al higgah i pellegrini vanno a questa coDiitt per sentire un sermone e cantar preghiere in comune. (7) H 10 d ù 'al higgah, giorno principale deUa festa, i pelle grini alla Mecca, al par che i buoni Musulmani in tutto il mondo, &nno sagrìfizii di pecore o altri animali. (8) E superfluo di avvertire che uno de' principali riti del pellegri- naggio è di baciar la pietra nera incastrata in un angolo deUa Caaba. Superfluo ancora di notare le allusioni lubriche del poeta. Capitolo LXVIII — ' I b n H a 1 1 i k à n. 533 23. < Per la mia vita ! non ve l'ho avvertito io che quel ragazzo copre il discorso con tante frasi, che somi- glia a un mantello variopinto [del Y a m a n] ? » 24. € Non v'affidate a ciò ch'ei vi domanda con in- sidiose parole: e ditegli [piuttosto di parte mia]: Vedrai or ora chi di noi sappia meglio [spiegare] i presagi » . 25. « Tu speravi di compiere in Mina le tue brame, € quivi [ti sei comportato in guisa] da offendere la mia ripatazione >; 26. ^ Pure le vesti da Pellegrini ti doveano am- monire ch'era vietato di trovarci insieme e che io dovea resistere alle tue voglie >. 27. « Basti. Pon mente ai sassolini ch'io gitterò (1): ti accorgerai che il mio viaggio sarà molto lontano da' tuoi paesi ». 28. « Apri ben gli occhi alla corsa ch'io farò la notte della fuga (2): si che fla ratta ! Dimmi ora chi è più dotto indovino! » 29. « Non ho mai visti due che s'amino al par di noi: ma le lingue hanno due tagli affilati ». 30. [ Ripiglia il poeta ] : « Se non fosse costei dalla [chioma] lussureggiante (3), dal sottil cinto, da' denti di perle, dagli occhi negri, e dalle lunghe ciglia », (1) I pellegrini il dì della festa, ritornando da Mina, debbono git- tare de' sassolini contro il diavolo, in certi posti dove la mitologia araba narra ch'egli comparve ad Abramo e questi, consigliato dall'an- gelo Gabriele, caccioUo a sassate. (2) Dopo i riti celebrati ad *A r a f a t i pellegrini ritornano cor- rendo a obi pQj più, alla valle di Mina. Questa si chiama la fuga e si capisce bene che ne segue grandissima confusione. (3) Leggo ^agann, secondo rultima proposta che ha fatta il Fleischer nelle Nuove Annota pag. 56-57. Tra' varii significati di 534 Capitolo LXVm — 'Ibn ^[allikàn. 638 3 1 . « Un cuore torturato dal desio potrebbe ria- versi; una palpebra insoiyie chiudersi al riposo; un [animo] perplesso rassicurarsi; un consunto lavarsi [dal letto di morte] ». 32. « [Donna] tu che mi biasmi del prodigare le mie facultà tra que' che mi stanno allato e del trascu- rare i miei consorti che m'assordano »; 33. « E mi rinfacci: Or quando avrai votate le tasche e sarai stretto dal bisogno, chi mai ti sovverrà? io ti rispondo; Yùsuf! » 34. € Il glorioso rampollo della tribù di Qud&^ah, [il grande] la cui liberalità per poco non è esausta dalla frequenza degli atti che esigono gratitudine ». 35. < [Quante volte in vita nostra] ci tornarono fallaci i presagi di lunga piova ! Ed [ora appo di lui] ci rinfresca una munificenza sì [larga] che mai non smette ». 36. « Corse Yùsuf l'arringo della gloria e cor- serio i re con esso: montava egli un ginnetto, onde toccò la meta ; gli altri co' loro rozzoni rimasero ad- dietro ». 37. « Sagace ingegno, egli alterna fierezza e bontà: con una mano arriva la dov'ei vuole ; con l'altra para [i colpi], che già li ha previsti ». 639 38. < Brando sguainato contro i nemici della Fede; scudo che cala a [difender] chi teme Iddio ». 39. « Marciano secolui due eserciti: il consiglio questo vocabolo scelgo quello di vegetazione lussureggiante e lo rife- risco a* capelli. È da avvertire che questo verso e il seguente fiirono già tradotti in tedesco dal lodato professore nelle sue correzioni al testo di 'A 1 M a q q a r !, citate nel detto luogo delle Nuove Annoi. Capitolo LXVIII — 'I b n fll a 1 1 i k à n. 535 e le genti. Due spade ei cinge : il valore e la buona lama ». 40. « Guarda dall'alto il mal animo altrui : diresti ch'egli abbia possanza di prevenire ogni danno (1) ». 41. « n suo pensiero scopre ciò che s'asconde agli occhi altrui; con quello ei compie l'opre alle quali l'armi (2) non bastano ». 42. « Che Dio abbia in guardia chi veglia sul ter- ritorio della Fede ; chi difende i propugnacoli (3) del- l'isiàm quand'ò si buia la notte ! > 43. « Colui che dà libero il corso a sue promesse nella via del bene; ma rattien le minacce col freno della longanimità (4). 44. « Colui che taglia a pezzi i [gregarii] nemici ; mentre i lor campioni dan di volta , e le spade [mu- snlmane] martellano gli elmi su lor teste». 45. € Li percuote con tal oste che la terra geme sotto il suo pondo ; e par che le falangi si stra- scinino aggravate dalle saette [che portano addosso] > . (1) B premette a questo il vocabolo z a m a n e tempo, secolo, yì- cende della fortuna > : che sembra glosa interpolata e darebbe alFemi- stichio il significato : « diresti ch'egli abbia possanza di dominare gli eventi » . (2) Letteralmente: t il ben lavorato », ch'è nome metaforico della lancia. (3) Letteralmente: e la montagna >. (4) Hilm secondo la correzione del Fleischer e il testo di C. Gli altri codici hanno Hukm «giustizia» e questa lezione ha seguita r^fregio traduttore inglese. Ho poi tradotto < bene > il vocabolo che letteralmente vuol dir < lode > ; ed ho reso « freno > la voce d i m m a h, suscettiva di tanti lignificati: € patto, protezione, vassallaggio, ecc. ». 536 Capitolo LXVHI — 'Ibn ^allikàn. 46. « Le Rudaynite(l) [lance], luccicanti al nuoro sole, rassembrano i serpenti 'Arqam (2) quand'e* dar- deggiano tra i vapori [del mattino] ». 6^ 47. « [L'esercito s'avanza: già] si dissipano le te- nebre dalle armadure; eccolo biancheggiante; ma i raggi del sole s'imbattono nel polverio : [la massa] im- brunisce », 48. « [Che] leva tanta polve da oscurare il sole; ma l'opra dei brandi su le teste [de* nemici] non lan- guisce [in quelle tenebre] ». 49. <( Ogni anno un esercito valica [lo Stretto] al tuo cenno ; [corre] sovr'essi a domandar con la punta della lancia [il tributo e, ricusatogli], da' il guasto >. 50. « Appena si rifanno essi delle ferite dell'altra stagione e se ne mitiga il dolore, tu sorgi tosto a ria- prire lor piaghe » . 51. « Oh quanti hai lasciati [sul terreno], ignudi [si, ma] camuffati il viso : che hanno la fronte irta di capelli e rabbuffata la barba! (3) >. 52. « Ecco la spada che si ben tagliava nella saa pendice: fu ripiegata e cascò a terra; or ti sembra un fuscello ed era lunga e curva [come un'antenna] (4) >. (1) Sottili e diritte lance, così dette dal luogo dove si fabbricavano, o dalFarniaiuolo, o da una donna, Budaynah, che vuol dir < la piccola filatrice >. Gli eruditi non son d'accordo su Tetimologia. (2) Serpenti bianchi e neri che si crede inseguan Fuomo. (8) Credo che l'egregio traduttore inglese abbia errato suppcoendt» la lezione che lo porta a rendere « scoperto il collo dalla barba > . U lezione della Bibl, seguita anche neiredizione del Cairo, sta molto meglio. I Bizantini non tagliavan capelli né barba. (4) Dissento anche dal baron De Slane nella interpretazione di questo verso, d'altronde molto oscuro pei doppi significatL E vocabolo che ho tradotto molto liberamente « fuscello » vuol dire « cosa pie- Capitolo LXVIII — ' I b n ^ a 1 1 i k a n. 587 53. < Per la mia vita! Tu offendi 'Allah a chie- dergli la Sua grazia, quando già ne hai ricevuti tanti benefizii! » 54. < [Aspramente] li hai tu perseguitati [i Rum]: nelle famiglie, tanto che [or son] tutti sparpagliati; Delle credenze religiose, tanto che si son fatti mono- teisti (1) >^. 55. < 0 Tiqat 'al Mulk (2), tu [nelle cui mani] 641 il principato è saetta impennata e munita di cocca da trapassare il petto (3) a' nemici », 56. « Ti sia lieta la festa, che in grazia tua splende si bella ed è celebrata per le tue chiare virtudi > . 57. « Già comparisce la [vittima] (4), segnata so- vr^ambo i fianchi e adorna in guisa che par le sia di- steso sulla schiena il prezioso drappo variopinto del- l'^ràq >. 58. « Bramosamente ritorna la festa a visitarti. dna > e « volpe >. L'ultimo vocabolo si può leggere 'usquf e vescovo» e 'a 8 q a f < oggetto lungo e incurvato > ed anche « camelo spelato » . M i q d a b poi, che ho tradotto « spada » con senso traslato, vuol dir propriamente « ronca > : il qual vocabolo portando per valore radicale le idee di ramo d'albero e di curvatura, mi sembra verosimile che il poet|b rabbia usato alludendo anco al pastorale, che starebbe bene con la lezione ^usquf. (1) Cosi mi par di rendere predsamente il verbo tahannafc pro- fessare la religione d'Abramo » , quale supponeanla i riformatori Arabi che precedettero di poco a Maometto. (2) Mi sembra che per cagion del verso il poeta sostituisca questo vocabolo di due edUabe a d a w 1 a h, che ne ha tre. Il significato è lo stesso: principato o governo. (3) Letteralmente : e il fegato > . (4) Come abbiam detto di sopra, si celebrava per ogni luogo con sagrifizii la gran festa del 10 d ù ^a 1 h i g g a h. 538 Capitolo LXVIU — 'Ibn ^allikàn. dopo un anno dacché il suo sguardo non ha smesso [un istante] di cercarti )>. 59. « Tu le hai adorno con la tua gloria il collo e gli orecchi: ond'ora la veggiamo brillare di monili e di pendenti », 60. « E le addoppia la felicità Ga^f ar, tua prole. Ben augurata festa che due re [coiman] di doni! > 61. « Che non cessi mai, [o principe, l'usato stile]: ti si chieggan doni e tu li largisca; si ponga speme in te e tu la compi ; a te s'abbia ricorso ne' perigli e tu li dilegui ». Qui finisce la qasidah. Àrea questo Tiqat 'ad dawlah un figliuolo, per nome Ga^far, intitolato Tàg 'ad dawlah (Corona della dinastia) , giovane erudito e poeta , autore di alcuni versi molto in voga, dettati per due giovani che vestian, l'uno dibàg (1) rosso, e l'altro dib&g nero (2). Ga^far compose que' versi l'anno quattro- cenventisette (1035-6). § IL Dalla biografia di 'Abù Tàhìr Yahyà 'ibn Tamìm 'ibn 'al Mu4zz 'ibn Bàdis, 'al Himyàri 'as Sinhàgi (della gente arabica del Ta- rn an e della tribù berbera di Sinhàgah), prìncipe dell'Affrica [propria] (3). (1) Questa voce, cavata dal Persiano e indirettamente dal greco, è nome d'nna specie di drappo di seta. (2) Seguono i tre versi che abbiam citati nel capitolo LXIII, § 11. pag. 486 di questo volume. (3) A, fog. 324 verso; B, fog. 240 verso; C, II, pag. 359; W, X. 93, n. 815; versione inglese, IV, 95. Sulla pretesa discendenza di quella tribù berbera dai re delFÀrabia Felice^ si v^ga una nota <Ìel baron De Slane, nella lodata versione inglese di 'Ibn ^allikào. I, 283 e il nostro Gap. LIX, pag. 381 di questo volume^ nota 2. Capitolo LXVin — 'Ibn ^Jallikàn. 539 Al tempo di 'Al Hasan 'ibn ^Ali 'ibn Yahyà, nipote del suddetto Yahyà 'ibn Tamim, seguirono de' fatti d'arme e degli avvenimenti che lungo sarebbe a raccontare per filo e per segno. Tra le altre cose, Ruggiero il Franco, principe della Si- cilia, il martedì sei di 'al muharram del cinquecen- quarantuno (18 giugno 1146) prese con la spada alla roano Tripoli (di Ponente); fece strage degli uomini; menò in cattività le donne e i bambini e rapi la roba : indi attese a ristorare la città ed afforzarla di uomini e di preparamenti da guerra. Poscia il lunedi dodici safar del cinquecenquarantatrè (2 luglio 1148) egli prese 'Al Mah di ah. [Il principe zirita di questa città] 'Al Hasan 'ibn ^Ali, vedendo non potere resistere alle forze di Ruggiero, fuggi da 'Al Mahdiah, pren- dendo seco le robe preziose più agevoli a portar via: e, dei cittadini, fuggirono secolui tutti quelli che non furono costretti a rimanere [per cagioni fisiche o eco- nomiche]. I Franchi allora entrarono nella città; se ne impadronirono e trovaronvi tanta copia di danaro e di cose preziose che non si può contare, né annove- rare. Il numero dei re di questa casa [zirita], ecc. (1) Ruggiero principe della Sicilia mori nella prima decade (2) di du 'al higgah dell'anno cinque- cenquarantotto (17 a 26 febbraio 1154) e successegli il figliuolo G ani m (Guglielmo) 'ibn Rugar; appo il643 quale andò il poeta 'Abù 'al Futùh (3) Nasr 'Al- (1) Dopo il racconto degli altri casi dì ^\ 1 Hasan, ripiglia il tristo A, fog. 325 verso ; B, fog, 242 recto; (7, II, pag. 360. (2) C, ha la terza decade. Sarebbe più esatto a dir la seconda ; poi- ché Ruggiero morì il 27 febbraio 1154. (3) Così in C; gli altri testi hanno erroneamente 'Abù 'al Fath. 540 Capitolo LXVIII — 'Ibn Hallikàn. làh 'ibn Qalàqis, ricordato di sopra; il quale Tanno cinquencensGssantatrè (17ott. 1167 - 4ott. 1168) scrisse de' versi in lode di Guglielmo (1) ; e. questi gliene die' guiderdone. Alla morte di Guglielmo sali sul trono la sua figliuola, madre deirimperatore, che ha regnato in Germania a' nostri tempi. Costei, venendo a morte, lasciò l'imperatore bambino: il quale prese il regno; tennelo a lungo e fu uomo di acuto ingegno e di no- bile animo. Tra lui ed 'Al Màlik 'al Kàmil, prin- cipe d'Egitto, furono scambiate ambascerie ed altri [atti di amicizia]: del resto Iddio sa meglio di noi [cotesti avvenimenti]. Dopo [la morte di re Ruggiero] ^Abd 'al Mùmin, arrivato ad 'Al Mahdiah, se ne insi- gnori in seguito di fieri combattimenti. Egli entrovri all'alba del giorno di ^àsùrà', l'anno cinquencin- quantacinque (21 gennaio 1160). Sì è dato pocanzi un estratto della sua bìograiìa nel § 9 di questo me- desimo capitolo, pag. 525 del volume. (1) Si tratta di Guglielmo II, che il biografo confonde con Gu- glielmo I, successore immediato di Ruggiero. CAPITOLO LXIX. DalMuhtasir kitàb 'inbà' 'ar ruwàt, ecc. (Com- pendio delle notizie che si raccontano intorno i fatti dei Grammatici), opera di 'Abù 'al Hasan ^Ali 'ibn Yùsuf, 'as éaybàni, 'al Qifti, (da Coptos), compendiata da Sams 'ad din 'Abù ^Abd 'Allah 'ad Dahabi (1). Ga^far 'ibn ^Alì 'ibn Muhammad, 'as Sa^dì, 'al Lugawi, 'as Siqilli (il lessicografo siciliano, della tribù arabica di S a ^ d, soprannominato) ' A b ù M u h a m- mad, chiamato 'Ibn 'al QattaS fu uno degli uomini più dotti e più segnalati in lessicografia; più versati nella lingua arabica e dediti allo studio di quella. Egli fu eccellente nello stile epistolare e nella rettorica e tiene ancora onorato grado tra i buoni poeti. Abbiam 644 di lui delle poesie e ritraggiamo ch'egli vivea in Si- cilia alla metà del quinto secolo (dell'egira e undecimo dell'era cristiana). 'Al Hasan 'ibn Rasiq, 'al 'Ifriqi (nativo del- l'Affrica propria) detto 'Al Qayrawànì da una città (1) Dal codice di Leida, n. 654. Warn. 3, notato nel Catalogo Jel Dozy, II, 205, n. 876. Do il titolo secondo il codice di Leida, più corretto che Haggi ^alifah, I, 441, n. 1280. 542 Capitolo LXIX — 'A d I) a li a b i. dell'Affrica [propria] che s'appella 'Ài Mabdiah; il suo padre Rasiq era schiavo di un cittadino di quella. Nacquevi 'Al Hasa n nel corso dell'anno trecennovanta (999-1000) e fu quivi educato: mori in Mazara nel corso dell'anno quattrocencinquanta (1058-9). Lasciò varie compilazioni, tra le quali il Kitàb 'al ^umdab (Il libro della colonna) (1). Halùf 'ibn ^Abd 'Allah, 'al Barqi (daBarca), il grammatico e lettore del Corano, emigrato in Sicilia e dotto nelle [varie] lezioni [del Corano]. Sà^id 'ibn 'al Hasan 'ar Raba4 (della tribù arabica di Kabi^ah), il lessicografo, soprannominato 'Abù 'al ^Alà', della provincia di Mawsil (Mossol), studiò la lessicografia in patria appo i dottori di que' paesi; apprese da loro mblte tradizioni e versò in vani rami d'erudizione : eloquente, pronto a rispondere su qual- sivoglia quesito, senza riflettervi. Le sue notizie faron tenute fallaci. Risaputo che in Ispagna si amava molto lo studio della lessicografia, e ch'eravi in pregio ogni maniera di erudizione appo i re e i sudditi, egli parti per quel paese e giunsevi verso l'anno trecentottanta, mentre vi regnava il [califo] omeiade Hisàm 'ibn 'al Hàkim, intitolato 'Al Muwayyad e governava per lui (2) 'Al Mansùr 'ibn 'abi ^Àmir. n quale onoroUo e molto lo beneficò. Sà.^id compose per lui il Kitàb 'al fusùs, ad imitazione dell' 'Amali di (1) V. il Gap. LXVm, § 2 a pag. 512 di questo volume. (2) Letteralmente: il suo wàli e luogotenente sopra la Spagna era 'Al Mansùr. Capitolo LXIX — 'A d D a h a b i. 543 'Al Qàli (1). Sopravvenute in Ispagna le guerre civili, S à ^ i d parti per l'isola di Sicilia ; dov'egli morì in 645 grave età» circa l'anno quattrocentodieci (1019-20). 'Abù Muhammad 'ibn Hazm dice ch'egli mori in Dallaliah (?) (2) l'anno quattrocendiciannove (1028- 1029). Tàhir 'ibn Muhammad 'ibn 'arRaqbànì, il lessicografo siciliano, abitò la Sicilia... (3) e lo chia- mavano il vizir. Al suo tempo non visse uom più dotto di lui in lessicografia e lingua araba, né più elegante scrittore di prosa e poesia in questo idioma. Nobil uomo, valente, illustre e riverito da tutti; venian d'ogni parte i dotti [per conversare con lui] e trovavano in esso un mare immenso [di scienza]. Di lui abbiamo delle poesie. (1) Questo laogo del testo mi sembra mal copiato. Trattandosi degli stessi antorì e deUe stesse opere^ ho corretto secondo il passo analogo del Gap. LXYIII, a pag. 515 del presente volume. (2) n codice ha D . 1 1 . 1 . . h. Supposi io già che fosse scrittura erronea di Sakalìah, ma trovo nel Mu*gam diYàqùt, (ediz. Wtlstenfeld, IH, 479) questo articolo : «Dalila (Fultlma «lettera è y) quasi della forma fa 'ila del vocabolo dalai, * standovi Fultìma y come segno del genere femminile. Dalai è « il contrario di q a s d. È nome di luogo. 'I b n 'al *Q a 1 1 a * «neir Ibniat ('al 'asma', ecc., V. qui appresso Gap. LXXVI e « LXXXV), reca questo vocabolo col m a d d a h in fine e lo scrive «Dalila^ nel capitolo de' vocaboli con lettera raddoppiata ». Kon sappiam altro di cotesto luogo. Sembra verosimile che ap- partenesse aUa Sicilia, poiché se ne & parola nel presente para- grafo ed è citato dal Siciliano 'Ibn 'al Qattà*. , , qui un vocabolo che significherebbe Taglabita, ossia deUa tribù arabica di T a g 1 a b ; ma dubito molto di cosi fatta origine. 544 Capitolo LXIX —'Ad Dahabì. 'Abd 'ar Rahman 'ibn 'Atìq 'ibn Halaf (il Siciliano), lettor del Corano e grammatico, chiamato 'Ibn 'al Fahhàm (il figlìuol del carbonaio) [è nove- rato] tra i più grandi lettori del Corano e tra coloro che fecero il viaggio d'Oriente per ricercare appo i dottori le lezioni [varie del sacro libro]. Ei conobbe ia Egitto 'Ibn 'al H..lmì, 'Ibn ..fs, ^Abd 'al Bàqi 'ibn Fàhin (1), 'Abù 'al Husayn 'al Wàri ed altri, l'anno quattrocentottantotto (1095). Egli apprese la grammatica da 'Ibn .à.sàd — . Scrissene un bel trattato e rimase in Egitto, attendendo alle lezioni [del Corano] e ad altri studii, dall'anno ottantotto in poi. Nacque il (quattrocento) cinquantaquattro (1062) e mori il cinquecentosedici (1122-3). ^Ali 'ibn 'Ibrahim 'ibn ^Alì, sopranoominato 'Abù 'al Hasan, siciliano e gram matico, detto 'Ibn 'al Mu^allim (il figliuol del pedagogo). Egregio in grammatica e lessicografia ; insegnò medicina ed oneiro- 646 critica e fu buon calligrafo. Mori, come si dice, l'anno cinquecentrentadue (1 137-8) . ^Alì 'ibn Ga^far 'ibn ^Ali 'as Sa^di (deUa tribù arabica di S a ^d), il Siciliano, chiamato 'Ibn 'al QattàS lessicografo, grammatico e segretario, illustre figliuol d'uomo illustre, nacque in Sicilia Tanno quat- trocentrentatrè (1041-2) ; studiò l'erudizione appo gli egregi [professori] del paese, ed arrivò al sommo grado di perfezione nella scienza grammaticale. Egli compose (1) Correggasi Fàris, come neirartìcolo analogo del Cap. CI, App.j testo, pag. 59. Capitolo LXIX —'AdDahabi. 545 parecchi bei trattati. Partito di Sicilia verso Tanno cin- quecento (1106-7), soggiornò in Egitto infino alla sua morte» che segui verso l'anno cinqnecentoquindici (1121-2)'. 'Ali 'ibn ('al Hasan 'ibn) Habib, U SicUiano, lessicografo, soprannominato 'Abù 'al Hasan, fu dei lessicografi eminenti e de' campioni della scienza ; ro- busto critico de' versi e delle figure poetiche (1) e poeta ei medesimo. 'Ali 'ibn f àhir 'ibn 'ar Raqbàni, sopranno- minato 'Abù 'al Fa di,' il Siciliano, lessicografo, rac- coglitore di tradizióni su la lingua e su le antiche geste degli Arabi, ed altresì d'ogni apparato agli studi del- l'erudizione. Abbiam di lui delle poesie. 'Ali 'ibn 'Abd 'ar Rahmàn, il Siciliano, gram- matico e autor di trattati di versificazione, emigrò in Alessandria; fu dotto in ambo le scienze suddette; pro- fessò l'una e l'altra; coltivò tutti i rami dell'erudizione e fu tra i primi. Abbiam di lui delle poesie. 'Umar 'ibn Hasan, il grammatico siciliano, so- prannominato 'Ab fi Hafs, coltivò la grammatica e la lessicografia ; fu eccellente in entrambe e ci ha lasciate delle poesie. 'Umar 'ibn ISalaf 'ibn Makki, giureconsulto, . (1) Do tra parentesi il nome del padre, secondo Tarticolo ana- logo di ^A 8 S a y ù t i, qui appresso, Gap. LXXYII, dove è inserito Io stesso brano di prosa rimata con una giunta. IL 35 ^^— ^Ad Dahabi. ^ j^g^jogtalo^ dotto in lìngua araba, acni- ^^iabii^^ yr^'oografiche. Emigrò in Tunis, dove 0470^0 ^ ^^stràto di cadi. Egregio oratore, egli solea ^^troi r^'^^^^ ^^^ orazione [novella], composta ^^ • giesso : e superava quelle di ' I b n N u b à- ib (^h Abbiam di lui eccellenti poesie. Fu oriundo deU» Sicilia. ^Dmar 'ibn ^Ali 'ibn ^Umar, 'asSaraqusi (Si- racusano). Siciliano, dotto grammatico, lessicografo e lettore del Corano, ei compose varie opere su le le- zioni [del sacro libro], al par che su la grammatica e la versificazione. Egli insegnava lettura [del Corano] nella moschea gàmi^ di Misr (Cairo vecchio). Il tra- dizionista 'Às Silàfi lo conobbe in Misr (2). Àbbiam di lui delle poesie. Muhammad 'ibn 'alHasan 'ibn 'atT^zi(3), il Siciliano, soprannominato 'Abù ^Abd 'All&h, rimase in Sicilia, dove fu preposto alla composizione [dei di- spacci d*uflzio]. Fu grammatico, erudito, uomo egre* gio e lasciò delle poesie tra le quali questi due versi, ecc. (1) V. il nostro Gap. LXIII, pag. 463, nota 2. (2) Segaon dne parole che non so deciferare. Si confronti con ridentico articolo dato da 'As Snyùtf sotto il nome di 'Ut- m&n 'ibn *Alì nelCap. LXXVI, a pag. 676 del UeU>. U stesso nome di 'Ut man è citato dal Maqrtz! nel nostro Gap. LXXrV, a pag. 663 del testo, lin. 2*. Sì può snppoire sU* gliato il nome da 'Ad Dahabi e ritener qneUo che danno i doe biografi egiziani. (3) Leggo così secondo il nostro Gap. LXUl, § 3, pag. 4id di questo volume. Il codice qui ha Tawi. Capitolo IXIX — 'Ad Dahabf. 547 Mohammad 'ibn Sadus, soprannominato 'Àbù ^Abd 'Allah, il Siciliano, grammatico e segretario, avanzò ogni suo contemporaneo in grammatica : il verso [poi] e la prosa ubbidivano alla sua mano (1). Muhammad 4bn ^Abd 'Allah, il Siciliano, let- tor del Corano e lessicografo, soprannominato 'Abù Bakr, va noverato tra' dotti in lezioni [del sacro libro]. Ei fu uomo ascetico e religioso. Travagliato d'amore per un giovane figliuolo d'un qàyd in Sicilia, tanto se ne accorò, che il suo corpo si strusse, sputò sangue e consunto dal mal di petto, abbandonò questo mondo e passò all'altro prima d'invecchiare. Che Iddio lo ri- muneri e gli perdoni. Muhammad 4bn ^Al! 'ibn 'al Hasan 'ibn648 'Abd 'alBarr, 'asSiqilH, 'at Tamimi, 'al Quràsi (Siciliano, Coreiscita del ramo di Tamim), il lessico- grafo, fu uomo egregio, perfetto. Nato in Sicilia, viag- giò per istudiare; poi, ritornando al suo paese, andò a corte di 'Ibn Mankùt (2) principe di Mazara; il quale divenne suo stretto amico e diègli alto stato. Questo 'Ibn Mankùt era uomo d'illibati costumi e grande astinenza. Si ritrae che il detto Muhammad (3) vivea fino all'anno quattrocencin quanta (1058-9), e che (1) Letteralmente : « alle sue redini » . (2) Correggo così con certezza la lezione M . d k ù d del testo. *Abd 'Allah ^ibn Mankùt fa ano de' regoli sarti aUa ca- duta dei principi kalbiti di Sicilia. (8) n nome di 'Ibn 'Abd 'al Barr è scritto malissimo in questo luogo, ma la persona non è dubbia. 548 Capitolo LXIX — 'Ad Bah ab i. il lessicografo 'Ibn 'al QattaS il Siciliano^ emigrato in Egitto, era stato suo discepolo. Nasrùn 'ibn Futùh 4bn Husayn 'al JSa* razi (1), il lessicografo, fu dei contemporanei d*'IbD 'al Qattà^ Ya^qùb 'ibn ^Ali 'arRunaydi, il Siciliano, les- sicografo, compose anche delle poesie. Yfisuf 'ibn 'Ahmad 'ibn Ya^qùb 'ad Dabbàj (il conciatore) il Siciliano, il grammatico, rimase nel l'isola di Sicilia, serbò i libri degli antichi e ci lascia buona poesia. 'AbùMuhammad, il Siciliano, il grammatico, chia- mato 'ad dajn^ah (la lagrima), fu dei Siciliani che rimasero, nel paese e dei migliori pedagoghi. Ci ha la- sciata buona poesia. (1) Di Marsft 'al ^araz, oggi La Calle. CAPITOLO LXX. Dal Kiiàb 'al Ubar, ecc. (Avvertimenti su le geste dei trapassati) di 'Ad Pah ab i suddetto (1). Questo medesimo anno (320 = 932) mori Ma y- mùn 'ibn ^Umar, 'al 'Ifrìqi, 'al M à 1 i k i (dell' Af- frica propria, giureconsulto malekita) soprannominato 'Àbù ^Umar, il giureconsulto. Questi fu cadi di 'A 1649 Qajrawàn, e [prima o poi] di Sicilia. Visse cento anni o più, e fu in ponente l'ultimo dei tradizìonisti discepoli di Sahnùn e di 'Abù Mus^ab 'az Zuhri. (1) Cod. di Parigi, Stippi. ar., 746. Comprende le notizie dal- l'anno tre deirEgira infino al quattrocenquarantaqoattro. CAPITOLO LXXI. Dal M a s à 1 i k 'al 'a b s à r , ecc. (Escursioni degli sguardi sui reami e le metropoli) di Sihàb 'ad din 'al ^Umari, volume decimosettimo^ nel quale sì ri- cordano i poeti magrebini (1). Tra questi è da noverare 'Abù ^Ali 'ibn Raéiq 'al Ma sì li (2). Se il mare tentasse di rivaleggiare 650 con costui, non arriverebbe ad agguagliare le sue cupidigie, ecc. (3). Narra 'Ibn Bassàm ch*^li nacque in 'Al Masilah, dove studiò per poco tempo (1) Codice di Parigi , Atte. f. , 1B72. Nel Capitolo IX ablùm dato per intero il nome delPantore, che manca in qaesto Tolmne del codice parigino. Il quale è pieno di correzioni ed aggiunta, die sembran di mano deU*aatore medesimo , ed una (fog. 209 recto) è notata dopo Tanno 740 dell'Egira (1339-40). Si tratta in questo volarne dei poeti d'Affrica e di Spagna, dal principio del quarto secolo dell'Egira infino ai tempi dell'autore. Nella pre&zione (fog. 3 Terso) egli dice avere adoperata la raccolta d" I b n S a * i d e &t- tovi notevoli aggiunte. Il primo paragrafo che ne abbiam cavati) si legge a fog. 137 verso. (2) Da M a s i 1 a, o, come scrivono in oggi i Francesi, IffsZo, in provìncia di Cdstantina. (3) Non essendo siciliano questo 'Ibn Basiq, ho soppresso nel testo un lungo squarcio di prosa rimata : frasi vaghe e Iodi sper- ticate che l'autore infilza per far le consonanze e mostrar lusso di vocabolario. Capitolo LXXI — Mas&lik 'al 'absàr, F. II«. 551 e passò quindi ad 'Ài Qajrawàn. Ei [s*innal2Ò nelle lettere] come poggio, che l'acqua [dell'inondazione] mai non arriva [a coprirlo ] ; e [progredì tanto da parer lontana] meta, che camola robusta non riesce [a toc- carla]. S'egli poetava (1), [ecco che] l'eleganza delle forme metteasi in moto e trottava per bene; s'egli prendea a scrivere, il sottile calam gli s'inginoc- chiava dinanzi e vergava [linee di] peregrina [bel- lezza, da paragonare al] chiaror della luna, quando la notturna brigata [siede in cerchio] a novellare. Eran miracoli di pensiero e di stile (2). Allorché le saturnie stelle si levarono su l'orizzonte di 'Al Mu^izz 'ibn Bàdis, è questi si messe in viag- gio alla volta di 'Al Mahdiah, sotto un cielo vedovo di lune (3), con animo [si abbattuto]* che parea volesse esalare lo spirito in tempo più breve che l'asino non duri la sete (4), 'Abù ^Ali ('ibn Raéìq) fu di co- loro che trassero nel suo stuolo svaligiato, e strinsersi nell'afflitta sua schiera. Egli dimorò presso 'Al MuMzz in 'Al Mahdiah: ma cascata su quella città la notte in cui l'armata de' Rum navigava in que' paraggi, ec- coti allo spaccar dell'alba, il mare [cosparso di] col- (1) Mi sembra che il verbo naqad « beccare, scemerò» abbia qui il significato di e far buona poesia > , la quale si dice n a q d. (2) ^ a b r e h a b a r , de' quali vocaboli il primo significa la cognizione profonda di una cosa e il secondo la narrazione, i^abar è anche termine grammaticale, che vuol dire e soggetto della pre- posizione, enunciativo » . (3) Lune, s'intenda giovani valorosi. Accenna aUa ritirata di 'A 1 Mu^ìzz da 'Al Qajrawàn, quando il paese fu occupato dagli Arabi deU'Alto Egitto. (4) V. Preytag, Prov. Ar., II, 290, N. 123. 552 Capitolo LXXI -^ Mas&lik 'al 'absàri P. IK line che minacciavano lo estremo fato» e di poggi che recavano morti violente (1). In [quell'infausto] crepu- scolo volle il poeta appresentarsi ad 'Al Mu^izz. Lo trovò nel suo oratorio, che leggeva al lume degli ac- cesi doppieri, e i biglietti gli arrivavano [ad ogni mo- mento]. Si fece innanzi 'Ibn Rasiq, mettendosi a re- citare la qasidah che comincia: « Fa cuore, non ti eonturbi questo tumulto, quando ognun piega il collo sotto la tua possanza ». E MuMzz a lui: Gli domandò il foglio sul quale erano scritti i versi, lo strappò e, non bastandogli, ravvicinò alla candela e l'arse. Immedia- tamente 'Ibn Raéiq volta le spalle senza torre corn- ai miato e tira dritto per la Sicilia. Qui?! Tavea prece- duto, e denigrato già, Ibn Saraf, col quale egli, sog- giornando in 'Al Qayrawàn, ebbe una volta [le stesse peripezie] che corsero tra 'Al IBuwàrizmi e Badi^ 'az Zam&n (2). Epperò, trovatisi insieme in Sicilia, si messere a dilaniare l'un l'altro. Rincrebbe alla gente del paese la nimistà ed avversione che era fa*a questi due [letterati]; onde un dei correligionari an- (1) AUude allo sbarco dell'armata de' confederati italiani nel 1088. V. il Gap. XXXV, nel voi. I, 440 seg. (2) Ossia < Prodigio del secolo » . Così chiamarono, per la su eccellenza neir amena letteratura, ^Ahmad 'ibn Hnsayn 'al Hamadàni, contemporaneo e promotore dì 'Al Harirf. 'Al Hamadàni avea attaccata briga a Nisabùr col poeta 'Abù Bakr 'al ^nwàrizmf, per gelosia letteraria. Ne h menzione il Sacy, ChréstomaHe, HI, 860, neUe note agli squarci delle Maqàmàtdi 'Al Hamadàni. Capitolo LXXI — Mas&lik 'al 'abs&r, P. II^ 553 • dato appo 'Ibn Raéiq, gli disse: Voi due, segnacoli entrambi di yirtudi e dottori del popolo di 'ÀI Q a y- r a w à n ^ recati da' meriti vostri in alto stato ed estesa rinomanza , roi non dovevate , no , lacerarvi scambievolmente la pelle, né dar a mangiar a' nemici la carne l'uno dell'idtro ! « [Ebbene], rispose [ ' I b n Raéìq]» va [dunque a trovare ] 'Ibn éaraf ». [Andato l'amico ] vide cbe quegli inclinava alla pace e s'accostava alla mansuetudine. Scusossi con lui ' I b n S ar af dell'averlo fatto scendere [di casa propria] e sa- lire [in casa sua] e gli dio doppia sicurtà [del suo pro- posito], con la lingua e con la mano. [Dal suo canto] 'Ibn Raéfq orsi prestava [alla riconciliazione], ed ora trovava ostacoli; oggi buon volto e domani facea il muso; ma'Ibn éaraf non volle mai sciogliere ciò che aveva annodato, né disdire ciò che avea promesso. Io narrerò adesso [ ripigliar S i h à b 'ad d ! n ] al- cuna delle notizie date da 'Ibn Bassàm su questo 'Ibn Raéiq; ma abbrevierò le parole dell'autore, stralciadone al mio solito le inutili prolissità. Racconta ['Ibn Bassàm] che 'Abù ^Àbd 'Al- lah 'ibn 'as Saffàr (1), il Siciliano, rifuggitosi in 'Al Qayrawàn, conobbevi 'Ibn Rasfq e che questi, quand'ebbe presa dimestichezza con lui, gli con- fidò l'angoscia ch'ei sentiva per l'amore di un ragazzo, e lo pregò di andare insieme con lui a veder questo [pro- digio di bellezza]. Messici in cammino, diceva 'Ab 6 ^Abd 'Allah, arrivammo alla [contrada dell'] arte dei gioiellieri, quand'ecco un giovane, che parea la luna piena: liscia ed olezzante avea la pelle; un polverio (1) Saffar è lavorator di rame o fonditor di bronzo. 554 Capitolo LXXI — Masàlik 'al 'absàr, P. H*. d*ambra sovrastava d'ambo i lati alla canfora del suo collo (1) : [avresti creduto che] il sospetto d*un mal pen- siero lo ferisse, [poiché] lo sguardo fiso sopra di lui gli facea sanguinare [le guance]. Ma 'À b ù ^À 1 ! com'e- gli fu visto dal garzone^ tal turbamento lo prese che 652 gli portò via tutto il sangue dal volto ^); ond'io gli recitai questi due versi di 'As Sanùbiri, ecc. (3). Ed ei mi rispose : 0 'A b ù ^A b d ' A 1 1 à h (4) per Dio, non l'ho mai guardato in fàccia^ senza sentirmi venir meno. Pur mi conforta la tua [presenza] e mi calma la dolcezza della tua parola. [Sappi] con ciò ch'io non oso mai di rinfrescarmi l'occhio [contemplando] il suo volto raggiante ecc. (5). Ripiglia il Siciliano ('Ibn 'as Saffftr): Or io tanto feci per racconsolare questo 'Abù ^Aliy ch'egli mi svelò il segreto delle [sue rela- zioni] con quel giovane : e giuro che non v'ho scoperto alcun fatto che si possa giudicare men che onesto. Es- sendo poi ritornato [nel luogo dove incontrai] quel giovane gioielliere, messomi un giorno a seder nella sua bottega, cominciai a chiaccherare ed a ripetere qualcosa de' discorsi di 'A b ù ^A 1 i. Mi accorsi che il giovane d'un subito mutò colore ; tacque alquanto, poi prese un pezzetto di carta (6) e scrissevi : « U segreto (1) I capelli biondi ricascanti sul collo bianco. (2) Letteralmente: e gli portò via l'acqua dal Tolto ». L*acqu del volto in arabo vnol dir Tonore, il contegno: nia qui signifiea Tumore, ossia il sangue, come ò spiegato nelle linee seguenti (3) Sopprìmo i due versi. (4) Era uso tra amici di chiamarsi col soprannome , anziché col nome proprio o col patronimico. (5) Metto da canto una tiritera di spasimi in prosa rimata e io verso, e passo allo scioglimento della commedia, fog. 89 recto. (6) Sih&h. Capitolo LXXI — Masàlik 'al 'absàr, P. H». 555 [è il] monile del cuore. S*io tolgo l'uno, Taltro rimane disadorno ». Ripiegò il foglio, me lo porse ed aggiunse: « Ho messe qui poche parole ed una sentenza da ser- « bare gelosamente. Quando vedrai 'A b ù ^À 1 i fa di < ayyertirlo che l'amante, s'egli tace è compassionato, « s'egli va strombazzando, è fuggito. E tu dopo [aver € consegnato] questo [biglietto] non ti metterai a scio- . « rinare il mio segreto: [sappi] che s'egli persiste a fare € il cascamorto per me, non gli permetterò mai più di € farmi visita; lo rimeriterò con [fargli versare] onde € di pianto e [fargli provare] lunghi strapazzi. E giuro, < per quest'affetto ch'ei dice di portarmi e per questo « strepito del piagnisteo ch'ei fa per mia cagione, giuro « ch'io non intendo sgombrargli il petto da' sospiri, né < le costole dal carbone che v'arde, nò le palpebre dalle < lagrime ». Recatomi [ripigliava il Siciliano] da 'Abù ^A I i io gli porsi il biglietto ed ei lo lesse. Gli riferii dopo ciò il discorso del giovane e se l'ingozzò. Poi dio in un tal sospiro che mi parea gli si squarciassero le co- stole: e alfine mi domandò: < Oh dimmi s'egli giurò < proprio con quelle parole?» «Si», replicai: ed egli: « Vuoi adesso ch'io metta in prosa rimata tutto quel che m'hai riferito, [e ch'io l'accomodi] in guisa da farti credere che leggessi proprio il discorso di quel giovane? » « Accidente, gli risposi, e perchè non lo fai? » Egli allora [improvvisò] i seguenti versi, ecc. (1). Dice 'Ibn Bassàm: « So da un vizir di Siviglia .che 653 una volta ^Abb&d (2) mandò un suo mercatante in Si- (1) Dopo molti Tersi su quello e sopra altri argomenti, il codice ripiglia come qui appresso. (2) 'Abù *Amr *Àbbàd 'ibn Muhammad, soprannomi- nato 'AlMu'tadad, regnò in Siviglia, dal 1042 al 1069. 556 Capitolo LXXI — Masàlik 'al 'absàr, P. H*. cilia, dove si trovava 'Ibn Rasiq, il quale avea sen- tito parlar tanto bene di quel prìncipe, che gli era ve- nuto tal desiderio avvicinarglisi , qual ne sente il vecchio padre per la sua tènera prole. 'Ibn Raéiq, saputo l'arrivo di cotesto mercatante, gli si ficcò in casa ; si messe a frequentarlo ed a sollecitarlo affinchè lo re- casse [in Siviglia] e lo favorisse appo ^Àbbàd. Il mer- catante gli facea promesse, gli dava speranze e usava con lui famigliarmente : fintantoché; calmati i venti e reso praticabile il corso nell'arringo del mare, egli si dileguò: andò, porgli affari suoi, lasciando 'Ibn Ra- éiq in compagnia delle proprie speranze. U merca- tante [tornando in Siviglia] riferi l'accaduto all' ^Ab- bàd, gloriandosi del [bel tiro che avea fatto]; ma il prìncipe lo punì severamente : confiscandogli ogni suo avere. Poscia 'Ibn Rasiq pensò di far il viaggio per mare, ma sbigotti: e il suo coraggio non l'aiutò tanto da farlo entrare in nave. Al qual proposito ei dettò questi due versi, ecc. Fa menzione di lui 'Ibn Hallikàn, dicendo ch'ei fu uno degli uomini più egregi ed eloquenti; autore di belle opere; tra le quali il Kitàb 'al ^Umdah (La colonna) (1); 1' 'Anmùdàg (Il tipo) (2); U Quràdat 'ad dahab (Le pagliuole d'oro) (3); lo 'A§ éudùd (Le anomalie). Altri dice che il padre d' 'Ibn Raéiq era schiavo rùmt, e che 'Ibn Raéiq mori in Mazara, (1) Abbiam detto di questo libro nel Gap. LXVIII a pag. 512 del pcesente volami. (2) Haggì g[alìfah, I, 468, N. 1392. Cf. SU deiMus,, II, 502, nota 4. (3) Op. ciU IV, 509, N. 9394. Capitolo LXXI — Masàlik 'al 'absàr, P. II*. 557 Tillaggio in Sicilia. 'Ibn Hallikàn trascrive i se- guenti versi di lui, ecc. [Va noverato] tra' suddetti [poeti magrebini] 'Ibn Uamdis (1), [il cui nome compiuto è] ^Àbd 'al Gabbar 'ibn 'ab! Bakr 'ibn Muhammad 'ibn Hamdis, 'al 'Azdi, 'as ^iqillt (della tribù arabica di 'A z d e Siciliano) , soprannominato 'Abu Muhammad. [Lo possiam dire] bella mattinata non offuscata di caligine; limpid' acqua non intor- bidata di musco; generoso corridore non pareggiato nella gara; nube non affrappata da' lampi. Dal suo ramo fecondo non caddero i frutti l'un dopo l'altro; non Al alterato nella sua notte il placido chiaror della luna; pochi batteron la sua nobile via. Sia esaltato Colui che locò in tale sfera si splendida quintadecima ! Fa menzione 'Ibn Bassàm del detto 'Ibn ^am-654 dis e si il dice egregio poeta, che saettando imberciò alti concetti, e tuffandosi nel mar della parola, vi pescò peregrine perle di idee. Ecco alcuni de' suoi nobili concetti, ecc. (2). [Va noverato] tra' suddetti (3) 'Ibn 'al Mu'addib, 'Abd 'Allah 'ibn 'Ibrahìm 'ibn Mutannì, oriundo di 'Al Mahdfah (4)..., il quale possedette (1) Foglio 74 recto. (2) Segaono parecchi squarci di poesia, alcun de* quali si trova nel diwàn, codice di Pietroburgo. Qua e là Sihàb 'ad din vi aggingne brevi giadizii, de' quali io non ho dato il testo, perchè sono al solito molto vaghi e mi avrebbero costretto a inserire anche versi, ascendo da' limiti propostimi. (3) Pog. 155 recto. (^) Manca qui una parola. 558 Capitolo LXXI — Masàlik 'al 'absàr, P. IK vera arte d'Alchimia, se [col vocabolo arte] s'intenda r 'adab [letteratura]; che [veramente ei seppe] mutar l'essenza delle cose (1) barattando il ferro con Toro. Fece l'elisir e pur cadde in cattività; fu perseguitato per mala condotta e non emendossi. Secondo ^Ibn Raéiq, fu assai mediocre poeta; gittatosi ad amare! ragazzi; appassionato di vagare qua e là per lo mondo e di studiare l'Alchimia e la pietra filosofale. Imbarcossi una volta per la Sicilia; ma preso [da' Cristiani]» dimorò lungo tempo in cattività; finché, fermata una tregua [tra i Musulmani] e il re de' Rum, questi rimandò i prigioni e 'Ibn 'al Mu'add ih tra gli altri. Tra le sue poesie corrono questi due versi, ecc- [Va noverato] tra* suddetti (2) ^ U m a r ' i b n 'a 1 Hasan 'ibn ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn ^Umar ''ibn ^Abd 'Allah 'ibn 'abi Sa^ìd [sopranno- minato] 'Abù Hafs, 'al Hawazini della pro- genie diDu 'al kilà^ (3).Dice'Ibn Bassàmche il bisavolo di costui, 'A b ù S a ^i d, venuto, primo della sua famiglia, in Ispagna, fu 'imam della preghiera pubblica in Cordova, al tempo di ^Abd 'ar Rahmàn, primo principe omeiade di Spagna. Quando la signoria di Siviglia venne alle mani di ^A b b à d 'al M u ^ t a- dad(4), il suddetto 'Abù Hafs era proprio l'anima della città e splendeavi come il Sole ; e tra lui ed (1) Letteralmente: « le identità, le cose in sé stesse »: ano de* tanti significati del vocabolo ^ayn € occhio, fonte, ecc. ». (2) Foglio 155 recto. (3) Il codice 'Al Hawar.ni. La tribù yamanita di HawaiìB è ramo di Dù 'al Kilà*. (4) V. qui sopra a pag. 555. Capitolo LXXI — Masàlik 'al 'abs&r, P. IL 559 • ^A b b & d, prima che questi prendesse lo Stato, era la stessa dimestichezza che corre tra le due stelle Far- qàd (1) e la stessa vicinanza che è tra l'occhio e Torecchio.Ma quando 'Ài MuHadad ebbe ben fer- mati i pie [sul trono], 'A b ù H a f s, apprendendo qual- 656 che mal tiro [del nuovo prìncipe],' sorressi in casa (2) affinchè il Fato sbagliasse il [suo colpo sopra il] savio e le magagne [di ^Abbàd] giovassero airinsidiato. Per la qual cosa domandò ad 'Al MuHadad il permesso di fare un viaggio, e soggiornò alquanto in Sicilia: ma gli orizzonti eran troppo angusti per la sua gloria e le maraviglie raccontate di lui trapassavano i con- fioi della Siria e dell' ^I r à q. Partito poscia per l'E- gitto, arrivò alla Mecca ed ebbe, cammin facendo, il libro di 'A t T i r m i d i (3), il quale egli poi fu il primo a di£fondere nel M a g r i b. Ritornato poscia in Ispa- gua, soggiornò in Murcia; ma quando i Rum s'im- padronirono di questo paese e i tempi si fecero grossi, ritornò alla sua patria, [attirato] da una speranza che gli scavò la tomba, facendogli uscir di mente il sospetto in cui era venuto una volta e dimenticare com'egli avesse già schivato un colpo che or non potea più ribat- tere. Infatti 'Al M uH a d a d [un di] chiamollo alla sua presenza e comandò a due paggi negri di metterlo a morte. I quali eseguirono con rammarico lor mala opra. Trapassato che fu questo valentuomo, ogni cosa andò di traverso ad ^Abbàd; nò egli fruì a lungo di questa bassa vita. Ecco alcuni versi del nostro poeta, ecc. (1) Sono ^ e t deirOna Minore. (2) Letteralmente : « insalvatichì » . (3) Celebre compendio di Tradizioni del Profeta. 5e0 Capitolo LXXI — Masàlik 'al 'absàr, F.II*. [Va noverato] tra' suddetti (1) Sulaymàn 'ibn Muit^ammad, 'asSiqillÌ(il Siciliano), coi una lu- cida percezione fé* terso (2) lo specchio [dell'intelletto]; dio alla sua lampada l'apparenza di raggiante sole mattu- tino; e per suo mezzo guari le infermità della lette- ratura e ne fé' cessare i lai. Dice 'Ibn Bassàm: À quanto ne ho saputo, di fu dotto, erudito e poeta, e. capitò in queste nostre regioni l'anno quattrocenquaranta (1048-9); lodò pa- recchi principi del paese e con la sua grande eru- dizione fu onorato appo i grandi. Si leggono di luì i seguenti due versi, ecc. [È da noverare] tra' suddetti (3) 'Àbù 'al ^Arab, il Siciliano. Fu eccellente nell'arte metrica, e quella ei fé' doventar come grosso fiume, al quale chi s'avvicina non può rimanere assetato. Egli incanalò quel flome 666 là dove impaludava; raffrenò i suoi rami lussureg- gianti; ravvivò, con la irrigazione di quelle acque, nelle guance di essa arte [metrica] le rose, le quali pria non erano altrimenti inaffiate che dalla piog- gia: onde avvenne che [per opera di lui] prendessero color più vivo. Fu 'Abfi 'al ^Arab quegli che dotò quest'arte di tutti i nomi tecnici e che fece copia dei proprii lumi a una carovana di guasta mestieri. L'arte visse disadorna flnchò egli non la addobbò ; ignobile (1) Fog. 179 verso. Si yeggano su questo Sulaymàn i nostri Cap. LXI, LXII e LXin, a pag. 420, 434 e 457 del presente volume. (2) Saqal < pulire del metallo > ha le stesse lettere radicali del nome Sicilia. Come lasciar fuggire questa bella occasione di ùk un bisticcio? (3) Foglio 180 verso. Capitolo LXXI — Masàlik 'al 'abs&r, P. II*. 561 finché egli non la esaltò; confusa finché non vi spuntò Talba sua lucente : rimase piena di errori , finché i suoi raggi non sfolgorarono appieno ne* più remoti [paesi di] Levante (1). Nei quali egli percorse una via che sapea buona, e insegnò ai poeti della sua nazione a cogliervi i più bei fiori. Indi spirò per lui un vento propizio, che lo sollevò dalla cattiva fortuna ; assicurò la sua luna piena che non giugnesse mai allo scemo; gli mandò successivamente le nubi [che lo rinfrescas- sero nel viaggio]; spinse verso di lui nelle aurette mat- tutine i profumi [della poesia]; gli condusse a nozze le [bellezze poetiche] verginelle, e accrebbe grazie alle spose. Dice 'Ibn Bassàm: < Usò costui la lingua più pura che mai si parlasse dagli Àrabi di queste regioni : ei fu stella venuta dall'Oriente (2) in [questi paesi] oc- cidentali. Tra i più celebri aneddoti suoi mi é stato rac- contato, ch'egli appresentossi un giorno a corte di 'A 1 MuHamid ('ibn ^Abbàd, principe di Siviglia), al quale era stata recata gran copia di monete di ar- gento. 'Al Mudami d gliene die due borse piene. Erano esposti dinanzi il principe parecchi lavorìi d'am- bra, un dei quali in figura di camelo, intarsiato di bel- lissime gemme : 'A b ù 'al ^A r a b allora improvvisò [questo verso] : € A portar cotesto monete, che Iddio ti dia vita, non ci vuol manco di un camelo >. Si messe a rìdere 'Al M u ^ t a m i d e gli donò quel gingillo, ma 'Abù 'al ^Arab rìpigliava estempora- neamente : (1) Si ricordi che 'Abù 'al *Arab era nato in Ponente. (2) n poeta era Siciliano e Tantologista scrìveva in Spagna. II. 38 562 Capitolo LXXI — Masàlik 'al 'absàr, P. II». < Mi hai donato un camelo bruno, sul quale hai tu messo un carico di bianco argento : cosi potesse por- tarlo! » < Caso singolare, chò singolari sono tutte le mie av- venture, tu mi fai vivere nell'abbondanza; tanto ch'io porto via ad un tempo la soma e la bestia! > (l). Or venendo (2) agli scrittori coi ricordi dei quali ' I b n 'al Q a 1 1 à^ ha adorno il suo [libro intitolato] 'Al M u 1 a h 'a 1 ^A s a r i a h (3), io ne nominerò al- cuni dei più segnalati e distingueroUi in ispecie e ge- neri, a fin di mostrar meglio quelle bellezze letterarie 657 e quelle poesie, alle quali è da accompagnar lode. Il soprannome di 'Ibn 'al Qattà^ fu 'Abù 'al Qà- s i m e il nome ^Ali 'ibn Ga^far 'as Sa^di (della tribù arabica di Sa^d). Tra gli altri di cui si fa ricordo, ecc. (4). (1) Questi due versi, insieme con un altro tramezzatovi ectmraA breve notizia, leggonsi in un estratto del T uhfat 'al 'Arfts, preso Dozy, Hi8t Abbad., U, 146. Cf. EisL des 'Mus. cTEspagne dello stesso autore, IV, 149. (2) Fog. 182 verso. (3) < I sali contemporanei » o vogliam dir: Le bellezze dei poeti contemporanei. V. Haggi ^alifah, IV, 145, N. 7901 e VI, 109. N. 12867. Il titolo stesso dimostra ch'è Antologia diversa da qoella delle poesie siciliane, della quale si trova una parte nel nostro Cap. LXm, § 3, pag. 447 segg. del provento volume. (4) Ne* 34 fogH seguenti non si tratta di 'Ibn 'al Qattà^se non che egli è citato in qualche articolo. Né anche vi si trovano noioi di poeti siciliani. CAPITOLO LXXII. DalKitàb 'al wàfi bilwafayàt (Supplemento alle necrologie) dello sayh Salàh 'ad din 'ibn 'abì 'as Safà Halìl 'ibn ^Abd 'Allah, 'as Safadi(l). H u r h i (Giorgio) (2) il Franco, vizir di re Ruggiero Toccupatore del reame di Sicilia, fu uomo prode e va- loroso, un dei Cristiani più sagaci. A capo di un'armata egli prese 'A 1 M a h d i a h ai Musulmani. Recando poscia un esercito su le navi, arrivò a Costantinopoli; entrò nel porto ; presevi molte galee : e la sua gente saettò lo [stesso] palagio del re. Lunga guerra si tra- vagliò tra lui e il principe di Costantinopoli, con per- dita sempre di quest'ultimo. Giorgio fu uomo di quei tali che niuno si scalda al medesimo fuoco con esso (1) Aj ood. della Bibl. di Parigi, Suppl or., 706. Due volami di esemplari diversi, Tan dei quali, che era Tettavo, corre dal nome ^ a* tùn a quello di 'Ibn ^as Saninirah; Taltro, ch'era il decimo quinto di una copia diversa, va da SaMd 'ibn *Ali infino a S à * i d. Il codice B, posseduto dal comandante Dewulf, del Genio militare di Francia, copia magrebina del 1148 dell'egira, abbraccia presso che intera la lettera * a j n. (2) Questo nome negli altri scrittori ha la forma g u r g !. Pure non è da biasimar quella di 'Às Safadt, la quale si trova nelle monete dei re Pracratidi della Georgia. 564 Capitolo LXXII — 'As Safadi. loro (1). Egli morì di emorroidi e mal di pietra, l'anno cinquecenquarantaséi (20 aprile 1151 - 7 aprile 1152), con grande allegrezza della gente [musulmana]. R a g g à r (Ruggiero), re dei Franchi, principe della Sicilia, mori di angina Tanno cinquecenquarantotto (29 marzo 1153-17 marzo 1154). Altri pronunziano questo nome ' U g g à r (Uggiero). Amò molto i cultori delle scienze filosofiche : egli fece venire dalla costiera 658d'Aflfrica (2) lo Sari f 'al 'Id rìsi (Edrisi) autore del N u z h a t 'al Mu étàq, ecc. a fin di comporre per lui un'opera su la figura del mondo. Arrivato Edrisi appo di lui, il re lo accolse a grande onore e gli die alto stato. Chiestogli, poi, da Edrisi del metallo da &bbri- carne gli [strumenti] ch'egli immaginava, il re gli fé' recare delle verghe d'argento del peso di quarantamila dirhàm; con le quali egli costruì dei cerchi in figura delle sfere celesti: e sovrapponendoli l'uno all'altro, lor dette la figura speciale [ch'egli bramava]. Ruggiero ne fu maravigliato. Aveva Edrisi adoperato in quel lavoro la terza parte dell'argento e un poco più, avanzandone quasi due terzi, che il re gli lasciò in guiderdone, e v'aggiunse centomila dirhàm ed una nave testé arri- vata da Barcellona con carico di varie specie di merci (1) Questo proverbio si legge con poche varianti nel Maydàni, ediz. di Freytag, tomo II, pag. 588, e toma a quel che noi diremmo e uomo da non lasciarsi posar mosca sul naso > . (2) *A1 *Adwab assolatamente ossia e La terra del passag" gio », come fu chiamata la costiera d'Affrica che guarda, la Spagna- Lo Stretto di Messina era detto dagli Arabi d^Ocddente 'Adwat 'ar Rum, ovvero 'Al F a r a n g. V. in questo volume , pag. 168 , 183, 187. Capitolo LXXII — 'As Safadi. 565 • • europee (1) di quelle che sogliono i re far venire [ap- posta per loro]. Ruggiero pregollo che rimanesse appo di lui, dicendogli: « Tu sei, della casa de' califi, e flnchò tu vivrai tra* Musulmani, 1 re dei loro paesi cercheranno di farti morire ; ma soggiornando presso di me, la tua vita sarà sicura » . Avendo dunque Edrìsi accettata la profferta del re, questi gli assegnò tale entrata che si larga non ne hanno se non che i principi. Edrìsi an- dava alla reggia a cavallo ad una mula, ed entrando nella sala del re, questi si levava, gii si facea alKincontro e lo metteva a sedere accanto a sé. [Una volta] il re gli disse : Io voglio notizie appurate e precise dei paesi [del globo], non già quelle che si cavano dai libri. [Die- tro matura esamina, Edrìsi e il re] prescelsero alcuni uomini sagaci, intelligenti e pronti ; i quali Ruggiero mandò per tutte le province di levante, ponente, mez- zogiorno e settentrione, e con essi inviò dei disegna- tori (2), che ritraessero ciò che vedeano con gli occhi proprii; comandando a tutti costoro di ricercare mi- nutamente e largamente tutte [le condizioni dei paesi] ch'era uopo di conoscere. Ogni volta che alcun di loro [ ritornando dalla sua missione ] recava qualche dise- gno, lo Sarif Edrisi lo verificava: e cosi egli con- dusse a compimento l'opera che s'era proposta, la quale è intitolata: Nuzhat 'al mustàq, dello éarif 'al 'Idrìsi. (1) Rum i, che qui significa appartenenti a* Cristiani d'Earopa, e in ispecie a qneUi stabiliti sul Mediterraneo, da Costantinopoli allo Stretto di Gibilterra. ^ (2) Mnsawwir s'intende pittore o scultore. Qai si tratta piut- tosto di persone capaci di abbozzare carte topografiche, o forse por- tulani, come par che Fautore voglia significare un po' più innanzi. 566 Capitolo LXXII — 'As Safadì, • ■ 659 'Ibn Rasiq. Parecchi han portato questo nomo; tra i quali ^Abd 'Allah 'ibn Rasiq 'al Qur- tubi (da Cordova) e 'Ibn Rasiq 'al Qayra- wàni (da 'Al Qayrawàn) autore delle [ note ] opere, il quale ebbe per nome proprio H a s a n. Sulaymàn 'ibn Mahmùd 'ibn 'abì 'ai Husayn 'ibnMahfùz, 'alQuràsì (Coreiscita), soprannominato 'A b ù 'al M a s *^ u d, 'a s S i q i 1 1 i (1) 'al Bagdàdi (Siciliano domiciliato (?) in Bagdad). Prese alcune tradizioni da 'A b ù H i s à m ^I s à ' i b a 'Ahmad 'ad Dùéàbi e insegnonne alquante. Egli mori la notte di ^aéùrà' dell'anno seicentoventitrè (11 gennaio 1226). Ecco due versi suoi, ecc. Sà^id 'ibn 'al Hasan 'ibn ^Isà 'ar Raba^i (della tribù arabica di Rabi^ah), soprannominato 'Ab ù 'al ^Alà', 'al Bagdàdi (da Bagdad)» il lessicografo. Studiò tradizioni con 'Al Hasan 'ibn ^Abd 'Allah 'as Siràfì, con 'Abù^'AÌi 'al Fàrisì, con 'Abù Bakr 'Ahmad 'ibn Ga^far 'al Q a ti ^ì e con 'Abù Sulaymàn 'al ^attàbi e trasmise le tradizioni prese da loro. Oriundo di 'Al Mawsil (Mossul), egli venne in Ispagna, regnando Hisàm 'ibn 'al Hàkim intito- lato 'Al Muwayyad [billàh], e governando 'Al Mansùr 'ibn 'abi ^Amir, verso il trecento ottanta (31 marzo 990 - 19 marzo 991) e mori in Sicilia Tanno (1) Il Codice A, tomo XV, ha 'a s s a y q a 1 (rarmaiuolo), il qnal nome è facile a confondere con A s S i q i 1 1 i (il Siciliano), perché ha le stesse lettere radicali e non differisce che per le aervili, queUe cioè che determinano la forma grammaticale. Capitolo LXXII — 'A s S afa di. 567 quattrocendiciassette (22 febb. 1026 - 10 febb. 1027). Egli era pronto alla risposta, ecc. (1). ^Abd 'alGabbàr 'ibn Muhammad 'ibn Ham- a. 49 di 3 soprannominato 'Àbù MuJ^ammad, il poeta sici- liano, lodò i re di Spagna dopo il quattroceusettanta A. 50 e divenne intimo di 'Al MuHamid ['ibn ^Abbàd], prìncipe di Siviglia. Dopo costui lodò i re deirAffrica [propria], Yahy a 'ibn Tamìm... (2) e mori l'anno [cinquecento] sedici (12 marzo 1 122-1 marzo 1 123). Ecco alcuni suoi versi, ecc. (3). Ed ecco la sua famosa qasi- dah, ecc. (4). Aggiungo io: Che la poesia sia.[sempre] cosi : che [adoperi linguaggio] scelto e fluente ; padro- D^gi le rime; [usi] delle similitudini eleganti e delle metafore gentili e sopratutto faccia di trovar le perle nelle idee [piuttosto che nelle parole]. (1) Si vegga il Cap. LXVHI, § 3, pagg. 514, 515. (2) ETidentemente il copista ha saltati i nomi di ^Ali ed 'ÀI H a s a n, pei quali Ibn ^amdis scrisse i versi inseriti o citati nel nostro Gioitolo LIX, paragrafi 15 e 16. (3) Seguono quattordici brani composti in tutto di quarantotto Tersi. (4) Si vegga questa qasidah qui sopra a pag. 308 segg. CAPITOLO* LXXIII. Dal Eitàb 'al ^iqd 'at tamin, ecc. (La preziosa gemma, che è la Cronaca della Mecca) per Taqi 'ad din Muhammad 'ibn 'Àhmad, 'al Hu- sayni, 'al Fasi, 'al Makki (della casa di 'ÀI Husayn, nato in Fez, domiciliato alla Mecca) (1). Muhammad 'ibn 'ahi Muhammad 'ibn Zafar, il giureconsulto, soprannominato 'Àbù Ba- si m, oriundo del Magrib, nato ed educato alla Mecca, domiciliato in H a m & h. Cosi è data la sna ge- nealogia da 'Abù 'al Ha san 'al Q atifi, nell'appen- dice alla sua cronica di Bagdad, nella quale egli dice: Venne costui in Bagdad, ma non ho ricordi [di ciò che abbia fatto in quella città]. Poscia stanziò in Ha- 660 mah di Siria: fu uomo notevole per probità, dottrina e pietà; die in quel paese lezioni di dritto secondo [la scuola di] Sàfi^ì e mori in Hamàh [stessa], l'anno cinquecensessantasette (4 sett. 1171 -22 agosto 1172). In altro luogo della stessa cronica 'Ài Qatifi narra che 'Abù 'al Mahàsin ^Dmar 'ibn ^Ali, il Coreiscita, studiò con 'Ibn Zafar, e che, avendo [poscia] doman- dato di lui in Hamàh, del mese di rab!^ primo del* (1) Codice di Parigi, Anc. Fond,, 719, foglio 251 recto. Capitolo LXXTTÌ — 'A 1 F a s i. 569 l'anno sessantasette (12noy. ali die. 1171), gli fu detto esser morto da alquanti giorni. Che Dio abbia miseri- cordia di lui! Questa notizia ci fa conoscere più positi- vamente la data della morte. Circa la nascita, il detto 'Àbù 'al Mahàsin riferiva che avendone chiesto ad 'Ibn Zafar medesimo, questi gli avesse risposto: Di éa^- bàn dell'anno quattrocento novantasette (29 apr. a 27 maggio 1104), alla Mecca, che il Sommo Iddio la custo- disca. Per questa biografia ['Abù 'al Mahàsin] citava anco un 'A b u ^A b d 'Allah 'al H u s a y n 'ibn 'Ali 'at Tabari; ma 'Al Qatifì ne mette in dubbio l'autorità. Può darsi, egli dice, che 'A b ù 'a 1 Mahàsin abbia [avuto sotto gli occhi uno scritto mu- nito di] licenza [dell'autore]; ma la citazione di udito non Tale, essendo morto 'Al Husayn l'anno quat- trocentonovantotto (23 sett. 1104 - 12 sett. 1105), come si dirà nella sua biografia (1). 'Ibn Hallikàn nella sua Cronica [degli uomini illustri] fa menzione di 'Ibn Zafar, dicendo ch'egli fa uno degli eruditi, ecc. (2). Tanto 'Ibn Hallikàn: io dico, che cotesta notizia, come tu vedi bene o let- tore, è contraria a quelle date da 'Al Q a ti fi in- torno la data della morte d''Ibn Zafar e il luogo della sua nascita : -la verità, poi, la sa Iddio. Continua 'Ibn Hallikàn, ecc. (3). (1) ' A b ù 'a 1 M a h a 8 i n, non vecchio di certo, il 567, non avea potuto assistere aUe lezioni dì 'Al Husayn 'ibn *Ali 'at 'Ta- b a r !, ch'era morto da poco men che settant'fCnni, come si vede dalla stessa opera del nostro autore. (2) Segue uno squarcio del paragrafo d"I b n g[ a 1 1 i 1^ ^ ^ <^he abhiam dato qui sopra a pag. 522 di questo volume. (3) Idem, pag. 524. 570 Capitolo LXXHI — 'A 1 Fasi. Fin qui il [ iodato biografo ]: Qutb 'ad din da Aleppo fa menzione d''Ibn Zafar nella sua Cronica d'Egitto con queste parole : Muharomad 'ibn Muhammad *ibn Zafar 'alHigàzi, 'al Makki (della Mecca, nell* Higàz), giureconsulto male- kita, moralista e teologo scolastico, uscito in fanciul- lezza della sua patria per andare a studiar fuori, ca- pitò nei paesi del M a g r i b e conobbe in Alessandria 'Abù Bakr da Tortosa ed alcuni dotti dell'Affrica [propria]. In Ispagna ei conobbe 'Abù Bakr 'ibn 'al ^Arabì, 'Abù Marwàn 'al Bàgi (daBeja), 'Abù 'al Walid 'ad Dabbàg fil conciatore) ed 'Ibn Masarrah(l). Egli tenea delle conferenze (2) nelle moschee. Andò in Sicilia, poscia in Damasco ed [alfine] pose domicilio in Ha mah, dov'egli mori tra 661 il cinquecensettanta e l'ottanta (1174*1185) e fu sepolto nei pressi di quella città. Qutb 'ad din da Aleppo dice aver cavate queste notizie dalla parte terza del- l' 'I z r a^ 'al M a s à 1 i k, ecc. (Coltivazione delle vie che menano a conoscere i giureconsulti della scaoia di M à 1 i k). Fin qui il detto autore : io fo notare che avvi qui un'altra contraddizione con 'Al Qa tifi, il quale afferma avere 'Ibn Zafar insegnato il diritto secondo la scuola dei S à f i ^ i ; ma può darsi che egli abbia professato secondo entrambe le scuole; il che fa- rebbe sparire la difficoltà. La diversità della genealogia può nascere da un errore tra i due nomi di M uham- (1) y. nel nostro Gap. LIX, a pag. 495 di questo volume, un cenno sopra 'Abù *Àbd 'Allah 'ibn Masarrah^ morto il 319 (931), onde si tratta al certo d'altra persona. (2) Cosi traduco il verbo dakara alla terza forma. Cf. Doiy, Supplj ad vocem. Capitolo LXXHI — 'Al Fasi. 571 maded ^Abd 'Allah 'Abù Muhammad; il quale errore sarebbe da apporre al copista, non già airautore. Delle poesie del detto 'Ibn Zafar ecco quelle che trascrive 'Al Q a ti fi, ecc. (1). (1) Seguono tre versi; poi due altri^ tolti da'Ibn ^allikàn, ed altri dne tolti dalla ^aridah di 'Imàd 'ad din. CAPITOLO LXXIV. Dal Kitàb 'al Muqaffà (La [Cronica mag- giore] limitata), del tradizionista 'Al Maqrizi, che Dio l'abbia nella sua misericordia, codice au- tografo (1). Dalla biografia di ^Ubayd 'Allah 'al Mahdi(2)... Pervenutagli la nuova della ribellione di Sicilia» mandò in quell'isola un'armata che vi portò guerra e la con- quistò, ecc. ^Ubaydah 'ibn ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn Hakim 'ibn ^Umayah 'ibn Hàritah 'ibn 'al 'A w q a §, 'ad D a k w à n i, 'a s S u l a m ! (3), (1) Così il titolo del Cod. di Parigi, Anc, FofuLf 675, nel quale si contengono le biografie con le lettere iniziali tà, za, 'ajn. Due altri volami, che sembrano anco autografi, serbansi nella biblioteca di Leida, Catalogo del Dozy, II, pag. 200, N. 820 e comprendono le let- tere a 1 i f, k à f, 1 à m, m i m. (2) Cod. di Parigi, fog. 222 verso. (3) Idem, fog. 227 recto. La genealogia, secondo 'Ibn 'al 'Àt ir. ediz. Tomberg, F, 108, è^Ubaydah 'ibn *Abd 'ar Rah- màn 'ibn 'abi 'al 'Agarr, 'as Salami. 'Ibn Haldfin. AfriquCy ediz. Des Vergers, pag. 9 del testo, ha ^Ubajdah 'ibn ^Abd 'ar Rahmàn, 'as Salami, cagmo di 'Ab fi 'al A * w a r. Capitolo LXXIV — 'Al Maqrizi, 'Al Muqaffà. 673 (della tribù araba di Sulaym, famiglia di O^^^&i^) cugino di 'Abù 'al 'A^war 'as Sulamì, fu pre- posto dal (califo omeiade) Hiéàm 'ibn ^Àbd 'al Màlik 'ibn Marwàn airAffrica [propria] ed alla Spagna, nel mese di s a f a r, o, secondo altri, di 'a 1 muharram, anno centodieci (16 maggio a 13 giugno ovvero 16 aprile a 15 maggio 728). Arrivato nell'Af- frica [propria], egli mandò con forze navali ^ U t m à n 'ibn 'abi ^Ubaydah 'ibn ^Uqbah; il quale, 662 sbarcato in Sicilia, spedi [a far correrie] dentro risola settecento uomini capitanati dal proprio fratello H ab i b 'ibn 'abi ^Ubaydah (1); contro il quale avanzatisi ì nemici, egli colse alla sprovvista il loro patrizio, e Iddio li sbaragliò. L'anno [cento] undici ^Ubaydah 'ibn ^Abd 'ar Rahmàn mandò dall'Afifrica (2) 'Al Mustanir 'ibn 'al Habhab 'al Hawéi (3) a far guerra in Sicilia con cento ottanta navi; il quale pose l'assedio alla loro [città] ; ma, sopravvenuto l'inverno, riparti con vento favorevole, e quasi arrivava a salva- mento, quando levatasi una tempesta, l'armata fece nau- fragio, campandone diciassette navi sole. Quella che recava 'Al Mustanir fu gittata su la costiera di Tri- poli [di Barbarla. Di che informato] ^Ubaydah, (1) Si confronti con 'Ibn 'al 'Atir, 'an Nnwayrì, 'Ibn 5aldùn e 'Ibn 'abì D £ n & r , Gap. XXXV, XLVIH, L, LVI, ?ol. I, p. 361| ecc., II, 113, 171, 275, e si vegga il Bayàn nel nostro Gap. XLIV, voi. U, p. 3, nota 4. (2) Questo squarcio, incominciando dalle parole « egli mandò con forze navali » si legge in postilla marginale. (3) Si corregga 'Al Mustanir 'ibn 'al H&rit 'al Hn- raytl, come presso 'Ibn 'al 'A tir, anno 113, nelle Aggiunte in fin di questo volume, e presso 'Ibn 'abì Dìnàr, Gap. LYI a pag. 274 del medesimo. 574 Capitolo LXXIV — 'Al Maqrìzf, 'Al Muqaffà. scrisse a Yazid 'ibn Muslim 'al Kindi (della tribù arabica di Kindah) suo ^àmil in Tripoli, co- mandandogli di far mettere le ritorte a Mustanìr e inviarglielo con sicura scorta. Cosi legato arrivò appo ^Ubaydah; il quale lo fé' vergheggiare aspra- mente e condurre in giro sopra un asino per le strade di 'Al Qayrawàn; poi per lungo tempo lo fé' ver- gheggiare ogni venerdì. Cosi fatto supplizio fu in- flitto ad 'Al Mustanir perchè egli s'era trattenuto nella terra dei Rum tanto che gli sopraggiunse l'in- verno e turbossi il mare e scatenaronsi i venti. 'Al Mustanir rimase prigione presso ^Ubaydah. Questi l'anno centododici (26 marzo 730 -14 marzo 731) mandava a far guerra in Sicilia T^bit 'ibn Haytam, della gente di 'Al 'Urdunn (provincia del Giordano); il quale fece cattivi e preda, poi tornò sano e salvo. L'anno quattordici (3 marzo 732 - 20 febb. 733) il medesimo ^Dbaydah mandò a far guerra in Sicilia ^Abd 'al M&lik 'ibn Qatan; il quale fece preda e ritornò sano e salvo. Mandò inoltre ad assalire la Sardegna un' ^Abd 'Allah 'ibn Zìàd 'al 'Ansàri (della gente di Medina); il quale fece preda e ritornò sano e salvo. L'anno quindici (21 febb. 733 - 9 febb. 734) lo stesso ^Ubaydah spedi dall'Affrica Bakr 'ibn Suwayd; il quale andato in Sicilia, i Rum gli ven- nero incontro egittarono il fuoco su le sue navi, ecc.(r». Dalla biografia di ^Abd 'Allah 'ibn Barri 'ibn ^Abd 'al Gabbar 'ibn Barri, ecc., il grammatico e (1) Questo squarcio, incomincÌAndo dalle parole € Questi, Tanno centododici » si legge in postilla marginale. Capitolo LXXIV -^*'A1 Maqrìzi, 'Al Muqaffà. 575 lessicografo, domiciliato al Cairo (1). Costui nacque in Misr (Cairo vecchio) il cinque del mese di rag ab, anno quattrocentonovantanove (13 marzo 1106) e stu-663 dib l'erudizione con 'Àbù Bakr Muhammad 'ibn ^Abd 'al Màlik, 'as éantaràni 'al Magribi ( il Magrebino di Santarera ) , e con ' A b ù ^A m r ^fe'traàn 'ibn ^Ali, 'as Siqillì (il Siciliano). Muhammad 'ibn 'Ibrahim 'ibn Musa (2) so- prannominato 'Abù Bakr, 'at Tamimi, 'al Misr!, 'as Sigilli, 'as Sufi (della tribù arabica di Tamiro, egiziano, siciliano, della setta dei Sufiti). Molto ei scrisse; viaggiò nell'Iraq a fin di raccogliere tra- dizioni , ma trasmessene poche (3). Egli ne apprese da 'Abd 'Allah 'ibn Muhammad 'al Mubàriki e dal costui maestro Hafs 'ibn ^Umar. Assistè alle conferenze [filosofiche] di 'Al tìunayd e di 'An N ù r 1. Apprese le tradizioni da lui per interme- diario, 'Abù Sa^d 'al Màlini, il quale insegnoUe ad 'Abù ^Ali 'al Husayn 'ibn ^Ali 'ibn Halaf e ad 'Abù 'al Hasan Muhammad 'ibn ^Abd 'al ^Aziz 'al Quni. Quest'ultimo riferisce le seguenti parole del detto Muhammad 'ibn ^Ibrahim. (1) Pog. 185 recto. (2) Codice di Leida, voL L Per questo personaggio si veggano le Vite de' Sufiti di G à mi*, neUe Notiees et Extraits des Mss,, voi. XII, 409, al nome di 'Abù Bakr Siqillt. Lo^ stesso trattato, a pag. 426 e 409, dice dei celebri Sufiti 'Al Gunayd ed 'An N ù r ì, che ai citano nel presente articolo. (3) Cosi traduco, perchè seguiva nel testo un vocabolo che par abbia detto: yasfrah. 576 Capitolo LXXIV — 'Al Maqrìzi, 'Al Muflaffà. Io mi trovai, diceva egli, a Mubin (1) in una bri- gata , nella quale erano raccolti 'Ài Gun&jd, 'Abù 'al Husayn 'an Nùri, e altri dottori. Inco- minciata la conversazione dal primo, levossi 'Àbù 'al Husayn 'an Nùri, brontolando, e disse, accennando ad 'Al Gunayd: € Possono risponder que' soli che sentono >. E 'Al Gunayd a lai: «Ebbene tu vedi le montagne che ti sembran ferme e pur corrono come le nuvole! » (2). Muhammad 'ibn 'ab! Bakr 'ibn ^Abd 'ar Razzàq [intitolato] Sarf ad d i n [e soprannominato] 'Abù ^Abd 'Allah, il Siciliano, cieco e lettor del Corano, studiò le varie lezioni [ del sacro libro ] con Kamàl ['ad din] 'Abù 'al Hasan 'ibn éagàS 'al ^A b b à si (della schiatta degli Abbasidi) il cieco e con Mu^in ('ad din) 'Abù 'al ^Abbàs 'Ahmad 'ibn 'abi 'al Fadàyl Ga^far 'ibn Muhammad 'ibn ^Abd 'al JSàliq, il primo dottore malekita [de* suoi tempi] in Egitto. Questi due [Ramài 'ad din e Ma ^in 'ad din] erano stati discepoli di 'Abù 'al Haqq. 11 detto Muhammad apprese tradizioni da Mu^in ('ad din) 'Ahmad ed anco da 'Abù 'al Haqq 'Ibrahim ('ibn) ^Umar 'ibn Mudar 'ibn Fàris e insegnò tradizioni egli stesso. Egli fu religioso, probo e cor- (1) T à q ù t dà il nome e pur non sa dove sia il luogo. Pertanto panni sbaglio, e correggerei, tenendo presente la forma de' caratteri M a y b u d che, secondo lo stesso autore, era casteUo presso Ispah&n, dal quale prese nome un tradizionista del sesto secolo dell'egira. (2) Strano concetto in un filosofo mistico del X secolo! Credo t^ lesse dire: Se non senti le mie parole, perchè non ti avricini ? Sos le montagne e corrono, ecc. ■^ ■ Capitolo LXXTV — 'Al Maqrizi, 'Al Muqaffà. 577 dato, un di quegli [eietti] le cui preghiere portano be- nedizione. Insegnò lungo tempo le lezioni coraniche, le quali apprese da lui Nùr 'ad din ^Ali 'ibn Mu- hammad 'ibn Mugàhid, detto 'Al Wiràb. Egli nacque^ come si suppone, l'anno secentoventuno (24664 genn. 1224 - 12 genn. 1225) e mori al Cairo. Muhammad 'ibn 'al Hasan 'ibn ^Ali 'ibn 'ab! 'al Hasan (corr. Husayn), soprannominato 'Abù ^Abd 'Allah, il Siciliano, fu della dinastia degli emiri di Sicilia chiamati Banù 'abi 'al Husayn. Egli andò dalla Sicilia in 'Al Mah di ah, Tanno tre- cencinquantotto (25 nov. 968 - 13 nov. 969) appo [il califo fatemita] 'Al MuMzz lidin 'Illàh^ quando questi ebbe comandato all'emiro 'A b ù 'alQàsim 'Ah- mad 'ibn 'al Hasan 'ibn ^Ali di partire per l'Affrica con la famiglia, l'avere ed ogni cosa. 'Abù 'al Qàsim prepose in suo luogo alla Sicilia Ya^ié, liberto del suo padre 'Al Hasan 'ibn ^Alì. Il sopradetto 'Abù ^Abd 'Allah Muhammad andò poscia in Egitto con 'Al Mu^izz e fu uno dei suoi più intimi famigliari. Egli rimase al Cairo fino alla sua morte, che avvenne il di undici di gu ma dà primo, anno trecensessantatré (7 febbraio 974). Durante la sua infermità era andato 'Al Mu^izz a visitarlo; il lavacro del suo cadavere fa compiuto dal cadi 'An Nu^màn 'ibn Muham- mad. Recitò poi la preghiera funebre 'Al Mu^izz stesso, e schiuse la bara e riposevi il cadavere con le proprie mani, insieme col figliuolo, l'emiro ^A b d 'Allah 'ibn 'al Mu4zz (1). Fu sepolto Muhammad nella (1) Qnesto grado di genealogia fa scritto di certo per Iap8i4s càlami, perocché né 'Al M a * i z z ebbe figlinolo che si chiamasse *A b d .. 37 578 Capitolo LXXIV — 'Al Maqrizì, 'Al Muqaffà. propria casa al Cairo. Egli era nato l'anno trecen* diciannove (24 genn. 931 - 12 genn. 932). Muhammad 'ibn 'al Hasan'ibn ^Àli[soprau- nominato] 'Abù Bakr, 'ar Raba^i(l), 'alKirkanti (della tribù arabica di Rabi^ah, nato in Girgenti)i giureconsulto malikita, dia lezioni di dritto in Sicilia e in Afifrica : andò poscia in Alessandria. Egli va no?e- rato tra i migliori e più egregi Musulmani. Al dire di Mansùr 'ibn Sulaym , egli mori Tanno cinque- centréntasette (27 luglio 1142- 15 luglio 1143). Gir- genti è città in Sicilia. Muhammad 'ibn Huràsàn (soprannominato 'Abù ^Abd 'Allah) fu grammatico, lettor del Corano dei più segnalati, e abitò la Sicilia. Il suo padre era li- berto dei Banù 'al 'Agi ab. Egli studiò tradizioni in Egitto col cadi Muhammad 'ibn Badr;'con Mar- wàn 'ibn ^Abd 'a'iMàlik 'ibn Bahr 'ibn Sàdàc 'al Makki (della Mecca) e con 'Ahmad 'ibn Mar- 665 wàn, il dottore malikita. Studiò da ripetitore (2) le le- zioni [del Corano] presso 'Al Mu zaffi r 'ibn 'Ah- mad 'ibn Hamdàn e da uditore (3) presso 'Abù 'Allah, nò era solito dar deiremlro ai figliuoli dei caUfi: bensì qpii\ titolo apparteneva ai Banfi 'abi 'al Hnsayn, i quali son tutt. chiamati emiri, ancorché non avessero regnato. Si tratta oertamen^ del figliuolo del trapassato, che al figliuolo toccara, sectmdo gli (i>^ 1 musulmani, di seppellire il padre. (1) Nel codice manca il segno che dà il valore di b i alla seoind:> lettera di questo nome proprio. L*ho letta così per conghiettun. (2) ^Ardan. Y. Dozj, Supplì » al- iadono al versetto del Corano: « Giuro pel fico e per l'ulivo » (3). La Sicilia fu conquistata [da' Musul- mani] l'anno dugento dodici (827-8) e venne in mano dei Cristiani l'anno quattrocencinquantacinque (4 genn. a 24 die. 1063) (4). Mahammad 'ibn 'ab! 'al Farag 'ibn Fara^ 'ibn 'ab! 'al Qàsim, soprannominato 'Abù ^Abd 'Allfth, 'al Màlik! 'al Kattàn! 'as Siqill! (dot- tore malikita, linaiuolo, Siciliano), detto 'Ad Dakiy 'An If ahw! (l'Acuto grammatico), fu dotto in gram- matica, lessicologia e in altri rami di erudizione. 673 Oriundo della Sicilia [isola del] Magri b, egli andò a Bagdad, nelHuràsàn, ed a Gaznah; girò quei paesi e arrivò finalmente nell'India. Egli attaccò briga con parecchi 'imam (dottori); e in fine 9i messe a (1)^ ha Sajlah. (2) Si veggano i detti Tersi nel l"* voi., p. 350-351. (3) Buia, XCV, 1. (4) Si legge in margine, a caratteri affiricani di altra mano e con qualche flbaglio d'ortografia: S.qliah, i Cristiani in oggi la chia- mano S.hiliah. Tra questa isola e Mal &t ah (Malta) corrono ot- tanta miglia ed anche meno. 600 Capitolo LXXVI —'Ab 8 u y tì t Ì. sparlarli e trascorse contro di loro a linguaggio niente convenevole. Una volta ch'egli ascoltava le lezioni di Muhammad 'ibn Mansùr 'as Sam^&ni, avendo questi incominciato a dettare, 'A ^ D a k ! y messe in carta alcune parole, e poi gridò : « Non è com'egli dice; ma cosi e cosi ». E 'À s S ammani all'uditorio: « scrivete le sue parole ch'egli ne sa più di me ». La gente corresse quella proposizioDe secondo il dettato di 'Ad Dakfy. Ma dopo un pezzo questi, rivolto ad 'AsSam^&ni: «O mio Signore, 4c gli disse , ho sbagliato ; va bene come tu detta- le sti » . < Dunque si cambin di nuovo [le parole], si rimettan da capo com'erano > : e cosi fu fatto. Finita la lezione, quando 'Ad Dakiy s'era levato [e ito via] 'As S ammani disse ai discepoli: « Questo magrebino si figurava ch'io mi sarei messo a bisticciare con lai su quella proposizione, per dargli campo a sbrigliare la lingua contro di me, come ha fatto contro altri; perciò non fiatai, ma volli aspettar ch'egli medesimo riconoscesse la verità ». Ci torna che 'A^ Dakij nac- que in Sicilia l'anno quattrocenventisette (5 nov. 1035 - 24 ottobre 1036) e mori in'Isbahànil cinquecento dodici (24 aprile 1118 - 13 aprile 1119). Dice 'As Silaft ch'egli studiò il diritto con Muhammad 'ibn Yùnis e la grammatica con 'Abu ^Ali 'al Hayùli(l) e che quando usci dal Magrib, eragià 'imam (dot- tore primario) in diritto e in grammatica. [E tale fu per vero], ma soleva appuntare ogni piccolo sbaglio degli ^ayh, e però tutti gli si volser contro, ed egli non approdò. Qui finisce la citazione di 'As Sii a fi. (1) B, 'Al jgayùli. Capitolo LXXVI — 'A s S u y ù t ì. 601 (Abù) (1) Muhammad, il grammatico Siciliano, detto 'Ad Dam^ah» fu, secondo Yàqùt, un dei cava- lieri crestati (2) della grammatica, e dei fanti di prima fila della Tradizione. Àbbiam di lui buone poesie. 'Asad 'ibn ^Ali 'ibn Marmar 'al Husayni 'al Uawàbini (3) 'al ^U bay di, il grammatico, sopran- nominato 'Abù 'al Barakàt o, secondo altri, 'Abù 'al Mub&rak, apprese le Tradizioni in Egitto da 'Abù 'al Qàsim 'ibn 'al Qattà^ e le insegnò al proprio figliuolo Muhammad. 'Ismà^ìl 'ibn ^alaf 'ibn Sa^id 'ibn ^rnràn, soprannominato 'Abù Tàhir, 'as Sigili!, 'al 'Anda- lusi (Siciliano e Spagnuolo), grammatico e lettor del 674 Corano. Scrive 'Ibn ^allik&n ch'egli fu 'imam (dottore primario) nelle scienze della erudizione e ch'ebbe grande autorità nello insegnamento delle Le- zioni del Corano. Ei compose il [libro intitolato] 'Al ^Unwàn fi 'al qaraàt (Il frontispizio delle Lezioni del Ciorano) (4) e fece un compendio del [libro intito- lato] 'Al Huégah (La Dimostrazione), di 'Al Pa- risi (5); il qual compendio è molto profittevole agli (1) Manca nei codici. Lo supplisco secondo il testo di 'Ad Da- habf, Gap. LXE^, pag. 548 del presente volnme. (2) è da leggere ma^lamìn, che vuol dir letteralmente < se- gnati » : i campioni che si metteano un segno, ordinariamente delle penne di struzzo, in capo per farsi scorgere dagli amici e da' ne- mici nella battaglia. (8) 'Al Gawànibi, 'Al Guwàynt? (4) Veggasi qui sopra Gap. LX, pag. 423 del volume, e qui in- nanzi il Gap. LXXXY, pag. 704 del testo. (5) A, 'Al Qàrisi. 602 Capitolo LXXVI — 'Ab SuyùU. studiosi. Morì la domenica, primo di 'al muharram del quattroceDcinquantacinque (4 gennaio 1063). Dice Yàqùty ch'egli fa compagno di ^Al! 'ibn 'Ibrahim 'al 'Hawf! oche compose il [libro intitolato] 'I^rftb 'al qaraàt (forma grammaticale delle lezioni del Co- rano), in nere volumi. 'Isma^il 'ibn ^Ali 'ibn Muqéir, il grammatico» soprannominato 'Abù 'at Tàhir, fu uno dei princi- pali dottori della 'Al óàmi^ 'al ^atiq (nel Cairo vec- chio) e degli uomini più diligenti nelle loro dottrine» contemporaneo di 'Ibn 'al QattàS dal quale ei prese le sue Tradizioni ed a lui deve la sua fama. Egli studiò con 'Ibn (1) Sàdiq e con 'Ibn Barakàt il lessi- cografo. 'Al Hasan 'ibn ^Alf (2), Siciliano^ il grammatico, cosi lo nomina 'Ibn ^Asàkir, e dice ch*egli studiò le Tradizioni con 'Abù 'al Qàsim 'az Za^g&é^ (^ vetraio) e con altri; e che da esso le apprese 'Abà Bakr 'ibn 'at Tayj&n. Mori alla Mecca, dopo aver compiuto il pellegrinaggio, il dodici di (}ù 'al hi^^ah dell'anno trecentonovantuno (3 novembre 1000). Sa^id 'ibn Fathùn 'ibn Mùkram, 'at Tu^ayb! 'al Qurtubi (il Cordovano della tribù arabica di Tu- gayb), il grammatico, fratello di 'Abù ^Utmàa Ma- hammad 'ibn Fathùn ricordato di aopra. Scrive 'Ibn ^Abd 'al Màlik, ch'egli era padrone delle (1) In B, 'Abù. (2) A, aggiunge 'Abu ragfz. (3) Letteralmente: < beUo nelFadunanza > . Il vocabolo ^awhar. che ho tradotto, anche quest'ultima volta, gioieUo, significa altresì « ente, sostanza, elemento » . '^r Capitolo LXXVI — 'Às Suyùti. 605 ^Abd 'al Karlm 'ibn Yahyà 'ibn 'Utmàn,e76 il grammatico, onor dei grammatici, soprannominato 'Abù Muhammad, apprese Tradizioni da 'Abù ^Abd 'All&h Muhammad 'ibn 'al Musallam 'al Mà- zari (da Mazara in Sicilia) e con lai studioUe 'Al Basan 'ibn 'Abd 'al Bàq!, il Siciliano (1). ^Utmàn 'ibn ^Alì 'ibn 'Umar, 'as Saraqùsi 'as Siqill! (il Siciliano da Siracusa), il grammatico, soprannominato 'Abù ^Amr. Si legge in 'As Silaf!, ch'egli ebbe alto grado nella scienza della grammatica e della lessicografia ; che studiò le varie lezioni del Corano con 'Ibn 'al Fahh&m e con altri maestri; che scrisse varie opere su le lezioni del Corano , la grammatica e la versificazione; ch'ebbe grande uditorio insegnando le varie lezioni del Corano nella moschea Gami' di 'Amr (volgarmente chiamata di Amrù, al Cairo vecchio) e ch'aveva apprese le Tradizioni da 'Abfi Sàdiq, da 'Ibn Barakàt e da altri {i ^Ali 'ibn Óa'far 'ibn 'Ali 'ibn Muhammad 'ibn'Abd 'Allah 'ibn 'al Husayn 'ibn 'Ahmad 'ibn Muhammad 'ibn Zià'dat 'Allah 'ibn Mu- hammad 'ibn 'al 'Aglab 'as Sa'di 'ibn 'Ibra- him 'ibn 'al'Aglab 'ibnSàlim 'ibn 'Iqàl'ibn Hafàéah 'ibn 'Abd 'Allah 'ibn 'Abbàd (3) (1) Questo cenno biogprafioo si ritrova nel solo B, (2) Si confronti nel Capitolo LXIX, pag. 546 di qnesto volume» Tartioolo analogo di 'Ad Dahabì, che dà a costui il nome di 'Umar 'ibn 'Ali. Ma'ÀrMaqrìzi, nel nostro Capitolo LXXIY, pag. 575 di questo volume, dà per lo appunto il nome di 'TJtm&n, ecc., nella biografia di 'Abd 'All&h 'ibn Barri. (3) A, *Iyàd. 606 Capitolo LXXVI — 'Ab 8 u y fi t i. 'ibn Muhàrib (1) 'ibn SaM 'ibn Hazàm 'ibn Sa^d 'ibn Màlik 'ibnSa^d 'ibn Zayd(2)Manàt 'ibn Tamim 'ibn Murr 'ibn 'Udd 'ibn Tàbifeah 'ibn 'Aiyàs 'ibn Mudar 'ibn Nizàr 'ibn Ma^ad 'ibn ^Adnàn, 'as Sa^di [detto] 'ibn 'al QattàS il Siciliano (3). Scrive Yàqùt che costai fu in Egitto 1* 'imam (dottore principe) del suo tempo nella Ungna arabica e nei varii rami dell'erudizione; che studiò con 'À b ù B a k r il Siciliano , dal quale apprese il [dizionario] di 'Al óawhar! intitolato 'As Sih- hàh. Egli dimorò al Cairo, facendo da maestro al figliuolo [del vizir] 'Al 'Afdal, figlio di 'Amir 'al óujùé (4). Dice 'As Safad! che i critici egiziani gli apponeano poca esattezza nelle citazioni; e que- sto perchè, quand'egli giunse in Egitto, domandatogli 677 di quel dizionario, disse non averlo avuto per anco alle mani (5); ma poi , vedendo quanta premura n'a- veano quegli eruditi, egli vi appiccicò un 'isnàd(6) e cosi su la sua fede fu messa in corso queiropera. (1) Si confronti 'Ibn fallii àn, qui sopra a pag. 517. (2) A, aggiugne 'Ibn. (8) B, abbrevia qnesta genealogia, dandone gli ultimi temoni «>U: 'Ali 'ibn Ga'far 'ibn «Alt 'As Sa'dt, detto 'Ibn 'al QattàS il Siciliano. (4) Di 'Al 'Afdal abbiam già fatta menzione nel Gap. LXm SL pag. 448 di questo yolome. Il padre di Ini era stato anche TÌsir dei Fatimiti di Egitto. (5) Secondo S: « non era arrivato a loro » , ma sembra leiioDe erronea. (6) L* 'isnàd e appoggio» o e citazione », g^nstiflcaT» la auten- ticità di una tradizione o di un'opera coi nomi di coloro i quali Fa- vean comunicata Tuno all*altro per successive licenze, incomiiwiando dall'autore, pei libri, e dal compagno di Maometto, per le Tradiitonl \ Capitolo LXXVI — 'Ab Snyftti. 607 Egli compose i seguenti libri: 'Al 'A|f^àl (I verbi); 'Abniat 'al 'Asma' (Costruzioni de' nomi); Hawàéi 'as l^ihhàh (Note marginali al dizionario di Gaw- harÌ);*Tàrii §iqilliah (Cronica di Sicilia); 'Ad Durrat 'al ^atirah, ecc. (La perla preziosa, ossia scelta di versi de' poeti dell'isola), ed altre opere. Bgli nacque il dieci ^afar del quattrocen- trentatrè (9 ottobre 1041); mori nello stesso mese di safar del cinquecentoquindici (21 aprile a 10 maggio 1121) o secondo altri del cinquecenquattordici (2 a 30 maggio 1120) e fu sepolto presso la tomba del [gran giureconsulto] 'Aé éàfi^i. Ecco ora alcuni suoi versi (1). ^Ali 'ibn 'alHasan 'ibnHabib, soprannominato 'Abù 'al Fa^l» il Siciliano, il grammatico. Scrive Yàqùt ch'ei fu uno dei lessicografi eminenti e dei campioni della scienza ; robusto critico de' versi e delle figure poetiche ; [uom] da sollevare il pondo de' pere- grini modi di dire e adattarli in [elegante] costru- zione (2). ^Ali 'ibn ^Abd 'al Gabbar 'ibn Salàmah 'ibn 'Abdùn (3) 'al Hudli (della tribù arabica di Hu- dayl, il lessicografo, soprannominato 'Abù 'al Ba- san. Narra 'As Silaf ! nel suo Mu^^^m 'aé éu^arà' (1) Segaono dodici yersi che non trovo nella ^aridah, né al- trove. (2) ^Ad Dahabi dà il nome con nna variante e reca parte di questo pezzo di seoento, nell*artloolo analogo, qui sopra, Capitolo LXTK, a pag. 545 del volarne. (3) B, *Àydùn. 1 • 608 Capitolo LXXVI — 'As Suytìtì. (Dizionario dei poeti) essere stato costui ^màm (dot- tore principe) in lessicografia ; ricco di tante cognizioBi in quella scienza, che non sarebbe troppo il dire che al suo tempo non v'ebbe lessicografo più dotto di lui. Fu ancora valoroso verseggiatore; studiò con 'Abù 'al Qàsim 'ibn 'al Qatt&^ e con altri. Nacque il giorno della festa dei sacrifizii dell'anno quattrocen- ventitré (17 novembre (1032) e mori in Alessandria l'ultimo di dù 'al higgah del cinquecendiciannoYe (26 gennaio 1126). ^Umar 'ibn j^alaf 'ibn Makk!» il Siciliano, sommo lessicografo e tradizionista : cosi è detto nella 'Al Balagah (1), l'autor della quale aggiunge che questo ^Umar compose, tra le altre opere, il Tatqif 'al lisàn (Correzione della lingua), che mostra l'ab- bondanza del suo sapere e la forza della sua memo- ria. Egli fu cadi in Tunis e predicatore nella [moschea principale] della stessa città. Le sue orazioni eran sem- pre nuove e composte da lui stesso. Abbiam di lui i seguenti due versi, ecc. (2). ^78 ^Umar 'ibn Ya^Is' 'as Susi, il granunatìco, cosi dà il costui nome 'Ibn Maktùm nella sua Ta^ki- rah (Memoriale) (3), trascrivendolo da una nota au- tentica di 'As Sii a fi. Il quale dice che la più parte degli Alessandrini [contemporanei] studiò grammatica (1) Si vegga la nota che ho messa per questo libro qui sopra a pag. 608. (2) Questi due versi si trovano nella ^aridat 'al Qasr, Co- dice di Parigi, A, 45 recto, q B, M recto. (3) Veggasi per questa opera Haggi QaUfah, n, 271, n. 2864. Capitolo LXXVI — 'As S u y ù t ì. 609 appo di costui; ch'egli aveala appresa da 'Ibn Mu- dali a cadi di Susa (1), e che morì in Alessandria, cosi letteralmente Tautore, < poco prima che io an- dassi in questo paese >>. Tàg [ad din] afferma, poi^ nelle sue Tabaqàt (2) che Hasan 'ibn Ga^far, autore dell' 'Al Mudhab (3), studiò appo questo 'Umar il libro di Sibuwayh (4), l'anno quattro- cennovantotto (23 sett. 1104 - 12 sett- 1105) e ch'egli era stato discepolo di 'Abù 'al Hasan ^Ali 'ibn 'Abd 'ar Rahmàn 'as Siqilli. ' Musa 'ibn 'Asbàg, 'al Muràdi 'al Qurtubi (Cordovano, della famiglia di M u r à d), soprannominato 'Abù ^Imràn. Al dire di 'Ibn 'al Fardi costui sentiva molto innanzi in lessicografia ed in 'i^ràb (5) ed era buon poeta. Andato a viaggiare in Oriente, vi- sitò r^Iràq e conobbe 'Ibn Durayd (6) ed altri [eruditi]. Alfine si stabili in Sicilia. Egli messe 1' 'Al Mubtadà' in otto mila versi. (1) In ambo i manoscritti si legge Susi ah. (2) Forse quell'opera che Haggì ^alifah cita col titolo di Tabaqàt 'al Wastà, di Tà'g 'ad din *Abd 'Allah 'as Subki, morto il 771 (1369-70). (3) Un'opera sotto lo stesso titolo è notata da Haggi ^alì- fab , V, 479, qualificata di trattato grammaticale, ed attribuita ad 'Abù *Ali Hasan 'ibn *Ali 'al 'Iskandranì (da Alessan- dretta), che morì il 517 (1123-4). (4) Celebre grammatico dell' Vili secolo dell'era volgare. (5) Così chiamano gli Arabi la parte di grammatica che tratta •Iella morfologia. (6) 'Abù Bakr Mnhammad 'ibn 'al Hasan 'ibn Durayd, da Bassora, celebre filologo della seconda metà del IX e prima metà del X secolo dell'era volgare. II. 39 610 Capitolo LXXVI — 'As Suyùti. Yùsuf 'ibn 'ad Dabbàg, il grammatico Siciliano, soprannominato 'Abù Ya^qùb. Dice 'Ibn 'al Qattà^ che costui conservò i libri degli antichi e fece cono- scere i segreti degli autori ; che nel suo tempo ei pri- meggiò sopra i suoi pari e contemporanei, e che inoltre compose buoni versi, la più parte dei quali tratta que- siti grammaticali; ed eccone due, ecc. (1). (1) Sopprimo i due versi. CAPITOLO LXXVIL Dal Nafh 'at Tib, ecc. (Il grato odore dei ver- deggianti rami della Spagna), dello kayìj. 'Àbù 'al ^Àbbàs 'Ahmad 'ibn Muhammad 'al Maq- qarì (1). § 1. Di questo [genere] (2) è la poesia d''Ibn Hamdis, il Siciliano, con la quale si descrìve un palagio fabbricato da 'Al Mu^tamid ^alà 'Allah. < Evviva il palagio nel quale Iddio decretò si rin-679 Dovasse ogni splendore [dell'antica magnificenza] e che mai non decadesse, ecc. (3) ». § 2. In altra [qasìdah] 'Ibn Hamdìs descrisse (1) Dal testo pubblicato da' professori Dozy, Dugat, Krehl e Wright col tìtolo francese di Anaìectea , ecc. , par al MaJckariy Leida, 1855-60, confrontato ora con la edizione di Bùlàq. (2) Voi. I, pag. 321, e nella edizione di Bùlàq, I, 232. Il pro- nome < questo » si riferisce alle belle poesie che Fautore dice di sopra essere state composte per gli edifizìi di Cordova e del contiguo Wgo di 'Az Zahrà'. (8) Questo verso , che non inserii nella Bibl. , è il primo nella edizione di Leida, ed il 35"® nel Codice di Pietroburgo, sì come ho avvertito nel Cap. LIX, § 10 , lettera ». Il componimento si legge nel Manàhig'alFikr, Codice della Bodlejana (V. nota del prof. Wright in 'Al Maqqarì, 1. e): ed altresì ve n'ha trenta versi nel volume di 'An Nuwayri, Cod. di Leida, 273, pag. 105, de' quali ho avuta copia dall'amico prof. Dozy. 612 Capitolo LXXVII — 'Al Maqqari. un palagio edificato da 'Al Mansùr 'ibn 'A4à 'an Nàs in Bugia: « Vivi [or tu lunga vita] nel regio castello ; e che ti conceda gloria Colui il cui tempio è stato decorato per lodevol opera tua (1) »! Dopo [ i versi che ho riferiti, il poeta ] passa a dir d'una vasca, dove [sorgean] degli alberi d'oro e d'ar- gento, da' cui rami usciano [degli zampilli] d'acqua in varie direzioni. [Descrive] altresi dei lioni che gittavan acqua anch'essi da' margini della vasca. Ecco i suoi versi, ecc. (2) ; Il poeta ripiglia [intessendo] le lodi di 'Al Mansùr e finisce nel tener che segue, ecc. (3). Or io non ho mai letta qasidah che possa stare allato a questa, si per le immagini fresche e vivaci e si per le espressioni dilicate e brillanti con che il poeta arriva ai più sublimi efi'etti dell'arte. Se non che a parer mio v'ha un difetto, un sol difetto, ch'e' la chiusa col vocabolo tadmir (distruzione). Che che ne sia di ciò, il bello e il buono son menati [quasi] a guinzaglio da questo ^Abd 'al Gabbar 'ibn Hamdis, trovatore di bellissimi concetti, massime quand'egli prende a de> scrivere edifizii e vasche. In questo [genere di componi- menti] non avvi idea graziosa ch'egli pretermetta; né (1) Op. cit. in continuazione. Si vegga il citato nostro Gap. LIX. §11, lettera b, pag. 367, 368. A questo prìmo verso , che non inserii nella Bibt , ne segaono nel testo di Leida altri 19. Il compilatore poi ripiglia come qoi appresso. (2) Op. cit, I, 323. Seguono 25 versi. (3) Op. cit., I, 823. Seguono tre versi, dopo i quali il compilatore ripiglia come qui appresso. Capitolo LXXVII — 'A 1 M a q q a r ì. 613 lascia ad altri [il campo da spigolarne alcuna. Merita lode] similmente la descrizione ch'ei fa d'una vasca, nella quale l'acqua scorrea da cannelle adattate a' ro- stri di uccelli ed alle bocche di giraffe e di leoni. Cotesto [delizie ammiravansi] in un castello celebrato diffusamente da 'Ibn Hamdis con lunga qasidah [della quale ecco alcuni versi] (1): < Qui l'acqua [ sembra ] corrente d'argento, lique- fatto negli alberi dell'artifizio, ecc. (2) ». Cotesti due componimenti sono di 'Ibn Hamdis, 680 come si attesta nel Manàhig (3). Ancorché lunghi, essi mostrano il genio creatore del poeta e quella ori- ginalità [di espressione] che non arriva mai all'orec- chio degli uomini colti senza [riscuoterne] il plauso. § 3. Leggesi quanto segue nel Badày^ 'al Badà- yah (4). (1) Avvertasi che la qasidah comincia col verso che abbiam dato nel Cap. LIX, § 11, lettera b, secondo il codice vaticano del Diwàn. In quest'ultimo poi si .trovano alcuni de' versi dati da 'Al Maqqari, ed altri vi mancano. (2) Artifizio 0 gioco d'acqua, come anche si dice, è qui evidente- mente il significato di sàduràn, che poc'anzi ho tradotto e can- nelle » con pari certezza. Le canneUe facean parte dell'artifizio. Si confronti il Dozy, Suppì., I, 715. (3) Manàhig o Mabàhig 'al Fikr, di Gamàl 'ad din Mu- hammad 'ibn 'Ibrahim, 'al Watwàt 'al Warràq, Cosmo- grafia del XIII secolo dell'era volgare. (4) Questo paragrafo e i due seguenti non furono inseriti nella Bibh, né pur tì^W Appendice. Ne do qui la versione secondo la edi- zione di Leida, II, 410. Lo squarcio era stato già pubblicato dal Dozy, Abbadid.j II, 152, dove il dotto editore avvertì che il Ba- day', ecc. (Le maraviglie della poesia estemporanea) è opera di Ga- màl 'ad din 'abù 'al Hasan *Ali 'ibn Zàfir, morto U 623 ' dell'egira (1226) e che ve n'ha un codice nella Bibl. di Copenha- gen, e fors'anche uno all'Escuriale, 418 (2) di Casiri. 614 Capitolo LXXVII — 'Al Maqqari. « Racconto di ^Abd 'al Gabbar 'ibn Hamdis, il Siciliano, ecc. (1). Ripiglia l'autore del Badày^* ora 'Ibn Hamdis trasportò questa immagine in un'altra descrizione con- tenuta nel verso: « L'aria ha cosparso di gragnuola il terreno: oh che belle perle da vezzo, se gelassero! ». Ma il poeta ha sciupata la immagine col vocabolo bar ad (gragnuola) seguito dal verbo gamada (gelare) poiché la gragnuola non è se non che acqua congelata dal freddo. Oh Dio (aggiugne 'Al Maqqari), ma la espressione « se gelassero > pub significare « se la con- gelazione durasse >: ed in questo caso sta bene il detto del poeta, perchè se ne potrebbe far una collana dav- vero. ^ 4. Dice ^Abd 'al Gabbar 'ibn Hamdis (2). Andato in Siviglia presso 'Al MuHamid 'ibn ^Abbàd, passai qualche tempo senza che il [principe] si rivolgesse a me, né facesse attenzione alla mia per- sona. Scoraggiato e deluso, io non ne potea più e pen- sava già di volger le spalle e battere le calcagna, quando una sera, sedendo nella mia stanza, vidi compa- rire un paggio che recava [in mano] un doppiere ed [a guinzaglio] un cavallo ; e mi disse : Obbedisci al sultano ! Montai subito a cavallo ed arrivato alla pre- (1) Il compilatore cita con poche varianti il racconto d"Ibn Hamdis che abbiam già dato nel Gap. LIX, § 10, lettera dy pag. 358 segg. di questo volume, fino alla inserzione deiremistichio « Che bell'usbergo, ecc. » . (2) 'Al Maqqari, Op. cit., II, 416.11 baron De Schack ha nar- rato l'aneddoto e data una traduzione poetica de' versi, nella Poesie und Kunst , ediz. citata, II, 22. Capitolo LXXVH — 'A 1 M a q q a r Ì. 615 senza di 'Al MuHamid, questi mi fé' sedere in un sofà [coperto di pelle] di martora e mi disse : « Apri questa finestra che hai allato ». Apertala, vidi in lon- tananza una fornace da vetro accesa, che mandava gran luce da due sportelli: e [n'avea cura] una donna, la quale a volta a volta apriva e chiudea gli spor- telli, e poi ne serrò uno affatto e schiuse l'altro. Mentr'io stava cosi a guardare, il principe mi disse: < Su' compi questo emistichio : € Ve' com'è' brillano nelle tenebre ; > Ed io: < Pare il leone quando allucia, al buio ». Ripigliò 'AlMuHamid: « Che apre ambo gli occhi, indi li ricopre ». Ed io : « A guisa di colui che ha le palpebre in- fiammate ». [Al che rispose] : « Oh la sorte gli ha rapita una delle due luci ». Ed io : « E chi scampò mai da' colpi della sorte » ! 'Al MuHamid lodava molto [i miei versi estempo- ranei]; davami generoso guiderdone e mi riteneva al suo servigio. Noi abbiamo narrato [ripiglia il compilatore] questo aneddoto in altro luogo del presente libro, ma qui [lo replichiamo] perchè cade proprio in acconcio (1). § 5. Intorno questo viaggio (di 'Al MuHamid e della sua famiglia menati prigioni in Affrica) disse il famoso poeta Siciliano ^Abd 'al Gabbar 'ibn Ham- dis (2): (1) E yeramente ve n'ha nn cenno nello stesso voi. Il, pag. 617 della ediz. di Leida. (2) Voi. citato, n, 607. Questi due versi son tolti dal medesimo componimento, del quale abbiam dato il principio nel Gap. LIX, 616 Capitolo LXXVII — 'AlMaqqarì. « Ed allorché vi metteste in cammino portando [sem- pre] in mano la munificenza e con toì die crollo Radwà e Tabir », < Gridai : Ecco il giorno del giudizio ! Sradicati (1) viaggiano i monti! ». § 10 , lettera p, page 366 di questo volume. Tutto lo sqnaido si legge in Dozy, Abbadia,, II., 44. (1) Letteralmente: « i monti ben radicati viaggiano». De' due nominati nel verso precedente, Tun giace tra Medina e la Mecca; Taltro presso questa città. CAPITOLO LXXVIII. Dal codice intitolato: « Alcune poesie di 'Abù 'al 680 Hasan ^Ali 'ibn ^Abd 'ar Rahmàn 'al kà- tib 'as Siqillì (il segretario Siciliano), trasmesse dal giureconsulto 'Abù Muhammad ^Abd 'Allah 'ibn Yahyà 'ibnHamùd (Hammùd?) 'al Hazìmi (della tribù arabica di Hazimah), il quale le avea udite di bocca dell'autore. Vi sono aggiunti degli squarci poetici di M u h y à r 'al Bagdadi, di 'Ibn Rasiq 'al Qarawi (del Qayrawàn), e di 'Ibn 'al Hakàk 'al M a k k i. Il tutto è riferito per tradizione orale da 'Abd 'Allah 'ibn 'Abd 'ar Rahmàn 'ibn Yahyà 'ibn 'Isma^ìl, 'al ^Utmànì (1). § P In nome del Dio pietoso e benigno — Il giure- consulto 'Abù Muhammad ^Abd 'Allah 'ibn Yahyà 'ibn Hamùd 'al Hazimi mi ha dettato in Alessandria quanto segue: 'Abù 'al Hasan ^Ali 'ibn ^Abd 'ar Rahmàn, 'as Siqilli (il Siciliano), chiamato 'Al Ballanùbì (2) (il Villanovese), il (1) Codice dell'Escuriale CCCCLV. Si confronti Casiri, Bibl ar. hisp., I, 135, e la mia Storia dei Mustdmam di Sictliay ì, xlìij e n, 521 e segg., e 541, 543. (2) Così chiaramente con tutte le vocali nel Codice, che è scritto in caratteri nashi, non già cufici^ come li dice il Casiri, il quale, per giunta, chiama il poeta Alòodbtmi. 618 Capitolo LXXVIII — 'AlBallanùbi. grammatico, 'ÀI 'Ànsàri (oriundo di Medina), mi ha recitati i seguenti versi suoi proprii, ecc. (1). 681 § 2*> 'Abù Muhammad ('ibn Hamùd) mi ha recitati i seguenti versi di 'Abù ^Alì 'al Hasan 'ibn Rasiq 'al Qayrawànì: « Io fui segretario deiresercito dell'emiro, e gli affari (del mio ufizio) camminavano bene » ; < Non son io trafficante nel Sùq 'al mahàl: il Sùq 'al mahàl è quale lo dice il nome stesso (2)». § 3° [I versi che si leggono] dal principio della poesia di 'Abù 'al Hasan 'as Siqilli inflno a qui furono recitati (3) dallo sayh e giureconsulto 'Abù Mu- hammad ^Abd 'Allah 'ibn Yahyà 'ibn Hamùd 'al Hazimi, che Dio abbia misericordia di lui, al proprietario di questo egregio libro, il cadi 'Abù Mu- hammad ^Abd 'Allah 'ibn ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn Yahyà 'al ^Utmàni, al par che ad Ishàq 'ibn 'Ah'mad Hausl" (4) 'al Marwàzi e ad 'Àh- mad 'ibn Muhammad 'ibn 'Ahmad 'as Silafi (1) Seguono dagentrentasei versi, scompartiti in sedici tra com- ponimenti ed epigrammi. Son tutti preceduti dallo 'isnàd: Mi ba recitato 'Ibn Hamùd: mi ha recitato 'Abù 'al Hasan di sua propria composizione. Uno dei componimenti è preceduto dall'ai^ mento € In morte della sua propria madre » . (2) Sùq 'al Mahàl «Mercato della frode ». Forse chìamavan anche cosi una contrada di qualche città d'Affrica. In tutto 52 versi di 'Ibn Rasiq, in epigrammi di due o tre ciascuno. Oltre i poeti nominati nel titolo, y*ha de' componimenti di 'Ar Radi: d'ibn *Abd Rabbihi 'al Andalusi e di 'Al Mu'tazzi. IX> infine in un § 3", la soscrizione del codice. (3) Leggo, come ho proposto nella nota 2 del testo : riwàyatan. (4) Così nel codice. Capitolo LXXVIH — 'A 1 B a 1 1 a n ù b Ì. 619 'al 'Isbahàni (1), nel mese di gumàdà secondo deiranno cinquecentotredici (9 settembre a 7 ottobre 1119), in Alessandria. [Il detto cadi trascrisseli ] di propria mano, e dalla sua copia si è cavato, tanto il testo del libro, quanto l'attestato della comunicazione. (1) Correggo secondo 'Ibn ^allikàn, ediz. Wiistenfeld, n. 43. Il codice ha erroneamente 'Al 'Isnahàli. CAPITOLO LXXIX. Dal Sulwàn 'al mutàS ecc. (Conforti al principe nimicato da' suoi) per Huggat 'ad din Gamàl 'al 'isiàm 'Abù Hàsim Muhammad 'ibn 'abi Muhammad 'ibn Zafar ('as Sigilli 'al Makki 'al Màliki (Siciliano, Meccano, giurista di scuola malikita) (1). In nome del Dio pietoso e benigno. Il poverello, servo di Dio, contento d'ogni voler divino, Muham- (1) A, Bibl. di Parigi, Anc. Fonds, 948; B, id. id., n. 950; C. id. id. Supp. ar., 539; D, ii. id., 536; E, id. id., 1950; L, Codio.' di Leida, Golius, 97 (v. Dozy, Catalogo, I, pag. 268, n. 405); 0, Bibl. Bodleiana, Marsh., 325 (Catalogo I, 87, CCLXXXXIV). Tralasciu per brevità gli altri codici di Parigi che ho avuti alle mani e quei di altre Biblioteche d'Europa, dei quali diedi una lista nella Ter- sione italiana del Solwan , Firenze, 1851, pagina LXY e seguenti, e nella versione inglese riveduta da me, Londra, 1852, I, 94 e se guenti. n titolo è lo stesso nella più parte dei manoscritti; ma in quello deirEscuriale, notato da Casiri, Bibl ar. hisp., I, 154, n. DXXV, è scritto Kitàb 'a 8 sulwànàt, ecc. (Libro dei conforti nella con- versazione dei califì e dei signori). La bibliografia manoscritta di Vienna, pubblicata in Appendice ad Haggi ^alifah, tomo VI. pag. 664, n. 616, ha: < I conforti di 'Ibn Zafar per mezzo di rac- conti >.I1 codice A tralascia gli ultimi tre vocaboli che ho messi tra parentesi. 0, scrive il nome etnico con una s invece di s: Capitolo LXXIX — 'Ibn Zafar, Sulwàn. 621 mad 'ibn 'abi Mufaammad 'ibn Muhammad682 'ibn Zafar, che Dio condoni i suoi falli, cosi scrivea : La gratitudine verso Dio, ch'Egli sia lodato, è il più splendido ammanto [ond'uom possa ornarsi]; la lode [che s'innalza] a Dio, il più efficace [mezzo di ottenere] bene in questa vita e nell'altra. Sia lode a Dio che ci dà la costanza per arra di prospero suc- cesso; l'amistà per asilo nell'avversa [fortuna]: lode a Colui che stende un fitto velo dinanzi i penetrali del destino e pone il dubbio com'arduo muro che ri- tenga i [più begli] ingegni. Colui che avvia per sen- tiero levigato e soave i docili al voler suo e i rilut- tanti sferza si, che forniscano lor camino borbottando e incespando. Disse [Iddio] ch'Ei sia lodato : « Può ripugnar l'a- nimo vostro a ciò che Iddio vi ha dato per lo vostro meglio » (1). Or ch'Egli benedica l'apostolo mandato da Lui medesimo a rendere testimonianza e recar buona 683 novella; ad ammonire e chiamar gli uomini alla reli- gione, ed a porsi, concedendolo Iddio, come fiaccola ri- splendente, il nostro Signore Maometto, l'eletto, che Iddio lo colmi di benedizioni. Seguitando, io dico, che tra i casi di una vita pro- cellosa ed errante, e nella continua sollecitudine di guadagnarmi il pane, il Sommo Iddio, ch'Ei n'abbia l'altro codice d'Oxford (Hunt, 180, Cat-alogo I, 93, n. 329) dà all'autore il soprannome di 'Abù *Abd 'Allah. Nel codice di Pa- ri^, Supp. ar., 535, egli è intitolato: Gamàl 'ad din (Bellezza •iella religione); nel Suppì. ar., 539, Burhàn 'as sarì^ah (Ar- gomento della sacra legge). Alcuni manoscritti notano il suo nome patronimico Muhammad 'ibn Muhammad. (1) Corano, IV, 23. 622 Capitolo LXXIX — 'Ibn Zafar, Sulwàn. lode, faceami pur conseguire la fratellanza di questo [grande] che suol perdonare i falli de* valentuomini e strappare sospiri dai petti degli invidiosi, questo Signor dei Signori e Condottiero dei Condottieri, 'Abù ^Abd 'Allah Muhammad 'ibn 'ahi 'al Qàsim 'ibn ^Alì 'ibn 'al'^Alawì (dell* Alida) (1), il Coreiscita, che Iddio lo faccia venire a fine dei proponimenti ispira- tigli da lui stesso, e siagli patrono e mallevadore. Ve- nendo al mondo, ei fu locato in alto seggio , ma fu avvertito insieme dei lacciuoli che vi son tesi ; donde egli intende, con le opere sue, a ciò che dee durare non a ciò che svanisce, e raccoglie per largire altrui, non per serbare a sé stesso ; largisce per [amor di] Dio, non per vanagloria; aiuta come fratello la pro- bità e la pietà; non va attorno a buscar un'aura di favore. Il signoril suo stato egli adorna con animo da bastare ad ogni fortuna: né porge orecchio a detrat- tori ; né lascia irrugginire la moneta, ed [usa] una longanimità appo la quale la collera non levò mai sua testa ; un proposito cosi saldo, che i popoli [ trovan- dosi] con lui non hanno da temere disastri. Sia lode a Dio, dunque, a Lui che in questa fraterna amistà m*ha data forte difesa , fidato asilo , pascolo abbondante e viva scaturigine d'acqua. Versi: « Abbiamo appo lui quanto per noi si possa bra- mare, amare, eleggere e volere». (1) E lo stesso personaggio al quale 'Ibn Gabayr dà il noui< di 'Abù 'al Qàsira 'ibn Hammùd e il soprannome di 'Ibn 'al Hagar(Cap. X, del nostro voi. I, 176 segg.); che 'Ibn ^allikàn chiama 'Abù 'al Qàsim 'ibn 'al Hagar (Gap. LXVin, § 9, a pag. 525 di questo II voi.), e che gli scrittori cristiani appellano ,CiLPiTOLO LXXIX — 'I b n Z a f a r, S u 1 w a n. 623 < Egli ci guarda da tuttociò che ne possa spiacere; e se alcuna cosa ci par bella, ce ne fa tosto giudicare alla prova » . < Alle sue coste ci appoggiamo come faremmo su quelle del nostro padre » . < L'abbiamo messo alla prova nella [buona come 684 nella malvagia] fortuna, e in entrambe abbiamo spe- rimentata la sua generosità protettrice ». Io giuro che se la riconoscenza non fosse vincolo sacro e dover sociale, avrei, per fargli cosa grata, rav- rolto [Io scritto] che ho messo fuori , e mi sarei ri- mosso da quello a che io accennava. Ma poiché Iddio mi ha risparmiato [il dolore di] allontanarmi da lui e di lasciarmi in vita senz'esse ; si vedrà come surga pronta la riconoscenza pei suoi segnalati benefizii e come si prolunghi la lode [in bocca] de' suoi intimi clienti. Cosi la mano della Provvidenza non cessi dal- laiutarlo ; cosi tronchi i passi alle sventure che [noi raggiungano]; lo esalti sempre nei seggi del potere, e ribatta le insidie dei suoi nemici. Amen, Amen. Che Iddio benedica al nostro Signore Maometto, il fidato, e alla sua schiatta ed ai suoi nobili compagni, e renda felici lui e loro per [tutta la durata dei] mondi. Quando i doni seminarono TafiFetto e lo raddoppia- rono; quando promossero la gratitudine e recaronla a compimento , io volli oflfrirgli il regalo più eletto e splendido che potesse aver pregio appo di lui e con- venire alle sue qualità, né seppi trovarne altro mi- gliore che la scienza, la quale egli ama con tanto ar- dore; la saviezza che é sempre sua prediletta ; e l'e- rudizione ond'egli é si vago per natura e per costume, che le ha data stanza nel cuore e nella mente. Donaigli dunque T'Asàlìb 'al gàyah, ecc. (Vie 624 Capitolo LXXIX — 'Ibn Za far, Sulwàn. che conducono alla retta spiegazione d*un versetto del Corano) ; nel quale libro io percorsi undici vie che menano a comprendere il senso esteriore al par che il senso latente del divin detto: « 0 voi Credenti , quando sorgete a far la preghiera, lavate il viso e si le mani infino al gomito; astergetevi il capo e i pie fino alle calcagna » (1). Raddoppiai Tofferta con T 'Ài Musanni, ecc. (Ma- noduzione per ben apprendere la 'Ài Ma^ùnah(2ì e r 'Ài 'Isràf); nel quale libro raccolsi tutte le tesi 685 contenute in cotesto due opere egregie, e v'accom- pagnai le più elette soluzioni. w Rincalzai il regalo col «Durar 'al Gurar> (Perle frontali); nel quale libro infilzai le perle dell**'Anbà' Nugabà' 'al 'Àbnà'> (Notizie dei giovanetti egregii), riponendovi le più difficili a trovare e le più prege- voli per lume di filosofia o per bellezza di forma let- teraria, E in quarto adesso gli arreco il presente libro. Nel quale io prendo a discorrere certe istorie di che i monarchi più famosi al mondo han fatto monopolio finora; serbandosele con molta gelosia e non volendo divulgarle a niun patto. Sifiatte istorie intendo rife- rire, esponendole più largamente con le mie parole; mettendole in bella mostra col mio stile, e adoprando le forze del mio pensiero a scolpirvi [le inunagini; ma pur in guisa che] legge alcuna non vieti il mio dettato, e che alcun orecchio non rifugga da quello. Io voglio che [i personaggi raffigurati in cotesto nar- (1) Corano, V, 8. (2) Antica e celebre compilazione di diritto malekita. *i' Capitolo LXXIX — 'I b n Z a f ax, S u 1 w à n. 625 razioni come] lune novelle, si facciano quintadecime risplendenti, e [quei che sembravan] polloni, crescano in palme eccelse, cariche di frutta. Io voglio spirare nei loro sembianti il soffio di quegli animi generosi e vestir le persone coi manti delle regie eleganze; cin- ger loro le tempie coi serti dei magnanimi pensieri, e ornare gli omeri (1) con le sciabole di lor fazioni guer- resche. Principierò [ogni libro] con versetti della in- concussa rivelazione e con tradizioni dell'Eletto, sul quale sia la pace e la benedizione di Dio. Darò luogo poscia a sentenze filosofiche in prosa e in rima : don- zelle e spose [figliuole] della letteratura (2). Schiu- derò in ultimo un giardino per [dilettare] i cuori e gli orecchi, ed una palestra per [esercitare] gli intelletti e gli animi. Ho intitolato questo libro Sulwàn 'al mutà^ fi ^Udwàn 'al 'atbà^ (Conforti al principe nimicato dai suoi). Il vocabolo sulwàn è plurale di sulwà- nah, nome d'una conchiglia della quale gli Àrabi credono che, mettendovi un po' d'acqua e dandone a bere ad un amante, egli subito rinsavisca. Ha detto il ràgiz (3) : « S'io bevessi il Sulwàn non avrei pur pace. Non potrei viver senza di voi quand'anche arricchissi >. I rimedii [dei quali io tratto] son cinque: 1^ L'ab-686 bandone [ in Dio ] ; 2° Il conforto ; 3® La costanza ; 4<^ n contentamento ; 5^ L'abnegazione. Prego Dio che mi aiuti ad asseguire il mio scopo, e che indirizzi [il (1) Ricordisi che gli Arabi portavano le sciabole ad armacollo. (2) Cioè originali, o imitate. (3) Cosi cbiamano, e non e poeta » , chi verseggia nel £eicì1 metro ragaz, osato ordinariamente nella poesia didascalica. 11. 40 626 Capitolo LXXIX — 'Ibn Zafar, Salw&n. mio dettato] al profitto de' suoi servi; perocché Ei solo possiede la potenza e la forza, il comando e la bontà. § 2. Altre copte del Sulwàn hanno: LodeaDiocbe creò la schiatta di Adamo, ecc. Continuando io dico, che un re di egregi fatti e di intenzioni che ognun sapea diritte; [principe] commendevole per uso alla ri- flessione e dotato di molta forza d'intelletto; pien d*a- more per la scienza, alla quale egli avea dato albei^o nel proprio cuore e nella propria mente, e vago sempre 687 delle [speculazioni di] filosofia morale, [pati questa vi- cenda di fortuna, che furono] osteggiati i sudditi suoi da un ribelle, al quale venne fatto di alienargliene parte, onde già agognava a torgli lo Stato per forza, ed era pervenuto perfino a sedurre una mano degli ottimati della sua corte. In questa condizion di cose il re mi richiese di confortarlo con un libro di filosofia insieme e di erudizione, e vedendo ch'io tenea l'in- vito e sperava di guarire il suo cuore dal cordoglio che affliggealo, pensò che il mio dettato non avrebbe potuto mai dissipar l'uggia dell'animo suo, né por- targli rimedio, s'io non lo scrivessi ad imitazione di Ealilah e Dimnah. M'avea questo principe conce- duta una schietta amistà, una generosa beneficenza ed una dimestichezza ch'ei mostrava in pubblico, come in privato, donde l'animo mio rifuggiva dal pensiero di ricusargli consolazione in tal travaglio. Pertanto mi feci a scegliere, tra le narrazioni di filosofia morale più rare ed argute, quelle che si riferiscono ai Principi dei Credenti, ovvero ai monarchi dell'antichità. Io ho for- bito l'oro grezzo di quei racconti, ponendo ogni studio a spiegarne il significato; v'ho collocate [qua e là, come] in tanti nidi, alcune sentenze filosofiche, spose e don- zelle; e v'ho congegnati dei finti personaggi, nei quali ho Capitolo LXXIX — 'Ibn Zafar, Sulwàn. * 627 spirato il soffio di quegli animi generosi; ho vestite le loro persone coi manti delle regie eleganze; cinte loro le tempie coi serti dei magnanimi pensieri, e ornati gli omeri con le spade dei governi stranieri e degli arabici. Comincierò ogni capitolo con alcuni versetti del savio Ricordo (il Corano) e con racconti dell'Eletto, Maometto, che Iddio spanda su lui la benedizione ed il saluto. Vi ho posti finalmente dei giardini per [dilettare] i cuori e gli orecchi, e delle palestre per [servir di esercizio che corregga i vizi] dell'abito o dell'indole. Questo libro io ho intitolato, ecc. : e il quinto rimedio è l'ab- negazione. Ond'ecco che io metto innanzi la compilazione alla quale ho lavorato, girando sull'asse dei racconti ori- ginali e trasportandoli in forma di parabole, nelle 688 quali ho [cercato di] spirare un [po' di vita] col pre- stigio dell'eloquenza, e v'ho introdotte delle sentenze filosofiche', mettendole in bocca degli animali. Ma prima [di entrare in materia] m'è uopo di premettere [una considerazione] che mi salvi [dal biasimo] degli uomini di corta vista e di quelli che hanno sguardo penetrante e pur fingono di non vedere. E questa considerazione è quella appunto che ci riferisce il giureconsulto prin- cipe 'Abù Bakr Muhammad 'ibn 'al Husayn 'al 'Agurri (1), fondandola su buona autorità. Ei dice che il Principe dei Credenti ^Umar 'ibn 'Abd 'al ^Aziz, ecc. § 3 (2). Dice l'autore: Già ho terminato, siane lode (1) Può significare yenditor di mattoni; ovvero nato nella contrada di 'Al 'Agarr presso Bagdad. (2) Qnest^appendice si legge nei soli 2> ed X, tra i codici da me citati. Ho copiato il presente squarcio da D, foglio 111 recto. 628' Capitolo LXXÌX — 'Ibn Zafar, Sulw&n. a Dio, questo mio libro e l'ho portato a compimento e condotto inflno al limite ch'io mi proponea. Or uscendo l'opera dal mio scrittoio e cadendo nelle maoi dei ripetitori che la terranno da me, ed essendo questo l'ultimo de' miei libri, dei libri, dico, che mi appartengono per composizione e per dettato, nei quali mi sono stu- diato a raccogliere [i fatti della scienza] e ad ammo- nire [i lettori], convien ch'io conchiuda l'opera coi ti- toli e gli argomenti dei detti libri, quantunque io non li abbia tutti presenti , perchè i ribaldi hanno sac- cheggiata gran parte delle opere cosi intitolate. Il primo e il migliore à intitolato Yanbù^ 'al hayàh, ecc. (1). Son due manoscritti diversi, i quali ho messi qui con unico titolo, perchè l'uno tien luogo deir altro che fummi rubato; il quale è ricercato molto, ma si trova difficilmente. Il libro intitolato Fawàyd 'al wahà, ecc. (2). Questo tratta dei significati speciali dei nomi di Dio, trascelti dall'opera che ha per titolo 'Ài 'létiràk 689 'al lugawì, ecc. (3), come sarebbero i vocaboli 'al Karim e 'al ^Azim, i quali non somigliansi per la forma, né convengono nel significato. Contraria a questa è la differenza che corre tra le due parole 'ar rah- màn ed 'ar rahim, e la sinonimia di 'al habir con 'al ^alim. Ho trattato esclusivamente delle vod coraniche, senza darmi carico di quelle che occorrono nella Tradizione del Profeta. Il libro intitolato 'Al Musanni, ecc. (4). È opera (1) V. il Capitolo LXVIII qui sopra, pag. 523 ecc. (2) V. il Gap. LXXIV qui sopra, pag. 581. (3) Ibid., pag. 583. (4) Ibid., pag. 581. Capitolo LXXIX — Ibn Zafar, Snlwàn. 629 di diritto secondo la scuola dell* -Imam Màlik 'ibn 'Ànas, che Dio abbia misericordia di lui. Quivi ogni quesito è messo a riscontro degli argomenti che lo ri- solvono. U libro intitolato 'At Taégìn (1), opera teologica. n libro dommatico intitolato 'Al M a ^ à d à t (2), pieno di salutari argomenti e dilucidazioni che sgom- brano ogni dubbio. Il libro intitolato Mu^àtibat 'al é^riy ^alà mu- ^àqibat 'al bari/ (3) opera di teologia dommatica. Il libro intitolato ^ayr 'al biéar bi^ayr 'al basar (4). Ho inseriti in quest'opera tutti i presagi della missione del nostro Signore TEletto» Maometto, che Iddio lo benedica e' gli dia pace. I quali presagi son di quattro specie. La 1^ quelli che si leggono in modo irrefragabile nei libri rivelati. La 2* quei tra- mandati per la lingua dei dottori ebrei. La 3^ quelli dati da' kàhin (arioli). La 4^ di quelli tramandati per le lingue dei Genii. n libro intitolato 'Anbà' nuéabà' 'al 'abnà' (5). Il libro intitolato Mulah 'al lugah (6). Vi si enu- merano le parole che hanno la stessa forma con signi- ficati diversi. Son esse disposte in ordine alfabetico. Il libro intitolato 'As Safr (Le vestigio), nel quale spiegansi le voci di rarissimo o poco uso e i proverbii, divulgati 0 no, che trovansi nelle tornate letterarie di 'Al Harìri. (1) Ibid., pag. 582. (2) Ibid. (3) Ibid. (4) Ibid. (5) V. la Prefazione, pag. Lxxm ecc. (6) V. il Gap. LXXrV qui sopra, pag. 582. 630 Capitolo LXXIX — Ibn Zafar, Salwàn. Il libro intitolato 'At Tanqib, ecc. (1). «90 II libro intitolato 'Ahwàm 'al gawwàs, ecc. (2): ed è la dimostrazione delli sbagli commessi da 'Abu Muhammad 'al Harir! nel suo libro intitolato Darrat 'al gawwàs. Il libro intitolato Kaéf 'al ka§f (3) , che è con- trapposto al libro intitolato Easf 'al kasf wa 'al 'anbà' min 'al Kitàb 'al musammà bi'al'ihjà' (Smascheramento e avvertimento intorno il libro inti- tolato: La ristorazione, ristorazione s'intende, delle scienze sacre. U compendio intitolato 'Al Qawà^id, ecc. (4). 'Argùzah fi'al faràjd wa 'al walà', poema didascalico (5). Il libro intitolato 'Al Huwad, ecc. (6), opera pa- renetica. Il libro intitolato Riàd 'ad dikrà (7). Il libro intitolato 'An Nasàyh (8). Il libro intitolato M&lik 'al 'idkàr (9), opera parenetica. Ora io prego il mio Padrone, Ascoltator di que' che lo pregano, Rimuneratoredi que*che lo 8ervono,ecc.(10). (1) V. il Cap.LXXYI qui sopra, a pag^. 597, nota 8. (2) Y. il Gap. LXXTV qui sopra, a pag. 582. (3) y. lo stesso Gap. qui sopra, a pag. 583. (4) Ibid. (5) V. il Gap. LXXYI qui sopra a pag. 597. (6) V. il Gap. LXXIV qui sopra a pag. 582. (7) Idem, pag. 583. (8) Idem, pag. 582. (9) Idem, pag. 583. (10) Seguono tante altre frasi che sarebbe inutile di trascrìTere. CAPITOLO LXXX. Dal libro intitolato 'Anbà' nugabà' 'al 'abnà' (No- tizie dei fanciulli egregi) dello éay^ ed 'imam Huggat 'al 'isiàm Muhammad 'ibn 'abi Muhammad 'ibn Zafar, 'al Makki 'al Ma- gribi(l). In nome del Dio» ecc. Lo éay^ e 'imam, il sapiente tradÌ2Ìonista JSug^at 'ad din Burhàn 'al 'isiàm (Prova della religione. Argomento dell' 'isiàm), 'Abù Hàsim Muhammad 'ibn 'ab! Muhammad 'ibn Zafar, 'al Makki, che Dio santifichi Tanima sua. Àmen, dice cosi: Lode al Dio esaltato nei detti degli uomini che se- guon la diritta via e nelle infelici condizioni di quei che aberrano : e benedica Iddio al suo Profeta, ecc. Continuando io dico, che ho raccolte in questo libro 691 le notizie dei fanciulli egregi [perchè giovino], come faville di gran fuoco, o piuttosto come gocciole di fitta pioggerella, all'intento mio, ch'e* di fecondar la mente del giovane e forbire l'intelligenza del vecchio. Ho voluto (1) Da* dne Codici parigini, Sup. ar., 678 e 679, che noterò A, B. La prima pagina di ^ è di scrittura moderna; Tantico scritto che comincia avanti le parole « Continaando, io dico » ha tutte le vocali. B, più moderno, ne manca. r 632 Capitolo LXXX — 'Ibn Zafar, 'Anbà'. cogliere bensì, per [offrirle al] lettore, le più belle e squisite [frutta] di questa sorta, e lumeggiare agli [occhi] suoi i fatti più appropriati e più raaravigliosi [di questa specie]; scansando quanto ho potuto que* [racconti] che [t'invitano] a gemere [come] la colomba, ed a la- grimare [come] la nube quando stilla. Perocché gli animi [nostri] s'accendon d'amore per le [azioni] grandi e maravigliose e cupidamente bramano [le sentenze] piacevoli e peregrine che adattansi a' casi giornalieri della vita (1). Esordisco, io pertanto coi ricordi del nostro Signore [Maometto] prescelto da Dio, ch'Egli lo benedica e gli dia pace, [dico del Profeta] il cui ricordo porta buon augurio, cui la Fede innalzò al sublime suo grado. Mi propongo di far correre in seguito la mia nar- razione su quattro classi [ di uomini illustri ], ossìa I. Fronti (2) sublimi; II. Eletti che succedon loro; ni. Spiriti nobili; IV. Ultime rime. La prima classe rammenterà dieci [soli] tra coloro che Iddio onorò della compagnia (3) del suo Apostolo ; la seconda [ab- braccerà] i figliuoli dei Compagni e d'altri [uomini venerabili] ; la terza parecchi uomini celebri per pietà (1) Letteralmente : € Toso delle quali è vicino > . (2) G n r a r , il coi singolare gnrr ah, secondo i dizìonarii signi- fica e centro della fronte, steUa bianca in fronte d'un cavallo, eoe >. L'autore, nel Codice parigino della presente opera, Su^. or,, 678, fog. 44 verso, ne dà la seguente spiegazione : e I capelli fini delift parte anteriore del capo che sovrastano al mezzo della fronte, ed an- che quella parte di essa [fronte] che sporge tra le due nasata h (ossia le sinuosità calve tra il mezzo della fronte e le tempie) ». (3) Nel linguaggio dei tradizionisti « compagno » di Maometto, vuol dir contemporaneo, nel significato più esteso. Capitolo LXXX — 'Ibn Zafar, 'Anbà'. 633 6 famosi per devozione; la quarta parecchi principi dell'era dell'ignoranza (1), sian signori Àrabi, o re Persiani. S'io avessi allentate le redini della lingua per [dir de'] corsieri di cotesto arringo, certo avrei piantate le tende nel bel mezzo di quello (2), e avrei riempiti parecchi volumi di cose notabili. Or io mi 692 afSdo in Dio : si ch'Egli ha buona cura [di que' che ha creati]. L'intermediario [tra Dio e gli uomini fu Maometto ; egli] la gemma solitaria ed unica di che Iddio consolò Adamo; [egli] la elezione (3) [di Dio] dopo la morte di esso [Adamo]. Dice l'autore, ecc. (1) Così i Mnsulmam chiamano U tempo preislamitioo. (2) ^Asf&r, singolare s i f r (?), è aggettivo, che significa vnoto, ed applicato a casa, tenda, ecc., va tradotto « senza suppeUettili > . Ognun ycde che piantar le tende, qni significa non allontanarsi mai dalFargo- mento. H sugo del bisticcio è di contrapporre 'a sfar e tende» ad 'asf&r €Yolnmi>. (3) Safwah, sostantivo usato talvolta per eccellenza in vece deU^aggettivo < scelto, eletto » per designare Maometto. CAPITOLO LXXXI. Dal Hajr 'al bisar bi^ayr 'al baéar (I migliori annunzi circa il migliore tra gli uomini ), opera dello say(i e 'imam, il sapiente Huggat 'ad din Muhammad 'ibn 'ab! Muhammad 'ibn Muhammad 'ibn Zafar, 'al Makki (il Mec- cano) (1). In nome del Dio pietoso e benigno. Dice lo éaj^, ecc. Lode al Dio che conferisce a' suoi fidi (2) grandezza e possanza e fa logorare i suoi nemici nell'abiezione e nella fiacchezza, ecc. Per venire all'argomento, io dico che Iddìo, ch'Egli sia lodato, ha alcuni elettissimi servi, per mezzo de' quali egli ristora i diseredati della Terra (3) : [ elettissimi servi] i quali egli pone [a ministrare quaggiù] caritade oculata, larga beneficenza e generosità non mai stanca(4); [uomini] solleciti di liberar il prigione dal collare ol- traggioso [che lo stringe] ; di ristorare l'aflfranto dai (1) Codice parigino, 8up, ar., 586: bella e corretta copia dell*axmo 724 deU*egira (1324). (2) n singolare del rocabolo che cosi traduco è iraliy. Si vegga il Gap. LIX» § 8, a pag. 351 di questo volume. (3) Letteralmente: « orna di collane gU. abitatori de' suoi paesi, quando ne son privi». (4) Letteralmente: € generosità reiterata e [sempre] nuova». Capitolo LXXXI — 'Ibn Zafar, ^ayr 'al bisar. 635 mali delia povertà; di preservare il gentiluomo (1) dall'afiiizione della decadenza^ e di aiutar l'uomo illu- stre, si ch'ei sostenga gli obblighi del suo stato. Or tra quegli [eletti] il più alto d'animo e di natali, il più soccorrevole in passato e nel presente è il mio fratello e protettore in Dio, l'illustrissimo say^, l'autorevole capo, il sapiente, il dotto, lo egregio Safi 'ad din (Purità della religione) 'Abu 'ar Rida 'Ahmad 'ibn Hìbat 'Allah 'ibn 'Ahmad 'ibn ^Ali 'ibn Qurnàs, che Iddio lo aiuti. Senza pari il suo zelo a prò del ceto de' dotti e della schiera degli eruditi, . in [questo] tempo in cui i cieli [delle loro tende sono sì sdruciti che ] lascian passare la luce (2) ; i loro nomi sono raschiati [da' ruoli delle pensioni]; ed essi aggravati di soprusi e di danni ; oppressi di tante difficoltà che li distolgono da' loro [studi]. Ma costui 693 è il promotore delle arti gentili, inteso ad abbassare i superbi ed esaltare gli oppressi : che Dio lo colmi di benefizi; faccia degno di lode ogni suo successo; al- lontani ogni macchia dalla sua gloria e lo guardi da ogni caso sinistro. Agevolissimo è a Dio tutto questo ! Or quand'io mi rifuggii dagli estremi paesi occiden- tali nell'asilo del reame Nudano (3), quello la cui gran- dezza fa tremar i cuori dei re in Levante e in Ponente; quello che già ricopre col polverio della distruzione i [territorii de'] suoi nemici, [conquistati] col valore e (1) Wagih, quasi letteralmente spectabiUs, nomo notabile per posizione sociale , non solamente per nobiltà di prosapia. Cf. 3t dei Mu8., I, 148, 149; n, 10. (2) Bisticcio tra samà' e cieli > e asma' e nomi». (3) Cioò lo stato di Nùr 'ad din 'ibn Zankf, U celebre No- landino della seconda Crociata. 636 Capitolo LXXXI — 'Ibn Zafar, ^ayr 'al biiar. con Tarte di guerra ; quello che [alberga di tali scrittori] che delle loro arringhe si vestono sfarzosamente tutte le regioni del mondo, e [mette in campo tali eserciti] che tutti i fortalizii cascan giù air apparir dei loro ves- silli, cosi Iddio mantenga sui paesi ch'Egli [ha creati] la possanza di quel reame e lo aiuti coi più virtuosi tra ì suoi servi : [quando capitai, dico, in questo reame] i destini mi aveano cacciato in travagli [si fieri], che mi colmarono d'affanni e mi fecero veder ben chiara la stella 'As Su ha (1). Ma mentre ch'io anelava di man- tenere una costanza che sempre più mi venia man- cando, e faticosamente io menava innanzi i [miei] pu- ledri emaciati, Iddio, ch'egli siane lodato, mi ha fatto arrivare (2), mercè il mio fratello e amico in Lui, l'uomo autorevole, il capo, il dottore, Safi 'ad din, [arri- vare, io dico, alla condizione di ] giumento che pasce a sua posta ; mi ha fatto conseguire refrigerio (3) e tranquillità d'animo ; mi ha dato in lui l'appoggio di un protettore somigliante a quello di 'Abù Duàd (4). (1) Nebulosa nella coda dell'Orsa Maggiore. Corre in proTerbio «Le fo vedere 'As Su ha, ed ella mi fa veder la luna». (2) Si confronti con Tesempio cbe leggiamo in Lane, Disùm,, pag. 874, in fin della prima colonna, dove il verbo daraka alla sesta forma, usato con le stesse due preposizioni di qui, prende un significato alquanto diverso. (3) Letteralmente: « refrigerio dell'occbio » , comunissima frase degli Arabia che esprìme desiderio conseguito, sollievo, ecc. (4) n protettore di 'Abù Duàd fu Mundir ni», i« d'Hirah; il quale, non avendo potuto vendicare Tuccìsione di tre figliuoli di Abù Duàd, perchè il reo principale era ospite suo e gli altri sfiig- girongli, die al padre seicento cameli in prezzo del sangue. V. Caussin, Essai, U, 110 segg. e il Eitàb 'al 'Agàni testo di Bùlàq, XV, 99. Capitolo LXXXI — 'I b n Z a f a r, ^J a y r 'a 1 b i s a r. 637 A lui pertanto ho pensato di presentare in dono questo mio libro, clie è trapunto co' suoi lodevoli ri- cordi ; predica Teccelso suo stato e la vasta sua ri- nomanza; rinforza la durata del suo nome nella po- sterità; eterna le orme sue neirarringo degli uomini illustri. 0 quante volte i libri mossero ad un pari l'assente e il presente ; e gli scritti fecer vivere eterno chi era morto e sepolto! (1). Con questa opera ho vo- luto mostrar al [mio protettore] un giardino delizioso alla vista; svariato d'alberi ; maturo di frutti ; pieno di viti con grappoli che hai a stesa della mano ; [rinfre- scato d'] acque che scorrono placidamente e d'un venti- 694 cello il cui soffio [ti accarezza] più soave che il pelo del zibetto e olezza più acuto che il muschio del Tibet (2). 0 maraviglioso giardino ! Al quale [quante volte andar voglia il mio riverito Safì 'ad din] non avrà a muo- ver pie, né a premere [il suolo con] unghia [di giu- mento], né zampa [di camelo]. No: s'egli [apra la] bocca per chiamare [e far aprir la porta], il giardino risponderà « a' tuoi comandi »; s'ei muova e voglia [seco il giardino], questo lo seguirà. Gh'ei se l'appressi e gli svelerà maraviglie di maraviglie e [gli oflfrirà belli e pronti] a cogliere i più squisiti [frutti] dell'in- telligenza. [Finalmente] s'ei lo chiuderà al volgo (3), ». (1) Letteralmente: «eternato chi periva (2) Tenuto dagli Arabi il migliore muschio che lor offriva il commercio. (3) Diversamente da quel che già proposi nel testo, pag. 694, nota 3, leggo 'agb&b plurale di gubb « terra bassa, spiaggia inondata dal mare » ; e prendo quel vocabolo in senso figurato. L'autore non sapea come fere per trovar qui la sesta deUe otto con- sonanze tra le quali egli s'era avventurato. 638 Capitolo LXXXI — Ibn Zafar, ^ayr 'al bisar. il giardino avrà sempre di begli ingegni (I) alla porta. In cotesto libro io ho messi in ordine i più singo- lari tra* presagi che precedettero la missione del no- stro Signore l'eletto [di Dio], Maometto, che Iddio gli benedica e gli dia pace ; i quali presagi ho scompar- titi in quattro classi e sono : 1^ Que' che risultano nel libro dell'Onnipossente e Altissimo Iddio, in [termini] da non potersi impugnare ; 2^ Quelli che risultano dai detti dei sapienti ebrei ; 3^ Quelli che provengono dai kàhin (indovini degli Àrabi preislamitici); e 4^QneIli che provengono dai Ginn (2). Al quale libro ho dato il titolo di Hayr 'al bisar, ecc. (1) È la settima consonanza. Io leggo 'albàb, diversamente dalla proposta che feci nel testo, pagina citata, nota 4. (2) Genti, demoni o simili esseri immaginari degli Arabi. CAPITOLO LXXXII. Eitàb 'al mungìhy ecc. (Il felicitante, nella cura d'ogni sorta di malattie e d'infermità)» compilazione deUo éayh 'Abù Sa^d 'ibn 'Ibrahim, 'alMa- gribi 'as Siqillì (il Magrebino di Sicilia) (1). In nome del Dio pietoso e benigno. Il primo (2) principio della prefazione d'un libro, ecc. Poiché i cibi e i medicamenti son mezzo di conservar la salute del- 695 l'uomo e materia dell'arte che mira a curar le malattie dei corpi, convien che il medico abbia reale ed estesa cognizione delle virtù ed utilità di quelli, affinch'egli possa adattare a ciascuna specie di mali il rimedio che più le conviene. E come son diverse le malattie, gli indi- vidui e le membra [affette] del corpo, cosi non puossi designare assolutamente il rimedio da applicare a cia- scun ammalato, a ciascuna malattia ed a ciascun mem- (1) Da dne codici: Ay di Parigi, Ano, Fonds, N. 1027, e B deUa Bodlejana, March. 173, nel Catalogo di Uri, l, 134, N. dlxiv. Dò il titolo secondo B , mancando in A, Alle avvertenze &tte neUa Tavola de? CapitoH, voi. I, pag. lxsv , aggiungo che , secondo il codice Bf fog. 133 recto, il compilatore (gami*) delle tavole fu un hàkim (qui medico di certo), S&hr 4bn Sahl (?), del qnale non ho trovata alcuna notizia. (2) Nel titolo alquanto diverso cheleggesi in Haggi ^alìfah, VI, 182, N. 13,145, v'ha qui la variante « migliore >. i 640 Capitolo LXXXU — 'A 1 M u n g i h. bro. [Da un altro canto è da riflettere che] ogoi me- dicamento di quelli che noi conosciamo ha parecchie virtù diverse, le quali non s'adattano per tutti i rispetti ad una data malattia, e quindi è mestieri che il me- dico conosca molti rimedi varii di natura e di forza, che sono proficui in una data malattia, e scelga tra quelli il più adatto al suo scopo e più sicuro al suo in- tento, a seconda delle condizioni ch'egli vegga nel caso. Or io non so che alcuno scrittore [di medicina] abbia mai contemplati insieme in un medesimo trattato co- testi due elementi di criterio. Altri si messe a descri- vere i medicamenti semplici con le loro virtù e gio- vamenti, e gli bastò. Altri prese a dissertare esclosiva- mente su la medicatura delle malattie co' rimedii sem- plici : e questo sta bene dassè, ma ò difettivo nel me- todo ; poiché avvi tal medicamento che giova in molte malattie diverse, ed [all'incontro] v'ha di molti medi- camenti che giovano in una stessa malattia. Pertanto ho io pensato di compilare un libro con- ciso e breve che tutto abbracci, e contenga insieme entrambi i criterii. Con questa opera io cerco di spia- nare un ostacolo grave e di agevolare il conseguimento del fine desiderato (1). Ho scompartito il libro in co- lonnini e ho divisa [ogni doppia faccia del libro aperto] per lungo (ossia orizzontalmente) in sei parti [o vo- 696 gliam dire righi], il primo dei quali righi contiene il nome [del medicamento] e gli altri cinque presentano (1) Fin qui entrambi i codici A^B. Continuo col primo. D se- condo ha in vece € E Iddio è quegli che aiuta ed a Lui chieggo soccorso. Le cose che sopravvengono nel corpo umano, ecc. » come neUa pag. seguente, nota 3. Capitolo LXXXII — 'A 1 M u n g i h. 641 altrettanti nomi di medicamenti , cominciando dalla prìma lettera [dell'alfabeto] e seguitando con la bà' e cosi successiyamente nell'ordine ben noto (dell' 'a b u- gad) (1). In largo poi (verticalmente) ho fatte sedici divisioni, nella prima delle quali [trovasi] il nome del medicamento semplice (già) scritto (orizzontal- mente), ecc. (2) e Iddio è quegli che aiuta. In nome del Dio pietoso e benigno (3). Le cose che sopravvengono nel corpo umano sono [di due ma- niere]: quelle che il corpo si assimila (4), cioè il nutri- mento in generale, e quelle che portano alterazione nel corpo, ecc. (5). (1) Antico ordine alfabetico degli Arabi, usato poi nei soli libri di scienze. Esso risponde ai valori numerali delle unità, diecine e centinaia a, b, g, d, h, w, ecc. (2) Continua in A la descrizione de' colonnini verticali fino alla invocazione ed alla replica della formola musulmana. (3) Ripiglia qui il testo di £ e continuano ambo i codici. (4) Letteralmente: € che il corpo muta per ritenerle*. (5) Ay dopo 8 pagine di introduzione dà (fog. 7 verso a 121) una tavola disposta in colonnini verticali con le intitolazioni seguenti : 1. Nome del medicamento semplice. 2. Qualità (màhiah, cioè se noto o no, se minerale, ecc.). 3. Specie. 4. Da scegliere. 5. Natura (maz a g). 6. Virtù. 7. Utilità. Ne' membri del capo. 8. Idem. Negli organi della respirazione. 9. Idem. Negli organi della digestione. 10. Idem. Nella totalità del corpo. 11. Modo di adoperarlo. 12. Dosi. 13. Nocumento. Il 41 642 Capitolo LXXXII — 'à 1 M u n g i h. 14. Correttivi. 15. Succedanei. 16. Numero dei medicamenti. Prendendo , per esempio , la prima lìnea orizzontale, vi si l^;ge ne* colonnini 1. 'U t r u g (limone) =3 2. Conosciuta = 3. Addo, 0 dolce =3 4. I grandi e gialli = 5. Fredda nella prima specie e secca nella seconda = 6. La scorza è lenitiva, ecc. Seguono nei co- lonnini verticali i nomi degli altri semplici secondo V 'Abugad e le qualità come sopra. B, continua a discorrere le varie cagioni delle malattie e la classificazione de* medicamenti semplici e poi dà (fog. 14 recto a 133) la Usta de' nomi nell*ordine dell* 'Abugad. CAPITOLO LXXXIII. Kitàb 'Atibbà' 'al 'amrà(][, ecc. (I medici delle 697 malattie dal capo a' piedi) per 'Ahmad 'ibn ^Abd 'asSalàm, 'a§ éarif 'as Siqilli (il Siciliano della schiatta di ^Ali) (1). In nome del Dio pietoso e benigno, ' A h m a d ' i b n ^Abd 'as Salàm, 'as éarìf 'as Siqilli, che Iddio gli sia propizio e gli perdoni, nella sua misericordia e generosità, ha detto cosi: Lode a Dio, il Munificente, ecc. Continuando^ io dico aver chiesta a Dio la grazia di scriver la presente opera, la quale abbraccia il modo di curar tutte le malattìe, dal capo a' piedi, con medi- camenti semplici (2); poiché a farne dei composti è ardua impresa e di rado egli avviene d'imberciare il (1) Codice di Leida (41 Gol.) , notato nel nuoyo Catalogo , LEI , 265, N. 1372 ; copiato V 899 (14934), ma ha U titolo di mano più moderna. L*aatore visse ai tempi di 'Abù Fàris ^Abd 'al ^Àziz Mbn ^Ahmad, principe hafsita di Tanìs (1394-1434), al quale de- dicò Talora opera di medicina notata da Haggi ^alìfah, Y, 75. N. 10,057, il qoal paragrafo noi daremo nel Cap. LXXXV. Un terzo trattato del medesimo autore si trova in Algeri, del quale mi ha date notizie molto particolareggiate, per lettera del 27 feb- braio 1876, Fegregio orientalista M. Auguste Cherbonneau. n trattato ha per titolo 'As Siqilli fi 'at Tibb, ecc. (il Sici- liano, opera medica). (2) B a 8 i t ; letteralmente : e fondamentali > . 644 Capitolo LXXXIII — 'A t i b b à"a 1 'A m r à d. vero [rimedio] in cotesta specie. ^Àys ah, che Iddio rabbia nella sua grazia, racconta che TApostolo di Dio (Maometto), quand'egli dovea scegliere tra due cose (dicea): < Veggiamo dunque qual delle due sia più fa- cile ». Or chi seguo la parola e l'esempio [di Mao- metto] tien la buona via. Pertanto io ho divisa l'opera in venti capitoli e ne dò la spiegazione nell'indice se- guente per rendere più agevole al lettore l'uso del libro: Gap. 1, De' medicamenti semplici indicati contro la ce- falalgia; 2... le malattie degli occhi; 3... degli orecchi; 4... del naso; 5.., della bocca; 6... della gola e del collo; 7... del fegato e dello stomaco; 8... degU inte- stini [e trattato su i] purganti; 9... del sedere, e tu- mori che vi nascono; 10... delle reni; 11... della ve- scica; 12... degli organi maschili; 13... dell'utero; 14... delle articolazioni; 15... ferite; 16... tumori e 698 pustole; 17... malattie polmonari; 18... febbri e ma- laria; 19... veleni e morsicature di animali; 20 Su le sostanze proficue alla sanità della persona in generale e su le proprietà specifiche delle cose. Questo capitolo dividesi in due paragrafi ; dei quali il primo risguarda ciò che giova generalmente al corpo ed ha maggior efiicacia di cessarne i malori; il secondo tratta delle proprietà delle [sostanze] che hanno l'una su l'altra delle azioni specifiche e singolari (1), independenti dall'opera del medico, ecc. (1) Ho corrette, secondo il nuovo catalogo di Leida, III, p. 266 (1865), le lezioni della Bibl pag. 698, note 3 e 4. CAPITOLO LXXXIV. Kitàb Gawàhir 'al 'alfàz, ecc. (gioielli lessico- grafici e novelli splendori), dell' 'imam e dottore 'Abu Muhammad^Abd 'ar Rahmàn 'ibn Mu- hammad, 'As Siqilli (il Siciliano) (1). In nome del Dio pietoso e benigno, nel quale io mi affido. Lode a Dìo principio e fine [d'ogni cosa]: Egli che fa quant'Bi vuole ^ quanto Ei si propone; che mostrò ai suoi servi [la via] onde s'arriva a conoscerlo, ed affinchè [i trasgressori] non gli attribuissero colpa, avvertilli prima, e spiegò chiaramente alle sue crea- ture [il dover loro], infino a che Ei suggellò i suoi precetti con la religione del suo eletto (Maometto). Oltre a ciò Iddio, ch'Egli sia lodato, privilegiò con esimie virtudi gli antesignani della sua religione e gli ausiliari del suo profeta. Poscia ispirò agli uomini, secondo i lumi intellettuali e l'acume di ciascuno, il modo come si ritrova il Suo vero e come si promuove l'osservanza de' Suoi precetti; apri un sentiero [che mena] alla verità, e questo fu il credere ; attestò che il segreto del credere è l'adoperare il criterio; e per [fissare il] criterio pose quattro caratteri: comando; 699 (1) Codice di Leida, copiato il 649 (1251-2), nel nuovo Catalogo, IV, 323, N. 2162. Warn, 529. 646 Capitolo LXXXIV — G a w à h i r 'al 'a 1 f à z. divieto ; allettamento ; repulsione. A [riconoscere cosi fatti caratteri], egli stabili quattro principii fondamen- tali di scienza, tali che ogni grado, stazione, ordine e condizione entra in uno di essi, e che ogni dottrina ed azione, sia iniziale o ~ sia finale, necessariamente torna ad alcuno de' medesimi. Gli uomini che muo- vono da cosi fatti principii fondamentali, e che hanno approfondita la scienza, e la studiano con zelo e con de- siderio di conoscerla, son essi i partigiani (1) di Dio, a* quali è concesso pien potere sopra il suo nemico [il diavolo] ; son essi la milizia di Dio, gli [uomini] ch'Egli prepone come buone guide a chiunque segua [volen- tieri] le loro vie. Or il primo fondamento è la cognizione di Dio, che altamente sia lodato, con la, sicura scienza dei suoi nomi , ecc. Il secondo fondamento è la cognizione della religione di Dio, ch'Egli sia esaltato e lodato, in quanto risguarda l'osservanza del suo libro [il Corano] e della Sunnah (tradizione) di Maometto suo profeta, eoo. Il terzo fondamento è la cognizione del nemico di Dio, ch'Egli lo confonda e maledica, e di ciò che quegli vuol dall'uomo, a che cosa lo esorta, a che lo sospinge con le sue frodi, ecc. Il quarto fondamento è la cognizione del mondo; degli uomini del secolo e delle cose vane alle quali pur è forza di attendere, e i doveri che il mondo e gli uomini ci impongono, e le gare alle quali vi si è sospinto: gare pel conseguimento de' beni, per la composizione delle discordie e per la pace, ecc. (1) Hizb, parte, nel senso civile e politico, e specialmente nu- mero d'uomini pronti a sostenere altrui con le armL CAPITOLO LXXXV. Dal Kaéf 'az Zanùn, ecc. (Rimozione d'ogni dubbio sa i titoli de' libri e [le denominazioni] delle scienze), compilazione di Ma stafà 'ibn ^Abd 'Allah, noto sotto il nome di Hàééi Hai! f ah (1). (2) 'Abntat 'al 'asma', ecc. (Costruzioni de' nomi, A. 52 dei verbi e de' nomi verbali), un volume. Opera dello éayfe 'Abù 'al Qàsim ^Ali 'ibn Ga^far 'ìbn 'al QattàS 'as Sa'di, 'alMisri (della tribù di Sa'd, do- A. 53 miciliato in Egitto) morto il 515 (1121-2); il quale raccolse [gli elementi di] questo lavoro ne' libri lessico- grafici e di singolarità filologiche, intendendo di fare un supplemento [ai dizionarii]. Egregio libro che inco- mincia con le parole : < Lode a Dio pei benefizi che ci ha compartiti » ecc. L'autore narra essere stato Si- bùwayh il primo a tentare una raccolta di questa fatta, nella quale ricordò trecento otto forme di nomi. 'Abù Bakr 'ibn 'as Sarràg ve ne aggiunse ventidue; 'Abù ^Amr 'al Carmi, pochi altri; e similmente (1) DaUa nota edizione del Flnegel, con qualche variante cavata dal Codice parigino , Ancien FandSt Slb, che noterò con la Iet- terai'. (2) I, Ue, N. 31, Bibl, Appena,, p. 52, 53. Si vegga qui ap- presso il paragrafo 'Al *kVk\. / / 648 Capitolo LXXXV — Haggì galìfah. ^àlùwayh; ma tutti lasciarono indietro [molti vo- caboli], né furono esenti da confusione, né da sbagli. Non fecero meglio ne' nomi verbali di radici trili- tere; de' quali Sibùwayh e 'Ibn 'as Sarrà^ recan soli trentasei, ed io, continua 'Ibn 'al Qatt&S li ho compiuti nel numero di cento. Egli nota avere fornito il lavoro nel mese di ragab del cinquecentredici (8 ott. a 6 nov. 1119). 699 (1) 'Al 'istiràk 'al lugawi, ecc. (Omogeneità di forme ed origini dei significati), dello say hi Muham- mad 'ibn ^Abd 'Allah, conosciuto sotto il nomadi 'IbnZafar, 'alMakki (della Mecca), morto il cinque- censessantotto (1172-3). (2) ^Ilm 'i^ràb 'al quràn (Scienza delle forme 700 grammaticali del Corano)... (3). Tra gli antichi scrit- tori di questa materia [va noverato] 'Abù Tàhir 'Isma^ìl 'ibn Halaf, 'as Siqillì, 'an nahwi (il grammatico siciliano), morto il quattrocencinquanta- cinque (1063). Quest'opera fa nove volumi. (4) 'A4àm 'an nubùwah (Segni della missione profetica), per lo éay^ Sams 'ad din Muhammad 'ibn ^Abd 'Allah, noto sotto il nome di 'Ibn Zafar, morto il cinquecensessantacinque (1169-70). (5) 'Al 'Af^àl wa tasàrifihà (I verbi e le loro (1) I, 314, N. 777. Cf. Gap. LXXIV, pag. 583. (2) I, 352, N. 926. (3) Pag. 356. (4) I, 361, N. 944. (5) I, 173, N. 1025. Si vegga Castri, Bibl ar, Hisp, I, 168, n. 573, doTe egli spiega il titolo « Lìber verborum, tripartitmnqae » e dà il nome dello autore 'Abù 'al Qàsim 'ibn 'al Qattà^ «patria Si- calas, domicilio Cordnbensis », morto il 514. Resta a vedere do&d« il Casiri abbia preso quel « Cordovano per domicilio » . / / Capitolo LXXXV — H a g g ì § a H f a b. 649 coniugazioni), per 'Abù Bakr Muhammad... 'al Qurtubi (il Cordovano), conosciuto sotto il nomadi 'Ibn 'al Qùtiah... Tra coloro che scrissero sul me- desimo argomento è da annoverare lo éayh 'Abù 'al Qàsim ^All 'ibn Ga^far, noto sotto il nome di 'Ibn 'al QattàS 'as Sa^di, 'as Siqilli, 'al Misri (della tribù di Sa^d, nato in Sicilia, dimorante in Egitto), morto Tanno cinquecentoquindici (1121-2). Al dire d''IbnHallikàn quest'opera è migliore di quella d''Ibn 'al Qùtiah. Io l'ho avuta alle mani. Quivi 'Ibn 'al Qattà^ dichiara aver messi in ordine alfa- betico [i vocaboli] dati da ' I b n 'al Qutiah ed avervi aggiunti i quadriliteri e que' di cinque lettere, trala- sciati dal suddetto autore. Il libro incomincia in questo tenore : « Lode al Dio di gloria e di possanza, ecc. ». 'Ibn 'al Qattà^ [poi] fé' menzione delle omissioni di 'Ibn 'al Qùtiah e corresse (1). (2) 'Anbà'*nugabà' 'al 'Abnà' (Notizie de' fan- (1) Così letteralmente : h a d d a b a, senza compiere la proposi- zione con pronome né altrimenti. Può quindi supporsi che manchino altre parole. Or il nome d'azione del detto verbo dà principio per l'appunto al titolo di uno de' lessici che servirono all'autore del Tàg 'al *Arùs, come si legge nella prefazione al gran dizionario del Lane, pag. XIX: The Tahdheeb elAbniyek toa-ìr'Af 'al, hy IbnEl-KaUa'a, in two voìumes. E poiché ^aggì ^alifah nel presente paragrafo non dà il titolo di questo libro di 'Ibn 'al Qattà*, diverso di certo dair'Abnìat, poiché diverse sono le prime parole delle pre- fazioni^ è da ritenere che il Tahdib 'al 'Abniah (com'io ritra- scrìvo il titolo di Lane) sia proprio il libro a cui si riferisce qui il bibliografo: e mi sembra seconda edizione, accresciuta e corretta dello 'Abnìat (2) I, 443, N. 1288. Si vegga il Gap. LXXX, pag. 631. / / 650 Capitolo LXXXV — Haggi ^alifah. ciuUi illustri), dello éaj^ éams 'ad din Mobam- mad 'iba Muhammad 'ibn Zafar» il Siciliano, morto l'anno cinquecensessantacinque (1179-80). Que- sto compendio comincia cosi : « Lode a Dio, lodato neUe parole del ben diretto » (Maometto), ecc. («'autore dà i nomi e le notizie di tutti i fanciulli illustri. (1) 'Anmùjag fi 'al lugah (Tipo lessicografico), per 'Abù ^Ali 'al Hasan 'ibn Rai^iq, 'alQayra- Wwàni (del Qayrawàn), morto l'anno quattrocencin- quantasei (1063-4). (2) Tàrife 'al Gazirat 'al Basirà' (Cronica di Al- geziras) di Spagna, per 'Ibn Hamdis. (3) Tàrì^ Siqillìah (Cronica di Sicilia), per 'Ibn 'al QattàS [come fu chiamato] ^Ali 'ibn Ga'far 'ibn ^Ali, il Siciliano, morto l'anno cinquecentoqoin- dici (1 121-2). Dice 'Ibn éuhbah che [questo autore] scrisse anco la 'Ad durrat 'al ha tir ah, ecc. (La perla preziosa), ossia scelta [di versi] de' poeti dell'isola di Sicilia); nella quale [antologia] egli dà [i nomi e degli squarci di poesie] di censettanta poeti (4). Fin qui 'Ibn éuhbah. [Altra Cronica di Sicilia fu scritta] da 'Abù Zayd 701 'al Gumri, morto l'anno (5) Tawàrì^ Qayrawàn (Croniche del Qajra- wàn)... tra le altre, di 'Abù ^Ali Hasan 'ibn Ra- (1) 1 , 468 , N. 1392. Si confronti col paragrafo Croniche dd Qayrawàn, nel quale la data della morte deU'Antore è direisa. (2) II, 124, N. 2196. (3) II, 135, N. 2243. (4) Si Y^^ il Gap. LXm, § 3, pag. 447. (5) n, 142, N. 2285. Si confronti per la data della morte il pa- ragrafo sa r ^A n m ù d a g di coi nella nota 1*. / r Capitolo LXXXV — Raggi ^allfah. 651 éiq del Qayrawàn, morto l'anno quattrocensessan- tatrè (1070.71), (1) Ta tqif 'al Lisàn (Raddrizzamento della lingua), per 'Ibn 'al QattàS [come fu chiamato] ^A lì 'ibn Ga^far, il Siciliano, della tribù di Sa^d, morto Tanno cinquecentodieci (111 6-7) . (2) Tagwìd libugiat 'al Muzid, ecc. (Soddis- facimento alla brama di maggior [dilucidazione] su le sette letture del Corano), dello éay^ 'Abù 'al Qà- sim ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn 'abi Bakr 'ibn 'al Fahhàm, 'as Siqilli, éay^ 'al 'Iskandriah (il Siciliano, dottore in Alessandria), morto Tanno cin- quecentosedici (1122-3). (y) Tafsir 'ibn Zafar (Cemento del Corano) per 'Ibn ^afar, [come fu chiamato] Sams 'ad din Muhammad 'ibn Muhammad 'ibn Muham- • ■ • m a d, il Siciliano, morto Tanno cinquecensessantacinque (1169-70). (4) Taqwim 'al 'Adwiat 'al Mufridah (Tavole?. ?. sinottiche de* medicamenti semplici), pel medico 'Ibra- hìm 'ibn 'abi Sa^ìd, 'al Magribì, 'al ^Alà'i (Ma- grebino, cliente di ^Alà' 'ad din?). Incomincia con le parole: < Il primo principio della prefazione d*un li- bro » ecc. L'autore fa ricordo di cinquecencinquanta medicamenti semplici: e in largo (5) sono sedici colonnini fi) II, 190, N. 2429. (2) n, 209, N. 2472. (3) n, 348, N. 3173. V. il Gap. LXVIII, pag. 623. (4) n, 393, N. 3490. Non ho dato il testo. Si vegga il N» LXXXII nella Tavola de' Capitoli, Prefazione, pag. Lxziv e in questo Gap. pagg. 660, 664. (5) Si confronti il luogo della prefazione dell'autore, a pag. 640, ^ / » 652 Capitolo LXXXV — Haggi ^alìfah. che prendono ambe le pagine [del libro aperto]. Egli intitolò questo libro 'Al Fath fi 'at tadàwà, ecc. (1) (Chiave della cura di tutte le malattie e le infermità). 701 (2) Tangìz fi 'al Furù^ (Compimento del trattato delle eredità), perFahr 'ad din Muhammad 'ibn Muhammad (3), il Siciliano, giurista della scuola di Sàfi^ì, morto l'anno settecentoventinove (1328-9). Questo trattato è simile al Ta^^iz (4), se non che Taa- tore vi aggiunse Tappuramento delle antinomie. (5) Tahdib 'al Matàlib ( Raddrizzamento dei quesiti), per ^Àbd 'al Haqq, il Siciliano, giurista della scuola di Màlik. (6) Gàmi^ 'as Sahih (Raccolta delle [tradizioni] autentiche), opera notissima sotto il titolo di Sahih 'al Buhàri... [Tra i molti altri cementi] v'ha quello del cadi 4yàd 'ibn Musa 'alYahsibi 'al Màliki (della tribù y amanita di Yahsib, giurista malikita)(7\ morto Tanno cinquecenquarantaquattro (1149-50), il quale intitolò il suo libro « 'Al 'Ikmàl fi Sarh linea antipenultima, o si vedrà che il bibliografo ha saltate le pa- role « per lungo in sei partì, ecc. » (1) Fath che vuol dir «conquisto», e letteralmente « l'aprire >. (2) II, 440, N. 3655. (8) Manca Mahammad nel codice P, onde il nome toma ad 'Ibn 'a 8 Siqilll, come è dato nel nostro Gap. LXXIV, pag. 579. (4) 5'a g g t ^ a li f a h , registra a pag. 313 del II volume , N. 3073, il Ta*gìz fi Muhtasir 'al Wagiz, compendio del di- ritto safi'ìta sulle eredità^ per Tàg 'ad din 'Abù 'al Qàsim *Abd 'ar Rahim, detto 'Ibn Yùnis, che morì il 621 (12244). (5) n, 479, N. 3785. (6) II, 512 a 545, N. 3909. (7) Di questo celebre giurista si è fatta menzione nel Cap.LXYIII. pag. 521, nota 5. / / Capitolo LXXXV — Haggi ^^al Ì fah. 65$ Muslim (Compimento del comento di Muslim): e questo fu poi perfezionato nel libro di 'Al Màzari, intitolato 'Al Mu^allim. Vogliam dire il Cemento di 'Abù ^Abd 'Allah Muhammad 'ibn ^Ali 'al Mà- zari (da Mazara in Sicilia), morto Tanno cinquecen- trentasei (1141-2); il quale die [al proprio libro] il ti- tolo di 'Al Mu^allim bifawàyd kitàb Muslim (L'insegnante le cose utili del libro di Muslim) (1). (2) Hayr 'al biéar, ecc. per Huggat 'ad din Muhammad 'ibn Muhammad 'ibn Zafar, il Siciliano^ morto Tanno cinquecensessantacinque (1169- 70) (3). (4) 'Ad durrat 'al jiatirah, ecc. (La perla pre- ziosa, ossia Scelta di versi dei poeti dell'isola), per 'Abù 'al Qàsim ^Ali 'ibn Ga^far, comunemente detto 'Ibn 'al QattàS 'as Siqilli, 'al Mis ri (il Siciliano, 702 [ domiciliato ] in Egitto ) , morto Tanno cinquecento- quindici (1121-2). (5) Durrat /al gawwàs, ecc. (La perla del ma- rangone, che [va pescando] le sciocchezze de' grandi letterati), per 'Abù Muhammad Qàsim 'ibn ^Ali (1) Altra celebre raccolta delle tradizioni di Maometto. (2) ni, 181, N. 4821. Si veggano i Gap. LXVIII, LXXIV ed LXXXI a pag. 523, 582 e 634. (3) P ha € verso Tanno 555 » . (4) in, 293, N. 4935, dove si legge poesia^ in vece di poeti. Si vegga il Gap. LXIII, § 3, a pag. 447. (5) III, 205, N. 4957. La diversità nel nome e nella data della morte fece supporre al bibliografo che si trattasse di due comenta- tori diversi, mentr'è un solo. Gonfrontinsi i nostri Gap. LXVIII,. § 8, e LXXIX, § 3», pag. 523 e 630. L'autore della Durrat al gawwàs è 'Al Harirì, sì celebre per le sue Maqamàt, ossia «Tornate». / / 654 Capitolo LXXXV — Haggi g[alifah. 'al Ha ri ri, ha delle glose marginali di 'Ab Ci ^Abd 'Allah Muhammad 'ibn 'ahi Muhammad, cono- sciuto col [soprannome di] Huéé^^t 'ad din, 'asSi- qillì, il quale morì l'anno cinquecencinquantacinque (1160); e altresì delle glose marginali di Muhammad 'ibn Muhammad, comunemente detto 'Ibn Zafar 'al Makkf, che mori l'anno cinquecensessantasette (1171-2). ^ . (1) Diwàn (Raccolta di poesie) di ^Abd 'al Gab- bar 'ibn Muhammad, 'as Siqilli (il Siciliano), morto in Maiorca l'anno cinquecenventisette (1132-3). Dice ['Ibn Hallikan?]che la più parte son bei versi. (2) Diwàn (Raccolta di poesie di) Mus^ab 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn 'abì 'al Furàt, 'al'^Abdari, 'al Qurasi, 'as Siqilli (della tribù Coreiscita, nato in Sicilia), morto l'anno cinquecentosei (1112-3). (3) 'Ar rawdat 'al 'aniqah (Il bel giardino), per 'Abù Zakarià'' Yahyà 'ibn ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn ^Abd 'al Mun^im, 'as Siqilli,- 'ad Dimisqì, 'as Sàfi^i 'al Qaysì (della tribù arabica di Qays, nato in Sicilia, domiciliato in Damasco, giurista della scuola di éàfi^i), comunemente detto 'al 'Isfahàni (da Ispahan, in Persia) perch'egli era andato in quella città. Mori Tanno seicentotto (1211-2). Egli girò varii paesi ; studiò e insegnò Tradizioni ; ma non avea buona critica. (1) m, 294, N. 5543. È il diwano di 'Ibn Ha mdìs, del quale abbiam dati degli estratti nel Gap. LIX. (2) m, 314, N. 5678. (3) m, 498, N. 6633. / r Capitolo LXXXV — H aggi ^ ali f ah. 655 (1) 'Àz zahr 'al bàsim, ecc. (Il fior che sorride su le virtù di ['Abù] 'al Qàsim), per 'Abù 'al Fu- tùh Nasr 'Allah 'ibn 'Abd 'Allah, detto comune- mente 'Ibn Qalàqis, morto Tanno cinquecenses- santasette (1171-2). Libro scritto [a lode] del detto ('Abù) 'al Qàsim, (uno dei) qàyd di Sicilia, quando l'autore si trovò presso di lui (2). (3) Sirr 'al Kimià (Il segreto dell'Alchimia), per A. 63 lo éayh 'IbnBaérùn, il Magrebino* Compendio che comincia con le parole : Lode a Dio il signor della pos- sanza e delle opere, ecc. (4) Saqif 'al lisàn (La stecca della lingua), per 702 ^Umar 'ibn j^alaf (5) 'ibn Makki, 'as Siqilli (il Siciliano), morto l'anno... È da notare che in una copiadel^abaqàt 'an Nuhàh per 'As Suyùti(6) (1) m, 545, N. 6880. Correggo il nome del Mecenate, come lo dà ^Ibn ^allikàn, dal quale Haggi ^alifah ha presa qnesta notizia, senza dubbio. Y. il Gap. LXYIII, pag. 525. (2) Correggo anche secondo 'Ibn ^allikan, questo verbo che in Haggi ^alifah ha la erronea lezione 'intasaba. (3) 111,595, N. 7 146.11 testo è dato nella nostra Appendice, pag. 53. (4) III, 604, N. 7189. È molto verosimile che il principio del tì- tolo s'abbia a correggere, come dice Fautore in ultimo del presente paragrafo, e corrisponde alla lezione di Suyuti, che abbiam data nel Gap. LXXVI, pag. 608. Tuttavia questo tìtolo , atteso i capricci degli scrittori arabici, qui non sarebbe tanto strano. Ancorché saqif significhi < tetto, tettoia, ecc. » , è usato ancora come nome tecnico della stecca con chei chirurgi legavano gli ossi rotti, per farli risanare. Tatqif 'al lisàn poi è il titolo dell^opera, anche filologica, di 'Ibn 'al QattàS testé notata a pag. 651. (5) Nella edizione si legge : h.l.f. Correggo come ne' Gap. LXIII, LXIX e LXXVI, pag. 463, 545, 608. (6) Èia stessa opera il cui tìtolo principia: Bugiat'al-wa^àh né abbiam dati gli estrattì nel Gap. LXXVI. / ' « 656 Capitolo LXXXV — ^aggi gali fa h. questo titolo ha la variante Tatqif 'al lis&n (Rad- drizzamento della lingua) e per vero il vocabolo tatqif conviene a lingua. (1) Sulwàn 'al Mutà^ fi ^Udwàn 'at tibà^ (leggasi 'al 'Àtbà^ '^ Conforti al principe nimicato da' suoi), per 'Abù ^Abd 'Allah Muhammad 'ibn Muhammad, lo stesso che [il nominato altrove] 703'Abù 'Abd 'Allah Muhammad 'ibn 'ahi 'al Qàsim 'ibn ^Ali, 'al Qurasi (della tribù Coreiscita) comunemente chiamato 'Ibn Zafar 'al Makki, [eiQ- titolato] Huggat 'ad din, il grammatico» morto Tanno cinquecensessantotto (1172-3). Il quale compose questo libro per un certo qày d siciliano, Tanno cinquecencin- quantaquattro (1159-60). L'opera [dopo rinvocazione a Dio e il nome delT autore] incomincia cosi : <{ La grati- tudine verso Dio, ch'Egli sia lodato ed esaltato, è il più splendido ammanto [ond*uom possa] ornarsi; la lode [che s'innalza] a Dio, il più efficace [mezzo di ottener] bene in questa vita e nell'altra )i^, ecc. Indi Taatore aggiunse all'opera due altri quaderni (2). H Sulwàn è stato messo in versi da Tàg 'ad din 'Abu ^Abd 'Allah 'ibn 'as-Singàri, morto l'anno settecento novantanove (1396-7). Tratta dei principii fondamen- tali della filosofia morale e de' più notevoli fatti storici de' principi, sotto specie di linguaggio d'uccelli e di (1) III, 611, N. 7227. Si vegga il nostro Gap. LXXIX, pag. 620, e la mia versione del Sulwàn, Firenze, 1851. (2) Par che il bibliografo accenni all'altra edizione, come or noi, diremmo, del Sulwàn, ch'ei crede posteriore a quella di Siali» ed io suppongo anteriore. V. il Sulwàn, ediz. cit, pag. XXIV, LXVIII e 214 segg. ^ / Capitw^o LXXXV — Haggì t^alifah. 657 belve. Parecchi l'hanno tradotto. L'autore della ver- sione persiana [che corre sotto il titolo di] Riàd 'al Mulùk fi Riàdàt 'as Sulùk (Giardini regii ed esercizii storici) si travagliò a mettervi in principio ed in fine degli altri racconti; v'aggiunse [poi addi- rittura] alcuni fatti del Sultano 'Uways 'al Ga- làyri (1). Il libro originale è scompartito in cinque [capitoli, ciascun de' quali intitolato] Sulwànah (ma- niera di conforto); in guisa che, dopo il capitolo del- l'introduzione che dà un'idea generale dell'opera, viene il primo capitolo: Dell'abbandono in Dio e di ciò che ne nasce ; capitolo secondo: Del conforto e de' suoi av- vantaggi; capitolo terzo: Delia costanza e della sua uti' lità; capitolo quarto: Del contentamento e delle felicità sue; e capitolo quinto: Dell'abnegazione e delle sue conseguenze. L'ultima parte [della detta versione per- siana] tocca le condizioni dello say^ 'Uways 'al Galàyri. Ai tempi nostri il Sulwàn è stato tra- dotto per bene in lingua turca , dallo § a y ^ 'al 'isiàm Muhammad 'Amin Efendi 'ibn Halli 'al 'Aswad, comunemente detto Qarah Zàdih, morto l'anno millecensessantotto (1754-5): che Dio abbia misericordia di lui. (2) éàfi fi 'ilm 'al qawàfi ([Metodo] salutare (1) Su questa dinastia torca, che regnò neU* ^Iràq tra U XIV e il XV secolo dell'era volgare, si vegga D'Herbelot, Bibl orienUile, sotto il nome di Avis, com'egli trascrisse; e Sacy Chrest 2* ediz., tomo n, 85, che scrive Outoefy, (2) IV, 7, N. 7384. È qui il luogo di ricordare U Codice del- rEscnriale, notato da Casiri, voi. I, pag. 82 : « Poetica ehquentià in compendniM contrada, auctolre Abilcassem Ali Ben Qiaphar, vulgo Ebn Cataa, origine Siculo, patria Hiapalensi ». II. Vi r / 658 Capitolo LXXXV — Haggì gali fa h. nella scienza delle rime) per 'Abù 'al Qàsim ^Ali 'ibn Ga^far, 'as Sa^di, 'as Si qilli (il Siciliano, della tribù di Sa^d) comunemente detto 'Ibn 'al Q a 1 1 àS che mori l'anno cinquecentoquindici (1121-2). 704 (1) Sihàh fi 'al lugah (Lo schietto linguaggio) dell' 'imam, ecc. 'Al Gawahri, ecc. L' 'imam 'Abù Muhammad ^Abd 'Allah 'ibn Barrì (2) fece delle glose marginali al Sihàh, fino alla lettera éin. Dicesi che a questo lavoro ei [volea] dare il titolo di 'At tanbih, ecc. (Avvertimento e dilucidazione degli errori corsi nel Sihàh): ed è questa la migliore opera di 'Ibn Barri. Essa era stata incominciata dal costui precet- tore, 'Ali 'ibn Ga'far 'ibn 'al QattàS e 'Ibn Barri si fondò sugli scritti del maestro. [Aggiungo che] 'Ibn Barri mori l'anno cinquecentottantadue (1186-7). (3) Tra i glosatori del Sihàh va noverato anche questo 'Ibn 'al Qattà' 'Ali' 'ibn Ga'far, 'as Si- qillì, morto l'anno cinquecentoquindici (1121-2). (4) Tabaqàt 'aj Su 'ara' (Ordinate biografie dei poeti)... (5) ed il Kitàb 'al mulah 'al 'asriah (Libro delle bellezze [letterarie] contemporanee), opera di 'Abù 'al Qàsim 'Ali 'ibn Ga'far, 'asSa'di, 'as Si qilli (il Siciliano della tribù di Sa'd) illette- rato, comunemente detto 'Ibn 'al Qa ttà' il gram- (1) IV, 91, N. 7714. (2) Forse va corretto questo nome. Si vegga la nostra nota 2 al Ca- pitolo LXVin, § 5, pag. 518. (3) Ripiglia a pag. 93, 94. (4) IV, 144, N. 7901. (5) Ripiglia a pag. 145. / r Capitolo LXXXV — Haggl galtf ah. 659 matìco... (!)• E il Kitàb 'al Muhtàr, ecc. (Scelta di versi e di prose de' nostri contemporanei più cele- bri), per 'Ibn Basrùn, 'as Siqilli (il Siciliano). (2) ^Umdah fi sanà^at'as si^r (Colonna del- l'Arte poetica), per 'Ibn Rasiq 'Abù ^Alì 'al Hasan, 'al Qayrawànì(del Qayrawàn), morto l'anno quat- trocencinquantasei (1058-9); della quale 'A s Siqilli (il Siciliano) fece un compendio, col titolo di 'Al 4ddah (Il preparamento). (3) ^Unwàn fi 'al qaràh (Il frontispizio della lettura del Corano) per 'Abù Tàhir 'Ismà^il 'ibn Halaf, 'al Muqrì, 'al 'Ansàri, 'al Andalusi, (il lettore spagnuolo, oriundo di Medina), morto Tanno quattrocencinquantacinque (1063). Dice 'Ibn Halli- kàn che questo libro [torreggia come] una colonna nella materia di cui si tratta. Principia con le parole < Lode a Dio che ci ha creati con la sua possanza », ecc. L'autore espone con chiarezza e brevità quali siano le differenze tra le sette lezioni, per agevolare chi appren- der voglia a memoria [il sacro testo] ed evitar ogni con- fusione ai principianti ed a' giovanetti. E veramente egli con questo libro spiega [la materia] in modo da soddisfare a ciascuno e da bastare cosi a chi ha for- nito [il corso], come a chi lo incomincia, e tratta (1) Ripiglia a pag. 146. (2) IV, 263, N. 8338. Si vegga su questa opera importante Ibn KÌMÌdowi, ProlégomèneSj vera. Slane, parte II*, pag. 419 et passim, e il nostro Gap. LXVIII, pag. 512, nota 2. Non abbiamo alcun'altra notizia del compendio , né del compen- diatore. Ch'ei fosse stato 'Al M a z a r i, il quale nacque nel paese e tempo in cui morì 'Ibn Rasiq, e fu chiamato, per antonomasia, « n Siciliano > ? (3) IV, 274, N. 8398. Si confronti il Cap. LXXVI, pag. 601. / / 6€0 Capitolo LXXXV — H aggi ^alifah. largamente il subbietto, in modo che chi abbia [un poco d'] ingegno potrà capire benissimo e terrà questo com* pendio come una intestatura [della grande opera che son le lezioni coraniche] (1). È stato comentato da '^Abd 'az Zàhir 'ibn Naéwàn, 'ar Rumi, ecc. H. 9. (2) Fath fi 'at tadàwà, ecc. (Chiave della cura di ogni malattia e infermità), per 'Abù Sa^id 'Ibra- him, il Magrebino. Compendio de' medicamenti sem- plici, disposto a mo* di tavole, come il Taqwim 'al 'Adwi&h. Incomincia con le parole: « Il miglior co- minciamento che si possa fare in un libro > ecc. Ogni colonnino è tagliato per lungo (orizzontalmente) in sei parti (righi): in tutto vi sono nominati quattrocen- cinquanta medicamenti. 705 (3) 'Al Faràyd 'al óa^diah, ecc. (La partizione g addita delle eredità, secondo la scuola malikita), opera dello éayh e 'imam 'Abù Muhammad 'al Hasan 'ibn ^Ali 'ibn 'al Ga,^d, il Siciliano, [giu- rista] malikita. (4) Fawàyd 'as Siqilli fi 'al hadit (Annota- zioni del Siciliano su la Tradizione di Maometto). L'au- tore è il cadì 'Abù 'al Hasan ^Ali 'ibn 'al Mu- (1) Questo mi par qui il signiflcato più adatto di 'unw&n < ti- tolo, cenno messo sul dorso d*un volume 0 in testa d*una scrittura per indicar dì che tratti » . (2) lY, 874, N. 8868. Confrontisi questo medesimo Capitolo, pag. 651, 654 ; il Cap. LXXXII, pag. 639, dove il nome è scritto 'Abù Sa^id 'ibn Ibrahim, e la Prefazione, pag. lzxiv. n testo di Haggf ^alffah manca sì nella Bibl e A neQ'AP- pendice. (3) IV, 398, N. 8978. (4) IV, 474, N. 9271. f / Capitolo LXXXV — Haggì ^alifah. 661 far rag, il Siciliano, del quale f^ menzione 'Ài Bi- qà^i, nel suo libro intitolato 'Al Maéay ^ah(I dottori). (1) Quràdat 'ad dahab fi naqd 'aé^àr 'al ^Arab (Ritagli d'oro, ossia Critica della poesia degli Arabi) per 'Abù ^AliHasan 'ibnRasiq 'al 'Azdi 'al Qayravàni (della tribù arabica di 'Azd, nato al Qayrawàn), morto T anno quattrocencinquantasei (1063-4). (2) Kitàb 'al 'Aswàt (Libro delle interiezioni), per A. 53. 'Abù 'al Hasan Sa4d, ecc.... e per 'Abù 'al Qà- sim ^Alì '*ibn Óa^far 'ibn ^Ali 'as Sa^di (della tribù di Sa^d), comunemente detto 'Ibn 'al QattàS il lessicografo Siciliano, morto Tanno cinquecenventi- cinque (1130-31). Compendio in ordine alfabetico. (3) Kitàb hafz 'as sahhah (Libro della conser-705 vazione della salute), opera dello sarìf'Ahmad 'ibn 'Abd'as Salàm, 'as Siqillì, 'at Tu n si (oriundo di Sicilia, domiciliato in Tunis): compendio dedicato ad 'Abù Fàris ^Abd 'al ^Azìz 'ibn 'Ahmad, (principe hafsita di Tunis dal 1394 al 1434) e diviso in ottanta capitoli. (4) Kitàb 'as Sayf (Libro della spada), per 'Abù ^Ubaydah Marmar 'ibn Mutannì, ecc. e per 'Abù 'al Qàsim ^Alì 'ibn Óa^far 'ibn ^Ali, 'as Sa^dì, 'al lugawi (il lessicografo, della tribù arabica di S a ^d), comunemente detto 'Ibn 'al QattàS il Sici- (1) IV, 509, N. 9394. (2) V, 44, N. 9853. Aggiunto nella nostra Ai^nàke , pag. 53 del testo. (3) V, 75, N. 10,057. Conf. Gap. LXXXIII, pag. 643. (4) V, 102, N. 10,207. 1 / / 662 Capitolo LXXXV — Haggi gali fa h. liano, morto il cinquecenquattordici (1120-21). Si tratta delle denominazioni proprie e traslate della spada. (1) Kitàb 'al qisàr wa 'asmàihim, ecc. (Libro de' verbi intransitivi e de' nomi verbali ed aggettivi di essi), in ordine alfabetico. Compendio dello sayh 'Àbù 'al Qàsim ^Alì 'ibn Óa^far 'ibn ^Ali, 'as SaMi (della tribù arabica di Sa^d) il lessicografo, comune- mente detto 'Ibn 'al QattàS il Siciliano, morto il cinquecentoquindici (1121-2). (2) Kitàb 'al Maéa wa 'as sayr (Libro del cam- minare [a piedi] e del viaggiare), dello say^ 'Abù 'al Qàsim ^Ali 'ibn Óa^far, 'as Sa^di, il lessico- grafo, comunemente detto 'Ibn 'al Qa ttàS morto il cinquecentoquindici (1121-2). In ordine alfabetico. (3) Multar fi 'an nazm wa 'an natr li'afà- dil 'Ahi 'al ^Asr (Scelta di versi e prose rimate dei buoni scrittori contemporanei) per 'Ibn Basrùn, ii Siciliano, morto Tanno (1) V, 136, N. 10,395. « Liber depalatm earumque nominibuset naturae, etc ». Mi parve già che il vocabolo qisàr non fosse qui plurale di qasr, bensì dì qasir « nom di piccola statura», per cagìon del pronome personale che non può riferirsi a palagi o ca- stelli; onde pensai si trattasse di scrittori minoriy probabilmente di grammatica. Ho sostenuta così fatta opinione nella mia St de' Mu$., II, 509, nota 8. Ma trovando adesso nel Suppìément del Dozj, II, 358 , che al vocabolo qasir siasi dato ancora il significato dì e verbo intransitivo », inclino a credere che abbiam qui il plorale di esso. E veramente ^Ibn ^al Qattà^ fa piuttosto lessicografo e letterato , che biografo. S'intenda bene che nel nuovo mio sup- posto si dee ritener errore di copia il pronome relativo personale, messo al plurale maschile, anziché al singolare femminile. (2) V, 151, N. 10,492. (3) V, 438, N. 11,590. Cf. il Gap. LXXHI, pag. 468. / / Capitolo LXXXV — Haggì galìfah. 663 (1) Mu^àtibat 'al gariy 'ala Mu'àqibat 'al bariy (Riprensione alFaudace che condanna Tìnno- cente), per 'Ibn Zafar Muhammad 'ibn Muham- mad 'ibn 'Abd 'Allah, 'ai Makkì (abitator della Mecca), morto l'anno cinquecensessantasette (1171-2). (2) Mufridàt Ya^^qùb fi 'al qaràh (Le lezioni 706 spicciolate del Corano per Ya'qùb), ecc. e per 'Ibn 'al Fahhàm, [come chiamavano] 'Abd 'ar Rahmàn 'ibn 'Atiq 'ibn Halaf, il Siciliano, morto l'anno cinquecentosedici (1 1 22-3) . (3) Maqàmàt (Tornate), dello sayh 'Abù Mu- hammad... 'al Hariri... e il comento di questa opera per... (4) e per 'Ibn Zafar, [come chiamavano] Muhammad 'ibn 'abi Muhammad, il Meccano e Siciliano, [giurista] malikita, morto l'anno cinquecen- sessantacinque (1169-70); il quale pose al detto comento il titolo di 'At tanqib 'ala ma fi 'al Maqàmàt min 'al garib (Esamina delle espressioni insolite che occorrono nelle Tornate [di 'al Hariri]). (5) Muqaddamah 'ibn Bàbasàd fi 'an Nahw (Prolegomeni alla Grammatica per 'Ibn Bàbasàd). L'autore [avea per nome proprio] lo sayh Tàhir (1) V, 607, N. 12,285. La seconda parte del titolo nella ediz. del Pluegel èMu*anìat'ar rà'ì. Correggo secondo il catalogo au- tentico, qui sopra Cap. LXXIX, pag. 629, e con le notizie di *A1 Maqrizi, Cap. LXXIV, pag. 582, e di 'Às Su yutì, Cap.LXXVI, pag. 597. La lezione 'Al Barìyè data anche da jP. (2) VI, 36, N. 12,632. (3) VI, 57, N. 12,719. (4) Pag. 60. Si confrontino i nostri Capitoli XLVH, LXVIII, LXXIV, LXXVI e LXXIX a pag. 103, 523, 582, 597 e 629. (5) VI, 70, N. 12,752. ì / / 6e4 Capitolo LXXXV — Haggi ^alifah. 'ibn 'Àhmad, il grammatico, e mori il quattrocento sessantanoye (1076-7)... questo libro ò stato comentato da... e dallo éay^ ^Abd 'ar Rahman 'ibn ^Atiq, il Siciliano, morto il cinquecentosedici (1122*3). (1) 'Al Mulah 'al 'Asriah (Bellezze [letterarie] contemporanee) per 'Abù 'al Qàsim ^Ali 'ibn 6a^far^ conosciuto sotto il nome d' 'Ibn 'al QattàS il Siciliano, morto Tanno cinquecentoquattordici o cinquecentoquindici. H. ^. (2) Mungih fi 'al 'Adwìat 'al Mufridah (Il feli- citante, suir[uso dei] medicamenti semplici). Incomincia con le parole: « Il miglior principio della prefazione d'un libro e il più bello esordio, ecc.». Compendio in forma di tavole, che presentano i nomi dei medicamenti. 706 (3) Mu watt à' fi 'al badi t (H sentiero della Tra- dizione spianato) del dottore principe M&lik 'ibn 'Anas.... lo cementò... (4) ed 'Ibn Raéiq del Qay- rawàn, morto il quattrocencinquantasei (I063<4)... e il cadi e tradizionista 'Abù Bakr Muhammad a 'ibn 'al ^Arabi, il Magrebino, morto l'anno cinque- cenquarantasei (1151-2). (5) Mizàn 'al ^aml fi 'at tàrih (Bilancia da (1) VI, 109, N. 12,867. Ho aggiunto al primo vocabolo Tarticolo che vi è necessario. Confrontisi col cenno del medesimo libro dato nel presente Capitolo, pag. 658, secondo il paragrafo di Haggf ^alifah, IV, 145, N. 7901. (2) VI, 182, N. 18,145. Confrontisi con la nostra prefiuione, pag. Lxxiv, col Cap. LXXXII, pag. 689, e col presente, pag. 651, 660, e si noti la diversità del titolo che io ho serbata nella versione. (3) VI, 264, N. 13,437. (4) Pag. 265. (5) VI, 285, N. 18,497. Ibn Khaldoun, Prolégomènes, verdone del baron De Slane, I, p. 8, tocca di questa opera d'^Ibn Baiiq. / / Capitolo LXXXV — Raggi ^alìfah. 665 compilare la storia) per Hasan 'ibn 'ar Rasiq del Qayrawà n, morto l'anno quattrocencinquantasei (1063-4). L'autore compendia in questo libro la durata di ciascuna dinastia di monarchi. (1) ('Anbà') Nuéabà' 'al 'Abnà' (Notizie dei fanciulli illustri), per 'Abù ^Abd 'Allah Muham- mad 'ibn Zafar 'ibn 'Ahmad, il Siciliano, morto l'anno cinquecensessantacinque (1169-70). (2) Nuzhat 'al Mustàq fi 'ihtiràq 'al 'àfàq (Sollazzo per chi si diletta di girare il mondo), per lo sarif Muhammad 'ibn Muhammad 'al 'Idrist 'sLS Siqilli (della schiatta di 'Idris, il Siciliano; libro compilato per Ruggiero il Franco, principe di Si- cilia, nella cui corte vivea l'Edrisi. Questi ordinò il suo lavoro secondo i sette climi, e vi aggiunse una compiuta descrizione de' paesi e de' reami. Le distanze sonvi date in miglia e in parasanghe; ma non vi son707 notate le longitudini, né le latitudini. Se n'è fatto de' compendii. (3) Yanbù' 'al hayàh fi 'at tafsìr (Sorgente di vita ch'è il cemento [del Corano) per 'Abù ^Abd 'Allah 'ibn Zafar, [come chiamavano] Muham- . mad 'ibn Muhammad, il Siciliano, morto l'anno cinquecensessantotto (1172-3). L'opera fa parecchi vo- lumi. (1) VI, 804, N. 18,602. Ho aggiunto tra parentesi il principio del titolo. Si veggano i Capitoli XLVn, LXm e LXXX a pag. 108, 478, 681, ecc. (2) VI, 383, N. 13,726. Si vegga il Cap. VII, pag. 31 del nostro 1* volarne. (3) VI, 514, N. 14,470. Confirontinfli i Capitotì LXXTV, LXXIX, § 3, ecc., pag. 581, 628, ecc. / / 666 Capitolo LXXXV — ^aggi ^alifah. (1) Dal Barnàmag 'al Kut ab (Catalogo dei libri) usati ne' paesi del M a g r i b , Capitolo 4^ , Giurispru- denza n. 93. 'Ài Màzari secondo le lezioni del cadi ^Abd 'al Wahhàb, in quattro volumi (2). (1) Appendice dei Fluegel, tom. VI, pag. 650. (2) Alla fine di cotesti estratti bibliografici è bene di ricordare con le stesse parole del Casirì un^opera, della quale egli non dà in cant- teri arabici il titolo né il nome deU^antorCi ma la nota così (Bibl Arab. Hisp.f I, 501): « MCCCLXIV, Appendix ad Poema, paraphra- « sim Alcorani complect«ns , quod Aba Abdallah Mohammed bin « Hajnn, genere Siculns, ortn Setabitanos, condidit, notisque postea « exhomavit Obaidallah Ahmedi Alyalid Altàzagri » . CAPITOLO LXXXVL Dal Kitàb 'al Masàlik wa 'al Mamàlik (Libro A. 55 delle vie e dei reami), opera di 'Abù 'al Qàsim ^Ubayd 'Allah 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn Hur- dadbah (1). Le isole più celebri dei Rum (2) sono: Cipro, che gira sedici giorni di cammino; l'isola di Creta, che gira quindici giorni di cammino; risola del Monaco (3) , nella quale era uso di castrare gli schiavi bianchi; l'i- A. 64 sola dell'Argento (4); l'isola di Sicilia che gira quin- dici giorni di cammino. Maraviglie della Terra (5): Il fuoco di Sicilia... e di Spagna... e in India è un fuoco che arde in una certa pietra, della quale se alcuno vuol portar via un frammento acceso, lo si spegne... (6). In Sicilia non v'hanno le grosse formiche chiamate f u r s à n (ca- valieri). (1) Dalla edizione di M. Barbier de Meynard, nel Journal Asia- tique, serie 6*, tomo V, Parigi, 1865, in-8». (2) Pag. 92 del detto volume del Jowrn. Asiatique. (B) Gazirat 'arràhib. Questo nome danno gli autori arabi ai- risola di Favìgnana, presso Trapani. (4) Gazirat 'al fiddah. Se volesse dir della Sardegna? È più Tcrosimile che si tratti del Capo Argentaro; poiché Gaz ir ah vnol dir isola e penisola; né qui l'autore dà il perimetro, com'egli fa per Cipro, ecc. (5) Pag. 117 e 118. (6) Crede l'editore che qui v'abbia una lacuna. CAPITOLO LXXXVII. DalKitàb 'ahsan 'at taqàsim, ecc. (Le divisioni più acconce a far conoscer bene i climi [della Terra]), per 'Abù ^Abd 'Allah Muhammad 'ibn 'Ahmad 'al BaéàrI 'al Muq addasi (il Gerosolimitano), conosciuto sotto il nome di 'Ibn 'al Bannà' (1). § 1. (Clima del Magrib) 'Isqilìah (Della Sicilia (2). La capitale di essa è Bai arra (Palermo): delle città [è da noverare] 'Al Hàlisah (La Kalsa, quartiere dì (1) Dalla edizione del prof. De Goeje, Leida, 1876. 1877. Nelle note la lettera B indica il codice di Berlino, e C quello di Costanti- nopoli. Ometto le varianti quando non è dubbia la giusta lezione. Li più parte dei nomi è stata corretta dal dotto editore. (2) Testo di Leida, pag. 221. L'autore in uno de* capitoli d'in- troduzione, dopo avere nominate le diciassette metropoli (masr. plurale ' a m s à r) de" principali Stati musulmani del suo tempo . quelli cioò che ubbidivano a sultano independente di fatto (Confrun- tisi pag. 9, testo di Leida e variante ? ) da Samarkand a Cordora (pag. 47), enumera, cominciando sempre da levante e terminando a ponente (pag. 48), le capitali o capiluoghi che dir si vogliano, di grandi province; le quali città egli chiama qasabah, (plurale qasabàt), proprio il vocabolo che oggidì in Algeria si pronunzia casba e significa castello o cittadella. Le ultime verso ponente sono: Alessandria, 'Aswàn (Syène) Bar q ah, Palermo, Tàhurt, Fez. Sagalmàsah e T.rfànab (corr. Tarqalah, capoluogo di Sù^ 'al 'Aqsà nel Marocco). Venendo più innanzi, negli stessi prolegomeni, alla lista delle duà Capitolo LXXXYII — 'à 1 M u q a d d a s Ì. 669 Palermo); 'Itràbinié (o 'Itràbunié (1) Trapani); Màzar (2) '(Mazara); ^Ayn 'al mugattà (3); Qal^al 'al ballùt (Caltabellotta); éiréant(4) (Gir- genti);Biit!rah (5) (Butera); Saraqùsah (Siracusa); Lantini (6) (Lentìni); Qatàniah (7) (Catania); 'Al Yàé (8) (Aci); Batarnù (Paterno) (9); fabarmin (Taormina); Y.n.f.'é (Miqué?) (10); Massinah (Mes- ^na); Rimtah (II) (Rametta); Damannaé (Demona); Gàràs(12) (Geraci); Qal^at 'al qawàrib (La Rocca dei barchetti) ; Qal^at 'as siràt (Golisano); Qal^atA. 55 (ma din ah, plarale madan) e terre dipendenti da ciascana caabaf ei mette (pag. 55 del testo di Leida), con Palermo, quelle medesime città che sono nominate alla citata pag. 221 del testo, nella descri- zione del M a g r i b, e che noi trascriviamo, notando in pie di pa- gina le varianti. (1) Bt a pag. 55 ha 'Itr&..l.S, e qm Itrànii (2) C7, qniMàz.n. (3) Farmi s'abbia a leggere *Ayn 'al qattà*. Si confronti con Edrisi, nel nostro Capitolo VII, voi. I, pag. 96, nota 1. (4) JB, a pag. 55 G.rh.fit; qni entrambi i codici Gf.r.h.n.t; onde non v'ha altro sbaglio che nel posto d'un punto diacrìtico. (5) JB, S.b.r.h; C, B.tirah, ed a pag. 55, T.birah. (6) B, 'Àltbni; C» 'Al n. tini; B, molto incerto, a pag. 55. (7) 0, Qatàn.n.h. (8) I codici 'Albàg. Si confronti il nostro Cap. VII a pag. 69 del !• voi., nota 5. (9) JB, B.tù..ù, ed a pag. 55, F.t.rnù; (7, P.t.z.ntì. (10) B, D..q.S a pag. 55, Tiq.S; C, Y.n.f.i. Leggo MI qù fi come nel Cap. VII a pag. 118 del l*" vol.^ nota. (11)1 codici R.t.mah. (12) B, a pag. 55, Hàràs. 670 Capitolo LXXXVII — 'Al Muqaddasl. 'Abi Tawr (Caltavuturo) ; Batarlìah(l) (Petraliafi; Tirmah (2) (Termini); Bùrqàd (Castello di Broccato); Qurlìùn (Corleone); Qarìnaé (3) (Carini); Bartiniq (Partinico); 'Ahyàs(4) 'Agnàs?-Cmisi); Balgah(5) (Bilici?); Bartannah (Partanna). § 2 (6). Palermo, capitale di 'Isqillìah, giace a spiaggia di mare, in quelFisola. Avanza in grandezza 'Al Fustàt (il Cairo vecchio); se non che le fabbriche di questi [Siciliani] son parte di pietra e parte di mat- (1) B, a pag. 55, Dr.iah; C, p.r.n iah. Supponendo dimenticata una prìraa lettera e sbagliata la quarta, è da leggere Batraliah, come propone il dotto editore. Si confronti Edrisi qui sopra, Cap. VE Yol. I, pag. 112, e la mia St de* Mus, di Sicilia, II, 397, 414, e HI. 85. Nella mia congettura ho tenuto anche presente il sito, seconda Tordine in cui l'autore nomina tutti questi paesi. Infine sappiamo dal Malaterra, lib. II, cap. 20, che all'arrivo dei Normanni, Petreìe- gium era abitata insieme da Cristiani e Musulmani: ed ecco iln> stro autore che ci dice più innanzi d'una chiesa entro la rocca stro Cap. XI, pag, 192 del 1° volume. (5) B, a p. 55, L.n.g.bah e qui L.»ga; (7, L.tgah. For?t Balgah. Si confronti il Capitolo TU, pag. 93 del nostro V volnic^ nota 2. (6) Testo di Leida, pag. 231, nella descrizione delle casbe, ossia -2- pitali secondarie. Capitolo LXXXVII — 'Al Muqaddasì. 671 toni : onde [la città comparisce] rossa e bianca. È cir- condata di sorgenti d*acqua e di doccionati (1); e la bagna un fiume, chiamato Wàdi ^Abbàs. I molini sono [piantati] in mezzo della città. Abbonda essa di frutte, di altre produzioni del suolo ed [anche] d'uva. L'acqua [del mare] batte le mura. Essa ha una città interna, nella quale è la moschea g&mi^* i mercati [son posti] nel borgo. Avvi un'altra città esteriore e murata che si chiama 'Al Hàlisah, la quale ha quattro porte: Bab Kutàmah (Porta [della tribù berbera di] Kutàmah); Bàb 'al futùh (2) (Porta delle vittorie); Bàb 'al bunùd (Porta delle bandiere); e Bàb 'as sanà^ah (Porta dell'arsenale); e in questa città avvi anco una moschea gàmi^ e dei mercati. 'Itràbanis? (3) giace ad occidente sul mare: città murata, i cui abitatori bevono di un fiume. A. 56 (1) Hayàzìr. V. il glossario del prof. De Goeje nella parte IV, pag. 225. E da veder se si possa dar a questo vocabolo il significato di « castello d'acqua » , come dicono in Eoma, e « giarra » , come si chiama in Sicilia: e Tè una piramide nella quale si fanno salire e scendere i doccionati, per render forza all'acqua. V'ha molte di queste giarre intorno la città di Palermo. (2) Par sia questa l'antica porta della quale oggi si veggono gli avanzi entro la Chiesa della Vittoria allo Spasimo; dalla quale porta entrò Roberto Guiscardo nel 1 072, onde supponeasi avesse preso il nome da quel fatto. Ne abbiam fatta menzione nel Gap. IV, voi. I, ultimo rigo delle note, nella pag. 13, e primo e secondo della pag. 14. (3) In B ì nomi dei luoghi seguenti mancano tutti, perchè il co- pista lasciò vuoto lo spazio sul quale si doveano scrivere in rosso. Il codice C, invece di tutto lo squarcio che segue fino alle parole « Isola vasta e bella, ecc. » , ha soltanto... « e le rimanenti città, della Sicilia giacciono a levante, ponente e mezzogiorno, e Qal*at 'as siràt in alto > . Secondo l'ordine dei nomi scritti di sopra, si dovrebbe qui porre il nome di Trapani, ma questa città non ha fiume. 672 Capitolo LXXXVI — 'Al Mnqaddasi. ^Ayn 'al mugattà {'Ayn 'al Qattà^?) e Ma- zara giacciono entrambe a ponente. Caltabellotta, ben fortificata, è posta in alto: gli abi- tatori bevono di una fonte che scaturisce nello stesso luogo. Girgenti giace sul mare ; [città] murata ; vi si beve acqua di pozzo. Butera giace sul mare a ponente ; circondata di un forte muro; può dirsi una rocca. Siracusa è [composta di] due città congiunte Tuna all'altra ; ha un porto maraviglioso ; la cinge un fosso pien d'acqua marina. Lentini, città murata, giace sopra un fiume, in vi- cinanza del mare: ha edifizi di pietra. Catania giace sul mare, a mezzogiorno ; città murata: [si chiama] anche Madinat 'al filah (La città del- l'elefante). Àci giace a mezzogiorno; città murata; posta sul mare; vi si beve acqua corrente. Paterno giace a levante, sotto il monte del fuoco che scorre. Taormina, giace a levante sul mare, e sovrasta alla parte orientale del paese dei Rum: ha una rócca di pietra [ed uno] scalo sul mare. Le altre città orientali son dieci, come le abbiamo annoverate, fuorché Qa4at 'as siràt, che sta in un'altura. Petralia giace dentro terra, a mezzo giorno ; è mu- rata ; dentro di essa s'innalza una ròcca , con una chiesa. Capitolo LXXXVII — 'Al Mnqaddasi. 678 Partinico non giace sul mare; produce molta hinna(l): e similmente 'Aliy&s(2} (Cinisi?), e Bal- gah (Bilici?) giacciono in pianura. § 3. La Sicilia (qui Si qi Hi ah) è isola (3) vasta e bella ; né i Musulmani ne posseggono altra più nobile, più popolosa di questa, nò che vanti maggior numero di città. È lunga dodici giornate di cammino (4) e larga a. 57 quattro giornate. Tra la Sicilia e il paese dei Rum è uno Stretto che s'apre verso il punto del levare del sole ed è largo dodici giornate (5), e questo è il canale che va noverato tra i cinque mari (6). § 4. Giurisprudenza (7). I Siciliani seguono, la più parte, la scuola dì giurisprudenza di 'Àbù Hanìfah. (1) Così anche Edrisi nel nostro Gap VII, a pag. 82 del 1^ volume. (2) V. U § !• di questo Capitolo, pag. 670, nota 4. (3) C ha < e questa isola » , continuando alle parole che abbiam testé date nella nota 3 della pag. 671. (4) Dovrebbe dir sette. Cf. il Cap. IV, § 1, ecc. (5) Nella nota 4, alla pag. 57 deìVAppencUcet io proposi di leggere < lungo dodici miglia » , che sarebbe esattamente vero dello Stretto di Messina. H prof. De Goeje, nelle note al suo testo, pag. 232, o, non ammette quella lezione, perchè Fautore accenna aU' Adriatico: il che non è dubbio secondo il periodo che segue. Ma anche parlando del- r Adriatico, dodici giornate si possono riferire alla lunghezza, non già alla larghezza. Pertanto è da supporre una lacuna, per Tappunto dopo il numero dodici, come accader suole dopo un vocabolo ripetuto, in gnisa che il 12 la prima volta si riferirebbe alle miglia di lun- ghezza dello Stretto del Faro, e la seconda alle giornate di lunghezza dell^Adriatico. (6) C ha la variante: 'Al Gthàni lo annovera tra i cinque mari. (7) Mad&hib, osala diverse scuole ^i diritto e disciplina ecclesia- stica. Testo di Leida, pag. 238, lin. 13. II. 43 674 Capitolo LXXXVH — 'Al Mnqaddasl. § 5. Merci (1). Dalla Sicilia si esportano delle ye- stimenta follate (maqsùrah), di ottima qualità. § 6. Produzioni speciali (2). Si cava dalla Sicilia molto sale ammoniaco bianco. Ho sentito dire che le cave di questo minerale sono esaurite. In Egitto si usa invece di quello la fuliggine dei fumaioli dei bagni. § 7. Maraviglie (3). È in Sicilia un monte^ dal quale sgorga il fuoco per quattro mesi alla volta ogni dieci anni e tutto il resto del tempo ne vien fuori del fumo. Fuorché il cratere, tutto il monte è ammantato di neve (4). (1) Id., pag. 239, Un. 7. (2) Ibidem, penultima linea. (3) Testo di Leida, pag. 241, lin. 2. (4) Mi par bene dì aggiugnere qui alcune notizie che seguono nella pag. 240 del testo dì Leida, le qnali si riferiscono in generale al Ma- grìb, ossia regione occidentale, che abbraccia la Sicilia; ed alcune sodo particolarmente attribuite alla dominazione fatimita, sotto la quale fu riordinata ramminìstrazione civile deU^isola. «Il riti (peso all'ingrosso) in tutta questa regione, è il medesimo dì Bagdad, fuorché quello da pesare il pepe; il qual riti eccede di dieci dirham quello di Bagdad, ed è usato in tutti i domimi ul- timiti del Magrib. Circa le misure di capacità, il qafiz del Q ar- ra wàn (in Sicilia rimane questa misura del cafisoper Tolio soltanto), consta dì trentadue tumn (ossia ottavi: il tumoìOf in siciliano Um- minUj rimase in uso in Sicilia e nel napoletano), e il tumn consta dì sei mudd, di quelli del tempo di Maometto... Le misure dì capa- cità de' Fatimìti sono ì dawàr, che s'avvantaggiano di poco su la waybah dì Egitto Sopra ogni riti [campione fatto] di piombo è improntato il nome del Comandatore de' Credenti Circa le monete, è da sapere che in tutte le provìnce del M agri b, arrìvaodo fino agli ultimi confinì [dello Stato] di IJamasco, è in corso il dì- nàr che ha un grano (hab bah), voglio dire un grano d'orzo, meno del m i t q a l. La leggenda su la moneta è circolare. V'ha anco un Capitolo LXXXVII — 'A 1 M u q a d d a s ì. 675 piccolo rub^ (quarta, o qnartìglio: in Sicilia si dicoa comiinemente I a b à * ì) che ai dà a novero [non apeso]. Il di rh a m è scadente an- ch^esso. V'ha dei mezzi dirham, detti qìràt; dei quarti; degli ot- tavi e de* sedicesimi detti qurnùbah (o qarùbah, Carrubba) e si spendon tutti a novero. Quivi non è lecito di pagare con ritagli (rita- gli d'oro, su Fuso de' quali si vegga Sacy^ Chrest, 2* ediz., I, 248). I pesi da monete (sangab, plurale sinag : V. De Goeje, Ohssairio, op. dt., lY, 265) di questi paesi son di vetro stampato, come abbìam detto detriti [di piombo]. Il riti di Tunis consta di dodici once ('ùqfah) e Toncia di dodici dirham». CAPITOLO LXXXVIIL Da un codice erroneamente intitolato Murùg 'aj dahab, ecc. (Prati d*oro e miniere di gemme ) ed attribuito ad 'Al Mas^ùdi (1). Tra le isole del Magri b nel Mediterraneo è da an- noverare la Sicilia, grande isola che gira quindici giorni di cammino. È vasto reame con monti, alberi, fiumi e seminati. Giace quest'isola di faccia all'Affrica [pro- pria]. [Sorge] in essa un monte, dal quale continua- mente vien fuori del fumo e del fuoco. Esso gitta in mare dei massi di fuoco, che somigliano a corpi senza teste ed a teste senza corpi (2). A. 58 Sovente n'esce una lingua [di fuoco] che entra in mare: essa brucia quante bestie e serpenti vi incontra; i quali poi son dalle onde gittati in sulla spiaggia. Nessuno può avvicinarsi a questa montagna. (1) Dal codice di Parigi, Anc. Fonds, 599, A. (2) V. i nostri Gap. XVm, e XLVin, voi. I, pag. 245; II, 111. CAPITOLO LXXXIX. Dalla Rahlah (viaggio), di 'Al ^Abdari(l). § I (2). Tra le cose più singolari che si possano sentire è questa, che quando noi passammo di quella città (Bona in A£frica), trovammo una barchetta di Cri- stiani, la cui ciurma non arrivava a venti persone: ed ecco che la città era assediata da costoro e impedito [a chiunque] di entrarvi e di uscirne. [Quei della barca] aveano cattivate in terra alcune persone e le teneano [a bordo] entro il porto della città, perchè [i cittadini venissero a] riscattarle. Noi lasciammo là cotesti Cri- stiani che aspettavano il riscatto. § II (3). Mi fu raccontato che, arrivato qui (al Cairo) al tempo di 'Al Màlik 'az Zàhir (Bìbars 'al Bunduqdàri =24 ottobre 1260 - 20 giugno 1277), un ambasciatore dei Franchi, che Dio li abbandoni, il prìncipe comandò di farlo girare per la città dopo l'ora di vespro, afflnch'egli vedesse l'immensa popo- lazione. Condotto dunque per la città, egli disse [a chi r accompagnava]: « il vostro paese è debole >. < Come (1) Dal codice di Leida, N. 11 (2) Golius e DCCXXXVII del nuovo Catalogo. Questo estratto mi è stato mandato dalFamico prof. Dozy, nel 1869. (2) n primo paragrafo si trova a foglio 16 verso. (3) 106 verso. 678 Capitolo LXXXIX — 'Al 'Abdarf. mai? gli risposero; non vedi. tu tanta popolazione? > E quegli replicò : « Tutta questa gente non è uscita di casa, se non che per andarsi a comperare la cena al mercato. Se avessero vivanda in casa^ non lo fareb- bero; e però scarseggiando la roba in mercato, mor* rebber tutti di fame » . § lU (1). Questa (risola delle Gerbe) è piccola isola in mezzo al mare. Essa ha ulivi e alberi da frutta: A. 59 sopratutto son celebri le mele che si esportano da quella in varii paesi. Gli isolani seguono sette perverse, e fal- laci credenze. Tali [per esempio, gli abitatori apparte- nenti alle tribù berbere] di Za wàwah e di Zawàgah, che Iddio disperda le vestigio di tutti quanti. L'isola delle Gerbe è soggetta in oggi al dominio dei Cristiani; ai quali la popolazione si dette per cagion delle di- scordie che regnavano nel paese. Che Iddio ci preseni dalla perdizione, poiché non v*ha possanza se non che in Lui. (1) Fog. 81 verso e 82 recto. CAPITOLO XC. Dal Kitàb 'al 'istibsàr fi 'agàyb 'al 'amsàr (Ras- segna deUe cose mirabili delle metropoli) (1). Dice l'ispettore (2), il nemico Siciliano ha sempre agognato ad impadronirsi di questa città di Alessan- dria, ed ha mandate contro quella le navi sue piene di terribili [armamenti]. Una fiata tra le altre, esso vi capitò in sul vespro nel mese di muharram, anno cinquecensettanta (2 a 31 agosto 1174). Piene d'ar- mati molte navi, il nemico sbarcò sulla spiaggia di Alessandria, e fece ogni sua possa a stringere di as- sedio la città; ma non si propose altro che la pro- pria rovina: poiché una voce alzossi contro i nemici e un grido di terrore scoppiò tra loro: si che volsero in fuga e parecchi ne furon uccisi: di che sia lode a Dio, Signore dei mondi. Iddio die la vittoria ai Mu- sulmani d'Egitto, benedicendo questa gloriosa gesta e ispirò alla mente del principe del paese, Yùsuf 'ibn 'Ayyùb, soprannominato Salàh 'ad din (Sa- A. 60 ladino), di scrivere al califo ed 'imam Yùsuf 'ibn (1) Codice di Parigi aoe&lo, Suppì. ar, 906bi8. Si confronti col testo di Tienna, pubblicato dal Eremer, Vienna, 1852. (2) Codice di Parigi, fog. 47 verso. Si vegga, circa l*antore, la no- stra Tavola de' Capitoli, nella Prefcunone, pag. lzxviii, lxzix. 680 Capitolo XC — 'Al 'Istibsàr. Ya^qùb, figliuolo [e nipote] dei dae 'imam ecaliS: e cosi Iddio li abbia tutti [e tre] nella sua grazia (1). (1) Nella penultima linea del testo, App,<, pag. 60, lin. 2, la par- ticella min si corregga 'ibn. I due califi a' quali si accenna sono il padre e Tavolo di Tùsuf, terzo prìncipe della dinastìa almohade. CAPITOLO XCI. Dal Tal^is 'al 'atàr, ecc. (Somma delle cose nota- bili e maraviglie [ create ] dal re onnipotente), per 'Abd 'ar Raéid 'ibn Sàlih 'ibnNùri, 'al Bà- kùwì (1). § I (2). Balarm (Palermo), città dell'isola di Sicilia, nel Mediterraneo. Quivi è un gran tempio. Si dice che Socrate sia sospeso in un arnese di legno in questa città. I Cristiani venerano molto la sua tomba. In questa città è maggior numero di moschee che in tutti gli altri paesi. § II (3). La Sicilia è isola, ecc. (4). (Longitudine) 65%5' (latitudine) 37^10'. (1) Dal codice di Parigi, Anc, Fonds, 585. Si confronti: NoUces et extraits des Mas., II, 386. (2) Pog. 18 verso. Not extr,, U\ 443. (3) Fog. 26 recto. Not extr., 2, 443. (4) n testo segue, con poche varianti, come nell'articolo di ^A 1 Qazwini, Btbl, Gap. XVII, § 2; a pag. 238 del nostro Involarne. CAPITOLO XCII. Dal Nazm 'al gawàhir (Il filo di gemme), perSa^id 'ibn 'al Batriq (Eutichio patriarca d'Alessandria). (Anno 307 - 3 giugno 919 a 22 maggio 920) (1). Quindi, spediti da ^Ubayd 'Allah (primo califo fatimita), arrivarono cento legni da guerra, cioè ot- tanta hamùl e venti *^usàrì (uscieri) (2). Posero a terra sotto il muro di Raéìd (Rosetta). Allora M finis A. 61 (governatore d'Egitto) ne die avviso al [califo abba- sida] 'Al Muqtadir; il quale mandò lo schiavo la- ma 1 con cinquanta navi da guerra. Scontratosi col nemico, Tamàl parte fece in pezzi e parte bruciò le navi nemiche e uccise la più parte degli uomini; altri annegò. Avendo un picciol numero chiesto l'^amàn, Tamàl mandò costoro a Misr (Cairo vecchio), dove la plebe lor disse : « Chi v'ha tra voi [della tribù] di < Eutamah?Ch'eisi allontani dai nati vi di Sicilia, del- 4c l'Affrica [propria] e di Tripoli ! » . Trattisi in disparte, che erano da cinquecento, il popolaccio s'avventò loro (1) Entychii Patr. Alex. AnnaìeSj interprete Edw. Pooockio» Ox- ford, 1659, n, 506, 509. (2) Ognun sa come nel medio evo le nari da portar cavalli si chia- massero uscierif che sembra tolto di peso dall'arabo. Capitolo XCII — Eutichio. 683 addosso e ne fé' carniflcina, dal primo inflno alFul- timOy in un luogo che si chiamava 'ÀI maqé (1). Il\ocal)olo hamùl, per valore radicale, significa nave da trasporto. Manca nei dizionari, ma con significato molto vicino è notato dal De Goeje nel glossario della sua Btbl. Qeogr., lY, 219. (1) Borgo del Cairo vecchio, secondo ^Al Maqrìzi, citato da M. De Sacy nella Chrest Arabe, 2* ediz., voi. I, pag. 171, 206, ecc. Notisi che il nome ora è scritto Maks, ed ora Maqs, negU stessi codici del Maqrizì, come si vede confrontando i testi dati da M. De Sacy. CAPITOLO xeni. Dair 'A h b à r , ecc. ( Cronica dei re di Marocco ) attribuita ad 'Ibn Bassàm (1). Anno 646 (26 aprile 1248 - 15 aprile 1249). L'emiro 'Abù 'al Hasan 'as Sa^ìd [soprannomi- nato] 'Al MuHadad (2), dal tempo ch'egli successe nel califato al suo fratello 'Abù Muhammad 'ar Raéid (3), volse sempre in mente di muover contro l'Affrica [propria]. All'incontro l'emiro di quel paese per nome 'Abù Zakarìà' (4), fin dal giorno ch'entrò in Telemsen (1242), pensava ad occupare i paesi del Magrib. Ora egli avvenne che gli ambasciatori man- dati con doni dall'imperatore principe di Sicilia ad 'Ar Raéid, lo trovassero morto. Presentaron essi dun- que i doni ad 'As Sa^id che gli era succeduto; il (1) Codice della Bibl. di Copeabagen, N, 72, pag. 119. Debbo questo estratto alFamico prof. Dozy, il qnale die notizia dell'opera nella In- troduzione a 'Ibn *Adàri, I, 103. Ma debbo avvertire che, dopo la pubblicazione della mia Prefazione e della Tavola de' Capitoli^ egli mi ha significato aver abbandonata quella conghiettura e parergli più moderna la compilazione, fatta bensì sopra antichi testi (2) Undecimo califo almohade. (3) Dicembre, 1242. (4) 'Abù Zakarìà' Yahya 'ibn 'Abd 'al W&hid, primo emir hafsita independente, 12Ì2d-1249. Capitolo XCIII — 'A h b a r. 685 w quale a sua volta inviò degli ambasciatori con doni all'imperatore, chiedendo che l'aiutasse di navi sici- liane all'impresa contro l'Affrica [propria], nella quale egli avea fitto l'animo e il pensiero. Allo stesso modo l'emiro 'Abù Zakarià', volgea in mente di occupare A. 62 i paesi del Magrib: e questo era [precipuo] dei suoi disegni e de' suoi proponimenti. Ed ecco che entrambi morivano entro il giro di un anno ! (1) Iddio non volle che alcun di questi due [principi] conseguisse lo scopo de' suoi pensieri e delle sue brame. (1) Tra giugno 1248 che morì 'As Sa*ìd, ed ottobre 1249, data della morte di 'Abù Zakarià'. CAPITOLO XCIV. Dal Kitàb'al'iMàm, ecc. (Indizio e spiegazione del- l'impresa dei Franchi maledetti, sopra i paesi mu- sulmani), opera di 'Ah m ad 'ibn ^Alì 'al Ha- rirì(l). L'anno cinquecentottantacinque (19 febbraio 1189-7 febbraio 1190) i Franchi delle isole, ossia gli abitatori di Costantinopoli, Roma, Genova, Pisa, Maiorca, Rodi, Venezia, Creta, Cipro, Lombardia e Sicilia, levaronsi po- polarmente, commossi dalla perdita di Gerusalemme. Fatta grande accolta d'uomini e di attrezzi da guerra, d'armi e d'armati, vennero addosso a Saladino; il quale, fattosi loro incontro, fu rotto con grande ucci- sione de' Musulmani. I Franchi si messere a campo ad Acri che era stata presa da Saladino, ecc. (1) Codice di Parigi, Suppl ar,, 1905. CAPITOLO XCV. Dal Eitàb 'al hulal 'al mawsiah, ecc. (1 palili ricamati , coi quali si raccontano i fatti di Ma- rocco) (1). Mosse (^Abd 'al Mùmin da Tunis) alla volta di 'Al Mahdiah, della quale i Franchi s'erano insigne- A. 63 riti fin dall'anno cinquecenquarantatrè (22 maggio 1148 a 10 maggio 1149): che il principe dell'isola di Sicilia area presa quella città, al par che Sfax, ed era entrato in Bona e in altri paesi della costiera. Or 'Al Mah- diah ritornò ai Musulmani l'anno cinquecencinquan- tacinque (12 gennaio a 30 dicembre 1160) (2), per man del califo ^Abd'alMùmin. Il quale avea stretta d'as- sedio per sei mesi e nove giorni questa città, difesa da tre mila guerrieri Franchi: città che non poteasi oppugnar dalla parte del mare, e, dalla parte di terra, cioè da tramontana, non avea che un angusto passo, afforzato di muro si largo che poteanvi andar di fronte due uomini a cavallo. Vennero dall'isola di Sicilia [a (1) A, Codice di Parigi, Ancien Fonds^ 825. Compendio scritto il 783 (1381) e copiato il 998 (1590); J5, Codice di Leida, 24, 1. Sn quest'opera e sui manoscritti di essa si vegga il Dozy, Abhadid,, n, 182 e seguenti. Lo squarcio si legge in A, pag. 116. (2) Il codice ha con manifesto errore cinquecenquarantacinque. 688 Capitolo XCV — 'Al Hulal. soccorso degli assediati] dugento legni con vivanda e maaizioni ; ma il q&yd 'Abù ^Abd 'Allah 'ibn Majmùn, uscito contraessi con l'armata di Spagna e del Magrib, si pose alla bocca delFarsenale, ch'era la sola onde entrar si potesse [nel porto di 'Al Mah- diah]. Le navi musulmane presero molti legni ai ne- mici. Prolungandosi l'assedio, otto dei principali nobili dei Rum, appresentatisi ad ^Abd 'al Mùmin^dissergli: < 0 principe dei Credenti, si trova scritto di te nei no- stri libri che ti impadronirai di [tutta] la Terra. Noi vogliamo uscire con la gente e la roba, e ti lasceremo il paese ». ^Abd 'al Mùmin lor dette sicurtà a coteste condizioni ; ond'essi imbarcaronsi per la Sicilia ; e il califo entrò in 'Al Mah di ah, Tanno cinquecenda- quantacinque. Tutte le province delTAfirica [propria] gli prestarono obbedienza : ed egli , preposti i suoi ^àmil a quelle regioni, tornossene in Magrib. CAPITOLO XCVI. Dallo 'Al Mugni, ecc. (Trattato compiuto su' medi- camenti semplici), per 'Ibn 'al Baytàr (1). § I. 'Al bardi (il papiro)..., germoglia nelle parti dì Sicilia, in uno stagno, di faccia al castello del sul- tano (2). § n. 'As sàlbiah, cosi scritto nella Rahlah, è A. 64 nome straniero, che i Siciliani usan dare ad una specie sottile dell' 'aé éàlbiah (salvia) e che ha la foglia pic- cola e lo stesso sapore ed odore della [salvia comune]. L'usano nel paese per guarire le macchie bianche sugli occhi. (1) Da 'due codici di Leida, 13-(1) Golius, e 420 a Warn. Estratti mandatimi dal prof. Dozy. Cotesti due articoli son tolti dalla B a fi- lali di Àbù ^al ^Abbàs ^an Nabàti (il botanico), maestro di 'Ibn 'al Baytàr. (2) 'Ibn 'al Baytàr scrisse nella prima metà del XIII secolo. Non sappiamo donde egli abbia cavato questo fatto, e però a qual tempo esso si riferisca. Forse allo stesso XIII secolo o al precedente. La contrada chiamata anche oggi Papireto , dal nome del padule coperto di papiro, e disseccato il 1591, giace a settentrione del regio palazzo, discosto due o trecento metri. Si confronti 'Ibn Hawqal, Cap. IV, a pag. 21 del nostro 1* volume. II. 44 CAPITOLO XCVII. Dal Fawàt 'al wafayàt (Supplemento airopera necrologica di 'Ibn Hallikàn), per Sal&h ^al Eutubi (Salàh 'ad din, il libraio), come chiamavano Muhammad 'ibn Sàkir 'ibn 'Ahmad(l). ^Abd 'al ^Aziz (2) 'ibn 'al Husayn 'ibn 'al Habàb 'al 'Aglabì, 'as Sa^dì 'as Siqillì (deUa famiglia aglabita, della tribù di Sa^d, il Siciliano) noto sotto il nome di 'Al Qàdi 'al galis (il cadi assi- duo) (3), mori l'anno cinquecensessantuno (7 novembre 1165 a 27 ottobre 1166), che avea già passati i settan- t'anni. Egli era stato preposto, insieme con 'Al TAu- waffaq 'ibn 'al Halàl, al Diwàn 'al 'Insà' (Uflzio di composizione nella segreteria di Stato del (1) Stampato a Bùlàq U 1283 (1866-67). (2) Tomo I, pag. 854 e 355. (8) Questo è tìtolo non già nome. Si vegga il Capitolo deU^Hnsn 'al mnhàdarah dì 'As Siiyùti, da noi citato nel Capitolo LXJU, pag. 465 di qaesto volume, nota 5, e pag. 476, nota 1. 'As Snjùti chiama 'Al Qàdi 'al galis mi 'Abù 'al Fadl da Naplnsa, che lasciò volontariamente la magistratora del Cairo; fawì sostitnito nel 544 da nn Siciliano, detto 'Al Qàdi 'ar ra- Sid (il cadì giusto) e rìpiglioUa alla costui morte. Non fa dunque alcuna maraviglia se dopo parecchi anni comparisce un altro «cidi assiduo» in persona del siciliano ^Abd ^al ^Aziz. Capitolo XCVII -- 'A 1 K u t u b ì. 691 califo fatemita) 'Ài Fàyz. Si hanno di lui questi versi (1). Il Qàdi 'al ^alis 'ibn 'al Habàb avea un gran naso; onde il ^atib (predicatore) 'Àbù 'al Qàsim Hibat 'Allah 'ibn 'al Badr, noto sotto il nome d''Ibn 'as Sayyàd, s'era messo fitto a pungerlo e burlarlo, scrivendo a proposito di quel suo naso più di mille versi maqtù^ (2). Ma venne in aiuto di lui il poeta 'Àbù'al Fath 'ibn Qàdùs, coi seguenti due versi (3). Il Qàdi 'al galis, in morte del suo padre, che avea fatto, naufragio in una fiera tempesta, dettò una elegia della quale ecco uji verso: < Ed io con ogni aura gli mandava un saluto; con A. 65 l'aura che sofSava il mattino e con quella della sera. Dettò ancora questi altri versi: (4). (1) Ho soppresi, al solito, i yersì. (2) Ossia « tronchi » . Nome tecnico di nn piede del verso, al quale si tronca una sillaba. (3) Ho soppresso al solito i versi. (4) Idem. CAPITOLO XCVIII. Dal Nagm'al muhtadi, ecc. (La stella [che splende sul] giusto e il fulmine [scagliato sul] prevarica- tore) (1), opera dell' 'imam Muhammad, cono- sciuto sotto il nome di 'Ibn 'al Mu^allim(2). Tra gli altri [dotti sunniti è da noverare] lo sayb ed 'imam 'Àbù ^Àbd 'Allah Muhammad 'ibn ^Alì, at Tamimi, 'al Màzarì (delia tribù di la- mi m, nato in Mazara) giureconsulto malikita. Egli fu maestro de' sapienti; vincitor nell'arringo; profondo nelle scienze ; duce nella dottrina dell'espresso e del sottinteso. Compose varii libri, tra i quali 1' 'Al Mn- ^allim bi fawàjd Muslim (Insegnamento delle cognizioni contenute nel libro di "Muslim) (3). Mori, che Iddio l'abbia in grazia, il diciotto di rabi^ primo del cinquecentrentasei (21 ottobre 1141) in età diot- tantatrè anni. (1) Traduco qui « falmine > il vocabolo ragm < Fatto di sca- gliare un sasso » , poicbè Fautore allude alle stelle cadenti, che sono diavoli fulminati, come si è detto altrove. (2) Codice di Parigi, Suppl ar., 200 autografo. Par che Fautore, il quale vivea di certo il 705 dell'egira, abbia scritto dal 702 al 70B (1302-1308). Il presento squarcio si legge a fog. 100 verso. (3) Celebre raccolta delle Tradizioni di Maometto. CAPITOLO XCIX. Da uD'opera senza titolo» di Yahyà 'ibn 'Àhmad 'ibn Muhammad, 'an Nafzì, 'al Himyari (della nazione berbera di Nafzah, che si suppone derivata da Himyar), conosciuto sotto il nome di 'As Sarràg (il sellaio) (1). Nella biografia del giureconsulto, lessicografo, ora- tore sacro ed egregio cronista, lo éayh 'Abù ^Alì . ^Umar 'ibn 'abi 'al ^Abbàs 'Ahmad 'ibn su- olar 'ibn ^Ali 'ibn Muhammad, 'al Qurasi 'al ^Abdari (Coreiscita della famiglia di ^Abdari) detto a. 66 'Al Hakim (il savio), che nacque Tanno seicento- novantaquattro (21 novembre 1294 a 9 novembre 1295) (2) si legge quanto segue : il giureconsulto 'Abù ^Ali 'al Hakìm (3) mi ha detto cosi: il predicatore 'Abù ^Abd 'Allah 'ibn Rasid, mi ha detto: il giureconsulto 'Abù ^Abd (1) Codice di Parigi, Anc. FandSt 382. Copiato in caratteri af- ricani il 953 (1546-7). Opera non compiuta, a quanto pare, che contiene le biografie di yarii tradizionisti deU'Vlll secolo deiregira, fino al settecentottanta. (2) Questa biografia comincia a p. 76 verso. Si legge nel 77 recto che 'ÀI Hakìm avea data all'autore piena licenza di comimicare le sue lezioni. (3) Foglio 77 verso. 694 Capitolo XCES: — Ibn 'as Sarr&g. 'Allah Muhammad 'ibn 'ab! 'al Qàsim, 'al Quraéi 'as Siqilli (il Siciliano della tribù dì Co- reisc), ha sentito da 'Àbù Muhammad ^Àbd 'al Wahhàb 'ibn Zàfir 'ar Ruwàhì e prima letto negli scritti di costui, ed anche ha sentito dal cadi 'Abù 'al Fadl Yùsuf 'ibn ^Abd 'al MuHi 'al Mu^ayli^ il quale Tavea letto [nelle opere] del Tra- dizionista 'Abù Tàhir 'as Silafi, la Tradizione se- guente, che torna per testimonianza di udito ad en- trambi, [cioè il Ruwàhì ed il Mufeay li]:'Abù Sa'id ^Abd 'ar Rahman 'ibn ^Abd 'al ^Aziz 'ibn Mu- hammad 'al 'Abhari, [dottore dellascuola] di éafi^i e conosciuto sotto il nome di 'Ibn Markàz, mi ha detto in 'Abhar (città della Persia): il mio avolo 'Abù Ga^far Muhammad 'ibn ^Abd 'al ^Azlz 'ibn 'Ahmad 'ibn ^Abd 'as Sal&m, dottore malikita, mi narrò il quattrocento ventotto (1036-7), che 'Abù Bakr 'Ahmad 'ibn óa^far 'ibn Ham- dàn 'ibn Màlik "'ibn éabib, 'al QatìM(l) avea detto: narrommi in Bagdad Tanno trecenses- santacinque (975-6), ecc. (2). (1) Ovvero 'Al Gatl^i. (2) L' ^isn&d, ossia la fila delle citazioni, rìsalisce fino ad mi Ha- rim 'ibn Fàtik, che affermava avere udite le parole dalla i»v- prìa bocca del Profeta. Si vede che il giurista siciliano avea avuta la Tradizione dai Tanno 975 dell'era volgare, per cinque gradi (contando per un solo Ruwàhì e Muhayli), e ch'egli la trasmesse per altri due gradi intermedi! ad 'Al 'Abdari, nato alla fine del XIII secolo. Cosi in due secoli e mezzo all'incirca sarebbero intervenute nove genera- zioni di Tradizionisti. CAPITOLO C. Dallo 'Al Mu^tasir fi 'al fiqh (Compendio di giu- risprudenza ) per JBalil 'ibn Ishàq, col cemento di Muhammad 'al Harsi (1). § 1 (2). Dice l'autore «Nel Targìh di 'Ibn Yù- nis si legge la stessa cosa >. Dice il cementatore (3): Con la rubrica 'At Targih l'autore accenna air'At a. 67 Targih di 'Ibn Yùnis, ecc. L''Ibn Yùnis, di cui qui si tratta, è T'imàm 'Abù Bakr Muhammad 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn Muhammad 'ibn Yùnis, Tamimi, Siqilli (Siciliano, della tribù arabica di T a m ì m ) , giurecon- sulto, 'imam dotto, (versato specialmente) nel partag- gio delle eredità. Egli apprese [le Tradizioni] da 'A b ù 'al Hasan 'as Suhàyri; da ^Atìq 'ibn 'al Fard e da 'Ibn 'ab! 'al ^A b b à s. Egli fu assiduo alla guerra sacra e celebre per la sua virtù. Mori, che Dio abbia misericordia di lui, il di 20 di r a b i ^ primo dell'anno quattrocencinquantuno (6 maggio 1059), o secondo altri il 19 di r ab i ^ secondo (4 giugno). 'Ibn (1) A, Codice di Parigi, 5tfpp. ar,, 403. B, id., id., 405: Tuno e Taltro sono esemplari del Gomentarìo di ^Al ^arSi. ^T; testo ara- bico di galli, Paris, 1855, in.8^ (2) JT, pag. 6. (3) J., pag. 7 ; B, f. 5 yerso. 696 Capitolo C. — 'Al ^arél. ^Arafah cita questo autore col [solo nome di] 'As Siqillì(l). § 2 (2). Dice l'autore: «E riferendoci ad 'Al Ma- zàri la stessa cosa ». Dice il cementatore (3): Ciò significa, accennando a, ecc. L' 'A 1 M à z a r ! di cui si tratta è lo 'imam 'Abù ^Abd 'Allah Muhammad (4) 'ibn ^Alì 'ibn ^Umar, 'at Tamimi, 'al Màzari (della tribù arabica di T a m ì m , nato in Mazara ) chiamato [per antonomasia] Timàm. Egli ebbe origine in M&za- rah, o Màzirah, città nell'isola di Sicilia e passò a soggiornare in 'Al M a h d i a h, capitale (5) dell'Af- frica [propria] e dei paesi di ponente che giaccion di là da quella provincia. Si racconta che avendo visto [in sogno] il profeta, ei gli disse: 0 inviato di Dio [mi] sta bene dunque quello [ufizio?] a cui m'invitano? D profeta gli rispose : Che Dio apra la tua mente a' re- sponsi [legali]. Egli fu l'ultimo [giureconsulto] dell'Af- rica [propria] che si travagliasse a studiare per bene la scienza, e ben fondare le interpretazioni dottrinali (6), e che si segnalasse per acuta intuizione. Egli era richiesto di responsi in medicina, al par che in giurisprudenza. Narrasi che si die alla medicina, perchè essendosi am- malato, e avendo chiamato un medico giudeo , questi (1) In una tavola delle citazioni usate da questo 'Ibn ^Arafab, Cod. di Parigi, Suppl ar.j 402, si legge similmente rawertenia: 'As Siqilli vuol dire 'Ibn Yùnis. (2)' K, loc. cit. (3) A, B, loc. cit. (4) B ha invece: 'Abù Muhammad 'Abd 'Allah. (5) n testo ha 'im&m. (6) Igtihàd. Capitolo C — 'Al ^arsi. 697 gli disse: «0 mio signore, come va che un par mio A. 68 € abbia a curare un par rostro ? Qual maggior merito € potrei guadagnar io nella mia religione, che quello di € far mancare la vostra persona ai Musulmani ? » . Al- lora 'Al Màzar! diessi a studiare la medicina. Trai discepoli ch'ebbero da lui licenza d'insegnare [il diritto secondo le sue lezioni] si novera il cadi ^lyàd. Mori ('Al Màzari), che Dio abbia misericordia di lui, Tanno cinquecentrentasei (6 agosto 1141 a 26 luglio 1142), ed avea già passati gli ottant'anni, ecc (Continua il cementatore) cotesti giureconsulti non sono nominati dall'autore in ordine cronologico. Il primo [fu veramente] 'Ibn Yùnis 'as Siqilli; poi venne 'Al Lahmi (1), poi 'Ibn Ruéd (2) e infine 'Al Màzar!. È stato scelto il numero quattro, perchè è lo stesso dei califi (legittimi) e degli 'imam [del diritto], che sono i cardini della religione, come i quattro canti che sono necessarìi a compier la figura d'una casa. (1) Della tribù arabica di Lahm. (2) Mnhammad 'ibn 'Ahmad 4bn BuSd, ayolo del celebre Averroés , come è stato scrìtto presso noi qnesto casato d^ 'I b n RnSd. n gioreconsulto vìsse in Spagna dal 450 al 520 dell'egira (1058-1126). CAPITOLO CI. Dalla Ta^rifat 'al qurrà', ecc. (Notizia dei più se- gnalati lettori del Corano, secondo le classi e i tempi loro), opera dello say^ éams'ad din 'Abù ^Abd 'Allah Muhammad 'ibn 'Ahmad 'ibn 'Ut- man 'ibn 'ad Dahab! (1). Dalla classe nona (2) ^Abd 'al Mun4m 'ibn ^Ubayd 'Allah 'ibn Galbùn 'ibn 'al Mubàrak, [soprannominato] 'Abù 'at Tayb, 'al Halabì (da AJeppo), il diligente lettor del Corano, autore del libro [intitolato] 'Al 'Iréàd fi 'al qar'a'àt e padre di 'Abù 'al Hasan, che fu autore dell'opera intitolata 'At Tadkirah (Il ricordo). È annoverato ^Abd 'al Mun4m tra gli Egiziani, per aver lungo tempo abi- tato l'Egitto. Egli studiò le lezioni del Corano presso 'Ibrahim 'ibn ^Abd 'ar Razzàq, ecc. Appresele da lui il suo figliuolo [nominato dianzi] ; e inoltre 'Al Hasan 'ibn ^Abd 'Allah 'as Siqilli (Q Sici- liano); 'Abù ^Umar 'at Talamanki (da Tala- manca in Ispagna); Makki 'ibn 'abi Tàlib 'al Qaysi (della tribù arabica di Qays) ed 'Abù 'al Hasan 'ibn Qutaybah, 'as Siqillì (il Sici- (1) Codice di Parigi, Anc, Fonds, 742. (2) Fog. 99 recto. Capitolo CI. — 'Ad Dahabi, Ta*rifat. 699 liano), ecc. Ho udito da Fàris 'ibn 'Ahmad che ^Abd 'al Mun^im nacque nel mese di ragab del trecentonove (5 novembre a 4 dicembre 921) e mori in Egitto, nel mese di g u m & d à primo, del trecentot- taotanove (20 aprile a 19 maggio 999). Dalla classe decima (1). 'Ahmad 'ibn Sa^id 'ibnA. C9 'Ahmad 'ibn Nafis, [soprannominato] 'Abù 'al ^Abbàs, 'al Misrì (Egiziano), lettor del Corano, oriundo di Tripoli, ecc. Parecchi furono i suoi maestri di lettura del Corano; tra i quali 'Abù 'al Qàsim 'al Hu(}li (della tribù arabica di Hudayl) ed 'Abù 'al Qàsim 'ibn 'al Fahhàm 'as Siqilli (il Siciliano), ecc. Apprese le Tradizioni da lui óa^far 'ibn 'Isma^il 'ibnHalaf'as Siqilli (il Siciliano), ecc. Mori questo 'Ahmad nel mese di ragab del quattrocencinquan- tatrè (22 luglio a 20 agosto 1061); che avea tra i no- vanta e i cento anni d*età. Dalla classe undecima (2). Gài ih 'ibn ^Abd 'Al- lah, [soprannominato] 'Abù Tamàm, 'al Qaysì 'al Qatini, 'al Andalusi, lettor del Corano, fu uno dei dotti di Denia. Apprese [le lezioni del Corano] da 'Abù ^Amr 'ad Dani (da Denia) (3); da 'Abù 'al Hasan Muhammad 'ibn Qutaybah 'as Siqilli (il Sici- liano), e da 'Ibn ^Abd 'al Barr, ecc. Egli mori Tanno quattrocenventidue (29 dicembre 1030 a 18 di- cembre 1031). Dalla classe duodecima (4) ^Abd 'Allah 'ibn 'ahi (1) Pog. 120 recto. (2) Fog. 128 Terso. (8) Il famoso autore del trattato del quale abbiam fsEitto cenno nel Gap. LXXIV e LXXVII, a pag. 579 e 595 di questo volume. (4) Fog. 139 verso. 700 Capitolo CI. — 'Ad Dahabì, Ta^rifat. 'al Wafà' 'al Qaysì, 'as Sigilli (il Siciliano della tribù arabica di Qays), lettor del Corano, [sopranno- minato] 'Àbù Muhammad. Apprese le lezioni del Corano da 'Abù Ma^éar 'at Tabari (1) e studioUe con lui lo éarìf 'Abù 'al Futùh, il predicatore. Alia stessa classe appartiene (2) ^Abd 'ar Rahmàn 'ibn 'abl Bakr ^Atiq 'ibn Halaf, il gran dottore e professore (3), [soprannominato] 'Abù 'al Qàsim [e detto comunemente] 'Ibn 'al Fahhàm, 'a s Si- gilli (il Siciliano), lettor del Corano ed autore del Kitàb 'at taé wid (4). Apprese le lezioni del Corano da 'Abù 'al ^Abbàs 'Ahmad 'ibn Sa^ìd 'ibn • 'Ahmad 'ibn Nafìs; da 'Abù 'al Husayn Nasr 'ibn ^Abd 'al ^Azìz 'al Parisi; da'^Abd 'al Bàqi 'ibn Fàris; e da 'Abù 'Ishàq 'Ibrahim 'ibn 'Isma^il, dottore malikita. Questo 'Ibn 'al Fahhàm per dottrina e altezza [di merito] arrivò al primato sopra tutti i lettori del Corano in Alessandria. Studiò presso di lui le lezioni del Corano 'Abù 'al ^Abbàs A. 70 'ibn 'al Hu tìah, ed al pari 'Abù Tàhir 'as Sifli(5); Yahyà^'ibn Sa^dùn, sayh di 'Al Mawsil (1) Come si legge nel nostro codice, fog. 126 Terso, egli morì il 478 (1085-6) e il suo nome compiuto fu 'Abù Massai *Abd 'al Ka- rìm 'ibn *Abd 'as Samad 'ibn Muhammad 'ibn *Ali, 'ai Tàbari, 'al Muqrì, ''al Qattàn (il lettor del Corano del Tabari- stan, negoziante di cotone). Si confronti Haggì ^alifah, ni, ^1, n. 7289. (2) Fog. 140 verso. (3) 'Ustàd che vuol dir «signore» e suol dafei come titolo ai professori. (4) Si vegga qui sopra il Cap. LXXXY, a pag. 651, nota 2, del presente volume. (5) 'As Silafi? Capitolo CI. — 'Ad Dahabi, Ta^rifat. 701 (Mossul); ^Abd'arRahman'ibn ^alaf, e fAbd) 'Allah 'ibn ^Atiyah, precettore di 'As Safarawì e di 'Al Hamadànf. Le più sublimi lezioni del sacro libro che io conosca son quelle [trascelte da] 'Ibn 'al Fahhàm. Egli mori nel mese di dù 'al qa^dah deir anno cinquecentosedici (gennaio 1123)^ avendo già compiuti i novanta anni ed anche ne contava al- cuno di più. Si contendeva circa Tanno in cui nacque, se fosse stato il quattrocentoventidue o il quattrocento venticinque, come fu accertato da 'As Silafi e da ^Ali 'ibn 'al Mufaddal. 'Ibn 'al Fahhàm avea studiata la lingua arabica con 'Ibn Bàbaéàd (1) e comentò i prolegomeni di costui. Sulayman 'ibn ^Abd 'al ^Aziz, 'al 'Andalusi (k) Spagnuolo) dice: né in levante, né in ponente ho mai visto uomo più dotto di costui nelle lezioni del Corano: che Dio Tabbia nella sua misericordia! (1) Antere di un'opera di grammatica araba, morto Tanno 454 deirègira (1062). V. le pagine 544, 663 di questo volume. CAPITOLO CU. Dal Qalàyd 'al 4qyàn, ecc. (Monili d'oro naturale e belle qualità degli Ottimati) per 'Àbù Nasr 'al Fath Muhammad 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn gà- qàn (1). Dalla notizia biografica delDù 'alwazaràtajn (investito del doppio visirato, civile e militare) 'Abù Bakr Muhammad 'ibn 'Ahmad 'ibn Rn- • a haym (2). Questi insieme con 'Ibn Waddah, genero di 'ÀI Murtadà (3), e col figliuolo di Ó a mài 'al Hilàfah (1) Mi è occorso questo breye testo dopo la stampa deìV Appendice. Esso fu pubblicato da Sul a y man 'al Har&jri, allo scordo del 1277 (1861), nel giornale arabico di Parigi, che s'intitolaya Birgys. (2) Pag. 131 del testo. Questo paragrafo si legge con poche Ta- rlanti nel testo del Maqqari, edizione di Leida, I, 446. (3) Fu questo il titolo di *Abd 'ar Rahmàn IV, uno d^ ultimi califi omeiadi di Spagna, che regnò per poco nel 1022. LV neddoto qui raccontato toma alla fine deirXI secolo, oTrera ai principii del XII; ritraendosi che 'Ibn Ruhajm troYOssi a cxxti del principe almorayide 'Abù Ishàq 'Ibrahim 'ibn Ynsnf 'ibn Tà sufi n, nel 1122 (pag.'uo e 143 del testo). Orche era mai quel e principe della Sicilia?» Forse uno de' regoli effi- meri che sursero innanzi e durante la guerra del conquisto nor- J Capitolo GII. — 'Ibn ^aqàn. 703 (Ornamento del califato) principe della Sicilia, [caval- cando presso] un giardino [fuori] Murda, s'avvenne una qubbah che sorgea sul [margine d'un] ruscello» circondata di alti alberi» tra' quali cantavano gli uc- celli (1). Messisi [i nobili compagni] a bere vino ed a conversare» per ingannar la noia del viaggio», li vide il custode del giardino» ecc. (2). manne: e parrebbe ch'egli avesse avuto daUa corte fatemìta del Cairo quel vano titolo di « ornamento del califato ». Si ricordi r*Abd 'ar Bahman 'ibn Lùlù, di cui nel Cap. LXm, § 8, pag. 475, personaggio ignoto a* cronisti al par che questo qui. (1) Letteralmente: € e sotto alti alberi garrivano gli uccelli di essa [qubbah] ». Che fosse stata una uccellìera? (2) Sopprimo i due versi che il giardiniere, per far onore a* no- bili ospiti, scrisse col carbone in un angolo della qubbah. Questo vocabolo nel presente caso mi par che denoti una di quelle piccole logge coperte di cupola semisferica, di cui ci resta un esempio nella cam- pagna detta di Mezzo Monreale presso Palermo, entro il giardino di casa Napoli. CAPITOLO CHI. Dall' 'Àn Nagùm 'az zàhirah» ecc. (Le stelle che risplendono su i re dell'Egitto e del Cairo) per 'Abù 'al Mahàsin 'ibn Tagrì Bardi (1). § 1. Dal Capitolo sul governo di Qurrah 'ibn Sarìk (2). Anno 92 (29 ottobre 710 - 18 ottobre 711). Quest'anno fu conquistata l'isola di Sardegna dal- l'esercito di Musa 'ibn Nusayr. La Sardegna èia maggior isola del Mediterraneo, dopo la Sicilia e Creta. Essa produce di molte frutte. § 2. Dal Capitolo sul governo di 'Al Walìd 'ibn Rafà^ah (3). (Anni 109.117-727-735). Per le brighe di costui, Hisàm ('ibn ^Abd 'alMà- lik, califo di Damasco) mandò via dall'Egitto ^Abd 'Allah 'ibn 'al Habhàb, preposto al ^aràg [di quella provincia] e diegli il governo dell'Affrica [pro- pria]. Il quale, partito per quella [regione] e lasciata l'amministrazione del ^aràg d'Egitto, mandò incoo- (1) Dal testo stampato in Leida 1852, per T. G. J. luynboll e B. F. Matthes. Questi estratti non sono stati inseriti nella nostra Appendice. (2) I, 251. (3) I. 296. Capitolo Cm — 'Abù 'al Mahàein. 705 • tanente un esercito in Sicilia. Imbattutisi i Musulmani nei navilio dei Rum , seguinne una fiera battaglia , nella quale fu sconfitto il nemico, dopo ch'egli ebbe presi alcuni Musulmani. Era tra questi ^Àbd 'Allah 'ibn Ziàd ; il quale rimase prigione fino al cento- ventuno (18 dicembre 738 - 6 dicembre 739). Anno centosedici (10 febb. 734 - 30 genn. 735). (1) Quest'anno i Musulmani fecero una correria ne' mari di Sicilia; ma furon vinti. § 3. Dal Capitolo sul governo di Hanzalah 'ibn Safwàn^ wàli di Egitto per la seconda volta (119-123). Anno centodiciannove (8 genn. a 28 die. 737). (2) Quest'anno ^Abd 'Allah 'ibn 'al Habhàb, emiro dell'Affrica [propria], spedi un esercito sotto il comando di Qutam 'ibn ^Awànah; il quale prese la rocca di Sardegna nel Magrib. Al ritorno, Qu- tam fece naufragio con tutti i suoi. Anno centoventidue (7 die. 739 - 25 nov. 740) (3). ^Abd 'Allah 'ibn 'al Habhàb avea mandato contro l'isola di Sicilia un altro esercito capitanato da Habìb 'ibn 'abi ^Ubaydah 'ibn ^Uqbah 'al F i h r ì (Coreiscita) ; il quale riportò in quel paese vit- torie inaudite. Tra le altre [si narra eh'] ei pose l'as- (1) I, 306. (2) I, 314. (3) I, 319. Dopo aver fatto un cenno della sanguinoBa guerra combattuta da *Abd 'Allah 'ibn 'al Habhàb contro Maysa- rah capo de' Berberi di setta Sifrita: su' quali avvenimenti si vegga il nostro Gap. XXXV, voi. I, 362. Il 45 706 Capitolo Cm — 'Abft 'al Mahàsin. sodio alla maggiore città di Sicilia^ cioè Siracusa, e che i Cristiani, atterriti , si calarono a pagargli la giziah. Ma tutto quelFanno seguirono nel Magrib lunghe e terribili guerre. § 4. Dal Capitolo sul governo di 'Ahmad 'ibn Kayglug (1). Antfo 323 (11 die. 934 - 29 nov. 935). Quest'anno il (califo) fatimita 'Al Mansùr 'Isma^il mandò da 'Al Mahdiah Ya^qub 'ibn 'Ishàqcon un'armata di trenta harbi (legni da guerra), verso le parti de' Franchi. I Musuknani espugnarono la città di Genova e passati in Sardegna, dettero addosso agli abitatori di questa isola; uccisero, fecero prigioni, ed arsero di molte navi. Quindi ritornarono in 'Al Mahdiah con la preda. (1) n, 267. CAPITOLO CIV. Dallo 'Al Mutrib fi 'A^sàr 'Ahi 'al Magrib (L'esi- larante, ossia versi de' poeti occidentali), per ^Umar 'ibn 'al Hasan 'ibn ^Ali 'ibn Dihyah (1). § 1. Sono stati recitati dal medesimo ('Abù Ga^- far 'ibn Bàq) de' versi del Siciliano 'Abù 'al ^Arab; il quale, fermatosi in Saragozza, compose molte poesie in lode del [principe di quella città] 'Ibn Hùd, [intitolato] 'Al Musta^ìn (billàh) (2). § 2. [Dirò adesso] de' poeti della Sicilia (3). Questo nome si scrive Saqalìyah, secondo il grammatico 'Abù Bakr Muhammad 'ibn 'al Barr, 'at Ta- rn imi (della tribù arabica di Tamim), [il quale as- serisce che] questa forma dettero gli Arabi in lor lingua al nome [della detta isola], il quale in lingua rumi era [composto dei due vocaboli] Sikah Kiliyah, che significano « fico ed ulivo». A cosifatto significato (1) Dal Codice del British Miiseum, Or. 77, a pag. 736 del Ca- talogo del 8Ìg. Rieu. (2) A fog. 34 recto dal codice di Londra. (8) Si è dato questo squarcio nel Cap. LXXVI, pag. 698 e 599, secondo il testo inserito nel libro di 'As Suyùti. Lo ricopio qui fOQ le varianti che ha il codice di Londra, notate dal Dozy, le inali si vedranno facilmente confrontando le due traduzioni. 708 Capitolo CIV — ' A 1 M u t r i b. accennava Terudito ed elegante poeta Hasan 'ibn Rasìq, lodando la Sicilia co' due versi (I): € Sorella di 'Al M a d i n a h, in un nome di che nes- sun altro paese partecipa : cercalo' dunque ! > < Iddio celebrò il significato di tal nome con un giuramento ». L'espressione del poeta « Iddio celebrò il significato < di tal nome con un giuramento » si riferisce alle parole di Dio, del quale si esalti la Maestà : < Giuro pel fico e per l'uliva » (2). Mugàhid [citato] nel Sahih di 'Al Buhàri(3), dice che il fico e l'uliva [nominati in questo luogo del Corano] son que' che servono d' alimento. 'Al Hasan (4) crede [similmente] che il fico è quel che si mangia e l'uliva quella dalla quale si spreme [l'olio]. ^Ikrimah (5) scrive a questo proposito: Secondo altri il (1) Veggansi a pag. 350 e 351 del primo Tolrnne. La lezioBe d' 'Ibn Dihyah darebbe ragione al prof. Fleischer nella contesa alla quale io accennava nella nota 5 alla pag. 350 or or citata. E pur non mi capacita! (2) Corano XCV, 1.2. Si vegga la nostra nota 1 nel volume 1*. pag. 351. (8) Mugàhid 'ibn Gabr, morto nel primo o ne* prìmisiacL anni del secondo secolo deU*egira, ebbe gran &ma di lettor del C- rane, giureconsulto e tradizionista. ^Al Bubàri, il celebre raav glìtore delle Tradizioni di Maometto, è tenuto come santo dai Mu- sulmani. Nella sua opera 'Al G&mì*'as Sahìh (Lo Schiett' raccoglitore), edizione di Leida, 1862-8, HI, 379, si legge il pas^» qui citato. (4) 'Al Hasan 'ibn 'ab! 'al Hasan, da Bassora, celel:^ Tradizionista, morto il 110 dell'egira. (5) *Ikrimah, berbero e liberto di 'Ibn 'Abbas, fti dei fi: dotti Tradizionisti della generazione seguente a' Compagni del Pr^ feta, e raccolse particolarmente le notizie biografiche di esso. M.! < Rifulse allor il liquore nel bianco schietto della sua mano, come il Sole quando irradia belìo e spun- tato » . « Sì, apparve un Sole : a levante la man che me- sceva; airoccaso i labbri di costei». « E quando [il liquore] fu ascoso nella sua bocca , surse nella guancia il rossore del tramonto ». Vedi , 0 lettore , che peregrina immagine è quel « tramonto nella sua bocca >, e quanta eleganza v'ha nella similitudine < surse nella sua guancia il rossore del tramonto ». Se poi il poeta in fami hi (la boa dato nel Gap. LIX, § 10 e, a pag. 358 di questo volume. L*autore qui esclama: e Vedi [o lettore] quanto è graziosa quella metafore quanto è squisita questa immagine! Un*altra sua qasidah sa Ia stessa rima incomincia, ecc. » E così 'Ibn Dihyah ya citaDd» altri versi del nostro poeta e d'altri che trovarono immagini ed espressioni somiglianti, e ne va notando quelle che gli sembnu)<3 bellezze. Sono sforzato a sopprimere le sue osservazioni estetiche, pertb^, secondo il mio disegno, non posso trascriver» tutti i versi ; e senu quelli mal si comprenderebbe la critica d'^Ibn Dihjah. Capitolo CIV — 'Al Mutrib. 711 bocca) ha messo il pronome hi accanto all'm del vocabolo (bocca) f a m , rifletti che questo va benissimo secondo le regole della versificazione (1). (1) Secondo i lessicografi arabi il vocabolo fam, < bocca », è Taiiante eufonica dì fawah, il qaale talvolta ripiglia in parte 1 proprii diritti e in parte mata la forma altrimenti che con la so- stituzione deU'm alle due ultime radicali. Presisamente nel caso di dovere aggiugnere un'altra h che indichi il pronome e suo », la grammatica vuol che si sopprima a dirittura la h radicale e si usi f&hu € la sua bocca ». Ma a questa regola v'ha eccezione, sì che ò lecito dir famuhu, famihi, ecc. ed anche f u m m u h u, ecc. senza peccare mortalmente contro la grammatica. Y. Lane, Dizùm. Lib. I, pag. 2446 e 2464. AGGIUNTE ALLA TAVOLA DE' GAPITOU Pag. xzzii, 1ÌD. 23. Nota, Ho copiate nel giugno 1880 coteste no- tizie d* 'Ibn Sa^id, e le pubblicherò nel BóUettino per gli studi orientali, che si stampa a Firenze. Pag. Lxxii, lin.-23. Si continui: Aggiungo adesso altri paragrafi (3. 4, 5), il testo de' quali, cavato dalla edizione di Leida, non fu ri- stampato, sia nella Bibl., sia nell'Appendice. Pag. Lxxx, lin. 15. Aggitingasi: Debbo avvertire che il dotto orien- talista di Leida ha abbandonata adesso questa conghiettuia, sem- brandogli più moderna la compilazione, ancorché fatta sopra opere antiche. Si continui dopo la pag. lxxxiii come appresso. Capitolo CIL DalQaUyd'al IV, voi. I, p. 15 nota, lin. 6. -4^^. : Veggasi anco questo nome, con le forme HartUgidie e ArtìJgidiay in due diplomi del 1204 e 1218, presso Huillard BréhoUes, Hist dipi. Frederici II imp., I, 114 e 587. » VI, voi. I, p. 30, lin. 5. I{ota, Il nome così dato dal- * l'autore va corretto *Abd 'Allah 'ibn Sa*d, ecc., come nel Gap. XLIV, voi. II, 41. > Vn, voi. I, p. 40, lin. 11. Nota. Nella versione francese di M. Jaubert , I , xxt , si legge in questo luogo 450 invece di 400. Andato a Parigi dopo la stampa di questa parte della mia versione , ho voluto con- frontare il testo sul codice A {Supp. arabe, 893), dove ho trovato scritto a distesa qttattrocento. Nel codice migliore, quello cioè, designato con la lettera B (Supp, a/rahe, 892) il numero è scomparso, per- chè il posto fu roso dalle tarme e rattoppato gros- solanamente. Pur dovea dir anch'esso quattrocento e non più,* mancandovi lo spazio da aggiungere (sempre in lettere e non in cifere) cinquanta. Debbo questa osservazione all'erudito e diligente sig. Zo- tenberg, incaricato de' codici arabi nella Biblioteca parigina, il quale gentilmente mi si associò quand'io presi ad esaminare quel passo. « > p. 88, nota 3. Agg. : Il nome di questo villaggio e la descrizione de' confini del suo territorio leggonsi in un diploma del 1154, tradotto dall'arabico in latino nel 1259, presso Mongitore, 3fonum. ^ùj.... Mansionis, Palermo, 1721 in fog., pag. 188, 189. 716 AGGIUNTE AI CAPITOU VII-XXXV. Cap. vii, p. 93, nota 4. Aggr. Forse risponde al Meseì Armtt (e si può correggere senza scrupolo Armél) di un di- ploma del 1155, notato erroneamente con la data del 1150, presso Mongitore, op. dt., pag. 186, 187. » XI, pag. 212, nota 3. Agg, : Il Pirro cavò le notizie di questa iscrizione dal Gualtherius (Siciliae, etc., an- tiqtiae taìnUae, Messina, 1624, in-4*, pag. 87 del capitolo RecentioreSj e nella edizione di Bunnann. yn, p. 1205-6, N. xxxvi), il quale non dice ayer veduta la lapide, ma ha soltanto : Prope Hadra- num literis saracenieis lapis repertus est et sic ìectus et expìicitus est DeéUt Hier. BegàUs Ha- drardta, numachus S, Dominici: Geadihnfesenhoghi tamedin dlbugaeair ericeniU panotarin, € Qui in questo loco fu il caso della morte di Albugazar prencipe di Saraceni > . La quale versioDe il Gualtherius non dice se sia stata fiotta dal Re- gale 0 data a costui da altri. Il primo vocabolo, che andrebbe diviso in due, avrebbe pur significato, ancorché diverso da quel che gli die il traduttore: il nome proprio, togliendovi la l, potrebbe acco- starsi ad una giusta lezione. Ma il resto mi pare accozzaglia di lettere mal raffigurate. » XXIV, voi. I, p. 268, Un. 14. Nota, Questo nome Gal- y a n a h si confronti con G . 1 w a 1 i a h del Ca- pitolo XLIV, voi. II, pag. 6, nota 3. » XXVIII, voi. I, p. 324, lin. 6, 7. Nota, Questo 'Abù 'al Fadl avea per nome *Abbàs 'ibn 'Isa ^ibn 'al *Àb- bàs, ma chiama vanlo comunemente 'Al Faqib (il giureconsulto), e morì nella guerra di 'Abu Y a z i d (943-7), come si legge nello stesso codice. » XXXV, voi. I, p. 354, nota 1. Si contìnui: Nella edizione del Tomberg, III, 92, si aggiugne, secondo il co- dice Sy € e permesser loro di partire per Costanti- nopoli ». » » pag. 360. Aggiungasi secondo Teditiane citata del Tomberg, V. 130: Anno 113 (15 marzo 731 a 2 marzo 732). Capitolo su la uccisione di 'Abd ^ar Bahmàu, A061UNTE AL CAPITOLO XXXV. 717 emiro di Spagna, e sul governo di ^Abd 'al Mà- lik 'ibn Qatan. Quest'anno ^Abd 'arRahmàn, 'ibn 'Abd 'Allah 'al Gàfiqi fn emir di Spagna, per com- missione di 'Ubaydah 4bn *Abd 'ar Rah- man, 'as Salami (della tribù arabica di Su- laym), il quale era stato già, fin dal centodieci (16 aprile 728 a 4 aprile 729), preposto air Affrica [propria] ed alla Spagna dal (califo) Hisàm 'ibn 'Abd 'al Màlik. Or 'Ubaydah, quand'egli ar- rivò neir Affrica [propria], riseppe che 'Al Mu- stanir 'ibn 'al Hàrit 'al Huràyti, andato a far una correria in Sicilia, era rimasto nelFisola finché gli sopravvenne l'inverno; e che, messosi al- lora in viaggio per ritornare [in Affrica], Tarmata avea patito nauiragio, campandone soltanto la nave di 'Al Mustanfr. Fece allora *XJbaydah pren- der costui, in pena [della sua imprudenza] e ver- gheggiarlo pubblicamente in 'Al Qayravfàn. Avendo poi [il califo] Hisàm preposto al- l'Affrica [propria], in luogo di *XJbaydah soprad- detto, *Ubayd 'Allah 'ibn 'al Habhab, emir di Egitto, questi partì per l'Affrica [propria] l'anno centosedici (10 febb. 734 - 30 genn. 736) e, libe- rato dalla prigione 'Al Mustanir, lo prepose alla città di Tunis. Indi *Ubayd 'Allah mandò nel Sudan un esercito capitanato da Habib 'ibn 'ahi *Ubaydah, ecc. Cap. XXXV, p. 363. Aggiungasi secondo Vedizione citata, V. 237: Anno 126 (25 ott. 743-12 ott. 744). Dal capitolo sul conquisto dell'Affrica [propria], per *Abd 'ar Rahmàn 'ibn Habib. Ritornato costui in 'Al Qayrawàn, e fatta poscia una correria a Telemsèn, dove sconfisse grande accolta di Berberi, l'anno centrentacinque (18 luglio 752 - 6 luglio 753), ei mandò in Sicilia un eser- cito, che riportò la vittoria e fece molta preda. Un altro esercito egli spediva In Sardegna; il quale de- predò il paese e sparse molto sangue dei Rum. Egli soggiogò tutto il Magri b, nò fu mai sconfitto 718 AGGIUNTE AL CAPITOLO XXXV. Cap. XXXV, V. I, p. 400, Un. 17. 2fota, Il per:«)Daggio qui nominato sembra lo stesso che dàilNùwajri, con lo stesso soprannome di 'Abù Màlik e con alcnni gradi di- versi nella genealogia, come si legge nel nostro Cap. XLVIIIi a pag. 124 del II volume. Se non che r affermazione ch^egli abbia governata la SicUia per 26 anni va corretta in qnesto modo: che nel detto spazio di tempo sia stato emiro in due o più tratti, il primo de' quali incominciato verso il 261 e l'ultimo finito il 287. E veramente in que' 26 anni abbiamo una dozzina dì altri nomi di emiri, come si può veder dalla tavola in fin del presente vo- lume; e le vicende della colonia spiegano benissimo la instabilità dei governatori. » » ^. ^Ib. Aggiungasi secondo VedizioifiecUaia,Yni^ 21^: Anno 333 (24 agosto 944 - 12 agosto 945). Capitolo dell'assedio di 'A 1 M a h d i a h, per 'A b ù y a z ì d. Dopo una battaglia^ combattuta dal càUfo fati- mita 'Al Qaym «7 6 di dù 'al qa'dah del 383 (20 giugno 945) contro gli assedianti, e dopo un altro combattimento che seguì di Tt a poco con av- vantaggio di costoro^ V annalista continua, p. 322: Kicominciato cosi l'assedio nelle stesse condizioni di prima, molti abitatori di 'Al Mahdiah fuggi- rono chi in Siciliia, chi in Tripoli, chi in Egitto e chi nei paesi dei Rum. Ma allo scorcio dello stesso mese di dù 'al qa^dah, ecc. » » p. 501. Aggiungasi secondo V edizione citata^ XII, 14: Anno 584 (2 marzo 1188 - 16 febbraio 1189) Capitolo su la espugnazione dì Eavfkab. Detto come il presidio de* Crociati, il 15 diàu 'al qa'dah (5 genn. 1189) rese a patti questa fortezza a Saladino e si ritrasse in Tiro , il cro- nista contìnua: S'eran quivi accolti i più valorosi e indemoniati condottieri Franchi, sì che eran cresciute in quella città le forze e l'ardire [de' Crociati]. I quali man- daron oratori in Ispagna, in Sicilia e nelle altre isole per chieder soccorso ed aiuto, ecc. A6GIUKTE AI CAPITOLI XLIV-L. 719 Cap. XLIV, voi II, p. 7, lin. 23, Nota, 'Ibn 'Aglab s'intenda qui 'Ibrahim 'ibn ^Abd 'Allah, soprannominato 'Abù 'al 'Aglab. > > P* 31» lin* 3. Nota, Il nome di Basan, erroneo nel testo del Bayàn, ya corretto Husayn, lìoto nome patronimico degli emiri kalbiti di Sicilia. > XLYII, p. 86, lin. 9. Nota, L'anno 237 assegnato dal com- pilatore alla espugnazione di Oastrogiovanni, va corretto 244, come nel Gap. XXXV, voi. I, 379 ; e però nella linea 10 va sostituito 24 gennaio 859 al 10 aprile 852, restando il giorno e il mese ara- bico come stanno. > XLYin, p. 124, lin. 9. Nota, Sembra che questo personaggio sia da identificare con T 'Abù M&lik, di cui si è detto nella nota aggiunta al voi. I, pag. 400. » » p. 147, lin. 12. Nota, Il grado genealogico « *U- bayd'All&h»,che8Ì legge nel codice di Nuwayri, sembra errore, d'altronde feunlissìmo, del copista: onde si corregga *Abd 'Allah. E veramente 'Ah- mad 'ibn *Umar 'ibn *Abd 'Allah 'ibn 'al 'A gì ab fu emir di Sicilia verso l'anno 261. » » p. 154. Nota. 'Ibn ^aldùn nella Htst des Ber- bères , versione De Slane, 1, 180 e 278 dà la tribù di D ah man come appartenente alla nazione ber- bera di Huwàrah; ma nella medesima opera II, 35 e nel nostro Gap. L, § 21, dice, con mag- giore verosimiglianza, che sia ramo della tribù araba di Ri ah. > L, § 8, p. 201, lin. 3. Nota, Il nome 'Abd 'Allah è sbaglio dell'autore. Si corregga *Ali 'ibnNi^mah; e lo stesso a p. 222, lin. 1*. » » § 21, p. 225, lin. 6. Nota, Si tenga presente questa affer- mazione a proposito dei Banù D ah man, dei quali nella aggiunta aUa pag. 154 del 11^ voi. > > § 23, p. 230, lin. 6 e 10. Nota, Si legga Husayn in luogo di 'Abù 'al Husayn, ch'è sbaglio dell'autore. » > p. 243. Aggiungasi un § 32 tolto dalla Storia degli Abbasidtj nella edizione di B ù 1 & q, IH, 366: Gome i Siciliani sollevaronsi gridando il nome del (califo abbasida) 'Al Muqtadir, e come ri- 720 AGGIUKTE AI CAPITOLI LVI-LIX. tornarono all^nbbidienza del (califo fatimita) 'Al M a h d i. Abbiam già narrato (V. a pag. 189 dì questo to- Imne) cbe 'Ali 'ibn *Umar goyemò la Sicilia a nome di 'IJbayd 'Allah 'alMahdì, Taimo (dugento) novantanove (911-2). Poco stante i Sici- liani, disdetta Tabbidienza al Mahdì, preposero al paese 'Ahmad Mbn Mùhnb (corr. Qah- r a b). Ma ribellati poscia contro costui, yoleano uc- ciderlo, quand'egli proclamò il nome del (califo ab- basida) 'Al Mnqtadir; fece la preghiera pab- blica per lai, smettendo quella a nome del Mahdi, e mandò un'armata su la costiera d'Affrica. DoTe, imbattutisi nell'armata del Mahdi, la quale ub- bidiva ad 'Al Hasan 'ibn 'abì Qinzir, i Siciliani arserla ed uccisero 'Al Hasan. Intanto) arrivavano da Bagdad ad 'Ibn Qurhub leve- stimenta negre e le bandiere [degli Abbasidi]. Ma venuta poi [in Sicilia un'altra] armata del Mahdi, le cose d"Ibn Qurhub volsero al peggio: i Sici- liani, tumultuando contro di lui l'anno trecento (18 agosto 912-6 agosto 918), lo presero e mandaronlo con molti suoi partigiani al Mahdi: il quale li fece ammazzar tutti su la tomba dì 'Ibn *abi 9 i n z ì r. Gap. LVI, p. 275, lin. 5. Nota, Questo nome va letto Habib 'ibn *abì *Ubaydah, non già 'Ibn *TJbayd 'Allah, come scrive erroneamente l'autore. » » p. 280, lin. 12. Noia. D grado genealogico « 'Ibn *A m m à r * va cancellato, come sbaglio manifesto del compilatore ; il quale nella 2* Unea di questa medesima pagina ha data la giusta genealogia. * r> p. 286, lin. 12. Noia. Il nome d' *A b d 'A 1 1 & h 'ibn 'al Husayn è sbaglio dell'autore. Si sostituisca 'Abd 'Allah 'ibn Muhammad 'ibn 'al Hasan. > LIX, § 7, p. 346. Da aggiugnere aUa notai: Sì ricordi il verso 37 di questo medesimo paragrafo e il verso 11 del § 6. SERIE DEGLI EMIRI A6LÀBITI DELL'AFFRICA PROPRIA. Egiia Era volgare 184 800 196 812 'Ibrahim 'ibn 'al 'Aglab. ^À b d 'A 1 1 à h, suo figliuolo^ sopran- nominato = 'Abù 'al ^Abbàs. 201 817 Ziàdat 'Allah, (V)fig. d' 'Ibra- him, ='Abù [Muhammad. 223 838 'Al 'Aglab,/flf. rf" 'Ibrahim, = 'Abù 4qàl, 0 'Abù ^Affàn. 226 841 Muhammad, Jig. del precedente^ = 'Abù 'al ^Abbàs. 242 856 'Ahmad, Jig. del prec. =2 'Abù 'Ibrahim. 249 863 Ziàdat 'Allah (IP),^^- di Mu- hammad,= ' Abù Muhammad» 250 864 Muhammad, Jig.^ di 'Ahmad, detto 'Abù 'al Garàniq, 261 875 'Ibrahim, Jig. di 'Ahmad sud- detto. 289 902 ^Abd 'Allah, ^^. del prec.=z' Ah ^ 'al ^Abbàs. 290 903 Ziàdat ^Allàh (111°) ^g^. délprec. Fuggito il 9i0 ; nel quale annx> ebbe fine la sua dinastia. 46. SERIE DE' CALIFI FATMITI. Egm 297 322 334 341 365 386 411 1020 427 1035 487 1094 Èra volgare 910 'Ubayd '\ 1 1 k h, intitolato ' X\ Mahdi. 'Àbù 'al Qàsim, ^g. del pree., intit.'AìQ&ym bi'amr'IUàh. 'Isma'il, Jig. del prec., intit. 'Al Mansùr billàh. Ma^add, fig. del prec, intit. 'Ài Mu'izz lidin 'lU&h. Ni zar, Jig. del pree. , intit. 'Al <Àziz billàh. yL&ns^T, Jig. del pree., intit. 'k\ Hàkim bi'amr 'Illàh. ^AÌU Jig. del prec. y intit. 'Az Zà- hir li4zàz din 'Illàh. ' Ma^add, ^gr. del prec. j intit 'k\ Mustansir billàh. 'Ahmad, ^. del prec., intit. 'Al Masta'ali billàh. Non occorre continuar la serie dopo il conquisto normanno. 933 945 952 975 996 SERIE DEGLI EMIRI DI SICILIA. Egira Èra volgare 212 827 'Asad 'ibn 'al Furàt. 213 828 Muhammad 'ibn 'abi 'al 6a- wàrl. 214 829 Zuhajr 'ibn Gawt (o Zuhr 'ibn Bargùt). Avventuriereì » » 'Asbag 'ibn Wakil, detto Far- galué. Avventuriere f > > ^Utmàn 'ibn Qurhub (?). 217 832 Muhammad 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn 'al 'A gì ab, soprannomi- nato = 'Abù Fihr. 220 835 'Ibrahim 'ibn ^Abd 'Allah, = 'Abù 'al 'Aglab. 236 851 'Al ^Abbàs 'ibn 'al Fadl 'ibn Ya^qùb 'ibn Fazàrah. 247 861 'Ahmad 'ibn Ya^qùb, jgio del pree. ^ » ^Abd 'Allah 'ibn 'al ^Abbàs, 'ibn 'al FadL Hafàgah 'ibn Sufiàn. Muhammad' 'ibn Qafàgah. 'Ahmad 'ibn Ya^qùb 'ibn 'al Muda 'ibn Salmah, (secondo 'Ibn 'al 'Atir; ma il Nu- w a y r i scrive) Muhammad 'ibn .'abì 'al Husayn. 248 862 255 869 257 871 fi * — —- ■ 724 SERIE DEGLI EMIRI DI SICILIA. Egira Èra volgare 257 871 'Al Husayn, figliuolo di Ahmad suddetto 9 {secondo il Bajàn). » » Rabàh 'ibn Ya^qùb, {secondo il Nuwayri). 258 871 'Abu 'al ^Abbàs 'ibn Ya^qùb 'ibn ^Abd 'Allah, (/cfem), » » 'Al Husajn 'ibn Rab&h, (fdèm). 259 872 ^Abd 'Allah 'ibn Muhammad 'ibn 'Ibrahìm 'ibn 'al 'A- glab, {idem; ma secondo ^Ihn 'al 'Ab bar, sarebbe da correg- gere) ^Abd 'Allah 'ibn Mn- hammad 'ibn ^Abd 'Allah '*ibn 'al 'Aglab 'ibn Sàlim. 261? 874? 'Ahmad 'ibn Ya^qùb 'ibn ^U- mar 'ibn ^Abd 'Allah 'ibn 'Ibrahim 'ibn 'al 'Aglab, soprannominato ' A b ù M à I i k e detto H a b b a § i, {secondo il Nuwayri; il quale aggiagm erroneamente che governò per 26 anni). Forse è lo stesso che 'Ahmad 'ibn ^Umar, emirOt scambiato il 287. 264, 878 Ga^far 'ibn Muhammad. » » 'Al 'Aglab 'ibn Mahammad 'ibn 'al 'Aglab, e poi 'Al j^usayn 'ibn Rabàh» {Vunoe l'altro secondo il Bayàn). 267 881 'Al Hasan 'ibn 'al ^Abbàs. 268 882 Muhammad 'ibn 'al Fadl. 271 885 'AlHusayn 'ibn 'Ahmad. SERIE DEGÙ EMIRI DI 8ICIUA. 725 Egira Èra volgare 271 885 Sawàdah 'ibn Muhammad 'ibn Haf&éah. 273 887 'Abù 'al 'Abbàs 'ibn 'Ali. 276 890 Sawàdah, suddetto. 278 892 Muhammad 'ibn 'al Facjil, suddetto. ? ? 'Ahmad 'ibn *Umar 'ibn *Abd 'AlUh 'Abù Màlik. Acanti il287,(seeondo'lhn 'al 'A tir). 287 900 «Abd 'Allah 'ibn 'Ibrahim 'ibn 'Ahmad, «ojoro/t. = 'Abù 'al «Abbàs. 289 902 Zìàdat'All&h 'ibn 'Ahmad 'ibn 'al Husajn 'ibn Rabàh. 'Ali, suddetto. 'Al Hasan 'ibn 'Ahmad 'ibn 'abi ^inzir. 'Ali 'ibn 'Umar, 'al Balawi. 'Ahmad 'ibn Zi&dat 'Allah 'ibn Qurhub. 304 916 Musa 'ibn 'Ahmad = 'Abù Sa'id, detto 'Ad Dayf. 305 917 Sàlim'ibnRa§id(o''ibn'Asad). 325 937 ^alìl 'ibn 'Ishàq 'ibn Ward, = 'Abfl 'al 'Abbàs. 329 941 'Ibn 'al Kùfì ed 'Ibn «Attàf (oooero 'Abù 'Attàf, o 'Attàf). 296 909 297 910 299 912 300 913 SERIE DEGLI EMIRI KALBITI DI SIGILU. 358 969 350 970 372 982 373 983 Egira Èra volgare 336 948 'Al Hasan 'ibn 'Ali 'ibn 'abi 'ai Husayn, 'al KalbL 343 954 'Ah m a d yjig. delpree. = 'A b u 'al Husayn. Ya'is, liberto. 'Ali 'ibn 'al Hasan, vicario del fratello 'Ahmad e poi emiro titolare ^=' Ah Vi 'al Qàsim. Gà b i r, Jig. delpree. Ga'far 'ibn Muhammad 'ibn 'al Hasan, cugino del prec. 375 985 'Abd 'Allah 'ibn Muhammad, fratello del prec. 379 989 Yùsuf, Jig. del prec. = 'Abù 'al Futùh. Ga'far,^gr. delpree. 'Ahmad, fratello del prec. 'Abd 'Allah 'ibn 'al Mu'izz 'ibn B&dis, principe della di- nastia strita d'Affrica. 'Al Hasan, intitolato Samsàm 'ad dawlah, fratello di Ga'- far e di 'Ahmad suddetti. 388 998 410 1019 427 1036 432? 1040? SUDDIVISIONE DELLA SICILIA. 1040? a 1091? Palermo. — La Gamà^ah, ossia il Comune. — Indi ^Ali 'ibn 'al MuSzz 'ibn Bàdis, de' Ztrtti di Affrica; — r poi il Comune di nuovo, fino al 1072. Mazara, Trapani, ed altre città. — ^Abd 'Allah 'ibn Mankùd, fino al 1053? Castrogiovanni, Girgenti ed altre città. — ^Ali 'ibn Ni^mah, detto 'Ibn 'al Hawwàs; — poiin Gir- genti'Ayyùb 'ibn 'al Mu^izz 'ibn Bàdis, de* Ztrtti d'Affrica; — finalmente nell'una e nell'altra 'Ibn Hammùd, che perdette Girgenti il 1087, e Castrogiovanni il medesimo anno o il seguente. Catania. — 'Ibn 'al MaklàtI, fino al 1053? Siracusa e Noto. — Muhammad 'ibn 'Ibrahim 'ibn 'at Timnah, fino al 1062. Poi ignoti signori musulmani, un de' quali sembra sia stato il qàyd Muhib 'ibn ^Abd 'ar Rahmàn (V. Cap. LXm, § 18, ó). Dal 1072? al 1086 Bena- vert. La sua famiglia tenne Noto fino al 1091. INDICE ONOMASTICO (1). *Abar 'ibn Lahì*ah, 271, 275. *Abb&d (Bantì). H, 160, 412. •Abb&d 'ibn Muh.-'al Mu*tadad, 530; II, 555,556.558,559. *AbbàB ('al) 'ibn 'Amr-'Abù'al Fadl, H. 421. • 'al Fadl 'ibn Ya*qùb 'ibn Fazàrah, 375. 377 a '882; H, 9 a 12, 86. 120 a 122, 180 1 183, 276, 277, 300, 301. 'Abbasidi. 539. *Abd 'Allah 'ibn 'al 'Abbàs, 382; H, 86, 122, 183, 277,301. > 'abi 'Abd 'All&b 'al Màliki, 294. » «Abd'al*AzÌz....'ibn 'abi9nrà8àn,511; II, 236, 237, 468. » » Mùmin, 328, 488, 510, 511; H, 233. » » > » 'ar Bahmàn , II, 617, 618. (1) Per abbreviare, sarà saltato spesso in questo indice qualche grado di genealogia e indicato con puntini..., e il nome di Hn- hammad sarà segnato con le tre prime lettere Muh. Si principierà ordinariamente coi nomi proprii: quando si ignorino, 0 gli scrittori non li usino, si darà la filiazione 'Ibn... o 0 sopnih nome 'Abù... o il nome etnico, ecc. Si ricordi del resto rarvertenzi fatta nella Prefazione, pag. zx, circa Tordine alfeibetico. Sarà corretto con diligenza in questo e ne' tre indici seguenti qual- che errore corso nella trascrizione de* vocaboli arabi. INDICE ONOMASTICO. 729 'Abd 'All&h 'ibn 'Ahmad 'al Haraw!, II, 598. » 'Attyah, H, 701. » 'al'^Aziz, 478. (Bant), 525. 'ibn Barri 'ibn 'Abd 'al Gabb&r, n, 519, ^574, 658. Cani ah, II, 238, 239. 'al Habhab, II, 704, 705. SbagUo di 'AbÙ 'al Mah&sin. Corr.tft;. *IJbayd'All&h,ecc. Habib, 368. 'al Hawwàs. Sbaglio d^'Ibn ^aldùn. V. *A1Ì 'ibn Ni^mah. ]^aràs&n, 511. Lo stesso che *Abd 'All&h 'ibn *Abd 'al *Azìz. 'al Husayn. Lo stesso che *Abd 'All&h 'ibn Mnh. 'ibn 'al Hasan 'ibn 'AH. abrahim*'ibn 'al 'A*glab-'Abù 'al *Ab- b&s, 2« emiro agìabita, 304; II, 203, 301. 'Ibrahim 'ibn 'Ahmad-'Abù 'al 'Abb&s, 280, 893, 400 a 4Ó6; n, 20 a 22, 124, 148 a 150, 152, 153, 185, 186, 188, 278, 803. Mahlùf, detto F&f&, H, 462. 'al M&lik, n, 604. » ìitLnktit {varianti: Madkùd, Matkùt, Man- kùt) 'ibn 'Umar, signor di Masara, 187, 351, 445; n, 98, 142, 287, 460, 547. > M a n k ù t , con le stesse varianti, ministro eiritat 441; n, 33, 63. nipote di 'Al Mng&hid di Benia, 439. 'ibn Mnh.... 'al Óuhaynì, II, 427. » ' 'ibn *Abd 'All&h 'ibn 'al 'Aglab, 525, 526. t » » 'al Hasan 'ibn «Ali 'ibn 'ahi 'al* Husayn, II, 31, 93, 136, 199, 282, '286, 720, 577? Cf. *Abd 'Al- l&h 'ibn 'al HnsayiL » 'Ibrahim 'ibn'al'Aglab,II,I23. » 'al Mub&riki, H, 575. > 'al Qura6i 'al M&liki, n, 425. 730 IMDICB ONOMASTICO. » » 'Abd 'Allah 'ibn Mah. 'at Tanùhì, detto 'Ibn q&di Mt- lah, n, 529. 'al Ma > 'ibn B&dis, 445; U, 97, 141, 200. > MÙ8&, 276, 349. > Maslim 'ibn Qataybah, zlj; 278, 348. • 'al Ma tanni. V. 'Ibn 'al Ma'addib. 'an Nasràni, II, 66. 'ibn Qays ... 'al Faz&rf, 268; II, 2, 112. » 'al Qartabi, 260. 'ar BaSid. V. 'Al Mftmùn. BaSiq, 'al Qartabi, H, 566. Sa'd 'ibn 'abi Sarh, 80, 331; U, 41,715. Salm&n-'Abù 'al QfiBim, 258. Safi&n, 388. 'abi 'al Waf&', 'al Qaysl, H, 699, 700. Tahlaf, 431. Yaìiyà .... 'al Hazimi, II, 617, 618. » 'ibn 'al' Madabbir, II, 492. Ya*qùb,n, 15. 123. Ziàd,n, 574, 705(?). 'az Zabayr, II, 59. 'al Wall (fo'^'^, 273. Bàqi 'ibn Fàris, U, 544, 700. Gabbar 'ibn 'Abd 'ar Bahmàn 'ibn Sir'ln, II, 458. > 'Ahmad,II.423. tlgiureCf 318. 'ibn Mah. 'ibn Hamdis, Ixiy, 200, 21i 216, 239,' 254, 255, 350, 452; U, 160, 808, 815, 856, 358, 361, 363, 365 a 867, 406 a 408, » » » » INDICE ONOMASTICO. 731 'Abd » » 9 412, 461, 482, 483, 491, 515 a 517, 557, 567, 611 a 615. 650, 654, 709, 720. àl^Galil 'ibn Wahbùn, H, 358. Ganì, t7 q&yd, fig. del q&yd *Abd 'al *Aziz, n,408. HalSm 'ibn *Abd 'al Wàhid,II, 434. Haqq 'ibn *Abd 'al *Azìz 'ibn ^ur&sàn, II, 236. giurec, Sicilt II, 652. 'ibn Harùn, II, 424, 427, 652 (?). . «Iltàs, n, 46. Karim 'ibn *Abd 'al H&kim,n, 492. » » > 'as Samad. V. 'Abù Ma^Sar. » f7 muaddin, II, 255. 'a 8 SiqlìhMI, 589. 'ibn Yahyà 'ibn *Utm&n, H, 585, 605. Màlik 'ibn Marwàn, 30, 214, 294, 295, 298, 356; II, 41, 163. • Qatan, 30;II,41, 574, 717. » *Utmàn, II, 216. Masih, 149. Mftmin 'ibn *A1Ì, 177, 327, 328, 474, 477 a 479, 482 a 490, 510 a 513, 536; U, 40, 46, 50, 78 ad 81, 83, 84, 102, 103, 146, 159, 207, 209 a 211, 219, 230 a 234, 267 a 269, 272, 296, 468, 540, 687, 688. » Mnn4m-'Abù Mah., II, 39. 'ibn •Ubayd 'Allah -'Abù 'aj Tayb," II, 698, 699. 'ar Rahim Ibn 782 INDICE ONOMASTICO. 'Abd àr Bahm&n 'ibn 'Ahmad, detto 4bn Tùnis, 299. » > » » » » » » » » » *AtÌq. V. 'Ibn 'al Fahh&m. > 'Ab! Bakr, 'as SaraqVs!, Il, 465. 'ibn Habib... 'al Fihri, 358, 861; H, 4, 'ila, 171, 172, 717. galaf, n, 701. Harùn, 284. 'al Hasan-Mustahli; 'ad dawlah. n, 452. 'Ish&q 'ibn Haytam, II, 509. Lùlùo Sayh 'ad dawlah, 11,475, 702. 712. Mah. 'as Siqillt, Ixxvj; U, 645. » * 'ibn *Umar, 'al Butìrì, 157; n, 434, 438. 'anNàsir, càHfo omeiade di Spagna, 428, 424; n, 94, 95. » » 'ibn 'al Mansùr, 437. » Nasrànì, II, 66, 69. Cf. Il, 206. 'al Qàdi 'al F&dil, Ti, 285. 'ibn Kamadàn, n, 488. » Bagà, 'ca(2l di Palermo, II, 471. primo principe omeiade di Spagna, II, 558. 'ibn *Umar 'al Pnrrìant, II, 51, 210. » Ziàd, 360. Basid 'ibn Sàlib...'al B&kÙwi, Izxk; n, 681. 'as Sal&m 'ibn 'Abd 'al Wahh&b,n,9. » 'Atiq, n, 585. » Mnh. 'al Kùmi,827. Samad,498,495;'ll, 284. 'al Wahb&b 'ibn 'Abd 'All&h 'ibn Mub&rak, II, 465. » il cadì. II, 666. » 'ibn 'al Hnsayn 'ibn Magit, 824. » > Bus'tam, 11,203. » Zàfir,n,694. Wàhid 'ibn *A1Ì ... 'al Marr&quSi, 1; 510. 'az Z&hir 'ibn NaSw&n, II, 560. *Abdarl ('al) 'Abù Mnh. 'al Balinst, Ixxriij; E, 677. » > diverso dal preced,, Ixzziij. » » » > INDICE ONOMASTICO. 738 Abramo, 105, 529; II, 510, 587, v. anche 'Ibrahim. *Ab8 (Banù),n, 212. 'Abù 'al *Abbàs 'ibn 'al 'Aglab. V. 'Abd 'Allah 'ibn 'Ibrahim. » *AlÌ,n, 18. ^ » » Batriqah, 818. » » » 'al kutay ab, 11,700. » 'Ibrahim 'ibn 'Ahmad. V.*Abd 'Allah 'ibn 'Ibrahìm. » Mnh. 'ibn 'al Qàf, II, 458. . 'al Qillawri,218. » fraieìlo di'A& évt, BIS. . 'ibn Ya^qÙb 'ibn *Abd 'Allah, H, 128. *Abd 'Allah 'al 'Agdàbt,800. » * il giurec, II, 418. 'ibn 'al Hasan, II, 216. » » » May m un, 11,34, 688. » 'al Mn'addib, 11,80.^ . 'ibn Mnh. V. 'Abù 'al Garàniq. ^ > > Bas'ld, n, 698. » » > 'as Saff àr, il SieOiano, II, 558 a 555. . 'aéSi^ì.' V. 'Al Husayn 'ibn 'Ahmad. » 'as Siqilli, n,509. » » 'ibn 'az Znbaydi, II, 587. 'al 'Aglab, figUuólo di 'Ibrahìm 'ibn 'Ahmad, H, 151, 158, 187. » » (Atro figliuolo omonimo? Il, 186. » 'A1&'. V. S&*id. *A1Ì 'ibn *Abd 'Allah, II, 443. » 'al Parisi, n, 514, 566. > » Gassàni, n, 425. > > Hadramì,n, 586. t » H&kim, 11,698. p » Hayùlì,n, 600. » 'ibn'Husayn 'ibn 9&lid,n,454. > ir Sili 'di Sicilia? 280. » 'at Tangi, 821, 822. M-us'ab. V, questo nome. > 'A'war 'a 8 S u 1 a m f , II. 578. » 'Azhar, 324. Bakr 4bn 'al Lnb&d,820. » Nabt 'al *urùq, H, 427. Sa'dùn, 812. 'a 8 S i q i 1 1 !, II, 606. Sembra lo stesso che Mah. 'ibn *A1Ì 'ibn 'al Hasan 'ibn «Abd 'al Barr. 'ibn 'at 'Tayyàn, 11,602. 'at 'TurtÙBÌ, n, 570. 'ibn 'abl Zakarìah, 11,220. 'al Baqà, sultano hafsita. II, 215. Daqàq 'al Ent&mi, 285. D.àwùd, 213. Dn&d, n, 686. 'al Fadà' (Abnlfeda), xixiv, 1t; 8, 249; II, 85, 719. Fa di, i7c(uA, 200. * (t7 cadì *Iyàd da Ceuta?), H, 426. detto 'al Faqf h, ossia il giurec., 824; n, 716. > da Naplusa, II, 476, 690. » t7 q&yd, n, 413. FàriB. V. *Abd 'al 'Aziz, 'ibn 'Ahmad. Fath 'ibn Q&dùs, II, 691. Futùh 'ibn Badir 'al Makl&tì, 11.458. » il predicatore, II, 700. Óa*far 'ibn *Awn 'AlUh, II, 427. » 'ibn B&q, n, 707. » Hasd&y, II, 589. ^ 'an N ah ha 8, II, 579, 595. . Na'tif, 820. 'al Gufar ('Abù'Gifàr?), 325; II, 127. INDICE ONOMÀSTICO. 735 'Abù Gniàlah, 299. Haf s, statano Hafsita, II, 213, 244. .' Mbn *Abd 'al Mùmin. 328;II, 238. ^alaf ibn Harùn, 415;n, 192. H à m i d , xxiz; 134, 330. Hanifah, 302 ; II, 582, 673. 'al Haqq. V.'Ibrahtm 'ibn 'TJmar. garùb, 438. Harùn 'al 'Andalusi, 311, 313. 'al Hasan 'ibn 'Abd 'Allah 'at 'Tar&bnlasi, II, 463. > » 'al Mnn*iin, 11,698. 'al Batrani, 11,267,268. ... 'al Hnsrì. V. *AH 'ibn *Abd 'al Ganl. 'al Lahm't, 11,425. 'ibn Mugit, n, 424. » Muh. 'al Haddàd, n, 33, 64. 'al Mnqaddasi, 196. 'ibn 'al Muqìr, II, 587. 'al Qatifi, II, 568 a 571. 'ibn Qatayba, II, 698. 'as Siqìlli 'al Harìri, 313, 321 a 823. 'as Snh&ri, II, 695. 'ibn Ya2ld,U, 19,20. 'Abft 'al Husayn?V. H&sim 'ibn 'al Ma'tamid 'ibn * » 'al Furrianl Sbaglio d^Ibn gialdùn, II, 230, 719. V. 'Al Husayn, ecc. » > 'ibn 'as Sabb&n, 'al Mahdawì, II, 467. » » 'al Wari, II, 544. > » 'ibn Yazìd, 280. 'Abù 'al Hasan? V. 'Ish&q 'al Had'rami, 213. '» avJtano hafsita, II, 217, 220. » capitano zvrita ('Ibrahim), II, 394, 403. 'al L^yt 'as Siqilll, II, 84. Ma*add 'ibn *Abd 'Allah 'ibn 'Ibrahim, 403. Mahall, 291. 'al Mahàsin 'ibn Tagrì Bardi, H, 704, 713. M&lik.*V. 'Ahmad 'ibn Ya*qùb. 736 INDICE ONOMASTICO. 'Abù 'al Mang& 'ibn 'Aliati. E, 587. Marwào, 'al Bfigi, H, 570. Ma'Sar 'at labari, n, 700. 'al Mas'ùd 'as Sigilli. Y. Sulaym&n 'ibn Mahmùd. Muh. 'ibn *Abd 'Allah 'al Mutarrizi, n/428. ^' > *Atn8, II. 238. > 'ad D ammali. II. 548. 601. » 'ibn Hazm. F. quesfullmo. » 'al Qafsi, 17, 18. » 'ibn Simnah. II. 432. 433. > 'ibi Zayd. n. 427. Mnhriz, 303 a 305; II. 8. 187. Mus'ab 'az Zùhri. II. 549. 'an Nag&' 'ibn Sanad. II. 589. Nasr, 142. N.tàr. 286. 'al Q&sim 'ibn 'al Qàkim. 134. 330. » » 9Haininùd. detto ^Ibn 'al Hagar» 176, 177. 178; II, 525. 622. 655. ' » 'al Hudlì. n. 699. > 'ibn Bamad&n. 240. 241. 'ai Si^ì. V. "ai Qàym biamr 'IlUh, » 'at Tiràzl. 313. 'az Zagg&gi, U. 602. 'ar RabiS 317. R&fiS n. 199. Sa'd 'al M&linf. n, 575. S&diq, n, 605. Sa'id ('ibn?) 'Ibrahim, Ixàv; H, 639, 660. C£ 'Ibrahim 'ibn 'abì Sa«id. > 'as Sìr&fi. n. 514. 604. » 'ibn Tùnis. Y.'Abd 'ar Bahmàn 'ibn 'Ahmad. S&lih, 297. 'aa Salt. Y. 'Umayah. éàmah 'al Maqaddasi, liij;535; II, 246, ' as Sawàb.219. 'as Sng&', 'amìr 'Isfahsal&r^ Izziv. Snlaymàn 'al ^att&bì', n, 514, 566. ^ Babi' 'Vi Qatt&n, 321, 322. INDICE 0N0KA.8TIC0. 737 'Abù 'as Surrì Wàsil, 313. T&hir 'as Sifli ('as Silafi?), n, 700. f aiib 'ibn Sabbili, H, 415. T&r, 286. 'at Tawr, 398. 'Umar 'at Talamanki, II, 698. 'al Walid 'ad Dabb&g, 11,570. 'ibn 'as Saffàr, n, 421. Tahyft ('abù Bakr)i sultano Tiafsita, n, 217, 220. '> 'al Lahyànf. Y. Zakarià'. » 'i b n M'a t r ù h , 482; H, 60, 61, 209, 223 a 225, 230, 269. Ya*qùb 'ibn Yazdùtan, E, 216. Taqz&n, 299. Y a z i d, 416, 509, 531 ; U, 42, 43, 193, 218, 219, 716, 718. Yùnis 'ibn Nnsayr, 316. Ytìsuf, 302. Zakari&'. Y. Yahya 'ibn 'abì Mah. Zakì 'al Einàni, H, 116. Zarmùnah, 321. Zayd 'al Gnmrt, II, 650. > 'ibn 'ab! Hafs, II, 238. Abnlfeda. Y. 'Abù 'al Fa dà'. Adamo, II, 485, 510, 633. *AdÌ, tribù, 498; D, 159. *Adid ('al), 403; H, 235, 692, 594. 'Afdal ('al), H, 480, 448, 475, 588, 606. *AfÌf'ad din ... Y. Y&fi^ì. 'Afrinah (?), 291. 'Ag.r.qi, 'Agaiiniùn (?) Y. Assassini ^Aglab ('al) 'ibn *Abd 'Allah 'ibn 'al 'Aglab, 525. > > 'Ahmad, II, 16. » (B&nt)AgìahiH, 22, 201, 238, 406, 525, 529, 532; II, 96, 125, 171, 270, 283, 299, 578, 595, 690. > 'ibn 'Ibrahlm 'ibn 'al 'Aglab- 'AbÙ *Affan, ovvero 'Abù «Iqàl, 373, 374, 390; n, 177, 178, 299, 300. » iròerto (2i 'Al Mugàhid, 439. 11. 47 > > » » » » » » » » » » » » » » > » 788 INDICE ONOMASTICO. 'Aglab ('al) 'ibn Mah. 4bn 'aTAglab. d^fMo ^arg 'ar Ra^ùnah, li, 16. » 'ibn S&lim, 268, 269, 319, 527. 'Ahmad 'ibn 'Abd 'al'Aziz 'ibn 9nr&8àxi,486;II. 207. 282, 869. » 'ar Rahmàn, 'al Qasri, 820. » 'as Sayid 'al Irbili. V. 'As Sailb 'al 'Irbili. > 'as Salàm 'as Siqilli, Ixzr; II, 643, 661. » ^ 'al 'Urna wi, 11,62. 'al 'Aglab, II, 147. » -'Abù Ga*far, 527. *A1Ì 'al Pihrl, H, 458. > » Hariri, Izxx, II, 686. » 'aS Sàmì, II, 465. » 'ibn Tahyà, H, 156. da Bugia, II, 406. 'ibn 'abt 'al Pad&yl ... Mn*ln 'ad din, H, 576. » Ga^far ... 'al Qati*i, H, 566, 694. fratello di 'Abù Gufar," H, 127. 'ibn 'al Hasan 'ibn 'Ali 'ibn 'abt 'al Hasayn, 19, 20,'21, 292, 428 a 426, 428, 429; n, 89 a 92, 130, 131, 134 a 136, 169, 170, 196, 197, 280, 284, 285, 577. 'abi 'al Hnsayn 'ibn Bab&h, 281; U, 124, 125. 'Ibrahim 'ibn «Abd 'Allah, 532. t 'ab! Baridah, n, 155, 413. . 'ar B&zi, n, 585. 'al Wadd&ni, U, 450, 451. Kayglng, E, 706. 'abi 'al Maqà', n, 421. Marwàn, U, 578, 596. 'al Marw&zi, n, 423. 'ibn Mah. 'ibn 'al 'Aglab - 'Abù 'Ibrahim, 268, 388, 889; H, 13, 178, 276, 277, 301, 302. » 'Ahmad 'as Silafi-'Abft 'at Tir hir, 198, 215, 216; U, 479, 52^ 546, » » ÌKDICE ONOMASTICO. 789 684 (?), 586, 600, 605, 607, 618, 694, 700 (?), 701. 'Ahmad 'ibn Mah. 'al Màlint, n, 598. » > » 'ibn 'an Nuhh&s (corr. Nahhàs) y. 'Abù 6a*far 'an Nahhàs. . 'al Qàf, II, 453.* » 'at Tamimi, 319, 820. » 'ibn Yahyà, deUo 'Ibn 'as Siqillf, n, 426. » 'abì Tahyà, 812. » Yamlùli n, 216. > Q&sim « 'al Qàdi 'ar BaSid, n, 475,476, 690. » Sa*ìd, II, 699, 700. 'as Siqilli, 'as Sadgi&ni, lì, 166, 238. 'ibn Saff&n, 527, 528. » Snlaymàn, 805. » 'at Tayb, 4. . 'Umar 'ibn ^Abd 'Allah - 'Abù Malik, 400; n, 718. Cf. 'Ahmad 'ibn Yà*qùb. » 'Ubayd 'Allah 'ibn 'al 'Aglab, II, 147. Forse è lo stesso che H pre- cedente, e *U b a y d t;a corretto *Ab d. Cf. I, 525. > Ya*qùb 'ibn Fazàrah, U, 12, 15, 87, 122, 277. Cf. U, 86, il nome completo di 'Al *Abbàs 'ibn 'al Fadl, e H, 12, H grado di parentela tra loro, > > > 'al Mndà, 889. • *Umar* 'ibn *Abd 'Allah 'ibn 'Ibrahtm 'ibn 'al 'Aglab, detto 'al HabaSi e - 'AbÙ Màlik, n, 124/719. Cf. 'Ahmad 'ibn 'U- mar. » » 'al Ya'qùbi, 37. » Yùsnf, detto 'Al 'Akhal, inUt Tayid 'ad dawlah, 448 a 445;' n, 94 a 98, 189, 140, 200, 271, 286, 460. » Zfàdat 'Allfih 'ibn Qnrhnb, 281, 282, 825, 409, 410; n, 28, 24, 25," 126, 127, 189, 190, 720. 740 INDICE ONOMASTICO. 'Ahwal ('Al) 'ibn 'Ibrahim 'ibn 'Ahmad, 404. ^AÌsah, n, 644. 'Akhal ('Al) V. 'Ahmad 'ibn Yùsuf. 'Aktàm 'ibn Sayfi', H, 526. 'Ala' 'ad din '^nw&rizm Sàh, II, 241. 'Alai ('Al) V. 'Ibrahim 'ibn 'abi Sa'id. 'Alam 'ad àìn, detto Ta'asif, II, 266. Alamanj, Bamondo, 553, 554, 558. Albngazar, n, 716. Alemanni, II, 248. Alessandro d'Afrodisia, II, 419. Alessandro il Grande, 229. Alfonso (TEI). Y. Ke d'Aragona. Alfonso (VI) di Castiglia, lì, 362, 363, 365. *A1Ì 'ibn *Abd 'Allah 'al Gattini, 191. » > » 'ibn 'arsami, II, 460. » » » ^ » Ytìsnf, detto 'Al *Abid, II, 581 > . 'al Gabbar ... 'al Hudli, n, 607. » » » » 'ibn 'alW^addànÌ,n,45aCf.450 ed «Ali 'ibn 'abi 'Ishàq 'Il>rir him. » > > » Gani ... al Hnsri, II, 519, 520. » > > 'ar Bahmàn , II, 486,' 492, 545. Cfl col seguente: » » » > » 'ibn 'abi 'al Basàyr, {onero 'ab! 'al Ba8ar,ooMfio'al Bisr). II, 429, 430, 609 (?). ^ > > > > 'al Billanùbi, Izzij; 185; IL 617, 618. » > > > » 'ibn Bagà', cadi ài Pàkrm n, 471. » 'Ahmad 'al Pihri, H, 371, 412. » » * » 'ibn Ga'far ... 'Amìn 'ad din. II, 497. » » » e'Abù 'al Hasan, n, 423. > > » 'ibn 'abi g'inzìr. II, 23. » -'Abù Mnb., n, 421. . *Amr 'al Qndà'i, Ó, 126. > » Bàdis, 193. » 'abi Bakr ('ibn?) 'al Harawi, rrix; 136, 212. > (Banù), II, 204. INDICE ONOMASTICO. 741 *A1Ì 'ibn Bisr. V. *Alì 'ibn *Abd 'ar Rahmàn. 'al Padl, 278; H, 121. 'abi 'ai Pawàris. V. *A11 'ibn Mnb., ecc. Ga^far 'as Sa^di. V. 'Ibn 'al QattV. Gàniah, II, 237 a 239. 'al Habhab, 362. ^alaf, II, 215. Hamdùn, II, 412, 413. Hamilah, 303. Hamzab, II, 422, 425. 'al Basan 'ibn 'Ali 'ibn 'abf 'al Husaym» 'Abù 'al Qàsim, 429 a 434; II' 30, 91, 92, 96, 135, 136, 197, 198, 271, 285, 286. » 'ibn *A1Ì 'ibn Yahyà, 474, 475; II, 227, 228. . Habib, II, 545, 607. » 'at Tubi, II, 449. » Husayn 'ibn 'abi 'ad Dar, II, 405. 'abi 'al Husayn, 287. 'Ibrahìm 'al 'Awfi, II, 602. 'abi 'Ish&q 'Ibrahim 'ibn 'al Waddàni, 226; n, 450. Maymùn, II, 68. 'al Mufaddal, n, 701. 'al Mufarrag, H, 660. Mngàhid, 359, 438, 439. Mah., 312. » ' 'ibn 'abi 'al PawàrÌ8,280,281;II, 124, 125. » 'al Earkùdi, 215. Mnngib 'ibn Snlaymàn, II, 484. Nag&', 494, 495; n, 235. Ni^mah, detto 'Ibn 'al Hawwàs, 445 a 449; II, 98, 142 a 145, 201, 202, '287 (222, ▼. 719). Qnrhub,^409; H, 189. 'ar Band, 513. Snlaymàn 'ibn 'Ayytìb, H, 589. 'at Tabari, 417, 418; H, 194. T&hir, II, 545. 'kbi T&Iib, 406. 742 INDICE 0K0MA8TIC0. «Ali 'ibn Tamim 'ibn 'al Mu'izz, 448, 449; II, 144, 145. » » 'Umar 'al Balawi, 408, 409; H, 126, 189, 720. > » 'Utmàn, n, 425. > Yahyà 'ibn Tamim, 452 a 456; II, 84,49, 52 a 54, 66 a 68, 154 a 156, 204, 205, 208, 219, 289, 290, 374 a 876, 880, 881 a 887, 404, 483, 567. > Tùsaf 'ibn *Abd 'Allah 'ibn Mah., 442; n,137, 138,^ 199. > > » 'a6 Saybàni, Ixz; II, 541. » ^ > 'ibn TaSnfin, 455; II, 84, 38. » Zàfir, n, 613. » Zi&d, 309. > » 'az Zabartir, II, 238. Almanzor. Y. 'Al Mansùr 'ibn 'abi *Àmir. Almohadi, 169, 176, 193, 486, 510, 511, 518, 514; U, 38, 40, 46. 61, 83, 165, 166, 207, 211, 216, 219, 227, 267. Almoravid), 455, 465; n, 68, 74, 100, 158, 205, 863, 365. Amalfitani, 49. Amerigo, re di Gerusalemme, II, 592. » Yàsir. V. 'Abù Yaqz&n. 'al *A8l, II, 59. » . 'AwB, 275. > « Taqi 'ad din, mpoU di Saladino, II, 593. 'Anb&ni ('Al), 318, 319. Andronico Comneno, 173. Anfiiso, figlio di re Buggiero, II, 471. Angioini di Napoli, 546. Aqoilino, 205. Archimede, II, 497 a 500. *Arìb, Uv; H, 1. AristotUe, 4, 11, 28, 182, 220, 237, 846; H, 417 a419,493,49i Armeni, n, 114, 118, 131. 'Asad 'ibn 'Ali 'ibn Marmar, II, 601. IHDICB ONOMASTICO. 748 'A 8 ad (Bant), n, 405. > 'ibn 'al Fur&t, 201, 202, 212, 300 a 310, 864, 366, 367, 526, 582 a 534; H, 5, 44, 115 a 117, 147, 164, 173, 174, 275, 283, 299. * > «Umar, 802. 'Aéag ('Al) tribù, n, 159. *A&arali (Banù), U, 211. 'A&'ari ('Al), H, 582, 586. 'Asbàg 'ibn Wakil, detto FargalùS, II, 6, 7, 119. Asdmbale (AssiropuloB?) f7 monaco, 291. 'Asfar (Banù 'al), n, 391. 'Aihab, 309. 'Afiraf ('Al). V. 'Al Màlik, ecc. AsaaasJDJ, 172. 'AU 'ibn ('abi?) Rab&h, 819. » RàfiS 278 a 275; H, 270. 'Atbag ('Al), tribù, 478; li, 159, 211. 'Atiq 'ibn *Abd 'Allah, II, 463. > 'al Fard, II, 695. > 'as Samantàri, 196, 198. 'Attàf 'al 'Azd! ('Abù o 'Ibn «Attftf?), 289, 416; n, 129, 198. Ayerroes (Ibn Ba6d), II, 697. 'Aw 'as Sa'&ri, 282. *AwrÌ8 ('Al) corr. *Uyris, e y. 'Awtàmii, 270. •Ayni ('Al), II, 245. «Ayy&6 'ibn 'Ahyal, U, 3. 'Ayyfib 'ibn g[ayràn, II, 42, 43. > > Tamim, 448, 449; n, 144, 145, 200. Ayynbiti, 494; U, 106, 234, 241, 245. Azd, tribù, U, 193, 513, 515. *AiÌz ('Al) 'ibn 'Ali 'ibn Yahyà, II, 156. > » > Bàdìs, 478. *AzÌz billàh ('Al) 'ibn 'al Ma'izz, 442; II, 93,96, 136, 137, 198. Babai! ('Al), n, 492. Bàbik (Babec), II, 455. Badi^ 'az Zam&n ... 'al Hamadàni, II, 552, } 744 INDICE ONOMASTICO. Badia 'ibn 'Ali 'ibn Yahyà, H, 156. » » 'al Mansùr, 435; II, 57, 58. » (Banù). V. Ztrìti. Badr 'ibn *Amm&r, n, 528. Babà 'ad din ... 'ìbn Saddàd, ]j, 340, 516, 539. Bahlùl ('Al)?, 309. Bakr, tribù, n, 110. > 'ibn Hammàd, 528. » » Snwayd, II, 574. Bakri ('Al)-'Abù *Ubayd, xiv, Ira, 30, 37, 214, 345 a 349. Bakùwi ('Al). V. *Abd 'ar RaSid. Baladuri ('Al), xirvi|j, 268; H, 2. Balàtah, o Bal&tnb, ecc., re di SidMa (Plato, Pilato?), SO?. 365,' 366; H, 114, 116, 173, 174, 275. Balazmi ('Al), 283. Baldovino (Goffredo de Bonillon), 451; II, 221. Balian, 519. « Barcellonese (II). V. Pietro d'Aragona. Bardad&r, nounone o mOùsia?, 285. Bardawil. V. Ottone II"* e Baldovino. Barqìani (Barianf?). V. Maione. Barsamins, 279. Bar un, il paggio^ II, 432. Basbàsi ('Al), H, 508. Basilio Protocarebo, 291. BateniL V. Assassini. Belchns, o Belchaoth ('Ibn 'al Haw&s?), 446. Belisario, 20. Benaverti II, 314. Benedettini di Palermo, 120. Berengario de Enten^a^ 553, 554, 558. B.g.nà ('Abù Ónfàr?), 325. Bibars, 'as S&lihi .'Al M&lik 'az Zàhir, n, 104, 106, 677. 'ai Mansùrf, 353; H, 246^ 248, 250, 253. Billanùbì ('Al).'v. *Abd 'al 'Aziz 'ibn *Abd 'ar Bahmtn, e ^Ali 'ibn *Abd 'ar Rahman. Biqà*ì ('Al), n, 661. BiSr 'ibn Safwàn, 359; II, 3, 112, 171. Boccaccio, 315. INDICE ONOMASTICO. 745 Bnhàrì ('Al), 216; H, 652, 708. Buhturi ('Al), H, 488. Bufiti ('Al), 279. Bulnggìn 'ibn Ziri, H, 75. BurnÙBi ('Al), H, 88. BnSrà, n, 42, 48. Cantore (H) SiciUano, 530. Cappadoci, 278. Carlo !• di Napoli, 546, 549; II, 109. Carlo n» di Napoli, 548. V. anche Principe di Salerno. Carlo di \%loÌ8, 546. Carlomagno, n, 500. ^ Cesare, E, 503. Charsianiti, 278. Corace, n, 501, 502. Core, Qurah, ecc. V. -Qariìn. • Corrado IP, wnp., H. 107, 108. Cosroe, II, 367. Costante (non Costanzo), imp., 271, 329, 330, 332, 333, 354. Costantino jpa^rtÉfw) di SiciUa, detto Sud ah, 201, 864, 365; II, 114, 173. Costantino Porfirogenito, 421; II, 195. Costanzo corr,j e v. Costante. Cretese (II), H, 121. Curdi, 556. Dahabì ('Ad), Ivij, Ixx, Ixixiij; H, 161, 479, 541, 549, 698. Dahm&n, tribù, H. 154, 197, 225, 719. Dakùmin (Banù), H, 413. Dani ('Ad) «Utmànc'Abù *Amr, 11,579,595,699. Darràg ('Ad)" H, 427. David, il profeta, II, 411, 475, 494. David figUo di ^asdfty, 554. Dawùd. V. 'Al M&lik 'an N&sir. » re tributario deWEgittOy 552. Di'&ma 'ibn Muh., H, 22. DimiSqt ('Ad)', miv, 8, 205, 243. Dioscoride, n, 505, 507 a. 509. 746 IKDICB ONOMASTICO. Domestico (B). V. Niceforo Foca. Dubbi ('Ad), 437. Edrìsi ('Abù 'Abd 'Allah Mah. 'ibn 'Idris, detto Ibn 'at Tayri), 8, 81, 191, 219, 251, 252, 254, 256; D, 203, 564, 565, 665. Effenditae (?) ovvero Fendanitae, 278. Elpidio, pàtrigiOf 364. Empedocle, II, 493 a 496. Emico (?) di Thoion, II, 247. Eraclio, 271, 329, 333, 354. Estendart, il conte di, 546. * Euclide, n, 106, 107, 500, 50ir Enfemio, 201, 202, 304, 308, 864 a 367; D, 114 a 118. EutychioB. y. Sa'td 'ibn 'al Batriq. F&dig, tribù, n, 204,^207. Fadl ('Al) 'ibn Ga*far, 374, 375; H, 179. »' » » Ya'qùb, 370; H, 9, 176. ' > » > 'abì Yazid, 509. Fahr 'ad din ... 'al Fayyfkmf, n, 261. »** » » ... 'al Gayfii, II, 261. Farag Mahaddad, 289, 422; II, 168. Fàris 'ibn''Ahmad, n, 699. Fàrisi ('Al), il, 601, 604. F&st ('Al) -Taqi *ad din. In; U, 568. Fatimiti, 12, 317, 325, 493, 508, 509, 511; H, 60, 167, 234,235, 283, 590, 674, 675. F&yz ('Al) binasr 'Il 1 ah, n, 591, 691. Federigo FAragonese, re di Sicilia, 250, 552, 567; n, 214. > figUrnh del precedente, II, 216. » i7«, imperatore, 230, 244, 503, 506, 519, 521 a 528, 550. 551 ; n, 104 a 109, 111, 245 a 250, 252 a 254, 257, 258, 260 a 266, 415, 416, 511, 539. Ferdinando IH di CastigUa, II, 415. Fihr, n, 412. Filippo da 'Al Mahdiah, 479, 480; n, 229. Foca?, 288. Fotino?, n, 114. y. Costantino, patrigiff. IHDICB ONOMASTICO. 747 Pulful, n, 31. Gabàrah 'ibn Kfimil, 478; U, 45, 46. Óàbir 'ibn 'abi 'al Q&sim, 434; n, 30,92, 93, 136, 198, 286. Gabriele Vangelo, 217. Ga'far 'ibn 'Ahmad 'ibn Tùsnf, 444; n, 140, 200. » 'al Bar un. II, 432. » Hablb, n, 57, 58. • > 'al Hasan 'ibn 'Al! 'ibn 'ab! 'al ^usayn, n, 135. > 'Isma'.il, II, 699. » Mnh., il vincitore diSiracuea, 396; II, 16, 186. >' 'ibn 'al 9asan 'ibn «Ali 4bn 'abi 'al 9ii8a7n,n, 93, 136 a 138, 198, 286. 'al Mutawakkil. V. 'Al Matawakkil Tayid 'ad dawlah, U, 459. » *Ubayd, 283; H, 27, 28. * Yùsuf, 442, 443; II, 47 a 49, 94, 97, 137, 138, 140, 199, 200, 286, 459, 486, 538. Gal&l 'ad din Mankbarni, II, 103, 240 a 242, 245, 260. Galeno, 11, 346; 11,503. Gàlib 'ibn 'Abd 'Allah, n, 359, 360, 699. Gallas ( I ), n, 355. Óam&l 'ad din 'al Qifti, bnriy. > > » 'ibn Wàfiil, n, 104 a 109. > 'al hilàfah, n, 702, 712. Óftmi' (Banù), II, 54, 207, 208. Óàn&b 'ibn Q&q&n 'al Kaymaki, 37. Óarawab, tribà, 296. Gargar&y ('Al), II, 224. GasB&n, tribà, 295, 318, 356. Gawhar, 326; II, 589, 590. Óawbari ('Al), II, 606, 607, 658. G&wn ('Al). V. 'Al Hasan 'ibn Wàdd. Gaylàn 'ibn Tamim, II, 579. Gazz&r ('Al) - 'Abù «Utmàn, H, 508. Genovesi. V. Genova. Giacomo (II«) di Aragona, 548, 551, 552, 567. 748 INDICE ONOMÀSTIOO. Gihàni ('Al), 37; H, 673. Giobbe, 529. Giorgio d'Antiochia, 162, 470 a 476; H, 37, 38, 60, 65, 66, 69, 75 a 78, 101, 102, 206, 207, 209, 210, 226 a 228, 563. Giorannì Oomneno, 173. Giovanni ^evangelista, 566. Giudei, 487, 561. " Giuseppe giusto, 529; II, 481. Golia, 539. Greci antichi, 10, 28, 29, 182; H, 493, 494, 497, 501. Gregorio patrizio, 1. GugUelmo (I«) di Sicilia, 479, 480 a 483, 490; n, 50, 51, 102, 229, 230, 231, 435, 471, 487, 539. Gnglielmo (n«) idem, 142, 143, 146 a 148, 170, 171, 174, 499, 514, 592. {Confuso coi preced.) ; U, 539, 540. Gnmah, tribù, 300. Gnm&hir 'ibn 'Abd 'ar Bahm&n, II, 424. Gnmàni ('Al), 234. Gnnayd ('Al), H, 675, 576. Gni&n 'ibn 'al 'ibn 'Ishàq, il giurec., Ixzziij; II, 695. > i 'ibn Ward, 287, 289, 413, 414, 415, 530, 531; II, 29, 30, 62, 129, 168, 192, 193. 9 preposto aUa Quinta in Palermo, II,. 126. » 'ibn Qalàwùno 'Al Màlik 'al 'ASraf, 551, 552, 555, 564, 566 a 568. » 'al Mazdùrati, II, 267. ^alùf 'ibn *Abd 'Allah, II, 542. gàlùwayh, II, 648. Hamad&ni ('Al), lettor dèi Corano, II, 701. Hamdùn (Banù), 477. Hamm&d » 132, 477, 478; II, 211, 426, 468. 9ammùd » 176, 474; E, 159, 236, 237, 293, 380. Hamzah, II, 519. Hanai 'ibn *Abd 'Allah, 298; II, 218. Hanzalah 'ibn Safw&n, II, 705. Haiàwi ('Al). V. *A11 'ibn 'abi Bakr. gàrigi, setta, 362, 363; H, 172, 214, 218. Harim 'ibn Fatik, n, 694. 5ariri ('Al), U, 103, 458, 523, 552, 582, 597, 629, 630, 653, 663. Hàrit ('Al) 'ibn 'al *AzÌz, 477; H, 211. ^arizm, o ^aw&rizm, popolo, U, 103. Harùn 'ar Baèld, 4, 86; II, 59, 500. Hasan ('Al) 'ibn 'al *Abbàs, 397, 398; H, 17, 87, 278, 303. » *Abd 'Allah, 'as SiqilH, II, 698. » » > > > 'as Siràfi, II, 566. » *Abd 'al Bàqi, H, 162, 605. » » » 'Ahmad ... detto 'Ibn 'abi ^inzìr, 281, 287, 408 a 410; H, 23, 25, 88, 125, 126, 189, 190, 279, 720. » » i> 'Ali 'ibn 'al éa'd, H, 660. :^ » 'alHudli, (2eeft)'Ibn'a8Sùsi, II, 446. 750 INDICE ONOMASTICO. » » Hasan ('Al) 'ibn 'AH 'ibn 'ab! 'al Hasayn, 289 a 292, 415 a 424, 426, 429, 509; n, 89, 90, 91, 95, 129, 180, 184, 168, 169, 193 a 197, 280, 284, 285, 577, 720. > » 'al 'Iskandr&ni, II, 609. > 'a; Siqilli, II, 602. » 'ibn Tahyà, 132, 456 a 462, 465, 467 a 475, 484, 486, 488, 491 ; II, 84 a 88, 46, 49, 58, 68, 70, 75 a 80. 82, 83, 101 a 103, 156, 157, 205 a 207, 223, 225 a 228, 232, 234, 237, 268, 269, 290 a 297, 889, 399 a 404, 483, 539, 567. » 'Ammàr, 292, 425 a 427; n,93, 130 a 132, 184, 170, 196, 280, 459, 720. » 'al 'Aziz, n, 211. (Banù), n, 221. y. Banù 'abi 'al Husayn. 'ibn Ga*far, n, 609. ^abi 'al Hasan da Bassora, n, 708. abrahim 'aS S&mì, H, 458. Mnh. 'al Bàgàì, n, 138, 140, 199. N&qicl, n, 148. Ta'lab, 474, 478. '"Umar 'ibn Mankùd, H 460. 'W&dd, detto 'Al G&wn, n, 441. Tahyà « 'Abù *AlÌ,aptwrtfc., 186, 187, 191, 200, 204, 205, 235, 239. Tùsnf. y. Sims&m ^ad dawlah. Ibn Bafirùt, n, 508. Hà6im 'ibn Tùnis, H, 457. 9assàn 'ibn 'an Nu'm&n, 295 a 298, 355, 356; H, 2, 163, 171. Hàtim, 185. g[attàbl ('Al), II, 604. Haw'azìn, tribù, II, 558. ^awlàn, tribù, II, 464. Hayah, vctr, Hablah, 269, 390. Hayàn detto 'al Mastanir, 312. ^ayr&n, schiavo, 826. » principe di Mwrcia, 439. Hasdày » » » » > » > INDICE ONOMASTICO. 751 Haztmah ('Al), iribù, U, 617. 9azrùn (Banù), n, 60. Hibat 'All&h 'ibn 'al Badr detto 'Ibn 'as Sayyàd, n, 691. » » 'Abù Sulaymàn, II, 486. 5ila*i ('Al), n, 479. Hil&l, tribù, 478; II, 159, 221, 224, 225, 467. 9ilig 'ArsUn 'ibn Mas^ùd. V. Ma8'ùd,i>rtn<^ » » 'at Tabarì, n, 569. » (Banù *Abì 'al), H, 166, 188, (221), 271, 577, 578. > ('Al) 'al Fnrriàni - 'Abù 'al Hasan, 481 a 488; n, 50, 51, 210, 280, 281,' 719. » {var. Hasan) 'ibn 'al 'Adarì (o 'Al 'Adarbi), n, 425. > » 'ibn 'al Hum&m, 427. » » > Bab&h, n, 16, 128. Hnw&rah, tribù, U, 119, 128, 154, 208, 204, 218, 897, 719. ^uwàrizm, popolo. Y. ^arizm. @nw&rizm! ('Al) »'Abù Bakr, II, 552. 'Ibn 'al 'Abbfir, lij; 525; n, 298. > 'abi 'al 'Abb&s, n, 695. » *Abd 'al Barr, ed erran. 'Ibn 'al Barr. V. Muh. 'ibn «Ali 'ibn 'al Hasan. 752 INDICE ONOMASTICO. 'Ibn *Abd 'al Hàkim, xl; 274, 358. > ^ karim, II, 40. . » » M&lik, n, 602. > Babbi h, H, 618. *AdàrÌ, liv; H, 1. 'al 'Agdàbì, 320. ^ 'Àglab. T. Ibrahim Mbn 'Abd 'Allah e 'Ibra- him 'ibn 'Ahmad. •AH, 282. 'al *Amìd, n, 247, 252. 'abi ^Arnir, jprmei^ di Vàlenea, 489. ^Amm&r. Y. 'Al Hasan, ecc. *Arafah, II, 696. ' B.slùs, 291. * BaSrùn, n, 438, 468, 470, 471, 484, 487, 488, 655,658, 662. » 'al Bassàl. V. 'Ibrahim 'ibn Mah. > Bassàin, Izxz; n, 492, 512, 515, 550, 553, 555, 557, 560. 561, 684. » 'al Baytàr, Ln^'; n, 689. > 'ad Dahhàs, U, 211. » » Dàyàh, 284. » Dihyah, n, 598, 707, 710, 713, 714. » 'ahi Dina r, liq ; n, 273, 720. > Dnrayd, n, 609. INDICE omomibuco. 753 'Ibn 'abì 'al Padl, 807. > 'al Fahhàm, n, 544, 605, 651, 663, 664, 699, 700, 701. • P.rhan,'n, 466. » ...fs. V. Ibn Nufays? » 'al Pardi, H, 609. > Passai, y. Mub. 'ibn 'Ibrahim. 'abì 'aì'Fawàris.'v. *Ali 'ibn Muh. Galandah, 345, 346. Gàniah. V. *Abd 'AlUh *Alì, e Yahy&. Gantìn, II, 83. \ 'al Gawàri. V. Muh. 'ibn 'ab! 'al Gawàrl. Gàzù {corr. Gazi), 312; II, 579. Gubayr, xm, 137, 173. Gnigni, n, 505, 507, 509. 'al Gùzi (Sibt 'ibn, ecc.), Uj, 524; H, 253, 254. » Habhab. V. il qàyd « 'Abù 'al Hasan, II, 412. 'al ^àmi, n, 25. H a m m & d, U ca/Si, 1, 508. Hammùd. V. 'Abù 'al Qàsim. 'abi Hamràn, II, 129. gàqàn, n, 702, 712, 713. 'al Harawi. V. «Ali 'ibn 'abì Bakr. » Hassàr. V. iglalaf 'ibn 'Ibrahim. Hawqal, 7, 8, 10, 12, 37, 182 a 184, 192, 193, 206, 208, 209, 237, 347. 'al Hawwàs. V. *A1Ì 'ibn Ni^mah. Hazm, II, 543. ^azrag. II, 426. 'abi ^inzir. V. 'Al Hasan 'ibn 'Ahmad. II. 48 754 INDICE ONOMASTICO. 'Ibn Hùd. V. Muh. » Hndayl, 314. » gnràs&n. V. 'Ahmad 'ibn *Abd 'al *Aziz e 'Abd 'Àl- Uh 'ibn 'Abd 'al 'Aziz. Sa l^Ibn^nràsàn dein, 77. Coni n, 236, 237. ]gurdàdbah, Ixxyj, 37; II, 667. 'abì 'al Husayn. V. 'Ahmad 'ibn, ecc. 'al H. Imi, II, 544. «Imràn, 285. 'al Ealàbi, coir, e v. 'Ibn 'al Maklàtt. Ealdin, II, 219. Eàmil, n, 234. Eatir, n, 245, 246. Eillis, II, 93. 'al E ufi, 289. » Labb&nah, II, 516. Lahi*ah. V. 'Abàr. Makkì, n, 220. 'al Maklàti, U, 142, 201. Sembra lo stesso che 'Abù 'al Futùh 'ibn Badir, H, 453. Maktùm, n, 603, 608. Mankùt, var. Mankùd, Matkùt, Mankùr. V. *Abd 'Allah e 'Al Basan 'ibn «Urnar. Masarrah (Mnh. 'ibn 'Ali, del E* secolo), n, 495. (del Xn* secolo), II, 570. Matrnh. V. 'AbÙ Yahyà. Maymùm, JJ, 80. 'al Mn'addib, n, 527, 528, 557, 558. Mu'allà, n, 609. 'al Mu'allim ('Ali 'ibn 'Ibrahim ... detto), II, 544. > » (Muh. 'ibn Mnh. detto), Ixxzij; II, 692. » Mudabbir. V. *Àbd 'Allah 'ibn Yahyà. Mudù, 287. 'abi Mahriz. n, 8. Mnnqid,'261. 'al Mnsallamo'Abù 'Abd 'All&h, II, 479, 480. » Mu'tazz, U, 817, 483, 484. » Mnzaffar 'ibn Hamd&n. V. 'Al Muzaffar. 'an Nagg&r, E, 604. INDICE ONOMASTICO. 755 ^Ibn 'an Nagì, II, 273. » Nnbàtah, II, 463, 546. » Nufays (?), II, 544. > Qàdim, 308. > Qal&qis, 185, 188, 191, 195, 199, 214, 216 a 218; II, 525, 526, 539, 655. » 'al Qàsim, 302, 309; H, 115. » » Qattà* (*Ali), 196, 199,' 200, 211, 214, 227; II, 99, 272, 447 a 465, 474, 517 a 519, 543, 544, 548, 562, 598, 601, 602, 605, 608, 610, 647 a 651, 653, 657, 658, 661, 662, 664, 712. » (Ga*far 'ibn *AlÌ), 541, 544. > Qattàn, II, 3. > Qunfùd, Ix; II, 244. Qurhub. V. 'Ahmad 'ibn Ziàdat 'Allah. Qutaybah. V. "*Abd 'Allah 'ibn Muslim..- 'al Qntiah, H, 518, 649. Bagal,' 194. 'ar Raqiq, Ivij; H, 60, 186. Basid, 309. Raéìq, 350; H, 46, 48, 299, 451,452,512,513,527,541, 542, 550 a 557, 566, 599, 617, 618, 650, 659, 661, 664, 665, 708. » Busd (Mnh. 'ibn 'Ahmad), avolo di Averroes, II, 697. » 'a s Saba y ah, 286. ' » Sabbàt, xlviij; 11, 345; H, 275. » Sab*in (*Abd 'al Haqq), Ixv; II, 414 segg. > Saddàd. V. Babà 'ad din e 'Abd 'al 'Aziz 'as Sinhàgì. » Sàdiq, n, 602. » 'as Saffàr. V. Yùnis, 'Abù Walid, e 'Abù *Abd ' 'ÀU&h. > Sahib 'as Salàh, zUv; 327. * Sa*'id (*Ali') 'ibn Musa, xxxij; 228, 231, 233, 249, 250, 252; H, 550. » Salbùn, 320. » Sàlim, 284, sbaglio deUa Cronaca. V. Sàlim 'ibn Basid. » Salmah, 184. » 'a 8 Samanti, 241. V 756 INDICE ONOMASTICO. 'Ibn 'as Saninìrah, II, 563. » S a r a f , n, 45, 514, 552, 553. > 'as Sarràg-'Abd Bakr, II, 647, 648. » 'as Sayraff, II, 521. > >' Sayyàd. T. Hibat 'Allah 'ibn 'al Badr. » Simsàiiiah, II, 148. > » SiqUl!. y. Mnh. 'ibn Mnh. 'ibn Mngft Sar raf 'ad din 'e Mnh. 'ibnMiih. Fahr 'ad d!n. » Suhbah, U, 650. > 'as SùsL y. 'Al Hasan 'ibn *Ali, e 'Utman 'ibn 'Abd 'ar Bahmàn. » 'at Tazl, n, 448, 546. > 'at Timnah. y. Mah. 'ibn 'Ibrahim. » 'at Tubi. y. *A1Ì 'ibn 'al Hasan. » Tnlùn, 892. » 'Uhayl, 276. » 'Umgàr, n, 216. . 'abi 'Usaybi^ah, Ixviij; H, 494, 505. » Waddàh, n, 495, 702. » Wadiràn, Mj; II, 298. » 'al Wardi, ixxvj, 264. » Ytìnis- 'Abù Sa'id?, 215. il SiciUafio, (Muh. 'ibn 'Abd 'Allah), H, 695, 697. » » y. 'Abd 'ar Bahim ^ Tag ad din ed 'Abd 'ar Bahmàn 'ibn 'Ahmad. » Z a f a r , Lndy , Lmv; II, 103, 477, 478, 522 seg., 568 a 571, 581, 583, 584, 596, 620, 621, 631, 634, 648, 650, 651, 653, 654, 656, 663, 665. > Zayd, Tradizionista, II, 709. » Zi ad, condottiero, II, 398. » » giurec,, 301. » 'azZubayr, antohgisia, II, 474, 478, 479. » » » CAbd 'Allah), 356. » 'ahi Znr* 'al Fasi, II, 82. > Znr*ah, 175. 'Ibrahim, 'Abràh&m, ed cdtre variane'. II, 510. 'ibn 'Abd 'Allah ... 'ibn 'al 'Aglab, 370, 371, 532; II, 7, 9, 176, 719.- INDICE ONOMASTICO. 757 'Ibrahim 'ibn 'Abd 'ar Bazzàq, II, 698. » 'al 'Aglab, 525; n, 208. > 'A hm ad, 118, 315, 391, 393, 894, 403,404, 528, 529; E, 19, 20, 21, 87, 124, 147 a 149, 151 a 153, 184, 186, 187, 278, 302, 303. » 'al Bardùn, 314. » 'Ismael, n, 700. » » Mah. 'ibn'alBasàl, omero Basa ài, n, 304, 306, 307. » » giureCt 800. » 'ibn 'at Timnah, 446; H, 143, 201. p 'abi Sa*Ìd,lxriTln,639, 651,660.Cf.Sa*Ìd. » > 'Umar. Sembra lo stesso che 'Abù 'al Haqq, n, 576. » Yùsuf 'ibn Tàéufin, H, 702. » eccitano eirita, Y. 'Abù 'Ish&q. 'Iddat 'ad dawlab, 524. 'IdriB 'al 'Idrisi, H, 466, 467. » ceppo degli EdrisiH, II, 665. 'Ifsin ('Al), n, 455. •Ikrimah, II, 708. 'Ilyast* (Eliseo), 406. *Im&d 'ad din ... 'al 'Isfah&nì, xlvij, Ixvij; 339, 535, 536, 541 a '543; H, 308. 317, 429 segg., 483, 488, 524, 526. > » » pmc^ ci» Singàr, 339. 'Imam 'al Haramayn, II, 586. Imperatore d'Occidente, 248, 502, 545, 549. d'Oriente, 539, 540; II, 280. *Imràn, preposto aUa quinta, 281. 'ibn 'abì Muhriz, U, 8. 'Imrft 'al Qays, H, 341*, 405, 483. Innocenzo I^^ 189. IV, II, 415. 'Iqàl 'ibn ^afàgah, 527. *l8à 'ibn *Abd 'al Mnn*im, n, 433, 442, 470. ^ 'Ahmad 'ad DùSàbi, II, 566. > > Ha san, 478. » 'al Màlik 'aPAdiLV. 'AlMàlik'alMn^azzam. 758 INDICE ONOMASTICO. frateUo dt Y ù s u f (&' Cahes, 468 ; II, 54, 208, 226, 2W. ashàq 'ibn 'Ahmad Hawsi, H, 618. 'al Bn stani, II, 129. 'ibn 'al Hasan, 37. > > » M&sili, otn;6ro 'al M&hili, 209. )» . Minhàl, 408; H, 189. 'Isma^ìl 'ibn *Ali, H, 602. 'al 'Asadl, H, 421. 'ibn 5alaf, II, 423, 601, 602, 648, 659. » » 'al Qà-ym, ovvero 'Al «Ubaydì. V. 'ÀI M a n s ù r. » 'a t T abari, 418, 419; H, 194, 195. > . 'Ubayd 'Allah 'ibn 'al Habhab, 361, 362. » » Zafar, II, 587. 'Istahrì ('Al), xxiij, 5, 10. *Iyàd" 'ibn Mùsà, »7 cad\, H, 521, 652, 696. *Izz 'ad din, Vatahak, H, 243. Ka'b, il Tradizionista, II, 709. » 'ibn Zahayr, il poeta, II, 444, 445. Kàhinah ('Al), 296; II, 387. Kalb, tribUL, 416; II, 89, 113, 130, 165, 168, 188, 193, 527. > ( B a n ù ) famiglia, Y. Banù 'abi 'al Hasayn. Kamàl 'ad din ... 'ibn Saga*, H, 576. Karimah, II, 423, 427. Kilig 'Arslàn 'ibn Mas'ùd, 171. Kinànah, tribà, 137; II, 116, 458. Eindah, trìbiÀ, II, 2, 574. Kindi ('Al). V. Zayd. Kumìah, trìbày 327; II, 46, 268. Eusaylah, 356. Kntàmah, «riW^, 285, 286, 407, 410, 417, 429; II, 26, 127, 189, 194, 197, 218, 682. Kutubi ('Al). V. Afuh. 'ibn Sàkir. Labidì ('Al), 310. Lahm, trìhà, H, 425, 465, 525, 697. Lab mi ('Al), giurec, II, 697. INDICE ONOMASTICO. 759 Lamtùnah, trtbà, II, 228. Lawàtah, tribù, U, 480. Layt ('Al), 214. Leone, vescaoOf 283. Loria^ Raggiero, 554; n, 214. Luca, PevangéHstaf 566. Lugis 'ibn Ragà. y. Raggiero re. Lùlù, signore di Arheìa, II, 241. L n q m & n , U Savio, II, 494. 'ibn Yùsuf, 318, 319. Ma'ad 'ibn 'al Mansùr, n, 88, 39, 237. Ma*àfir, tribù, U, 450. ' Mabad, H, 436. Magbar 'ibn Muh. 'ibn *Abd 'al *AzÌz, H, 479. Cf. il se- guente. > a » » Magbar, II, 478, 480. Magd 'ad din 'al Balansì, 348. Mahdì ('Al) ^Ubayd 'Allah, 244, 280, 283, 284, 312 a 314, 317, 325, 406 fi. 412, 530, 531; H, 23 a 28, 30, 88, 125 a 128, 188 a 191, 279, 382, 394, 572, 579, 682, 720. degU Ahnohadi, 489; U, 166, 207, 267, 268. caUfo di Spagna, 438. Mahltìf 'ibn *Alì, H, 585. ^^ » 'al Eamàd, (Eammàd?), II, 220. Mahmùd 'ibn 'al Bassàr, 537. '» > j^afàga'h, 383; II, 183. » > Matar, II, 421. » » Zanki. y. Norandino. Maione da Bari, 480; II, 229. Maiorca {H principe di), 168. Makkì 'ibn 'abi Tàlib, U, 698. Malaceno, 290. Màlik, Vangelo, II, 456. ('Al) 'al «Adii {MalekadeJ), H, 240. » - 'ibn 'A n a s, 198, 202, 226, 300 a 802, 364; H, 581, 628, 664. » > 7^ INDICE ONOMASTICO. Malik ('Al) 'al 'Agraf, Mùsà, 503 a 506, 520; II, 104; 105, 240 a 243, 246, 260, 263. > Eàmil, 503 a 506, 549; II, 103 a 105, 107, 240 a 243, 245, 247 a 254, 256 a 266, 511, 540, 713. > » » Mansùr, annaUsUi, livìij; II, 491. » Mas'ùd, 520. > > Mu^azzam, *Isà, 502, 503,505,506, n, '103, 104, 240, 241, 242, 243, 245, 246, 249, 250, 259 a 262. » Mngàhid, 521. 'ibn 'an Naggàr (Banù), II, 218. ('Al) > Nàsir, D&wùd, 503, 506; n, 105, 242 243, 246, 255. » 'as Sàlih, 'AyyOb, 519, 523; IL, 253, 255, 256, 268. M&liki ('Al), ziy, 294. M&lùt, 358. Marmar 'ibn 'Imràn, II, 62. » r^ Mutannf, n, 661. > Ba gii, 467, 468; n, 225, 226, 294. M&mùn ('Al) iZ eoMfo, 202, 238, 265, 308, 534; H, 116,283, 298, 299. ... 'al Batàyhl, II, 480, 588. Manàd (Banù), II, 53. Manfredi, re di SiciUa, n, 107, 109. Mansùr ('Al) 'ibn 'abi «Arnir {Almanzor), 438; n, 514,515, 542^, 566, 603, 604. » 'Abù Ga^far, caìifo abbasida, 533. » » 'ibn Hammàd, 459. » billàh, 'Isma'il, 325, 326, 358, 416a418, 421 a 423, 509 ; II, 89, 129, 180, 161, 167. 168, 193 a 196, 219, 280, 284, 706. » ('ibn 'an Nàsir) 'ibn Musa, n, 274. Marwazi ('Al), 313. Cf. Muh. 'ibn 'al ^^usayn. Masmùdab, tribù, 510 a 513;*n, 871. Mas^ùd 'al Bàgi, 401. » princ^ del Barùib, 171, 173. > ScJnawme, 283; n, 27. Mas'udi ('Al), xxy, xxiij, bannij; 1, 3, 37, 232, 233; II, 676. Matgarah, tribù, 362; U, 172. Matriib (Banù), 462, 465 a 467; U, 100, 158, 223, 224. '. ' 'ibn 'Umm B&dir, II, 148. Matteo, evangélùta, 566. Mawflili ('Al), 532. Mayd&ni ('Al), n, 564. MaymÙD 'ibn 'Amr, 317. » » ^AìùàtTì, 477. » » Muh. 'ibn Maymùn, n, 74. 'AbùMuh., n, 412. 'ibn MÙ8&, 285, 286. » \ *Umar»Abù 'U mar, II, 549. » Zi ad, 459, 460; H, 155. Mayraùnah, figUa di 'al Basan ... 'al Hndli, U, 446. moglie di 'Ibn 'at Timnah, fi, 142, 201, 456. Maysarah 'al Matgarì, 362;~n, 172, 705. Màzari ('Al) Muh.' 'ibn *A1Ì 'at Tarn imi, 216, 226; n,'37, 267, 513, 521, 522, 585, 586. (Cf. nota) 653, 666, 692, 696, 697. » » y. Muh 'ibn 'al Musallam. Messia (II), G.C., 565 a '567. Michele, padre di Giorgio d* Antiochia^ II, 38. 762 INDICE ONOMASTICO. Michele, gavemcUore di Palermo, 365; II, 173. Midràr (BanÙ), 406. Mosè, 529; n, 318. Mn^àwiah 'ibn Hadayg, 268, 345, 348; U, 1, 2, 112, 164, 273, 274. » 'ab! Sufi&n, 214, 268,269,331, 338, 348; n, 1, 2, 112, 164, 218, 274. » » Znfr (corr. Zufar), 363. Mu*azzam ('Al). V. 'Al Màlik, ecc. Mnbas'ir 'ibn Salaymàn, II, 368. Mudàfi< 'ibn Baiìd, II, 209. Mufarrago'Abù » > «'Abù 'Abd '«All&b, n, 425. > «'Abù Bakr, tliS^tcOMMO, n 474,^ 547. » 'al Gabalf. V. 'Ibn Ma- sarrah. » 'at Tanitmi«'AbùFihr,n, 4, 7. Cf. Muh. 'ibn *Abd 'AU&h 'ibn 'al 'Aglab. ^ » » » » 'al Qunì, n, 575. > 9 » » Màlik, 'as Santar&nt, n, 575. INDICE ONOMASTICO. 763 > > > » > Muhammad 'ibn 'Àbd 'as Salàm^'Àbù 'Abd 'Allah, II, 428. » » » «'Abù Ga*far, II, 694. *Abdùn, di Palermo, 417, 419; II, 194. » 'as Susi, U, 46 a 49. 'al 'Aglab 'ibn 'Ibrahiiu, 377, 527; U, 9, 120, 180, 276, 300. 'Ahmado'Abù Bakr, 316. ' » -'Aba *Iqàl, 391. > 'ibn Mah. detto 'Abù 'al Gara- niq, 387, 389, 391, 526; II, 14, 15, 86, 87, 147, 178, 184, 227, 302. » 'ibn Ruhaym, II, 702. > Zià'dat 'Allah 'ibn Qur- hub, II, 23, 24. *A1Ì 'ibn *Abd 'al Gabbar, H, 461. » ... 'ibn *Abd 'al Barr, II, 518, 519, 547, 598, 699, 707? 'al Harawi, II, 598. 'ibn Ragà', II, 471. » 'as Sabbàg, II, 451, 452. o 'AbùVt Tàhir, H, 422. ... 'az Zùzani, Izyì^', II, 493. 'Asad 'ibn 'Ali, H, 601. 'al 'Aé'at, emir d'Affrica, 301, 533. » » emir di Sicilia, U, 129. » 'Attàr, II, 466. 'Aws, U, 3. Badr, «7 cadì, II, 578, 595. 'abi Bakr, il Siciliano, II, 576. Lo stesso che Mah. 'ibn 'Abd 'All&h 'Abù Bakr. 'al Barr, n, 101, Forse,., 'ibn *Abd 'al Barr. Basir, II,. 54, 67. 'al Fadl, 398, 399; II, 17, 19. Parag' 268. 'abì 'ai Farag ... 'Ad Daki, li, 599, 600. » » > » 3 » » » » » > > > 764 INDICE ONOMASTICO. Mnhammad 'ibn ^athùn, II, 602. » 'abi "al Futùh, H, 237. » Ganà, 419. » Gàniah, II, 238. » 'abi 'al Gaw&rì, 367, 368; H, 6, 117. 118, 174, 175. . » ^af&gah, 382, 385 a 389; H, 13 a 15, 86, 87, 123, 183, 184, 277, 301. » 9amdÌB, n, 483. > parente di 'Ihn Hamdis, II, 405. 'ibn Hamù, II,'l29. » Hàni, 508. 'al ^arii, Ixmij; n, 695. 4bn 'al Hasan ... 'al Eirkinti, II, 578. » ' » 'ibn *À1Ì 'ibn 'abt 'al Hn- sayn e: 'Abd 'Abd 'All&h. II, 577. * » » » ^giwrec, deir *Iràq, 302. » » » 'ibn 'al Qarani, II, 457. » Hayùn (?), II, 666. » Hùd, n, 413. » 'al Hudayl, II, 496. * :gur&8&n = 'Abù *Abd 'Allah. II, 578, 579, 595, 596. , » 'al 9usayn. 'al 'Agurrì, II, 627. » » » » Qarqùdì, 99; II, 457. » » » » Marwazì, II, 22. » 'abi 'al Husayn, II, 123. * 'Ibrahimcs'Abù 'al 'Abbàs, 304. 'ibn 'al Fasfàl, U, 304, 306. » Muh., il, 276. Cf. n, 277, nota 1. » » » Musa... 'as Sufi, 11,575. 'ibn 'at TìmnaV, 446 a 448; II, 98," 142, 143, 200 a 202, 271, 287, 318, 453, 456. » » 'al Watwat, II, 613. » 'abi 'Idrìs, H, Ìl2. * » *l8à 'ibn ( M a k k il II, 587. » » Mariisùr 'as Sam'àni, II, 600. » » Mayìntìm, n, 205, 206. > » Maysar^n, 480. » " » Muh. 'ibn *Abd 'All&h 'ibn 'Idrls. V. Edrisi. » » » 'ibn 'al Husajn, n, 585. 9 * » ... 'ibn MngitaSaraf'ad din, d^^ 'Ibn 'as Siq'illi..., n, 580 (m. 692). > > » detto 'ibn 'as Siqilli » Fahr 'ad din, n, 579, 652 (m. 727). * detto 'Ibn 'at Tayri, II, 487. V. Edrìsi. » » 'al Mnsallam o 'al Muslim. V. ^al Ma- zari, II, 585, 605. Cf. 586, nota 5. » Qàsim 'ibn Zayd, detto 'Al Qàdi 'ar Raéid, II, 465, 476. 'abi 'al Qàsim 'ibn *A1Ì 'ibn 'al » Qntaybah, II, 699. . Raéid, 467, 468, 471, 482 ; H, 54, 76, 208, 225 a 227, 230. » S&biq, n, 423, 427. > » Sadns, n, 547. 'aS Sagg&r, U, 508. » 'ibn Sahl 'ar Bnzayq, II, 454. » » Sa^id, medico spagnuólo, II, 509. - 'abi SaMd .... V. 'Ibn Saraf. > S&kir. y. 'As Salàh 'al Eutnbi. » S&lim, 369.' > > Salmùn, 310, 311. > * Sammùmin, n, 213. » > 'as Sarqùsi, 405; II, 124. > » 'as Sindi, n, 8. 766 INDICE ONOMASTICO. Muhammad 'ibn 'as Siqilli -» 'Abù *Abd 'Allah, H, 267. Sembra lo stesso che ^Al Màzar!. Y. > Tumùrt. y. 'Al Mahdi, degU Ahnohadi. * Yùnis, II, 600. » » Ziàd, n, 39. Mnhibb 'ibn 'Abd 'al H&kim, II, 409. 'ad din 'ibn 'an Naggàr, 196. Muhìy 'ad din 'ibn *Abd 'Allah, liij. Muhriz 'ibn Zìàd, 473, 474, 478; II, 77, 78, 207, 294, 295. Muiiyàr 'al Bagdàdì, II, 617. Muditi ('Al). V. 'Abd 'AU&h. MuMzz ('Al) 'ibn Bàdìs, 440, 444, 445, 448; n, 44, 45, 97, 98, 141, 144, 200, 224, 287, 449, 551, 552. » lidin 'Illàh, 326, 421, 423 a 426, 428, 429 a 431, 508; H, 89, 90, 91, 94 a 96, 130, 134, 136, 169, 196, 197, 271, 280 a 282, 284 a 286, 577, 589, 590. Mukram 'ibn 'ahi 'as Saqr, II, 580, 587. Mundir (HI*), re di Hirah, H, 636. Mundirì ('Al), il, 595, 598. Mùnis, n, 682. Muntasir ('Al), ccUtfo ahbcisidaj II, 302. Muqaddasì ('Al), Ixivij, 8, 12, 13; II, 668. Muqtadir ('Al), califo abbasida, 408, 409; II, 23, 126, 127. 189, 190, 317, 682, 719, 720. » » principe di Saragozza^ 439 ; II, 368. Mnràd, famiglia, II, 609. M u r t a d a ('Al), caUfo di Spagna, 438 ; II, 702. Musa 'ibn 'Abd 'Allah <= 'AbÙ 'as Sanam, H, 426. * 'Ahmad 'ad Daif « 'Abù Sa *td, 282, 410, 411; n, 26, 127, 'l90, 191. » 'Asbàg, II, 609. » > Mu^àwiah 'as Sumàwihi, 300. . Nnsayr, 193,* 273 a 276, 348, 349, 357; II, 2, a. 274, 704. » ^ Qàsim, 37. Mus^ab 'ibn Muh. « 'Abù 'al *Arab, II, 484, 485, 492, 520, 560, 561, 654, 707. Mnslira, t7 Tradizionista, II, 521, 586, 653, 692. INDICE ONOMASTICO. 767 Mnirìf 'ibn Bàsid, U, 454. MnstaMn ('Al), caHfo abhasida, 270; II, 302. » 'ibn Hùd, II, 707. Mnstanir ('Al) 'ibn 'al Hàrit 'al Hurayti {wm 'ibn 'al Habhab 'al Hawsi, come per «rrore i7 Ma qr! zi), * n, 274, 578,'574, 717. Mnstansir ('Al), caUfo abbasida, 270. > billàh, califo fatimùa, 524; II, 225. » califo di Spagna ('Al Hàkim IP), 11,509. Mutabbiq ('Al) 'as Siqilli, H, 710. MuHadad ('Al). V. *Abbàd. càUfo abbasida, U, 149, 186. > » ... caMfo almohade, V. 'as Sa'id. Mn'tamid ('Al) » » .... 'ibn Sumàdih, II, 464. Mntawakkil ('Al) 'ala 'AlUh, califo abbasida, 268, 269, 270, 390; n, 178, 301, 506. MntazaUti, n, 495. MnHazzi ('Al), H, 618. Mnwaffaq-'Abù 'Aziz, II, 156. 'ibn 'al galàl, H, 690. Uberto, U, 205. Mnzaffar 'ibn 'Ahmad 'ibn Hamdàn, II, 578, 595. » Eawkb'ari, II, 241. 'ibn 'al Mansùr, II, 240. Nab&tì ('An) « 'Abù *Abd 'AU&h, H, 689. Nafùsah, tnbà, U, 203, 204, 283. Kafzah, tribi^, U, 218, 693. Nakkariti, setta, U, 55, 214, 216 a 218. Kàsir 'ad dawlah .... 'ibn Hamdàn, 524. > ('An), califo di Spagna, 507, 508. » 'ibn 'al M a n s ù r 'ibn 'al Maz affar. II, 240. 768 IXDICE ONOMASTICO. Nasr 'ibn *Abd al *AzÌz, H, 700. »' ^ 'Ibrahim, II, 494. NasrÙD 'ibn Futùh ... 'al Qarazt, II, 548. Naw&wi ('An), Ixìx; Ù, 510. Nioeforo Foca, 400; H, 18, 130, 131, 134. Nicola, Vambasdatore, IT, 281. » il monaco, II, 508, 509. Ni zar, 100; n, 270, 282. Norandino, 172, 492, 585, 539, 541; n, 239, 467, 593, 635. Nnb&tah 4bn 'al 'Asbàg, n, 520. Nngabah 4bn Tahyà, 437. Nu^màn ('An) 'ibn Muh., H, 577. Nùr 'ad din 'AH ... detto 'Al Wiràb, II, 577. > > > Mahmùd ^ibn Zankl. Y. Norandino. Ntìrì ('An)-'Abù 'al Husayn, H, 575, 576. Nuwayri ('An), Ivj, 7o) II, 110, 249, 250, 719. Omar il grande. V. *TJmar 'ibn 'al ]g[att&b. Omeiadi di Spagna, 295, 513, 514; n, 62.' Orosio, 38; II, 507. Ottone n«, itnp., 433, 447; H, 168, 198. Pancrazio (San), 205. Papa (H) di Roma, 32, 559; II, 108, 109. Patrizio (D) di Sicilia, H, 179. PauUciani (?), H, 131. Pietro m» di Aragona, 546, 547, 554. Pietro (Don), figliuolo del prec, 542, 568. Pisani. V. Pisa. Pitagora, II, 498. Platone, II, 493. Porfirio, 2, 4. Pracratidi, dinastiaf II, 563. Principe di Cartagine, 295. » » Cesarea, 332, 333, 337. » » Salerno (Carlo IP d'Angiò), 546, 547. » » Siria. V. re di Gerusalemme. > » Tiro, 545. INDICS 0K0MA8TIC0. 769 Qàd! ('Al) 'al Fàdil. Y. > QaìiP. V. 'Abd 'al 9 » 'ar Baiid. Y. 'Ahmad 'ibn Q68im, e Mub. • 'ibn Qàsim. ' Qaht&n, achiatta, U, 452. Qaiaé&ni ('Al), 283. Qalàwn, 545, 549, 550, 552, 555 a 568. Q&li ('Al), n, 515, 543, 603. Qarab Zàdih, ^alll, U, 657. Qaran, tribù, II, 457. Qarùn (Core), 192, 214. Qàsim ('Al) 'ibn 'al Basan, 432. » » » Nizàr, II, 452. » » » Tàbit, n, 421. Qasri ('Al) 'Ahmad 'ibn Mnh., 319. Qatàdah, Tradigionista, II, 709*. Qatifì ('Al) - 'AbÙ 'al Hasan, U, 568 a 571. Qatt&n ('Al). Y. 'Abù Sulaym&n. Q&jìn ('Al) biamr 'Illàh, 244, 284, 409, 412, 413, 414, 415, 530, 531; II, 29, 30, 42, 43, 88, 110, 128, 129, 165, 167, 190, 192, 193, 718. Qays, tribù, 118, 134; II, 162, 604, 654, 698, 713. Qazwini ('Al) miij; 235, 237, 346, 347. Qim&ri ('Al), 265. Qad4* » > 'ibn''al Qastalànì, n, 584. Babàb 'ibn Ya*qùb, 377, 380; E, 13, 121, 123, 180. Babi*ah, varie tribù, 269, 309, 390; H, 425, 514, 542, 566,603, Badi ('Ar), II, 618. II. 49 770 INDICE ONOMASTICO. Badwàn, Vangelo, IL, 456. B&fV 'ibn Makan, 454, 455; n, 52, 54, 67, 154, 155, 204, 205, 208, 289, 879. Bagà' (Banù), n, 471. » 'ibn Óanà, 419. » ('Ibn) = 'Àbù 'al Fadl, U caé^, H, 471. Baia, n, 580. Bakamuirayh, 401, 402. Bandà§, 284. BaSìd ('Àr), càUfo àhnohade, II, 416, 684. » 'ibn E&mil, 466; n, 208,224, 225. . ... 'ibn ^Abbàd. V. 'Ubayd 'Allah. Bawàhah (Banù), 241. Bàyq - 'Abù 'al Hasan, II, 428. Be d* Aragona, 546, 548 a 555, 557 a 566. V. Be di Baicéllooa. > di Barcellona, 540. 9 di Cipro, 545. * di Francia (San Luigi), 545; II, 108, 109, 258. » di Grentsalemme, 540. > di Sicilia, supposto nel VII e nel IX secolo, 383, 338; H, 147. Bìàh, tribù, 478; H, 159, 204, 397, 719. Boberi» Guiscardo, U, 489, 671. Bomani antichi, 69. Bomano, tmp. di CostaniinopoU, li, 507, 508. Bnggiero, conte di Sicilia, 56, 79, 84, 187, 447, 449; H, 98, 99, 143 a 146, 202, 208, 221, 222, 287. re di Sicilia, 88, 36 a 38, 46, 58, 61, 67, 115, 131 a 133, 241, 254, 449, 450, 451, 454 a 456, 460 a 463, 465, 467 a 470, 472, 475, 476, 478 a 481, 511 ; n, 34 a 38, 44, 49, 50, 52 a 54, 60, 66 a 68, 74a 76, 99, 101, 102, 146, 154, 155, 157, 166, 168, 203. 205 a 210, 222, 223, 225, 226, 228 a 230, 289 a 294, 296, 379, 433 a 435, 438, 439, 444, 469, 472, 487, 490, 500, 539, 540, 564, 565, 592, 665. » figUuoh del preced,, II, 471. Bum 'Afàriqah, jsopofo, 47. Bumaykiah, II, 359. Bum ani un, popolo, II, 33. Bùmi ('Ar), il poeta, U, 49. IKDICE 0K0MA8TIC0. 771 Bnan, II, 131. Bust&m (Banù), 406. Buwayfi' 'ibn Tàbit, U, 218. Bnzayq 'ibn 'Abd 'AlUh, n, 462. (Banù), 494; n, 285. y. Mah. 'ibn Sahl. Saba, n, 494. 8abii, 178, 561. Sàbir, 288, 326; H, 28, 29, 128. Sa«d, tribù, U, 517, 562, 592, 647, 648, 658, 661, 662, 690. Sadgiàn, tribù, lì, 166, 218. Sa'dùn 'al Óalùwì, n, 151. Sadwikis, tribù, U, 166, 218. Safadì ('As), Izz; II, 568, 604, 606. Safarawi ('As), U, 701. Safi 'ad din ... - 'Abù 'ar Bidà, U, 685 a 687. * » » » 'ibn Sakr, U, 261. é a f i * i {Sehafei. Chafii, ecc), U, 162, 570, 579, 607, 662. Sahnùn Mbn Q&dim, 309, 810, 817; n, 22, 115, 549. Sahr, tribù, II, 398. Sàhr (coir. S&hir) 'ibn Sahl (?), n, 639. Sft'id 'ibn 'al Basan- 'AbÙ 'al 'Ala', H, 428, 514, 515, 542, '566, 603. > > Mah. 'ibn Óarir, 820. » ('As) 'al kn'tadid, caiifo àìmohade, U, 684, 685. ^ 'ibn 'Utrnàn, 317. SaMd 'ibn 'al Batriq, Izxz; 325; n, 682. » > Fathùn, II, 602. » » 'al 9addàd, 814, 816. * - 'Abù 'al Basan, n, 661. » 'ibn Yùsuf, II, 428. » capitano dei Zanàtah, II, 31. é&kir « 'Abù > 9 'al 'Urmawi, II, 263. S and al, feunueo^ n, 156. Sanùbiri ('As), II, 554. Sarif ('As), agente de' FatimiU, 407. » 'al 'Idrisì. V. Ediisi. Sarih 'ibn Mnh. ... 'ibn Hazm, 437. Sarràg ('Ab). V. Yaby& 'ibn 'Abmad. Sayelli Giacomo, 548. Sa>vàdah 'ibn Mah. 'ibn Qafàgah, 899; n, 17, 18. éàwir (Banfi), 494; U, 235. > 'ibn Mngir 'as Sa'dt, II, 592. Sayf 'al 'islam, fratello di Saladino, 548. Sayn, sbagUo deUa Cron, di Cambridge, coir. Sàbir e Y> Sciita (Lo), y. 'Al Hnsayn 'ibn 'Ahmad/ Sciiti (Si'i), setta, 406, 493; n, 235. Selgiaqidi di Bum, Ixxr; 171. Serlone, 110. Sìbùwayh, H, 609, 647, 648. SiMti, setta, 362; n, 17^. Sihàb 'ad din 'al Hazimi, H, 598. Silafi ('As). y. 'Ahmad 'ibn Mah. Simsàm 'ad dawlah, 445; n, 94, 98, 141, 142, 200, 2dU 286, 287. Sindil, Uberto, H, 205. S i n h & g a b , tribù, 132, 430, 484, 486, 487, 508; n, 88, 39, 45, 60, 65, 207, 216, 219, 221, 225, 227, 232, 286, 269, S38. Sinhàg.i ('As). y. 'Abd 'al 'ibn Mnh. 'ibn Sirkùh, II, 242. Socrate, il filosofo, lì, 493, 681. Socrate? ìegaio hizantmo, 292. SpedaUeri, % Comlten, 340, 542, 559. Ste£uio, figlino! di Basile, U, 506, 507. Sn<&d, n, 444, 445. S ù d a b. y. Costantino, patrigio di SicQìa. Safi&n 'ibn Sawàdab, 527. Sufi ti, aeUa, 530; II, 449, 575. Sng&< 'ad din 'al ^nw&rizmi, 260. Snlaym, tribù, 300, 533; H, 573, 717. Snlaym&n 'ibn BaSid, 363. > Sàlim, 807» 80& > » Tabyà, II, 424. Sùr&n 0 Sùd&n, 270. Snyùti ('As), lixj; 250; U, 476, 596, 655. Tabari ('At), ti crwMta, 354; U, 1, 2. » (Banù), 416, 418; n, 194. Tàbit 'ibn Haytam, II, 574. » » Mnh. 'al Gnrgàni, 437, 438. » giurec, ncQ,, II, 424. > 'ibn 'al Q&Bim, U, 421. Tàg 'ad dawlah. V. Ga'far 'ibn Yùsnf. » din ( » 'Abù 'Abd 'Allah 'ibn 'as Singàri, II, 656. » » > detto 'Ibn Tùnis. V. 'Abd 'ar Bahim. Tàhir ('At) 'al Harìrì, H, 475. » 'ibn Huh.*'ar Baqb&nì, n, 54S. Talày' 'ibn Bneayq, 'as S61ih, II, 591. Tamftl, n, 682. Tarn in, tribù, U, 4, 7, 17, 60, 585, 692, 696, 707. 774 IHDICB ONOMÀSTICO. Tamfm 4bn 'al Haean 'ibn 'AH, 474. > » » MuMzz 'ibn Bàdis, 440,441,448,451, 515; II, 32, 38, 45, 63, 65, 144, 153, 20e, 283, 289, 404. Tancredi di Hanteville, 56. » figlio di re Buggiero, II, 471. Tanùh, tribù, II, 115. Tàriqi il StciUano, 524. Tartari, 569; U, 241. T&ùli ('At), 280. Tauro. V. Tùrah. Tayid 'ad dawlah. V. 'Ahmad 'ibn Tùsnf. Templari, 172, 559. Teodoto, 278; H, 118, 119. Teofane Cerameo, 205. Tìg&nl ('At), Uv; 214; II, 41. Tiqat 'ad dawlaL^V. Tùsnf 'ibn 'Abd 'AlUh. Tirmidi ('At), H, 559, Tida, n, 502. Tolomeo, 38, 40, 45, 194, 203, 218. Tommaso, eante di Acerra, 519. Tugayb, tribù, II, 602. Tnlùn (Banù), II, 150. Tùrah (^At), var. Tur, supposto re di Taormina, 204. Tnr&n Sàb, frateUo di Saladino, II, 234. Toroopoli, 496. Tnroomanni, 556. «Ubayd 'All&b, eaUfo foOmita, Y. 'Al Mahdi. » 'ibn 'al Habh&b, 360 a 362;II,3,17K 274, 275,' 704,* 705, 717. figliuolo éU 'Al Mn'tamid 'ibn 'Abbai 255; n, 358. > > (Banft). y. FatìmitL 'Ubaydab 'ibn 'Abd 'ar Bahm&n... 'ibn 'al 'Agarr ('A*war?), II, 274, 572 a 574, 717. •Udri ('Al), 'Ahmad 'ibn 'Umar, 37, 239, 346, 347. 'Umar 'ibn 'ab! 'al «Abb&s... 'al 'Ab d ari, II, 693. > 'Abd 'AlUb « 'Abù 9af8, n, 464. lirDJCS ONOMASTICO. 775 'ibn ^Umar 'as Sarqùsi. Coir, e y. ^ IT t m à n, con la stessa geneaXogia. 'ad D.k.rmi (Dakùmi?), H, 413. 'ibn Pulfnl, H, 468. > Qalaf 'ibn Makki, n, 202, 463, 510, 545, 608, 655. 'al Hasan ... 'al H a w a z i n i (?), II, 558, 559. Ha san, ti grammatico, II, 444, 461, 545. > 'ibn 'al Qùni, H, 461. > » 'as Sat.b.r.q, II, 462. 'al l^attàb {Omar il grande), 521; II, 105. » HnVayn 'al Fnrriàni, 481 a 483; II, * 50, 51, 209, 210, 230, 269. Bahiq, U, 489. 'as'siqilll, n, 474. «Ubayd 'All&h 'ibn 'al Habhàb, U, 171, 172. > » Ya'iS 'as Susi, n, 608, 609. 'Umarah 'ibn 'abi 'al Hasan, 493 a 495; II, 234, 235. 'Umarl ('Al), Sih&b 'ad din, zxxv, Izz; 253, 260, 262; n, 550, 553. ^ » antere dell' 'Istibs&r, Izxìx. 'Umayab 'ibn 'Abd 'al » » » 9 776 INDICI 01IOMA8TIOO. *Utm&n 'ibn Qurhttb, II, 7. » Sa 'al 'Azi z ... principe di Bug^, 459, 460, 4^, 474, 477; H, 75, 206, 211, 223, «90, 291, 468. » Gàniah, H, 40, 210. > 'al Hasan 4bn 'at TifàSi, n, 466. » 'Umar, 311, 312, 318, 320. TaMi, 429; n, 91, 135, 197, 285, 577. Yanis, 435; H, 57, 58. Ya*qtìb Ibn *Alì 'ar Rnnaydl, H, 548. (Banù), 527 » giwreCj II, 663. » 'ibn 'Ish&q, ca^imo fatmUa, 412; II, 29, 128, 161. 167, 191, 706. » > » 'al Eindi, 4. > 'al Mndà, 527. » » Yùsnf, &jiUfo ahnohade, Ixm; II, 84. Y&qùt, il geografo, 7, 8, 11, 14, 15, 181, 182, 191, 192, 194 a 196, 200, 205, 208, 210, 218, 220; II, 602, 606, 607. Yazid 'ibn «Abd 'al M&lik, n, 112. > > Masrùq, 275. » » Mnb. 'al Ónmaht, 300. > > Muslim, n, 574. Yùnis 'ibn 'Abd 'Allah 'ibn Un gì t, detto 'Ibn 'as Saffàr, n, 421. Yùsnf 4bn 'Abd 'Allah, Tiqat 'ad dawlah, 442 a 444; n, 31, 47, 48, 93, 94, 96, 97, 136, 137, 139, 140, 199, 200, 282, 286, 459, 527 B6gg., 538. > » » 'alMùmin, caUfo almcihade, 499, 513, 514; II, 160, 166. » MnUì, II, 694. Ahmad 'ad Dabbàg, II, 548, 610, lo stesso che Yùsnf 'ibn 'ad Dabb&g. :> 'al Yagmùri, II, 584. Bùlaggin 'ibn Ziri, 430, 431. usurpatore di Cabes, 466, 467, 469; II, 54, 208, 225, 226, 294. 'ibn 'ad Dabbàg. Y. Yùsnf 'ibn 'Ahmad. 'Abù 'al Padl, detto 'Ibn 'an Nahwì', H, 474. 'ibn 'ahi 9abib, H, 579, 596. > 'Ibrahtm, 184. 778 INDICI ONOMASTICO. Tùsaf 'ibnSayh 'a& Snyùh« Fahr 'ad din, II, 104, 246, 247, 249, 251, 252, 260, 262 a 264. > T a Su fi n, U, 290, 363, 865. > » Ta'ifùb, cailìfo àlmohade, II, 679. > » * prmeipe merinita, n, 215. > ^ » 'ibn ^arzàd. II, 598. > » Ziri, n, 60, 61. Za'ayf, tribù. II, 159. Zàhir CAz) Gazi, n, 241. Zakarià 'al Lahyàni « 'Abù Yahyà, H, 213 a 216. 'ibn Qàdim, H, 59. Zan&tah, tribù, II, 31, 60. Zang, popóH, II, 355, 391. Zarkaii ('Az), lig ; U, 267. Zaw&gah, tribà, II, 678. Zaw&wah, tribù. II, 678. » 'ibn Ni*m 'al Hilf, H, 204. Z&wi, 11,438. Zayd (Banù), var, 'abi Zayd, II, 398. » 'ibn 'al Hasan 'al Eindi, II, 523, 524, 588. Zaydàn, II, 31. ' Ziàdat 'All&b (HI») 'ibn 'Abd 'Allah, 395, 403, 405a407; n, 22, 124, 151 a 153, 187, 188, 279. (P) 'ibn 'Ibrahim 'ibn 'al 'Aglab, 202, 302 a 307, 810, 364, 365, 869, 370, 372, 373, 389, 525, 528, 5a3, 534; n, 5, 8, 114, 115, 146, 147, 163. 164, 173, 176, 177, 275, 283, 298, 299. (n«) 'ibn Muh. Ibn 'al 'Aglab, 388;n,302. Zi&n « 'Abù 'al Fatb, U, 59. Ziri 'ibn Manàd, 472; II, 204. Ziriti, 193, 430; II, 31, 101, 209, 221, 236. Zngbab, tribù, 478. Znhayr 'ibn Gawt {ùcvero *Awf, o *Awm), 367, 368; U, 118, 175. » » Qays, 294, 295, 355, 356.^ Znhr 'ibn Bargùt. Y. Znhayr 'ibn Gawt. Znhrì CAz), m^';'231, 233, 265, 329. Zùzani. V. Muh 'ibn *A1Ì. INDICE BIBLIOGRAFICO 'Abniat 'al 'asma', II, 518, 543, 607, 647. «Ag&yb 'al mahlftq&t, xxxìij; 37, 234. 'Ahàdit 'al 'iìnàmah, 273, 348, 349. 'Ahbftr 'al 'atibbà, 184. Misr,'n, 480. > 'al mnlùk, Ixviij; U, 491. » mnlùk 'al hadrat 'al MarrakiSfah, Ixxx; n, 684. 'Ah san 'al taq&sim, Ixxiig; II, 668. 'A*lftm 'an nabQwah, II, 648. 'Am&li 'al Qàli, II, 515, 542, 603. 'Anbà' nngabà' 'al 'abn&', hmij; II, 103,478, 523, 597, 624, 629, 631, 649, 665. 'Anbarùrfah ('Al) ff 'al mantaq, 11,105. 'AnÌ8 ('Al) 'al mutarrib, lv;*n, 82, 'A n m n d à g ('A 1), H, 512, 527, 556, 650. 'Argnzah ft 'al far&yd, n, 597, 630. 'Asadiah ('Al) ff 'al fiqh, 213, 302, 364, 534. 'As&lib 'al gàyah, II, 581, 597, 623. 'At&r 'al bil&d, xxxiij; 237. 'Atibbà 'al 'amr&d, Izzy; II, 643. 'Atwàl ('Al) 249. 'Awbàm 'al gaww&s. II, 582, 597, 630. 'Ayk ('Al) wa 'al gusÙD, H, 345, 346. 780 INDICE BIBLIOGRÀFICO. Bad&y' 'al bad&yah, n, 613, 614. Balàgah ('Al), IL, 603,608. Barnftmaé '&1 kntab, II, 666. Bay&n ('Al) 'al mngrib, tir; n, 1, 719. Bngiat 'al mnqtabis, 437. » » wa^àh, Izxj; II, 595, 655. Barhàn ('Al), n, 586. Bnrhftniah ('Al), n, 588. Cronica di Cambridge, xlj; 27T. Dahirah ('Ad) di 'Ibn Bassàm, n, 451,492,512. Dalil 'al q&sidtn, 196. Dtw&n di 'AÌ Ballanùbì, kz^ ; U, 617. » 'Ibn HamdÌB, Izi^; n, 808, 654. » > Mus^a'b, n, 654. » silat 'as simt, slri^; 845. Durar 'al gurar, II, 478, 624. Dnrrat 'al gawwàs. II, 523, 597, 630, 653. CAd) 'al hatirah, H, 447, 464, 474, 518, «07, 650, 653^! Sntychii Annales. Y. Nazm al gawàhir. Faràyd ('Al) 'al ga'diah, n, 660. Pàrisiyah ('Al), li; n, 244. Path ('Al) 'al Qnssì, xlvy; 339. » ' » fi 'ttt tadàwà, n, 652, 660. Faw&t 'al wafayàt, lxxxi; II, 690. Faw&yd 'as Siqilli, U, 660. » 'al wahà, n, 581, 628. Fusùs ('Al). V. kitàb, ecc. FatÙh 'al bnldàn, xxzvij; 268. » ' Misi, il; 271. » 'aTéàm wa Misr, xlv; 329. Oadwat 'al muqtabis, Izvj; II, 420. Óftmi< 'as sahih, n, 652. » 'at taw&rih, Iz; II, 245. Óarib 'al hadit, H, 421. Gariy ('Al'). V. Mn^atibat, ecc. IUDICS BIBUMRIVICO. 781 Gaw&hir 'al 'alfà^ Ixxyj; n, 645. Óawd ('Al) 'al w&sib, U, 588. Geographia Nnbiensis, zxyjj. Gigrafiah ('ÀI), xxxrj; 265. » ononùtta, xxv; 28. > di 'Al Màmùn, 265. Gnrar nngabà 'al 'abn&', II, 583. Hadiqah ('Al), II, 483. Hafz 'as sabbah, Irxv; II, 661. Qarìdat 'al'agàyb, xxxvi; 264. > * qasr, Ixvìj; 227; II, 308, 817, 429 segg., 524, 526. Haw&fii 'as Sihhàh, II, 607. éayr 'al bifiar*, Ixriv; H, 523, 582, 597, 629, 634, 653. Hnggah ('Al) di 'Al Fàrisì, II, 601. Halàl ('Al) 'al mawàfab, bmg; H, 687. Hnllat ('Al) 'as siarà', lij; 525. 9asn 'al mnh&darab, II, 465, 476. 9nwad ('Al)''al waqiab. II, 582, 630. 'Ibniat 'al 'asma, corr, e V."Abnìat. 'fdab 'al mabsùl, H, 521. *Iddab ('Al), n, 659. 'Ibtis&r 'iqtib&s 'al 'anw&r, 348. 'Ikm&l ('Al) fi Sarh Haslim, n, 521, 652. 'Iksir kimi& 'at tafsir, n, 583, 597. 'I4àm ('Al) wa 'al tabiyn, Im; H, 686. 'Iqd 'al gam&n, II, 245. > ('Al) 'at tamin, lix; II, 568. 'l'ràb 'al qa'ra'&t, II, 602. » 9 quràn, II, 648. 'IrSàd ('Al) f! 'al kal&m, n, 586. » » > > qara'àt, II, 698. Isagoge, 2, 4. 'Ifiràf ('Al), n, 624. 'Istibs&r ('Al) fì 'agàyb 'al 'ams&r, Izzìx; n, 679. 'Ifitiràk ('Al) 'al lugàwi, H, 583, 628, 648. 'Izrà' 'al mas&lik, n, 570. 782 INDICE BIBLrOGHAFIOO. Eàfi ('Al) fi 'al wat&yq, n, 60. Eftlilah wa Dimnah, U, 584, 626. Kàmil 'at tawàrih, xlviij; 353. Eaéf (Al) wa 'al ^^inbà', H, 588, 630. EaSf 'al kafif, H, 588, 630. » 'az zunùn, Izzvj; II, 647. Kitàb 'al 'af^àl, II, 518, 607, 648. > 'agftni, 532; II, 106. » 'aq&lixn, xzììj; 5. » '^Éàràt. V. » » 'iSàr&t. > 'asw&t, n, 661. > badi, unì; 231. bast 'al 'ard, 228. 'ad dawàyr 'al mutamàssah, II, 499. 'al fal&hah, MQ; n, 304. > fnsùs, II, 514, 515, 542, 603, 604. » gannah, II, 582. > ginàn, n, 474. » har&g, 270. > biat 'a&k&l, ecc. V. Gfigrafiab, anommo. haw&ss 'al matallat&t 'al q&ymat 'az Eaw&j&, * II, 500. 'al hntùt 'al matawaziab, II, 499. » *ibari Ixx; II, 549. » 4br, Iviij; n, 163. » 'i6àr&t, zxix; 136. * > 'ila 'ilm 'al 'ib&rat, U, 583. » knrrab wa 'al 'nstùnah. II, 499. y mafrùdàt. II, 500. » mahùd'àt fi 'asùl 'al bandasab, II, 499. » malbamah, 203. mas&ha't 'ad d&yrab. II, 499. 'al mn'allim bi faw&vd Muslim, n, 521, 585, 653, 692. > mu^gizàt, 320. » mùnis, IzLJ; n, 273. > mnsabbà' fi 'ad dàyrah, U, 499. > mnétabib, II, 479. » mutallat&t, II, 499. • INDICE BIBLIOGRAFICO. 783 Kitàb 'an nngùm, 194. > 'al qis&r, II, 662. » ^ar rawdatayn, liQ; 535. » Bfi<àt 'aìàt 'al m&', n, 500. » ^as sayf, II, 661. » tarbi' 'ad dàyrah, H, 499. Lagw& 'al fnsùs. V. Eit&b 'al fasùs. Lamh 'al mnlah, n, 518. Lnbb 'al lubàb) n, 522. Lumà* ('Al) fi 'asl 'al fiqh, H, 425. Ma<&d&t ('Al), II, 582, 629. Mah&sin 'ahi Siqilliah, 210. M&lik 'al 'idk&r, n, 588, 630. Manàhig (o Mabàhig) 'al fikr, H, 611, 613. M&qàmat 'al Harìr! (CamentialU), H, 103, 523, 582, 597, 653, 661. Mar&sid 'al 'ittilàS xxxj; 8, 220. Marat 'az zamftn, 1^; 524; II, 253. Mas& ('Al) wa 'as sayr. II, 662. Masàlìk 'al 'absàr, xzxv, Ixx; 253; II, 550. ('Al) wa 'al mamàlik di 'al Bakri, nv, 30, 345. ^ » » » » » 'Ibn ^awqal, xxiy, 10. » » » » » (T'Ibn ^ardadbah, Ixrvj; 37; n, 667. Masàjhah ('Al), n, 661. Masàyl ('Al) 'as Siqilliah, Ixv; n, 414. Matmah ('Al), h,' 495, 713. Ma'^ùnah ('Al), n, 624. Mawà4z ('Al), Ixxj; H, 588. Mitwal ('Al) fi sarh 'al Maqàmàt, n, 597. Cf. Maq&m&t. Mizftn 'al «arni, H, 664. Mu'atibat 'al gariy, H, 582, 597, 629, 663. Mubtadà* ('Al), H, 609. Mndawwanah ('Al), 319; II, 115. Madhab ('Al), H, 609. Mufridàt Ya^qùb, H, 663. Mnfrig 'al kurùb, E, 106. 784 INDICE BIBLIOQIUnCO. • Ma*gam 'al baldàn, xxx; 8, 181. » 'aS éu*arà', H, 607. Mu'gib ('Al), 1; 510. Mugni ('Al) fi 'al 'adwiat, Ixsrj; II, 689. Mnhtàr ('Al), H, 468, 470, 484, 487, 669, 662. Mnhtasir ('Al) fi 'ahbàr 'al biér, 1y; II, 85. \ ' fi 'al fiqh" kxxiij; H, 695. » gigrafiah, xxnj; 228. * 'inbà' 'ar ruwàh, Ixx; II, 541. » ri&d 'an nafùs, xl^; 294. Mnlab ('Al) 'al 'asriah, H, 562, 658, 664. » ' 'al lugah, il, 582, 597, 629. Mnngih ('Al), H, 639, 664. Maqadd&m&t 'ibn Babasàd, II, 663. Muqaffà ('Al), ìxxi; n. 572. Mnrùg 'ad dahab, zdj; 1, 232. » » » * apocrifo^ Ixm; II, 676. Mnsannì ('Al), H, 581, 624, 628. MuStarik ('Al), xxxj; 226. Mutrib ('Al), n, 598, 707, 713. Muwattà ('Al), 226, 301, 802. » '* fi 'al hadìt, H, 664. Nabdat 'al muktagah, 1; 508. Nafh 'at tib, Ixxy; II, 611. Nagm 'a'rmtihtadi, Izxzij; II, 692. Nasàyh 'ad dikrà, n, 582, 680. Naiq 'al 'azh&r, zxiyìj; 267. Nawàdir ('An) 'as snlUniab, Ij; 516. Nazm 'al gaw&hi'r,'lxu; 325; II, 682. Nihàyat 'al 'arab {non 'al 'arib), Ivj; H, 110. NizAm 'al mirgàn, 37. Nugabà' 'al 'abnà'. V. 'Anbà'. Nugùm ('An) 'az jàhirah, II, 703, 713. Nnhbat 'ad dar,' miv; 243. - NuìÉhat 'al m ustàq,xi^; 8 1,42. 256; H, 203, 487, 564,565,665. Qalàyd 'al Mqyàn, H, 702, 712, 713. QartàB. V. 'Al 'Anìs. IKDICE BIBUOGRÀFICO. 785 Qasd ('ÀI) wa 'al bay&n, II, 306. Qaw&yd ('Al) wa 'al bayàn, II, 588, 597, 680. Qnr&dat 'ad dahab, n, 518, 556, 661. Rahlah ('Ar) di 'Al *AbdarÌ, Ixxriij; E, 677. \ 'al Einàni, zxix; 187. » 'an Nabàti, II, 689. » 'at Tìgàni, liv; H, 41. Eawd 'al 'Una, xxrj; II, 488. Bawdat ('Ar) 'al 'aniqah, II, 654. Ri ad 'ad dikrà, n, 588, 680. > ' 'al mulùk, n, 657. Sàf! fi Mlm 'al qawàfi, n, 657. Safr ('Ab), n, 597, 629. Sahih Muslim, 216; n, 521. i ' 'Al Buhàri, n, 708. Saqif 'al lisàn, II, 655. Sarh 'al 'irSàd, ossia Comento, ecc.^ Il, 586. Sìar 'al 'Abà', Ij; 518. Sihàb ('AS), n, 596. Sihh&h ('Ab), H, 606, 658. Silat ('A8),'xli^; H, 423. Siqillt ('Ab) fi 'at tibb, lixy; H, 643. Sirat Siqilìiah, 199. » 'as Balt&n, ecc. Y. 'an Naw&dir 'as snlt&niah. Sirr 'al kimìà, H, 655. Sndùd ('A6) fi 'al lagah, U, 513, 556. Suìùk ('As), Ix; n, 259. Sulwàn 'al muta*, lniij; H, 103, 477, 522, 583, 584, 597, 620, 625*, 626, 656. Snlwàn&t ('Ab), n, 620. Snnan éU 'Abù Dawùd, 213. Tabaqàt 'an Nnh&h. Y. Bugiat 'al wa^ah. » 'al Qnrrà', II, 595. 'a6 Sn'arà', H, 658. ('At) 'al wastà (?), H, 609. Tabsirah ('At) fi 'al fiqh, H, 425. II. M 786 INDICE DIBUOQKAFICO. Tadkirah ('At) (cU 'Ibn Maktùm), n, 608. » » {di 'Ibn 'Àbd 'al Man'im), H, 698. Tafsir ('At) 'al kabir (di 'Ibn Zafar), H, 597, 651. Tàg 'al 'Arùs, H, 649. Ta'giz ('At) fi mubtafir 'al Wagf z, II. 652. Tagwid libngiat 'al mnzid, II, 651, 700. Tahdib 'al 'abnlah, n, 649. »• » 'asma', Ixix; II, 510. » » matàlib. II, 652. Tahdid 'al 'iman, 821. Talhis 'al 'atàr, Ixxii; H, 681. Ta'Hq, di 'Ibn Mnngib, II, 484. Tanbih ('At), my; 3. Tangiz ('At) fi 'al furù*, II, 652. » > » tashih 'at ta'giz, II, 580. Tanqib ('At), II, 597, 630, 663. Taqwim 'al 'adwiat, II, 651, 660. » > bnldàn, xzxiv; 249. » 'at tawàrih, by; II, 270. Targìh ('At) (di 'Ibn Tùnis), II, 695. Ta^rifat 'al qurrà', lirriij ; H, 698. T&rìh 'awwaliah, bg; H, 267. » " Bagdad {di 'Al Qatifi), II, 568. » 'al gazirat 'al hadrà, II, 650. » » hukamà', livi^; II, 493. * » 'isiàm, Iv^; H, 161. » » mann bil 'ima mah, zliv; 827. > Misr {di Qutb 'ad din 'al Halabi), n, 570. » 'arQndà'ì, xUv; 326. » l»iqilliah {di 'Al ^asan 'iba Tahyà), 187, 191, 199, 200, 204, 235. {di 'Al Gumri), H, 65a {di 'Ibn 'al Qattà*), U, 607, 660. » Tùnis, Irij; n, 298. Tasgin fi 'nsùl 'ad din, n, 582, 629. Taérìf 'al 'ayàm, liy; 545. Tatqif 'al lisàn, 350; II, 510, 608, 651, 686. Tawàrih Qayrawàn, II, 650. Tuhfat'al 'albàb, xxix; 134. INDJCE BIBLIOGRAFICO. 787 ^Umdah ('Al), II, 512, 542, 556, 659. *Unwàn ('Al) fi 'al qara'àt, II, 601, 659. *Uyùn 'al 'anb&', Ixviij; H, 505 Wafayàt 'al 'a*yàn, Ixix; II, 511. Wàfi ('Al) bil wafayàt, Ixx; II, 563. » » fi 'al wat&yq. II, 60. YanbÙ 'al bay ah, II, 581, 597, 628, 665. Yatimat 'ad dar, II, 474. Zahr ('Az) 'al bàsim, II, 525, 655. Znbdat 'al fìkrah, 353. INDICE TOPOGRAFICO ^Abbàsah ('Al), II, 261. 'Abhar, H, 694. Abìssinia, 47. Abisso, fiume^ U, 12. 'Abràgah ('Al), II, 92. 'Abr.gà ('Al), 89. 'Abù ^alil. V. Malga galli. » Himàz, qtiartiere, 21. » Màlik, monte. Y. Gabal, ecc. > Bnqqàd, fiume, 64, 129. Cf. Burq&d. » Sarik, penisola, 30. 'Ab. là, variante 'AyU, 381. Aci, 69, 70, 72, 118, 219, 225, 261, 395; II, 151, 152, 669,672. * isoìettCf 126. Acqua Palomba, 125. Acquedolcì, 128. Acragas, 122. Acri, *Akkà, Accon, Tolemaide, 155, 501, 506, 519 a 522, 559; II, 103 a 105, 242, 246, 248, 250, 260, 262, 263, 266, 686. 'Adarbaygàn, II, 241, 263, 455. Adernò e Hadranum, 109, 110, 115, 212; II, 716. nasr, 121. 'Ankinah ('Al). Y. Lognina e Ognina. Antiochia, 245, 450; H, 206, 288. Antenna a mare. Y. Dinnamare. Arado, 338. *Arafàt, II, 532, 533. Aragona, 546, 547, 557. Arbela, II, 241. Arcipelago, 536; II, 165. Arena, fiume, 92. Aretnsa, 73. Argira, 108. 'Arhà ('Al) trar. 'Anr.hà, 89. *Arim ('Al), 140, 152. Armenia, Izxv; II, 241. Artilgidia. Y. Hartilgidia. Ascalona, 520. Ada, 172. Asia Minore, 171, 501, 555, 566. Asinara, 44. Asineli! castrum. Y. Isnello. 'Asn&m ('Al). Y. Selimmte. Aspra (L'), 129. 'Asrah, 285. IMBICE TOPOGRAFICO. 791 Atene, 351. AUantico, 47, 476. Avola (?), 381. 'Ayd&b, 526. Sa'id, 22. 'al 'awqàt, 75, 261. hadid, 22. mugattah ('Al Qattfc*?), H, 669, 672. magnùnah, 154. qasab, 126. qattà*. V. Canicatti. 'aS Safà, 19. 'as snlt&n, 127. 'at tisS 22. B&b 'al 'abnà, 20. » bahr, 19, 60. ^ buntìd, II, 670. darb 'aS sayh, 523. 'al futùh, II,1S71. » gazirah, II, 39. > haddàdin, 20. » hadid, 20. Kut'àmah, II, 671. 'an nasr (al Cairo), II, 587. » n isà, 298. 'ibn Qurhub, 20. 'ar rabiS ovvero 'abi 'ar rabi*, 532; II, 298. » ri&d, 19, 21. » rntah, 19, *Ayn 'ai iafà, 21. 'as sana^ah, II, 671. 'as silm, 317, 319; H, 26. » snd&n, 20. » sawayqah, II, 39. Badajoz, II, 363. Badd ('Al), II, 455. B à g a h (B fiume, 94, 121. Billanubah. Y. Yillannoya. Binit ('Al), 106. BiYona, 189. Boèo, capo, Y. Lilibeo. Bolor, 22. UfDlOE TOPOGRAFICO. 793 Ben capo, 30, 231; II, 150. Bona, 132, 207, 479, 482; H, 88, 42, 102, 211, 229, 230, 677, 687. Bonì&to, 186. Boniffudo (Sretto di), 44, 46. Bresk, 130, 463; II, 100. Briga, 127. Brolo, 128. Bracato. Y. Barqftd. Bracoli, 125. Brazzano, 283. Buccheri, 106. Budelli, iaok, 44. Bugìa, 114, 168, 207, 328, 474, 476 a 479, 510, 511. 556; li, 39, 75, 79, 172, 206, 211, 215, 223, 237, 238, 290, 291, 293, 380, 404, 426, 516, 612. Bùkarit, fiume (Margarite?), 106, 111. Cf. Wàdi Karit. Bulchar, 22. Burg 'al battàl, 23. Burqàd, 64; II, 670. Cf. 'Abù Ruqqàd. B.rtùn {'Al), 234. Buflcémì, 104 a 106, 263. Butera, 75, 76, 101, 245 (?), 261, 278, 375, 378; II, 10, 434, 669, 672. » porto di, 123. > strada, 13. Butont, n, 435. Caaba, II, 532. Oabes, 165, 454 a 469, 471, 482, 488, 512, 558; II, 23, 52 a 55, 66, 67, 76, 154, 155, 204, 207, 208, 215 a 217, 220, 221, 224 a 227, 230, 233, 289, 293, 294, 377, 379, 413, 466. Cabudia, Caput Vada, 54. Oaccamo, 85, 89. Cafsa, Qafsah, 488, 489, 499, 513; II, 160, 233, 466, 467. Cagliari, 46, 47; n, 161. Cairo, 492 a 494, 519, 522, 523, 525, 551, 556; II, 31, 234, 259 a 261, 475, 476, 575, 577, 580, 587 a 589, 592, 593, 606, 677, 713. > yecchio, 522; II, 234, 236, 546, 575, 580, 592, 602, 605, 670, 682. 794 INDICE TOPOOiUFEOO. Cala (La), 13, 160. » Bernardo, 125. » del Corvo, 125. Calabria, 7, 24, 33, 45, 49, 50, 57, 63, 68, 75, 138, 207, 213. 229, 250, 251, 283, 284, 290, 291, 325, 373, 382, 409, 410, 412, 419, 420, 422, 431, 432, 440, 456, 480, 528, 546^ 554; II, 96, 116, 128, 149, 152, 168, 174, 178. 183, 187, 189 a 191, 195, 229, 271, 354, 396. Calathabubi, Calatajubi. V. Calatnbo. Calatafìmi, 92, 263. Calatamauro, 93, 373?; Il, 119?. Calatayud, II, 428. Calath ac Zarach, 87. Calathameth, 80. Calatrasì, 85, 87, 90, 262. Calatubo, 81, 91, 92, 121. Calle (La), 206, 247; II, 548. Callonianìs?, II, 6. Calmedia, 47. Caltabellotta, 78, 90, 186, 221, 285, 288, 373, 381,416; H. 119, 192, 669, 672. Caltagirone, 103, 105 a 107, 263. Caltanissetta, 97 a 99, 101, 103. Caltavnturo, 112, 263, 287, 377, 381, 415; II, 111 (?), 192. 670. Calthaelfar, 105. Calyarnso, 118. Camarana, fiumef 123. Camerata o Cammarata, 90, 91, 95, 112, 11^, 213. Camerina, 54, 123; II, 10 (?). Campania di Cordova, 164. Campofelice, 64. Canicattì, 96, 97, 99; H, 669, 672. Cannila (La), 154. Capizzi, 109, 113. > fiufne, 109. Capo Argentare (?), Il, 667. » bianco, 122. > Calava, 128. > delle Colonne, 433. INDICE TOPOGRAFICO. 795 Capo della Croce, 125. di Gallo, 120. dì Leuca, 281. Feto, 121. Granitola, 121. grosso, 127. di Milazzo, 127. de' Molini, 126. d'Orlando, 128, 191. Passare, 124, 130. Plaia, 129. di Bama, 121. San Marco, 121. Sant'Alessio, 126. Santa Croce, 125. > Panagìa, 125. Schisò, 69, 126. Cappella Palatina di Palermo, 61, 241. Cappidderì, boscOi 88. Capraia (La), 49. Caprera, 44, 49. Capri, 49, 50, 558. Carabi, Carabus, fiume, 94, 121. Carcassonne, 45. Caribici (Punta di), 122. Carini, 82, 88, 120, 215, 224, 261 ; II, 670. Caronìa, 65, 117, 128, 192, 214, 261. Cartagine, 53, 295 a 297, 356, 473; II, 2, 77, 171, 207, 295. Cascio, 89. Cassano, 290, 420, 422; II, 195. Cassaro di Palermo, 19, 59 a 62, 161, 260, 287. Cassibile, villaggio, 74. » fiume, 125 (II, 346, 720?). Castali, 46. Castelbuono, 114. Castel Genovese, 46, 47. Castellamare (Fiume, di), 121. » del Lido, 81, 91, 92. Castelluccio (?), 871. 796 INDICE TOPOGRAFICO. Castel Mola, 69. t Sardo, 45. Castiglione di SiciHa. 116, 263. Castrofilippo, 95. Castrogiovanni, 83, 98, 99, 101, 103, 106, 107, 200, 211, 212, 219, 223, 225, 226, 239, 244, 250, 261, 268, 278, 367, 369, 371, 372, 374, 376 a 379, 381, 446 a 449; II, 10, 11, 13, 86, 98, 99, 111, 116, 118 a 122, 142 a 145, 175 a 178, 180 a 182, 201, 202, 277, 287, 301, 355, 719. Castronuovo, 87, 88, 90, 99; II, 142. Catania, 70 a 72, 76, 126, 190, 204, 212, 213, 224, 244, 261, 267, 365, 378, 384, 396 a 399, 402, 446, 447; n, 10, 98, 111, 142, 173, 180, 184, 185, 201, 287, 669, 672. Cathal, ovvero Catta, 96. Catana Maniacii, 115. Catasi (Li), 23. Caucana, 54. Cefalà, 85, 89, 100, 190. Cefalo, 65, 115, 117, 129, 152, 153, 189, 191, 192, 214, 221, 261, 372, 381 ; II, 12. » 2a piccola. Y. Capo ^d'Orlando. CeUara?, 431 ; II, 96. Cf. G a I w à. Celso. V. Gelso. Centorbi, 105, 108 a 110. Cerami, 113. . {Fiume di), 109, 110. Cesarea, 333, 504, 521. Ceuta, 164, 247, 392, 477; II, 237, 363, 416. Charse, 89. Chasum, 89. Chercheni, 132, 450, 465, 481; II, 217, 293. Chiaramontani (Palagio de^), 13. Chiesa dell'Antiocheno, o della Martorana, 162. > di Santa Eufemia?, II, 116. » de' Monaci in Catania, 71, 267. » della Vittoria, 12; II, 671. Ciclopi {ScogU de'), 126. Cilicia (Porte della), V. D u r ù b. IMDJCE TOPOGRAFICO. 797 Ciminna, 89. Cinisi, 82, 120, 121, 192, 221 ; II, 670, 673. Cipro, 1, 6, 7, 8, 26, 329, 501, 502, 519; II, 165, 249, 667, 686. Circeo, promontorio, 50. Circia (Punta di), 124. Circiolo, 123. Cirega, 124. Città del re {PoUzei?), 398. Civita, di Sardegna, 47. Clypea (Galibia, 'Iqlibìah), 30, 199, 223, 475; II, 41, 228, 296. Cochena, 84, 85. CoUesano. Y. Golisano. Collo. V. 'Al Quii. Cornino, 45, 53. Concerne, 84. Conceria {Piazza della), 19, 160. Conigliere, isole, II, 23. Contessa, 93. Corconianìs, 99. Cordova, 17, 159, 161, 164, 436 a 438; II, 212, 361, 427, 487, 495, 507, 508, 509, 558,. 579, 611. Corleone, 87, 88, 89, 94, 189, 191, 211, 223, 262, 373; II, 119, 670. » {Fiume di), 87, 94. Correnti {Isola delle), 74, 124. Corsica, 43, 46, 48, 207, 412, 558; H, 161, 167, 191. Cosenza, 395, 431; H, 96, 152, 153, 188. Costantina, 477; II, 211, 237. Costantinopoli, 5, 7, 158, 169, 170 a 174, 199, 202, 207, 216, 222, 225, 331, 333, 355, 364, 367, 373, 380, 385, 393, 394, 396, 400, 402, 403, 415, 422, 425, 470, 476, 528, 536, 556; H, 14, 17, 18, 88, 114, 117, 118, 130, 134, 169, 173, 174, 175, 178, 182, 184 a 187, 192, 196, 227, 228, 873, 489, 563, 686. Creta, 6, 7, 8, 26, 55, 179, 193, 221, 357; H, 12, 117, 165, 667. Cuba (La), castello, 156. » » fonte, 154. Cunicalarìae, isole, 44. Canzarla, cótte, 103. 798 INDICE TOPOGRAriCO. Dahlat 'al qisà, 125. 'ibn Dikani, 125. Daino {Punta del), 121. Dalias, 37. Dallalìab, Dalila, Dalila', II, 543. Damasco, 338,'350, 351,' 502 a 506, 524; II, 105, 162. 164, 241 a 243, 245, 249, 260, 263, 467, 492, 500, 570, 587. 593, 654, 674, 708. Damiata, 491 a 493, 498, 518, 537, 540, 556, 564; II, 239,240, 257, 262, 498, 591 a 594. Dar 'ad dibàg, quartiere del Cairo^ 522. Darfùdi, mr. Darqùdi, Darqùni, 262. Cf. Qarqùdi. Dargah ('Ad), 126. Dargat ('Ad) 'al wastà, 127. » » 'as saglrah, 127. Darìn, II, 810. Dàrùm ('Ad), 519. Dawùd {Paese del re), 552. Delia, fiume^ 92. Demona, var. Demanna, Demenna, Dimnab, 118, 119, 193. 221. 244, 245, 262, 393, 395, 402, 408; II, 132, 151, 185, 187, 189, 669. » {Val di), provincia, 66. Dendera, 51. Cf. Tindaro. Denia, 358, 359, 436, 438, 489; II, 165, 368, 579, 699. Dennisinni, fonte, 22. Deserto del Magrib, 476. > di 'Al Qayravàn, 476. Dìàr Bakr, II, 515. DimàB ('Ad), 313, 457, 458; II, 35, 36, 69, 70, 73, 206, 290, 389, 393, 400. DiiìDamare, monte, 119. Dirillo, fiume, 104, 122. Dissueri 0 Disutteri, fiwne, 102, 123. Dittàino, fiwne, 107, 108, 111, 386. Donna Lucata, fonte, 75, 261. Dragò, fiume, 122. Durùb, 171; II, 416. INDICE TOPOGRÀFICO. 799 Ebron, 506. Edessa, 463, 464, 520. Egadi (Le), 211. Egitto, 6, 137, 214, 269, 271, 273, 274, 285, 302, 327, 331, 360, 390, 430, 442, 444, 448, 458, 459, 461, 480, 491, 492 a 494, 496, 501, 503 a 506, 509, 515, 516, 518 a 520, 524, 530, 539, 540, 550 a 554, 556, 566; II, 31, 37, 57, 58, 60, 66, 76, 78, 91, 93, 96, 97, 99, 102, 106, 140, 144, 150, 198, 200, 215, 216, 218, 225, 234, 235, 239, 240, 249, 258, 261, 281, 282, 285, 315, 416, 424, 430, 448, 452, 467, 474 a 476, 478 a 480, 497, 498, 519, 544, 545, 548, 559, 577. 581, 588 a 590, 593, 596, 601, 606, 653, 674, 698, 699, 704, 705, 717, 718. Elba, 43, 48. Eliade?, 279. Eloro, fiume, 104; II, 12. Emesa, 521; II, 242. Engyon, 100. Enna. Y. Castrogioranni. Entella? Antella?, 189, 381. Eolie, i80ìe, 151, 211. Erico, monte, 80, 166. Si cancelli questo nome nel II, 13. Erminio, fiume, 128. Etna, 1, 70, 72, 109, 115, 116, 118, 136, 138, 139, 151, 201, 204 a 206, 218, 225, 234, 235, 239, 240, 244, 245 a 247, 252, 266, 329, 330, 371, 384; II, 8, 152, 176, 183. Eufrate, 533, 556. Fahs 'al 'Ugùm, II, 387. "• > Ballùt, 186. » 'abi Sàlih, 297. Falconara, 123. Fàqùs, 537. s Faràrah ('Al) (Fawàrah?), 263. Fargànah, 136. Faro. V. Messina (StreUo di). Fars. V. Persia. Fansania, 44, 46, 47. Favara (o Maredolce), fonte e viUa, 23, 155; E, 47, 139, 439, 440. 800 INDICE TOPOGRAFICO. Pavignana, 44, 52, 53, 80, 167, 254; H, 667 (?). Fayùm ('Al), 522. Fez, Im, 515; II, 82, 162. Ficarazzi, fiume di, 154. Ficuzza (La), bosco e viUa, 84. Filicnrì, isoìa, 51. Fisauli, 114. Finmedinisi, 127. Fiume Freddo. V. Alcantara. > Grande. Y. Imeia Settentrionale. » > presso Vita, 92. » Torto, 129. Floridia, 107. Foca (?) {Isoln di), 288. Forèt des Manres^ 8. Fossae, isola, 44. Franchi {Terra de% 6, 7, 281, 283. Francia, 546; H, 204, 239. Frassineto, 8. Fustàt ('Al). V. Cairo vecchio. Gabal, Gibal, Gabul, in Asia, II, 495. » 'al burkàn, 1, 3. Cfl Etna e Vulcanello. » 'ad dahab, 206, 236. V. Etna, 'al gadìr, II, 121. > H&mid. V. Enee. 'ahi Màlik, 382; H, 13. Si cancelli: Erice. » 'an nàr. V. Etna. 'al qalàl, 6, 7, 8, 26. » 'ar Rahmàn, 131. Gabalah, 340, 499, 500, 541, 542. Gabàn ('Al), 82. Gabriele (II), fmU, 22, 23, 250. Gadir 'aS sarSùr, 123. Gaeta, 25, 50, 244, 885; II, 111. GagUano (Galliànah), di Sicilia, 105, 110, 268. ^ » di Calabria, 281. Cf. il seguente. i GaUl.gah ('Al) Galày&nah?, 281. ' Galati, 117. ! INDICI TOPOCnUFICO. 801 Galipia. V. Glypea. Gàlisù, 189, 219. CU Gelso. Gallico, y. Gal&l.gah. Galtellì, 46. Galùlà', n, 273. Galwà, 431; H, 96.^Cf. Cellara. G.lwàliah, owero Gallùliah, II, 6, 716. Callonianis? Galy&nah, 268; II, 716. G&mi' 'Amr, ossia 'ÀI g&mì' 'al *AtÌq, H, 602, 605. » ('Al) 'al 'aqsà, n, 105, 250 a 252, 263, 265. > » » 'azhar, II, 589. G&mùr ('Al), isóletU, II, 150. Gangi, 100. Garagah ('Al). V. Gerace di Calabria. Garb, Punente indeterminato, 556. Garde Fraynit, 8. Gardttah, 94, 95, 99. GarsUiato, GrassUiato, Grassogliato, 101 a 104, 106. Gartah ('Al). V. Giarretta. Gatfn, Gatinah. V. latina. Gausa (La). V. 'Al g&lisah. Gawr ('Al), 506, 519; lì, 105, 248. éazàyr Liàg (ScogH de' Ciclopi), 126. Óazirah ('Al), città, 353. » > provincia, 501. Gazirat 'al 'arnab, 130. » » fiddah, Cc^ Argentaro o Sardegna?, II, 667. > » garmàn (gariàn?), 124. » » ham&m, 128. » » knrr&t, 124. > mismàr, 125. » 'ar ràhib. II, 667. V. Pavignana. Gaznah, n, 241, 599. Gazzah, 519; II, 243. Gazzinolo, fiume, 88. Getto, 189, 191, 221. Genova, 170, 284, 358, 412, 441, 541, 548, 559; H, 29, 62, 88, 128, 161, 165, 167, 191, 204, 283, 686, 706. Gerace di Calabria, 290, 420 a 423; n, 195. Il 51 803 INDICfi TOFOOaAFIOO. Oerad di SiciMa, 113, 114; U, 119, 669. Gerbe (Le), 183, 450, 461, 475, 481, 558; H, 37, 50, 55, 57, 99» 156, 157, 166, 213 a 221, 244, 272, 288, 291, 292, 376, 678. Gerasalemme, 172, 339, 351, 452, 491, 495, 503 a 507, 519, 521, 552, 563, 564; n, 103, 105, 239, 242, 243^ 245 a 252, 255 a 257, 262 a 265, 494, 508, 504, 592, 593, 686, 709. Ghadedì, U, 12. Gìafih, 520, 521 ; H, 247, 268. Giampileri, 127. Giarciore, porto, 123. Giarretta, fiume, 111. Giato, 86, 87, 91, 92, 189, 262. Giattìni. y. latina. GibUterra {Stretto di), 7, 165, 476. Gigel, I>ji^ell, ecc., 131, 361, 463; n,223» 298. > monte di, 75. GigUo, isola, 44. Giordano (H), 566. » {Promncia del), II, 574. Gir&n ('Al) (le Grotte) neVItaUa merìdionak, 411; II, 28. » > le latomie di SiracmaF, 366. > » in vara luoghi di Sieaia, 366, 374, 882, 884; II, 178. » 'ad daqlq, 115. » (Hisn 'al), 874; H, 178. Girgenti, 76 a 78, 95 a 99, 122, 190, 215, 224, 244, 250, 261, 285 a 289, 867, 368, 372, 401, 408, 410, 411, 413 a 415, 446, 448, 449; n, 88, 98, 99, 111, 118, 127, 128, 142, 145, 175, 185, 189 a 198, 287, 578, 669, 672. Girona, 45. Óizah, 522. Godrano (Gudràn), 88. Golìsano, GoUisanam, 114, 115, 263, 287; II, 669, 672. Gozzo, isola, 58, 55; II, 446. Granata, 134; E, 267, 423, 426. Grattìeri, 115, 269. Grayina, 432. Grotte, comtMe, 94. / IHDICB TOPOORAFIOO. 808 Orotte m wxm ìuogìii. Y. Gir&n. Guadalquivir, II, 858, 361. Gnasoogna, 45. Gofideta. Y. Dittàino. Gnidomandrì, 127. Gurf'at tifi, 123. Gumalotiga, fiume, 107, 111. Gùtab, di-DamascOf 350. Qadramaut, 215; II, 19, 586. l^agar ^Ammàr, 129. 'Ibn 'al fata, 122. » 'Abi balifab, 127. » 'as sanam, 92. > S&rlù, 110. fàlisah ('Al), 11 a 15, 19, 21, 60, 182, 192, 193, 207, 208, ttl, 226, 244, 260, 414, 445; II, 47, 97, 110, 141, 192, 271, 288, 668, 671. Hamadàn, 374. Ham&b, 541; n, 85, 103, 106, 240, 477, 491, 524, 568, 570» 581, 596. Hammah (^Al). Y. Bagni Segeetani. » » 9ul fiume Salso, 100, 101. » » m Affrica, 513. Hamm&màt, 228. ^andaq 'al garfq, 125. Har&t (Herat), II, 598. 9ftrat ('Al) 'al gadidab, quartiere, 14. » 'al masgid, > 14. » 'as Saqàlibah, » 13, 14, 15, 198, 207, 222. > 'ibn Siql&b, » 14, 15, 208, 222. » 'al Tabùd, > 20. ^arizm. II, 241. Barrali, 301, 520, 533. Hartilgidia, H, 715. 9a8Ù, 89. gatt ('Al), n, 390. ^awarnaq, II, 367, 368. 9awf ('Al), n, 498. 804 IHDICE TOPOeRAFIOO. ^ayt 'al Gawr, 248. lazàn ('ÀI), 84, 85. Herkla. V. ahriqliah. Higftft, 197, 520, 552, 556; II, 216, 477, 570. ^ilàt fum Halàt, 520, 556; n, 241, 242. Hims. y. Emesa. » nome dato a Siviglia, II, 357. Hindokosh, 22. Hirah, II, 636. Hnetatayn, Haydictayn. Y. Dittàìno. Hùnin, 502. Hnràqah, 8orgmk, 100. ^nr&s&n, Gorassan, 197, 301; II, 241,599. Hyèree, isole, 7. ladedi, n, 12. laldiiB. y. Gelso. latina, 190, 221. Ibla?, 381. 'Ibn Snql&b, ^t^éorUere, 207. Iconiam (Qaniah), 171, 172; n, 461. lemen. Y. Yaman. 'Ièg&?ah ('Al), 127. 'Ihriqliah, n, 42, 43. 'Iksifù, 125. Imachara, 112, 263, 397. Imera Meridionale. Y. Salso. » Settentrionale, 129, 347. India, 22, 27; H, 2, 241, 261, 667. Indo (Basso), 93. 'Ir&q, 197, 265, 301, 302, 501, 533, 556, 567; H, 261, 416, 559, 575, 609. > «Agami, n, 241. 'Irbasuwìàt (?), 558. Ischia, 49, 558 (?). Isnello, 114. Isola delle Femine, 120. Ispahan, n, 162, 600, 654. Italia (Gran Terra, Terra lunga). Cf. Longobardia, 7, 24, 25, 33» 38, unnoB TOPOOBAPico. 805 138 a 140, 250, 265, 269, 890, 546; II, 104, 106, 165, 179, 248. Indica, 108. iTÌ^a, 211, 486, 488, 489, 558; n, 165, 288. aw&n Eisrà, II, 867, 868. Eabir, manie, II, 616. S^lsa. y. 'Al 9&li8ab. Kàmil, mOaggio, II, 82. Eamùsah, KamùSah, ecc., 404. Kanàys ('Al), 127. Kanisat 'al M.sl.qin, var. S.l.qin, II, 116. Karàk, II, 242, 256. E.ràt 0 k.rràt. II, 117. Karkes, 99. Karkùd, k.rkùr, k.rkndi, 215, 224, 261, 262. Cf. Qarqùdt. Earm 'ar ranbùh, 124. Eawkab, II, 718.' Eawtar, fonte del Paradieo, II, 487, 488. Eerkenna. V. Cherchenna. Eirm&n, Izxv. E fi f ah, 192, 800; n, 426. Labis {Lago de* Banù), 556. Labit, n, 865. Lachasen, 84. Lampedusa, isola, 54, 229. Lampione, » 44, 54. Lamtah, II, 28, 24. Laodicea, 842, 499, 500, 548, 556. Larìbns, 528. Lazzaretto, di PàUrmOf 120. Lenlini. 104 a 106, 109, 172, 375, 376; II, 179, 669, 672. » {Fiume di), 126, 278. Levanzo, isola, 52, 80, 167, 211, 254. Libano, 245. Licata, 76, 101, 128, 187. Liguria, 26. LUibeo, 186, 221. 806 UIDIGB TOPOORArjOO. limpùidos castrun, 76. V. Lkata. Lincoln, via^ 18. Linosa, Moln, 45, 54, 55. Lione (Golfo del), 7. Lipari, iffoloy 43, 51. Locadi, 19. Lognina, 125. Lombardia, II, 104, 686. Longobardia (PrineipaU di), 7, 24, 25, 33, 284, 382» 411 ; II, i04« 107, 179, 183, 191, 247, 257, 258. Lorca, II, 365. Lucerà, 230, 252; II, 107, 213. Ladd, 521; II, 247, 248, 252, 263. Lnkàm ('Al), monte, 245. Lapo (VàUone del), 84. Ma'arrah ('Al), II, 240. Madàrig » 81, 9L Maddalena, isola, 44. Madinah ('Al), Palermo, 146, 182. V. Madinat 'al fil, o 'al filah, Catania, 213, 224. Madonie, monti, 191, 397. Madonna del Rifugio, 105. Magdaliabft, 520. Magnisi {Penisola di), 125. Magrib (Limiti dd), 476. > 'al 'Adnà, H, 466. » » 'Awsat, II, 468. Mahall ('Al), borgo di Bagdad, 16. Mahdiah ('Al), 132, 214, 224, 327, 358, 413, 424, 440, 441, 450, 454, 456, 457, 459, 460, 468 a 475, 482 a 485, 487, 489 a 491, 499, 509, 511, 512, 580; n, 27, 29, 32 a 38, 40, 43 a 46, 49, 51, 53, 57, 60, 62, 63, 65, 67, 69 a 72, 75 ad 84, 95, 101 a 103, 146, 153 a 156, 158 a 161, 165, 169, 206, 207, 209, 210, 213, 215, 223 a 228, 230 a 233, 236, 237, 244, 267 a 269, 272, 281, 283, 287 a 292, 294 a 296, 370, 373, 375, 377, 382, 394, 395, 404, 431 a 433, 461, 469, 483, 487, IJIDIGE IWOOKAPIOO. 807 490, 518, 522, 589, 540, 54fi, 551, 568, 577, 585, 596, 687, 688, 696, 706, 7ia Maiorca, 168, 169, 486, 488, 489, 557, 558; H, 165, 218, 288, 289, 878, 426, 516, 686. Malàhah ('Al), 122. Malga '(La), 473. Malga 9alil, 105 a 108. M&lin, n, 598. Malta, 45, 58, 54, 74, 75, 104, 186, 240, 241, 247, 258, 254, 279, 887, 450, 557; n, 146, 147, 165, 178, 218, 488,446,599. Manàh 'al baqar. II, 92. Manahàt ('Al), n, 589. Manàni ('Al), Mineniam, Menneni, II, 485, 486. Mangabah, 117. Manfda, 128. Maniaci, 115, 116. Mansùriah ('Al), 480. Mansfl Sindi, 98, 94. » TtlBuf, 88. Maq&rah. V. Imachaia. MaqS ('Al) o Maks, II, 688. Maraqiah, 889, 541. Mar Nero, 295. Mare Verde, 829. Mareb, 140. Maiedolce. V, Favara. Maremme toscane, 26. Marettimo, ùob, 45, 52, 58, 80, 167, 254. Margana, 88. Margarito, firnne, 106, 107. Marina, pùujga e paaBeggio, 12, 13. Marìneo, 84, 85, 286, 873; II, 119? Marocco, box; 828, 455, 456, 465, 484, 485, 518, 514; n, 84, 78, 88, 166, 211, 216, 296, 873, 687, 713. Maroglio, 102. Marqab ('Al), 340, 341, 499, 542. Marsft 'al Bawàlis, 64, 124. > Bnitrab, 123. » dàliab, 128. 808 IKDICK TOPOORAFIOO. Marsà 'ad dar&min, 124. 'al hadd&q, 125. » hàmàm, 125. » haraz. Y. La Calle. 'aS Sagarah, 124. » Salùq, 123. 'at tln, 120, 376. 'az zajtùnah, 131. Marsala, 79, 121, 187, 216, 225, 261, 266, 456; II, 142. Mana (La), 124. Marzamemi, 125, 266. MascaU, 116, 204, 218, 225. > (O^ di), 126. Masilah ('Al), li, 512, 550. Masìsah ('Al), 800, II, 134. Maslaqìn ('Al)?, H, 116. Massa^ di Calabria, 45. Mawrù? y. Calatamanro. Mayùr, 49. Mazàra, 53, 78, 79, 90, 92, 93, 121, 187, 190, 216, 224, 226, 244, 250, 261, 280, 288, 291, 352, 368, 408, 414, 417. 445; n, 98, 111, 116, 142, 173, 175, 189, 194, 201. 221, 287, 452, 513, 521, 547, 556, 605, 653, 669. 672, 692, 696. liàzaro, fiume, 79. Mazzarella, jitme, 107. Mecca (La), Ixitììj; 37, 149, 192, 197, 312, 319, 552; II, 103, 215, 250, 298, 412, 424, 427, 477, 524, 559, 568 a 570, 596, 602, 616, 648, 663. Medina, Lmiiij ; 149, 197, 351, 533; U, 3, 112, 161, 218, 250. 429, 486, 574, 616, 659, 708. Mediterraneo, Mar dei Bum, Mar di Siria, 1, 5 a 9, 26, 27. 43. 134, 182, 231, 232, 234, 235, 237, 243, 249, 251. 265, 266, 348, 357; U, 164, 165, 218, 676. Mesel Armet, o Arme], II, 716. Of. B a h 1 'al 'Arma 1. Mesopotamia, 358, 501, 506, 520; II, 410. Messina, 67 a 69, 117 a 119, 127, 130, 140, 142 a 147, 149, 150. 152, 190, 199, 216 a 218, 223, 225, 229, 231, 244, 250, 251, 261. 290, 346, 374, 393, 402, 403, 420. 426, 481. UDIOS TOFOQRAFIOO. 809 528, 546, 547; n, 96, 111, 131, 148, 152, 170, 179, 185, 187, 195, 196, 270, 271, 669. Messina (Stretto di), 68, 127, 180, 139, 145, 199, 204, 223, 229, 250, 429; H, 134, 148, 168, 170, 183, 186, 187, 195, 197, 213, 564, 673. Mezzoinso, 88. Mi&fàriqin, H, 241, 492. • Miadarìiun, 95. Miconio, monte, 118, 119. Mihik&n, Michìken, 99, 101, 374. Milazzo, 67, 118, 127, 190, 191, 218, 219, 225, 262, 279, 526. MUeto, 57, 433, 447; II, 98, 143, 202, 203, 221, 271, 287. MiU, 118, 119, 219. Mina, n, 532, 533. Mineo, 105, 106, 219, 225, 263, 278, 367, 368, 372; II, 6, 118, 119, 175. Minorca, 45, 436, 438, 558; II, 165. MinS&r ('Al), Minzanim, Minzeclam, 95 a 97, 99. Miqns, 118, 119, 204, 394; H, 132, 151, 187, 669. Mirabella, 105. Mirn&q, II, 267. Mirto, Merta, 190. Miragà, 91. Misilmerì, 83, 85, 154. > (Fiume di), 84, 129. Missor, 95. Modica, 103, 104, 278. Moio, 116, 119, 120, 263. Mondello, 120, 376. Monistero di S* Lada, 212. Montalbano, 116, 117, 119, 120, 263. Montedoro, 95. Monteforte, 117 a 119. Monte Grifone, 23; II, 47. Montepeloso, 462. Monte Bossello, 122. Monte Yenerella, 69. Montpellier, n, 369. Morreale, 22, 23, 160; II, 436. 1 810 UCDICK TOMORAFIOO. Hioiclieft (Quartiere deOa), 14. > di Omar. Y. 'Al Óftmi< 'al 'Aqgi. Mowul, Mawsil, 860, 501; U, 241, 514/542, 566, 604. 700. Motia SanrAnastaàR, 109, 111. Mn'allaqah ('Al), preeeo Cartagine, 473; II, 77, 207, 294. Mn'askar ('Al), monU?, Il, 47. > » quartiere, 16, 22, 188, 208. Mabin (Maybud?), U, 576. Mahammadiah fAl), II, 513. MuMzziah ('Al), 425; H, 130, 169. V. Taormina. Munastir o Monastir, II, 522. Mtnisah, 50. Manjat Gamr {non Gnmar), II, 592. Morda, 489; II, 858, 365, 415, 559, 702. Murre di porco, 121. Murre di porco, 125. Mossanim, Mosdaro, 95. M.sid.&lays?, 286. Nàbal (NapoU éPAffrica), 53. Nàbnlas, Naplosa, 503, 504, 506, 519, 520; II, 105, 243, 247, 252, 254, 265. Naftah, 513. Nafùsah (Montagne di), 488; II, 233. Nagiram, ecc., n, 598. Nahr 'al ^asal. V. Dissacri. » salmùn. Y. Carabi. Napoli, 25, 49, 374, 546 a 548; H, 28. Narbona, 45; II, 369. Nardo, 393, 403. Naro, 97 a 99. Naso, 66, 261, 262. Nasse, 126. Negid, n, 381, 457. Neritinum. Y. Nardo. Nicosia, 113, 263. » (Fiume di), 110. Nicotera, 45, 456; U, 34. Nilo (II), 47, 492, 522; H, 219, 430, 497, 588. IJTDIOE TOPOGRAFICO. 811 Niflàbùr, 301, 316, 533. Nicsa marittima, 7. Noto, 78, 74, 104, 244, 261, 262, 278, 378, 883; H, 12, 111, 180^ 183, 324. Nùbah, n, 150. Nabia, 552. Nùr CAn), H, 111. Porse 'At tawr. V. OaltaTnturo. Nnwayrah, Ivj. Nuzhah ('An), w'Ib, E, 223. Odesner. Y. W&d! 'as sawftri. Odogrìllnm, 104. Odysseimi portns, 74. Ognina, 126. Olbia, 47. OUveri, 55, 67, 127, 215, 216. Orano, 474. Oreto. V. Wàdi *Abb&g. Oria, 183, 283; H, 27, 28. Otranto, 181, 220, 284, 412, 422, 432; D, 128, 191. Pacbino, iìpromùntorio, 124, 125. Palazsnolo, 106, 107. Palermo (ordinari kurràt, 366; H, 174. > magari 'ab, 95, 382. » qawàrib, 65, 66, 117, 128, 262; 11,669. Ragw&n, 297. 'ar Rum, II, 182. ^as si rat. V. Golisano. 'at tariq,^87, 262. Qalàl ('Al), y. Gabal, ecc. Qalaé&nah, 283. Qanàtab, 441. Qar&fah, n, 475. Qaratayià, 520. Qàrib ('Al). V. BiUci, fiume. 814 niDlCB TOPOORAPIOO. Ì8ola. V. Cherchenì. <)ar4ùdi, 99, 101, 102, 261, 262. Cf. Earkùd, Coiconianis e n, 457 il nome etnico, i^asr .... 99. 'Abi 'al Path, H, 148. Ga*far, 155; H, 139. Cf. Favara. 'al hadid, H, 12. » Mahdi, n, 63. 'Ibn Mankùd, 93; II, 461. 'al Mur&bit, 313. ('Al) 'al qadim, 303, 319, (529 ?); II, 147. Sa' Baiinù, 124. > Masqalah, 126. INDICI TOPOGRAFICO. 815 Qasayr 'ibn Mn'in 'ad din, 519. Qnsùs (Al), 126. Bacalmuto, 94. Radw&, monte, II, 387, 616. . . Baffadali, 96. Ragalìgens. Y. Eahl 'al Gùz. Ragosa, 75, 103, 104, 244, 261, 278, 279, 376, 378, 388, 384; II, 111, 179, 180, 184. » (Fiume di), 123. Bahl 'al 'armai, 93; n, 716. » » guz, 189. » » maràh, 90. > » qàyd, 92. Baisi {Punta di), 120. Rametta, 117, 119, 244, 292, 395, 396, 399, 425, 426, 428» 43d; 0, 130 a 132, 134, 135, 151, 169, 170, 187, 196, 197, 669. Bamlah, 521. Bammaca, 107. Bandazzo, 115, 116, 118, 386? Baqq&dah, 406, 407; II, 25, 88, 125, 148, 302. B&s 'al balàt, 121. > 'as Salibab, 125. > Dandàri, 128. » ^ali, 128. Basigelbi, 128. Basinah, II, 363. Bay nei ]^aràs&n. II, 585. Bay ah. Baia, 87, 88, 189, 262. Bazzoli, isolotto, 44. Bebnttone, II, 435. Begalbuto, 105. Eeggio di Calabria, 45, 145, 199, 207, 216, 222, 225, 229, 279, 280, 283, 291, 299, 893, 402, 421, 428; II, 21, 185, 187, 196, 197, 396, 396. Bibàt 'al Fath, a Sale, 327. » ' di Snsah, II, 298. Bocca (La), 23. » Asini, 114. ^16 INDICE TOPOeRAFICO. Bocca Mnddafedda, 123. Boccella, 64, 129. Rodi, 329 ; II, 686. Roma, 83, 41, 251, 331, 332, 346, 483; II, 107, 109, 198, 221. 257, 489, 503, 504, 686. Romania (Isole di), II, 165. Roseto, 290, 483; H, 198. Rosetta, in Egitto, 556; E, 592, 682. Rossano, 433; II, 198. Rnqqah B&stli, 114, 115. Rukn ('Ar), 82, 125. Sa'bfin (Moschea di), 286. Sabakah ('Aé), 129. Sabr ('As), 129. Sàbtìqàh ('As), Sabuci (?), 97, 98. Sacralias, n, 363. Sadìr, n, 367, 368. Sagalmasab, Segelmessa, 313, 406. Sahid ('Ai), H. 286. Sabrah ('As), 521; H, 105, 250 a 254, 263, 265. Sabrat 'al hadid, 64, 129. Sa*id, n, 235. Sainte Tropès (Golfo di), 8. Sala, Sale, 327; II, 211. Sala verde, edificio, U, 437. Salamtab, n, 240. Salerai, 90, 92, 262. Salerno, 24, 279 ; H, 28. Salina, isola, 44, 51. Salmùn, fiume, 94. Salso, fiume, 76, 98 a 101, 127, 347. ^ > » di Nicosia, 110. Sali&tab. V. GarsiUato. Samanteria, 196, 222. Sambuca, 97. Samgarah, 247. San Bartolomeo, fiume, 121. > Calocero, monte, 100. INDICE TOPOGRAFICO. 817 San FiHppo d'Argìrò, 108, 110. * PrateUo, 117. > Giacomo, quartiere^ II, 47. > Giovanni de'' lebbrosi, ospùno, 155. » Giuliano {Monte), 80. » Giuseppe Iato, o de' Mortilli, 86, 190. » Marco, 66, 117, 262. > Michele, 105. » Nicola (Punta di), 122. » » (Tonnara di), 129. Sant'Agata di Calabria, 283, 432; U, 27. » Angelo Mnxaro, 95. » Antioco (Isola di), 8. » Eufemia, 45. Santa Lucia, 129. > Margarita, 93. j > Maria, isolotto, 44. Santarem, II, 518. Santa Severina, 400; II, 18. > Tecla, 126. » Teresa, contrada, 13. Sant Mi (B&lmi?), 127. Palme. Santo Ciro. Y. Favara. > Ste&no di Briga, 127. > » di Camastra, 65, 114. > » isolotto, 44. > Vito, monte, 121. Saponara (Fiume di), 127. Sanam ('Ab). Y. Salemi. Sàqi *Abrah (?), H, 332. Saqiat gius, 121. Saqlab, Saqlabù. Y. Harat 'as Saqàlibah. Sa'rft Nizàr, 99. ' Saragozza, II, 368. Sardaniah, villaggio, 430. Sardegna,' 8, 43, 45 a 48, 137, 193, 207, 221, 273, 274, 356 a 358, 360, 361, 372, 412, 436, 437, 439; U, 4, 88, 128, 161, 165, 167, 172, 191, 204, 667 (?), 704, 705, 706, 717. [ Sarik (Penisola di), 214; II, 41. II. 5« 818 INDICE TOPOGRAFICO. Sarq, regione indetermvnata, 556. Satfurah, 296. Satif, SéUf, 478. Sawàri ('As), Spiaggia delle Colonne. Monte Fenicio?, 271, 353, 354. Sawbak ('A£), casteOOy II, 243. Savoca, 127. Scabatrìpolis, Trìpi?, 119. Scala, monte, 81. Scaletta, 127. Scansano, fiume, 84. Sciacca, 53, 77, 78, 90, 94, 187, 189, 198, 222, 244, 261; H, 111, 142. Scicli, 74, 75, 103, 244, 261, 383; H, 183. » {Porto di), 123. Scla&ni, 111, 112, 287. Scogli de' Ciclopi. V. GazàyrLi&g. ScogUtti, 54, 123. Scopello, 181, 220. Sebiba, 75. Segeballarat, 22. Selinnnte, 78, 90, 92, 94, 121. S&x, 131, 132, 224, 409, 475, 481 a 483, 488; n, 37, 38, 49 a 51, 60, 158, 190, 207, 209, 210, 228, 230, 231. 233, 237, 269, 295, 296, 370, 374, 375, 405, 687. Sicilia, varia ortografia in arabico, 198, 222, 249, 274, 276, 350, 351; n, 598, 668, 670, 673, 707. Sidone, 501, 502, 504, 519; H, 104, 248, 262. Siffin, 300. Silsilah, 274. Simàt ('As), contrada, 21. Simeto', fiume, 71, 107 a 111, 115, 126. Sind, n, 438. Singàr, 339. Siqilliàt, villaggio, 222. Siracusa, 72, 73, 76, 104, 105, 125, 146, 185, 194, 196, 222, 244. 261, 266, 278, 279, 302, 336, 337, 347, 349, 361, 365, 367, 370, 372, 378, 379, 380, 381, 383 a 389, 396, 429, 446, 534; II, 3, 10, 14, 15, 44, 86, 88, 111, 113, 114, INDICE TOPOORAFIOO. 819 116, 117, 120, 142, 147, 171, 173, 174, 176, 180, 181 a 184; 186, 271, 275, 277, 287, 299, 308, 314, 352, 356, 605, 669, 672, 706. Siràf, n, 514. Siria, 6, 23, 149, 197, 222, 300, 332, 333, 337 a 339, 344, 346, 451, 452, 464, 491, 492, 494 a 496, 499, 501, 503, 505, 506, 519, 536, 542, 552, 556, 559, 566; H, 65, 104, 106, 206, 221, 222, 234, 235, 239, 245, 246, 249, 260, 261, 416, 477, 494, 559, 593. Sirìnusae, 50. Sirte {La gran), 476. Siviglia, 530; II, 84, 160, 304, 357 a 361, 363, 365, 482, 484, 515, 555, 556, 558, 567, 614, 713. Slavi {Costiere degli). II, 165. Solanto, 129. Sommatino, 99. Sorrento, 49. Sortino, 104. Spadafora, 118, 119. Spagna, 6 ad 8, 27, 37, 92, 137, 145, 164, 168, 175, 193, 204, 206, 215, 221, 232, 240, 243, 253, 274, 296, 298, 356 a 358, 360, 368, 397, 899, 424, 436 a 438, 450, 489, 491, 513, 515; II, 2, 5 a 7, 24, 34, 94, 95, 107, 110, 117, 118, 160, 165, 166, 169, 171, 238, 304, 366, 359, 360, 363, 373, 416, 420, 423, 425, 426, 482, 484, 495, 507, 509, 514, 559, 566, 603, 604, 611, 667, 688, 697, 717, 718. Sparagi, isolotto, 44. . Spasimo, bailuardo, 13, 14. Sperlinga, 112, 113, 263. Sten (Lo), edifizio, 13. Stromboli, 43, 50, 252. Sudan, 361. Sufetula, II, 387. Snkn 'as Sàhib, 522. » *Izz''ad din, 523. Sulle flnmen. Y. Fiume di Termini. Suri, 107. Surra man r&'a, 270. 820 INDICE TOPOGRAFICO. Snrt, 431. Sùs 'al 'Aqsà, 361, 513; H, 274. Susa d'AflErica/228, 273, 306, 311, 313, 317, 318, 320, 324,475, 482; E, 26, 40, 43 a 46, 102, 115, 150, 158, 207, 227, 228, 230, 237, 275, 281, 288, 295, 296, 298. 299, 420, 421, 609. Sntera, 95, 99, 381. Svizzera, 8. Tabariah, 506. Tabaristàn, II, 700. Tabarqah, 206. tabas, Tajus. V. Tayi. Tablr, II, 616. Tagannah. y. Bfigah. Tàhnrt, 325, 406; n, 203. Talamanca, II, 698. Tali 'al *Ugùl, 504, 506, 519; II, 247, 263. Tamarìcio Palmas, 127. Tanger, 322, 361, 362; U, 171, 172, 365. Taormina, 68, 69, 72, 116, 118, 119, 126, 157, 204, 210, 223, 235, 236, 244, 261, 279, 280, 283, 284, 292, 378, 384, 385, 393, 394, 396 a 399, 402, 409, 424, 425; H, 16, 18, 90, 95, 96, 130, 135, 136, 151, 169, 176, 181, 183 a 185, 187, 189, 196, 285, 437, 669, 672. Taphros, Taphron, Ì8o2a, 44. Taranto, 223, 376, 412, 432; H, 128, 191. T a r b i 1 i s? Trabilis. V. Tripi. Tarbulah (Tripi?), 188. TarSifi (Tunis), 295. Tarzanà, contrada^ 13. Tavi, /onte, 107, 108, 263. Tayolara, iaolaf 8. Tawriz, Tebriz, II, 241. Tawzar, non Tùzar, 513; II, 216. Tàyf ('At), II, 464. Telem9en, 328, 363; D, 4, 684, 717. Tenchio, fiume^ 106. INDIOE TOPOORAFICO. 821 Tennini imewse, 63, 64, 89, 99, 100, 115, 129, 152, 153, 157, 187, 189, 221, 245 (?), 291; H, 437, 670. » {Fiume di), 63, 64, 85, 88, 89. Termoli, 284; n, 29. Terranova {Fkme di) (Sicilia). V. Dissueri. » (Gólfo di) (Sardegna), 47. Terrasini, 121. Tibnin, Thoron, 502; U, 247, 265. Tindaro, 51, 54, 128; II, 9. Tinnì 8, 480, 556; n, 102, 590 a 592. > {Lago di)y 556. Tirasah? Tiracia? 386. Tiro, 155, 341, 501, 502, 505, 642, 559; II, 718. Tirreno, 118, 119. Tirsat 'abì Tawr, 121. *Abbàd, 122. Toledo, 450. Torar, isolotto, 8. Torre Archigrafi, 126. Torremuzza, 65. Torres, 46. Tortosa di Siria, 339, 541. > di Spagna, 6, 26, 438; II, 119. Toscana, 128, 251, 256. Trabia, 63, 82, 129. Traina, 110, 111, 113, 115, 384? » {Fiume di), 109. Trapani, 52, 79 ad 81, 121, 130, 164 a 168, 175 a 177, 181, 187, 199, 211, 220, 223, 250, 261, 264, 400, 401, 411, 445; n, 98, 111, 142, 150, 185, 187, 190,201,221,287,463. 669, 671. Tre Fontane, 121. Tremestieri, 127. Tremiti, 290. Tripi, 119, 120, 221. Cf. 188. Trìpoli di Barbarla, 29, 78, 132, 229, 250, 253, 313, 409, 430, 431, 435, 462, 463, 465 a 467, 475, 478, 482, 488, 513, 526, 527, 530, 556; H, 31, 37, 57, 58 a 62, 91, 100, 150, 157 a 159, 190, 197, 822 INDICE TOPOGRAFICO. 203, 207, 209, 216, 218, 221 a 225, 230, 233, 237, 238, 269, 272, 274, 285, 288, 293, 463, 466, 539, 573, 574,' 682, 699, 718. TripoU di Siria, 341, 499, 542, 556; H, 463. Tropea, 45, 50. Tubnah, 297; II, 31. Tu^izz, 0 meglio TaMzz, 351. Tunbudah, 297. tunis, 19, 53, 207, 229, 231, 249, 251, 253, 254, 265, 295, 297, 301, 318, 319, 348, 475, 485 a 487, 510, 511, 514, 53:J, 558; n, 38 a 40, 42, 43, 55, 77 a 79, 149, 150, 163, 166, 186, 202, 207, 214, 215, 217, 219, 220, 228, 232, 236, 237, 267, 268, 273, 274, 279, 295 a 297, 302, 467, 546, 608, 675, 687, 717. Tur, monte, 69. f urf&niah, isola, 44. Tnsa, 65, 115, 117, 128, 211, 223, 262. T ù t , fiume, 92. Tysdriis, II, 387. *Udaynah, 351. Ulisse {Porto di), 74, 124. 'Usmùm, II, 592. Ustica, isola, 44, 52. *Uyùn *Abbàs, 121. Val Demone, provincia, 66. Valenza, 137, 525, 557; H, 713. Venezia, 458, 541, 559; II, 686. Ventotene, isola, 49, 50. Verdura {Fiume della), 122. Vergine Maria (La), spiaggia, 120. Vicari, 85, 86, 88, 89, 111, 262. Villa Giulia, giardino, 13. ViUafranca, 8. Villannova, 185, 220. Vita, 92. Vizzini, 104, 105. Vozzolino, 114. IKDICE TOPOGRAFICO. 823 VulcaneUo, isoia, h 43, 44, 151, 201, 286. Vulcano, isola, 1, 3, 44, 50, 51, 54, 151, 201, 286, 245, 250, 252, 254. Wadd&D, 226; H, 451. Wàdt *Abbà8, 14, 17, 23, 62, 183, 208; H, 50, 671. ^Abbùd, 127. 'Abi Ruqqàd, 129. 'al 'Amìr, 84. 'Ali ab ù, 122. ('Al) 'al barid. V. Alcantara. Bùkarìt, Margarito?, 106,107, 111. 'Igrìqù* 123. 'Ikrilu. V. Dirillo. Earit, 111, lo stesso che Bùkarìt. 'al Madàrig, 121. > Magnùn. y. Mazaro. ('Al) 'al malih. V. Fiume Salso. Musa. V. Simeto. Qassib&ri, Flumen Cacyparis. V. Cassìbile. 'al Qawàrib. V. Carabi. Bagùs. y. Fiume di Ragusa. Bìganù, 88. Rnnbnlù. y. Gumalonga. 'a 8 Saw&ri. y. Imera Settentrionale. » » y. Dissneri. » Snllah. y. Fiume cU Termini, 'at tin, y. Dittàino. Tali ah. y. Ambola (Sant'EUa d'). » Zaydùn, 125. Xìfonio, portOy 125. Tàbisah. V. Iyi9a e Levanzo. Yaman, lemen, 140, 197, 248, 351, 430, 493, 494, 520, 539, 543, 552, 556; II, 234, 261, 381, 416, 459, 477, 525, 538. 824 XKDICE TOPOGRAFICO. Zàb, 527; n, 296. Zahrà' ('Az), E, 611. ZalUqah ('Az), II, 363, 364. Zangnebar, II, 355, 391. Zanzibar, II, 391, corr, Zangaebar e Y. Zanzùr, II, 57, 58. Zaw&gah, II, 59. Zawilah di 'Al Mahdiah, 440, 441, 482 a 484, 487; II, 33, 40, 62, 69, 75, 77, 79, 153, 230. 231, 232, 267, 268, 283, 295, 371, 394. » (Zuìla) nétto Stato di Tripoli, IT, 42. Zecca, edifieio in Palermo, 13. Zibel. y. éabalafa. Zisa (La), edifieio, 156. Zotica. V. Indica. Znràrah, 88. GLOSSARIO DEI VOCABOLI ARABI (1) 'A laro ah. Motto scritto in testa de' cUphmiy 148. ^Alas. Sorta di grano, 248. 'Àmil. Grovernatore, intendente, 157, 359, 404, et passim. *Aqìbah. Progenie, discendenza. T, di astrólog., 195. 'Arràdah. Macch. da guerra. Y. Ba^àdah. 'Atiyah e *Ità'. Caposoldo, donativo militare, II, 150, 327. *Ayyùq. Capella, a dell'Auriga?, H, 489. T. éPastron. Bal&t, pi. balàtàt. Portico, navata di moschea, 157. Bard&dàr. Guaidia palatina, 285. B!&d. Armi, 562. Secondo il trattato di 'kn Nabnlusi su i di- uHini d'Egitto, Codice Biccardiano, 183, fog. 33.r. era ri- serbata al diwano la compera del legname, del biàd, deUo hadid m.r.sàs (sic), ossia latta e simili. (1) Dopo la pubblicazione del Supplément aux dictionnaires Arabes del Dozy, Leida 1881, 2 voi. in-4", scorcerò di molto questo glos- sario, per notare soltanto i vocaboli della mia Biblioteca, che non sono citati dal Dozy e quelli ai quali io do altro significato. Aggiungo, anc(H:diè recati da' dizionarìi, alcuni termini tecnici, scientifici e amministrativi; ma tralascerò quelli più comuni in astronomia, p. e., i segni del Zodiaco. • Le citazioni si riferiscono anche alle note. « 826 GLOSSARIO DEI VOCABOLI ARABI. Buq^ah, pi biqàS Case rurali, 59. Gf. Dozy, Supp., l, 103. Cam- pagna; natura inanimata (?), 41. Bnssad. Radice del corallo, 4. Dabaràn ('Ad). Aldabaran. T. d'astron., Il, 368. Dabbàbah. Macch, da guerra, 496; II, 593. Dà^ì. Missionario di setta, 407. Dahri. Materialista, II, 254. Dalli. Significatore, T. d'astrai, 4bS. Day 'ab, pi àìV. Podere con case, massaria, 58, et pass, Diftar. Registro 2, 3, et pass. Carta geografica (?), 36. Dimmi. Suddito non musulmano, 253, 561. Dinar. Moneta d'oro, 25; II, 674. > mùminì. Detta degU Almohadi, 177; II, 81. Dirà^ Braccio, misura, 25 et pass. > ('Ad) Zampa del Lione, a, 0, dei Gemini, 194. » ^al Ealb (Zampa del Cane). Forse a, p, dei Can Mi- nore, 203. Dir ha m. Peso, 41; II, 674. » Moneta, 512; II, 675. Diwàn 'al Ma/àlim. Alta Corte di giustizia, 450; II, 151. Farg (^Al) 'al Muwahhar. Lo stesso che Dirà' 'al Ealb. Farw, Farwab. Sorta di vestimenta, 317, 392. Fasti. Riparo, parapetto, fuori una fortezza, 62; 11,56. "F&ss, pi fusùs. Pietruzza o dado da mosaico, 61. Fay'. Entrata legittima dello Stato, 297, 362. F u n d u q. Fondaco, nel signif di locanda che ha in SieiUa, 1 2, 70, 159. éafàti. ManteUetti di cuoio, 341, 500, 543. Cf. Dozy, Sup. I, 200, che spiega « palissade » ; ma qui si tratta di r^^ari mobili, onde non mi correggo. Grama' ah. Corpo municipale, 416. G andar. Guardie del corpo, 450; II, 99. G&nib. Aiutante di campo, 450; II, 99. Garh. Macch. da guerra, 340, 537. Gì zi ah. Testatico su i sudditi non musulmani, 334, 361, 366. Gund. Milizia scritta a ruolo, 279, 373 et pass. Guràb. Sorta di nave da guerra. Corvetta (?), 548. GLOSSÀRIO DEJ VOCABOLI ARABI. 827 Hàgib. Ciambellano, 450; II, 99 et pass, Hàfiz. Tradìzionista, 196 et passim. Magistrato degli Almofaadi n, 46, 51. Hàkim. Giudice, 167, 405. Hamùl. Nave oneraria? n, 682. ^àn. Lo slesso che funduq, 70, 71. ìfaràg. Tassa prediale, 298 et pass. ]g[arb!y, pi Harbiyab. Legno da guerra, II, 380, 381 et pass. Harr&qab. Sorta di nave. Da lanciar fuochi? 100, 370, 385; II, 8. ^arùb, harùbab. Moneta e peso, 282; II, 675. l^awal. Villani. Forse nello stesso significato ch^ebbe questa voce in Sicilia ne' tempi feudaìiy II, 292. ^ayàzfr, m^. bayzùr. Doccionato, castello d'acqua? II, 671. Cf. De Goeje, Bibl Geogr, ar. IV, 225. ^il^ab. Casacca di gaia, donata dal principe, 387, 410 aj pass, Hisn. Nel senso di cittadella, 61. l^utbab. Invocazione solenne pel principe, 161, 380. 'Im&m. Pontefice, preposto alla preghiera, dottore principe, ecc. passim, 'Iqlim. Cììmti, divisione geografica degli antichi, 36 et passim, » Provincia, distretto o contado. In tale significato Edrisi usa questa voce al singolare, come sinonimo di *Aml. V. a pag, 66 Demona; 73 Siracusa, e poi Noto; 79 Mazara e |)o» Marsala; 80 Trapani; 85 Cefalà; 93 Qasr ^ibn Mankùd: ed al plurale 98 Castrogio vanni ; 102 Pietraperzia. Di Sciocca egli dice, pag. 77, 78, esser metropoli (lett. madre) degli 'iqlSm contigui e degli 'ami che la circondano. Si vegga anche, II, 135. 'Iqtà*. Beneficio militare, feudo, 160, 497. *Iqyàni. T, d^Astron, I Gemini (?), II, 489. 'Istiqlàl. Promozione a titolare in ufizio, II, 136, lin. 8. 'Istiràk. Uguaglianza di dritti civili (?), II, 212. 'Ita'. V. *AtÌyah. Kiswah. Vestito, 315, 317. Libàs. Nel senso di casacca, tunica, II, 217. 828 GLOSSARIO DEI VOCABOLI ARABI. Magd ('Al). Nome di steUa. In vece di Migdah(?), n, 368. Maglia. Nel senso di aula, 156. Mah ali. Nel senso di borgo o villaggio, 16, 63. Mahallah, pi Mahallàt. Quartieri ignobili di città, campo mi- litare, usato qui nel significcUo di case, in opposi- gione a palagi, 77. Gf. Dozy, Supp.^ I, 313. Mal*ab. Teatro antico, II, 437. Cf. I, 63, 69. Manàfi^ sing. Manfa'ah. Industrie (?), 98, lin. 17. Manzarah. Loggia, 157, 160, 161, 464. Manzil. Casale, 58; II, 202 et pass, Maq&sim, sing. maqsam. Ruderi, 204, dove non pare adatto H significato del Dozy, Supp, I, 346. Maqàm&t Gesto, azioni memorabili, 302, lin. 20; II, 167, lin. I, dove non è adatto il significalo di orazioni, concionL Maqtd*. Sorta di metro, II, 691 ; dove non sembra adcUto H signi- ficato dato dal Dozy, Supp. Il, 375. Marhal e marhalah. Giornata di viaggiò, 6 et pass. Martabah. Gradinata, 157. Masàfah. Distanza, punti d*un itinerario, 39, 41. Maihad. Nel significato di cupola (?), 195. Maydàn. Anfiteatro, ippodromo, 157, 160. Mitqàl. Peso del dìnàr, 428; II, 674. Muaddin. Passim. Volgarmente scritto in Europa muezzin. Mudaggal. Musulmano tributario a Cristiani, 253, in vece di mudaggan, sul quale v. Dozy, Supp. I, 425. Mugtahid. Giureconsulto interprete dottrinale, 196; II, 162. Mu4am. Listato. Panno di lana, II, 217. Muqabil. Opposto. T. d'astrol., 194, 19$. Musallà. Pianura per la preghiera popolare, 167; II, 591. Mustahlaf. Conmiissario di polizia, 156. Mustaràh. Ancoraggio, 52. Cf. Dozy, Supp. I, 568. Mutabbaq. Prigione sotterranea, 86. Mutawallt. Governatore delegato, 289. MuwasSahah. Sorta di canzone, U, 430, 431, 488. N&a'. Spuntare di stella, II, 326, lin. 4. Nab*. Legno da fare archi, II, 319, 397, 401. Na*b. Gracidare del corvo, nel senso di annunzio di marte, II, 405, lin. 8. GLOSSARIO DEI TOCABOLI ARABI 829 Namr. Marezzo, queWonda déWacdaTO e del ferro che volgarmente 8% chiama damasco e che gii Arabi dicono anche Firind, n, 872. Kadd. Sorta di profomo, II» 386. N&yb. Vicario, 435, et pass, Qabilah. Tribù herbera('i\ II, 35. Qafiz. Mimra di capacità, II, 674. Qarùbah e qnrnùbah. Piccola moneta e peso, 282; II, 675. Qàtab. Gesta (?), 125. Qat&. Ardea stellaris, pernice del deserto, 257. Qàyl. Titoh di principi de' Negri, II, 381. Qiblah. Direzione della Mecca, 51. Qiràt. Sorta di moneta e di peso, II, 675. Qìt^ah, meglio che qaVah, o qut'ah. Galea e nave ingenerale, 340, 376, 499 et pass, Qusr. Porta esteriore di fortezza, 588. Ra'&dah Macch. da guerra, II, 88, 131. Bab^ pi ribà*. Podere con case, 63, 82 et pass, Cf. Dozy, Supp. I, 503. Bay 8 col significato di Capo di nfizio, o di primo ministro (?), II, 215, 412. Basm. Nel senso di carta geografica. Y. Tarslm. Ball, riti. Botolo, sarta di peso. II, 307, 315, 674, 675. Batl rumi. Libbra italiana, 40. Biwàyàt, sing, riwàyah. Bacconti, U, 519; romanzeschi (?), n, 458. Bibàt. Stanze di volontarii, 18, et pass. Bi^q.' Soldo militare, II, 827. Bab^ Sorta di misura di capacità, U, 307. Sorta dipeso, U, 84. E di moneta, II, 675. Babà'!. Sorta di moneta, la stessa che rub', 25, 143, 158; n, 528. Baqqah. Bocca, 61, et pass. Gf. Dozy, Supp,, I, 545. Buqùq, sing, raqq? Cartapecora veccJùa da palinsesto, 3, lin. 12, 320. Cf. Dozy, Supp,, I, 545. Rnstàq. Nei sign. di gran fendo, contea, ecc., 245. 880 GLOSSARIO DEI VOCABOLI ARABI. éàdìrw&n. Fontana con artifizi! d'acqua, II, 437. Sa|^ Minuterie (?), H, 348. Sàhib. Principe, governatore, TI, 4 et pass. > 'al 'asgàl. Ministro di finanza, II, 66. » 'ai iurta h. Prefetto di polizia, II, 528. Samùm. Nei senso de' fenomeni che accompagnano h KiroccOj 285. Sangah. Peso da cambiator di moneta. II, 348, 675. éarif. Nobile, II, 412 et pass. Si dice propriamente ai discendenii di Maometto per la sua figliuola Fàtimah. Satàyr, sing. sa tir ah. Parapetto mobile, 841, 842. Sari bah. Besta di fichi secchi, fichi infilzati, 228. Sur sur. Credo una specie di rallus, ossia gallinella; p(nchè dà nome a un padukj 128. Cf. Dozy, Supp., I, 745, che spiega fringuello. Sa w adì, pi. di iàdiah. Uccelli di canto, II, 848. Sayid, e Sid. 176, et pass. Titolo de' principi del sangue sotto la dinastia almohadt, II, 166, 288. Si labi. Scudiere, 450. Sili, plur. sii ài. Specie di serpente, II, 65, 68. Sili. Sp. di pianta velenosa, 247. Simàk 'ar ràmib. La stella a di Boote, II, 888. Suhà ('As). Piccola steUa neWOrsa maggiore, II, 686. T&li*. Ascendente. T. d^Astrol., 194 et passim. Tars, 0 Tarsah. Masso tagliato a picco, roccia, scoglio, 65, lin. 6, 121, 122. Tarsi m. Planisfero, 40, 41. Cf. Dozy, Supp., I, 528. Taswir. Ornato di figure disegnate o scolpite, 60. Tàyr. Ribelle, demagogo. II, 212, 222, 287, 487. Tàyrah e tayyàrah. Da sostantivo. Nave, II, 829. Tazwiq. Ornato, ornamento di dorature o colorì, 60. Tiràz. Manifattura di stoffe, 25, 148. Tumn. Tumolo, misura di capacità, II, 674. ^ Ulama, sing. *àlim. I dotti. NeWuso nostro Ulema, 404 et pass. ^Usàri. H nostro Uscieri del medio evo, ossia navi da portare ca- vaUi, II, 682. GLOSSÀRIO DEI YOCABOU ARABI. 831 Wagih, p2. wugùh. Notabili, ottimati; II, 635, et pass. Nome cU uno staMane araòOy II, 369. Wall. Prefetto, reggìtor di provincia. Passim. Waliy. Uomo di Dio, santo, II, 351. W&sitah. Ministro, 38. Watàyq. Termine di giurisprudenza. Gnarentige nei contratti, 17. Wifàh. Sorta di bustino ingemmato, II, 342, 358. Za^im. Capo, 176; eneìsensodiienàB,ta,nOf 11, 221. Zakàh. Decima legale, 334. Zanbùrak. Sorta di strumento da guerra, 340. Cf. Dozy, Supp., I, 605. Zawg. Misura agraria, aratata, II, 138. ERRATA-CORRIGE VOLUME PRIMO Piig. IX, lin. 14, Nubienis leggasi Nubiensis » XXVIII, 1. 28, x\i\ka KXi|uia » T\,\, 1. 3, codice unico codice > > 1. 13, compilatore compUatore spagnnolo » > 1. 15, sembra non era » xi.iii, 1. 36, 7, 12 7-12 > LXI, 1. 7, dM des » Lxxi, 1. 2, Il testo fd pub- Molti estratti del testo blicato furono pubblicati 9 Lxxiv, 1. 29, biografici bibliografici > Lxxix, 1. 24, 'Àbsàr 'At&r > Lxxxi, 1. penult., Waf&t Fawàt 'al Wafayat 'al Wafiàt » 22, 1. 15 note, nidiano indiano > » 1. ult. n., Sorge Sorgea ^ 39, 1. 7 n., mnsàfat masàfàt » » 1. 8, 20 n., mnsàfah masàfab » 41, 1. 9n., » » » 64, 1. 3n., Sullab Sullah » 93, 1. 16n.,*p. 56 p. 5, 6 » 97, 1. 4 n., p. 45 p. 91. ERRATA-CORRIGE. 8dà Pag, 121, 1. nltiina o., ove 126, L 17, avopadt; 188, 1. 8, ramadhàn 189, 1. 18, 140, 1.5n., kilkìl 141, 1. 8, era 153, 1. 10, città ! 183, 1. 1 n., kart ah 191, 1. 4, Storia 198, 1. 11 n., vocali 201, 1. 5 n., § 3 214, 1. 8, Lasciai questa città » 1. 4, andava 216, 1. 7 n., in questo mede- simo capitolo 216, 1. 15 n., 'Al Bnhhar! 217, 1. 2, notte 222, 1. 14, fatah 258, L 6 n., si legge 265, 1. 10 n., cavato da 271, 1. n., 776 282, L 10, 816 297, 1.4, fay* 824marg., A.n.2... À.n.8 840, L9n., qata'h > » qala'h » » tala*h 347, 1.4 D., al rabi* primo » 1.7seg. n., i dne calen- dari Imo a ^67 leggasi evo 353, 1. 16 n., Gazirah, ossia la regione . . . antichi 862, L2, 'Al 9abhab ramadàn » kilkil fosse città. qariah Cronaca consonanti Lasdaila andai Si trasponga nd Un, 9 dopo Veggansi Muslim sera fath si legga analogo a 655 916 fay' A, A... A,d qit* ah qal'ah tal'ah alla primavera il calendario solare. Av- vertasi che in Sicilia si contano volgarmente dne primavere : della marina il 21 febbraio e della montagna il 21 marzo. Gazirat Banf ^mar, città della Mesopotamia. 'Ibn 'al Habhab II. 53 834 ERRATA-CORRIGE. Pag. 870, 1. 21, 833 leggasi ^11, 1. 5, 15 lug. 850 a 4 » » » lag. 851 > 398, L 19 n. 246) » 404, 1. 4 n., 360 409, 1. 8, 9, ritornò. » L'anDo 412, 1. 4, 29 noY. a 19 die. 926 y 427, 1. 19, una fossa > 428, 1. 8, inabile » 499, 1. 5 n., quia* ah > 548, 1. 1 n., Gar^ibàl » 835 8 genn. a 6 febb. 851 246, 247) 359 ritornò. L*aiino 20 noY. a 19 die. 925 an fosso inabile a qit'ah Kardibàl. VOLUME SECONDO. Pag. 8, 1.8, 5 n., dì questo volume legg. 10,1.7, 'Abù 'al «Abbàs > 13, 1. 11, Elice » 16, 1. 11, *Iqàl 'ibn 67 marg., 308 69, 1. pennlt., doni ad 96, 1. 7, Husayn 184 marg., 144 136, Un. 8, [promosso ad > 1. 22, Husayn 162, 1. 2, una volta 203, 1. 24, poderi 230, 1.6,10 j*Abù'alHu- 281, 1.4, f sayn 237, 1. 8n., 'al *Aziz > 1. 13 n. 222, nota 3 285, 1. 23 'Ali 825, 1. 16 n., ponendo l'ef- fetto per la causa » » » » V » > » del P volume 'Al *Abbàs Si cancéOi. Cf. I, 382, nota 4. 369, 1. 16n., Sih&b > Sih&b » 452 marg., 593 » 592 . 480, 1. 7n., 1124 V 1121 >. 482, 1. 12, 'Ibn *Uniayah» *Umayah » 488, 1. 7 n., pag. zxxvii » pag. XXXV e xxxvii . 489, 1. 6, lOn., 'Aìyùq » *Ayyùq » 490, 1. 5 n., pochi }J undici » 495, GAP. LIX » GAP. LIV p 525, ult. n., 6680 > 6880 » 544, 1. 10, .à.éàd V BàbaUd » 557, 1. 6 n., versi » i versi > 592, 1. 1 n., che non » che, dopo il 1154, non » > 1. 2 n., di Gaglielmo » de' due Guglielmi il buono » 595, 1. 10, 'Al Muy^affar » 'Al Muzaffar 'ibn 'Ah- 'ibn mad 'ibn » 597, 1. 1 n., 666 » 581 > 599, 1. 20, , lessicologia > , in lessicologia » 601, 1. 8 n., Gap. LX » Gap. LXII » > 1. 9 n., testo. » testo arabo. » 660, 1. 5 n., 654 » 664 » 662, ult. n. Lxxiii » LXIII > 669, 1.3, Qal'al > QaPat. » 703, 1. 2, s'avvenne » s'avvenne in * 787, 1.6, ...fi 'al wa- V Si cancelH tàyq, 11,60 » 719, 1. 13, lin. 9. » lin. 4 a 7. » 727, 1. 17, LXIII » LIX. » 828, 1. 3, M&hall » Mahall » 1. 10, Manzil » Manzil » 830, 1.27, Taswir. Ornato » T a s w ! r. Ornato, ornamento di figure di figure. INDICE DEL VOLUME SECONDO Gap. XLIV. XLV. XLVI. XLVIL XLVm. XLIX. L. LI. LH. Lm. LIV. LV. LVI. Lvn. Lvm. LIX. LX. LXI. Lxn. Lxm. LXIV. 'Al Bay&n pag 'At Tigftnf 'Al 'Anìs Abulfeda. 'AlMuhtasir . . . . 'AnNuwayrì 'Ad Dahabi. Tàrih Ibn'galdùn . . " 'Al Fàrisiah Falso Yàfi*i 'Al Maqriz!. 'As Sulùk . . . 'Az Zarkaéi Hagg! Qalifah. Taqwim . . 'Ibn 'abi Din&r 'Ibn Wadirftn . 'Ibn 'al 'Aww&m 'Ibn Hamdis 'Ibn Sab*ìn 'Al 9umaydi 'Ibn Bafikuw&l 'Imàd 'ad din 'Ahbàr 'al MnUk 1 41 82 85 110 161 163 244 245 259 267 270 278 208 304 308 414 420 428 429 491 LXVI. abn 'abl 'Usaybi'ah .... LXVn. 'An Nawàwi LXVm. 'Ibn ^allik&n LXIX. 'Ad Dahabi. Muhtasir . . . LXX. detto — 'Al *Ibar. .'.... LXXI. Mas&lik 'al 'Absàr, P. U . . LXXn. 'As Safadi . . ! LXXm. 'Al Fasi LXXIY. 'Al Maqrizi. 'Al Maqaff& . . LXXV. dotto — Mawà'iz LXXVI. 'As Suyùti. Bugiat LXXVII. 'Al Maqqari LXXVHL 'Al Ballanùbi LXXIX. 'Ibn Z&far. Snlwàn LXXX. detto'— 'Anb&' LXXXI. detto — ^^yr 'al biéar. . . LXXXU. 'Al Mnngih LXXXm. 'Atibbà 'al''Amràd LXXXIV. Gawàhir 'al 'alfàz LXXXY. Haggì ^alifah. Eaéf 'az znnùn LXXXVI. 'ibn gurdadbah . . . '. ' . . LXXXYII.'Al Muqaddasi LXXXVm. Falso Mas^ùdi ....... LXXXrX. 'Al *Abdarf XC. 'Al 'Istibsàr XCI. 'Al Bakftwi XCn. Eutichio patr. d^ Alessandria .... xeni. Falso 'Ibn Bass&m XCIV. 'Al 'IMàm XCV. 'Al 9nlal XCVI. 'Al Mngnì XCVn. 'Al KntubS XCVm. 'Ibn 'al Mn*allim XCXIX. 'Ibn 'as Sarr&g C. 'Al garSl CI. 'Ad Dahabi. Ta 825 Errata-Conyge » 832 i